domenica 27 aprile 2014

Vittime o carnefici?

Ho deciso oggi di pubblicare un interessante capitolo del mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, condividendo con tutti voi, in maniera totalmente gratuita, uno dei temi più importanti: la tendenza al vittimismo. Prima di lasciarvi alla sua lettura, vi ricordo che, qualora foste interessati al suo acquisto potrete farlo presso i seguenti siti di vendita online: YOUCANPRINT, AMAZON, IBS LIBRI, LA FELTRINELLI, MACROLIBRARSI (A questo sito potete accedere direttamente cliccando sulla copertina del mio libro che trovate alla vostra destra), IL GIARDINO DEI LIBRI, HOEPLI, INMONDADORI, oppure ordinandolo presso le vostre librerie di fiducia. Buona lettura!

In questo capitolo descriverò la tendenza al vittimismo che, oggigiorno, la maggior parte delle persone ha. Molte persone si rendono schiave di situazioni che le fanno soffrire e spesso, succede che non ne cercano la soluzione allo scopo di farsi commiserare dagli altri ed avere qualcosa da raccontare. La realtà dimostra che molte volte la gente è più brava a rendersi vittima di presunti carnefici proprio perché questo risulta essere molto più facile rispetto al prendere una decisione che possa farle migliorare la vita senza più soccombere a nessuno.

Come ho già avuto modo di spiegare nei capitoli precedenti, ognuno di noi nasce dotato di libero arbitrio, ma, col passare del tempo ed in base all’impostazione mentale ricevuta attraverso l’educazione e l’ambiente in cui si cresce, questo libero arbitrio viene ad essere sensibilmente ridotto e, a volte, annullato. La condizione di soggezione ad eventi e persone da parte di molti soggetti, deriva dall’educazione ricevuta, ma non necessariamente si è obbligati a seguire questa via alla quale, all’apparenza, molti sembrano irrimediabilmente destinati.
(Immagine presa dal web)

Ognuno di noi ha la capacità di venire fuori da tutti i problemi a patto che abbia la volontà di farlo, a prescindere dai limiti derivanti da educazione, cultura o modi di vedere la vita. Quando ci si sente soggiogati da determinate situazioni, si può sempre decidere di uscirne anche se, a volte, ciò potrebbe risultare difficile. In molti casi ci si può fare aiutare da un bravo psicoterapeuta, aderente però alla nuova psicologia energetica, che adotti un approccio psicoterapeutico di tipo breve e dia, per il seguito, al paziente che si sarà sottoposto alle sue sedute, dei consigli utili a rivedere la sua vita e a camminare sulle proprie gambe, senza necessitare più di alcun supporto esterno.

Secondo me non esistono carnefici ma soltanto persone che decidono, spesso loro malgrado, di soccombere. Ecco che, in quel preciso istante, nascerà la figura del carnefice, che altro non sarà che un complemento integrativo e consequenziale rispetto alla figura della vittima. Il carnefice sarà un po’ come un parassita che si nutrirà dell’energia-paura della vittima, allo scopo di mantenersi in vita. Da oggi, quindi, sapete che nella vita c’è sempre una possibilità di scelta, anche se a volte risulta molto più facile soffrire rispetto all’avere il coraggio di cambiare.

La scelta va presa nel momento in cui determinate situazioni (lavorative, sentimentali, di amicizia) non solo non riescono più a soddisfare le vostre aspettative ma portano addirittura nella vostra vita sofferenza e dolore. Sarà spesso opportuno, oltre all’aiuto di uno psicoterapeuta, l’utilizzo delle innovative quanto efficaci tecniche di psicologia energetica come E.F.T. (vedi capitolo 3), le quali risulteranno molto utili nel fare prendere coscienza al soggetto dei blocchi energetici a causa dei quali si è venuta a verificare quella situazione di stasi che non gli consente di poter effettuare il cambiamento.

