domenica 9 settembre 2018

Il potere delle scelte

Siamo delle creature Divine infinitamente potenti. Questo potere, però, bisogna imparare ad utilizzarlo a nostro favore, non contro di noi. Il nome di questo potere è SCELTA. Noi possiamo trasformare le nostre Vite in maniera radicale, ciò per mezzo delle scelte. Ma, prima di scegliere, bisogna accorgersi di poterlo fare.

Nessuno c'insegna il potere di scegliere. Chi ci educa-programma, ci guida lungo un percorso fatto di obiettivi frutto di scelte fatte da altri per noi. Così, alla fine del processo educativo-programmatico, ci ritroveremo preparati ad assolvere determinati compiti all'interno della società, saremo altamente specializzati ma con poca capacità di scelta, nessuno ce la insegna a scuola.
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Dopotutto, per come sta messa la società oggi, a molti fa comodo non scegliere e lasciare che sia il destino a decidere per loro. In questo modo si crea la massa anonima di zombie che popolano gran parte del pianeta. I più "furbi" chiedono consiglio ad altri più "saggi" di loro riguardo le possibili scelte su determinate situazioni che si pareranno loro davanti.

Insomma, ci educano, ci specializzano, c'inquadrano ma non c'insegnano a scegliere autonomamente. Cosa manca per farlo? La maturità psichica, non solo quella fisica. Si vive in una società dove gran parte delle persone sono adulte solo dal punto di vista fisico mentre a livello psichico sono fortemente dipendenti dalle persone alle quali sono legate ossia: genitori, partner, amici, allenatori e via dicendo.
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Di conseguenza, prima di poter scegliere bisognerà crescere a livello psichico, maturando, così, quelle potenzialità che ogni essere umano ha dalla nascita ma che, all'atto pratico, solo pochi possono vantarne il pieno e corretto utilizzo al fine di trasformare le loro Vite.

Per crescere a livello psichico bisognerà, prima, recidere il cordone ombelicale che ci lega alle persone dalle quali pensiamo di dover dipendere per poter raggiungere una condizione di equilibrio dietro la quale, in realtà, si maschera una forte immaturità psichica. In pratica, da piccoli si dipende dai genitori, cosa peraltro naturale, altrimenti si morirebbe di fame e di sete.
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Il problema è che, in realtà, si passa il resto della propria Vita a cercare di farsi "adottare" da qualche altra persona che possa rivestire i panni di un genitore/consigliere/maestro di Vita. Così facendo, si butta il proprio potere al vento perdendo, in questo modo, la possibilità di diventare pienamente adulti dal punto di vista psicofisico e padroni, non più vittime inermi, delle proprie scelte e, di conseguenza, del proprio destino.

La crescita, come accennato sopra, avverrà dal momento in cui ci si libererà dalla dipendenza emotiva da altre persone. Ciò non significa che per essere liberi occorrerà divorziare dal partner, allontanare gli amici, il coach o i genitori. Semmai, quello che si dovrà fare sarà di non dipendere più dal giudizio altrui e dal bisogno di ricevere conferme o consigli da altri perchè, diversamente, finiremmo col delegare agli altri la responsabilità degli eventuali fallimenti.
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E' facile non scegliere o lasciare che siano gli altri a farlo per noi. Così facendo, oltre a toglierci il potere che ci spetta per diritto dalla nascita, evitiamo di assumerci la responsabilità di vivere e decidere in maniera autonoma sulla nostra Vita. LA PERSONA ADULTA E POTENTE E' QUELLA IN GRADO DI FARE DELLE SCELTE SENZA LASCIARSI INFLUENZARE DAGLI ALTRI ASSUMENDOSI, AL CONTEMPO, LA RESPONSABILITA' DELLE AZIONI DERIVANTI DA TALI SCELTE.

Da oggi, se volete davvero riappropriarvi del vostro potere di scegliere, smettete di avere paura di vivere e assumetevi la responsabilità delle vostre scelte perchè solo in questo modo riuscirete a vivere le vostre esperienze in prima persona e a crescere a livello psichico, fisico e spirituale. La vera crescita, infatti, avviene attraverso l'esperienza diretta sul campo e non tramite delega ad altri che magari la conoscono solo a livello teorico ma, quasi mai, a livello pratico. 

