lunedì 18 settembre 2023

Perché meditare?

Viviamo in un mondo che manda letteralmente in tilt il cervello, ciò a causa dell'eccesso di stimoli che ci arrivano dall'esterno. Fra smartphone, pubblicità, poco tempo a disposizione per mille cose da fare, si arriva a fine giornata fusi, o quasi!

Del resto, questo è il prezzo da pagare per il progresso tecnologico il quale se, da un certo punto di vista, ha agevolato la Vita delle persone, accorciando le distanze, migliorando i collegamenti fra le varie parti del mondo, compresi i luoghi più remoti, da un altro punto di vista ha stressato al limite le risorse psicofisiche dell'uomo moderno.

Questo stress è dovuto, principalmente, al fatto che l'uomo non è stato progettato per correre dietro a mille impegni, stare quasi tutto il giorno, almeno 3 ore in media, dietro ad una lastra di vetro, al secolo smartphone, a chattare e navigare. No, niente di tutto ciò.

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L'uomo, in milioni di anni di evoluzione, si è perfezionato per vivere in armonia con l'ambiente che lo circonda, non trascurando mai il contatto con la natura e facendo le cose con la dovuta calma, senza pressioni eccessive. Ma tutto questo è inconcepibile per l'uomo moderno, il quale vive inseguito dal tempo, schiavizzato dal lavoro e dalla tecnologia, senza un minuto libero da poter dedicare a se stesso, alla propria introspezione.

Certo, come valvola di sfogo molti praticano sport, vanno in vacanza, vivono in piccoli centri abitati, preferendo spostarsi solo per lavoro nelle grandi città, ciò per cercare di contenere il più possibile lo stress che potrebbe sorgere dal vivere nelle metropoli.

Ma tutto questo non basta. Conosco persone che si sono trasferite in pianta stabile in aperta campagna, in condizioni di semi-isolamento dal resto dell'universo e, nonostante tutto, sono forse più stressate di chi vive nelle metropoli. Ma perché succede tutto ciò, come mai le persone sembrano guidate, ogni giorno da un'insana follia?

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A mio avviso, la causa di tutti i malanni della nostra civiltà ipertecnologica, sono da ricercare nella mancata cura della propria mente, della propria spiritualità, in quanto questa è la strada da seguire per uscire da questo loop di follia circostante.

Rifugiarsi in se stessi, non importa se ad inizio o a fine giornata, dipende dal tempo che si ha a disposizione, è FONDAMENTALE se si vuole rimanere mentalmente integri e, in generale, psicofisicamente efficienti. Ma come si fa a rifugiarsi in se stessi?

Uno dei metodi più efficaci che io conosca è la meditazione. Perché meditare? Questo è il titolo del mio articolo di oggi. Vi rispondo subito ponendovi, prima, un'altra domanda? Quando tornate a casa dopo l'attività fisica, una giornata di lavoro intensa, vi fate una bella doccia, oppure andate a dormire sporchi?

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Spero tanto che mi rispondiate tutti che no, non andate a dormire se prima non vi siete fatti una doccia! Diversamente non vi sentireste a vostro agio, non è così? Dopo una giornata di lavoro, lavarsi è importante, si ha come la sensazione di cancellare di dosso la stanchezza.

Adesso vi risponderò alla domanda-titolo del mio articolo: perché meditare? Si medita per lo stesso motivo per il quale si fa la doccia: PER RIPULIRSI DOPO UNA GIORNATA DI ACCUMULI ED ANDARE A LETTO LEGGERI. La meditazione ci libera dai pensieri ossessivi, da ciò che nel corso della giornata ci è accaduto e che ci siamo portati, nostro malgrado a casa.

Quando meditiamo entriamo in contatto con la nostra vera natura, che è il silenzio al di là delle parole, la pace oltre il mare in tempesta dei pensieri, l'amore oltre la paura, il vuoto oltre il folle caos dei circa 60000 pensieri sparati a raffica dalla mente. Ovviamente, per avere dei risultati concreti bisogna prendere la sana abitudine di meditare TUTTI I GIORNI per almeno 21 minuti, mantenendosi costanti nel tempo, ciò per abituare il cervello a "staccare" dai pensieri e, al contempo, allenare il nostro OSSERVATORE INTERIORE a disidentificarsi dal pensiero stesso.

