domenica 5 luglio 2020

Ingrandire i "problemi"

In una società come la nostra, basata sul "tutto e subito", nell'era dei fast food, è sempre più diffusa la tendenza all'ansia nelle sue varie forme, fino ad arrivare a disturbi psicofisici molto seri. L'ansia, com'è naturale, nasce e cresce in chi non ha abbastanza volontà, interesse o voglia di essere presente, proprio QUI, proprio ORA.

E' normale che, in una persona che non è capace di essere presente a se stessa, un "problema", sia esso reale o frutto di semplici seghe mentali, venga dalla stessa ingrandito fino a non lasciarle spazio per vivere la Vita di tutti i giorni. E' così che ci si crea una Vita da incubo, una Vita dove non c'è più spazio per la ricerca dell'equilibrio e l'ambiente circostante viene costantemente percepito come minaccioso ed invivibile.
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Così facendo, sarà inevitabile entrare in un circolo vizioso dove, partendo dall'ansia, si continuerà a creare ed ingrandire i "problemi" senza possibilità apparenti di soluzione. Sì, perché la mente, avendoli creati nella sua realtà virtuale, non ci consentirà di risolverli nella Vita di tutti i giorni. E' così che continueranno a crescere a dismisura a meno che... A meno che non si scopra il trucco.

Per risolvere i "problemi" creati dalla mente, infatti, non è necessario agire nella Vita reale, anche perché molto spesso non esistono nemmeno... La soluzione dei "problemi" creati dalla mente può avvenire sempre e solo a livello virtuale, intellettivo, entrando dentro i programmi-sega mentale fino a disattivarli attraverso un nuovo programma chiamato OSSERVAZIONE COSCIENTE il quale andrà a neutralizzare i precedenti fino a ripristinare lo stato di equilibrio psicofisico che dovrebbe essere naturale e costante in ogni essere umano.
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Vi starete chiedendo cosa fare, invece, nel caso in cui i "problemi" fossero reali, materiali e non solo frutto di elucubrazioni mentali... La soluzione c'è, sempre! Basta cercarla, utilizzando un atteggiamento introspettivo, respirandoci dentro, non lasciandosi trascinare in un tempo che esiste solo nella mente e rimanendo, piuttosto, radicati nell'ADESSO, unico tempo esistente nel quale è possibile vivere ed esistere fisicamente.

Una volta radicati nell'ADESSO, si dovrà cominciare col considerare i "problemi" come opportunità. La parola opportunità ha un'energia diversa, alta, un valore opposto rispetto alla parola "problema". Questa energia, legata alla parola "opportunità", non potrà che andare a vantaggio della persona che la pronuncia.
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Le opportunità, a differenza dei "problemi", danno la possibilità di crescere, fluire con la Vita, trasformando se stessi in un primo tempo e nella propria interiorità e il mondo esterno, quale naturale conseguenza del lavoro interiore svolto su di sé. Ecco che, in questo modo, i "problemi"-piombo vengono trasmutati alchemicamente, attraverso il corretto utilizzo delle parole, in opportunità-oro. 

In questo modo, quando le situazioni della Vita risultano essere particolarmente complesse, potete sempre sostituire il vocabolo "complesso" con "ricche di opportunità per la crescita personale" per poterne uscire rafforzati, adulti, liberi.
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Come avrete avuto modo di constatare, la Vita che vivete dipende dal vostro modo di vederla e interpretarla. Da oggi, quando i "problemi" sembrano sovrastarvi, smettete di focalizzarvi su di essi perché, così facendo, li ingrandirete, proprio come una formica può sembrare, all'apparenza, un vero e proprio mostro se vista con una lente d'ingrandimento.

Smettete di ingrandire ogni cosa, lasciate andare la lente d'ingrandimento e cominciate, piuttosto, ad OSSERVARLA, RESPIRATECI, poi volgete lo sguardo altrove, RIFLETTETECI e vedrete che, in breve tempo, riuscirete a far sparire ogni "problema" perché vi sarete focalizzati sul lato opposto, quello della loro soluzione, facile no?

Vincenzo Bilotta

domenica 21 giugno 2020

Imitare la Vita

La nostra è una società basata sull'imitazione. Vuoi per l'educazione ricevuta durante l'infanzia, vuoi per le mode, si ha la tendenza ad imitare e seguire gli altri, ciò che fanno, dicono. Così nascono le frasi fatte, le persone finte, la società di oggi, fatta di cartapesta, con tanti colori ma senza un'anima.

