domenica 16 dicembre 2018

La battaglia contro i mulini a vento

"In questo mentre, scòrsero trenta o quaranta mulini a vento che sono in quella pianura, e come don Chisciotte li ebbe veduti, disse al suo scudiero: — La fortuna va guidando le cose nostre meglio di quel che potessimo desiderare; perché, vedi là, amico Sancio Panza, dove si scorgono trenta o pochi di più, smisurati giganti, con i quali penso di battagliare sì da ammazzarli tutti. Con le loro spoglie cominceremo a farci ricchi, poiché questa è buona guerra, ed è anche gran servigio reso a Dio sbarazzare da tanto cattiva semenza la faccia della terra. — Quali giganti? — disse Sancio Panza. — Quelli — rispose il padrone — che tu vedi laggiù, con le braccia lunghe, che taluni ne sogliono avere quasi di due leghe. — Guardate — rispose Sancio — che quelli che si vedono laggiù non son giganti, bensì mulini a vento, e quel che in essi sembrano braccia sono le pale che, girate dal vento, fanno andare la macina del mulino. — Si vede bene — rispose don Chisciotte — che in fatto d'avventure non sei pratico: son giganti quelli; che se hai paura, scostati di lì e mettiti a pregare mentre io vado a combattere con essi fiera e disuguale battaglia." (M. De Cervantes, Don Chisciotte della Mancia)

Ci hanno insegnato che il mondo, tutto quello che esiste, è esterno a noi, così ci hanno detto. Ci hanno pure detto che esistono i nemici, gli ostacoli, i contrattempi, la fortuna/sfortuna e un destino crudele. Nessuno ci ha, però detto, durante quest'opera di lavaggio del cervello, che il mondo comincia da noi, è dentro di noi e SOLO noi possiamo modificarlo in quanto siamo, in maniera più o meno cosciente, i suoi creatori.
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Infatti siamo noi a creare la realtà che ci sta intorno, quella esterna a noi. Noi siamo responsabili, più o meno coscienti, degli accadimenti quotidiani con i quali andremo ad interagire. Le persone che incontriamo, le situazioni che viviamo, il lavoro che svolgiamo dipendono tutti/e da ciò che abbiamo dentro.

Quante volte vi sarà capitato che qualcuno ci passa davanti mentre siamo in fila alla posta o, ancora, mentre siamo al supermercato un nostro conoscente ci saluti in maniera molto sbrigativa e con il broncio anziché col sorriso che, pensiamo noi, ci saremmo aspettati/meritati, dopotutto siamo buoni con tutti e cerchiamo di crearci un buon karma...
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Tante volte, troppe volte! Queste situazioni, lungi dal fare stare bene e goderne creano, com'è plausibile per chi non lavora su di Sé ma pensa solo ad eseguire un programma automatico, disagio, tensione, sofferenza e rabbia.

Sì, queste situazioni di disagio sono "normali" per chi non è capace di modificare la propria realtà, per chi non crede di essere responsabile degli accadimenti quotidiani che vive da vittima, da predestinato di un destino avverso, mai favorevole.
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Colui il quale ai nostri occhi incarna il "male" nella persona del nostro capoufficio, di chi ci taglia la strada mentre stiamo svoltando, di chi ci tratta male e con superficialità è, in realtà, un nostro specchio e, in quanto tale, una preziosa occasione per poter guardare dentro di noi e scoprire quale conflitto irrisolto che portiamo in noi dal passato, è andato a ridestare per consentirci, se saremo pronti, di risolverlo e vivere, finalmente, da persone libere.

Ma pochi si rendono conto del fatto che sarebbe più semplice e proficuo guardarsi dentro allo scopo di trasformare ISTANTANEAMENTE ciò che non va fuori. Così, ed in conseguenza di quanto detto, a causa della mancata osservazione di sé si vivrà il conflitto all'esterno e si romperà, così facendo, quello specchio che, attraverso una determinata persona/situazione, ci avrebbe potuto dare la possibilità di uscire da questo circolo vizioso per potere, infine, divenire maghi e padroni della propria Vita.
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Si diventa, in altre parole, dei novelli Don Chisciotte intraprendendo, in maniera altrettanto distorta ed allucinata, la propria battaglia contro i mulini a vento. I mulini a vento altro non sono se non le fantasie della nostra mente allucinata, la quale ha come naturale attitudine quella di cercare colpevoli all'esterno di sé, MAI all'interno.

A volte è anche la mancanza di umiltà, quell'umiltà necessaria affinché cominciamo a renderci responsabili di ciò che ci accade smettendo, al contempo, di dare la colpa allo stato, alle situazioni, ai genitori, agli alieni e chi più ne ha, più ne metta...
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SOLO LA PERSONA UMILE E' IN GRADO DI PRENDERSI LA RESPONSABILITA' PER QUANTO LE ACCADE ALL'ESTERNO CAPENDO CHE, TUTTE LE PERSONE, SITUAZIONI E CREAZIONI IN GENERALE, SONO SOLO FRUTTO DI CREAZIONI A LEI INTERNE, DI PENSIERI REITERATI PER GIORNI, MESI, FORSE ANNI, FINO A FARLI DIVENTARE MATERIALI ED INTERAGIRCI IN MANIERA PIU' O MENO COSCIENTE.

