domenica 7 aprile 2019

Stamattina mi sono bevuto una tazza di tè

Stamattina, poco dopo essermi alzato, ho deciso di prepararmi del tè. Ho messo il pentolino sul fuoco, l'ho portato all'ebollizione, ho versato l'acqua bollente in una tazza per poi mettere il tè in infusione per 4 minuti circa, così viene più forte e sprigiona al meglio il suo aroma. Passati i 4 minuti l'ho zuccherato e, dopo aver mescolato il tutto, ho cominciato a berlo, a volte soffiando dentro la tazza, era molto caldo.

Poi, all'improvviso, ho smesso di bere il tè e mi sono perso. All'improvviso sono arrivati, loro, proprio loro, i pensieri, a raffica, come un fiume in piena, no, peggio, come un'onda di tsunami, travolgendo la mia quiete interiore ed esteriore, il mio rilassarmi in una pigra domenica mattina, quando tutto sembra essere al suo posto, dove anche un alito di vento trova il suo spazio nell'eterna perfezione dell'ADESSO.
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In quel momento non ho più assaporato il tè, ogni cinguettio degli uccellini, è primavera ormai, sembrava essersi perso nelle voragini della mente, sempre lei che, coi suoi pensieri tumultuosi, ti assale all'improvviso, senza chiedere il permesso, mandando tutto all'aria, la tua quiete, il tuo respiro regolare, trascinandoti con impeto irrefrenabile dentro le sue problematiche create ad arte al solo scopo di farti dimenticare ciò che fai, ciò che realmente SEI, e mandandoti indietro nel tempo o, a seconda della sua lunatica decisione, avanti nel futuro.

Lo scopo? Farti dimenticare di te, del té o di quant'altro tu stia facendo. Tornando a me e alla mia tazza di tè, vi confesso che, per un paio di minuti mi sono perso, crucciandomi per ciò che potrebbe accadere nella mia Vita in un futuro prossimo, chiedendomi se le cose che sto sistemando al suo interno si risolveranno al meglio, se, se, se, se...
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Ad un certo punto ho visto me stesso proiettato in un tempo futuro fatto di problemi che cominciavano a crearmi sofferenza per come sarebbero potuti andare, fatto di dettagli creati al solo scopo di creare in me ansia, vuoto inconsapevole, paura dell'ignoto.

A quel punto, proprio quando tutto sembrava perduto in un futuro spaventoso, dove sembravano essere naufragate tutte le mie più rosee certezze e mentre il tè stava diventando freddo, SONO TORNATO, HO RESPIRATO, GLI UCCELLI SONO TORNATI A CANTARE, HO COMINCIATO A SENTIRE IL SOLE CAREZZARE LA MIA PELLE E, DIETRO TUTTO QUESTO, HO FINITO DI BERE IL MIO TE' VERDE, VARIETA' GUNPOWDER.
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Alla luce di tutto ciò mi sono chiesto quante altre volte invece di tornare in sé ci si perda in pensieri inutili, ci si rovini la Vita facendo proiezioni su un futuro catastrofico, si cerchi di affrontare tutto e subito, sperando di risolverlo ancor prima che l'evento che si aspetta o si teme possa accadere.
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Lasciamo ad ogni giorno i suoi problemi, alla mente le sue fantasie, noi limitiamoci a vivere, attimo per attimo, ciò che la Vita ci dona perché è proprio come un abito fatto su misura, è fatto per noi, ci calza a pennello e non dobbiamo cercare altro, altrimenti ci perderemo l'istante e il nostro buon tè si raffredderà, ormai stufo di aspettare il nostro ritorno dai nostri voli pindarici in cieli costellati da fantasie perverse.

Vincenzo Bilotta 

lunedì 1 aprile 2019

Creare il testimone

Chi lavora su di sé sa benissimo che, non appena ci si distrae, il che accade molto di frequente, ciò a causa degli automatismi che ci governano da sempre, si cade in uno stato di sonno, dove si perde la possibilità di governare le proprie azioni, di vivere in maniera consapevole la propria Vita e si diventa schiavi dei propri pensieri. Ma non solo...