Vincenzo Bilotta


domenica 26 agosto 2018

Siamo ciò che pensiamo

"Siamo ciò che pensiamo", a queste conclusioni giunse più di 2500 anni fa il Buddha. Egli, da illuminato qual'era, intuì che sono i pensieri che creano la nostra realtà e plasmano la nostra personalità a loro immagine e somiglianza. Del resto Buddha, come Gesù, è stato uno dei primi fisici quantistici della storia, mettendo in evidenza il fatto fondamentale che verrà ribadito molto più avanti dagli scienziati, e cioè che IL PENSIERO CREA LA REALTA'.

I pensieri che attraversano la nostra mente determinano il nostro umore, le nostre scelte, le nostre posture, essi sono perfino in grado di mantenerci in salute o farci ammalare e morire! Non ci credete? Provate a pensare di perdere il lavoro o di non trovare a casa il vostro partner perché, magari, è fuggito con l'idraulico di turno!
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La mente, infatti, attraverso i circa 60000 pensieri che processa nel corso della giornata, è in grado d'influenzare sia la fisiologia del nostro corpo che i nostri stati d'animo, ciò grazie agli ormoni prodotti dal cervello, attraverso l'ipofisi, in base al pensiero corrispondente. Di conseguenza, se faremo pensieri o progetti felici, ecco che il cervello, in risposta a tutto ciò, produrrà gli ormoni della gioia, al secolo endorfine ed ossitocine.

Ma se, viceversa, saremo stressati dall'eccessivo pensare del quale non siamo ancora riusciti ad essere testimoni distaccati e non faremo che pensare a catastrofi continue che, secondo le nostre seghe mentali di turno, accadranno in un futuro nemmeno troppo lontano a noi o ai nostri cari, ecco che il cervello, anche in questo caso, si adopererà per farci vivere anche "fisicamente" questo tipo di esperienza producendo questa volta gli ormoni legati allo stress: adrenalina e cortisolo.
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Ecco spiegato anche in termini di fisiologia spiccia il detto del Buddha "Siamo ciò che pensiamo". Ma anche la postura subirà un'influenza a causa dei nostri pensieri. Di conseguenza, l'atteggiamento che porta una persona a camminare con le spalle ricurve denota un "appesantimento" eccessivo, un'eccessiva introversione nei suoi pensieri.

Viceversa, un muoversi camminando col petto in fuori denota un'apertura al mondo esterno e una rilassatezza interiore. Insomma, i pensieri possono e, in pratica, hanno il controllo su di noi e sul nostro corpo! Il problema è che NOI NON SIAMO COSCIENTI DI TUTTO CIO' E CI LASCIAMO GOVERNARE DALLA MENTE.
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In questo modo affidiamo il nostro benessere al caso: se la mente processerà dei pensieri positivi e felici, allora andrà tutto bene e passeremo dei momenti piacevoli con noi stessi e chi ci incontrerà, viceversa... Saremo portati a lamentarci e a tirarci addosso altre situazioni ancora più negative dei pensieri non troppo belli di turno.

Cosa fare? Importanza fondamentale, se davvero si desidera riprendere il controllo della propria Vita e diventare i veri artefici del proprio destino, sarà riuscire a capire che noi non pensiamo ma, semmai, veniamo pensati e in maniera piuttosto compulsiva direi!
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In altre parole, se paragonassimo il nostro corpo ad una nave e la nostra coscienza al pilota, ci accorgeremmo come la nave segue una rotta sì, ma ha il pilota automatico perché il pilota (coscienza) si è addormentato. Noi crediamo di stare seguendo una direzione ma, in realtà, la direzione è già decisa dal computer di bordo che programma la rotta (mente).

