lunedì 7 agosto 2017

Purgatorio

Questo articolo continua il precedente, nel quale ho parlato dello stato mentale inferno. Abbiamo avuto modo di parlare di questo stato d'animo tormentoso, cupo, senza apparente via d'uscita, dal quale, tuttavia, molte persone necessitano di passare e rimanervi per un periodo più o meno lungo, allo scopo di "purificarsi" attraverso le fiamme infernali, fino a bruciare l'ego e risorgere dalle proprie ceneri, proprio come l'araba fenice.

Oggi parliamo dello stato mentale intermedio, il purgatorio. Purgatorio è il livello successivo a quello inferno. Esso, infatti, continua il cammino di ascesa evolutiva che è partito dagli inferi. In questa fase, chi vive nello stato mentale purgatorio comincia a vedere le cose sotto un'altra luce in quanto, avendo cominciato e portato avanti un serio lavoro su di sé, ha avuto modo di sviluppare degli stati di coscienza superiori e ha cominciato, al contempo, a mettere in atto dei cambiamenti significativi nella propria Vita.
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Chi vive nello stato mentale purgatorio comincia a riconoscere gli angeli smettendo, in questo modo, di scambiarli con i demoni. E se anche dovesse avere un confronto coi propri demoni personali, quasi inevitabile in questo stato intermedio, specie per chi è avanti con il lavoro ed intende progredire ulteriormente, lo farà in maniera equilibrata, senza provare emozioni destabilizzanti.

In questa fase la persona che vive nel purgatorio comincia a PRENDERE COSCIENZA dell'eventuale stato di dipendenza da cose e/o persone nel quale si trova e può decidere di uscirne per facilitare i processi evolutivi eliminando, al contempo, le zavorre.
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Anche gli stati depressivi cominceranno a regredire e l'inazione, lo stato di torpore, sarà trasformata, in maniera più o meno veloce a seconda del soggetto che vive l'esperienza, in azione concreta volta alla realizzazione dei propri scopi. In queste fasi sarà probabile che il soggetto nello stato mentale purgatorio decida di lasciare il partner con il quale non è più in sintonia ma con il quale ancora continuava a convivere, nonostante ciò, nello stato mentale inferno.

Molti decideranno di cambiare lavoro e cominceranno corsi di formazione o, semplicemente, leggeranno libri e si guarderanno intorno in MANIERA COSCIENTE allo scopo di cogliere le opportunità che la Vita gli aveva da sempre riservato ma che, nello stato mentale inferno, non avevano la capacità di VEDERE.
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Anche le amicizie saranno pian piano cambiate ed adattate ai nuovi livelli energetico-vibrazionali raggiunti grazie al lavoro su di sé e al conseguimento dello stato mentale superiore, con una nuova visione del rapporto inteso come un donare all'altro senza aspettative e non più come un dare allo scopo di ricevere, come accadeva, invece, al livello mentale inferno.

Assieme a questi progressi concreti ci saranno, come è tipico di questo stato mentale, delle fasi di arresto in cui potranno sorgere dei dubbi sulla bontà del percorso intrapreso e dei suoi eventuali vantaggi futuri. Ciò è assolutamente normale e dev'essere preso come una fase naturale del processo di purificazione che porterà all'eventuale ascesa evolutiva fino al livello mentale paradiso.
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Potrebbe accadere, nello stato mentale purgatorio, che ci siano dei "nostalgici" i quali torneranno al livello inferno. Queste persone non hanno ancora acquisito un livello superiore di consapevolezza per diversi motivi: a causa di un lavoro su di sé svolto in maniera saltuaria; perché, non possedendo energie a sufficienza per procedere oltre, si sono "arenati", sia pure momentaneamente; infine, potrebbero essersi identificate con quello che Eckhart Tolle chiama "corpo di dolore" e, di conseguenza, non vogliono mollare la presa e vivono in uno stato di resistenza al cambiamento, l'ego si sente minacciato...

Quasi sempre, però, questi sono solo stati d'animo transitori. Il lato positivo sarà dato, invece, dal fatto che si cominceranno ad avere, sempre più frequenti, momenti caratterizzati da apertura del cuore. In questi momenti si sarà più in sintonia del solito con gli altri, si sorriderà di più, sorgeranno atti di gentilezza spontanei, si avrà maggiore creatività accompagnata, molto spesso, da un desiderio di contatto con la natura.
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Al livello mentale purgatorio si starà sicuramente in una posizione di vantaggio rispetto al livello inferno anche perché, a questo livello, comincia ad essere visibile la luce del paradiso da parte di chi ha cominciato a sviluppare la VISIONE INTERIORE.