In questa società si è perso il senso della Vita, la preziosità dell'istante, impegnati come si è a dar retta ai mille inutili pensieri che popolano le nostre menti, mentre ci si perde ore ed ore a guardare lo schermo del proprio smartphone... Ma la Vita fa lo stesso il suo corso, con o senza di noi, che ne siamo coscienti oppure no...
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Siamo fuori dalla Vita, non siamo in armonia con ciò che ci circonda, questo, del resto, è il prezzo da pagare a causa dell'eccesso di tecnologia che occupa sempre più i nostri vuoti interiori, vuoti che, anziché riempirli di silenzio e meditazione, vengono da noi riempiti da selfie e messaggi no stop.

Si tende ad imitare tutto, tutto tranne la Vita... Ma come si farà, poi, ad imitare la Vita? Imparando ad osservare i cicli delle stagioni, la naturalezza nel comportamento degli animali, quelli che vivono ancora liberi nei boschi. Ci sarebbe tanto da imparare, si potrebbe crescere, integrarsi con il mondo circostante senza più lottare né giudicare...
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Eppure ci si oppone. Ci si oppone a ciò che è, all'esistenza stessa con le sue dinamiche naturali. Non si accetta la morte, il fatto che i rapporti con le persone che prima erano amiche si deteriorino, gli anni che passano, ci si costringe a fare un lavoro che si odia solo per campare... E poi ci si lamenta delle malattie!

E' normale ammalarsi quando non si è più allineati con i ritmi della natura, quando si lotta con i suoi cicli fino a diventare degli alieni in un altro pianeta. Per tornare a VIVERE, a reintegrarsi, occorrerebbe imitare la Vita. Ma come si fa ad imitarla?
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Per imitare la Vita occorre ACCETTARLA, qualsiasi cosa abbia in serbo per noi. Dopotutto, siamo noi a creare la nostra realtà e gli eventi che andremo a vivere, ciò in base a quello di cui abbiamo bisogno al fine di avanzare con maggior esperienza lungo il nostro percorso di crescita personale. Il cambiamento dista solo un pensiero, la Vita è ciò che noi pensiamo di essa.

Di conseguenza, se non ci piace la Vita che viviamo, dobbiamo dapprima ACCETTARLA, poi cambiare il nostro modo di pensarla e vederla. Solo così essa cambierà per noi, ciò perché il mondo esterno si adatta al nostro mondo interno, mai viceversa.
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Impariamo ad imitare la Vita, a fluire con essa, ad accettare tutti gli eventi dei quali ci renderà partecipi, poniamoci in maniera rilassata e senza aspettative, limitandoci ad osservare ciò che accade, sentendo che emozioni provoca in noi, poi lasciamo andare, passiamo oltre, questo vale sia per gli eventi piacevoli che per quelli che non avremmo voluto vivere mai.

Questa è la Vita. Tutto il resto è solo fantasia, prodotto di una mente iperattiva capace solo di distorcere la realtà allo scopo di trarne un vantaggio personale. Lasciamo da parte la mente, la tecnologia, i selfie, facciamolo, almeno per dieci minuti al giorno. Usciamo a passeggio nei boschi, meditiamo, facciamo qualcosa di creativo, lasciamo esprimere la nostra anima.
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Lasciamoci trasportare dalla Vita, essa è molto più saggia di noi e di chi ci ha programmato con gli inutili nozionismi scolastici. La scuola ci prepara alla società delle apparenze e delle formalità ma non alla Vita. Il percorso per conoscere la Vita passa per strade poco battute o che dovremo costruirci noi di sana pianta.

Per imitare la Vita occorre essere dei pionieri, dei visionari, dei creatori di realtà alternative a quelle standard offerte dalla nostra società consumistica. Ma la ricompensa, una volta entrati nel suo flusso, sarà la libertà di essere se stessi, oltre ogni apparenza, senza più limiti di spazio né di tempo, fino a realizzare i VERI scopi per i quali ci siamo incarnati nei nostri corpi e tornare UNO con Dio.

