martedì 20 settembre 2022

Guarire dal proprio passato

Chi è nel cammino di autoconoscenza sa molto bene quanto questo percorso sia impegnativo. Di certo, il lavoro su di sé non è per tutti, ciò per diversi motivi: ci vuole costanza, pazienza, amore e dedizione. Mancando una o più di queste caratteristiche, si rischia di fare dei passi... all'indietro anziché in avanti.

Permesso ciò, bisogna sempre ricordare di sviluppare una capacità di OSSERVAZIONE superiore, la cosa che ci consentirà di far luce su ciò che prima non riuscivamo/volevamo vedere, in particolare eventi riguardanti il nostro passato. Sì, sempre lui, il passato, quel passato che sembra volerci perseguitare, proprio come fa uno stalker con le sue vittime.

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La tendenza di chi si avvicina al lavoro su di sé è quella di vivere nel presente, annullando il tempo. Questo è giustissimo ma, prima di vivere nel presente, non si deve mai rinnegare il passato... Chi prova a vivere nel presente senza aver, prima, ACCETTATO e GUARITO il proprio passato, non farà altro che creare un presente e un futuro che gli faranno rivivere le esperienze che non è ancora riuscito ad integrare e sanare dentro di sé.

Molti di noi, pur facendo molti progressi a livello spirituale, fisico, mentale, pur aprendo il loro cuore alla Vita, prima o poi dovranno fare i conti con alcuni vissuti congelati risalenti ad un passato più o meno prossimo. Ma perché alcuni vissuti vengono congelati dalla nostra mente? Il motivo è semplice: perché nel momento in cui facciamo quel determinato tipo di esperienze, non siamo ancora pronti a superarle con successo, così le mettiamo da parte, in attesa che arrivino "tempi migliori", leggasi anche "strumenti per elaborarli correttamente e superarli".

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Così, dopo aver fatto un lavoro importante su di noi, costellato di meditazioni, letture, seminari, pratiche nella Vita quotidiana, all'improvviso riemerge un vissuto, direttamente dal passato, con una nitidezza che non credevamo possibile. Questo evento passato congelato, quando riemerge ci coglie alla sprovvista, magari mentre stiamo bevendo la nostra tisana rilassante o stiamo passeggiando immersi nella natura e, inevitabilmente, in un primo tempo, tenderà a spiazzarci.

Ma niente paura né, tanto meno, seghe mentali. Se un determinato ricordo recante con sé una certa carica emotiva riemerge dal passato, ricordo del quale spesso avevamo rimosso ogni particolare, ciò significa che è giunto il momento di OSSERVARLO, SANARLO e poi LASCIARLO ANDARE.

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Molti ricordi potrebbero risalire all'infanzia, all'adolescenza, poco importa. Ciò che importa è che il ricordo torna. Se il ricordo torna, non commettiamo l'errore di pensare che ci voglia tormentare dopo tanto tempo, no, sicuramente non torna per questo. Se il ricordo riemerge, se viene da noi scongelato è per un solo motivo: esso vuole essere GUARDATO, GUARITO e, infine, INTEGRATO.

Ma come fare per guarire un ricordo che ha ancora carica emotiva praticamente intatta? Ci sono diversi strumenti che si possono provare per poi scegliere ed adattarli alle proprie esigenze personali, qui ne elenco alcuni che ritengo, a mio avviso, aventi efficacia quasi istantanea: E.F.T., Logosintesi, T.A.I., S.E.T.. Questi elencati sono sistemi facenti parte della cosiddetta psicologia energetica.

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Accanto ad essi esistono altri metodi quali: costellazioni familiari, ipnosi regressiva, visualizzazioni, meditazione, reiki, omeopatia, fiori di Bach. Spetterà alla singola persona la scelta del sistema di autoguarigione a lei più idoneo, ciò dopo aver provato e sperimentato uno o più di essi nello specifico.

Quello che importa è, specie se si vuole andare in profondità, farsi guidare da un operatore qualificato, il quale può aiutare soprattutto quando emergono emozioni molto forti e non si è nelle condizioni di poterle osservare e superare senza un aiuto esterno.