Oltre ad identificarsi coi propri pensieri, si comincia anche, inevitabilmente, a creare una realtà allucinatoria all'esterno di noi, questo come diretta conseguenza della perdita di controllo dovuta ad uno stato di "assenza da sé", il che è proprio l'opposto rispetto al ricordo di sé auspicato, fra gli altri, da Gurdjieff. E allora ecco che si diventa ansiosi, depressi, arrabbiati, aggressivi, tristi, ci si sente soli...
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In realtà basterebbe osservare in maniera imparziale questi pensieri per poterli poi lasciare andare, ciò senza correre il rischio di immedesimarsi fino a diventarne schiavi. Tutti, indistintamente, impariamo a vivere, almeno così c'insegnano, in una condizione di ansia per ciò che potrebbe accadere in un futuro più o meno prossimo all'interno delle nostre Vite. Ciò crea un divario spaziotemporale fra il QUI E ORA ed un futuro imprecisato, dove ci si ostina a vivere, pura fantasia, anzi... Pura follia!

Sempre più persone mi contattano dicendomi di sentirsi ansiose, tristi, depresse, arrabbiate, spesso per fatti che potrebbero accadere o che sono accaduti anche 30 anni prima! In realtà non si ha il controllo della situazione, non si sa nemmeno come fare con questa mente irrequieta, sempre pronta a proiettarci dentro degli scenari apocalittici degni di un film horror, ciò al solo scopo di farci soffrire.
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Ma esistono davvero i pensieri? O sono solo dei naturali processi mentali, dei programmi che la nostra mente elabora di continuo perché, alla fin fine, è questo il suo compito? I pensieri, in realtà, non hanno una consistenza solida, non sono veri, a meno che non ci si identifichi, come fa la maggior parte degli esseri umani.

E allora ecco nascere i disagi, l'incapacità di gestire le emozioni, a volte sorgono problemi a livello psicofisico anche seri, ciò per il fatto che si finisce per credere alle proiezioni mentali al punto da creare degli squilibri a livello energetico fino a sfociare nella "Benattia", (che è anche il titolo del libro del Dott. Francesco Oliviero, oltre ad essere un termine da lui coniato),  al secolo malattia.
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Ma come si fa a guardare dentro il pozzo senza fondo, dal quale sembra costituita la mente con tutti i suoi pensieri, senza, tuttavia, correre il rischio di caderci dentro e rimanerne intrappolati in eterno? E' davvero possibile essere felici, liberi, senza pesi, senza sensi di colpa, e poter gioire, finalmente, della Vita in maniera incondizionata?

La risposta è: certo che sì! Il fatto che nessuno c'insegni come fare gioca un ruolo fondamentale nel creare un'umanità "all'apparenza infelice". Sì, perché, sotto sotto, possiamo essere felici, basta riuscire a sganciarsi dalla mente con le sue proiezioni fantasiose quanto ripetitive per poter, finalmente, gestire la nostra Vita in maniera autonoma e rilassata.
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Il passo fondamentale che potrà portare alla libertà dall'illusione dei pensieri è costituito dalla creazione del cosiddetto testimone. Cos'è il testimone? Il testimone è colui il quale osserva senza giudizio, almeno ci prova, i propri pensieri e smette, al contempo, di entrarci dentro, di crederci, di "diventare" i pensieri stessi.

Per cominciare il lavoro che potrà portare, se seguito, alla creazione del testimone, occorrerà innanzitutto osservarsi, sia mentre si compiono le azioni quotidiane quali lavorare, fare i lavori di casa, guidare l'auto o bere un caffè, sia quando, e ciò accade inevitabilmente, la mente proietta in maniera costante e, spesso, ripetitiva, determinati pensieri.
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Alcune persone credono talmente tanto nel proprio dialogo interiore che finiscono, senza accorgersene, col parlare a voce alta coi propri pensieri! Lì ci sarebbe un bel pò da lavorare allo scopo di riuscire ad osservare senza ripetere il dialogo interiore a voce alta...

Anche il solo cominciare ad osservarsi è, di per se stesso, complesso e di non facile attuazione, ciò perché la nostra mente agisce in maniera automatica, proprio come una nave senza nessuno al timone (puoi leggere il mio articolo, in proposito, dal titolo CHI COMANDA LA NAVE?).
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All'inizio del lavoro, quindi, basterà sforzarsi per riuscire ad osservare, almeno per un pò, i pensieri che la nostra mente proietta. Ci si accorgerà subito della complessità del lavoro che, per certi versi, potrebbe essere, agli inizi e se non si ha volontà, frustrante.

Dopo aver sviluppato la capacità di osservazione, occorrerà esercitarla in maniera costante, non solo quando si medita ma, soprattutto, quando si è immersi nella Vita quotidiana, tipo mentre si fa la spesa, si lava l'auto, si è in fila allo stadio.
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L'osservazione da sola non basta. Occorrerà smettere, in un secondo tempo, di credere ai pensieri e, soprattutto, di giudicarli. Col tempo, la volontà e la costanza, si svilupperà il cosiddetto testimone, che costituisce, poi, un ricongiungerci con la nostra VERA NATURA, al di là delle forme, del tempo e dello spazio.