Vincenzo Bilotta

domenica 7 giugno 2020

La crescita personale

Cosa significa il termine "crescita personale"? Chi è nel cammino di ricerca interiore, ne avrà sentito parlare almeno una volta. Col termine crescita personale ci si riferisce, in genere, a tutte le acquisizioni che un essere umano fa nel corso della sua Vita e che gli serviranno, appunto, a crescere in saggezza ed esperienza pratica.

Ma come dovrebbe avvenire questa crescita personale? Quali sono i criteri affinché possa realizzare appieno, suo mediante, le potenzialità dell'essere umano? Secondo me, in primo luogo, bisognerebbe seguire il percorso di crescita personale facendolo senza ostentazione, con umiltà. Non occorre dimostrare niente a nessuno, solo crescere per se stessi e per migliorare la propria Vita sotto tutti i punti di vista.
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La crescita personale non comporta competizione, non è una gara a chi sa più degli altri, non ci sarà nessun premio finale. Al massimo si raggiungerà la libertà, quella libertà che, se coltivata, riuscirà a farci esprimere le nostre potenzialità attraverso l'utilizzo dei nostri talenti dopo aver messo da parte gli schemi mentali limitanti acquisiti attraverso il processo educativo-programmatico.

La crescita personale è un processo lungo una Vita, fatto di acquisizioni in tutti i campi della conoscenza, sia essa teorica o pratica. Il processo di acquisizione avviene in maniera più o meno veloce, a seconda delle paure che potrebbero limitare la conoscenza del nuovo. Il cambiamento derivante dal processo di crescita personale può fare, infatti, paura, come tutti i tipi di cambiamento. Del resto, se non si cambia, se non si ha il coraggio di accogliere la trasformazione in sé, si ristagna e il ristagno, si sa, equivale alla morte.
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Il lavoro di crescita personale è un lavoro che va fatto su di sé, senza curarsi di ciò che pensano gli altri e, soprattutto, senza obbligare nessuno, nemmeno le persone più vicine a noi, ad intraprenderlo per il solo fatto che per noi "è giusto così". Bisogna lasciare liberi gli altri di seguire la propria strada, al massimo si potrà dare l'esempio attraverso la propria trasformazione, esempio che, di certo, potrà seguire chi sarà già pronto al salto quantico.

Quando si comincia il cammino di crescita personale, si smetterà di guardare fuori per cominciare a guardare dentro, fino ad immergersi nel sé più profondo, esplorando parti di noi delle quali non conoscevamo nemmeno l'esistenza. E' un lavoro di crescita fatto di studio sui libri, seminari, corsi, ma, anche e soprattutto, di applicazione pratica dei concetti imparati, ciò sia per acquisire dimestichezza sul campo che per appurare l'efficacia delle tecniche acquisite lungo il cammino di conoscenza.
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Inevitabilmente ci sarà un passaggio dalla forza centrifuga a quella centripeta. Cominciando a lavorare su di noi, infatti, smettiamo di disperdere energie all'esterno lasciandoci influenzare da ciò che accade al di fuori di noi per cominciare, al contrario, a raccogliere le energie al nostro interno attraverso esercizi quali il ricordo di sé, la meditazione, la respirazione o lo yoga fisico.

Questi momenti di raccoglimento ci insegneranno tanto, sia a livello teorico che a livello pratico. Uno dei più grandi insegnamenti che potremo ricevere durante il nostro cammino di crescita personale sarà quello che ci porterà a rivalutare la nostra concezione riguardo la solitudine. Il cammino di crescita personale, infatti, è un cammino che va compiuto rigorosamente da soli, perché è un cammino interiore, di auto esplorazione e di auto riscoperta.
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Ci saranno compagni di cammino ma, fondamentalmente, la strada da percorrere rimarrà individuale e, prima o poi, ci si separerà ai vari bivi che il cammino non mancherà di presentarci ad un certo punto del percorso. Tutto questo fa parte del lavoro su di sé. Imparate ad amare e conoscere voi stessi, perché dovrete avere una grande autostima per procedere oltre quando si presenteranno eventuali ostacoli sotto il nome di dubbio e paura dell'ignoto.

Durante il cammino viaggiate leggeri, bagaglio essenziale, niente zavorre, lasciate a casa la vostra storia personale perché solo così potrete riscrivere, giorno dopo giorno, momento dopo momento, una nuova storia, una storia che parla di volontà, amore, voglia di cambiamento e coraggio, la storia della vostra crescita personale, buon viaggio!

