domenica 21 gennaio 2018

(Im)possibile

"Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre." (Muhammad Ali)

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La nostra Vita è governata attraverso la percezione che abbiamo di essa. Questi filtri percettivi li riceviamo e sviluppiamo, attraverso le esperienze e il processo educativo-programmatico. Attraverso i filtri della nostra mente discerniamo ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ciò che è bene per noi da ciò che non lo è. Non da ultimo, impariamo ciò che è possibile fare e ciò che non lo è.

Ripeto, noi impariamo ciò che è possibile realizzare/fare, e ciò che non lo è. In pratica ce lo insegnano e noi ci crediamo. Ma è sempre vero? E' sempre valido per tutti e in qualsiasi contesto? No! Secondo me, impossibile non è valido per tutti e in tutti i contesti, impossibile è un termine ereditato da chi possiede, semplicemente, un sistema di credenze tale da fargli apparire irrealizzabile una determinata impresa, un determinato evento, un sogno tenuto nel cuore (ormai ammuffito, di sicuro!) fin dalla gioventù.

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Impossibile non esiste, è solo una credenza culturale appresa nell'ambito sociale nel quale si cresce e ci si sviluppa psicofisicamente. L'impossibile si eredita assieme al suo potere, il potere legato alla parola stessa. Come ben sapete, le parole hanno un effetto magico, ipnotico, potenziante o depotenziante, miracoloso o devastante, dipende dal contesto, da chi la pronuncia e dall'autorità che a questa persona viene data  da chi l'ascolterà (medico, prete, insegnante, sciamano).

Di conseguenza, se ci crede che una cosa sia impossibile, probabilmente avremo appreso ciò durante la nostra infanzia da una figura che consideravamo importante e saggia nella nostra Vita: genitori, insegnanti, allenatori, amici più grandi che esercitavano una certa influenza su di noi.

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L'impossibile ha i suoi cardini sulle convinzioni che gli consentono di chiudere le porte al possibile. Per far diventare una cosa possibile, da impossibile che credevamo fosse, basta scardinare le convinzioni che ci precludevano la possibilità di realizzare un determinato progetto, prestazione, impresa, relazione, ed ecco che il miracolo avviene, non da ultimo la guarigione da patologie incurabili.

Ecco come sopravvivono ai veleni di serpenti mortali certi ammaestratori, come guariscono inspiegabilmente i malati terminali, come realizzano imprese fuori dal comune gli esploratori più impavidi. Certo, queste persone sono considerate folli, fuori dal comune, fortunati, a volte le diagnosi vengono considerate errate. Di tutto fa l'umanoide medio, in sostanza, per smontare imprese ritenute, da lui, irrealizzabili. 

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Quando si realizzano imprese considerate dai più impossibili, ciò è dovuto allo sviluppo di qualità fuori dall'ordinario, prima fra tutte il modo di pensare, controcorrente, rivoluzionario, tipico di chi scopre nuove cure, di chi stabilisce nuovi record e, in generale, di chi smette di credere nei limiti che gli sono stati imposti per cominciare, finalmente, ad esplorare le sue vere risorse, quelle che rimarranno precluse alla maggior parte dei suoi colleghi, al secolo umanoidi medi.

Vincenzo Bilotta

lunedì 8 gennaio 2018

Vivere l'istante

"La nostra vera casa è "l'ora". Vivere l'istante presente è un miracolo". (Thich Nhat Hanh)

Stamattina un raggio di sole è entrato nella stanza, si percepiva il suo tepore sulla pelle, la sua luce calda, avvolgente e piena di energia. Poi ho respirato l'aria fresca del mattino, quando passano poche auto ed è ancora pulita. Ecco un modo di descrivere l'istante, senza un prima, né un dopo. Tanti altri potrebbero essere gli esempi per testimoniare la Presenza vigile che va oltre lo spazio e il tempo fino a fondersi con l'eterno istante.

Pochi hanno il tempo (in realtà se lo negano perché troppo impegnati nelle loro seghe mentali) di descrivere né, tanto meno, di vivere l'istante, a volte non si accorgono nemmeno del raggio di sole, respirano in automatico senza fare la differenza fra l'aria di mare o lo smog dei centri urbani. In altre parole, la gente si lascia vivere, spesso in una condizione di resistenza totale accompagnata da una quasi completa mancanza di percezione dei gesti compiuti, sostituita da automatismi degni del migliore degli androidi, certo, ma sicuramente non tipica degli esseri umani.
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Tre sono i regni nei quali si può scegliere di vivere: il Presente, il passato e il futuro. Il Presente è il regno libero dalla mente coi suoi schemi, giudizi e resistenze, l'unico luogo dove si ha la possibilità di essere se stessi e fondersi con Dio. Passato e futuro sono solo proiezioni mentali, luoghi costruiti dalla mente quali sue dimore personali da dove poter governare in maniera abusiva ed ossessiva la macchina biologica, al secolo il corpo umano, il nostro.