Quando si comincerà a coltivare l'umiltà, la capacità di osservarsi unite a quel senso di responsabilità, il solo che potrà farci diventare degli adulti in senso psichico e non solo fisico, solo allora si potrà smettere di sprecare le proprie energie in un'inutile battaglia contro quelle che sono solo proiezioni mentali. In quel momento, presa coscienza della propria capacità di creare tutto ciò che esiste di esterno a noi potremo, quando non ci piacerà, trasformarlo dentro di noi cambiando la realtà in maniera istantanea e smettendo di scagliarci contro ogni specchio a spada tratta.
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Tutto questo lavoro è molto importante anche ai fini energetici. Infatti, smettendo di sprecare energie all'esterno, forza centrifuga, si potrà cambiare direzione al proprio flusso di potere indirizzandolo, questa volta, all'interno, forza centripeta. Questa concentrazione di forze ci darà la possibilità di evolvere e guarire blocchi energetici anche molto importanti, grazie alla cessata dispersione energetica verso l'esterno a causa di un'allucinata quanto inutile battaglia contro dei mulini a vento.

Vincenzo Bilotta

domenica 2 dicembre 2018

La trappola del pensiero positivo

Il pensiero positivo, il pensare positivo, sono diventati una moda. Ma, il solo pensare positivo, molto spesso, non basta. Sì, è vero, IL PENSIERO CREA LA REALTA' che si andrà poi a vivere ma la realtà, a sua volta, affinché possa essere vissuta, bisogna prima che venga creata materialmente, ciò attraverso un'azione volta alla sua materializzazione.

In altre parole, se una persona vive dei conflitti irrisolti legati ad abusi, abbandoni o altre situazioni vissute durante l'infanzia, certamente non le basterà il solo pensare in positivo per poter uscire da quella determinata dinamica legata ai suoi vissuti la quale, tuttavia, condiziona anche la sua Vita presente.
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E' bello avere la capacità di pensare positivo, di vedere il bello in tutto al di là delle apparenze ma questo da solo, spesso, non basta a migliorare la situazione di Vita nella quale si trova una persona. Perché il pensiero positivo possa sortire gli effetti desiderati occorrerà far seguito ad esso con delle azioni mirate, volte al conseguimento dei risultati prima pensati.

IL PENSIERO CREA LA REALTA', L'AZIONE FA SI' CHE QUESTA REALTA' SI MATERIALIZZI NELLA VITA DEL SOGGETTO CHE HA COMINCIATO, DAPPRIMA, AD IMMAGINARLA E, IN SEGUITO, HA POSTO IN ESSERE DELLE AZIONI MIRATE VOLTE ALLA TRASFORMAZIONE DELLA SUA VITA.
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Certo, il pensare positivo, il vedere le cose sotto la luce del sole è ben diverso dal pensare in negativo ogni cosa, dal lamentarsi di tutto e di tutti. Inevitabilmente e come legge di natura, noi attraiamo nella nostra realtà ciò a cui più pensiamo in maniera ripetuta per un certo periodo di tempo. Potete pur stare certi di una cosa: prima o poi, ciò a cui più avrete pensato, ciò a cui avrete più dedicato parte del vostro tempo e delle vostre energie, entrerà a far parte delle vostre Vite.

Ma, nel caso in cui stiate vivendo dei conflitti irrisolti legati al passato, delle situazioni in cui vi trovate a dover prendere delle decisioni che, tuttavia, continuate a rinviare, di sicuro, in questi contesti, oltre al pensare positivo occorrerà agire allo scopo di risolvere i conflitti o decidere una volta per tutte cosa fare della propria Vita in maniera concreta, non solo teorica.
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Bisognerà cambiare pensiero, sostituendo, sicuramente, alla lamentela l'entusiasmo, la gratitudine e la voglia di trasformarsi  facendo seguire a tutto ciò l'azione in direzione del conseguimento dei risultati ambiti. Sarà importante far seguire delle azioni volte al cambiamento come conseguenza diretta di un nuovo modo di pensare, tutto ciò farà si che la trasformazione possa avvenire in modo definitivo e completo.

La trasformazione del pensiero da negativo in positivo, costituirà già il primo passo in direzione del cambiamento, questo è sicuro. Il solo cambiare modo di pensare influenzerà, sicuramente, la nostra fisiologia e la nostra salute in maniera positiva, donandoci benessere ed equilibrio. Ma il passo finale, la svolta definitiva, quella che potrà portare risultati concreti nella nostra Vita, sarà costituito dall'agire in direzione dell'obiettivo finale e cioè trasformare tutto ciò che ci zavorra ancora al passato in ali per volare, come? 
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Liberandoci dai conflitti che ci legano ancora a situazioni esistenti solo nelle nostre teste, smettendo di combattere guerre immaginarie contro chi, a nostro avviso, ci ha fatto del male e AGENDO, piuttosto, in direzione del PERDONO e dell'ACCETTAZIONE di ciò che è stato. Solo il perdono ci può liberare dal passato e dalle persone/situazioni che ci tengono ancora loro schiavi, nient'altro può farlo.