Vincenzo Bilotta

domenica 24 maggio 2020

Imparare ad ascoltare

"Uomo che ami parlare molto: ascolta e diventerai simile al saggio. L'inizio della saggezza è il silenzio". (Pitagora)

Ascoltare è un'arte e, un pò come tutte le arti, va coltivata ed imparata. Nessuno c'insegna ad ascoltare, pochi ne riscontrano la necessità, eppure è di fondamentale importanza sia nelle relazioni interpersonali che nelle relazioni con se stessi. Quando parlo di ascolto mi riferisco, infatti, sia all'ascolto degli altri quando si discute che all'ascolto di noi stessi, del nostro corpo con le sue emozioni.

Anche il nostro corpo, infatti, è capace di comunicare con noi, è molto più intelligente di quanto possiamo lontanamente immaginare. Ma partiamo dall'ascolto esterno, dalle relazioni interpersonali... Quanti di voi sono capaci di ascoltare senza replicare o interrompere? Pochi scommetto! Tendiamo, per abitudine, ad intercalare le nostre opinioni ancor prima che l'altro interlocutore abbia finito di esprimersi, così ci hanno insegnato a fare.
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Al di là del fatto che quando si interrompe non si consente all'altra persona di completare un discorso e si finisce col non coglierne il significato, il fatto di voler parlare senza rispettare i tempi denota una mancanza riguardo allo sviluppo, da parte nostra, della capacità di ascoltare. Ascoltare significa, anche, accogliere l'altro, così com'è, senza riserve.

Sin da piccoli impariamo a dialogare, ma quasi mai ci viene insegnato ad ascoltare, così si finisce col parlare senza sapere, spesso, quello che si dice. Anche Epitteto diceva "Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà", ciò proprio in riferimento al fatto che i dialoghi sono, molto spesso, delle gare a chi parla di più senza lasciare spazio agli altri, piuttosto che un'occasione per raffinare la capacità di ascolto insita in ognuno di noi.
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L'incapacità di ascoltare, il desiderio di interrompere, sono dei segni rivelatori di una mente irrequieta, di una persona insicura, la quale teme, durante il dialogo, di non poter esprimere la propria opinione, di non potersi prendere lo spazio che le spetta. 

Il lavoro che andrà fatto, si baserà sullo sviluppo della capacità di ascoltare l'altro. Questo costituirà una forma avanzata di meditazione, di difficile attuazione, ciò in quanto per natura si tenderà a tornare agli schemi mentali acquisiti durante il processo educativo, schemi che ci faranno tornare, se non osservati in maniera cosciente, ad interrompere.
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Lo sviluppo della capacità di ascolto durante un dialogo è già, di per sé, una grande acquisizione nel lavoro su di sé ma, se si vuole completare davvero il lavoro, occorrerà imparare anche ad ascoltare se stessi, il proprio corpo.

Quando parlo dell'ascolto di sé mi riferisco, in particolare, allo sviluppo della capacità di ascoltare sia il proprio dialogo interiore che la mente porta avanti da quando abbiamo acquisito la conoscenza della parola, che il linguaggio delle emozioni, linguaggio parlato attraverso l'energia bloccata nel corpo attraverso le somatizzazioni.
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L'ascolto di sé è la forma più raffinata e consapevole di ascolto che un uomo possa realizzare e portare avanti lungo il suo cammino di crescita personale, la più importante forma di meditazione che porterà, se sviluppata e coltivata, all'autoguarigione definitiva da tutti i sintomi psicofisici.

Se per ascoltare il dialogo interiore basta prestare attenzione alla nostra meccanicità nella quale versiamo quasi tutto il giorno, per diventare consapevoli dei messaggi che il nostro corpo ci mostra attraverso i sintomi psicofisici, dobbiamo, prima, smettere di sopprimerli attraverso l'utilizzo sconsiderato quanto inutile dei farmaci sintomatici.
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Se il nostro corpo accusa dei dolori cervicali, prima di prendere degli antidolorifici chiediamoci se stiamo guardando nella direzione giusta riguardo, ad esempio, alle decisioni da prendere; se soffriamo di mal di gola, chiediamoci cosa non riusciamo ad esprimere e tratteniamo. 