Chi vive nello stato mentale purgatorio non avrà più paura come prima di rimanere da solo. Ciò sarà dovuto al fatto che si sarà più disposti a guardarsi dentro e a risolvere i conflitti che ci tenevano ancora legati al passato senza volerli più dimenticare attraverso droghe, alcool o dipendenze di altro genere, non da ultime compagnie noiose tenute in piedi per paura di rimanere soli.

I progressi derivanti dal lavoro costante permetteranno di superare con soddisfazione le eventuali battute di arresto e gli eventuali dubbi fino a permettere l'accesso al livello paradiso. (Fine seconda parte).

Vincenzo Bilotta


lunedì 24 luglio 2017

Inferno

Oggi cominciamo il viaggio di ascesa dagli inferi, quello che può, che potrebbe, dipende se si avrà il coraggio e la volontà necessari per lavorare su di sé, all'ascesa attraversando i vari stadi successivi, dopo verrà il purgatorio, fino a stabilizzarsi nel paradiso. Buona lettura e... buon lavoro su di voi!

Dell'inferno con le sue pene ce ne hanno parlato fin troppo preti e suore a scuola, in chiesa, al catechismo come negli istituti scolastici gestiti da religiosi. Ce lo hanno descritto come un luogo tremendo, di tremenda sofferenza, dove ognuno di noi sarà destinato, notate bene il "sarà", dopo la morte e se avrà vissuto da peccatore senza pentirsi.
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Quello del quale vi parlerò io oggi, in questo articolo che state leggendo, ha a che fare con il vero inferno, quello che la maggior parte delle persone si trova a vivere e sperimentare, causa profonda inconsapevolezza in un periodo di profonda crisi vissuta per vari motivi (lutti, abbandoni, violenze subite, perdita o mancanza del lavoro, ricerca della propria vera identità e della propria strada nella Vita), in questa dimensione spaziotemporale, non quando trapasserà, quello è argomento di cui si occupano la chiesa e la metafisica.

L'inferno, nel senso in cui lo intendo io, è uno stato mentale focalizzato in maniera ossessiva sui problemi e non sulle soluzioni, sui probabili disastri che si potranno vivere in un ipotetico apocalittico futuro. Vive l'inferno anche chi non ha il coraggio di cambiare un lavoro che non lo soddisfa, di lasciare un partner che lo tormenta, di allontanare le persone negative che nulla gli danno ma, lungi da ciò, tutto gli tolgono, energie comprese.
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La discesa agli inferi è sempre tormentosa, un cupo stato dell'essere, caratterizzato da sofferenza a più livelli fino allo sprofondare nella depressione più cupa, stato in cui si perde l'interesse verso qualsiasi cosa o persona e non si hanno più stimoli a fare, a vivere, ci si chiude in se stessi e si evita un eventuale confronto con persone che potrebbero essere di aiuto.

Elemento importante è dato dal fatto che fuori di noi nulla cambia, il vissuto è squisitamente interiore, personalissimo, invisibile agli altri, in altre parole soggettivo. Potete constatarlo se uscite con chi ha problemi di questo tipo e andate in luoghi di svago quali luna park, cinema, discoteche o villaggi turistici: essi rimarranno sempre indifferenti rispetto agli stimoli esterni e a volte tenderanno a fare del sarcasmo se voi vi divertite.
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E' facile per chi vive al livello dell'inferno cadere nelle dipendenze, ciò per alleviare il proprio disagio psicofisico. Così queste persone correranno il rischio di diventare dipendenti da droghe, alcool, gioco compulsivo, relazioni sbagliate tanto per fare alcuni esempi.

Chi vive l'inferno vede con gli occhi del dannato ogni cosa. Ogni minimo accadimento nella sua Vita lo lascerà instabile per giorni, chi vive nello stato mentale infernale, infatti, tende a rimuginare su ogni cosa, a non sentirsi adeguato alle situazioni che gli si pongono innanzi, a sentirsi in colpa, a provare rabbia ed odio. In questo stato mentale anche un angelo non viene da lui riconosciuto e a volte potrà, addirittura, essere scambiato per un demone.
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Chi sta visitando i propri inferi, com'è naturale, sarà poco propenso a perdonare, ad aiutare il prossimo, a sorridere agli altri, alla Vita e, non da ultimo, a se stesso. Del resto, come potrebbe perdonare, aiutare o sorridere al prossimo se, prima, non avrà applicato tutto ciò a se stesso?