In questo contesto, il pensiero positivo sarà auspicabile in quanto ci permetterà di trasformare i conflitti passati in esperienze che ci doneranno quella saggezza che ci permetterà di diventare delle persone più evolute nel cammino di autoconoscenza. 
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Il perdono e l'accettazione delle situazioni/persone legate ai nostri vissuti, invece, costituiranno l'azione concreta volta alla liberazione dalle nostre parti in ombra attraverso la loro integrazione come situazioni necessarie e perfette affinché potessimo rinascere dalle ceneri di un passato che avevamo fino ad oggi guardato con gli occhi limitati della nostra mente e non con quelli pieni di conoscenza della nostra Anima.

Vincenzo Bilotta

domenica 18 novembre 2018

Perché ci ammaliamo?

Ognuno di noi, nell'arco della propria Vita, ha sperimentato lo stato di squilibrio energetico, comunemente definito dalla medicina ufficiale materialista-newtoniana "malattia". La medicina naturale, che va dai differenti tipi di sciamanesimo appartenenti a diverse regioni del mondo, passando attraverso i rituali magici delle varie culture fino ad approdare all'omeopatia, ha un'idea ben diversa del corpo fisico, ossia dell'involucro che contiene CIO' CHE SIAMO VERAMENTE.

Secondo la medicina naturale, noi siamo un sistema energetico, pura energia condensata in un corpo fisico, questa è la nostra NATURA ESSENZIALE AL DI LA' DELLA FORMA. La medicina allopatica, di contro, fa riferimento al corpo umano come ad un lungo e tedioso insieme di organi, muscoli e ossa messi insieme, certo, ma da curare separatamente in base ai sintomi, ossia gli effetti noti di una causa ignota, ignota per la medicina ufficiale, la quale non ha tempo, voglia né interesse per indagare sulle origini che hanno portato alla manifestazione dello squilibrio energetico.
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Di base noi siamo nati per vivere felici, per seguire le nostre naturali attitudini e procedere nel corso della Vita seguendone il naturale flusso, la via di minor resistenza, quella che, da sola, può consentirci la realizzazione dei progetti della nostra Anima, quelli che ci rendono felici e mutano la nostra fisiologia al solo pensarci.

In questo periodo storico molto particolare e in questo contesto occidentale, caratterizzato da un consumismo ed un arrivismo incontrollati accade, però, che molte persone si perdano lungo la strada verso il conseguimento della felicità personale e la realizzazione dei propri progetti di Vita. 
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Due sono gli ostacoli principali alla naturale evoluzione dell'essere umano: il primo è costituito dall'educazione-programmatica alla quale si è sottoposti durante il processo di crescita; il secondo e non meno importante ostacolo all'evoluzione di ciascuno di noi è costituito dal bombardamento mediatico, attraverso il quale vengono fatti sorgere, nel soggetto appartenente al "gregge", dei bisogni artificiali dei quali, diversamente, egli non sentirebbe minimamente lo stimolo a soddisfare.

Si è costretti a vivere, insomma, all'interno di una struttura sociale, al secolo sistema, MATRIX o psicoprigione, dove si perde, spesso, di vista la nostra vera natura e lo scopo per il quale ci troviamo all'interno di un corpo e in un determinato contesto socio-culturale.
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In pratica, chi ci pilota dall'alto come delle marionette induce in noi dei bisogni l'appagamento dei quali soddisferà i suoi, non certo i nostri, interessi economici distogliendoci, al contempo, da quelli che sono i nostri veri obiettivi, quelli che fanno parte dei programmi della nostra Anima, i soli che potrebbero renderci felici, se solo li perseguissimo fino al loro raggiungimento.

In altre parole, il sistema cerca e ottiene, almeno per la maggior parte delle pecore non pensanti che colorano la nostra società, una società di psicoschiavi la quale, lungi dal perseguire l'autorealizzazione personale, s'immola per il "bene" superiore del sistema, divenendo suo nutrimento.
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Si capisce bene come, in conseguenza di quanto premesso, le persone vivano in uno stato di costante disagio, derivante da un'errata gestione delle emozioni (o repressione in molti casi), un mancato fluire con la Vita e un costante stato di sonno, all'interno del quale si vivono diversi sogni che spostano l'attenzione dalle cose essenziali a quelle futili, tutto creato apposta da chi sta sopra di noi (non di certo Dio!).

