domenica 15 luglio 2018

Il regno del nulla

Ogni giorno, non appena svegli o, almeno, non appena la maggior parte delle persone passa dal sonno orizzontale a quello verticale, per dirla usando la terminologia di E. J. Gold, prima ancora di avere il tempo di fare colazione o lavarsi i denti, eccola che arriva, come un'onda di tsunami, sempre lei.... La mente!

Di colpo, mentre si è ancora intorpiditi dal sonno e si cerca di connettersi col proprio cervello, ecco che arrivano i pensieri, a migliaia, come invasori barbari, senza sosta, in maniera compulsiva, disordinata, provano e, nella maggior parte delle volte, riescono a creare il caos. In quei momenti si è nel regno della mente, coi suoi mille pensieri servitori-tiranni.
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Questa situazione si protrae, per la maggior parte delle persone comuni, dal momento in cui nascono fino all'ultimo giorno di Vita all'interno della loro macchina biologica. Pensate, pensate, pensate, più di 60000 tipi di pensiero diverso, invadono la nostra intimità, ci rivoltano come calzini da lavare, sballottandoci a destra e a manca, senza sosta, senza possibilità di fuga apparente.

Sì, perché dai pensieri non si può fuggire, a meno che non si disattivi la mente, cosa pressoché impossibile e, a mio parere, innaturale. Allora? Cosa resta da fare? Soccombere? Impazzire? Fuggire? L'unica risposta a tutte queste domande è: OSSERVAZIONE E PRATICA. Solo osservando i propri pensieri e continuando, al contempo, a praticarla, si potranno ottenere risultati concreti, reali, definitivi.
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Quando un pensiero lo si osserva, accade che si comincia ad essere COSCIENTI DI SE', è un pò come se lo si smontasse. In questo modo, il pensiero perde il senso dell'importanza ai nostri occhi, quelli che vedono e giudicano per paragoni e previsioni, per farla breve, noi tendiamo, per cultura, educazione, automatismi cristallizzati in noi attraverso la ripetizione automatica, a vedere le cose con gli occhi della mente in base ai vissuti passati, coi quali tendiamo a fare confronti con le esperienze similari che andremo a vivere nel futuro.

Quando si comincia ad OSSERVARE i pensieri, in seguito ad un lavoro su di Sé, ecco che si smette di guardare all'apparenza delle cose fino ad arrivare ad OSSERVARE LA PURA ESSENZA del nulla. Sì, amici miei, perché dal nulla arrivano i pensieri, di nulla sono fatti e, per concludere il loro corso, nel nulla si dissolvono.
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Eppure sono così angoscianti a volte.... Riescono a coinvolgerci talmente tanto che, molto spesso, non possiamo fare altro che crederci ed identificarci con essi. Ecco che allora nascono diversi tipi di disagi psicofisici come naturale conseguenza di questo bombardamento virtuale di pensieri, creduto reale da chi OCCHI PER VEDERE, ancora, PROPRIO NON NE HA.

In realtà vi è un regno, fra un pensiero e l'altro, dove vive l'eterno, il Divino, il Silente stato di veglia Cosciente di Sè, lì non alberga alcun pensiero in quanto forte è la Luce della Consapevolezza che vi dimora. Quel regno mi piace chiamarlo il regno del nulla, basta arrivarci, basta accorgersi di essere pensati, per poter smettere di essere posseduti dalla mente con i suoi pensieri compulsivi.
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E' nel regno del nulla che risiede la possibilità, da parte di ogni essere umano, di ESSERE E TRASFORMARSI IN PURA LUCE COSCIENTE DI SE'. Basta ACCORGERSI della sua esistenza, ciò attraverso un serio lavoro di autosservazione, per liberarsi da millenni di schiavitù psicologica e potersi riappropriare, finalmente, del nostro scopo originario, quello per il quale ci siamo incarnati in un corpo fisico: ESSERE FELICI INCONDIZIONATAMENTE perché tutto ciò di cui abbiamo bisogno, è tornare in contatto con noi stessi e percepire il soffio vitale CHE E' GIA' in noi.