La mente, di certo, non si può e non si deve eliminare, essa ci serve. Quello che si può fare è raggiungere un accordo con essa allo scopo di trasformarla da tiranno in servo liberando, per ciò stesso, la nostra macchina biologica e consentendo, al contempo, lo sviluppo delle nostre potenzialità sopite sotto lo strato di "melma psichica" accumulato attraverso anni di pensieri ossessivi e stratificazioni derivanti dall'educazione-programmatica ricevuta.
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Per diventare padroni della mente e riappropriarci, finalmente, della nostra macchina biologica, quello che occorrerà fare sarà, in un primo tempo, osservare il pensiero. Attraverso l'osservazione, si smetterà di essere pensati, riuscendo a capire che noi siamo colui che osserva. Così si riuscirà a disidentificarci dai vari pensieri che affollano la nostra testa. Questo è un principio di libertà.

Dopo aver osservato il processo di pensiero che ci ha fino ad oggi governati e mantenuti in uno stato di sonno verticale, si può cominciare a squarciare il velo spaziotemporale fino ad entrare nell'istante. E' nell'istante, infatti, che dimora la nostra vera natura, la natura del Buddha, di Dio, di Allah o chiamatela come vi pare.
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Quando cominciamo a vivere l'istante, da quel momento cominceremo anche a capire di aver vissuto la Vita dando tutto per scontato e mirando a finire il lavoro, il caffè, la passeggiata senza, tuttavia, esserci goduti la nostra Presenza Mentale, non solo fisica, durante il compimento di questi semplici gesti quotidiani. Allo scopo può essere interessante esercitarsi nell'attenzione divisa.

Quando si pratica l'attenzione divisa bisogna concentrarsi sia sul lavoro, passeggiata, atto quotidiano in generale della Vita che si sta compiendo nel momento in cui si deciderà di praticare, sia su di noi che lo compiamo. In altre parole, se sto parlando con una persona concentro, come normalmente accade, la mia attenzione su di lei e su ciò che sta dicendo (mi accorgo dell'esterno) ma, anche, una parte dell'attenzione la focalizzo su di me (mi accorgo di me, dell'interno) su ciò che provo mentre ascolto ciò che lei ha da dire.
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Vivere l'istante, essere attenti, ci consentirà di trasformare la nostra Vita in un'opera d'arte, di accorgerci di piccole cose che prima ci sfuggivano e che sono in grado di allietare il nostro cuore consentendoci, al contempo, di rilasciare tutte le tensioni superflue facenti parte del modo di vivere in automatico la Vita nel suo complesso.

Alla fin fine, il passato è cenere, il futuro forse non lo vivremo mai perché moriremo o non sarà, in ogni caso, come lo avevamo immaginato, quindi... Perché non cominciare a vivere ogni istante come se fosse l'ultimo, non perdendoci più un solo caffè, una sola rasatura, una sola passeggiata, un solo cinguettio, un solo raggio di sole?
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Per vivere l'istante può essere utile far finta di essere degli alieni discesi sulla terra per la prima volta. Dopo esservi immedesimati in queste creature extraterrestri, uscite di casa e cominciate a guardare il mondo come se foste realmente degli alieni. Presto scoprirete come sia incredibile la quantità di dettagli e le sfumature di colore che vi eravate persi a causa dei vostri automatismi che vi portavano a finire la giornata come se fosse stata un corso di sopravvivenza.

Entrando nell'istante, pian piano potete riuscire ad allargarlo fino ad annullare il tempo ordinario e uscire dallo stato di sonno nel quale gran parte dell'umanità si trova immersa dalla notte dei tempi. Respirate, camminate, vivete, QUI E ORA, siete liberi di essere Presenti e di riprendervi la vostra VERA VITA, nessun altro può farlo al posto vostro, fatelo adesso!

Vincenzo Bilotta




domenica 24 dicembre 2017

Le ragioni dell'ego vs le certezze dell'anima

"Non siamo esseri umani che vivono un'esperienza spirituale, siamo esseri spirituali che vivono un'esperienza umana." (Teilhard De Chardin)

Tutti quanti, anche il più addormentato e scettico, non siamo altro che corpi presi in prestito dalle nostre anime allo scopo di fare esperienza in questa realtà ed in questo pianeta. Dopotutto se l'anima non trovasse un "contenitore" dove albergare, non potrebbe interagire con la realtà materiale che ci troviamo di fronte ogni giorno.