E' naturale che questi stati di costante disagio, repressione delle emozioni, mancata realizzazione dei propri progetti di Vita associato ad una scarsa Consapevolezza di Sé, porteranno, col tempo e se non si riuscirà a renderli palesi per poi lavorarci, allo stato di squilibrio energetico.
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CI SI AMMALA IN CONSEGUENZA DI UN BLOCCO EMOTIVO CHE DIVENTA, SE TENUTO COSTANTE NEL TEMPO E NON VIENE "OSSERVATO", DISTURBO PSICOFISICO FINO A SFOCIARE NELLA "MALATTIA" VERA E PROPRIA. NON CI SI AMMALA PER UNO DESTINO GENETICO O PER UN DIO PUNITORE. SEMMAI, CI SI AMMALA PERCHE' NON SI HA IL CORAGGIO, I MEZZI, LA FORZA, PER GUARDARSI DENTRO, PER RIPULIRSI DALLA SPAZZATURA EMOZIONALE PER POI TORNARE A FLUIRE CON LA VITA.

Nessuno ci dice queste cose, spesso dobbiamo sperimentarle prima sulla nostra pelle o su quella delle persone che più amiamo. Inizialmente ci si dispera, si vive nella paura, si perde la fede. E' proprio in questi momenti che ci si stabilizza nello stato di squilibrio energetico (il termine malattia non lo userò più nel corso del seguente articolo, essendo fermamente convinto che siamo governati dal libero scorrere delle energie lungo i meridiani del nostro corpo e non siamo, come tende a crederci, invece, la medicina ufficiale, simili a delle macchine con pezzi di ricambio soggette ad usura).
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La paura, la delusione, il senso di fallimento, l'angoscia reiterata nel tempo, il non perdono, l'eccessivo stress non correttamente gestito, queste sono le cause degli squilibri energetici, i motivi per i quali ci si "ammala", non i virus, i batteri o il DNA!

Certo, è importante alimentarsi bene, fare attività fisica per tenere sotto controllo il peso e funzionale il corpo fisico, ma se non si è ancora in grado di perdonare, di guardarsi dentro, di mandare al diavolo chi ci ostacola nella realizzazione dei nostri progetti, state certi che, prima o poi, ci si "ammalerà"!
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Noi siamo degli esseri perfetti, nati per godere della Vita, incarnati per realizzare gli scopi della nostra Anima in connessione col nostro cuore. Quando riusciremo a sostituire l'Amore alla paura, il perdono all'odio, l'equilibrio allo stress, solo allora potremo scoprirci delle creature Divine e immortali, complete in se stesse e non necessitanti di alcun farmaco.

Il farmaco, l'elisir di eterna giovinezza, è composto da: PERDONO, ACCETTAZIONE, AMORE, LASCIARE ANDARE. Bisogna perdonare le offese, accettare la Vita per ciò che saprà donarci perché ciò che riceviamo in quel momento sarà ciò che ci servirà per la nostra evoluzione personale. Dopo aver perdonato ed accettato la Vita e le persone che incontreremo lungo il nostro cammino, potremo finalmente Amare. 
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Solo amando, noi stessi e gli altri come nostro riflesso, potremo vivere nello stato di salute psicofisica totale e realizzarci. Assieme al perdono, all'accettazione e all'Amore e, non meno importante anche se elencato per ultimo, abbiamo il LASCIARE ANDARE. Siamo capaci di lasciare andare il dolore che ci ha causato la morte della persona amata o l'automobilista che ci taglia la strada o, ancora, la persona che ci supera nella fila alla posta?

Solo lasciando andare smetteremo di remare contro la Vita e i suoi accadimenti e torneremo conformi alla nostra natura Divina. Solo da quel momento in poi saremo capaci di vivere in uno stato di perfetto equilibrio psicofisico smettendo, al contempo, di vivere in una condizione di sopravvivenza e in un costante stato di allerta che ci causa stress e disagio oltremisura e senza ragione alcuna.
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Per concludere, impariamo a lasciare andare i pensieri ossessivi, quelli di mancato perdono, quelli che ci causano continua ansia, che ci stringono lo stomaco, che ci fanno sudare le mani, che ci accorciano il respiro. Ricordate bene: IL PENSIERO CREA LA MATERIA, COME IN ALTO, COSI' IN BASSO.

Risulta di fondamentale importanza cambiare pensiero, cambiarne polarità, questa è alchimia. Dopotutto, i pensieri negativi sono pari al piombo. Di conseguenza, quando saremo in grado di trasformare il piombo contenuto in stati mentali quali depressione, ansia, dolore, rabbia, paura nell'oro dei rispettivi opposti entusiasmo, equilibrio, gioia, perdono, Amore ecco che avremo compiuto un'opera alchemica, quella della trasmutazione del "vil metallo in oro".
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Acquisire la padronanza di Sé e dei propri stati mentali comporta, certo, un serio lavoro volto, dapprima, ad accorgersi dei sentimenti che ci governano in maniera automatica e, in un secondo tempo, alla presa di coscienza di ciò, la trasformazione degli stessi tramite il processo dell'OSSERVAZIONE SENZA GIUDIZIO. Da quel momento in poi, torneremo ad essere sovrani del nostro regno e non più servi della nostra mente con i suoi automatismi.