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Guarire dal proprio passato è fondamentale, ciò se si vuole vivere un presente sano per poi poter creare un futuro nuovo, quello che non pensavamo potesse realizzarsi, libero da ansie, un futuro che possa essere vissuto con gli occhi dell'avventura e non più con il timore che possano ripetersi esperienze già vissute nel passato in quello che sembrava essere un circolo vizioso.

Sanare il proprio passato significa voltarsi indietro a guardarlo con gli occhi della saggezza, smettendo di sentirsi in colpa, inadeguati, integrando tutti i vissuti fino a crescere sia a livello di consapevolezza che emotivo, fino a diventare persone integre e complete perché, ricordiamolo sempre, noi siamo ciò che siamo grazie al nostro passato.

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Alla luce di quanto detto finora, risulta chiaro come non esista nessuna colpa, nessun peccato, ma soltanto amore, giustizia e saggezza, acquisite attraverso l'esperienza e interagendo con eventi che, spesso, nel momento in cui ci accadono, ci fanno soffrire ma che sono la base per la trasformazione del nostro apparato psicofisico e, se sono accaduti erano indispensabili per far maturare in noi il seme della consapevolezza che ci avrebbe rese QUI E ORA, le splendide persone che siamo diventate.

Vincenzo Bilotta


domenica 4 settembre 2022

La differenza fra l'essere soli e il sentirsi soli

Oggi voglio parlarvi di una sostanziale differenza, quella che intercorre fra l'essere soli e il sentirsi soli. È una differenza molto importante che influisce sullo stato d'animo, la qualità della Vita, dei rapporti sociali e, non da ultimo, sulla qualità della salute.

Noi nasciamo soli. Siamo soli, al buio e nel silenzio quando siamo nel grembo materno (salvo i casi in cui ci siano dei fratelli gemelli), in seguito siamo soli nella Vita. La solitudine è una condizione naturale dell'essere umano, il socializzare, il relazionarsi con gli altri è, sì, necessario, ciò nei rapporti di lavoro, nelle relazioni sentimentali o quando capita di uscire a condividere una tazza di caffè. 

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Tuttavia, rimane di fondamentale, VITALE importanza, la solitudine, quella sana, quella ricercata allo scopo di raggiungere il silenzio interiore, la centratura, quella VERA. È nel silenzio, infatti, che ci si evolve, non nel caos delle vuote parole scambiate con chi interagiamo quotidianamente. Molte persone, lungi dall'arricchirci attraverso i loro discorsi, ci riempiono la testa del caos che hanno essi stessi, e lo fanno attraverso le parole.

Ecco perché è di VITALE importanza, torno a ripeterlo, imparare a stare da soli, centrarsi. Solo così sarà possibile, poi, selezionare le persone con le quali conversare, uscire, condividere i propri modi di vedere la Vita, il tutto uscendone arricchiti e non confusi o svuotati di energie.

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Essere soli è, quindi, lo stato naturale, Divino, all'interno del quale si vivrà nella centratura, nella completezza, nel silenzio creativo attraverso l'introspezione e il riconoscimento delle proprie capacità interiori.

Molte persone, però, fanno della solitudine non un'opportunità di crescita ed evoluzione personale ma, lungi da tutto ciò, un problema. Questo avviene perché le persone, lungi dal considerare la solitudine come una condizione naturale dell'essere umano, la trasformano in un'imposizione. Così, molte persone si sentono sole.

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Quando ci si sente soli si trasforma la solitudine da stato naturale dell'essere a psicoprigione. Sì, perché in realtà non siamo MAI soli, ci crediamo soli, ma è solo frutto di fantasie mentali e modi di vedere la Vita ereditati dal processo educativo-programmatico e, in generale, dalla massa, una massa fatta di persone che hanno paura di restare una sola sera da sole a casa senza vedere nessuno, in compagnia di sé stesse e dei silenzi della propria anima.