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All'inizio sarà difficile mantenere la sana abitudine di meditare ogni giorno, alcune volte troverete delle scuse valide per saltare una o più sedute, molti di voi abbandoneranno ancor prima di cominciare, questa sarà una naturale reazione da parte della mente per salvaguardarsi.

Pochi di voi manterranno costante questa pratica, in questo caso la daranno vinta alla mente. Conosco tante persone che assumono antidepressivi, ciò in quanto, secondo loro, è più comodo e veloce rispetto al meditare, ma questa è la loro verità e io la rispetto. Ma se solo provassero a meditare e mantenessero costante questa meravigliosa pratica nel tempo, in pochi mesi non avrebbero bisogno di zittire la mente con gli psicofarmaci, ciò perché attraverso la meditazione ci farebbero pace!

Meditare significa incontrare in maniera centrata i propri pensieri smettendo, al contempo, di identificarsi con essi, imparando a LASCIARLI ANDARE per la loro strada, rimanendo nel flusso del lasciare accadere senza più opporre alcun tipo di resistenza.

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Chi medita acquisisce, col tempo, maggiore lucidità mentale in qualsiasi lavoro richieda concentrazione e riflessi sviluppando, al contempo, intuito, centratura, flessibilità e migliorando il tono dell'umore e la propensione alle relazioni con il prossimo con un approccio meno stressato e più gentile.

Chi medita riesce a sviluppare un vuoto interiore, un silenzio superiore e da essi scaturiranno intuizioni, creatività e, in generale, tutte quelle qualità che sono proprie soltanto di una mente disciplinata e libera da ogni forma di pensiero parassita.

Il mio augurio è che tutti voi possiate prendere la meditazione come una sana abitudine quotidiana, proprio come il praticare un'attività fisica o il fare la doccia, affinché con il tempo e la PRATICA COSTANTE, i risultati non tardino ad arrivare fino a migliorare la vostra Vita e quella delle persone che avranno la fortuna di interagire con voi.

Vincenzo Bilotta


martedì 5 settembre 2023

Prova per un giorno

In questa società super tecnologica, tutti noi, più o meno, siamo diventati schiavi degli ultimi suoi ritrovati. Per molti versi non si può fare a meno di entrare nei social per aggiornare la pagina e il profilo specie per chi, come me, lo fa per lavoro, ma molto spesso, nonostante i buoni propositi, si rischia di sostare all'interno delle piattaforme interattive dei social il più del dovuto, per una sorta di dipendenza della quale, molto spesso, non si è coscienti e che, comunque, anche se si è coscienti di dipendere, non si riesce a gestire al meglio.

Così ci si ritrova per strada tutti intenti a guardare il prossimo, immancabile, messaggio in arrivo e non si fa caso all'auto che arriva sfrecciando su di noi o al semaforo che, mentre rispondevamo agli infiniti messaggi sullo smartphone, nel frattempo è diventato rosso.

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Noto come i telefonini di ultima generazione, con tutte le app di messaggeria istantanea, rubino tempo, in media, ben che vada, almeno 3 ore al giorno, ripartite nel corso della giornata. Basti pensare ad un messaggio vocale, poi riceviamo la risposta e alla fine ci esce una conversazione di oltre mezz'ora fra messaggi vocali inviati e ricevuti dalla persona con la quale parliamo.

Per non parlare del calo di attenzione, specie nei ragazzi in età scolare, costantemente distratti da questi smartphone, poco presenti a se stessi durante le lezioni, spesso svogliati e poco attivi sotto il punto di vista sportivo, del rendimento nello studio, nelle interazioni con l'ambiente REALE.

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Per molti il telefonino costituisce una sorta di via di fuga dalla realtà, dove il mondo esterno viene vissuto con disinteresse, mentre il mondo virtuale finisce per essere scambiato come reale e vissuto/abitato nell'arco della giornata a discapito delle relazioni sociali VERE con persone fisiche.