Grazie al corpo l'anima comincia, fin dal primo giorno di "nascita" all'interno del nostro corpo attuale, a fare esperienze sensoriali. Pian piano che il processo di educazione-programmatica entra a far parte di quello che le greggi umane chiamano "istruzione", l'anima comincia a cadere nell'oblio, come se, in un certo senso, si mettesse a dormire.

In quel momento, al posto dell'anima subentra la mente. E' attraverso la mente, infatti, che cominciamo ad imparare i concetti che c'insegnano a scuola e, sempre attraverso la mente, memorizziamo le varie esperienze che facciamo nell'arco della nostra Vita. In pratica, sotto questo punto di vista, l'anima non serve anche perché l'anima GIA' SA e non ha nulla da imparare.
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Proprio per questo motivo l'anima in un certo senso comincia a poltrire, a disinteressarsi della sua missione, del progetto per il quale si è incarnata. Qui, e proprio grazie a ciò, la mente farà da padrona assoluta, rendendo l'uomo medio-mediocre schiavo di se stesso e delle sue illusioni create attraverso gli schemi mentali.

La mente, man mano che cresceremo e verremo programmati attraverso l'istruzione, creerà l'ego e lo comincerà a strutturare (ti ricordo che puoi approfondire gli argomenti riguardanti l'anima e il suo progetto e l'ego cercando in questo stesso blog i miei articoli intitolati: IL PROGETTO DELL'ANIMA e STRUTTURA DELL'EGO) in maniera tale da crearci un'identità "umana".

Ma che significa "identità umana"? A cosa mi riferisco? Ah, già... Quasi dimenticavo! La mente per sopravvivere e dominare ha bisogno dell'ego, che è poi una sua creazione ed un suo alleato. E' attraverso l'ego che noi sentiamo il bisogno di "essere qualcuno", di "avere qualcosa" che ci contraddistingua sul piano materiale rispetto alla massa.

L'ego è legato al senso del possesso, all'immagine, al nome, all'appartenenza ad un ceto sociale elevato, al saper fare meglio degli altri... Vi dice nulla? In tal senso l'ego è continuamente alimentato dalla mente coi relativi pensieri che serviranno a farlo crescere a dismisura.
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E' proprio in questo contesto che l'anima, man mano che l'ego crescerà, sarà relegata in un angolino del nostro essere fino ad essere, il più delle volte, dimenticata. E' l'ego che ci fa identificare totalmente con il nostro corpo fisico, ci fa legare alle cose materiali, ci fa aver paura della morte e ci fa sentire in ansia per il futuro... Sempre lui!

Ciò è causato dal legame che l'ego instaura, assieme alla mente, con lo spazio e il tempo. Mente ed ego, infatti, possono esistere solo in presenza di spazio e tempo, sono concetti illusori quanto questi ultimi. L'anima, invece, è infinita, eterna, immateriale e possiede solo certezze.

Mente ed ego di certezze non ne hanno, vivono e, di conseguenza, ci fanno vivere in una condizione di costante paura, insicurezza, senso di colpa, ansia, sempre pronte a dimostrare (l'ego qui fa da padrone) che gli altri hanno torto/colpa/sono sbagliati e noi soli abbiamo ragione e siamo perfetti e, per difendersi fanno valere mille ragioni, infiniti discorsi filosofici che non portano a nulla, non potrebbe essere diversamente, considerato il fatto che mente ed ego sono niente, pura illusione alla quale la maggior parte degli umanoidi medi si aggrappa e difende a spada tratta.

Ora, a parte il fatto che la persona mentale-egoica non si potrà mai ricordare di sé, si capisce bene come l'anima che si è incarnata dentro questi corpi se la dorma alla grande, spesso dal giorno della nascita fino alla morte di questi automi che la contengono. D'accordo, l'anima non s'incarna a caso, lo sceglie apposta quel tipo di esperienza, ma oggi il nocciolo di questo articolo verte su ben altro tema e queste erano solo le premesse.
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Il motivo per il quale ho scritto questo articolo è dato dalla manifesta paura della mente e, di conseguenza, dell'ego quando si trovano di fronte a determinate persone con un'anima integrata nel corpo e in linea con la propria missione, in altre parole quando si mettono ego e mente da parte per cominciare a perseguire i progetti per i quali la nostra anima si è incarnata.

Quando scrivo i miei post capitano persone che non li comprendono o cercano (sperano) di farmi capire le loro ragioni che sono, poi, le ragioni della mente/ego. In questi contesti la miglior risposta, dopo aver cercato di far capire alle loro menti che i miei post sono solo delle condivisioni riguardanti il mio punto di vista sulla Vita, sarà il silenzio da parte mia...

Il silenzio fa parte dell'anima, delle sue certezze mentre, al contrario, il domandare il perché di una certa affermazione continuando a fare domande nonostante le risposte e al solo scopo di aprire dibattiti filosofici, beh... Questo è sia mentale che egoico e ci entra a piè pari... Altro che risveglio e filosofia!