Una volta creato il testimone, si sarà, finalmente, liberi dalla mente coi suoi processi di pensiero compulsivi e si potrà trasformare in maniera radicale la propria Vita. Cambieranno le relazioni, cominceranno ad accaderci cose piacevoli, potremmo decidere di cambiare lavoro, ciò perché, nel frattempo, avremo avuto modo di uscire dagli schemi di pensiero ordinario per poter abbracciare la nostra personale visione della realtà.
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Il testimone siamo noi senza il rumore di fondo costituito dalla mente con le sue ansie e preoccupazioni; il testimone siamo noi al di fuori dallo spazio e dal tempo, oltre le dimensioni conosciute fino al conoscibile; il testimone E' senza giudizio; il testimone costituisce la liberazione dell'essere umano dalla schiavitù della mente fino a diventare padrone della propria Vita che è libertà dalla forma e dal pensiero.

Vincenzo Bilotta

domenica 17 marzo 2019

Ama i tuoi nemici

"Avete inteso che fu detto: Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?" (Mt 5, 43-46)

Nel Vangelo Gesù parla chiaro, non si possono avere dubbi: dice di amare i propri nemici, non di odiarli, né di vendicarsi. Ma come fare ad amare i propri nemici o, meglio, come si può applicare tutto ciò all'interno della propria Vita? Oggi darò una mia personale interpretazione di tutto ciò, una chiave di lettura ai fini evolutivi e di applicazione pratica nelle nostre Vite quotidiane.
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Intanto premetto che quando parlo di nemici mi riferisco, in primo luogo, ai nemici interiori. I nemici interiori sono quelli che comandano le nostre Vite e ci portano a compiere determinate scelte che sono condizionate proprio dalle pressioni alle quali siamo sottoposti a livello psicofisico. Pensavate che i nemici fossero solo esterni a noi e che noi eravamo in balia degli eventi che accadevano al di fuori del nostro apparato psicofisico?

I primi nemici interiori sono, come ben sapete, i pensieri, ciò almeno fino a quando non riusciremo ad avere la capacità di osservazione che ci permetterà, in un secondo tempo, di distaccarci da essi per poter cominciare a pensare smettendo, al contempo, di venire pensati.
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Oltre ai pensieri ci sono ben altri nemici e molto, molto più potenti dei primi: essi sono costituiti da tutte le parti di noi che non siamo ancora riusciti ad accettare e contro le quali continuiamo a lottare quotidianamente. Questo comporta un dispendio di energie rilevante, ma noi non ce ne accorgiamo nemmeno, non possiamo, ciò per il semplice fatto che sono spesso conflitti o idee che ci accompagnano fin dall'infanzia e che portiamo avanti col pilota automatico.

Bisognerà portare luce nelle parti in ombra della nostra personalità, specie negli angoli più bui dove non abbiamo mai avuto, fino ad oggi, il coraggio di addentrarci perché è proprio lì che si celano i nostri nemici interiori più potenti che dirigono, dal regno delle tenebre, le nostre Vite nostro malgrado.
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Certo, lo so, oltre ai nemici interiori esistono quelli a noi esterni e possono essere interpretati da diversi soggetti che vanno dalla suocera al capoufficio, dal figlio adolescente ribelle alla moglie infedele, ognuno avrà ciò che più gli servirà per svegliarsi ed uscire definitivamente dallo stato di sonno. Sì, è difficile da credersi ma ogni realtà a noi esterna dipende da un mondo interno mai osservato né gestito in maniera corretta.

In pratica fuori è una proiezione di dentro, una sorta di specchio ricco di infinite sfaccettature riflettenti il nostro mondo interiore e, di conseguenza, gli stati d'animo che abbiamo vissuto fino a quel momento. Ecco che, dopo quanto detto, anche la figura del nemico non dovrebbe essere più vista come quella del carnefice che entra a far parte delle nostre Vite allo scopo di torturarci e renderci ogni cosa difficile.
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Chi ama i propri nemici, interiori prima ed esteriori di conseguenza, lo fa per un'unica ragione: quella di evolvere attraverso il loro specchio, cominciando un lavoro volto più all'introspezione e meditazione che non alla demolizione dei presunti "nemici" a lui esterni.