Insomma, ogni singola parte del nostro corpo, al pari dei dialoghi interiori della nostra mente, esprime una specifica necessità, una particolare richiesta, quella di essere accolta, ascoltata, non silenziata, interrotta attraverso i farmaci i quali se, per un verso, sembrano risolvere i sintomi, in realtà non faranno altro che reprimere un unico bisogno da parte del nostro corpo: QUELLO DI ESPRIMERSI LIBERAMENTE E DI ESSERE ASCOLTATO SENZA CENSURA.
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Impariamo ad ascoltare e, soprattutto, impariamo ad ascoltarci di più, ciò ci aiuterà a salvare molte relazioni di amicizia, i rapporti col nostro partner e, nel caso dell'autoascolto, la nostra salute psicofisica! Buon ascolto!

Vincenzo Bilotta

domenica 10 maggio 2020

La nostra vera casa

Come vi sentite la sera, quando tornate a casa? Cosa provate, dopo aver lavorato, girato, viaggiato, quando ritrovate le cose a voi familiari, l'accoglienza di ciò che vi circonda? Sicuramente vi sentite, accolti, rilassati, a vostro agio, ogni maschera cade perché, in quel contesto, siete liberi di essere voi stessi.

Ho cominciato con queste domande, seguite dalla premessa, proprio per ribadire l'importanza del sentirsi a proprio agio, rilassati, PRESENTI. La nostra vera casa, quella dove abitiamo, la conosciamo bene, in ogni angolo, possiamo girarla ad occhi chiusi, senza rischio di perderci. Quella che non conosciamo è un'altra casa, parimenti accogliente, ma che la nostra mente tende sempre a fuggire: IL QUI E ORA.
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Il QUI E ORA è la casa della nostra mente ma lei, lungi dall'abitarla, preferisce vagare fra passato e futuro, un pò come farebbe un vagabondo, senza una fissa dimora, in continuo movimento e senza uno scopo. Così veniamo sballottati a destra e a manca dai nostri pensieri, ciò perché la mente prende il controllo delle nostre Vite.

In questo suo vagabondare la mente, lungi dal tornare all'ADESSO, la sua vera casa, fa dei viaggi nel passato o, dipende dal tipo di pensiero elaborato, nel futuro. Ecco perché, durante la giornata, ci sentiamo scarichi, apatici, arrabbiati o spaventati... In realtà sono i viaggi che la nostra mente compie a determinare i nostri stati d'animo, complice la scarsa, o nulla, capacità di osservazione da parte nostra.
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Va a finire, così, che la mente a lungo andare si stanca, ed è normale. Si stanca perché non passa mai da casa, dal QUI E ORA, non ritorna alla sua vera natura che è pace e silenzio, intenta com'è ad inseguire il pensiero che va e subito pronta ad elaborarne un altro, ad un ritmo vorticoso, folle...

Così anche noi, se non saremo capaci di osservare con distacco la mente, ci ritroveremo a vagabondare in epoche e luoghi che non ci appartengono, torneremo ad interagire con persone che, ormai, sono morte o che, in generale, non fanno più parte della nostra Vita... A che scopo? Tutto questo è follia pura!
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Bisognerebbe cominciare ad osservare questa nostra mente, a farcela amica, un pò come s'impara ad accettare un amico iperattivo che non smette mai di muoversi ed agitarsi. Cominciamo a conoscerla, essa fa parte di noi, non lottiamoci contro, perché finiremmo col lottare contro noi stessi... Lasciamola pensare smettendo, al contempo, di venire pensati, riprendiamoci le redini e mettiamo il morso a questo cavallo imbizzarrito.

Pian piano, con l'osservazione costante, la pratica della meditazione, la lettura di libri sull'argomento (ne trovate molti se cliccate sul mio profilo blogger) impariamo a fare amicizia con la mente, lasciamo che, come il figliol prodigo, quando tutto sembrava perduto, ritorni alla sua vera casa, si cambi d'abito, si metta a suo agio e, finalmente riposi nell'ISTANTE ETERNO.
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Non esiste nulla al di fuori dell'adesso, se ci crediamo ancora siamo nell'illusione, diamo ancora retta alla mente  vagabonda che ci fa viaggiare per lungo e per largo nei suoi viaggi spaziotemporali. Torniamo al nostro respiro, al nostro sentire, al silenzio assoluto. Questa è la nostra vera casa, la nostra vera natura, da ciò nasce la creatività e l'evoluzione.