Qui stiamo parlando di persone mentali/egoiche che vogliono far valere le loro ragioni rispetto agli altrui punti di vista, e ciò, alla fin fine, potrebbe andare pure bene, mica dobbiamo avere tutti la stessa idea riguardo determinate dinamiche della Vita! Che noia sarebbe!
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L'inghippo nasce quando la persona pseudofilosofa comincia ad insistere allo scopo di voler cambiare il mio punto di vista, lì è proprio fuori strada... Una cosa è condividere le opinioni, un'altra è voler far valere a tutti i costi le proprie ragioni, che poi altro non sono se non le ragioni della mente egoica!

In questi contesti, se non si sarà abbastanza presenti e svegli, si rischierà di entrare in dei dibattiti infiniti senza mai poter chiarire nulla perché, in verità, non c'è proprio nulla da chiarire. La miglior risposta sarà il silenzio. Questo silenzio, intendiamoci bene, non sarà dovuto ad una supina rassegnazione o resa ma, al contrario, mostrerà che non c'è nulla da aggiungere perché l'anima possiede le proprie certezze e non ha nulla, ripeto, nulla da dimostrare ad una mente ipertrofica che si sente minacciata dagli altrui punti di vista e vuole tenere tutto e per forza sotto il proprio controllo.

E' nel silenzio che dimora l'assoluto. Il silenzio dovrebbe essere l'unico mezzo di comunicazione anche nei seminari tenuti dai vari relatori, me compreso, perché ciò che si trasmette avviene a livello vibrazionale, da anima ad anima e non da anima a mente. La mente, però, non tollera il silenzio, essa lo scambia per mancanza di argomentazioni da parte di chi riceve la domanda, per poter controbattere, ma è completamente persa nelle sue argomentazioni inutili e frutto di  seghe mentali e schemi di pensiero da umanoide medio.

Di conseguenza, se si parla ad una conferenza ciò è dovuto al fatto che anche la mente vuole la sua parte, il suo "nutrimento" materiale ma, credetemi, ciò che avviene a livello vibrazionale e per il solo fatto di essere tutti riuniti all'interno di una struttura per condividere, basterebbe, a livello di anima, a mandare a casa tutti più arricchiti ed evoluti.
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In India si usa andare da alcuni risvegliati al solo scopo di seder loro accanto e senza pronunciare una parola. Dopo un pò di tempo ci si alza e si va via. In quel momento c'è stata una conoscenza fra anime evolute e una contemporanea cessazione, da parte della mente, del suo far valere a tutti i costi le proprie ragioni. In quel momento, abbandonate le paranoie insite negli schemi di pensiero, si è veramente liberi di abbracciare il Divino Silenzio fino a diventare parte integrante con l'Infinito. Questa è la VERA evoluzione a cui ogni essere umano dovrebbe ambire.

Vincenzo Bilotta






domenica 10 dicembre 2017

Figli dello spazio e del tempo?

Viviamo in una realtà virtuale, proiezione consequenziale dei nostri cinque organi di senso. Pur essendo Anime altamente evolute, incarnate in un corpo allo scopo di fare esperienza in questa realtà, ci siamo scordati che la Vita è un gioco, frutto di dinamiche che accadono al solo scopo di farci evolvere.
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Quando si dimentica che tutto ciò che sta al di fuori di noi è solo una proiezione virtuale di ciò che sentiamo dentro in ogni istante, ecco che nasce l'illusione della materia, che si consolida nei concetti di spazio e di tempo. Ogni parola, in questa realtà terrestre, ha un effetto determinato. I concetti di spazio e di tempo sono nati per misurare ciò che c'è di esterno a noi allo scopo di poter interagire nella virtualità ed evolvere in maniera consapevole.

Ma, precisiamo una cosa: spazio e tempo sono stati creati allo scopo di delimitare degli ambiti legati alle distanze o al passare delle ore, tutto qui. Il problema è nato quando l'uomo, attraverso la totale identificazione di Anima con la macchina biologica/corpo, ha creduto veramente nella realtà che lo circondava non sapendo, invece, di esserne lui stesso l'artefice potendo intervenire, in ogni momento, nella virtualità della materia per poterla modificare.
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Per rispondere alla domanda che è poi il titolo di questo articolo: figli dello spazio e del tempo? Direi proprio di no, semmai creatori e gestori del nostro spazio e del nostro tempo, ognuno per conto proprio. La corretta gestione della realtà spaziotemporale dipenderà, com'è ovvio, dalla contemporanea presa di coscienza dell'illusorietà dell'esistenza di una realtà materiale consolidata ed immutabile e dalla conseguente consapevolezza di poter intervenire, in ogni momento, sulla realtà virtuale allo scopo di modificarla.
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Basta un semplice cambiamento nel modo di pensare, infatti, per poter vedere cambiare la realtà a noi esterna. IL PENSIERO CREA LA MATERIA, MA NON SOLO: ESSO E' ANCHE IN GRADO DI MODIFICARLA A PROPRIO PIACIMENTO PURCHE' CHI PENSA SIA PADRONE E NON PIU' SCHIAVO DELLA PROPRIA MENTE.