La solitudine è essenziale se ci si vuole centrare e crescere a livello evolutivo, ma se si teme, ecco che diventa un problema, un demone da sconfiggere a tutti i costi. Dovremmo imparare ad ascoltarci, a rimanere più tempo in compagnia di noi stessi, del silenzio sacro che scaturisce dal nostro esserci allontanati dalle folli parole pronunciate dalle masse incoscienti. 

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Stando da soli saremo liberi di cominciare a selezionare le compagnie con le quali uscire e quando uscirci, senza più paura di stare un giorno a casa da soli, senza più temere l'abbandono ma, lungi da tutto ciò, entrando dentro questi sogni ad occhi aperti fino a capire che il potere di renderci infelici glielo avevamo dato noi credendoli reali.

Vincenzo Bilotta


mercoledì 24 agosto 2022

La psicoprigione

Noi nasciamo creature libere ed estremamente potenti, creative ed innamorate della Vita. Basta vedere i bambini mentre giocano. Ogni bambino ha una fantasia senza limiti, e nel gioco riesce a crearsi dei mondi immaginari dove, in pratica, può fare accadere tutto ciò che desidera in maniera istantanea. 

Se, crescendo, mantenesse intatta questa sua caratteristica che gli è naturale, potrebbe realizzare se stesso senza alcuno sforzo, ma così non è, almeno per la maggior parte delle persone.

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Ognuno di noi crescendo, infatti, dovrà fare i conti con la programmazione che riceverà a scuola. Durante l'istruzione (ammaestramento da circo) ricevuta a scuola, ci installano dei programmi contenenti tutto ciò che dobbiamo, secondo chi ha deciso per noi, imparare per poter essere considerati, una volta diplomati, "istruiti".

Una volta programmati, o edu-programmati come amo dire io, tenderemo ad identificarci con questi programmi e, di conseguenza, rimarremo vittime dei nostri automatismi, automatismi appresi durante il periodo scolastico. Questi automatismi ci renderanno simili a dei robot.

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Di conseguenza, ad ogni situazione che vivremo e ci si porrà dinanzi, tenderemo a reagire in base alla nostra edu-programmazione perdendo la possibilità di agire. Per agire, infatti, si dovrebbe essere liberi di prendere una decisione dopo aver valutato la situazione che ci si pone dinanzi, ma se si viene addestrati a pensare in un dato modo, come avviene nelle scuole di tutto il mondo, non si potrà scegliere, ciò perché si agirà in base agli schemi mentali acquisiti a scuola.

In questo modo ci costruiamo una prigione che sarà costituita dalle nostre convinzioni limitanti, dalle paure e, in generale, da tutto quello che ci hanno inculcato durante la nostra istruzione, sia fra le mura domestiche che negli ambienti scolastici, sportivi e sociali in generale. 

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Di solito si vivrà in questa prigione mentale, o psicoprigione se più vi piace, per tutta la Vita, a meno che non ci si accorga di vivere una Vita non nostra, anche se più che una Vita è un programma, una gabbia costituita da idee, modi di vivere e vedere la Vita che altri hanno preconfezionato per noi.

Ma come fare ad uscire da questa psicoprigione per poter, poi, cominciare a vivere una Vita che non sia di seconda mano? Innanzitutto occorrerà effettuare un serio lavoro su di sé basato sull'autosservazione, il solo che possa consentirci, in un primo tempo, di accorgerci di essere prigionieri di idee non nostre, idee che ci spingono a vivere e comportarci in maniera automatica, non spontanea, da persone schiave, non libere insomma.

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Dopo esserci accorti di vivere in una psicoprigione fatta di idee non nostre, se si vorrà tornare liberi ed entusiasti della Vita, proprio come quando eravamo bambini e giocavamo, occorrerà liberarsi da questi schemi di pensiero. Solo quando riusciremo a liberarci da tutte le sovrastrutture acquisite attraverso il processo educativo-programmatico potremo vivere e sperimentare la Vita in prima persona in maniera LIBERA ED INDIPENDENTE. 