Smettete di lottare, invitate, piuttosto, la mente a tornare a casa, fatelo con gentilezza, assecondatene il movimento, lasciate che accada senza opporre alcuna resistenza... Solo QUI, solo ORA, può esistere la Vita. Solo QUI, solo ORA, può avvenire la trasformazione. Lasciamo che la mente entri nella sua vera casa, dopo, con calma determinazione, chiudiamo la porta e riposiamoci dal viaggio fantasioso che ci ha tenuti lontano per così tanto tempo.

Vincenzo Bilotta

domenica 19 aprile 2020

O sei nel cuore o sei nella mente

Ci sono due modi di vivere la Vita: il primo è considerando ogni accadimento e il fatto stesso di essere vivi e respirare un miracolo, mentre il secondo è prendendo l'esistenza come una lotta continua piena di problemi e nemici ad ogni angolo. Il primo modo rappresenta, per la maggior parte delle persone, un'utopia. Il secondo è il normale modo di vivere della maggior parte delle persone di oggi.

Si vive in una società in cui si da tutto per scontato, si è proiettati sempre e comunque verso il dopo, si vive tirando avanti e, spesso, senza uno scopo, si è costantemente alla ricerca di qualcosa che possa dare una gratificazione istantanea seppur transitoria.
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La gente ha smesso, ormai da diverso tempo, di avere fiducia nel prossimo e, a dire il vero, non crede nemmeno in se stessa. Si vive in un clima di costante diffidenza, si sta sempre sulle difensive e, di conseguenza, si prova sempre meno amore, sia verso se stessi che verso gli altri.

Paradossalmente si vive sempre più connessi al resto del mondo, almeno in maniera virtuale grazie alle tecnologie moderne ma, al contempo, ci si è disconnessi dall'unica vera fonte che potrebbe donarci equilibrio e gioia incondizionata, il cuore. La diffidenza, la paura, la sensazione di disagio che vive la gente di quest'epoca sono imputabili ad una chiusura di cuore.
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Chi non è nel cuore, chi non ha aperto il suo cuore alla Vita è una persona destinata a vivere nella paura e nell'attaccamento. Così ci si attacca a persone, circostanze, pensieri o al proprio lavoro, poco importa. Ciò, oltre a creare dipendenza, porterà ad un arresto nel continuo fluire con la Vita. In pratica, se non apriamo il cuore alla Vita succede che essa, prima o poi, ci chiuderà la porta in faccia!

Chi non vive nel cuore vive nella mente. La mente, si sa, mente non appena viene lasciata libera e non riusciamo ad osservarla. Da ciò nascerà l'attaccamento ai pensieri elaborati dalla mente stessa. Sì, perché solo se si è nel cuore si potrà sentire il battito della Vita, il suo continuo fluire senza sosta...
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Se ci pensate un attimo, il cuore proprio a questo serve, a permettere la Vita. Esso, infatti, pompa continuamente il sangue in tutto il corpo, permettendo la circolazione e il nutrimento dei tessuti, altrimenti sopraggiungerebbe la morte! Il cuore rappresenta la Vita, la dinamicità, il divenire nel continuo fluire degli eventi.

La mente, viceversa, rappresenta la ripetizione, la stasi e, a volte, la morte. Essa tende a ripetere ciò che già conosce e a scartare/fuggire il nuovo. La mente odia il fluire, vuole sapere, controllare, di conseguenza tende ad attaccarsi e l'attaccamento, si sa, porta alla stasi e, di conseguenza, alla morte.
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O sei nel cuore o sei nella  mente, a te la scelta. O fluisci con la Vita o sei destinato a vegetare per poi morire. Non ci sono vie di mezzo, solo possibilità di scegliere, di cambiare, di andare oltre il conosciuto che, pur essendo un porto sicuro, tuttavia non è per nulla idoneo alla nostra evoluzione. Per poter evolvere, infatti, dovremo uscire da questo porto, navigare anche nei mari in tempesta fino a diventare dei capitani della nostra Vita.

Solo chi ha navigato nei mari in tempesta della propria mente, infatti, può diventare il capitano della propria Vita fino a raggiungere un equilibrio e un'apertura di cuore tali da rendere la propria esistenza una celebrazione vivendo, finalmente, attimo dopo attimo, nel QUI E ORA. 