Alla luce di quanto detto anche la suocera che sembra divertirsi a rompere le palle o il figlio ribelle che non si ritira mai all'ora prestabilita e studia quando se ne ricorda, diventeranno dei Maestri (con la emme maiuscola) discesi nella nostra dimensione spaziotemporale allo scopo di farci evolvere attraverso l'attrito con le loro personalità divergenti rispetto alle nostre.
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Alla fin fine, come ben sapete, per evolvere e crescere a livello psicofisico fino a ricongiungersi con la propria Anima, occorre vivere in una condizione di apertura di cuore. Ma prima di poter evolvere occorrerà bruciare il proprio ego sul rogo della propria Essenza Consapevole Risvegliata dal sogno di materia e, per far questo, occorrerà una scintilla che possa ridurre in cenere la propria personalità stratificata.

Questa scintilla si potrà produrre proprio grazie all'attrito con le forze a noi esterne e attraverso lo scontro apparente che servirà a far crescere SOLO CHI SARA' PRONTO AD AMARE CIO' CHE GLI STA DI FRONTE QUALE PROIEZIONE DI CIO' CHE NON E' MAI STATO, FINO A QUEL MOMENTO, CAPACE DI OSSERVARE E TRASMUTARE DENTRO DI SE' SENZA PIU' NEGARLO NE' GIUDICARLO.

Vincenzo Bilotta

domenica 3 marzo 2019

Uscire dal personaggio

"C'è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno." (Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila)

Ciascuno di noi interpreta un personaggio. No, un personaggio sarebbe poco. In realtà ciascuno di noi porta dentro di sé tanti personaggi quante sono le persone che frequenta, le situazioni con le quali interagisce. Se ci fate caso, quando siete a casa e vi trovate in compagnia di vostra madre usate un determinato tono, un certo linguaggio e delle posture specifiche.
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Se, invece, vi trovate con i vostri figli, allora il discorso cambia, e ancora con vostra moglie e il vostro datore di lavoro o partner in affari o, ancora, se avete una ditta in proprio, con i vostri dipendenti. Insomma, ognuno di noi ha tanti personaggi dentro di sé, ognuno con una sua caratteristica specifica che li contraddistingue da tutti gli altri e ne delimita, al contempo, i confini.

Questi personaggi li sviluppiamo nel corso della nostra crescita e ci servono per interagire al meglio con il mondo a noi esterno. Nasciamo come lavagne bianche, non abbiamo nessun tipo di personaggio dentro. Quando siamo piccoli vogliamo solo giocare, esplorare il mondo, conoscere le cose, gioire del momento, il resto sono solo follie da adulti.
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Poi il discorso cambia, col tempo si cresce, si riceve un'educazione-programmatica, si tende ad essere inquadrati per poi, terminato il processo di programmazione cerebrale, essere inseriti nel gregge di umanoidi medi e messi a pascolare come pecore del sistema. Ma questo è un altro discorso, oggi mi occuperò dei vari personaggi che vivono al nostro interno e che si sviluppano, li sviluppiamo noi in realtà, assieme al nostro sistema psicofisico.

Quando diventiamo adulti, tendiamo ad assumere determinati atteggiamenti a seconda delle persone che ci troviamo davanti. Fa parte del modo naturale di interagire con il mondo esterno, è una strategia efficace per comunicare con chi ci sta di fronte, assumendo posture, toni di voce, e modi di fare che dovranno essere il più efficaci possibili in relazione al contesto.
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Perfino quando abbiamo il nostro gatto in braccio assumeremo determinate posture ed avremo un tono di voce diverso rispetto a quando andiamo a comprare il pane. Fa parte del gioco, il gioco dei personaggi, il gioco della Vita.

Il problema sorge quando noi non riusciamo ad uscire da un determinato personaggio ed esso comincia a governarci in maniera quasi automatica. In questi contesti noi siamo come degli zombie, non abbiamo più il controllo sulla nostra Vita, siamo come governati da un'identità a noi esterna, come posseduti da un demone/alieno.
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Alcuni hanno problemi a togliersi di dosso la personalità che utilizzavano durante il periodo delle scuole superiori quando, magari, venivano derisi dai propri compagni o svalutati dai professori. In quel caso si rischia di sviluppare e portare avanti una personalità insicura anche nei contesti lavorativi o nelle relazioni interpersonali.