Vincenzo Bilotta

domenica 1 luglio 2018

Passo dopo passo

Sin da piccoli ci hanno insegnato ad andare di fretta, ciò accade in tutte le famiglie "normali". Ti alzi per andare a scuola e non devi fare tardi, poi gli appuntamenti, infine i progetti, insomma, a conti fatti sembra che per il QUI E ORA, per vivere l'adesso, spazio proprio non ce ne sia, almeno così sembra, così ci hanno insegnato.
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Come diceva Herman Hesse nel SIDDHARTA: "D'ogni verità anche il contrario è vero". In altre parole, quel che ci hanno insegnato costituisce solo una possibile maniera di vivere la Vita e percepire ciò che è vero. Ma, se davvero vogliamo esplorare quale sia la nostra verità, dobbiamo cominciare ad allontanarci dalla nostra programmazione per cominciare a costruire nuovi binari attraverso i quali raggiungere luoghi e modi di vivere sconosciuti.

Se ci hanno insegnato ad andare sempre di fretta e ciò non ci va bene, in generale non va bene a nessuno perchè sottopone il nostro sistema psicofisico ad uno stress inutile e dannoso, possiamo imparare, da soli o tramite corsi, libri, filmati o meditazione, a vivere PASSO DOPO PASSO.
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La felicità va raggiunta, qualcuno ha detto, attraverso il compimento di determinate azioni, in un futuro prossimo. E' la stessa idea che accomuna molte religioni, secondo le quali il paradiso lo si può raggiungere dopo la cessazione della Vita all'interno della nostra macchina biologica, al secolo corpo fisico.

Ogni cosa, insomma, per ottenerla si deve sempre aspettare un futuro prossimo. Nel frattempo si corre per tutto il tempo che, secondo noi, ci separa dal traguardo/felicità, allo scopo di ottenerli. Una specie di somaro che insegue una carota appesa ad un bastone sopra la sua testa!
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LA VERA FELICITA' E' NELL'ISTANTE, NEL GODERSI CIO' CHE SI STA FACENDO SAPENDO DI FARLO E PRENDENDO, AL CONTEMPO, COSCIENZA CHE TUTTO CIO' CHE ESISTE E' PROPRIO QUI, PROPRIO ORA! Il resto sono solo seghe mentali trasmesseci dai nostri educatori, insegnanti, genitori, amici, attraverso il processo educativo-programmatico.

Se smettiamo di adeguarci alle convenzioni, ai ritrovati tecnologici, alle piattaforme dei social, alle mode, scopriremo la Vita che scorre nella sua quieta armonia, non è difficile, basta ascoltare il proprio respiro, riprendere i ritmi con la natura, fare pace col proprio mondo interiore.
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La pace è in ogni nostro passo, in ogni nostro respiro, non domani, non quando moriremo, allora sarà troppo tardi. Se vogliamo vivere il nostro paradiso personale, facciamolo QUI E ORA, perché, come disse Lorenzo De' Medici nei suoi "Canti carnascialeschi": "Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c'è certezza!".

Vincenzo Bilotta 

domenica 17 giugno 2018

Cos'è la normalità?

Ognuno di noi acquisisce, fin dai primi anni di Vita, attraverso il processo educativo e le interazioni con gli altri una propria visione della realtà e di tutti gli accadimenti al suo interno. In base a ciò, com'è ovvio, si tenderà a dare una propria interpretazione a quello che è il concetto di normalità.

Se si nasce in un famiglia di acrobati ed illusionisti, sarà considerato normale chi possiede un'agilità fuori dal comune. Diversamente, se una persona nasce in una famiglia di contabili, ecco che subito cambierà la visione della Vita in se stessa e, con essa, anche quello che è il concetto di normalità. Come potete capire da quanto detto fino ad ora, TUTTO E' RELATIVO E STRETTAMENTE DIPENDENTE DALLA PERSONA CHE VIENE AD OSSERVARE ED INTERAGIRE CON UN DETERMINATO FENOMENO.
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Ovvio, per certi fenomeni si potrà avere un parere quasi unanime sul concetto di normalità. Se, ad esempio, chiedessimo a diverse persone cosa possono vedere in cielo di notte quando è sereno, la risposta più probabile sarebbe: "le stelle"! Diverso, invece, sarebbe il caso in cui chiedessimo a quelle stesse persone cosa ne pensano del fenomeno dell'osservatore oppure come considerano i fenomeni di autoguarigione.