Di conseguenza, se davvero vogliamo "cambiare rotta" e cominciare ad andare nella direzione da noi voluta, dapprima dovremo svegliare il pilota (essere coscienti del fatto che non pensiamo ma veniamo pensati in automatico dalla mente), in un secondo tempo potremo affidare al pilota il comando della nave (corpo fisico e relativa fisiologia), dopo aver disinserito il pilota automatico (mente) che, fino a quel momento, aveva deciso in maniera arbitraria ed automatica, la rotta da seguire.
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Una volta divenuti COSCIENTI DI NOI E DEI NOSTRI PENSIERI, da quel momento saremo in grado di gestire e modificare la nostra Vita e i nostri pensieri, cominciando a pensare e smettendo, al contempo, di venire pensati in automatico. Così facendo passeremo dallo stato di vittime di un destino avverso a quello di padroni di una realtà da noi scelta e modificabile in base alle esigenze del momento, sempre e solo a nostro esclusivo vantaggio.

Vincenzo Bilotta


domenica 12 agosto 2018

La roulette russa

Per riuscire ad osservare i propri pensieri è necessario, prima, rendersi conto del fatto che non si pensa ma, al contrario, si viene pensati. La nostra mente, coi suoi circa 60000 pensieri sparati a raffica ogni giorno, somiglia tanto ad un mitra, ciò anche per la velocità con la quale processa ed elabora ogni singolo pensiero.

Fintanto che non riusciremo a renderci conto del fatto che la mente ha potere sulla nostra Vita ed è diventata un tiranno, non potremo mai cambiare le cose. La mente nasce come un mezzo attraverso il quale poter interagire con l'ambiente a noi esterno, raccogliere dati, elaborare progetti, integrarci nella società.
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Se la mente della maggior parte delle persone è diventata tiranno e non più mezzo, questo è dovuto al fatto che le persone, gli umanoidi medi per intenderci, NON SONO COSCIENTI DEL FATTO CHE, DOPO ESSERSI ALZATE DAL LETTO, CONTINUANO A SOGNARE E DORMIRE ANCHE IN PIEDI, ANCHE DOPO IL CAFFE'.

Nel processo educativo-programmatico ci insegnano a produrre, ad inserirci nella società, ad avere delle competenze e specializzazioni specifiche a seconda del lavoro che decideremo di svolgere. Quello che non ci insegnano è l'OSSERVAZIONE DEI PENSIERI, elemento fondamentale se, davvero, vogliamo diventare creatori/modificatori, della nostra realtà.
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E così, non avendo alcun controllo sui pensieri, la Vita diventa un'incognita, non sappiamo mai ciò che ci potrà accadere in qualsiasi settore della nostra esistenza meccanica. Ci hanno installato un programma e, a partire da quel momento, siamo andati avanti in automatico senza nemmeno chiederci dove tutto questo ci avrebbe portato o, men che meno, se fosse stato in grado di soddisfare le nostre aspettative.

Quando non si ha coscienza di Sè e dei propri pensieri, è un pò come quando si gioca alla roulette russa. Si prende un revolver, lo si carica con un solo proiettile e si fa girare il tamburo, non sapendo mai se e quando il proiettile inserito si andrà a conficcare nella tempia del malcapitato di turno.
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Nulla di nuovo all'orizzonte, se ci fate caso, anche i pensieri incontrollati giocano con noi alla roulette russa. Basta andare in giro per accorgersene: persone che cambiano di colpo umore, gente che va fuori di testa senza un motivo apparente, gente che ha, infine, perso il contatto con la Vita reale, ammesso che un minimo contatto abbia mai avuto la fortuna di sperimentarlo.

La scelta è sempre nostra, possiamo decidere di cominciare ad osservarci, a conoscerci, a capirci, a scoprire le dinamiche meccaniche che, fino a questo momento, hanno avuto il totale controllo della nostra Vita. Possiamo smettere di andare avanti in automatico fino alla morte finale, perchè già, in realtà, la mente incontrollata coi suoi pensieri ha ridotto la maggior parte di noi in condizioni degne di uno zombie che si rispetti!
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Quando cominceremo ad osservarci, ci accorgeremo che la scelta, in realtà, l'abbiamo sempre avuta, ma nessuno ce lo ha mai spiegato, dopotutto anche i nostri educatori, per la maggior parte della loro Vita, hanno anch'essi dormito profondamente. Quando capiremo il gioco, saremo liberi di giocare con le sue regole, oppure di SMETTERE E SVEGLIARCI.