Fino a circa 12 anni fa ci si riuniva nei locali, specie nei fine settimana, per poi decidere il da farsi con gli amici. I locali erano pieni di gente che si divertiva fin dalle 18, mentre adesso ci si mette d'accordo via messaggio e si esce anche molto tardi per andare direttamente in discoteca o in pizzeria, saltando a piè pari la socialità che distingueva la società di alcuni anni fa, quella che non conosceva smartphone e possedeva i telefonini con cui potevi solo chiamare o mandare un messaggio normale.

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Pensavamo che la tecnologia potesse renderci liberi, e in un certo senso lo ha fatto. Non dimentichiamo come i telefonini abbiano salvato la Vita a tante persone durante gli incidenti, permettendo di chiamare i soccorsi, di questo ne va dato atto.

Di contro, ci siamo lasciati prendere dai programmi interattivi contenuti all'interno degli smartphone, fino a dipenderne quasi totalmente. Ma veniamo allo scopo di tutti questi preamboli in questo mio articolo di oggi. Se leggete il titolo lo capirete, sì, ho scritto prova per un giorno. L'invito che vi rivolgo è quello di provare per un giorno a lasciare SPENTO COMPLETAMENTE (non solo internet) il vostro smartphone.

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Se volete, potete provare e vi garantisco che è forse peggio di quando decidete di smettere di fumare. Prendetelo come una sorta di esercizio di presenza mentale, per sviluppare la FORZA DI VOLONTA' (e ce ne vorrà tanta, ma proprio tanta, fidatevi, per resistere alla TENTAZIONE di accenderlo, sia pure per un solo istante) necessaria per non dipendere da questo strumento tecnologico.

Potete decidere di spegnerlo la domenica, quando siete a casa e non aspettate chiamate da persone che hanno bisogno di voi (genitori, reperibilità al lavoro, etc.). Quando e se decidete di farlo, all'improvviso vi accorgerete di quanto tempo in più avrete a disposizione per fare tutte le cose che, molto spesso, avevate accantonate per sprecare il vostro tempo a scrivere messaggi, cercare cose futili su internet e così via...

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Meno smartphone, più VITA REALE... Se riuscirete a dedicare una volta alla settimana a voi stessi e avrete la forza necessaria per tenere SPENTO il vostro cellulare, all'improvviso scoprirete che esiste una famiglia alla quale dedicarsi, degli abiti da stirare che stanno ammuffendo sul tavolo, dei libri da leggere che non hanno fatto altro che prendere polvere, delle passeggiate all'aria aperta e in mezzo alla natura per ossigenarvi il cervello.

Lo smartphone è uno degli strumenti più potenti per tenere le persone addormentate, dipendenti ed è in grado di diminuire la lucidità del pensiero e la voglia di fare, di creare, di vivere la Vita reale. E no, non è l'ennesima teoria complottista, è la realtà e se vi guardate intorno lo scoprirete.

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Una volta si giocava per strada in mille modi, facendo lavorare la fantasia, ci si sporcava, si cadeva sbucciandosi le ginocchia, ma si era VIVI, ATTENTI, FIGLI DELL'ETERNO ISTANTE! Oggi i ragazzi giocano poco, spesso li puoi vedere seduti sulle panchine, immersi nei loro mondi virtuali a mandare messaggi, vestiti tutti uguali, stesso taglio di capelli, mai sudati, in pratica, le nuove generazioni si stanno perdendo il piacere del gioco, della presenza mentale tipica dei bambini, in una parola stanno crescendo, per la maggior parte, delle generazioni di zombie!

Impariamo a gestire l'utilizzo del nostro smartphone perché ciò è fondamentale se vogliamo dare l'esempio ai nostri figli. Solo dopo aver controllato la pulsione quasi ossessiva a voler guardare ogni frazione di secondo i messaggi sul telefonino potremo insegnarlo ai nostri figli.

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I bambini piccoli non dovrebbero utilizzare gli smartphone, piuttosto dovrebbero GIOCARE e DIVERTIRSI, ma purtroppo molti genitori inconsapevoli si sono resi conto che lo smartphone ha un effetto calmante superiore al sonaglino e così, sin dalla più tenera età e per avere un attimo di tregua, piazzano i propri pargoli davanti allo smartphone...