Divenuti padroni di noi, solo allora potremo vivere in una condizione di equilibrio psicofisico e di apertura alla Vita. Questo stato di gioia naturale ci consentirà di ricongiungerci col Divino che è sempre stato in noi e di realizzare i progetti per i quali siamo venuti al mondo.

Vincenzo Bilotta


domenica 4 novembre 2018

La paura di fallire

"Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire". (Paulo Coelho)

Fra le tante paure con le quali l'essere umano si trova, prima o poi, a doversi confrontare, vi è, certamente, la paura di fallire. Quella del fallimento è, sicuramente, una delle paure più importanti e difficili da superare. Da cosa deriva la paura di fallire? La paura di fallire è una paura appresa nel corso della Vita da parte della persona che la vive, ciò attraverso fallimenti vissuti da persone che sono state a lui/lei vicine durante il suo processo di crescita ed educazione.
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Sì, perché di educazione si tratta. Noi veniamo educati alla paura, seppur in maniera inconsapevole, da coloro i quali si occupano della nostra educazione-programmatica nel corso del nostro processo di crescita. E' proprio durante la nostra crescita che ci vengono instillate le paure più importanti, quelle che, per intenderci, avranno il potere di condizionarci per il resto della nostra Vita a meno che... A meno che non riusciamo a prenderne coscienza e a superarle attraverso la loro accettazione.

Da piccoli veniamo già esposti alle prime paure: paura di non piacere ai nostri parenti per come vestiamo, paura di non essere in grado di rispondere durante le interrogazioni a scuola ed essere poi messi alla gogna dai compagni di classe e dagli stessi professori i quali, molto spesso, lungi dall'incoraggiarci a fare meglio, non mancheranno di marchiarci coi loro implacabili giudizi in merito alle nostre scarse qualità in termini di rendimento.
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Insomma, capite bene come, dietro la paura di fallire ci siano altre e ben più radicate paure che sono alla base di tutto il resto. La paura di fallire è direttamente collegata alla paura di essere giudicati. Chi vorrebbe intraprendere una determinata azione (invitare a cena un/una potenziale partner, aprire un'attività in proprio, cambiare città, cambiare lavoro...) che potrebbe, potenzialmente, cambiare in maniera radicale la propria Vita, si trova a fare i conti con la paura di fallire, in maniera più o meno importante.

Alla paura di fallire sono collegate le aspettative. La paura di fallire è direttamente proporzionale alle aspettative relative a determinati risultati che si vogliono ottenere tramite l'azione che si sta per intraprendere. Di conseguenza, se vogliamo cambiare lavoro o chiedere ad un potenziale partner di uscire con noi, potremo farlo in maniera più semplice e rapida se avremo poche o nessuna aspettativa riguardo ai risultati.
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In altre parole, PER USCIRE DAL BLOCCO DERIVANTE DALLE ASPETTATIVE CHE SONO POI DIRETTAMENTE COLLEGATE ALLA PAURA DI FALLIRE, BISOGNEREBBE FARE PER IL PIACERE DI AGIRE SECONDO LE VIE DEL CUORE SENZA, TUTTAVIA, TEMERE EVENTUALI RIFIUTI O, IN GENERALE, RISULTATI DIVERSI DA QUELLI VOLUTI ED IN FUNZIONE DEI QUALI SI AGIRA'.

E' sempre la paura di essere giudicati, la paura del rifiuto, la paura di non essere all'altezza, la paura di non essere in grado di gestire un'eventuale delusione a precluderci la possibilità di percorrere la strada verso la nostra evoluzione/successo personale.
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Sono tutte seghe mentali, ereditate da chi ci ha educato, basta solo accorgersene, accoglierle, osservarle e poi, non appena si sarà abbastanza pronti per fare il salto quantico, quello che ci trasformerà la Vita per sempre, LASCIARLE ANDARE PERCHE' NON CI SERVONO, NON CI SONO MAI SERVITE PER IL SEMPLICE FATTO CHE NON SONO MAI APPARTENUTE A NOI E, A DIRE IL VERO, NEMMENO ALLE PERSONE CHE CE LE HANNO TRASMESSE.

Vincenzo Bilotta


domenica 21 ottobre 2018

Morire di odio o vivere di perdono?

Morire di odio o vivere di perdono? Mica facile! Soprattutto in una società come la nostra, basata sull'avere, sull'apparire, sul rispetto di un'immagine che esiste come riflesso di un'allucinazione collettiva che altro scopo non ha se non quello di alimentare l'ego e l'arte di apparire belli agli altri a dismisura.

Ecco che, in contesti come questi, in cui l'ego regna sovrano su tutte le altre percezioni di quella che è la realtà se solo si avessero OCCHI PER VEDERE al di là dell'allucinazione che, attraverso l'educazione-programmatica, ci hanno spacciato per vera, il perdono occupa uno spazio marginale e a volte è ampiamente sostituito dai suoi opposti: desiderio di vendetta, rabbia, angoscia, ansia, fino ad arrivare all'odio puro.
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"Odiare è come bere veleno sperando che un altro muoia" diceva Sant'Agostino. E non a caso. Basta conoscere un minimo di fisiologia umana per capire come il nostro corpo muti la propria chimica al mutare delle emozioni da noi vissute a livello mentale. Si sa come, ad esempio, degli stati di continuo stress riducano sensibilmente, se protratti per lungo tempo, le difese immunitarie fino a sfociare nella malattia vera e propria o squilibrio energetico come sarebbe meglio chiamarla, visto che di questo si tratta.