Nessuno ci obbliga a premere il grilletto, semplicemente non sapevamo, non conoscevamo gli effetti, i rischi e il nostro stato di sonno. Quando cominceremo a capire, saremo liberi di posare la pistola sul tavolo, alzarci e scegliere un altro gioco meno pericoloso.

Vincenzo Bilotta






domenica 29 luglio 2018

Imitare i gatti

Oggi voglio parlarvi di una specie animale che è, a mio avviso, simile ai maestri zen: il gatto. Il gatto è un animale veramente speciale, silenzioso, con movimenti aggraziati sempre PRESENTE A SE STESSO E ALLA VITA. Insomma, il gatto ha tutto ciò che serve per poter insegnare alle persone come fare per accedere al QUI E ORA senza alcuno sforzo.

Ma ci sono tante altre caratteristiche che meritano di essere prese in considerazione e che contraddistinguono il gatto rispetto alla specie umana. Il gatto SEGUE LA PROPRIA NATURA,  che è quella di FLUIRE CON LA VITA SENZA OPPORRE RESISTENZA. Avete mai visto un gatto in ansia o che va di fretta?
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Basta vederlo in movimento per accorgersi subito della sua grazia, del suo fluire, PROPRIO QUI, PROPRIO ORA, con la propria natura felina e in totale armonia con la Vita. Il gatto vive un solo momento, sia con il corpo che con la mente: IL QUI E ORA. Esso è totalmente radicato nel momento presente, in quella che sembra essere per lui una costante meditazione.

Il gatto quando dorme DORME, quando mangia MANGIA, quando, durante la stagione degli amori, fa l'amore FA L'AMORE. E' totalmente immerso in ciò che fa e ciò fa sì che ogni suo atto assuma la veste di sacralità, quella sacralità che noi umani sembriamo aver dimenticato.
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Il gatto, a differenza dell'essere umano, non vive conflitti interiori, non dichiara e combatte delle stupide guerre. Certo, anche lui lotta contro qualche altro esemplare quando vede invaso il suo territorio o se si tratta di difendere il proprio diritto ad accoppiarsi con i suoi simili durante la stagione degli amori.

Quello che non vedremo mai fare ad un gatto sarà, ad esempio, litigare per beni materiali, egli non litiga nemmeno per avere il cibo tutto per sé. Certo, mentre mangiano, i gatti danno la priorità all'esemplare femmina più grande e carismatico ma, anche lei, una volta finito il pasto, si allontanerà per i fatti suoi senza mettere sotto chiave il cibo!
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Quando due gatti litigano (territorio, cibo, partner), non covano rancore nè progettano vendette trasversali. Una volta sfogata la rabbia, LASCIANO ANDARE, FLUISCONO CON CIO' CHE E' SENZA, TUTTAVIA, PIU' PENSARE A CIO' CHE E' STATO. In altre parole, i gatti sono capaci, per istinto naturale, DI PERDONARE E LASCIARE ANDARE SENZA PIU' PENSARCI, SENZA PIU' OCCUPARE LA MENTE CON QUESTE STUPIDAGGINI.

Altra caratteristica del gatto è l'indipendenza. Il gatto è totalmente indipendente e centrato su di sé. Basta vederlo quando mangia: nonostante il cibo sia di suo gradimento, capita spesso, alcune ore dopo, di vederlo rovistare nei cassonetti dei rifiuti o nella ciotola del gatto del vicino. 
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Il gatto è, inoltre, TOTALMENTE PRESENTE AD OGNI SUO ATTO. Basta vederlo mentre si pulisce dopo un buon pasto: IN QUEL MOMENTO C'E' AL 100%, NIENT'ALTRO ESISTE AL DI FUORI DEL LAVORO DI PULIZIA DEL SUO CORPO. Quando si pulisce, quando mangia, quando fa l'amore, il gatto ci mette il 100%, SEMPRE.

