domenica 17 gennaio 2021

Essere umili

Viviamo in un mondo dove è più importante l'apparire e il fare rispetto all'essere. Di conseguenza, l'ostentazione sarà il modus vivendi adottato dalla maggior parte delle persone e ciò determinerà una società basata sull'esaltazione dell'immagine, di un ego ipertrofico, una società del "dimostrare" rispetto al "divenire".

In un contesto sociale come quello descritto sopra, l'umiltà non trova certo spazio. Anzi, lungi da ciò è vista come una forma di sottomissione, inferiorità o mancanza di amor proprio... In poche famiglie viene insegnato ad essere umili e, ancor meno, viene spiegato che umiltà non significa sottomissione o umiliarsi agli altri...

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Essere umili non significa crearsi per poi nutrire dei complessi d'inferiorità che ci portino a non metterci mai in gioco per paura di perdere; essere umili, semmai, significa seguire le proprie passioni, realizzare i propri successi, pur mantenendo "la testa sulle spalle", come si suol dire... Essere umili significa vivere, creare, esprimere al massimo le proprie potenzialità senza mai degenerare nell'esaltazione o nel delirio di onnipotenza.

L'umiltà è vista, in questo contesto, come una forma di equilibrio fra i due estremi costituiti da una parte dai complessi d'inferiorità e, dall'altra, dall'esaltazione estrema. Chi è umile non è un fesso, non ha rinunciato a riscuotere successo, a vincere, a diventare un personaggio famoso e stimato, niente di tutto ciò.

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Chi è umile ha imparato, semmai, a rispettare e ad essere rispettato, a lavorare duro per ottenere ciò che vuole senza, tuttavia, ostentare il proprio lavoro né esaltarsi troppo. Chi ha sviluppato lo spirito di umiltà ha sviluppato, al contempo, una grande forza interiore, la stessa forza che lo sosterrà nelle tempeste della Vita senza mai fargli perdere di vista il proprio omega, fino a farglielo raggiungere per realizzare i progetti della propria anima.

Chi è umile non teme il disprezzo da parte di chi, fraintendendo la sua immensa ed equilibrata forza interiore, tenderà a criticarlo e a sottovalutarlo, semplicemente si limiterà a non dargli retta continuando per la propria strada senza dare adito a polemiche. 

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Essere umili comporta mantenersi bambini dentro. Solo un cuore bambino, capace di meravigliarsi ancora per un tramonto, di giocare ancora con la Vita senza nutrire nessuna aspettativa nei suoi confronti, può riuscire a rendere una persona umile e capace di amore incondizionato nei confronti dell'esistenza.

E' la persona umile che riesce a lavorare e produrre attraverso la creatività senza mai pubblicizzare eccessivamente il proprio lavoro al solo scopo di essere lodato. Chi lavora ed è veramente umile, infatti, non necessita del riconoscimento di alcun merito, in quanto sta solo esprimendo la propria creatività dopo essere andato oltre la programmazione e il pensiero del gregge.

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Chi è umile non esalta la propria umiltà, altrimenti sarebbe solo ego mascherato da falsa modestia. Le persone più umili sono quelle che riescono a svegliarsi prima rispetto a quelle che vivono di apparenze e fanno al solo scopo di essere lodate ed acclamate dalle masse. L'umile vive di più a contatto con la natura, lavora senza sentire fatica, realizza ciò che agli altri sembra impossibile, ciò per il fatto che è abituato a lavorare senza sosta e non ha paura di fallire nel perseguimento dei propri obiettivi perché ha imparato a giocare con la Vita evitando di ammuffire diventando adulto.

Gli artisti più famosi, coloro i quali realizzano capolavori in ogni settore delle arti creative, sono molto spesso persone umili, connesse con la propria interiorità, che vivono momento per momento, gioendo per ciò che gli offre senza aspettarsi nulla, semplicemente rimanendo connessi e continuando a fluire con la Vita.

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La persona più umile è grata per ogni giorno di Vita in più che Dio gli offre, per ogni dono che la Vita saprà portargli senza, tuttavia, ostentare la propria gioia in maniera eccessiva, rimanendo nella propria centratura, vivendo ogni cosa nel flusso, senza opporre mai resistenza. 