Fondamentalmente, dopo quanto detto, bisogna precisare che, quando si è da soli a casa si interpreta un altro personaggio, quello vero, quello che di solito non esprimiamo liberamente in pubblico. QUELLO SIAMO NOI. La nostra identità va oltre i singoli personaggi che sembrano popolare e spadroneggiare all'interno del nostro sistema psicofisico.
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Noi siamo COLUI CHE OSSERVA i singoli personaggi. Se non riusciamo ad osservarci mentre interpretiamo i diversi personaggi, allora diventiamo come la maggior parte degli umanoidi medi: meccanici, scontati, incoscienti, in pratica degli zombie o, se volete, dei robot telecomandati da programmi educativi.

Ecco quanto è importante sviluppare l'osservatore esterno, quello che ci potrà consentire di gestire i vari personaggi nelle diverse situazioni di Vita quotidiane senza, tuttavia, mai perdere di vista la nostra vera essenza, quella che esiste al di sotto di tutto questo mare di persone che ci troviamo ad interpretare ogni giorno in quel teatro chiamato "Vita".
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Impariamo, quindi, ad osservarci ed evitiamo, invece, di identificarci con uno o più personaggi perché essi non fanno parte di noi, ci servono per agire con il mondo esterno, per fare da tramite allo scopo di comunicare in maniera efficace ma, ricordatelo bene, non sono la nostra Vera Essenza.

La Vera Essenza non ha nome né forma, essa è al di là del corpo e della mente, Eckhart Tolle la chiama il "testimone", ciò perché osserva, testimonia gli accadimenti senza, tuttavia, lasciarsi da essi coinvolgere. Imparate, quindi, almeno provateci, a sviluppare questo testimone, o osservatore silenzioso, per poter vivere e interpretare diversi ruoli senza mai diventare qualcuno di specifico. Solo così potrete tornare liberi ed indipendenti riappropriandovi, al contempo, della vostra Vera Natura Divina che è silenzio oltre le parole e la forma.

Vincenzo Bilotta

domenica 17 febbraio 2019

Vera natura ed identità anagrafica

Quando nasciamo, noi SIAMO. Nasciamo connessi con la nostra vera natura, che è al di là del nome, del sesso, della razza, della forma, dei possedimenti, SIAMO e basta. In quel momento siamo lavagne pulite, direttamente connessi col Divino che è in noi e, in quel momento e fino a quando non ci verrà da altri attribuita un'identità anagrafica, saremo in uno stato naturale di creatività.

Poi, come accade per tutti, subentra il processo educativo, la definizione maschio/femmina, bello/brutto, buono/cattivo e da quel momento tutto cambia. C'è un cambio di rotta radicale, si comincia ad essere definiti dall'esterno, dai nostri genitori, insegnanti, allenatori, amici, preti. Ci viene attribuito un nome, un domicilio, delle proprietà.
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Studiando acquisiremo dei titoli e con quelli saremo chiamati, dottore, onorevole, architetto, panettiere, operaio. Ma siamo veramente tutto ciò? No! Questo è solo un allontanamento dalla nostra vera natura, dalle nostre origini Divine, dal nostro stato creativo che, tuttavia e per fortuna, resta in noi allo stato dormiente.

Noi non siamo il nostro nome, il nostro titolo, le nostre proprietà, le nostre emozioni, il nostro conto in banca, la nostra relazione sentimentale, l'auto posteggiata sotto casa... Questi sono solo segni distintivi, identità esterne a noi. Noi SIAMO e basta!
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Quando cominceremo ad ESSERE senza nome, senza titolo, senza una precisa identità sociale, razziale o culturale che dir si voglia, allora e solo allora cominceremo ad avvicinarci alla nostra vera natura, al nostro vero stato, al nostro Dio interiore.

Chi riesce ad ESSERE torna, proprio per questo, ad attingere alle sue infinite potenzialità interiori sopite, sì, ma mai perdute. L'Anima torna a cantare melodie che prima il cuore non riusciva ad udire per il troppo caos mentale. Questa ristabilita comunione fra Anima e cuore determina uno stato di apertura di quest'ultimo.
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Chi riesce ad aprire il proprio cuore, comincerà a vivere uno stato d'innamoramento. Questo Amore sarà un Amore incondizionato verso tutto e tutti ma, soprattutto, verso se stesso. Chi si riconnette con la propria vera natura oltre la forma e la definizione può, finalmente, tornare ad amarsi come nessuno mai gli ha insegnato a fare, dopotutto nella nostra società ci viene insegnato un Amore verso le cose/persone a noi esterne, essendo visto l'Amore verso se stessi come egoistico e sbagliato, ciò per un retaggio religioso-culturale.