Vincenzo Bilotta

lunedì 8 agosto 2022

Il vero nemico è dentro di noi

Ogni giorno, ognuno di noi sembra vivere una crociata continua contro il mondo esterno. Si litiga per le presunte continue ingiustizie subite. Basta che qualcuno ci rubi un parcheggio nel centro commerciale ed ecco che, nonostante le ore passate a meditare, la bestia repressa che alberga in noi salta fuori pronta a minacciare, insultare, picchiare.

Anche l'idea che abbiamo del mondo non ci aiuta, di certo, a migliorare la situazione. Le definizioni più comuni sul mondo lo descrivono come: marcio, non sicuro, un brutto posto, un covo di assassini, un manicomio a cielo aperto.. Queste sono solo alcune delle tante definizioni colorite che ognuno di noi, nel corso della propria Vita ha sentito dire in giro o ha, lui stesso, dato al mondo... Ma la realtà è davvero così?

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No, la realtà è ben diversa. Il mondo esterno non esiste, ciò lo ha ampiamente dimostrato la fisica quantistica. Ma cosa significa tutto ciò? Il mondo è ciò che pensiamo di lui, ma non solo. Noi abbiamo il mondo dentro e tendiamo a proiettarlo fuori. In altre parole, noi viviamo là fuori, nel mondo, ciò che sentiamo dentro a livello di emozioni.

Tutto ciò si ricollega al fenomeno dell'osservatore. In fisica quantistica è stato ampiamente dimostrato come qualsiasi esperimento possa subire delle variazioni consistenti a seconda degli stati d'animo dei soggetti che vi assistono e, quando viene ripetuto in presenza delle stesse persone, esso potrà dare risultati diversi a seconda degli stati d'animo, convinzioni, livello di coscienza posseduti dai soggetti partecipanti.

L' Arcangelo Michele abbatte i demoni del male. (Incisione su specchio di Lorenzo Ostuni)


IN PRATICA, IL MONDO SIAMO NOI. È AL NOSTRO INTERNO CHE CREIAMO LA REALTÀ CHE ANDREMO A VIVERE, IN UN SECONDO TEMPO, "LÀ FUORI".

Dopo quanto detto sopra, vi sarete fatti un'idea sul motivo per cui c'è tanta violenza nel mondo. Se la gente ha la mente immersa nel caos più totale, medita poco o per nulla, segue programmi violenti, interagisce anche fra le mura domestiche in maniera violenta con i propri familiari, come pensate che saranno le proiezioni di questi individui? Beh, se ve lo state ancora chiedendo, provate a are un'occhiata là fuori, nel mondo.

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Ogni giorno vengono uccise migliaia di persone per rapine, litigi, guerre, ma perché tutto questo? Il problema fondamentale sta nel fatto che ciascun individuo non riesce a vedere il nemico dentro di sé, diversamente lo sconfiggerebbe, ma, lungi da ciò, dopo averlo proiettato in maniera inconsapevole all'esterno, ci lotta contro.

Ecco perché, oggi più che mai, sarebbe fondamentale un lavoro introspettivo, volto all'osservazione delle proprie dinamiche mentali, cercando di respirarci dentro senza, tuttavia, farsi coinvolgere in maniera eccessiva, capendo una cosa fondamentale: NOI NON SIAMO I NOSTRI PENSIERI, NOI SIAMO COLUI IL QUALE LI OSSERVA.

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Se l'osservazione viene fatta senza giudizio, ecco che a quel punto il pensiero verrà controllato e privato della carica violenta, negativa, potenzialmente distruttiva che, diversamente e in condizioni di inconsapevolezza, sarebbe stata proiettata all'esterno con risultati disastrosi per sé stessi come per gli altri.

Noi siamo responsabili dell'ecologia della nostra mente. Mantenendo una mente chiara, pulita, libera da pensieri ossessivi, potremo realmente fare la differenza nel mondo esterno perché cominceremo a proiettare pensieri di gentilezza, centratura, equilibrio, non violenza.