E' ALLE PERSONE UMILI CHE APPARTIENE IL MONDO, COLORO I QUALI SONO CAPACI DI GUARDARE OLTRE LE APPARENZE, DI FARE AL SOLO SCOPO DI CREARE A PRESCINDERE DAI RISULTATI, DI DIRE GRAZIE QUANDO RICEVONO UN SORRISO, DI CHIEDERE SCUSA QUANDO RICONOSCONO DI AVER COMMESSO UNA MANCANZA NEI CONFRONTI DI QUALCUNO, DI PERDONARE QUANDO RICEVONO UNA "CATTIVA" AZIONE", DI AMARE, INCONDIZIONATAMENTE, TUTTO IL CREATO, COSI' COM'E' SENZA VOLERNE CAMBIARE NULLA.

Vincenzo Bilotta

domenica 3 gennaio 2021

Uscire dal programma

Nasciamo tutti liberi, potenti e creativi. Da bambini sogniamo di fare mille mestieri, l'entusiasmo ci accompagna sempre, questo fino a quando non entriamo in contatto con la programmazione. Infatti, non appena raggiungiamo l'età scolare, saremo inquadrati nella massa dei non-pensanti. Da quel momento comincerà la programmazione, volta a creare delle persone in grado di produrre, specializzate nelle diverse discipline, ma che di creativo avranno ben poco.

Si entra nel programma sin dall'età di 4-5 anni, perché oggi i bambini cominciano già ad essere programmati dalla scuola materna, per poi continuare fino al conseguimento del titolo accademico. Nel mezzo della programmazione raramente si riesce a conservare l'animo creativo e, con esso, la curiosità nei confronti della Vita, in pratica il nostro bambino interiore viene messo a dormire, ciò allo scopo di creare un adulto ammuffito e specializzato nelle varie mansioni lavorative.

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Quando andiamo a scuola entriamo in contatto coi modi di vedere, sentire, percepire la Vita dei nostri insegnanti e, inevitabilmente, con le loro paure. Tutti abbiamo assorbito le paure e le aspettative dei nostri insegnanti a scuola e, prima di essi, dei nostri genitori a casa, dei preti in chiesa, degli allenatori in palestra ma, anche, degli amici in giro.

Il trucco sta nel rimanere con l'animo bambino facendo finta di essere degli adulti ammuffiti... E' necessario, anzi, di vitale importanza, mantenere una parte di noi, la più profonda, libera dal grigiore che l'insegnamento scolastico ci trasmette, occorre sviluppare uno spirito critico nei confronti di ciò che ci viene insegnato, una capacità di discernimento, essenziale per distinguere ciò che è giusto ricordare alla fine del percorso di studi rispetto a ciò che, invece, non è necessario memorizzare dopo le interrogazioni di routine.

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Ciò che risulta di fondamentale importanza è il rimanere fedeli al programma, almeno in apparenza, ciò per non suscitare le opposizioni dei nostri insegnanti, genitori, preti, amici, allenatori, mentre nel nostro intimo, nel nostro giardino interiore, continueremo a coltivare, in gran segreto, la nostra creatività, il senso del bello, la gioia di vivere, perché queste nessuno ce le può insegnare, le abbiamo già da bambini, dobbiamo solo custodirle e lasciare che crescano e si sviluppino in noi libere dalle incrostazioni che la programmazione scolastica tende a formare su tutto ciò che è "fuori dagli schemi".

Impariamo a pensare a modo nostro, ad uscire dagli schemi, smettiamo di avere paura del giudizio, dopotutto chi ci critica è chi non ha il coraggio di pensare con la sua testa e, per ciò stesso, decide di subire passivamente la programmazione scolastica.

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C'insegnano poesie da imparare a memoria, date storiche, materie scientifiche da ripetere a pappagallo durante le interrogazioni, ma NESSUNO c'insegna a ragionare con la nostra testa, a riflettere sull'esistenza, sulla Vita, su noi stessi. In pratica sembriamo tanti robot, impariamo le lezioni a memoria e a memoria le ripetiamo agli insegnanti ma, una volta terminati gli studi, poco o nulla di quelle nozioni rimarrà nella nostra mente.

Secondo me, nei programmi scolastici dovrebbero aggiungere materie quali "educazione alla Vita", "elementi base di amore incondizionato", "invito al pensiero controcorrente" e, per finire, "educazione al perdono". Ho elencato delle materie che, seppur utopistiche, sarebbero di vitale importanza per far mantenere vivo lo spirito bambino-creativo in ognuno di noi, il solo che può evitare la morte mentale delle masse, in un mondo che sta sempre più diventando una necropoli piena di zombie che credono di essere vivi e liberi di fare ciò che gli pare...