Ma quando la mente diventa silente tutto cambia, tutto si trasforma, tutto torna ad ESSERE ciò che, in realtà, è sempre stato. La differenza sarà data dal fatto che, una volta tornati alla propria vera natura, si riuscirà a percepire la gioia, l'entusiasmo, la gratitudine e l'Amore incondizionati propri dell'Anima, ciò perché si avranno OCCHI PER VEDERE E ORECCHIE PER ASCOLTARE la parola di Dio, quella che ognuno di noi ha portato sempre dentro di Sé e che è esprimibile con un solo verbo, un solo obiettivo, una sola azione: AMARE.
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La nostra vera natura, infatti, è Puro Amore Incondizionato che va oltre la forma, oltre il possesso, il nome e i titoli accademici, fino ad abbracciare l'infinito universo racchiuso in noi per farci tornare Coscienti delle nostre origini Divine e liberarci dal sogno di materia.

Vincenzo Bilotta

domenica 3 febbraio 2019

La Via verso la felicità

La felicità è una chimera per molti, frutto di sacrificio per altri, coronamento di un sogno prima di morire per la maggior parte. Per alcuni felicità significa auto di lusso, mobili antichi, super villa con piscina, successo, potere, elevarsi al di sopra della media, dominare le masse.

Spesso, però, nonostante si raggiungano questi traguardi, la felicità stenta ad arrivare, non arriva o, in alcuni casi, pur arrivando sparisce dopo poco tempo senza lasciare nessun senso di appagamento o crescita da parte di chi la sperimenta.
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La verità è che la Via verso la felicità è breve, dritta e senza ostacoli, se solo la si guardasse con gli occhi di un bambino. Perché, dovreste saperlo già, i bambini trovano le soluzioni a tutti i problemi, provano gioia nello sporcarsi in una pozzanghera di fango e, soprattutto, sono felici per il solo fatto di poter sperimentare la Vita, il gioco, il solo fatto di ESSERCI, di ESISTERE.

Succede, però, che accanto ai bambini felici ci siano altri bambini feriti, più comunemente chiamati adulti. Questi adulti, dopo aver avuto determinate esperienze poco piacevoli e aver vissuto con paura la Vita, hanno il compito di rovinare anche... volevo dire educare, i bambini.
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Così la felicità non è più raggiungibile tramite la Via maestra. Se si vuole essere felici si deve sudare, lavorare, faticare, ci si sacrifica, si rinuncia, diventa tutto un calvario insomma. Sì, gli adulti e il processo educativo-programmatico riescono, come sempre, a distorcere la realtà anche in questo caso, facendo deviare la maggior parte delle persone dalla Via diretta e senza ostacoli verso la Vera Felicità obbligandoli, piuttosto, a compiere dei giri tortuosi attraverso labirinti creati da menti che hanno sperimentato la paura e l'hanno trasmessa sotto forma di "esperienza" attraverso il processo educativo-programmatico ai loro successori nel percorso formativo sperimentale terrestre da parte dell'umanoide medio-mediocre.

In famiglia ci viene insegnato che per essere felici bisogna fare, fare, fare per poi avere e poter, infine ESSERE. Ci viene detto dai nostri genitori, educatori, amici, partner e allenatori, che la felicità è raramente raggiungibile, di breve durata ed ottenibile solo dopo intensi sacrifici, sofferenze, lavoro.
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Nessuno ci ha mai detto che il raggiungimento della felicità ha un percorso inverso rispetto a quello indicatoci da chi ci ha educati e cresciuti. Invece di dover fare, fare, fare per avere ed, infine ESSERE, bisognerebbe avere Coscienza di Sé, della propria natura Divina, del fatto che la Vita è un gioco per poter, così, ESSERE ed ottenere senza fare, fare, fare...

Anche la Via verso la felicità, dopotutto, se ci riflettiamo, è fatta di cose semplici. L'abbraccio da parte di una persona cara, l'aiutare un amico che ha bisogno di noi perché sta attraversando un momento particolare della sua Vita, sedersi ad ammirare un tramonto, stare ad occhi chiusi in spiaggia, respirando la brezza marina e lasciandosi cullare dal suono delle onde del mare... Questa è la Via verso la felicità, questa è la strada che ci porta a Dio.
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Il sistema, purtroppo, è strutturato in maniera tale da farci cercare la verità fuori di noi. Così come ci viene insegnato che la realtà dimora al nostro esterno nelle cose materiali e negli attaccamenti, ciò allo scopo di creare dipendenza per poter servire da nutrimento al sistema stesso, anche per quanto riguarda la felicità le cose non stanno diversamente.