A questi genitori consiglio, piuttosto, di piazzarli davanti la tv, dove possono divertirsi ugualmente ed essere tenuti sotto controllo, ciò perché un bambino non conosce i pericoli di internet e potrebbe scoprire troppo presto cose come la pornografia se non viene monitorato con attenzione dai genitori.

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Impariamo a gestire lo smartphone, proviamo per un giorno a tenerlo TOTALMENTE SPENTO, lasciamolo nel cassetto, dimentichiamoci di lui e RICORDIAMOCI, invece, di noi, prima che sia troppo tardi, prima che la tecnologia rimpiazzi l'uomo dopo averlo ridotto ad uno zombie decerebrato.

Vincenzo Bilotta


mercoledì 23 agosto 2023

Non provare a cambiare il karma degli altri!

Secondo il buddhismo ogni persona è destinata a vivere diverse Vite, definito samsara o ciclo delle rinascite, fino a quando non avrà purificato il proprio karma. Sarà solo dopo aver purificato il proprio karma, dopo che avrà, detto in termini spicci, espiato le cattive azioni compiute durante le Vite precedenti, che la persona sarà libera dal Samsara, non prima di allora.

Da ciò si deduce che ognuno di noi ha il proprio karma, questo è certo. Nessuno, oltre a noi, può cambiare il nostro karma e, di conseguenza, nemmeno noi possiamo intrometterci negli affari... karmici degli altri! Quando notiamo delle persone che hanno qualche difficoltà nella loro Vita quotidiana, ciò significa che stanno vivendo ed espiando il karma accumulato nelle Vite precedenti.

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Ovviamente, ciò non significa che non dobbiamo fare nulla se un amico, un conoscente o, in generale, una persona in difficoltà ci chiede aiuto. Tuttavia, non dovremmo, MAI E PER NESSUNA RAGIONE, cercare di far cambiare il comportamento della persona che sta vivendo il proprio karma né, tanto meno, sostituirci ad essa se ha serie difficoltà a superare determinate barriere psichiche, in quanto esse sono poste sulla sua via allo scopo di accelerarne il processo di liberazione.

Aiutiamo, quindi, le persone in difficoltà, SOLO se ce lo chiedono senza preoccuparci troppo di come gli potranno andare le cose. Piuttosto occupiamoci del nostro, di karma, pensiamo a liberarci noi dal Samsara, da tutte le azioni non meritevoli, delle quali magari non abbiamo nemmeno memoria, che abbiamo compiuto nelle Vite passate.

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Ognuno di noi ha un solo compito, che è quello di liberarsi definitivamente dalle reincarnazioni, seppur su piani di coscienza via via superiori man mano che ci si libera del karma passato. Usciamo dal Samsara, solo noi possiamo farlo e, come non possiamo cambiare il karma degli altri, tanto meno, non dobbiamo pretendere che gli altri cambino il nostro.

Certo, possiamo seguire una religione, meditare, praticare yoga fisico o mentale, riequilibrare le nostre energie in uno dei tanti efficaci modi che tante anime risvegliate hanno messo a nostra disposizione, ma la differenza la faremo sempre noi, non le tecniche esterne. Il cambio di coscienza che ci consentirà, alla fine, di liberarci dal Samsara e vivere, finalmente, liberi, deve partire dall'interno, la scintilla è già in noi, fuori può fare da combustibile, ma saremo noi ad accendere il fuoco della consapevolezza destinato a bruciare tutto il nostro karma passato.

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Ogni anima segue il Samsara fino alla liberazione definitiva. Il processo è sicuramente accelerato dall'amore che riusciremo a provare nei nostri confronti, così come nei confronti di ogni creatura della terra, in quanto esso favorisce l'apertura del cuore, che farà cessare ogni paura e ci guiderà verso la realizzazione degli scopi della nostra anima.

Anche la pratica del perdono, verso noi stessi e gli altri, assieme alla pratica della gentilezza, accelerano il processo di liberazione dal karma passato, in termini buddhisti si parla di bruciare il karma cattivo e favorire un buon karma. 