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In realtà nessuno, o pochissimi, riescono a realizzare se stessi, ciò perché devono prima superare due grandi ostacoli: il primo è la programmazione, il secondo è la paura di ciò che accadrà "dopo" che si sarà usciti dalla programmazione. In verità, la paura del "dopo" deriva dal fatto che nessuno c'insegna la libertà, perché è della libertà che abbiamo paura, non dell'andare oltre la programmazione ma, piuttosto, della responsabilità di essere gli artefici della nostra felicità!

Per uscire dalla programmazione occorrerà innamorarsi della Vita, rimanendo suoi allievi e lasciandosi guidare dalla curiosità e dal desiderio d'imparare cose nuove, giorno dopo giorno, senza smettere mai d'imparare. Una volta usciti dalla programmazione, ad attenderci troveremo la Vita, quella vera, quella che nessuno ci ha mai insegnato, alla quale affideremo i nostri sogni e, lasciandoci trasportare dalla sua corrente con fede, spinti dall'entusiasmo e dalla creatività, riusciremo finalmente a vivere ed esprimere la nostra individualità ed amore incondizionati, andando oltre, in maniera definitiva, la massa di automi robotizzati che sembrano ormai vivere in attesa della morte e lavorare nella speranza di un rapido pensionamento.

Vincenzo Bilotta

martedì 22 dicembre 2020

Chi c'è dietro il pensiero?

Tutti noi abbiamo una mente. Se Dio ce l'ha donata una ragione ci sarà. Sicuramente la mente non è nostra nemica, semplicemente molti di noi non sanno utilizzarla ma, al contrario, ne sono utilizzati, posseduti, a volte uccisi. I processi di pensiero sono il lavoro naturale della mente. La mente, ogni giorno, processa in media circa 60000 pensieri.

Come dicevo sopra, la mente non è nostra nemica, tuttavia, suo malgrado, lo diventa, ciò perché pochi di noi le lasciano fare il suo lavoro e finiscono dentro i processi di pensiero, ci si immedesimano talmente tanto da ripeterli più e più volte trasformandoli in ossessioni. In condizioni di osservazione esterna delle attività mentali, al secolo pensieri, la mente continuerebbe a fare scorrere i pensieri senza trattenerne nessuno se non per il tempo necessario affinché il processo avvenga in maniera corretta.

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Le persone tendono a complicarsi la Vita, sempre. Se ci sono tante persone infelici, incazzate, insoddisfatte, piene di odio, incapaci di amare, incapaci di perdonare, ciò è dovuto ad un'unica causa: il processo di pensiero ripetuto all'infinito e non controllato.

E' come un disco incantato che continua ad eseguire una particolare traccia dello stesso brano, una rottura di palle, in pratica! Eppure ormai quasi tutti vanno avanti così, basta uscire fuori per accorgersene: gente che parla da sola, che dimentica il motivo per il quale è uscita, che litiga per ogni minima banalità, che vive nel giudizio e, a sua volta, lo teme.

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Tutto nasce dalla mente, tutto finisce con la mente. Come si fa ad uscire da questo circolo vizioso, da questo gorgo che sembra aver risucchiato dentro quasi tutto il genere umano? La risposta è ATTENZIONE. E' attraverso l'attenzione che si può fare la differenza fra il continuare a vivere come dei cadaveri pensati da un'entità aliena che sembra averci posseduti o il distaccarsi da questi servomeccanismi fino a raggiungere la libertà interiore assoluta e definitiva.

Una considerazione fondamentale è d'obbligo: NOI NON SIAMO STATI, NON SIAMO E NON SAREMO, MAI E POI MAI, I NOSTRI PENSIERI. Allora una domanda sorge spontanea: chi c'è dietro il pensiero? Bella domanda, vero? Solo indagando in maniera introspettiva si potrà trovare la risposta giusta e, assieme ad essa, la libertà.

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Ma chi c'è dietro il pensiero? Fatta la domanda, mi sembra giusto dover dare una risposta, la mia, personale, in base al mio cammino esperienziale. Sicuramente, i pensieri sono prodotti dalla mente, ma dietro di essi c'è dell'altro, ci siamo noi, entità vibrante di coscienza, ma prima di tutto ciò dobbiamo riconoscerci in quanto tali dopo esserci affrancati dalla mente coi suoi processi automatici.