Da oggi, se avete dei gatti in casa, provate ad imitarli, provate ad ESSERCI anche voi in ciò che fate. In questo modo riuscirete a trasformare quelli che sembrano essere dei semplici atti meccanici compiuti in uno stato di automatismo quasi incosciente, in ATTI SACRI, INNI ALLA VITA ATTRAVERSO LA CELEBRAZIONE DEL DIVINO CHE E' GIA' IN VOI.

Vincenzo Bilotta


domenica 15 luglio 2018

Il regno del nulla

Ogni giorno, non appena svegli o, almeno, non appena la maggior parte delle persone passa dal sonno orizzontale a quello verticale, per dirla usando la terminologia di E. J. Gold, prima ancora di avere il tempo di fare colazione o lavarsi i denti, eccola che arriva, come un'onda di tsunami, sempre lei.... La mente!

Di colpo, mentre si è ancora intorpiditi dal sonno e si cerca di connettersi col proprio cervello, ecco che arrivano i pensieri, a migliaia, come invasori barbari, senza sosta, in maniera compulsiva, disordinata, provano e, nella maggior parte delle volte, riescono a creare il caos. In quei momenti si è nel regno della mente, coi suoi mille pensieri servitori-tiranni.
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Questa situazione si protrae, per la maggior parte delle persone comuni, dal momento in cui nascono fino all'ultimo giorno di Vita all'interno della loro macchina biologica. Pensate, pensate, pensate, più di 60000 tipi di pensiero diverso, invadono la nostra intimità, ci rivoltano come calzini da lavare, sballottandoci a destra e a manca, senza sosta, senza possibilità di fuga apparente.

Sì, perché dai pensieri non si può fuggire, a meno che non si disattivi la mente, cosa pressoché impossibile e, a mio parere, innaturale. Allora? Cosa resta da fare? Soccombere? Impazzire? Fuggire? L'unica risposta a tutte queste domande è: OSSERVAZIONE E PRATICA. Solo osservando i propri pensieri e continuando, al contempo, a praticarla, si potranno ottenere risultati concreti, reali, definitivi.
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Quando un pensiero lo si osserva, accade che si comincia ad essere COSCIENTI DI SE', è un pò come se lo si smontasse. In questo modo, il pensiero perde il senso dell'importanza ai nostri occhi, quelli che vedono e giudicano per paragoni e previsioni, per farla breve, noi tendiamo, per cultura, educazione, automatismi cristallizzati in noi attraverso la ripetizione automatica, a vedere le cose con gli occhi della mente in base ai vissuti passati, coi quali tendiamo a fare confronti con le esperienze similari che andremo a vivere nel futuro.

Quando si comincia ad OSSERVARE i pensieri, in seguito ad un lavoro su di Sé, ecco che si smette di guardare all'apparenza delle cose fino ad arrivare ad OSSERVARE LA PURA ESSENZA del nulla. Sì, amici miei, perché dal nulla arrivano i pensieri, di nulla sono fatti e, per concludere il loro corso, nel nulla si dissolvono.
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Eppure sono così angoscianti a volte.... Riescono a coinvolgerci talmente tanto che, molto spesso, non possiamo fare altro che crederci ed identificarci con essi. Ecco che allora nascono diversi tipi di disagi psicofisici come naturale conseguenza di questo bombardamento virtuale di pensieri, creduto reale da chi OCCHI PER VEDERE, ancora, PROPRIO NON NE HA.