Chi vive nello stato mentale inferno non ama se stesso, diversamente adotterebbe un  diverso atteggiamento nei confronti della Vita. Per amare se stesso e potere salire sia pure al livello mentale purgatorio, occorrerà che sia prima in grado di ACCETTARE SE STESSO, COSI' COM'E'. Dopo aver fatto ciò, dovrà PERDONARSI per quello che avrebbe voluto fare, essere, dire ma non è stato, in quel momento della propria Vita, in grado di agire per come avrebbe voluto.
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Per perdonarsi è essenziale capire che, se non si è riusciti a tenere un determinato comportamento nel passato, ciò è dovuto al fatto che, in quel momento in cui si è verificato quel determinato accadimento, la persona ha adottato il comportamento più giusto tenendo conto delle conoscenze, dei mezzi e del modo di agire che aveva a disposizione all'epoca, in altre parole, ha fatto del suo meglio e, per ciò stesso, deve smetterla di giudicarsi inadeguato. Adottare questo tipo di consapevolezza è estremamente liberatorio e consentirà, se applicato dalla persona che vive al livello mentale infernale, di ascendere al livello purgatorio.

Dopo essersi perdonati ed accettati, così come si è, cesserà ogni resistenza interiore, ogni senso di inadeguatezza sparirà, arriverà un senso di liberazione e un'apertura nei confronti della Vita. In quel momento si avrà la possibilità di lavorare su di sé allo scopo di portare alla luce e risolvere traumi e conflitti che  ci tenevano ancorati al passato, facevandoci vivere l'inferno sulla terra.

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Liberandosi dalle zavorre del passato coi relativi sensi di colpa, si potrà ascendere al livello mentale purgatorio, lasciandosi alle spalle un inferno che, seppur tormentoso, avrà lasciato un'esperienza preziosa a livello di purificazione, introspezione e umiltà. Man mano che si sale, è consigliato farlo con umiltà, inviando tanto perdono al passato coi suoi vissuti e guardando avanti partendo dal QUI E ORA, unico tempo esistente, non più dal futuro.

E' SOLO NELL'ETERNO PRESENTE, INFATTI, CHE SI PUO' AVERE LA POSSIBILITA' DI CREARE UN NUOVO STATO MENTALE LIBERO DA SPAZIO E TEMPO. PER FARE CIO' BISOGNA DIVENTARE CONSAPEVOLI CHE IL PASSATO NON CI SERVE PIU'. IN QUESTO MODO IL PASSATO DIVENTERA' IL NOSTRO MAESTRO E, NON PIU', IL DEMONE CHE SEMBRAVA DESTINATO A TORMENTARCI PER IL RESTO DEI NOSTRI GIORNI. (Fine prima parte)

Vincenzo Bilotta


Ascesa dagli inferi

Tempo fa ho scritto un articolo intitolato "Discesa agli inferi" (lo trovi digitando il nome nel motore di ricerca che trovi alla destra di questo articolo). In questo articolo descrivevo come fosse, spesso, necessaria una discesa ai propri inferi personali, una visita ai propri demoni interiori, allo scopo di farseli amici, avendo il coraggio di guardarli in faccia e scoprendo che altro non erano se non i mille volti della nostra mente nascosti nell'ombra dell'inconsapevolezza nella quale versa l'umanoide medio di oggi, sottoposto alla meccanicità che ormai sembra governarlo.

Per molte persone che non hanno la possibilità di svegliarsi in maniera spontanea, si rende necessaria e quasi obbligatoria questa discesa agli inferi. Solo così si potrà avere la possibilità, a patto che si riesca a mantenere la necessaria lucidità ed equilibrio mentali, di purificarsi dentro le fiamme dei propri inferi personali. Gettando alle fiamme l'ego assieme a tutti i vecchi schemi mentali e conflitti irrisolti si potrà avere, finalmente, la possibilità di rinascere, un pò come fece l'Araba Fenice quando si librò in volo dopo essere risorta dalle proprie ceneri.
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Dopo essere disceso agli inferi, ai propri inferi personali, ciascuno con le sue dinamiche, ognuno coi suoi demoni personali che avrà alimentato nel corso del tempo attraverso le proprie paure e conflitti irrisolti, l'uomo ha la possibilità di tornare a vivere ed essere, finalmente, felice.

Ovvio, il viaggio di ritorno non sarà sempre veloce, di quelli da illuminazione lampo tipo satori zen o samadhi yogico. Nella maggior parte delle ipotesi il viaggio sarà fatto a tappe, con nuovi conflitti da risolvere, a volte più importanti, altre volte di più facile risoluzione, ma che comporterà delle battute d'arresto allo scopo di raggiungere nuovi ed interessanti punti di equilibrio lungo la strada che porterà, se percorsa per intero, alla liberazione dalle illusioni di spazio e tempo dove la mente giocava in casa ed avrebbe continuato a fregarci.

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Ho diviso questo viaggio di ascesa, di ritorno dagli inferi, in tre tappe. Ho scelto un cammino di tipo dantesco o, se volete, biblico-cristiano e, per ciò stesso, ho scelto di partire dall'inferno, salire su nello stadio intermedio del purgatorio per poi finire, per chi riesce a "ripulirsi per bene" dalle memorie antiche (se vuoi approfondire il concetto di "Memorie antiche" puoi cercarlo sotto il titolo "Decondizionarsi dalle memorie antiche" nel motore di ricerca che trovi in alto a destra di questo articolo) in paradiso.