Per far ciò dobbiamo, prima di tutto, smettere di credere di essere i nostri pensieri, la nostra mente e cominciare a capire che noi siamo l'osservatore muto, una sorta di Dio, se vogliamo, che osserva la sua creazione ma non interviene mai né, tanto meno, si identifica in essa. I pensieri sono come un film, come un gioco, se vogliamo, un gioco in cui perde chi finisce col prenderlo troppo sul serio. 

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Ovviamente, la parte più difficile consiste nel non credere più a ciò che la mente proietta nelle nostre teste ogni giorno riconoscendo, al contempo, che noi siamo altro, siamo di più. Noi siamo libertà dal nostro corpo, dalle nostre emozioni, dai nostri sensi, basta riconoscerlo e capire che, tuttavia, tutto questo ci serve per interagire in questa dimensione ma, sicuramente, non ne dobbiamo essere schiavi.

La scelta di essere liberi, di andare oltre il pensiero, spetta a noi, come atto di volontà. Siamo noi che possiamo decidere di lasciare fare alla mente il suo lavoro senza, tuttavia, rimanere vittime dei suoi film. Siamo sempre noi che possiamo andare oltre le apparenze, oltre la fisiologia delle emozioni fino a liberarcene. Noi siamo i liberi creatori della nostra realtà ma, prima di riuscire in tutto ciò, dobbiamo riconoscerci padroni della nostra mente, non più schiavi dei suoi processi di pensiero.
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Noi siamo il vuoto che osserva la propria creazione e, se non gli va più a genio, può sempre modificarla. L'importante è rimanere sempre distaccati, lasciando scorrere i pensieri, anche quelli che, all'apparenza, sembrerebbero i più importanti. Tutto è vuoto e illusione, l'esterno non esiste, tutto ciò di cui abbiamo bisogno sta GIA' dentro di noi, occorre solo prenderne coscienza per vedere subito modificato anche ciò che sta fuori il quale altro non è se non una mera proiezione della nostra interiorità.

Vincenzo Bilotta

martedì 8 dicembre 2020

Saper stare da soli

"Chi sa stare da solo è una buona compagnia". (Vincenzo Bilotta)

Oggi voglio parlarvi della solitudine o, meglio, dell'illusione che quasi tutti gli esseri umani, anche quelli che sono all'inizio del cammino, provano quando rimangono soli con se stessi. Perché si ha tanta paura della solitudine?

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In primo luogo perché nessuno ci ha insegnato a stare bene con noi stessi, con la nostra interiorità. In secondo luogo il fatto di provare paura deriva da schemi comportamentali ereditati dalla società, dalla famiglia, dai luoghi comuni che ci fanno sentire inadeguati, tristi se stiamo da soli e, di conseguenza, ci fanno credere strane le persone che vivono e stanno divinamente da sole.

Chi sta bene da solo è visto come una persona scontrosa, asociale, un eremita, un disadattato, ma la lista potrebbe essere lunga un articolo intero e non è questo il mio scopo oggi. Se ho parlato di come sia guardato e giudicato male chi sta bene con se stesso, l'ho fatto per evidenziare il fatto che la nostra società è costituita da persone infelici, dipendenti dagli altri, sole per illusione.

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Sì, sole per illusione, perché nessuno di noi è mai stato, né sarà mai, solo. Ci si crede soli se non si esce ogni sera, se non si frequentano molte persone, cene, feste e festini, ma nessuno ha mai creduto che anche questo potrebbe essere strano e mascherare, dietro a tutto questo andirivieni di persone, una profonda, ancestrale paura di dover fare i conti con se stessi una volta cessati i rumori di fondo, quando si rimane da soli nella quiete della propria casa.

Il fatto è che le persone credono poco, o niente, in se stesse, hanno bisogno sempre del consenso degli altri, dei giudizi positivi per andare avanti, di una pacca sulla spalla da parte degli amici ad avallare le proprie scelte, ma nessuno mai, o pochi, ha pensato che proprio quando si scioglie questa paura di rimanere soli si è veramente liberi e capaci di stare in compagnia.

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Chi ha paura di rimanere solo, infatti, non esce con gli amici per divertirsi, non prova gioia ma, spesso, prova più paura di quando rimane da solo a casa. Ciò perché viene a crearsi un circolo vizioso di ansia che porta a pensare se domani quegli amici ci saranno ancora o se si rimarrà da soli... Con se stessi!