Tutti i miracoli, le cose fuori dal comune, le apparizioni, avvengono in un contesto che esula dai concetti di spazio e di tempo e permette ad Anima di agire in maniera integrata e funzionale nella realtà virtuale. Prima, però, perché ciò possa avvenire occorrerà uscire dagli schemi mentali, dai luoghi comuni che portano a credere reale ciò che vediamo e inesistente, in quanto incorporeo, i nostri pensieri/modo di pensare.
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Nel momento in cui capiremo di essere un'Anima incarnata in una macchina biologica/corpo, allo scopo di vivere ed interagire nella realtà virtuale, in quel preciso istante potremo intervenire sullo spazio e sul tempo divenendone padroni, non più figli né, tanto meno, schiavi.

Vincenzo Bilotta

lunedì 27 novembre 2017

Lo stato di veglia

Se chiedete in giro a chi non lavora su di sé cosa sia lo stato di veglia, molto probabilmente vi sentirete rispondere che è quando la sveglia suona al mattino e scendi giù dal letto. In realtà, dopo essersi alzati dal letto si passa, secondo la definizione data da E.J. Gold, dal sonno orizzontale a quello verticale. In pratica, dal materasso ci si alza, sì, certo, ma solo per continuare a dormire in piedi, camminando come sonnambuli in preda ad uno stato di automatismo.

E poi, ovviamente, succede che ci si tagli mentre si fa la barba, ci si bruci la lingua bevendo il caffè troppo caldo.... Secondo voi perché? Perché si svolge la routine quotidiana in uno stato automatico, si muove la macchina biologica secondo schemi cristallizzati nel subconscio attraverso la ripetizione infinite volte di azioni quali il guidare la macchina, farsi la barba, mangiare, perfino fare l'amore quando non si è abbastanza concentrati e, così facendo, spesso si incontrano problemi relativi alle prestazioni.
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Cosa può portarci nello stato di veglia? Il primo passo per cominciare ad essere PRESENTI A SE' STESSI sarà quello di ACCORGERSI di essere addormentati nel sogno del pensiero. In pratica viviamo una realtà "a casaccio", che segue il flusso continuo ed inarrestabile dei pensieri che la nostra mente produce in maniera compulsiva. Di conseguenza si hanno sbalzi di umore, insoddisfazione di fondo, tendenze al pessimismo, ossessioni che, molto spesso, riescono a rovinarci la giornata.

Lo stato di veglia è un condizione che si realizza molto raramente in maniera spontanea. Le persone ordinarie, quelle che non lavorano su di sé, infatti, se vogliono tornare ad essere COSCIENTI DI SE' hanno bisogno di cominciare un lavoro costante, mirato e frutto di una volontà tenace. Bisogna essere decisi per cominciare a lavorare su di sé in maniera costante.
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Importanti saranno, specie all'inizio, le guide che incontreremo nel cammino. Esse potranno indicarci la strada e i metodi più adatti ad ACCORGERCI DI NOI e dello stato di sonno perpetuo nel quale viviamo in maniera quasi costante nell'arco della giornata. I guru, i maestri spirituali, i coach, i motivatori o come volete chiamarli, serviranno ad indicare la strada e, in un primo tempo, potranno anche accompagnarci per un pò, fino a quando non cominceremo ad orientarci.

Ma, il lavoro importante su di noi andrà svolto in solitudine. Il cammino che porta la coscienza in uno stato di veglia è un cammino solitario, frutto di un'autosservazione costante volta ad accorgersi dell'identificazione da parte dell'Anima con la macchina biologica (il corpo umano). 
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Una volta che ci si sarà accorti di essere dentro una macchina biologica che è poi, in sostanza, solo il mezzo per permettere ad Anima di fare esperienze in questa dimensione spaziotemporale, motivo per il quale si è incarnata in un corpo, ecco che si sarà spezzato parte dell'incantesimo che ci identificava, senza possibilità di salvezza apparente, con il nostro corpo fisico.