Ci viene insegnato che per essere felici bisogna avere il SUV, fare le ferie in località dai nomi impronunciabili, avere tante donne/uomini, vivere al di sopra della media in una modalità usa e getta e avanti la prossima moda/subcultura da troglodita tecnologico.
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La felicità, in realtà, dimora IN NOI, noi siamo la felicità senza far nulla, rimanendo in ascolto del respiro, rilassando ogni muscolo, sorridendo senza motivo, passando dallo stato di competitività a quello di collaborazione con il nostro prossimo. Questa è la vera Via verso la felicità.

Le cose esterne a noi, siano esse relazioni sociali, lavorative, sentimentali, beni di nostra appartenenza, raramente sono stabili, nessuno ci garantisce la loro durata all'infinito, noi stessi siamo come auto prese in leasing, i nostri corpi li consegneremo al momento della morte, non li porteremo con noi di certo.
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In un modo o nell'altro, tutto ciò che è esterno a noi è passeggero, non comporta una vera felicità e, se può essere motivo di felicità, avrà una durata limitata. Prima o poi ci si stanca dei "giocattoli nuovi" siano essi la donna/uomo di turno, il lavoro prestigioso, l'auto supersportiva. Per questo si vive di arrivismo, si cercano prestazioni da primato, è una compensazione di un vuoto incolmabile, perché questo vuoto non può, in realtà, essere riempito di esteriorità.

Il vuoto è interno a noi e l'unico modo per colmarlo è guardarci dentro, al costo di perdercisi, di provare terrore puro. Dentro questo vuoto sta tutto il nostro malcontento, tutta la nostra illusione di essere soli al mondo, tutti i desideri di beni superflui, droghe imposte dal sistema per renderci suoi schiavi e privarci del nostro potere Divino originario.
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Alla luce di quanto sopra esposto, quale potrebbe essere la soluzione? Secondo me bisogna tornare ad essere come dei bambini, non inteso come infantili ma, semmai, come persone dal CUORE PURO E APERTO. Dopo essere tornati puri di cuore si potrà tornare a giocare con la Vita, a meravigliarsi di un tramonto, ad esserci mentre si sta lavorando, si sta facendo l'Amore, si sta passeggiando, respirando o bevendo una tazza di caffè.

Perché la felicità dimora nelle piccole cose che ci lasciamo sfuggire ogni giorno per la troppa fretta, per le troppe elucubrazioni mentali causa di ansie e sofferenze irreali. Viviamo in uno stato di sogno, di ricerca del piacere compensativo, allo scopo di risolvere problemi spesso frutto di fantasie e, di conseguenza irreali.
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BASTA SVEGLIARSI, BASTA FARE CIO' CHE SI E' SEMPRE FATTO MA CON COSCIENZA DI SE'. ALLORA, E SOLTANTO ALLORA, LA VITA POTRA' TORNARE AD ESSERE CELEBRAZIONE, GIOIA INCONDIZIONATA, VIA DI ACCESSO DIRETTO A QUELLA FELICITA' CHE E' SEMPRE ESISTITA IN QUANTO PARTE DI NOI, MA CHE NON AVEVAMO MAI TROVATA PERCHE' PERSI NELL'ILLUSIONE MENTALE DI DOVERLA CERCARE AL NOSTRO ESTERNO

Vincenzo Bilotta


domenica 20 gennaio 2019

Il parere altrui

"A tutti porgi orecchio, a pochi voce. Accogli sempre l'opinione altrui, ma pensa a modo tuo". (William Shakepeare)

La Vita Vera comincia fuori dagli schemi mentali. La maggior parte delle persone è legata ed affezionata a questi schemi mentali. Il più potente condizionamento presente fra i tanti a livello mentale è, sicuramente, il giudizio. Si ha paura del giudizio, si esprimono giudizi in maniera costante su cose, eventi, persone, ci si erge a giudici delle Vite altrui ma, al contempo, si teme l'altrui giudizio.
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Gran parte delle nostre azioni è condizionata dalla paura di essere giudicati, di ciò che potranno pensare gli altri riguardo alle scelte da noi fatte, ai percorsi intrapresi al seguire nuovi modelli di pensiero che potranno risultare, ai più, quantomeno strambi.