In realtà questi sono degli schemi mentali di paura, destinati a ripetersi all'infinito, a meno che... A meno che non si prenda coscienza del fatto che il vero benessere, la vera completezza derivano dall'aver fatto amicizia con la propria interiorità, coi propri demoni, trovando al proprio interno un punto di equilibrio che ci permetta, finalmente, di riconoscerci perfetti e completi così per come siamo, sia dentro che fuori, e ci consenta di bastare a noi stessi.

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Solo quando avremo riconosciuto la nostra interiorità potremo dirci delle persone complete, sane e capaci di condividere la nostra gioia col mondo esterno, senza più elemosinare compagnie, feste e distrazioni esterne allo scopo di rinviare il momento in cui dovremo guardarci dentro per poter scoprire, infine, che quel che pensavamo fosse un vuoto incolmabile era in realtà un luogo di pace dove rifugiarci per fare pace con noi stessi. 

Vincenzo Bilotta

lunedì 23 novembre 2020

L'immaginazione negativa

Tutti noi abbiamo un dono, quel dono, il più importante che possa essere stato messo a disposizione  degli esseri umani: esso si chiama immaginazione. E' attraverso l'immaginazione che ogni cosa può essere realizzata. Pensate ai progettisti, designer, architetti, fumettisti, scrittori, blogger, registi e, in generale, a tutti coloro i quali, come me, utilizzano la propria immaginazione fino a realizzare nella realtà i progetti che sono stati, prima, in grado di sognare e credere possibili fino a viverli con successo nelle proprie Vite.

Ma, purtroppo, la maggioranza delle persone a volte non sa come utilizzare questo grande potere immaginativo racchiuso nella mente di ciascun essere umano, così molti si ritrovano a lasciare inespressi i propri talenti contentandosi di un lavoro qualunque. Fin qui nulla di strano, alla fine stiamo parlando della maggior parte delle persone, dopotutto nessuno c'insegna ad utilizzare il potenziale immaginativo che ciascuno di noi possiede.

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Dopotutto a scuola gli stessi insegnanti non possono fare altro che trasmetterci ciò che loro stessi conoscono, ciò è naturale. Lo stesso avviene a casa coi genitori, parenti e quando siamo con gli amici. Insomma, nelle scuole, a casa, con gli amici, impariamo a conoscere cose nuove, date, posti, nomi di persone, ma non impariamo a conoscere noi stessi, la nostra interiorità.

Succede, anzi, che, spesso, lungi dall'utilizzare l'immaginazione al fine di realizzare lo scopo della nostra Vita, sia esso lavorativo, sentimentale o quanto ci sta più a cuore, usiamo la stessa per farci del male, creandoci disagi psicofisici anche di una certa entità. Questo accade perché, come sappiamo bene, il pensiero è energia. 

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Ovviamente, il pensiero avrà un'energia diversa a seconda del suo contenuto. Di conseguenza un pensiero positivo migliorerà la nostra Vita in tutti i suoi settori, mentre un pensiero negativo... Beh, basta uscire in giro per accorgersi subito degli effetti del pensiero negativo sulle persone: aggressività, frustrazione, depressione, violenza e inconsapevolezza totali.

L'immaginazione non è altro che il pensare a qualcosa, immaginarla appunto. Ma pare che gran parte dell'umanità, quando decide di utilizzare il suo potere immaginativo, lo faccia solo in maniera autodistruttiva, da qui il titolo dell'articolo di oggi: L'IMMAGINAZIONE NEGATIVA.

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Quando si utilizza l'immaginazione negativa, risulta chiaro quali potranno essere i risultati: stati d'ansia, rabbia, paura, sensi di colpa, questi tanto per citarne alcuni, ma la lista potrebbe essere molto più lunga, infinita... Il fatto è che si pensa sempre al peggio e, così facendo, risulta evidente come ci si possa sentire a livello emotivo, anche perché i pensieri influiscono direttamente sulla fisiologia del nostro corpo e, dal momento in cui si utilizzerà l'immaginazione negativa, ciò farà rilasciare all'ipotalamo, per mezzo dell'ipofisi, i cosiddetti ormoni dello stress.