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Alla luce di quanto detto, aiutate gli altri SOLO se ve lo chiedono espressamente e nei limiti consentiti, in quanto il karma è LORO, non vostro. Occupatevi solo del vostro percorso di liberazione, attraverso la trasformazione interiore, la pulizia dalle emozioni negative e perturbanti, USCITENE, NE SIETE CAPACI, basta lavorarci sopra, essere costanti e VOLERLO. 

Rispettate sempre gli altri, il loro karma, non giudicate, mai e per nessuna ragione, le scelte delle persone, specie se queste non fanno acquisire loro un buon karma, occupatevi solo di voi, perché siete nati per migliorare questo mondo attraverso il lavoro su di voi e nessuno vi ha mai chiesto di immolarvi per gli altri. Buon lavoro e... buon karma!

Vincenzo Bilotta

martedì 8 agosto 2023

Le infinite possibilità quantiche

Viviamo in un mondo dalle infinite possibilità. Per essere più precisi, viviamo in una parte dell'universo chiamata "terra". In realtà, anche il concetto di universo è stato soppiantato dalla fisica quantistica, la quale lo ha sostituito col concetto di multiverso.

Come dicevo, viviamo in un mondo dalle infinite possibilità, ma pochi di noi se ne accorgono e ancor meno persone riescono a sfruttarle a proprio vantaggio. Secondo la fisica quantistica, infatti, ad ogni azione compiuta in questo preciso istante, ne corrispondono infinite varianti, che si compiono nello stesso istante dell'azione principale, ma in mondi paralleli.

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In pratica, secondo la fisica quantistica, ogni nostra azione possiede in embrione infinite varianti, varianti che si realizzano simultaneamente al compimento dell'azione principale da parte nostra ma in mondi paralleli dove ci sono infiniti "noi" che compiono infinite varianti dell'azione principale.

Per fare un esempio, secondo la fisica quantistica, quando noi giochiamo a calcio e stiamo per tirare in rete e segnare, in simultanea e in infiniti altri mondi, tanti noi, uno per ogni mondo, compiranno lo stesso gesto ma con infinite varianti. Alcuni potranno segnare in maniera diversa, altri sbagliare il tiro, altri ancora potrebbero essere fermati dai difensori o dal portiere in uscita dalla porta.

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Già in un mio precedente articolo parlai del collasso della funzione d'onda (puoi cercarlo digitando nel motore di ricerca IL COLLASSO DELLA FUNZIONE D'ONDA) e spiegai come la realtà fosse soggettiva e, di conseguenza, un esperimento ripetuto nel tempo in presenza degli stessi soggetti potesse dare, tuttavia, risultati diversi a seconda di come i suoi osservatori si ponessero a livello emotivo nei confronti dell'esperimento stesso, facendo collassare la funzione d'onda specifica direttamente collegata con le aspettative dei soggetti partecipanti all'esperimento stesso.

Qui mi riferisco, invece, al fatto che una stessa azione ha diversi finali SIMULTANEI che accadono in mondi paralleli e non, come invece avviene nel caso del collasso della funzione d'onda, un solo finale determinato dal collasso della funzione in relazione allo stato d'animo della persona che compie una determinata azione. 

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Io parlo di infinite possibilità quantiche, ma già in passato, in particolare sul finire degli anni '50, parlò di questo fenomeno lo scienziato Hugh Everett III e la sua teoria prese il nome di TEORIA DEI MOLTI MONDI DI EVERETT.

Con questa teoria non ci si contenta di far collassare la funzione d'onda verso un finale rispetto ai molti possibili, no, si va oltre, permettendo la realizzazione SIMULTANEA IN DIVERSI MONDI PARALLELI di ogni possibile variante all'azione compiuta.

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Questa è, sicuramente, una teoria affascinante che ha delle implicazioni dal punto di vista pratico in quanto ognuno di noi ha in sé molti mondi e sa bene che ogni scelta che andrà a compiere muoverà energie in mondi paralleli che faranno compiere una variante pressoché infinita di scelte da copie speculari di noi stessi.