Il fatto è che noi dipendiamo dal giudizio degli altri e raramente facciamo qualcosa che possa andare contro l'opinione comune, ciò a costo di perdere l'occasione di evolvere ed uscire, finalmente dal branco di umanoidi medi o pecore belanti che dir si voglia.
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Fin da piccoli cominciamo ad essere giudicati. Tutto comincia non appena cominciamo a camminare e a vestirci. Già in casa, prima ancora di frequentare l'asilo, i nostri genitori cominciano col giudicare come mangiamo, come vestiamo, cercando di correggerci allo scopo di educarci, ma questa, seppur fatta a fin di bene, costituisce pur sempre una forma di giudizio.

Quando finiamo a scuola per essere educati-programmati saremo giudicati dai nostri insegnanti, allenatori, preti, amici. Le pagelle sono un esempio di giudizio. A volte potrà succedere, però, che questo giudizio non saprà cogliere gli eventuali disagi che la persona starà vivendo e finirà col peggiorare le cose, definendo l'alunno come introverso, timido, aggressivo o svogliato.
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Insomma, fin da piccoli, per star bene, ci insegnano a dipendere dall'altrui giudizio. Se questo giudizio sarà a noi favorevole, allora noi saremo, a nostra volta, felici. Diversamente, qualora verremo giudicati troppo aspramente, tenderemo a sviluppare un senso di inadeguatezza e la paura, per il futuro, di poter deludere le persone alle quali teniamo.

Man mano che ci abitueranno ad essere giudicati, noi stessi sentiremo il bisogno di chiedere il giudizio degli altri prima di compiere determinate scelte. Quando si chiede un parere su come si è vestiti, su quale percorso di studi intraprendere dopo le scuole superiori o, semplicemente sul ristorante dove poter mangiare una buona cena, questi non sono altro che forme di richiesta volontaria di giudizio agli altri.
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Si finisce col dipendere dagli altrui pareri prima di effettuare delle scelte non sapendo che, così facendo, ci si limita nella libertà di fare ciò che più si ama. La conseguenza di questa forma di dipendenza dall'altrui parere, la si può notare nella nostra società, dove ci sono persone che svolgono lavori in modalità "sopravvivenza", sposano persone perché temono di rimanere sole quando, in realtà, così facendo, saranno ancora più sole di quanto avrebbero mai potuto immaginare. 

Insomma, la nostra è una società che fa per paura di essere giudicata, vive di ragione e non di sentimento, trae spunto dai pareri e ha smesso di seguire le proprie passioni, i propri talenti e, in generale, i progetti della propria Anima, quelli per i quali è venuta al mondo.
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Ecco nascere da questa situazione di disagio la società attuale, fatta di persone depresse, insoddisfatte, alla ricerca di oppio per le menti iperattive ed irrequiete, persone sorde al linguaggio del cuore, che hanno orecchie solo per sottoporsi all'altrui giudizio dal quale fanno dipendere la loro felicità e il loro futuro.

Queste persone non sanno, però, che facendo dipendere il loro avvenire, la loro felicità, dall'altrui parere, giocheranno alla roulette russa, riuscendo raramente ad essere in grado di raggiungere i propri obiettivi in quanto, il più delle volte, raggiungeranno gli obiettivi consigliati dagli altri attraverso i loro pareri.
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Per uscire da questo circolo vizioso, da questa fabbrica in grado di generare solo persone infelici, bisognerà avere coraggio, apertura di cuore smettendo, al contempo, di avere paura del giudizio degli altri, di chiedere agli altri il loro parere prima di intraprendere una determinata strada.

Ricordate sempre che: SE FATE UNA SCELTA SARETE GIUDICATI; SE LA SCELTA NON LA FATE, ANCHE IN QUEL CASO SARETE GIUDICATI; SE RIMANETE INDECISI SUL DA FARSI, ANCHE IN QUEL CASO SARETE GIUDICATI; PROPRIO PER QUESTO, IMPARATE A FARE O NON FARE FREGANDOVENE DI CIO' CHE DIRANNO GLI ALTRI IN PROPOSITO.
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Tenete a mente che chi vi da dei pareri lo fa sempre in base alla propria personale esperienza e, a volte, questa esperienza, in realtà, non l'ha mai fatta e la basa sui "sentito dire", quindi non potrà esservi di nessuna utilità. Chiedete i pareri, se ciò vi può tranquillizzare riguardo determinate scelte e cambiamenti che intendete fare all'interno delle vostre Vite, ma riservatevi voi il diritto ad avere l'ultima parola in merito perché, la vera esperienza è quella che si fa attraverso le proprie azioni compiute sul campo pratico e non in base alle teorie ascoltate da chi, magari, il coraggio di fare le vostre scelte non lo ha mai avuto e adesso si permette pure di darvi delle direttive in merito.

Vincenzo Bilotta