Gli ormoni dello stress creano un circolo vizioso, una sorta di dipendenza da parte dell'organismo, così il cerchio è completo: si utilizza l'immaginazione negativa, il cervello produce gli ormoni dello stress, l'organismo permane in uno stato di tensione, il cosiddetto "attacco o fuga" e, di conseguenza, si diventa dipendenti da questi stati d'ansia.

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Io conosco alcune persone che si ripetono come un mantra un vecchio detto siciliano che recita "pensa o' mali cà ti vena ù beni" che tradotto significa "pensa al male così ti arriva il bene"... Pensando al male, immaginando in maniera negativa l'evoluzione delle cose nel mondo e all'interno delle nostre Vite, non faremo altro che attirare altro male, oltre al male che ci faremo a livello psicofisico.

Sì, perché se si utilizza un'immaginazione negativa, si attraggono eventi, persone e cose negative nella propria Vita, tutto questo per la legge dell'attrazione, la quale è sempre pronta ad esaudire ogni nostro desiderio, conscio o inconscio. Da qui l'esigenza di trasformare la propria immaginazione da negativa in positiva per trasformare il nostro mondo interiore e, di conseguenza, tutto ciò che sta al di fuori di noi: cose, persone, eventi, luoghi.

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Quando si comincia un lavoro su di sé, sarebbe di fondamentale importanza cominciare a visualizzare la Vita dei propri sogni cominciando, al contempo, a ringraziare, come se la si fosse già ottenuta. Questo meccanismo ci aiuterà ad esercitarci nell'immaginazione positiva, lasciandoci alle spalle, pian piano, quella negativa. Sarà come una sorta di disintossicazione graduale sia dall'immaginare le cose in negativo che dagli ormoni dello stress.

Infatti, il lavoro più difficile sarà quello di smettere di nutrirsi, drogarsi, di dolore e degli ormoni ad esso connessi, direi consequenziali. Insomma, dobbiamo imparare ad immaginare in positivo, sostituendo pensieri gioiosi, di successo, di fede in un futuro ricco di belle notizie e nuove ed arricchenti opportunità, se davvero vogliamo ricondizionare le nostre mappe sinaptiche cerebrali, educandole alla gioia e all'equilibrio.

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L'immaginazione positiva avrà effetti anche a livello cellulare. Le prime cellule che potranno godere di questi benefici saranno quelle del cervello e, di conseguenza, anche l'ipofisi comincerà a produrre i cosiddetti ormoni del benessere trasformando, di conseguenza, il nostro sistema psicofisico permettendo, al contempo, il ripristino dell'equilibrio omeostatico e il mantenimento dello stato di salute perfetto.

In questo modo tutto nella nostra Vita si trasformerà. Abbiamo già descritto gli effetti che si producono a livello fisiologico nel nostro cervello, prima e nel nostro corpo, di conseguenza. Ma il bello deve ancora venire... Trasformando il nostro mondo interiore, non potremo fare a meno di mettere in moto la legge dell'attrazione, la quale ci invierà cose, persone, situazioni ad aumentare i nostri già elevati livelli di amore incondizionato e gioia interiore sviluppati grazie al potere dell'immaginazione positiva.

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Da oggi, e per almeno 21 giorni, provate a sostituire l'immaginazione positiva a quella negativa. Di conseguenza, alla lamentela, tristezza, depressione, rabbia sostituite la GRATITUDINE, LA GIOIA DI VIVERE, L'ENTUSIASMO, L'EQUILIBRIO INTERIORE, fatelo per almeno 21 giorno, tale è, infatti, il tempo minimo affinché si mappino nuove reti sinaptiche nel cervello recanti, al loro interno le nuove abitudini acquisite. Se questa non è magia...

Vincenzo Bilotta





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lunedì 9 novembre 2020

La paura dell'abbandono

Quello della paura dell'abbandono è uno degli argomenti più delicati che possano essere trattati. Di solito, essa si origina nella primissima infanzia, ma capita anche durante l'età adulta. Si può essere abbandonati o sentirsi tali, non ha importanza. 

Ciò che importa è che il soggetto che si sente abbandonato, costruirà uno schema di abbandono che tenderà ad accompagnarlo all'interno di relazioni di amicizia, lavorative o sentimentali, poco importa, facendogli sabotare, prima o poi, questi legami fino a fargli rivivere il trauma da abbandono, più e più volte.