In realtà vi è un regno, fra un pensiero e l'altro, dove vive l'eterno, il Divino, il Silente stato di veglia Cosciente di Sè, lì non alberga alcun pensiero in quanto forte è la Luce della Consapevolezza che vi dimora. Quel regno mi piace chiamarlo il regno del nulla, basta arrivarci, basta accorgersi di essere pensati, per poter smettere di essere posseduti dalla mente con i suoi pensieri compulsivi.
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E' nel regno del nulla che risiede la possibilità, da parte di ogni essere umano, di ESSERE E TRASFORMARSI IN PURA LUCE COSCIENTE DI SE'. Basta ACCORGERSI della sua esistenza, ciò attraverso un serio lavoro di autosservazione, per liberarsi da millenni di schiavitù psicologica e potersi riappropriare, finalmente, del nostro scopo originario, quello per il quale ci siamo incarnati in un corpo fisico: ESSERE FELICI INCONDIZIONATAMENTE perché tutto ciò di cui abbiamo bisogno, è tornare in contatto con noi stessi e percepire il soffio vitale CHE E' GIA' in noi.

Vincenzo Bilotta

domenica 1 luglio 2018

Passo dopo passo

Sin da piccoli ci hanno insegnato ad andare di fretta, ciò accade in tutte le famiglie "normali". Ti alzi per andare a scuola e non devi fare tardi, poi gli appuntamenti, infine i progetti, insomma, a conti fatti sembra che per il QUI E ORA, per vivere l'adesso, spazio proprio non ce ne sia, almeno così sembra, così ci hanno insegnato.
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Come diceva Herman Hesse nel SIDDHARTA: "D'ogni verità anche il contrario è vero". In altre parole, quel che ci hanno insegnato costituisce solo una possibile maniera di vivere la Vita e percepire ciò che è vero. Ma, se davvero vogliamo esplorare quale sia la nostra verità, dobbiamo cominciare ad allontanarci dalla nostra programmazione per cominciare a costruire nuovi binari attraverso i quali raggiungere luoghi e modi di vivere sconosciuti.

Se ci hanno insegnato ad andare sempre di fretta e ciò non ci va bene, in generale non va bene a nessuno perchè sottopone il nostro sistema psicofisico ad uno stress inutile e dannoso, possiamo imparare, da soli o tramite corsi, libri, filmati o meditazione, a vivere PASSO DOPO PASSO.
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La felicità va raggiunta, qualcuno ha detto, attraverso il compimento di determinate azioni, in un futuro prossimo. E' la stessa idea che accomuna molte religioni, secondo le quali il paradiso lo si può raggiungere dopo la cessazione della Vita all'interno della nostra macchina biologica, al secolo corpo fisico.

Ogni cosa, insomma, per ottenerla si deve sempre aspettare un futuro prossimo. Nel frattempo si corre per tutto il tempo che, secondo noi, ci separa dal traguardo/felicità, allo scopo di ottenerli. Una specie di somaro che insegue una carota appesa ad un bastone sopra la sua testa!
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LA VERA FELICITA' E' NELL'ISTANTE, NEL GODERSI CIO' CHE SI STA FACENDO SAPENDO DI FARLO E PRENDENDO, AL CONTEMPO, COSCIENZA CHE TUTTO CIO' CHE ESISTE E' PROPRIO QUI, PROPRIO ORA! Il resto sono solo seghe mentali trasmesseci dai nostri educatori, insegnanti, genitori, amici, attraverso il processo educativo-programmatico.

Se smettiamo di adeguarci alle convenzioni, ai ritrovati tecnologici, alle piattaforme dei social, alle mode, scopriremo la Vita che scorre nella sua quieta armonia, non è difficile, basta ascoltare il proprio respiro, riprendere i ritmi con la natura, fare pace col proprio mondo interiore.
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La pace è in ogni nostro passo, in ogni nostro respiro, non domani, non quando moriremo, allora sarà troppo tardi. Se vogliamo vivere il nostro paradiso personale, facciamolo QUI E ORA, perché, come disse Lorenzo De' Medici nei suoi "Canti carnascialeschi": "Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza!".

Vincenzo Bilotta 

domenica 17 giugno 2018

Cos'è la normalità?

Ognuno di noi acquisisce, fin dai primi anni di Vita, attraverso il processo educativo e le interazioni con gli altri una propria visione della realtà e di tutti gli accadimenti al suo interno. In base a ciò, com'è ovvio, si tenderà a dare una propria interpretazione a quello che è il concetto di normalità.