Tutto ciò è magia e permette nella Vita di tutti i giorni di rimanere liberi nelle scelte che si compiono, seguendo il proprio cuore, il proprio istinto e lasciandosi guidare dalla propria purezza d'animo, capendo che, in ogni caso, tutte le scelte alle quali non aderiremo in questo mondo saranno, tuttavia, adottate nelle loro infinite sfumature, in altrettanti mondi a completamento di ogni possibile finale, un po' come un film con diversi finali per contentare le diverse esigenze del pubblico che vi assiste.

Vincenzo Bilotta


domenica 23 luglio 2023

Schiavi del passato

Poche persone possono dirsi davvero libere. Quando parlo di libertà non mi riferisco soltanto alla libertà fisica, ma alla libertà mentale. Fra i diversi tipi di prigionia mentale, quella più diffusa e potente è sicuramente la schiavitù dal passato.

E' interessante sapere che quasi tutti gli esseri umani non compiono quasi mai delle azioni spontanee, nuove. Infatti, la maggior parte delle persone è schiava di azioni che non sono compiute in uno stato di presenza mentale ma, piuttosto, derivano da automatismi mentali ripetuti da mesi, a volte anni.

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Ma cosa ci rende schiavi del passato non permettendo, in questo modo, di essere veramente liberi di fare, pensare e parlare partendo dal momento presente e smettendo, al contempo, di ripetere dei comportamenti frutto di automatismi? 

La risposta è: IL SENSO DI COLPA. E' proprio a causa del senso di colpa che non riusciamo a chiudere col passato e continuiamo a trarre la nostra identità da un tempo che ormai, all'atto pratico, esiste solo nella nostra testa. Da qui l'abitudine di ripetere degli schemi mentali che, in realtà, non ci appartengono più, ma dei quali non riusciamo a liberarci in quanto non siamo ancora riusciti (molti non ci riusciranno mai) a sanare, fino a guarire in maniera definitiva, il nostro passato.

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Fintanto che ci sentiremo in colpa per ciò che non siamo riusciti a fare, essere, dire nel passato, rimarremo intrappolati in un tempo che non esiste più diventandone, per ciò stesso, schiavi. Per liberarsi dalla schiavitù del passato e, con esso, da tutti i comportamenti automatici, occorrerà sanarlo.

Ma come si sana il proprio passato? Attraverso il PERDONO. Il perdono prima verso se stessi e poi verso gli altri, ha la capacità di farci chiudere definitivamente col passato, neutralizzando tutte le energie negative che ci tenevano ancora vincolati ad esso.

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Ovviamente, sanare il passato non significa dimenticare i bei momenti vissuti o le persone che adesso non sono più con noi fisicamente. Sanare il passato significa potersi voltare a guardare a ciò che è stato senza, tuttavia, innescare comportamenti reattivi derivanti da azioni compiute in un tempo che non esiste più, in maniera cosciente, libera da schemi mentali reattivi e centrata.

Sanare il passato ci permette di AGIRE nel presente; perdonare noi stessi e gli altri ci permette di GUARIRE dal senso di colpa; liberarci dai sensi di colpa ci consentirà di tornare a VIVERE, QUI E ORA, senza più disperdere energie in uno spazio e in un tempo che esistevano solo nella nostra testa.

Vincenzo Bilotta

lunedì 10 luglio 2023

Perché si combattono ancora le guerre?

Perché si combattono ancora delle guerre? Siamo nel 2022, data in cui scrivo questo articolo, e ancora ci sono degli idioti che uccidono i propri simili per stupidaggini, invenzioni mandate poi in onda tramite i mass media, tutto questo allo scopo di giustificare il loro comportamento belligerante, uccidere persone innocenti (nei bombardamenti muoiono soprattutto donne e bambini), alimentare odio, dolore, rabbia, paura.

Per difendere degli stupidi confini, per motivi legati a forme di estremismo religioso o, ancora, per questioni legate al desiderio di sottomettere altri stati, l'uomo ha combattuto, combatte e, continuando così, combatterà altre guerre, ciò all'infinito, a meno che...