Sarà in ogni caso compito dello psicoterapeuta, che segua ovviamente un approccio diverso dai tradizionali, basato sulla psicologia energetica, quello di riuscire a portare il proprio paziente a conoscenza di queste tecniche di auto aiuto. Lavorando sulle proprie paure e capendo che non si è necessariamente obbligati a soggiacere a qualcuno o a qualcosa, ecco che magicamente la vita comincerà a cambiare, assumendo una nuova luce sotto i vostri occhi, consentendovi di eliminare dalla vostra vita tutto ciò che vi fa soffrire, senza avere più paura del cambiamento né di deludere qualcuno con la vostra nuova presa di posizione.
(La copertina del mio libro)

Per inteso, quanto detto finora non si riferisce, ovviamente, alle situazioni in cui siano presenti delle persone che, loro malgrado, sono costrette a soccombere a dei carnefici, come, ad es., le vittime delle deportazioni operate dal nazismo o le vittime in generale dei conflitti armati o degli atti di rappresaglia. In questi casi, assistiamo al processo inverso: prima nasce il carnefice e poi, di conseguenza, la vittima.

L’altra differenza, qui, sta nel fatto che, le vittime di guerra o degli atti di violenza di massa, sono, loro malgrado, costrette a soccombere e non hanno capacità di scelta e, qualora decidessero di ribellarsi, rischierebbero di venire uccise. Da oggi, quindi, tranne che non siate vittime di situazioni dovute a guerre, a causa delle quali non avete la possibilità di reagire né di cambiare in alcun modo la situazione, prendete in mano la vostra vita e decidete cosa farne, in quanto la scelta spetta solo a voi. A seconda di come saprete rispondere alla domanda posta dal titolo di questo mio capitolo, vivrete le conseguenze della risposta che vi sentirete di dare e che  porterà inevitabilmente dei cambiamenti profondi nella vostra vita.

Vincenzo Bilotta

giovedì 24 aprile 2014

Il significato della Resurrezione

Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto". (Mt 28, 1-7) 
(Immagine presa dal web)

In occasione della festività di Pasqua, oggi voglio condividere con voi il significato che ha per me la Resurrezione al di là della concezione cattolica. Tutta la Vita di Gesù è uno splendido esempio da tenere in considerazione ai fini di un'accresciuta consapevolezza. Gesù c'insegna l'umiltà nascendo da persone semplici e vedendo la luce in una capanna.

Man mano che cresce, dimostra di essere in possesso di conoscenze in qualsiasi campo e delle sue grandi capacità comunicative con la gente di quell'epoca, caratterizzata da analfabetismo e povertà. Egli comunica i suoi insegnamenti per PARABOLE, spiegando temi complessi con una semplicità tale da poter essere compresi anche dai bambini.

Nel corso della sua esistenza, Gesù insegna alla gente comune il non giudizio, l'umiltà, la presenza mentale, il significato stesso della Vita. Proprio a tal proposito, pur essendo il figlio di Dio, quando sarà l'ora della sua morte, non si sottrarrà al suo destino. La morte di Gesù, così come la sua Resurrezione, hanno un alto contenuto simbolico-evolutivo con fini liberatori per tutto il genere umano.

L'accettazione della morte da parte di Gesù, pur essendo capace di sfuggirvi in quanto figlio di Dio, rappresenta, per analogia, la scelta dell'Anima Immortale di volersi incarnare in un corpo mortale accettandone, per ciò stesso, la sua imperfezione e corruttibilità. La parte con il più alto significato ai fini dell'evoluzione, in termini di consapevolezza, di tutta la razza umana è rappresentata, secondo me, dalla crocifissione.