Nella nostra società odiare è la norma e le persone si contentano di morire odiando invece di vivere amando nel perdono completo. Chi odia una persona per aver subito da parte di quest'ultima uno sgarbo, soffre sicuramente di più di chi ha commesso lo sgarbo. Ciò è dovuto al fatto che, molto spesso, chi ferisce non ne è nemmeno cosciente, costituendo per lui la norma quel tipo di comportamento che, tuttavia, è in grado di arrecano un danno a chi lo subisce.
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Se si odia ne risente anche il corpo, ciò in quanto per odiare è necessario un dispendio energetico notevole. Queste energie spese al solo scopo di odiare, verranno poi a mancare all'organismo per portare avanti i diversi processi fisiologici in grado di mantenere stabile l'equilibrio omeostatico del nostro corpo.

Ad ogni pensiero, come ben sappiamo (per ulteriori approfondimenti in merito puoi leggere il mio articolo FISIOLOGIA DI UN'EMOZIONE) corrisponderà una reazione emozionale e chimica specifica da parte del cervello prima e, in un secondo tempo, questa emozione si andrà a manifestare nel corpo fisico.
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Si capisce bene come, in questo contesto, un sentimento come l'odio possa fare parecchi danni a livello mentale e fisico, ciò in termini di sofferenza e stress, portati al limite di sopportazione, specie se si odia da parecchio. Chi odia, infatti, è sempre sotto adrenalina, in risposta al sistema ATTACCO O FUGA, di atavica concezione.

Col tempo, col prolungare questo sentimento deleterio per il nostro organismo, ecco che potrebbe insorgere uno squilibrio energetico derivante proprio da questo conflitto irrisolto. Da qui nascono le diverse malattie, molte delle quali mortali. Se chiedete ad una persona che sta male se vuole guarire, vi sentirete rispondere di sì, naturalmente. Ma se quella persona sta male proprio a causa dei sentimenti di odio che porta avanti e voi glielo fate notare, spiegandole che può riacquistare la salute a patto che smetta di odiare e cominci a perdonare, lei vi risponderà, nel 90% delle ipotesi, che non è disposta a perdonare.
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Sì, la gente è disposta a morire odiando piuttosto che a salvarsi attraverso gli effetti benefici del perdono! Il perdono, lo smettere di odiare, infatti, sono visti come un mollare, un perdere la sfida, come essere dei perdenti. 

Ma perché chi perdona è più forte? La spiegazione ha poco a che fare con la forza intesa come superiorità nei confronti di chi, ferendoci, era inconsapevole e, di conseguenza, inferiore a noi. Chi perdona è più forte perché, cambiando tipo di pensieri, trasformerà inevitabilmente anche la chimica corporea attraverso i nuovi impulsi e le nuove sostanze chimiche, al secolo endorfine, oppiacei naturali prodotti dal nostro cervello, e questo porterà ad una riduzione entro i limiti dei livelli di stress ed un corrispondente innalzamento dei livelli immunitari.
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Ecco spiegato perché è meglio vivere di perdono piuttosto che morire di odio/stress! Adesso la scelta spetta a voi. Ovvio, il perdono non implica delle conseguenze di tipo positivo solo a livello fisico, il che basterebbe da solo per invogliare a praticarlo ogniqualvolta se ne avrà l'occasione per farlo, ma le conseguenze saranno anche esterne a noi, visibili da tutti alla luce del giorno.

Come ben sappiamo, il cambiare pensiero trasforma chi pensa, ma non solo. Poiché il pensiero crea la materia, ecco che, inevitabilmente, chi odia creerà all'esterno delle situazioni che andranno ad alimentare in maniera consistente l'odio già provato mentre, viceversa, chi vive nel perdono, nella compassione e nell'Amore ed è in grado di fluire con la Vita, ecco che attirerà a Sé altre situazioni, persone e cose in grado di potenziare questo meraviglioso sentimento permettendogli di vivere appieno la Vita al massimo delle proprie potenzialità col minimo spreco di energie in pensieri inutili.

Vincenzo Bilotta

domenica 7 ottobre 2018

Diventare adulti

Crescere comporta uno sviluppo, una maturazione che porterà alla fase finale, l'età adulta. Quello della crescita è un fenomeno presente in natura in tutte le creature, sia terrestri che acquatiche. Anche nell'essere umano, in teoria, ciò dovrebbe avvenire ma, di fatto, avviene raramente. La conseguenza sarà una terra popolata da individui che, nella migliore delle ipotesi, avranno un livello di maturità simile a quello di un bambino dell'età di sette anni circa.