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Non aspettiamo che siano gli altri a cambiare, smettiamo oggi stesso di dare la colpa agli altri e prendiamoci la responsabilità di cambiare noi per primi. Gli altri se vorranno potranno cambiare, ognuno coi propri tempi e solo quando sarà pronto. Ma, nel frattempo, proviamo a fare da esempio attraverso il nostro modo di vivere, pensare, agire, essere, perché il mondo, ricordatelo sempre, siamo noi.

Vincenzo Bilotta

domenica 24 luglio 2022

Utilizzare la rabbia in modo positivo

Della rabbia ho ampiamente parlato sia nel mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, YOUCANPRINT EDIZIONI, sia qui nel mio blog (trovi l'articolo digitando nel motore di ricerca "La rabbia"). Voglio, oggi, parlarvi del suo utilizzo "ecologico", quindi non distruttivo, com'è nella natura della rabbia.

Quando ci arrabbiamo, di solito, tendiamo a perdere il controllo e, di conseguenza, a compiere gesti azzardati, gesti che, in condizioni di lucidità, ci asterremmo, di certo, dal compiere. La rabbia è pericolosa, certo, ma solo perché non riusciamo a controllarla, nessuno ce lo ha insegnato, abbiamo ereditato solo schemi di rabbia incontrollata imparandoli da piccoli dalle persone che ci stavano intorno, specie in famiglia.
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Ma la rabbia, se controllata, può essere veicolata. La rabbia è una forma di energia interiore e il suo utilizzo ecologico non soltanto non è dannoso ma può risultarci utile. La prima cosa da fare, prima di riuscire ad utilizzare la rabbia in modo positivo, è quella di accorgersi del suo arrivo.

Spesso ci accorgiamo di essere arrabbiati quando, ormai, è troppo tardi per fare qualcosa al fine di reindirizzare questa forma di energia esplosiva o, quanto meno, limitarne i danni. Tuttavia, il fatto stesso di accorgersi di essere arrabbiati è già un buon inizio rispetto a quando, in passato, reagivamo in maniera totalmente inconsapevole producendo effetti spesso dannosi sia per noi che per chi ci stava intorno.
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Quindi, il primo passo da fare sarà quello di accorgersi di essere arrabbiati, questo in un primo tempo. Dopo esserci esercitati nell'osservarci mentre siamo già arrabbiati, il secondo passo, quello definitivo che, da solo, potrà portarci a trasformare l'energia della rabbia in maniera definitiva, sarà quello di "prevenire" l'esplosione dell'energia rabbia. 

Ma come fare? Bisognerà cominciare un lavoro su di sé volto all'autosservazione di tutte quelle che sono le dinamiche emozionali che, ogni giorno, attraversano il nostro sistema psicofisico o macchina biologica che dir si voglia.


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In pratica dobbiamo osservare cosa ci accade nelle nostre interazioni quotidiane con il mondo esterno. Proviamo ad osservarci mentre siamo immersi nel traffico e qualcuno ci taglia la strada, oppure quando qualcuno vuole saltare la fila alla posta e, in generale, in tutte quelle circostanze dove ci si sente sotto pressione e si rischia di far esplodere l'energia della rabbia in maniera improvvisa quanto incontrollata.

La prossima volta che ci troviamo in delle situazioni nelle quali normalmente ci arrabbiamo, ecco che in questi momenti dobbiamo provare ad osservare cosa accade dentro, cosa sentiamo. Se ci eserciteremo in maniera costante e con impegno, potremo prevenire l'ennesima esplosione di rabbia.

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Osservandoci, sentendoci, possiamo accorgerci del nostro cambiamento di umore: respiro che accelera, aumento dei battiti, voglia di aggredire e, in generale, tutti i comportamenti e le reazioni che sono tipiche di chi è arrabbiato e si prepara a litigare.