Dal momento in cui si realizza di essere un'ENTITA' VIBRANTE DI COSCIENZA OSSERVANTE, ecco che si comincerà a rimanere, per un periodo più o meno lungo di tempo, nello stato di veglia, ciò grazie anche alla disidentificazione dal corpo fisico e la reintegrazione con il corpo animico.
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Ovviamente ci sono degli esercizi per rimanere svegli e coscienti di sé quali il concentrarsi sul respiro, il ricordarsi di sé quando ci si veste/spoglia, quando si fa la barba, si lavano i piatti o si fa l'amore. Questi esercizi, all'apparenza semplici ma efficacissimi, vanno svolti con costanza quotidianamente ed hanno il vantaggio di poter essere svolti dovunque ci si trovi senza per forza dover essere in un ashram o doversi isolare.

Si può decidere di dedicare pochi minuti al giorno a questi esercizi basati sul cosiddetto ricordo di sé, creati apposta da G.I. Gurdjieff per i suoi discepoli e facenti parti degli esercizi della cosiddetta "quarta via". L'ideale sarebbe decidere di ricordarsi di sé mentre si lavano i piatti. Ogni volta che lavate i piatti potete provare questo esercizio. I piatti li dovete lavare lo stesso ma, in questo caso, invece di lamentarvi dei lavori di casa da svolgere potrete trasformarli in una meravigliosa forma di meditazione in totale presenza mentale.
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Provate a farlo per diversi giorni fino a farlo diventare un rito, un pò come quando andate nel centro yoga a praticare, avendo cura, pian piano, di espandere questa presenza in ogni gesto da voi compiuto, anche il semplice scendere un solo gradino del portone di casa vostra o il pedalare in bici. Così facendo voi stessi potrete accorgervi come ciò che prima vi sembrava scontato e lo facevate in maniera automatica in uno stato di sonno verticale, si trasformerà in una celebrazione, la celebrazione del vostro risveglio al momento presente. QUI E ORA, cos'altro può esistere?

Vincenzo Bilotta


lunedì 13 novembre 2017

L'amore esiste?

Tutti conosciamo la parola amore. Essa ci collega automaticamente a stati emotivi superiori, la cosiddetta alchimia superior, che si può ottenere attraverso un'apertura di cuore. Ma, come in ogni cosa, c'è anche il rovescio della medaglia, ciò è inevitabile. In quest'altra faccia della medaglia troviamo, antitetico all'amore, la paura che consegue ad una chiusura di cuore.

Il perché avvenga una chiusura di cuore, ammesso che prima lo si abbia avuto aperto, cosa non comune, è semplice, quasi scontato. Ci si chiude all'amore dopo aver sofferto per una relazione che non è andata secondo le nostre aspettative, se i nostri figli non si comportano come noi vorremmo, se i nostri amici, conoscenti, datori di lavoro, clienti non fanno ciò fa più comodo a noi...
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E allora, subito a lamentarci con frasi fatte del tipo: "l'amore non esiste", "il mondo è pieno di odio", "le persone mi hanno deluso", "gli uomini sono tutti falsi", "mi aspettavo un comportamento diverso da te", "non sei la persona che pensavo di conoscere" e così via all'infinito, ognuno può colorare ciascuna frase con i pennarelli della propria, intima esperienza vissuta nel campo delle relazioni affettive.

Al che sorge spontanea una domanda, che poi è pure il titolo di questo mio nuovo articolo: l'amore esiste? La mia risposta personale è: dipende da dove lo si cerca! Di sicuro l'amore non risiede in qualche luogo, involucro, rituale, persona, rapporto lavorativo, niente di tutto ciò. Al contrario, è proprio il concentrarsi su persone, eventi, rapporti lavorativi che ci fa andare fuori strada e ci fa perdere nel mare delle illusioni o delle delusioni se vogliamo.
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La domanda che sorge spontanea è: ma allora dove lo trovo questo tanto agognato amore? Lo so, ci hanno insegnato che solo se avremo qualcuno che ci ama potremo vivere l'amore, la classica storia d'amore con i due fidanzati/sposi che si tengono per mano e camminano verso il sole che sorge... Questo è tutto falso, costruito da persone che non hanno capito nulla di amore e vogliono anzi, insegnano, agli altri che questo è l'amore vero e cioè avere un partner, uno o più figli, uno o più amici fidati che ci amano, diversamente ce lo possiamo scordare, l'amore...

In realtà l'amore non ce lo porta nessuno a casa, non lo viviamo, lo stato di innamoramento, perché qualcuno ce lo dona, ce lo fa conoscere... Lo stato d'innamoramento è uno stato d'animo, una percezione interiore, una trasmutazione alchemica, un qualcosa che fa parte della nostra fisiologia, un qualcosa che nasce da una nuova e migliorata percezione della realtà. In tutto questo processo le dinamiche a noi esterne quali partner, amici, figli o eventi andati a buon fine hanno il solo scopo di farci entrare nello stato di innamoramento.
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In altre parole, l'amore è interno a noi, mai e poi mai esterno. Se ci riflettete bene, quando vivete una storia d'amore, o vi nasce un figlio o realizzate il lavoro dei vostri sogni, c'è forse qualcuno che dall'esterno vi da qualcosa di fisico tipo pillola o altro tipo di sostanza affinché possiate innamorarvi? La risposta è NO! Siete voi, per vostra libera scelta, a decidere d'innamorarvi, certo, la causa scatenante è esterna a voi, nulla da obiettare, ma il processo che vi permette di vivere lo stato di apertura del cuore è squisitamente interno a voi, ha a che fare con la chimica cerebrale prima e corporea di conseguenza.