Certo, fisicamente si cresce, si diventa adulti, ci si sposa, si mettono al mondo dei figli. Infatti, questo articolo parla del divenire adulti non in senso fisico, quello è un processo naturale, spontaneo, che non necessita di alcuno sforzo, ci pensa il nostro codice genetico ereditato in milioni di anni di evoluzione. Questo articolo parla del diventare degli adulti completi nel senso non solo fisico ma, anche e soprattutto, psichico.
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Il vero adulto non è chi ha già la barba o, nel caso della donna, chi ha già una terza di seno e dimostra una certa precocità. Vero adulto sarà quella persona che avrà saputo sviluppare quelle capacità che ogni essere umano possiede in embrione, ma che solo una minima percentuale riesce ad esprimere appieno. Queste potenzialità psichiche sono le sole che potranno far sì che una persona possa essere considerata adulta.

Ma come si fa? Non basta il crescere e l'andare a scuola, molti di voi si staranno chiedendo? No, è la risposta, non basta, anzi a volte proprio l'educazione- programmatica ci rende degli eterni bambini e ci ancora a delle abitudini che, se non bypassate in maniera cosciente, ci lascerà fermi ad un'età che non si avvicina per nulla a quella di un adulto.
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Cosa manca alle persone, oggi più che mai, per essere considerate a pieno titolo e a livello psicofisico adulte? Ciò che manca è la crescita e il distacco innanzitutto dalla famiglia di origine e dall'attaccamento-dipendenza ai genitori. Di solito i maschi tendono a dipendere dalle madri e le femmine dai padri.

Certo, molti si sposano giovani, ma ciò, molto spesso, lungi dall'essere segnale di un'avvenuta maturazione, porta i segni della una ricerca di un "genitore di scorta" nel futuro partner. Così, spesso, molto spesso, gli uomini cercano una donna che continui ad accudirli, lavandogli gli indumenti, cucinandogli i pasti e quant'altro, mentre le donne cercano una figura paterna, che sappia dare loro protezione e sicurezza economica.
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Insomma, l'uomo e la donna non completamente adulti cercano nel rapporto di coppia una continuazione del rapporto genitore-figlio/a per non crescere mai perché, in questi casi non si potrà quasi mai maturare. Una fase importante, infatti, affinché si possa divenire degli adulti completi ed indipendenti, è costituita dalla Vita fuori dal guscio protettivo della famiglia.

Sempre più persone, specie in Italia, vivono fino a tarda età coi genitori e ne dipendono, spesso, anche a livello economico. In molti paesi europei i giovani vanno via da casa anche prima del raggiungimento della maggiore età e così hanno modo di conoscere il mondo e la Vita coi propri occhi e non solo attraverso il processo educativo-programmatico.
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Per diventare adulti, per cominciare ad essere indipendenti, bisognerebbe passare dalla famiglia alla Vita da single, per cominciare ad essere perfettamente autonomi, indipendenti e imparare a vivere con gioia in compagnia di se stessi. Solo chi si separa dalla famiglia e vive per un periodo di tempo più o meno lungo, da solo/a, può cominciare a conoscere realmente se stesso/a con le proprie reali potenzialità.

Solo imparando a cavarsela da soli potrà sorgere quel senso di responsabilità tipico dell'adulto in senso psichico. Pian piano, uscendo dalla famiglia e vivendo in maniera autonoma, si comincerà ad esplorare il mondo esterno ma, soprattutto, si avrà modo di conoscere e valorizzare se stessi, con il proprio mondo interiore, ricco di potenzialità e qualità che possono essere sviluppate solo distaccandosi dai genitori, ciò per legge di natura.
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Ciò non significa rinnegare la famiglia di origine o smettere di convivere perché, come qualcuno potrebbe fraintendere, questo costituirebbe un sintomo di immaturità o una forma di dipendenza, niente di più falso. Se convivete potete continuare a farlo, se avete dei genitori potete continuare, in ogni caso, a vederli/sentirli.

Quello che potreste cambiare, semmai, è il vostro atteggiamento nei confronti del partner o genitore di turno e chiedervi se li frequentate in una condizione di dipendenza/bisogno di attenzione tipica dell'infanzia, oppure se riuscireste a farne a meno avendo maturato la capacità di cucinarvi un pasto caldo, di badare a voi stessi sapendo anche stare da soli e di fare le scelte giuste in maniera totalmente autonoma, responsabile ed evoluta.

Vincenzo Bilotta

domenica 23 settembre 2018

Sogno o son desto?

Viviamo tutti, o quasi, una Vita che riusciamo a gestire in maniera del tutto automatica. Ognuno di noi, infatti, ogni giorno compie il proprio lavoro, pratica il proprio sport, guida la propria auto fino al posto di lavoro, fa la spesa al supermercato (e potremmo continuare all'infinito con gli esempi) in maniera totalmente automatica ed incosciente!