La morte mediante crocifissione, rappresenta la morte dell'ego con tutte le sue imperfezioni legate alle paure tipiche del genere umano. Il morire stesso, da parte di Gesù, mediante crocifissione, pur avendo la possibilità di poter cambiare in ogni momento il proprio destino, rappresenta un grande atto di coraggio e, al contempo, l'accettazione della Vita, con le sue dinamiche, COSI' COM'E'.
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La Resurrezione dalla morte mediante crocifissione, che avverrà, come sappiamo, dopo tre giorni, rappresenta la sconfitta dell'ego e il riconoscimento della possibilità di poter scegliere una nuova Vita, basata su nuovi paradigmi che esulano, ovviamente, dal comune modo di pensare (nessuno, infatti, si sarebbe fatto crocifiggere qualora avesse avuto la possibilità di poter scegliere!).

E' importante che ognuno di noi, ogni giorno, lasci morire una parte di se, crocifiggendola attraverso la propria rinuncia ad essa. Ogni mattina dovrebbe costituire una Resurrezione a nuova Vita, lasciandosi dietro il giorno precedente assieme alla vecchia identità. Ognuno di noi può, se davvero lo vuole, rinascere ogni giorno a nuova Vita.

Basta semplicemente cambiare un pensiero, sostituendolo con uno nuovo. Il nuovo pensiero dovrà essere potenziante, pieno di entusiasmo, un entusiasmo tale da cambiare la Vita di chi lo concepisce, fino a trasformarlo in una persona nuova. In ognuno di noi alberga una potenziale ARABA FENICE pronta a risorgere dalle proprie ceneri o, se preferite, un potenziale Gesù pronto a Resuscitare dal proprio sepolcro.

BASTA VOLERLO decidendo, al contempo, di cambiare un pensiero perchè la libertà dista solo un pensiero. Cambiamo, quindi, modo di pensare e risorgiamo a nuova Vita. Auguro a tutti voi una Pasqua da vivere ogni singolo giorno della vostra Vita fino a risorgere dal sepolcro dei vostri vecchi paradigmi per poter finalmente sfruttare le meravigliose potenzialità che avete da sempre posseduto ma mai utilizzato.

Vincenzo Bilotta

domenica 13 aprile 2014

Viaggio verso l'ignoto

Siamo il frutto di un tipo di educazione che favorisce l'uniformazione ad una società di pecore di medie capacità intellettive a discapito dello sviluppo delle nostre reali potenzialità. A scuola non insegnano consapevolezza, solo obbedienza. La conseguenza sarà una società piena di automi che svolgono le proprie mansioni senza nemmeno rendersene conto, lontani anni luce dalla VERA VITA e dalle VERE CAPACITA'.

Se paragonassimo la nostra educazione ad un viaggio, scopriremmo come essa sia molto simile a quei viaggi preconfezionati che si possono prenotare nelle agenzie di viaggio in cui fai delle cose con il gruppo al quale ti aggregano e non hai mai la possibilità di personalizzarli in alcun modo. Come conseguenza si finisce con l'annoiarsi.
(Immagine presa dal web)

Del resto, questo è l'ultimo dei problemi per chi è già stato inquadrato dal regime educativo. Pochi riescono perfino ad immaginarsi una Vita diversa da quella che stanno vivendo pur avvertendo una certa noia di fondo. Solo chi riesce a risalire alle cause di questa sua Vita piatta e poco gratificante può ambire al cambiamento volto al raggiungimento della Vita dei suoi sogni.

Quando si decide di uscire dagli schemi educativi è sempre un passo difficile, ci vuole coraggio, bisogna mettere in discussione tutto e tutti, non da ultimi se stessi e il sistema di convinzioni che limitano la nostra vera natura creativa e Divina. 
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Una volta presa la decisione di cambiare, bisogna prima destrutturarsi dal sistema di convinzioni limitanti che ci ha tenuti fino a quel momento prigionieri di certe forme pensiero. Per far questo occorre una certa consapevolezza sviluppata attraverso un serio lavoro su di Se.