Va detto, inoltre, che il concetto di normalità può variare nel corso degli anni ed attraverso le esperienze che il singolo soggetto andrà vivendo all'interno della sua Vita. Man mano che s'interagisce con persone, situazioni e stili di Vita diversi da quelli di cui si era a conoscenza, infatti, i nostri "campi visivi" rispetto a ciò che è normale e ciò che non lo è si amplieranno inevitabilmente.
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E' importante poter avere l'opportunità di arricchire ed integrare le proprie conoscenze riguardo al mondo fino a quel momento conosciuto. Anche la scelta di voler lavorare su di sé può determinare un cambiamento della visione prospettica riguardo la Vita e le sue dinamiche e, di conseguenza, trasformare radicalmente la nostra percezione della normalità.

Se di punto in bianco un ragioniere diventa esploratore e comincia ad andare in giro per il mondo, sarà inevitabile un suo cambiamento d'interpretazione rispetto a quello che è il concetto di normalità. Anche il passaggio dalla medicina allopatica a quella olistica in generale porta ad un cambiamento e ad una revisione radicale del concetto di normalità.
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Dopotutto, noi tendiamo a definire normale ciò che è comune alla visione di massa rispetto a certi fenomeni mentre tendiamo a definire coi termini di "strano", "particolare", "diverso", "inusuale", tanto per citarne alcuni, tutti quei fenomeni che esulano dai confini delle nostre conoscenze acquisite fino a quel momento.

Detto questo, da ciò si evince come sia importante il saper rispettare ed integrare la propria visione del mondo e del relativo concetto di normalità con quella delle persone con le quali s'interagisce. Ognuno di noi, dopotutto e come abbiamo avuto modo di analizzare in questo mio articolo, ha la propria visione della realtà, della Vita e di ciò che, secondo lui è o, meglio, dovrebbe essere la normalità.
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In questo contesto sarebbe auspicabile una corretta integrazione fra i diversi punti di vista relativi alla Vita, attuabile attraverso il non giudizio rispetto alla visione diversa che gli altri possono avere di determinate dinamiche della Vita rispetto a noi. Ognuno ha il suo mondo e in quello vive. Nessuno può nè, tantomeno, deve giudicare chi vive e vede la Vita e il relativo concetto di normalità in una maniera diversa dalla propria.

L'unità la si raggiunge attraverso il superamento dei concetti relativi di bene/male, giusto/sbagliato, bello/brutto e, non da ultimo, normale/anormale. Solo andando oltre le parole e i giudizi sulle singole visioni della realtà da parte di chi ci sta intorno, potremo finalmente realizzare che il mondo è bello perché è vario, per poter tornare all'UNO attraverso l'integrazione nella diversità dei punti di vista perché proprio grazie ad essa, lungi dal criticarci l'un l'altro aggrappandoci a delle stupide visioni relativistiche del mondo, potremo finalmente sviluppare una mentalità aperta e ricettiva gettando via, definitivamente, i paraocchi che ci avevano impedito fino ad oggi di poter cambiare ed evolvere attraverso la condivisione e l'accettazione senza giudizio.

Vincenzo Bilotta

domenica 3 giugno 2018

I castelli di carta

Noi siamo frutto dell'educazione-programmatica ricevuta durante la nostra crescita. I principi di questa educazione impartitaci ci serviranno, una volta divenuti adulti, a vivere ed interagire nella comunità della quale facciamo parte permettendoci, al contempo, di gestire al meglio ogni situazione che ci troveremo a vivere.

Accede spesso, però, che l'educazione ricevuta non sia adatta a darci una visione a 360 gradi del mondo ma, lungi da ciò, ci permetta solo una visione parziale e schematica di certe realtà trascurandone, inevitabilmente, altre e facendoci perdere, per ciò stesso, la visione globale della Vita e delle sue dinamiche.
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Molte persone potranno vivere ed interagire con il solo bagaglio di conoscenze ereditate attraverso il processo educativo-programmatico. Queste persone sono, in genere, gli umanoidi medi, coloro i quali non si chiedono il perché delle cose e che vivono e interagiscono con il mondo circostante in maniera automatica divenendo, per ciò stesso, servi del sistema.

Accanto all'umanoide medio, però, esiste un tipo di persona che non è più disposta a vivere la Vita così come gliel'hanno insegnata a scuola attraverso conoscenze di seconda mano tramandate in maniera meccanica senza alcuna valutazione introspettiva riguardo la loro reale efficacia. Questo tipo di persone, sono coloro i quali hanno aperto gli occhi e cercano di rimanere svegli attraverso un costante lavoro su di Sé.
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Quando la realtà circostante con la quale si interagisce quotidianamente smette di darci i risultati che avremmo voluto ottenere attraverso i comportamenti appresi dai nostri educatori, sarà inevitabile, per chi è già pronto, cercare soluzioni nuove riguardo a situazioni nei confronti delle quali nessuno ci aveva mai preparato né, tantomeno, avvertito della loro esistenza.