L'amore esiste e risiede in noi, nelle nostre reazioni alchemiche, nei nostri mutati stati d'animo, quando diciamo sì alla Vita, quando cominciamo ad accettare ed integrare le nostre parti in ombra, quando accettiamo il mondo esterno quale riflesso del nostro mondo interno, quando smettiamo di resistere al fluire della Vita...
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Di conseguenza, noi possiamo, in ogni momento ed in maniera totalmente indipendente dall'esterno, decidere di essere innamorati, non per forza di una persona, di un lavoro o del nostro animale domestico... Noi possiamo decidere di essere innamorati di noi stessi e della nostra Vita, come? Accettandoci così come siamo ed accettando la Vita, così com'è, senza più opporre resistenza, senza più giudicare.

Certo, ciò non significa che non possiamo più vivere, in base a quanto da me detto fino ad ora, una nuova relazione amorosa o non dovremo amare i nostri figli o i nostri amici, nulla di più sbagliato. Riuscire a scoprire che l'amore esiste ed è dentro di noi significa, semmai, VIVERE L'ESISTENZA DA ETERNI INNAMORATI, DA ETERNI AMANTI PRIMA DI TUTTO DI NOI STESSI ED, IN UN SECONDO TEMPO, DELLE PERSONE CHE CI SONO VICINE, CIO' A PRESCINDERE DALLA DURATA DELLA RELAZIONE CHE RIUSCIREMO AD INSTAURARE CON ESSE.
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Quando scopriremo l'amore per noi stessi, l'amore a noi interno, riusciremo a modificare, di conseguenza, la chimica corporea riuscendo, finalmente, a vivere da innamorati anche non avendo a disposizione figli, partner, anche quando non ci sarebbe nulla di esterno a noi da indurci a vivere questo meraviglioso stato d'animo. Scoprire l'amore interno ci rende degli alchimisti a tutti gli effetti, ci trasforma in maghi della nostra Vita permettendoci di vivere il rapporto amoroso con chi è esterno a noi in una condizione (finalmente!) di condivisione e non più di elemosina.

Chi riesce a produrre autonomamente stati di apertura del cuore, stati di gioia incondizionata, stati di amore beato, diventa sovrano del proprio regno interiore e, di conseguenza, anche del regno a lui esterno in quanto ciò che è fuori, come sapete bene, è solo un riflesso di ciò che è dentro. 
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Da quel momento potremo aspettarci dei miracoli nelle relazioni lavorative, affettive e in tutti quei rapporti che terremo con il mondo esterno. Chi ci sta vicino, infatti, non mancherà di venire influenzato positivamente dalla nostra trasformazione, dalla nostra apertura di cuore e non potrà fare a meno di ammirarci, proprio come in un campo di erbacce si ammirerebbe il nascere di una bella orchidea.

Vincenzo Bilotta

domenica 29 ottobre 2017

Osservazione, disidentificazione, liberazione

Ogni giorno circa 60000 pensieri affollano la nostra mente e ci tengono “compagnia” durante le nostre attività quotidiane, anche se non sempre la loro compagnia è gradita. Di fatto, molti pensieri sono ripetitivi fino alla monotonia ma deve andare bene perché, a volte, capiterà che ne sopraggiungano alcuni in grado di turbare la nostra quiete fino a rovinarci, in casi estremi, la giornata, prima, e la Vita, poi.

Ogni pensiero contiene in sé un’energia che lo contraddistingue da tutti gli altri. Di conseguenza, se penseremo ad un futuro positivo fatto di cose belle, allora le energie che ci governeranno saranno salutari per il nostro sistema psicofisico ma se, viceversa, i pensieri che governeranno la nostra mente saranno dominati da ansie derivanti da preoccupazioni per il futuro o ricordi dolorosi legati al passato, ecco che avvertiremo dapprima un senso di disagio a livello fisico/mentale che potrà sfociare in uno squilibrio psicofisico qualora non riusciremo a lasciarli fluire oltre il nostro spazio personale.
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Ma come fare a controllare un pensiero, specie se non si ha avuto mai coscienza del fatto che ci ha condizionati per giorni, mesi, a volte anni? Le tappe che possono portare, se seguite con COSTANZA E VOLONTA’, all’uscita dalla mente coi suoi schemi di pensiero a volte ossessivi, constano di tre punti fondamentali: OSSERVAZIONE, DISIDENTIFICAZIONE, LIBERAZIONE.