Una volta che avremo sviluppato la capacità di osservare e scovare la rabbia prima che esploda e diventi incontrollabile, potremo utilizzarla in modo positivo, come? Potremo decidere di uscire dalla fila, non importa se di auto o di persone, per andare a passeggiare nei boschi, oppure potremo andare a scrivere su di un diario come ci sentiamo per poi rileggere le nostre impressioni una volta che la rabbia sarà andata via.
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Questi sono solo alcuni esempi di utilizzo positivo della rabbia. Come dico nel mio libro, L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, YOUCANPRINT EDIZIONI, la rabbia è un'energia molto potente, paragonabile all'energia nucleare. L'energia nucleare, infatti, può essere utilizzata in maniera distruttiva, vedi bombe nucleari, oppure in maniera costruttiva, costruendo delle centrali per illuminare interi quartieri di una città attraverso la sua energia pulita.

Come avrete avuto modo di notare, anche la rabbia, al pari dell'energia nucleare, può essere utilizzata in maniera positiva, ecologica e potrà esserci utile per mettere la giusta grinta in quei lavori o in certi sport nei quali è richiesta una forma di rabbia "pulita". Questo non significherà fare le cose con rabbia e senza controllo, niente di tutto ciò.
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Utilizzare la rabbia in modo positivo significa disporre di tutta quell'energia che, in passato, disperdevamo arrabbiandoci per poterla, finalmente, indirizzare in attività quotidiane le quali risulteranno, di conseguenza, meno stancanti in quanto noi saremo più presenti, vitali e rilassati.

Vincenzo Bilotta




domenica 10 luglio 2022

Medicina allopatica vs medicina olistica

Da oggi, per rimanere in salute, occorre sapere, quindi, che tutto dipende in gran parte da noi e dalla nostra voglia di cambiare il nostro rapporto con la Vita di tutti i giorni. IL CAMBIAMENTO E' LA VERA GUARIGIONE, NON LA MEDICINA. (Vincenzo Bilotta, Metamorfosi spirituale)

Il nostro corpo umano è meraviglioso, creato per funzionare alla perfezione, senza lasciare nulla al caso. Esiste un naturale equilibrio al suo interno, chiamato omeostasi, in presenza del quale tutto va alla perfezione senza alcun problema.

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Il mantenimento di questo equilibrio omeostatico è reso possibile grazie ad una serie di fattori quali, primo in assoluto, il corretto equilibrio fra corpo e mente e, a seguire, una corretta alimentazione, la giusta attività fisica e, non da ultimo, l'essersi perfettamente adattati all'ambiente nel quale si vive, si lavora e ci si relaziona con gli altri.

Quando, per una o più ragioni, questo equilibrio omeostatico viene a mancare, ecco l'insorgere dello squilibrio energetico, comunemente chiamato "malattia". Ma lo squilibrio energetico altro non è se non un segnale che il nostro corpo c'invia, un po' come accade con le spie sul cruscotto della nostra auto quando segnalano un guasto, un segnale ad indicare che qualcosa non va.

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Ed ecco entrare in gioco, in questo contesto, i vari "curatori", così voglio definirli (e nemmeno è sicuro che ci riescano, dato che la guarigione parte dal nostro interno, non dall'esterno), con i relativi approcci di appartenenza.

In questo campo si spazia dall'approccio allopatico in tutte le sue forme, più o meno invasive e più o meno sperimentali, all'approccio olistico. Per comodità racchiuderò sotto il termine medicina allopatica tutto quello che riguarda la medicina imposta dalle multinazionali del farmaco e quindi basata su strumenti diagnostici d'avanguardia, protocolli e farmaci chimici.

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Quando, invece, farò riferimento alla cosiddetta medicina alternativa, parlerò di medicina olistica, termine con il quale starò ad indicare e racchiudere tutti gli altri tipi di approccio curativo che esulano dalla medicina ufficiale.

Detto questo, oggi vorrei porre particolare attenzione sulle differenti visioni che hanno, rispetto all'uomo e i sintomi accusati, medicina allopatica e medicina olistica se messe a confronto. 