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A meno che non riesca a salire al potere la nuova razza, quella delle persone sensibili, oneste, che lavorano su di sé, si continueranno a combattere guerre su guerre. Chi combatte delle guerre o, per essere più precisi, CHI MANDA A MORIRE I SOLDATI GRAZIE AL POTERE CHE DETIENE, lo fa perché è inconsapevole e non ha mai guardato la guerra che, da anni, decenni molto probabilmente, sta combattendo dentro di sé.

Se solo questi folli che ci governano avessero il coraggio di guardarsi dentro, di guarire il male che dimora in loro, la cattiveria, la bramosia di potere, l'interesse ad assoggettare altri popoli, al solo scopo di dimostrare il proprio potere, la propria sovranità...

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Il problema è che non appena sale qualche persona illuminata al potere (John Fitzgerald Kennedy, Nelson Mandela, Gandhi tanto per citarne alcuni), essa viene subito isolata, sabotata in tutti i suoi progetti e, quando non riescono a farla dimettere dal proprio incarico politico, ecco che viene uccisa mandando qualche "fanatico" a sbrigare il compito o facendola esplodere mentre è in volo.

Il mondo è stanco di pagare in Vite umane i capricci di menti distorte, inconsapevoli e guidate dall'oscurità, è ora di cambiare disco, è ora di andare verso la luce, di vivere nella consapevolezza, nella gioia, abbattendo ogni confine, smettendo di perseguitare chi non professa il nostro stesso credo religioso o chi, avendo capito il gioco speculativo di chi sta dietro a tutte le guerre, decide di lottare per la libertà del proprio popolo.

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E' ora che le persone scendano nelle piazze, chiedendo a chi ci governa di smetterla di uccidere persone innocenti, perché nelle guerre non muoiono mai coloro i quali le scatenano, questi vigliacchi, infatti, mandano a morire soldati al posto loro e questi soldati, a loro volta, uccideranno civili inermi, quali donne e bambini. DICIAMO BASTA A QUESTA FOLLIA, A QUESTA VERGOGNA.

Avete mai riflettuto sul fatto che l'uomo è l'unico essere su questo pianeta che uccide per il solo gusto di farlo? Basti pensare alla caccia: nessun leopardo, anaconda, gatto, lucertola, attacca una preda se non ha fame e per il solo piacere di farlo, solo l'uomo fa questo...

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Se solo questi pazzi che mandano a morire migliaia di persone ogni giorno per le loro guerre personali avessero il coraggio di guardare, anche per un solo attimo, tutta la guerra, l'orrore, l'odio, la rabbia che si portano dentro e smettessero, al contempo, di inseguire le loro stupide mire espansionistiche, di dominio e di potere, ecco che tutte, dico tutte, le guerre del mondo finirebbero in un solo istante.

Ovviamente dovrebbero guardarsi dentro anche gli speculatori di borsa, i produttori di armi e tutti coloro i quali, da dietro le quinte, speculano sulla morte di milioni di persone innocenti. Ma queste persone, se solo riuscissero a guardarsi dentro, troverebbero solo vuoto, caos, ma dell'anima nessuna traccia, venduti come solo al dio denaro e, prima che al denaro, a Satana.

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E' venuta l'ora di guardarci dentro, tutti indistintamente, di abbracciare la luce, la libertà, la pace, la centratura. E' tempo di smettere di combattere guerre contro altri stati e, per far questo, occorre smettere di combattere guerre all'interno dei propri quartieri, all'interno delle proprie famiglie ma, prima di tutto, all'interno di se stessi, solo così il mondo potrà conoscere, finalmente, LA PACE.

Vincenzo Bilotta

martedì 27 giugno 2023

Impara a goderti ciò che hai

Impara ad apprezzare quello che già hai, e che ti circonda, nella tua realtà attuale. Dai troppo per scontato il fatto di avere un'auto, una bella casa, dei genitori amorevoli ma, troppo spesso, tu pensi che ci voglia ben altro per essere felici e sentirsi, finalmente, completi. Se la pensi così, cioè come il 92% circa degli esseri umani, ti sei fatto male i conti, perché niente è per sempre.