In quel momento ci si accorgerà di aver abitato in dei castelli di carta, fatti di convinzioni limitanti, visioni limitate della realtà circostante. In quello stesso momento, crollerà ogni certezza, ogni sicurezza, verremo inevitabilmente scacciati dalla nostra zona di comfort.
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Molte persone, di fronte a questa scoperta, rimetteranno in piedi il loro castello di carta personale, facendo finta che non sia accaduto nulla, per continuare poi a vivere la solita routine, ignorando le possibili diverse soluzioni. Faranno ciò per paura del nuovo, di costruire tutto da zero e senza l'aiuto di nessuno perché, come ben sappiamo, il lavoro su di Sé va fatto da soli, nessun altro può sostituirsi a noi e alla nostra volontà incrollabile di cambiare.

Altre persone, invece, saranno dei pionieri nella costruzione di nuove realtà, ma dovranno fare ciò dalle fondamenta in quanto assieme al castello anch'esse erano di carta, almeno quelle che abbiamo ricevuto in dotazione attraverso l'educazione-programmatica.
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Laddove la maggior parte della gente vedrà con paura i limiti dei propri castelli di carta e non si azzarderà ad uscire dalla propria zona di comfort, altri vedranno questo evento come una sfida, un'opportunità per crescere più forti e consapevoli di sempre.

Questo nuovo castello, per chi avrà il coraggio di cominciarne la costruzione, andrà edificato dalla base, ponendo in essere solide fondamenta e facendolo salire mattone dopo mattone, senza fretta avendone a cuore, piuttosto, la sua solidità. Le sue stanze, così come i suoi singoli mattoni e le sue stesse fondamenta, saranno riempite da nuovi modi di vedere la Vita, tutto questo avverrà grazie ad una visione a 360 gradi che consenta un'assoluta elasticità e disponibilità al cambiamento, ciò quando un modo di pensare o di agire non sortiscono più i risultati desiderati.
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Quando il castello sarà completato, esso risulterà solido e flessibile nei confronti della mutevole realtà quotidiana. Ma, cosa più importante, noi diventeremo sovrani di un castello che ha le sue solide basi nel nostro regno interiore e non più sudditi di un'educazione-programmatica e limitante che ci ha fatto credere, fino ad oggi, di essere stati sovrani di un regno esteriore fatto di cartapesta.

Vincenzo Bilotta


domenica 20 maggio 2018

Scoprire i propri talenti

"Riporta un successo autentico chi ha lasciato tutto per seguire se stesso". (Daniel Lumera, La cura del perdono)

Ognuno di noi nasce con uno o più talenti, questa è una cosa fantastica che, in teoria, ci rende tutti uguali, tutti dotati di potenzialità idonee a creare il bello in un mondo che, i più, le pecore, vedono ormai in bianco e nero. Ogni persona ha un talento, una nota di colore, una sfumatura da donare, ciò allo scopo di arricchire il mondo, facendo scoprire anche alle menti più ottuse che il bello esiste, è a portata di mano, basta aprire gli occhi o, semplicemente, alzare lo sguardo perennemente abbassato sullo smartphone in attesa dell'ultimo messaggio, per accorgersene.
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Ma perché solo pochi riescono ad esprimere i propri talenti e, fra i pochi, ancor di meno riescono a farlo senza fatica? La risposta è da ricercare nella nostra società, povera di valori, con un sistema politico corrotto e un sistema educativo ancora più scadente. L'istruzione, infatti, è in grado di preparare in maniera specifica una determinata persona a svolgere un determinato lavoro... E i talenti? Non c'è tempo, eppoi il programma ministeriale non li contempla...

E allora? Tutti a scuola a ripetere a pappagallo dei concetti, la maggior parte dei quali, finito il periodo di educazione-programmatica, nella Vita reale a ben poco serviranno se non ad ostentare un sapere che all'atto pratico, se si vuole avere successo o diventare imprenditori di se stessi, è solo aria fritta...
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I migliori capitani d'industria, le menti più geniali e, di conseguenza, coloro i quali sono riusciti a sfruttare i propri talenti, sono appartenute, per la maggior parte delle volte, a persone che avevano un basso livello di istruzione scolastica. Enzo Ferrari cominciò come semplice meccanico, così come Ferruccio Lamborghini... Per non parlare di Henry Ford, creatore del celebre marchio automobilistico americano, che cominciò tutto effettuando il lavoro di carrozziere in un garage sotto casa...