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Se prendiamo in considerazione, per cominciare, la medicina allopatica, ecco che ci accorgiamo di come essa consideri l'essere umano alla stregua di una macchina che, quando subisce un guasto (malattia) va riparata ponendo l'attenzione solo ed esclusivamente o, comunque, prevalentemente sull'organo colpito dallo squilibrio.

Ecco che, in questo contesto, sono nate tante specializzazioni mediche quanti sono gli organi del corpo. L'uomo passa, così, da sistema intero e completo ad automa assemblato da riparare in una o più parti a seconda del guasto (malattia) riscontrato, un po' come quando si porta la macchina dal meccanico insomma.

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Così, molte persone finiscono col passare da uno specialista all'altro, sborsando fior di quattrini senza, peraltro, concludere nulla, a seconda dell'organo colpito dal disturbo. Quando, finalmente, viene individuato il disturbo, si prescrive il farmaco chimico che sopprime i sintomi, ma non è detto che ciò porti il paziente alla guarigione.

Per guarire, infatti, non devono solo essere eliminati i sintomi ma, anche e soprattutto, le cause della malattia. Diversamente, qualora venissero curati solo i sintomi, la malattia potrebbe riemergere, anche a distanza di anni, in un altro organo.

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Il farmaco chimico, infatti, se per un verso riesce a curare uno o più sintomi, per un altro verso lascia molti effetti collaterali, a volte permanenti. Non da ultimo, considerando la medicina allopatica l'uomo alla stregua di una macchina da riparare, i medici allopatici avranno un approccio molto freddo e distaccato col paziente, dove sentimento ed empatia sono sostituiti da prescrizioni e favoritismi fra colleghi specialisti per guadagnare sopra la salute delle persone.

Dopo aver esaminato, seppur per sommi capi, l'approccio allopatico al paziente, passiamo adesso all'approccio di tipo olistico. 

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Sotto il termine medicina olistica racchiuderemo, come accennato prima, tutti i metodi di cura cosiddetti "alternativi", ossia diversi dalla medicina allopatica. 

Fra i tanti tipi di medicina olistica (dal greco Holos, che significa intero) ricordiamo l'omeopatia, l'agopuntura, la naturopatia, la fitoterapia, la floriterapia, passando per il reiki, l'osteopatia, i diversi tipi di metodi di cura manuali fino ad arrivare allo sciamanismo delle diverse culture.

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La medicina olistica considera l'essere umano come un insieme di corpo, mente e anima inscindibili e, in quanto tali, mira al mantenimento del loro corretto funzionamento in sinergia gli uni con gli altri. Si capisce bene, da ciò, come questo tipo di approccio sia, a differenza di quello olistico, molto più profondo, completo e definitivo rispetto al ripristino dell'equilibrio omeostatico del soggetto che si sottopone a questi tipi di cure.

La medicina olistica si prende cura della persona partendo dalle cause che hanno generato lo squilibrio energetico o malattia che dir si voglia e, dopo aver aiutato il paziente a prendere coscienza del disagio che ha scatenato lo squilibrio in uno o più organi, ne cura, in un secondo tempo, anche gli effetti.

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Una volta conosciute le cause della malattia, il medico olistico ha il compito di farne prendere coscienza al paziente allo scopo di aiutare quest'ultimo ad innescare il processo di autoguarigione. 

Il medico olistico si differenzia, rispetto a quello specialistico allopatico, per il semplice fatto che il suo compito principale è quello di curare le cause, non gli effetti. Se paragonassimo la malattia ad un'erbaccia, per fare un esempio, e stabilissimo che le radici sono la causa della malattia mentre le foglie sono gli effetti, capiremmo subito che il tagliare solo la parte emergente dell'erba (effetto), non potrebbe guarire la persona. Solo sradicando l'erba (causa malattia) si potrà liberare in maniera definitiva il terreno (sistema psicofisico).

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Il medico olistico, inoltre, ha un approccio empatico, umano ed interattivo col paziente e questo approccio, molto spesso, basta, da solo, ad innescare il processo di autoguarigione nel paziente stesso. La fiducia, quindi, riveste un ruolo fondamentale affinché possa consolidarsi il rapporto medico-paziente.