L’osservazione in sé non può produrre un risultato concreto se non si sarà sviluppata prima con costanza una pratica meditativa volta a formare una certa coscienza di sé come entità esistente oltre il corpo fisico e al di sopra delle attività mentali. Dopo aver sviluppato questa coscienza, si potrà compiere il primo passo consistente nell’osservazione delle attività mentali.
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Per far ciò si dovrà dedicare, nel corso della giornata, del tempo alla meditazione. Esistono diversi tipi di meditazione ma il più semplice e potente, che potrà consentire un approccio concreto alla pratica dell’osservazione, è sicuramente quello consistente nell’osservazione del proprio respiro. Basteranno all’inizio anche 5 minuti al giorno, purché ci si riesca ad isolare dalle attività frenetiche della Vita quotidiana le quali, diversamente, tenderebbero a distrarci dalla pratica.

Dopo un po’ di tempo (almeno 3 settimane) si potrà portare gradualmente la pratica dell’osservazione del respiro ad un tempo di 30 minuti. All’inizio ciò sarà importante la COSTANZA unita alla VOLONTA’ di praticare per 5 minuti al giorno. Ci si siederà in una posizione comoda, si punterà una sveglia per 5 minuti e poi si rimarrà seduti, schiena dritta, ad osservare il respiro che entra e il respiro che esce. I pensieri non tarderanno ad arrivare, voi limitatevi a riportare l’attenzione sul respiro ogni volta che ciò accadrà.
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Questo esercizio ha la funzione di sviluppare la capacità di osservazione dei pensieri. Col tempo, infatti, assieme al respiro si potranno osservare i pensieri che non mancheranno di arrivare durante la pratica. Questo è il primo passo, lo sviluppo della capacità di osservare, evitando di giudicare i pensieri e lasciandoli, invece, fluire senza attaccamento a nessuno di essi, sia belli che brutti.

Dopo aver preso dimestichezza con l’esercizio del respiro e avendo sviluppato, in parallelo, la capacità di osservarsi mentre la mente continua a sparare i pensieri a raffica, si potrà passare al secondo esercizio, la disidentificazione. L'osservazione da sola non basta, infatti, a farci uscire fuori dal loop di pensiero che non sembra avere mai fine, simile ad un cane che insegue la propria coda (se vuoi approfondire questo concetto puoi cercare il mio articolo intitolato "Il cane che si mordeva la coda")…
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Per stabilizzarsi ed uscirne fuori occorrerà DISIDENTIFICARSI dai pensieri, smettendo di crederci e di ragionarci sopra, il cosiddetto dialogo interiore scaturente dall’iperattività mentale e dalla conseguente voglia di “rispondere” a quelli che sono semplici automatismi ma che di reale hanno ben poco.

Quando saremo giunti all’esercizio della disidentificazione, troveremo un nemico che cercherà di impedirci in tutti i modi di uscire dall’identificazione con le forme pensiero: esso si chiama ego. Molte persone hanno un forte ego il quale fonda, a sua volta, le basi per la sua sopravvivenza sulle forme pensiero. In pratica l’ego per esistere ha bisogno di possedere un’identità (se vuoi approfondire l'argomento inerente l'ego puoi cercare il mio articolo intitolato "Struttura dell'ego").
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Di conseguenza, occorrerà smettere di credere ai pensieri, di assumerne l’identità ma, soprattutto, di assorbirne l’energia, altrimenti continueremo ad alimentare il nostro ego in un ciclo che si ripeterà all’infinito, a meno che…

A meno che non decideremo di smettere di crederci, respirarci sopra ed andare oltre gli schemi mentali che sembrano destinati a governare la maggior parte degli esseri umani dei giorni nostri. Se riusciremo ad osservarci senza, al contempo, identificarci coi nostri schemi di pensiero e le loro dinamiche, raggiungeremo l’ultimo gradino del percorso, in pratica acquisteremo la LIBERTA’ dai pensieri e dalle loro energie.
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Nel momento in cui riusciremo a liberarci dalla mente coi suoi pensieri compulsivi, torneremo ad essere noi stessi riacquistando, nello stesso momento, la nostra connessione con l’Intelligenza Divina Interiore, le nostre capacità creative, e tutto quello che non eravamo mai riusciti ad esprimere perché prigionieri di noi stessi e delle nostre credenze artificialmente introdotte attraverso il processo di educazione-programmatica ricevuto dai nostri educatori, insegnanti, genitori e tutti coloro i quali ci hanno seguiti fin dal giorno in cui siamo venuti al mondo.


Vincenzo Bilotta