Il fatto è che nessuno se ne rende conto perché questa è considerata la "normalità", al secolo "così fan tutti"! Ogni singolo essere umano vive una realtà preconfezionata dove non c'è posto per fermarsi ed osservarsi e tutto va di fretta, ciò allo scopo di aumentare la produttività, indurre al consumo e tenere le persone schiave delle mode che altro non sono se non dipendenze create dall'alto per gestire le masse senza problemi.
(Immagine presa dal web)

Così, in una realtà artificiale vissuta dalla maggior parte delle persone nelle loro Vite di tutti i giorni, pochi si chiedono se sognano e son desti... Anche perché questa domanda se la possono porre ben poche persone e, fra queste, solo quelle che sono riuscite a percepire "qualcosa che non va" nella loro Vita ed hanno la sensazione di aver perso (o, meglio, non avere mai avuto) il controllo sulla propria realtà... Ammesso che la "realtà" da essi vissuta fino a quel momento fosse vera!

Così, ce ne accorgiamo tutti i giorni (forse, lo spero), ci alziamo al mattino, facciamo colazione, usciamo di casa, lavoriamo, paghiamo le bollette, facciamo la spesa. La sera, tornati a casa, accade un fenomeno strano, molto diffuso fra gli umanoidi medi su scala planetaria: non ci si ricorda di aver incontrato una tal persona o dove si sono lasciate le chiavi del garage!
(Immagine presa dal web)

Sì, questa è la realtà dei fatti e ciò è dovuto proprio allo stato di automatismo nel quale si versa quando si compiono gesti, si lavora, si parla, si cena o si fa l'amore! Non ci siamo quasi, alcuni non ci sono proprio, mai. L'unico momento di presenza è ravvisabile durante il raggiungimento dell'orgasmo, quando si praticano sport estremi, quando si vivono situazioni di estremo pericolo o, semplicemente, se si decide di ACCORGERSI DEL PROPRIO STATO DI SONNO E DEL CONSEGUENTE AUTOMATISMO CHE NE DERIVA.

Del resto, quando si decide di lavorare su di Sé, di essere, in poche parole, PRESENTI A SE STESSI COME ALLA VITA, si nota subito come la mente ci renda le cose molto, molto complicate. Questo è uno dei motivi per cui molti smettono di lavorare su di Sé o, addirittura, non ci provano nemmeno! In questo caso la mente è più forte del desiderio di trasformazione del singolo individuo che preferisce rimanere addormentato all'interno dei propri automatismi, è più facile e meno dispendioso in termini di tempo ed energie!
(Immagine presa dal web)

Ma, per essere costantemente presenti a Sé stessi, occorrerà sviluppare un'attenzione costante, volta a scovare lo stato di addormentamento che, in condizioni di "normalità", è pressoché costante e continuo e si manifesta la notte con il sonno orizzontale, mentre di giorno con il sonno verticale.

Se, per strada, quando incontrate un conoscente, provate a chiedergli se è sveglio, egli sicuramente reagirà o con una risata o vi assicurerà che è ben sveglio. Tutti credono che per essere svegli basti alzarsi al mattino non appena la sveglia suona e cominciare la routine. Quello non è il vero risveglio, ma costituisce un tornare a ripetere i quotidiani automatismi che ci governano da decenni, automatismi che ci sono stati installati tramite il processo educativo-programmatico, ciò allo scopo di omogeneizzarci nella massa anonima di pecorelle non pensanti.
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Provate a chiedervi, anche più volte nel corso della giornata: SOGNO O SON DESTO? Vi sorprenderete come, all'inizio, ciò che potrà sembrarvi una domanda banale e scontata assumerà, presto o tardi, sempre maggiore importanza nel farvi accorgere che, in realtà, desti non siete stati mai se non per il fatto di aver tenuto gli occhi aperti quando vi siete svegliati stamattina e per esservi mossi come dei robot per andare al lavoro.

SVEGLIARSI SIGNIFICA ACCORGERSI DELLA MECCANICITA' CHE GOVERNA OGNI NOSTRA SINGOLA AZIONE QUOTIDIANA E COMINCIARE AD OSSERVARLA DALL'"ESTERNO" SENZA LASCIARSI PIU' COINVOLGERE DIRETTAMENTE DAI SUOI AUTOMATISMI OSSESSIVI.
(Immagine presa dal web)

PERSONA SVEGLIA E' COLUI IL QUALE AVRA' SAPUTO TRASFORMARE UN SEMPLICE GESTO DI VITA QUOTIDIANA QUALE PUO' ESSERE, AD ESEMPIO, IL BERE UN CAFFE', IN UN ATTO SACRO, UN INNO ALLA VITA CHE, LUNGI DAL RIMANERE NELLA SUPERFICIALITA' E SCIVOLARE VIA DIETRO ALTRI GESTI MECCANICI, PERVADE E TRASFORMA CHI LO VIVE  DA AUTOMA QUAL'ERA, IN CREATURA DIVINA, FACENDOLE RITROVARE LA STRADA VERSO IL  SUO CUORE E LA COMUNIONE CON DIO. 

Vincenzo Bilotta