Qualora il medico non ispirasse fiducia, sarebbe bene non continuare a seguirlo, cambiandolo fino a trovarne uno in grado d'ispirare la fiducia necessaria affinché la guarigione possa avvenire. 

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La medicina olistica, inoltre, non considera solo le cause che hanno determinato lo squilibrio energetico, ma analizza, attraverso appositi test (uno fra i tanti l'elettroagopuntura di Voll), il livello energetico presente nel corpo del paziente scongiurando, in questo modo, determinati tipi di patologie più o meno gravi a seconda del livello energetico riscontrato.

Sicuramente l'approccio olistico è meno invasivo, più umano ed accogliente. A volte basterebbe un abbraccio per poter innescare il processo di autoguarigione in una persona. La mancanza d'amore verso se stessi è la causa principale di tutti i malanni che affliggono la nostra società ultramoderna, ultratecnologica ma disumanizzata.

(Dr. Edward Bach)


In ogni caso, al di là del tipo di medicina esercitato, quello che più importa è riuscire a far prendere coscienza al paziente delle cause che hanno determinato in lui l'insorgere della malattia. Di conseguenza, ogni tipo di medicina ha la sua utilità e il suo valore, dipende dal medico non abusarne ed esercitare la sua professione con umanità e coscienza.

Vincenzo Bilotta






domenica 26 giugno 2022

Sostituiamo la fede alla paura

 "Abbi fede, non paura, perché tu sei universo, non mente!" (Vincenzo Bilotta)

Quando nasciamo e fino ad una certa età, noi siamo creature potenti, amorevoli, piene di progetti, in pratica siamo bambini. Poi comincia il processo di addomesticamento, o educazione-programmatica che dir si voglia, e da lì in poi cominciamo ad essere inquadrati per servire il sistema, lavorare come schiavi e consumare tutti i prodotti che i mass media ci propinano ogni giorno come indispensabili, ciò se vogliamo essere alla moda e non essere considerati "strani".

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Così, dalla fede in Dio e nella Vita, tipica dei bambini, si passerà alla paura del domani e di ciò che potrà accadere ad ogni istante, tipica, invece, degli adulti addomesticati e già da tempo ammuffiti nelle loro routine incolore da cavie da laboratorio che fanno girare, senza scopo personale, una ruota che alimenta chi li manipola dall'alto.

Da bambini vivevamo nella fede. Vivere nella fede significa lasciare accadere la Vita, smettere di controllarla. In pratica ci si apre ad Essa e ciò ci permette l'accesso a qualcosa di più grande, ci espande fino a farci diventare TUTTO con l'universo.

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Chi vive nella fede è libero da paura, segue e realizza il proprio scopo, quello per il quale la sua anima si è incarnata in un corpo fisico, e vive NELLA GRATITUDINE E NELL'AMORE incondizionati perché ha riscoperto Dio al suo fianco.

Chi vive nella paura vive nella mente con le sue fantasie, non segue i propri scopi e, così facendo, tende a stagnare, a vivere nella zona di comfort, non ha fiducia nella Vita, non si affida ad Essa, anzi, lungi da tutto questo, la teme.

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In questo modo, vivendo nella paura anziché nella fede, ci si congela in attesa del momento giusto che non arriverà mai. Chi vive nella zona di comfort, infatti, si priva di quello spirito di avventura, il solo che può spingerlo a lasciarsi andare alle nuove opportunità che gli si presenteranno, però, solo se avrà il coraggio di uscire dalla zona di comfort.

Sarà solo passando dalla paura alla fede che potremo vivere felici e realizzare la missione della nostra anima, perché usciremo dalla mente che ci autosabota, fino ad espanderci nell'universo, il quale collaborerà con noi per farci raggiungere i nostri obiettivi fino a farci realizzare cose che, quando vivevamo nella mente, credevamo "impossibili".

Vincenzo Bilotta