Cosa accadrà dopo essere tornati "ignoranti" nei confronti della Vita e con tanta voglia di reinventarsi tutto daccapo? Ci sarà una nuova nascita, una resurrezione dalle proprie ceneri. L'Araba Fenice insegna.... Se paragonassimo questo processo di trasformazione, esso sarebbe molto simile ad un viaggio verso l'ignoto, di quelli che si fanno in solitario, senza punti di riferimento nella libertà di spostamento più totale.
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Certo, il viaggio verso l'ignoto comporta dei rischi. Il rischio principale è quello di perdersi. Tuttavia, spesso, SOLO PERDENDO CIO' CHE SI HA O SI SA SI PUO' TROVARE LA GIUSTA STRADA VERSO LA LIBERTA' CREATIVA.

Solo abbandonando il guscio protettivo di una società di robot, infatti, potremo trovare la nostra individualità, ciascuno a suo modo e coi suoi tempi in totale libertà. Niente più schemi, niente più passato nè futuro, tutto da costruire partendo dal QUI E ORA. 
(Immagine presa dal web)

Questo viaggio verso l'ignoto ci permetterà di conoscere le nostre reali potenzialità e di realizzare i nostri sogni più proibiti. Per intraprendere questo viaggio occorre lasciare due zavorre: LA PAURA E IL DUBBIO. Queste zavorre andranno sostituite da due alleati: LA PASSIONE PER CIO' CHE SI FA E LA VOLONTA' DI MIGLIORARE GIORNO DOPO GIORNO, QUI E ORA.

Occorre smettere di paragonarsi a come si era o a come si vorrebbe essere smettendo, al contempo, di volere arrivare subito a destinazione. Ci si può sempre perdere strada facendo, fa parte del gioco, va bene così. Nessuno ci obbliga, LA SCELTA E' LIBERA E CONSAPEVOLE.

Invece di avere fretta di arrivare, bisogna godersi il cammino lasciandosi cullare dalle onde della Vita e capendo che è più importante il cammino percorso che la destinazione da raggiungere. Buon viaggio!

Vincenzo Bilotta


domenica 6 aprile 2014

Il silenzio attraverso le parole

Spesso il silenzio fa paura. Molta gente ha paura della solitudine e, di conseguenza, del silenzio. Non si riesce a vivere più senza il rumore, talmente ormai si è abituati al continuo dialogo interiore della mente che sembra non cessare mai. 

Proprio come un mitra spara a raffica i suoi colpi senza fermarsi, anche la mente fa andare a ruota libera i pensieri, spesso ripetendone alcuni in maniera ossessiva. In questi casi il silenzio diventa prezioso, un'oasi nel deserto delle aride parole prodotte da una mente incontrollata. E allora, come mai così tante persone hanno paura del silenzio e della solitudine?
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Si ha paura del silenzio perchè, proprio in quel momento, si ha la possibilità di poter scrutare in fondo alla propria mente fino a ritrovare la connessione con la propria Anima. Se si ha paura del silenzio è perchè non si sa cosa farsene del vuoto al di là delle parole. Ecco perchè il silenzio fa più paura delle parole.

Il fatto è che nessuno ci ha mai educati a vivere il silenzio, a creare con esso uno spazio in cui ritrovare la fonte della nostra creatività. Il silenzio è il suono prodotto dall'Anima più evoluta. Solo chi ha imparato ad amare se stesso e la solitudine può ascoltare le note sublimi prodotte dalla sua Anima evoluta. E' proprio fra gli spazi vuoti fra le parole o fra i pensieri che dimora l'eternità.
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Questo articolo di oggi ho voluto intitolarlo IL SILENZIO ATTRAVERSO LE PAROLE. Cosa c'entra il silenzio con le parole? Poco o nulla! Eppure, poichè si è talmente abituati a comunicare attraverso le parole, specie qui, da noi, in occidente, ecco che risulta di vitale importanza imparare il silenzio mediante la sua descrizione attraverso le parole.