Se si nasce in un famiglia di acrobati ed illusionisti, sarà considerato normale chi possiede un'agilità fuori dal comune. Diversamente, se una persona nasce in una famiglia di contabili, ecco che subito cambierà la visione della Vita in se stessa e, con essa, anche quello che è il concetto di normalità. Come potete capire da quanto detto fino ad ora, TUTTO E' RELATIVO E STRETTAMENTE DIPENDENTE DALLA PERSONA CHE VIENE AD OSSERVARE ED INTERAGIRE CON UN DETERMINATO FENOMENO.
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Ovvio, per certi fenomeni si potrà avere un parere quasi unanime sul concetto di normalità. Se, ad esempio, chiedessimo a diverse persone cosa possono vedere in cielo di notte quando è sereno, la risposta più probabile sarebbe: "le stelle"! Diverso, invece, sarebbe il caso in cui chiedessimo a quelle stesse persone cosa ne pensano del fenomeno dell'osservatore oppure come considerano i fenomeni di autoguarigione.

Va detto, inoltre, che il concetto di normalità può variare nel corso degli anni ed attraverso le esperienze che il singolo soggetto andrà vivendo all'interno della sua Vita. Man mano che s'interagisce con persone, situazioni e stili di Vita diversi da quelli di cui si era a conoscenza, infatti, i nostri "campi visivi" rispetto a ciò che è normale e ciò che non lo è si amplieranno inevitabilmente.
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E' importante poter avere l'opportunità di arricchire ed integrare le proprie conoscenze riguardo al mondo fino a quel momento conosciuto. Anche la scelta di voler lavorare su di sé può determinare un cambiamento della visione prospettica riguardo la Vita e le sue dinamiche e, di conseguenza, trasformare radicalmente la nostra percezione della normalità.

Se di punto in bianco un ragioniere diventa esploratore e comincia ad andare in giro per il mondo, sarà inevitabile un suo cambiamento d'interpretazione rispetto a quello che è il concetto di normalità. Anche il passaggio dalla medicina allopatica a quella olistica in generale porta ad un cambiamento e ad una revisione radicale del concetto di normalità.
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Dopotutto, noi tendiamo a definire normale ciò che è comune alla visione di massa rispetto a certi fenomeni mentre tendiamo a definire coi termini di "strano", "particolare", "diverso", "inusuale", tanto per citarne alcuni, tutti quei fenomeni che esulano dai confini delle nostre conoscenze acquisite fino a quel momento.

Detto questo, da ciò si evince come sia importante il saper rispettare ed integrare la propria visione del mondo e del relativo concetto di normalità con quella delle persone con le quali s'interagisce. Ognuno di noi, dopotutto e come abbiamo avuto modo di analizzare in questo mio articolo, ha la propria visione della realtà, della Vita e di ciò che, secondo lui è o, meglio, dovrebbe essere la normalità.
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In questo contesto sarebbe auspicabile una corretta integrazione fra i diversi punti di vista relativi alla Vita, attuabile attraverso il non giudizio rispetto alla visione diversa che gli altri possono avere di determinate dinamiche della Vita rispetto a noi. Ognuno ha il suo mondo e in quello vive. Nessuno può nè, tantomeno, deve giudicare chi vive e vede la Vita e il relativo concetto di normalità in una maniera diversa dalla propria.

L'unità la si raggiunge attraverso il superamento dei concetti relativi di bene/male, giusto/sbagliato, bello/brutto e, non da ultimo, normale/anormale. Solo andando oltre le parole e i giudizi sulle singole visioni della realtà da parte di chi ci sta intorno, potremo finalmente realizzare che il mondo è bello perché è vario, per poter tornare all'UNO attraverso l'integrazione nella diversità dei punti di vista perché proprio grazie ad essa, lungi dal criticarci l'un l'altro aggrappandoci a delle stupide visioni relativistiche del mondo, potremo finalmente sviluppare una mentalità aperta e ricettiva gettando via, definitivamente, i paraocchi che ci avevano impedito fino ad oggi di poter cambiare ed evolvere attraverso la condivisione e l'accettazione senza giudizio.

Vincenzo Bilotta