Vincenzo Bilotta

domenica 29 marzo 2020

Non smettere mai di sognare

"Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire". (Paulo Coelho)

Non smettere mai di sognare, coltiva i tuoi sogni fin da bambino e non permettere a nessuno di toglierti lo slancio per continuare a creare, attraverso i tuoi sogni che diventeranno presto azioni, la tua realtà. Ognuno di noi ha un sogno, quel sogno è il progetto per la realizzazione del quale l'anima si è incarnata in un corpo, quello che stiamo abitando in questa esistenza.
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Questo progetto l'anima ce lo ricorda costantemente in un primo tempo attraverso i giochi che facciamo da bambini e, in seguito, attraverso i sogni, quelli belli, quelli che, per intenderci, quando li facciamo non vorremmo mai svegliarci. Poi succede che si cresce, si viene programmati ad eseguire attraverso l'educazione che riceviamo non appena varchiamo l'ingresso della scuola e così, piano piano, ci dimentichiamo dei nostri progetti animici, dei nostri sogni, limitandoci a vivere una Vita programmata per noi dai nostri educatori.

Ma un sogno, anche se rimarrà tale per sempre, va tenuto in Vita. Se si avrà il coraggio di andare oltre le paure che ci hanno insegnato in famiglia, a scuola, in palestra, in chiesa e gli amici, solo allora si potrà esprimere al meglio se stessi fino a prendere in mano le redini della propria Vita e realizzare i progetti della propria anima, progetti che coincidono in tutto e per tutto coi nostri sogni.
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Bisogna tenere sempre a mente che noi siamo di più del nostro corpo, delle nostre esperienze, della nostra educazione... Noi siamo i nostri progetti, quelli che la nostra anima ci ha portato incarnandosi nei nostri corpi, quelli che ci spingono a mettere in discussione i copioni conformisti che ci mette sul piatto questa società di pecore al solo scopo di farci uniformare con la massa anonima di schiavi robotizzati servi del sistema.

Solo se riusciremo a realizzare i nostri sogni potremo esprimere e liberare la nostra vera natura, fatta di intelligenza creativa, che va oltre la mera razionalità fino ad abbracciare le infinite potenzialità inespresse che avremo modo di sviluppare solo dopo esserci liberati dalle zavorre educative e dai modelli comportamentali ereditati sia dalla famiglia che dalla società.
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Basta andare oltre, basta aprire il proprio cuore alla Vita, al nuovo, al cambiamento interiore, prima, ed esteriore, come naturale conseguenza. Lasciamoci guidare dal nostro istinto, mettiamo da parte la ragione, che non è altro se non un'acquisizione mentale, uno schema ereditato attraverso l'educazione-programmatica.

In ogni caso, non bisogna dare in nessun caso la colpa a chi ci ha educato e, in particolar modo, ai nostri genitori. Essi, infatti, al pari nostro, ci hanno insegnato ciò che, a loro volta, hanno imparato, ritenendolo giusto e perfetto per la nostra crescita psicofisica fino alla realizzazione personale in tutti i campi della Vita da adulti.
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Liberiamoci dalla programmazione, apriamoci al cambiamento e, se dovessimo avere paura, OSSERVIAMOLA SENZA GIUDICARLA, capendo che è naturale e che andrà via man mano che sostituiremo l'azione al pensiero. Attraverso l'azione, infatti, mettiamo in atto quel processo di trasformazione che è necessario affinché la nostra Vita cambi e, al contempo, usciamo dal processo di pensiero il quale, da solo, lungi dall'allontanarci dalle nostre paure, ci terrà suoi prigionieri.

Non smettiamo mai di sognare, pensiamo di meno e AGIAMO di più, questo è il segreto per uscire dalla trappola del pensiero ripetitivo frutto della programmazione subita durante il processo educativo. Smettiamo, invece, di far contenti gli altri, di ascoltare chi "ha più esperienza di noi" perché, spesso, sono proprio le persone di "esperienza" quelle che non sono riuscite ad andare oltre le loro paure e adesso, anche se in maniera del tutto involontaria e a fin di bene, potrebbero trasmetterle a noi fino a bloccarci.
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Nasciamo liberi, l'educazione-programmatica ci rende schiavi delle regole imposte da altri "per il nostro bene". Usciamo dal programma, liberiamo la mente, apriamo il cuore e, con esso, il cassetto contenente tutti i nostri sogni, prima che la polvere li copra per sempre, prima che sia troppo tardi...

Vincenzo Bilotta