Le parole non sono necessarie a chi ha sviluppato l'introspezione e l'osservazione di Sé. Esse servono, invece, a descrivere la procedura di osservazione stessa e come portare a buon fine il lavoro su di Sé. In questo caso, le parole non sono più inutili pensieri trasformati in suono attraverso la voce ma, al contrario, hanno il potere di comunicare le istruzioni necessarie che, se comprese e seguite correttamente, potranno offrire la possibilità di realizzare il silenzio.
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Le parole sono l'opposto del silenzio. Ma, tuttavia, non sono sue nemiche, anzi. Sperimentare il silenzio non è semplice, occorre coraggio, capacità di mettersi in gioco, grande spirito di auto-osservazione senza giudizio. Per sperimentare il silenzio bisogna fare amicizia con la solitudine ed approfondire, al contempo, la conoscenza della propria Anima, del tesoro che ognuno di noi ha dentro di se ma che solo pochi hanno la fortuna di conoscere e godersi.

Si dice che i più grandi maestri in India stiano seduti su di una stuoia disposta per terra all'interno della loro dimora e che ricevano i visitatori alla ricerca della propria identità volgendo loro uno sguardo scambiato in totale silenzio. Dopodichè i visitatori escono solo dopo pochi minuti di contatto visivo, senza nemmeno scambiare con loro una sola parola.
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Questi silenzi emblematici non sono capiti da tutti, non possono esserlo, specie da una cultura come quella occidentale, incentrata sulla parola quale mezzo di comunicazione, sia essa scritta o parlata. Del resto, a volte, solo conoscendo gli opposti si può fare una scelta. Di questo ne ho già parlato in un precedente articolo intitolato GLI OPPOSTI. Solo conoscendo il male, ad esempio, si potrà apprezzare il bene e, nel nostro caso, solo conoscendo le parole si potrà sperimentare il silenzio.

Il silenzio è il linguaggio parlato dall'Anima quando s'incontra con Dio. La solitudine non è altro che la conoscenza di Sé, ecco perchè fa tanta paura! Solo chi sta bene da solo avrà l'opportunità di autoconoscersi ed evolvere! Chi cerca gli altri, luoghi affollati, feste da ballo, cene con tanti amici, a volte lo fa per evitare la solitudine e, di conseguenza l'autoconoscenza.
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Non è sbagliato uscire e divertirsi, sto solo dicendo che lo si deve fare in totale libertà di azione e non come via di fuga dai propri conflitti irrisolti. Bisogna coltivare gli hobby, le amicizie e quant'altro ci piace senza mai dipenderne. Questo è fondamentale se si vuole crescere liberi e padroni della propria mente.

Amare il silenzio vuol dire cercarlo oltre le parole, creando degli spazi di riflessione che ci riconnettano col Tutto e ci mettano in comunicazione con il nostro lato divino portandoci, col tempo e la pratica costante, alla totale libertà dalla mente, diventandone padroni, non più servi.
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La mente crea il tempo. Il tempo crea la sofferenza. Si sta male per il tempo. Si vive portandosi dietro le colpe del passato e le angosce per quello che potrebbe succedere nel futuro, abitando solo con il corpo il presente. Il tempo, così come le parole, hanno valore se utilizzati nel QUI E ORA in funzione di un risultato. Ma se si fa di loro un uso diverso, si rischia di perdersi in un tempo diverso dal presente e pieno solo di problemi irrisolvibili in quanto inesistenti proprio perchè NON ESISTE ALTRO TEMPO AL DI FUORI DEL PRESENTE.

Usiamo la mente, il tempo e le parole per realizzare risultati nei vari campi lavorativi, relazionali, sportivi e sociali in generale. Dopo aver usato la mente in funzione di un risultato, torniamo all'ETERNO PRESENTE coi suoi silenzi. Qui si trovano Dio e la creatività.

Vincenzo Bilotta