Queste persone avevano, come tutti, talento ma, a differenza della maggior parte degli esseri umani, possedevano la mentalità del leader, uno spirito indomito e non si sono lasciati plasmare dal sistema educativo-programmatico, volto a creare solo delle pecorelle obbedienti da inserire nel sistema per poi spremerle come limoni fino al giorno della pensione...
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Anche voi che state leggendo possedete uno o più talenti, magari alcuni di voi lo hanno scoperto e, con questo, hanno rivoluzionato il loro modo di vedere la Vita, hanno cambiato lavoro dopo 20 anni alle dipendenze di qualche azienda o ente statale, hanno avuto il coraggio di troncare con le vecchie abitudini, di uscire dalla zona di comfort per spiccare un salto nel vuoto fino ad accorgersi di possedere le ali per volare alto, molto più alto di quello che gli avevano fatto credere a scuola, la fucina delle false limitazioni...

Per scoprire i propri talenti ci vuole cuore aperto, passione, bisogna fregarsene del giudizio degli altri, se si deluderanno i genitori lasciando il posto fisso per aprire un chiosco in Costa Rica... Se quello è il vostro sogno... Beh, realizzatelo senza chiedere consigli a nessuno, il vostro cuore sa... La vostra anima ancor di più, dopotutto è scesa sulla terra, prendendo in prestito il vostro corpo fisico, proprio per realizzare questo scopo... Solo voi non ne eravate, a livello cosciente, al corrente.
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Del resto, come potevate conoscere lo scopo, i programmi, della vostra anima, dato che tutte queste potenzialità, questi talenti, erano stati seppelliti sotto un mucchio di nozionismi, date, calcoli algebrici, durante l'educazione-programmatica?

Adesso, proprio oggi, mentre state leggendo questo mio articolo, non importa quanti anni avete, quanta paura di cambiare, quanta paura del giudizio degli altri, ciò che importa è se avete la passione necessaria a scavare sotto questo strato di concetti, principi morali, sensi di colpa, ammonimenti dei genitori, paure degli insegnanti, fino a trovare il vostro talento, quello che vi permetterà di dare un senso alla vostra Vita, evitandovi di continuare a vegetare fino all'agognata pensione diventando, dopo di essa, un soprammobile in qualche bar...
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Chi scopre il proprio talento ha percorso già metà del cammino. L'altra metà sarà segnata dal suo utilizzo. Non abbiate timore a lasciare un lavoro di manager d'azienda se la vostra passione è sempre stata quella di fare il D.J. in un locale tutto vostro... Se avete da sempre avuto un sogno, coltivato una passione senza, peraltro, aver mai preso in considerazione l'opportunità di trasformarla nel lavoro dei vostri sogni, ecco che proprio quello è il vostro talento... Utilizzatelo! 

Il mondo aspetta gente come voi, ha bisogno di chi lavori con passione, col sorriso sulle labbra, con spirito di dedizione, non come i tanti cadaveri arroganti e coi volti somiglianti a maschere di sofferenza disseminati nei vari uffici che potete vedere al mattino quando uscite di casa... Volete cambiare il mondo? Volete fare la differenza? Allora siate felici! 
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Se siete felici voi, significa che state coltivando e utilizzando i vostri talenti! Significa, anche, che renderete al massimo in qualsiasi campo vi metterete in gioco, realizzando un servizio fantastico alle persone che avranno bisogno proprio di voi, proprio in quel momento.

Mettete da parte ogni schema mentale, ogni paura, vostra o dei vostri genitori, siate liberi di esprimere voi stessi coi vostri talenti. Non occorrerà diventare un nuovo Ferrari o un Bill Gates, basterà fare ciò che vi procura gioia e che avete da sempre sognato di realizzare senza avere, peraltro, mai mosso un passo nella sua direzione, ciò per paura dell'ignoto. E' ora di saltare il fosso e lasciarsi alle spalle coloro i quali cercano di trattenervi. E' ora di essere liberi e felici, è un vostro diritto!