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Come detto prima, la paura dell'abbandono nasce dall'aver vissuto un abbandono da parte di una persona che costituiva per noi un punto di riferimento. Essa avviene improvvisamente, ci lascia sorpresi, spaventati, tristi... Può capitare che, mentre siamo ancora piccoli, uno dei nostri genitori muoia o vada via di casa o, ancora, da adulti, il partner ci tradisca o decida di andarsene all'improvviso.

Ecco che, in quei contesti, nasce la paura dell'abbandono. Questa paura è la conseguenza della mancata accettazione della scelta che l'altra persona fa, di andare via. Dopotutto, ogni anima ha un suo percorso, ma tutto questo va oltre le aspettative della mente. 
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Nessun genitore, infatti, si sognerebbe di morire per il piacere di abbandonare il proprio figlio in tenera età, ma l'anima, probabilmente, aveva in serbo per lui proprio quel progetto, ciò a fini evolutivi, ma vallo a spiegare al bimbo, quando non vede più tornare a casa il papà, o la mamma, per poterlo/riabbracciare...

Questi sono dei traumi che ci si porta dentro a Vita e che, se non elaborati correttamente, tenderanno a sabotare tutte le relazioni future. Ma perché avviene questo sabotaggio? Qui, oltre agli schemi mentali c'entrano molto le energie del soggetto che si porta dentro la paura dell'abbandono. La paura è, essa stessa, energia, e tenderà, se non osservata e trasformata, ad avvelenare tutti i rapporti che vivrà o, almeno, proverà a vivere, la persona che se la porta dentro.

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Di conseguenza, se una donna abbandonata dal primo partner che considerava l'amore della sua Vita, non sarà capace di portare alla coscienza il fatto che non tutti gli uomini sono uguali ma, al contrario, tenderà a portare in un rapporto l'energia della paura del tradimento/abbandono, di conseguenza attirerà a sé, per la legge dell'attrazione, partner che la tradiranno per poi abbandonarla.

Spesso, sempre a causa della paura dell'abbandono, si sabotano le relazioni ancor prima che comincino. Capita, infatti, che la persona che ha paura di essere abbandonata ci metta poca energia/entusiasmo, nella storia, ciò fin dal principio. Questa mancanza di entusiasmo, questa scarsa energia nel rapporto, può essere sentita dal potenziale partner ed interpretata come una forma di disinteresse a che il rapporto cresca portandolo, di conseguenza, ad andarsene prima ancora che la storia possa diventare seria.

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Ma come fare a non cadere sempre nello stesso schema precludendosi, così facendo, la possibilità di essere finalmente felici? Innanzitutto bisognerebbe prendere coscienza del fatto che ci si trascina dentro, in maniera inconsapevole e, a volte da moltissimo tempo, ancora questa paura dell'abbandono associata, spesso, alla paura di rimanere soli.

Dopo aver preso coscienza di queste dinamiche che governano in maniera automatica la nostra mente, occorrerà trasformarle fino ad estirparle, proprio come si fa con le erbacce quando invadono il nostro giardino. Per far questo sono utili diverse metodologie, quali ipnosi regressiva, costellazioni familiari, meditazione. Io personalmente utilizzo E.F.T., logosintesi, T.A.I. da molti anni e mi ci trovo benissimo. Ognuno di voi potrà scegliere la tecnica che fa per sé in base al proprio sentire.

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In ogni caso sarà importante un accurato e profondo lavoro su di sé prima di innamorarsi di un nuovo partner, ciò per evitare di soffrire e far soffrire l'altro/a a causa della paura dell'abbandono inconsapevole che, se non portata alla luce e sanata, tenderà a far perpetuare questi schemi autosabotanti all'infinito.

Vincenzo Bilotta 

lunedì 26 ottobre 2020

Non puoi cambiare gli altri

"Non puoi cambiare gli altri, puoi cambiare te stesso ed essere da esempio". (Vincenzo Bilotta)

Ogni essere umano, si sa, è fatto a modo suo. Ha un suo modo di pensare, agire, vivere. Ciò che influenzerà la personalità adulta saranno il contesto familiare, culturale ed educativo nel quale un determinato soggetto cresce e dal quale, inevitabilmente prenderà esempio. Una volta divenuto adulto, alla fine di quello che io definisco processo educativo-programmatico, l'essere umano si sarà fatto una determinata idea sulla Vita... In realtà gli avranno insegnato che idea farsi sulla Vita!