La tua auto potrebbero rubartela, i tuoi genitori non sai quanto potranno vivere ancora, il tuo partner potrebbe stancarsi di te e cercarne un altro o decidere di rimanere libero. Ma tu ti ostini a volere dell'altro, a procrastinare il giorno della tua realizzazione, della tua felicità e non ti accorgi, così facendo, di trascurare gli affetti, di non riuscire a goderti i beni che già possiedi perché sei troppo impegnato a soddisfare altri desideri.

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Molte persone litigano, spesso in maniera violenta, coi propri genitori, a volte smettono di vederli, covando odio nei loro confronti. Ma i genitori non sono eterni, e quando mancheranno, ti assicuro che li rimpiangerai. Il problema è che tu ti concentri sulle cose che vorresti, non su ciò che già possiedi.

Avresti voluto dei genitori diversi ma, in realtà, se la tua anima ha scelto questi, sicuramente ti sono serviti alla tua esperienza terrena, alla tua evoluzione su questo piano i esistenza. Di conseguenza, smetti di sognare i genitori perfetti e ringrazia, piuttosto, quelli che hai per tutto l'impegno che ci hanno messo per tirarti su, istruirti, vestirti e non farti mai mancare nulla, ringraziali ora, non si sa mai quanto lunga potrebbe essere la loro Vita...

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E poi, ricorda sempre, se non sei in grado di apprezzare e sentirti completo con quello che già hai, se non sei capace di dire GRAZIE per quello che ti circonda, come pretendi che l'universo e la legge dell'attrazione si mettano in moto per mandarti ciò che pensi manchi ancora nella tua Vita per farti sentire completo?

Inoltre, smettendo di lamentarti hai il vantaggio di essere una compagnia apprezzata e ricercata, mentre i lamentosi non sono di certo il massimo quando la sera ci si incontra per un aperitivo, in quanto sono sempre pronti a rovinare la serata col loro punto di vista negativo sulla Vita.

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Quante volte, invece, quando sei in presenza di una persona grata, ci stai bene assieme anche se quest'ultima rimane per gran parte del tempo in silenzio? E' proprio una questione di energie attrattive! 

Ovviamente, contentarsi di ciò che si ha non significa rassegnarsi ad avere poco o nulla, significa essere felici già da adesso, fornendo, in tal modo, le premesse per ulteriori e sempre più ricchi doni da parte dell'universo. Così facendo non si limiterà l'universo nella sua abbondanza e si rimarrà sempre disponibili a ricevere ulteriori sue ricchezze.

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La differenza sostanziale che passa fra chi non ringrazia e chi, invece, è grato e, lungi dal lamentarsi, prova gratitudine incondizionata è basata, sostanzialmente sul sistema di credenze alimentato. Mentre il lamentoso, infatti, crede nella limitatezza delle risorse, che si possano arricchire solo i "disonesti" o i "fortunati", mentre tutti gli altri sono destinati, assieme a lui, ad alimentare la sfera dei lamentosi ai quali non è riservato un posto in paradiso, il grato sa che l'universo dispone di risorse pressoché infinite e chiunque può attingervi, se solo mostrerà la disponibilità a ricevere pronunciando la semplice, quanto magica, parola GRAZIE.

Impara a goderti ciò che hai, a pronunciare le parole giuste perché, ricordalo, la parola crea la realtà che andrai a vivere, l'universo è sempre in ascolto e pronto ad inviarti ciò che nomini ed a cui pensi di più. Di conseguenza, comincia a ringraziare, ad abbracciare ed amare i tuoi cari, carezza più spesso tua moglie e i tuoi bambini perché l'istante è tutto ciò di cui disponi ed essi sono i doni più preziosi, mentre del domani non puoi disporre.

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La Vita è adesso, quello che hai è un suo dono, accettalo; ogni esperienza vivila come un percorso di crescita personale che ti condurrà alla saggezza; sii gentile con le persone che incontri, soprattutto con quelli che condividono la tua Vita anche a casa, altrimenti non ha senso essere gentili solo con degli sconosciuti per poi litigare a casa; VIVI, MOMENTO PER MOMENTO, QUI E ORA, GODITI OGNI SINGOLO ISTANTE, PERCHE' DOMANI POTREBBE NON ARRIVARE MAI.

Vincenzo Bilotta