Vincenzo Bilotta

domenica 6 maggio 2018

La stanza del pianto

La persona sveglia o, almeno, quella che veglia su di sé per non cadere nei soliti automatismi e rimanere imprigionata nella macchina biologica in balia di una mente incontrollata, vive il presente, di sicuro ci prova. Tuttavia, anche per coloro i quali il lavoro su di sé è diventato una pratica costante volta a risvegliarsi dall'identificazione con la macchina biologica, al secolo corpo fisico, esistono dei momenti di assenza nei quali si ritrovano catapultati in quella che amo definire "la stanza del pianto".

La stanza del pianto è quel luogo della memoria, presente, come il resto delle seghe mentali e le storie che ci raccontiamo ogni giorno, nella nostra mente dove a volte entriamo a rivivere i ricordi più o meno dolorosi appartenenti ai trascorsi della nostra Vita.
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La stanza del pianto è figlia del passato, non potrebbe essere diversamente, al suo interno si trovano tutti i ricordi non ancora elaborati, i sensi di colpa, i conflitti, le persone mai perdonate che si sono comportate, a nostro avviso, in maniera non adeguata rispetto alle nostre aspettative. Detto in altre parole, nella stanza del pianto ci sta tutta la spazzatura emozionale della quale non ci siamo ancora decisi di sbarazzarci.

Molte persone stanno in maniera pressoché costante in questa stanza. Esse sono quelle che, non appena le incontri, ti rovinano la giornata con le loro lamentele, i loro piagnistei, parlandoti dei loro nemici. Per queste persone la Vita è una continua lotta, un campo di battaglia, per dirla alla Darwin, in cui solo il più forte può sperare di sopravvivere e loro, guarda caso, perdono sempre.... Chissà perché?
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Tutti noi, in alcuni momenti della giornata o in alcune circostanze, tendiamo ad entrare nella nostra stanza del pianto personale, costituita dai nostri ricordi più dolorosi, più angoscianti, dei quali non ci siamo ancora riusciti (voluti, per chi ha tendenze masochiste, molti le hanno, troppi!) a liberare.

Il problema è che, una volta entrati nella stanza del pianto, ci illudiamo di essere svegli e di controllare la nostra Vita ma, in realtà, in quel momento, sono i nostri vissuti e i fantasmi del passato a controllare noi allo scopo di tormentarci con le solite angosce. Ciò fino a quando non ce ne rendiamo conto. Sarà allora che potremo decidere di prendere coscienza dell'esistenza di questa stanza del pianto (potremmo anche definirla stanza delle torture auto-inflitte) e chiuderne a chiave la porta definitivamente (ricordate di uscire prima e di non chiudervi dentro!).
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Per chiudere a chiave questa stanza, ci sarà prima bisogno di liberarla da tutta la spazzatura emozionale al suo interno, diversamente la porta non si chiuderà. Alla luce di quanto detto finora, la prossima volta che tornate a fare una visitina alla vostra stanza del pianto, prendetene coscienza, osservate le emozioni in essa contenute, non fuggitele più!
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Dopo aver visto che, in realtà, quelli che sembravano essere degli scheletri nell'armadio erano solo delle grucce di colore bianco, risvegliatevi nel QUI E ORA rendendovi conto, al contempo, che è ora di chiudere col passato, integrandolo come esperienza vissuta ai fini dell'evoluzione personale e non più come un luogo di tortura nel quale tornare, di tanto in tanto, al solo scopo di farsi del male rivivendo delle angosce che esistono solo nei luoghi della vostra memoria, al secolo nelle vostre stanze del pianto personali.

Vincenzo Bilotta

domenica 22 aprile 2018

Cos'è l'adesso?

Si parla sempre più spesso, oggi, di risveglio, persone risvegliate e presenza mentale. I mezzi di diffusione sono molto più potenti e ramificati rispetto al tempo in cui nacquero Buddha o Gesù. Di conseguenza, le istruzioni, se così si possono chiamare, per risvegliarsi, sono ormai alla portata di tutti, senza più necessità di cerimonie iniziatiche o di essere discepoli di qualche maestro esoterista che ne detiene il segreto. 