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Nella società in cui viviamo, le scuole, le istituzioni e tutti coloro i quali sono preposti alla nostra educazione, cercano di inquadrarci, definirci, farci credere determinate cose... Una sorta di manipolazione mentale avviene fra i banchi di scuola, di una chiesa o nelle panchine di un campo sportivo. I nostri insegnanti, preti, allenatori, infatti, un pò come noi del resto, tenderanno a programmarci a credere, agire e pensare in una determinata maniera.

Ma se tutto questo, un bel giorno, non ci bastasse più? Ecco nascere le crisi d'identità, il bisogno di avvicinarsi a qualcosa di trascendente che possa darci un sollievo, almeno momentaneo, dai pensieri che sembrerebbero non lasciarci un istante di tregua. Da queste crisi d'identità, spesso, potrà nascere il cambiamento nella persona che le sta vivendo.

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Il desiderio di cambiare porterà a sperimentare il lavoro su di sé, volto al cambiamento dei propri modi di pensare e agire attraverso la destrutturazione dagli schemi mentali acquisiti durante il processo educativo-programmatico. Questo richiederà costanza, impegno, coraggio, occorrerà mettersi in discussione e mettere, di conseguenza, in discussione tutto ciò che ci è stato insegnato, imparando a remare controcorrente e a lasciarsi scivolare di dosso gli eventuali giudizi da parte di chi, conoscendoci da diverso tempo, vorrebbe impedirci di cambiare, credendoci dei "folli".

Ma se già il nostro, di cambiamento, risulta abbastanza complesso, figuriamoci il voler cambiare a tutti i costi gli altri. Proprio del voler cambiare gli altri mi occuperò in questo mio articolo. 

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Durante il nostro cammino di crescita personale, nato, come ho già avuto modo di scrivere sopra, dal desiderio di cambiare in meglio la nostra Vita smettendo, al contempo, di continuare a pensare come ci hanno insegnando gli altri per cominciare a farlo, invece, in maniera autonoma, potrà capitarci di incontrare persone che sembrerebbero essere in difficoltà e dovrebbero, a nostro avviso, cambiare qualcosa nelle loro Vite.

In questi casi verrebbe spontaneo aiutare gli altri a cambiare, cominciando a dispensare consigli alla persona di nostra conoscenza, su ciò che sarebbe bene fare o non fare allo scopo di cambiare. Ciò costituisce una forzatura, non è così, infatti, che si può aiutare una persona a cambiare. Chi è in difficoltà e necessità, per questo, un cambiamento, non va mai forzato a farlo, potrebbe essere non pronto o, peggio, andare in blocco, ciò a causa di paure delle quali, magari, noi non siamo a conoscenza.

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L'unica cosa che possiamo fare se vogliamo davvero aiutare una persona a cambiare, è cambiare noi stessi e fare da esempio. In questo modo, l'altro può seguire la nostra via per sua libera scelta e senza sentirsi obbligato in alcun modo a farlo. Possiamo parlare di come abbiamo fatto noi a cambiare, magari creando dei blog come questo, dove descriviamo i passi salienti che, se seguiti, potrebbero portare al cambiamento, ma non dobbiamo, mai e in alcun modo, cercare di cambiare gli altri imponendoglielo o, comunque, dicendogli di cambiare e offrendoci come "guide" che possano indicare loro il cammino da intraprendere.

OGNUNO CAMBIA SE STESSO QUANDO E' PRONTO E SOLO SE NE HA VOGLIA. NESSUNO PUO' CAMBIARE ALTRI SE NON SE STESSO. TUTTI GLI ALTRI, QUELLI CHE NON SONO ANCORA PRONTI O NON GLIENE FREGA NULLA DI CAMBIARE, VANNO LASCIATI IN PACE, ALTRIMENTI SI RISCHIA, ATTRAVERSO QUESTI TIPI DI FORZATURE, DI ARRECARE DANNI E DI LITIGARE CON QUESTE PERSONE ROVINANDO, A VOLTE, DELLE AMICIZIE O RAPPORTI SENTIMENTALI.

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Ricordiamoci sempre, quindi, che noi dobbiamo limitarci al lavoro su di sé, gli altri, se vorranno, potranno prendere spunto, ma noi non dovremo, MAI E POI MAI, offrire aiuti non richiesti o pressare, in alcun modo, le persone in questione a cambiare, ciò perché costituirebbe una forma di violenza psicologica e non avrebbe senso.

Vincenzo Bilotta