Certo, il fatto di avere a disposizione sempre più persone che tengono corsi, seminari, scrivono libri, gestiscono, come me del resto, blog o pagine sui social, non basta a far vivere, a chi si sente pronto a fare il salto quantico, la condizione di risvegliato. Non è che il corso o il semplice leggere un libro fanno di una persona un risvegliato, questo non accade quasi mai. Di solito bisogna cominciare a rendersi conto di non essere presenti quasi mai, nel corso della giornata, perché si possa cominciare il lavoro che porterà ad un eventuale risveglio.
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Ho utilizzato la parola eventuale perché il semplice fatto di cominciare il lavoro su di sé non porta ad un risveglio certo e scontato. Molti si perderanno per strada, avranno riluttanza a continuare a vegliare, a fare chiarezza nelle proprie situazioni di Vita, a volersi liberare dall'ego e dalle mille identità acquisite attraverso le esperienze vissute nel passato e, non da ultima, l'educazione-programmatica.

Certo, la volontà di seguire un percorso di crescita personale, la decisione di voler lavorare su di sé portano in già in embrione delle persone potenzialmente risvegliate, dei Buddha allo stato latente. Ciò che farà la differenza sarà, oltre alla costante disciplina e la ferrea volontà di vegliare su di sé attraverso l'autosservazione, la decisione di non fuggire più il momento presente, altrimenti definito sotto il nome di "adesso".
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Ma cos'è l'adesso? Esso è il luogo al di fuori del tempo e dello spazio, che va oltre ogni identità personale, cultura, sistema politico ed educativo, all'interno del quale tutte le potenzialità dormienti dell'essere umano possono trovare concreta realizzazione allo scopo di consentire il recupero e il radicamento della persona nel vero centro, quello che sta dentro di sé, non fuori.

Quando si conosce l'adesso, da quel momento comincia a svilupparsi un disinteresse verso il prima e il dopo. Passato e futuro, infatti, sono vivi e presenti nel nostro sistema psicofisico perché non abbiamo mai avuto modo di conoscere e dimorare nell'adesso. 
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Quando si conosce l'adesso, cessa ogni necessità di riconnettersi continuamente e in maniera masochistica con il passato per trarne quel senso d'identità che continuerà a farci soffrire all'infinito o, almeno, fino a quando non decideremo di prendere coscienza di questo processo che ci fa somigliare a tanti cani che continuano a mordersi la coda (per approfondire l'argomento, puoi leggere il mio articolo intitolato IL CANE CHE SI MORDEVA LA CODA).

Il vivere anche per un attimo nell'adesso ci consente di conoscere noi stessi attraverso i silenzi dell'Anima. E' nell'adesso, infatti, che l'essere umano è in grado di attingere all'infinita conoscenza umana racchiusa nei cosiddetti campi morfici, dei quali parla il biologo inglese Rupert Sheldrake. Questi campi morfici, o campi di coscienza collettiva, altro non sono se non una sorta di biblioteca d'Alessandria virtuale, contenuta nell'etere, messa a disposizione di chi ha saputo far tacere la mente per dimorare, infine, nell'adesso.
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E' attraverso i campi morfici che le persone evolvono in maniera più rapida ed efficace rispetto al passato. Ciò perché non appena una persona riesce ad andare oltre i limiti dello spazio e del tempo riuscendo, per questo, ad avere delle intuizioni che lo portano a scoprire e realizzare invenzioni allo scopo di migliorare la Vita delle altre persone, ecco che tutte le intuizioni e gli sforzi vengono incamerati per l'eternità nei campi morfici e messi a disposizione delle generazioni future.

I campi morfici, ovviamente, sono presenti nell'adesso e a disposizione di chi ha aperto gli occhi ed è in grado di leggervi ed attingervi. Ecco il motivo per cui nascono bambini sempre più dotati e con capacità di apprendimento superiori. Non dimentichiamo che i bambini, quando nascono, sono come lavagne pulite e, per ciò stesso, non avendo ancora ricevuto i condizionamenti ambientali e culturali, sono in grado di vivere nel presente e di attingere a proprio piacimento dai campi morfici e far proprie, di conseguenza, le informazioni in essi contenute.
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Ecco quanto è importante l'adesso! Non solo ai fini della cessazione di stress, ansie e disturbi creati dalle distorsioni di menti indisciplinate ma, anche, al fine dell'evoluzione nella gioia e nella pace dell'intero genere umano fino a raggiungere il Divino che è in ognuno di noi ma che nessuno ci ha mai spiegato bene come  fare per trovarlo e salvarci dalla trappola delle illusioni che hanno fatto prevalere il sistema sul libero sentire di ciascuno di noi.

Vincenzo Bilotta