E' chiaro che tutti e tre sono degli stati mentali, ognuno con delle caratteristiche sue proprie, ciascuno con la sua funzione. Nessuno di essi è meno importante dell'altro anzi, possiamo dire che ognuno è complementare ad ogni altro, dopotutto fanno parte del cammino iniziatico e ne segnano le tappe decisive in maniera profonda e definitiva.

Assieme a questo articolo di presentazione e ad altri tre distinti che denominerò inferno, purgatorio e paradiso, analizzeremo le diverse tappe di questa ascesa che dagli inferi, passando per il purgatorio, porterà al paradiso, dopo un serio e costante lavoro su di sé. Dal tempo e lo spazio, dove la mente regna, si passerà all'eternità, al paradiso, che altro non è se non il raggiungimento dello stato di non mente conseguente all'uscita dal tempo coi suoi vissuti ed aspettative e dallo spazio. Buona lettura!

Vincenzo Bilotta

lunedì 10 luglio 2017

Ritorno all'Uno

C'è un'antica storia indiana sul dio Brahma. Non esisteva nulla eccetto Brahma, il quale si annoiava. Voleva
giocare, ma non c'era nessuno con cui farlo. Perciò creò Maya, una bellissima dea. Le spiegò il motivo per cui l'aveva creata, e Maya disse: “Va bene, faremo un gioco bellissimo, ma tu devi fare ciò che ti dirò”. Brahma acconsentì, e seguendo le istruzioni della dea creò il cielo, le stelle, la luna, i pianeti e l'intero universo.

Poi creò la vita sulla terra: gli animali, l'atmosfera, gli oceani, tutto. Maya disse: “Com'è bello questo mondo d'illusione. Ora dovresti creare un animale tanto intelligente e consapevole da poter apprezzare la tua creazione”. Allora Brahma creò gli esseri umani, e quando ebbe terminato chiese a Maya quando sarebbe iniziato il gioco. 
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“Inizieremo adesso”, rispose lei. Prese Brahma, lo tagliò in pezzettini minuscoli, e ne mise uno dentro ogni essere umano. Poi disse: “Ora comincia il gioco! Ti farò dimenticare chi sei e dovrai cercare di ritrovarti”. Maya creò il Sogno, e ancora oggi Brahma sta cercando di ricordare se stesso. Si trova dentro ciascuno di voi, e Maya vi impedisce di ricordare chi siete. 

Nel momento in cui una persona si risveglia dal Sogno, diventa nuovamente Brahma, e si riappropria della sua divinità. Poi forse dice: “Bene, io sono sveglio. Cosa posso fare per le altre parti di me?”. Se avete scoperto il trucco di Maya, potete condividerlo con gli altri. (Don Miguel Ruiz, La padronanza dell'amore)
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Ho voluto cominciare l'articolo di oggi con questa meravigliosa storia indiana. Essa non fa altro che ribadire le origini divine dell'essere umano e di come, in origine, TUTTO ERA UNO. Poi intervenne Maya, dea nella storia prima raccontata ma, anche, termine che sta ad indicare l'illusione nel buddismo. Ed ecco che, all'improvviso, calano le tenebre negli occhi degli uomini.

Ognuno sembra essersi dimenticato di Sé e delle proprie origini divine per cadere nel mondo duale, dominato dall'illusione di solidità della materia, dei beni e delle relazioni umane. Del resto, a mio avviso, poiché NULLA AVVIENE PER CASO, l'esperienza della separazione dal Tutto, dal divino, il dimenticarsi di avere Dio in Sé, ha un significato di fondamentale importanza per la crescita e l'evoluzione dell'essere umano.
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Succede spesso che l'essere umano non riesca ad apprezzare ciò che possiede se non nel momento in cui lo perde: un affetto, un posto di lavoro, qualsiasi bene materiale al quale si era particolarmente affezionato e che dava per scontato sarebbe durato al suo fianco per sempre. Poi succede che, un giorno imprecisato, la persona che più amavamo al mondo, in un modo o nell'altro, ci abbandona, si perda il posto di lavoro o ci rubino dei beni ai quali eravamo particolarmente legati.

Proprio nel momento in cui accade ciò, ecco che si riesce ad apprezzare il valore di ciò che si possedeva. Del resto, io credo si viva in un mondo duale proprio per questo. E' il mondo di buono/cattivo, alto/basso, amore/paura, acceso/spento. La mente crea distinzioni, l'uomo ci cade e, zac! All'improvviso finisce la Vita Reale, non si risiede più nell'Uno e si cade vittima delle illusioni e delle paure derivanti dai legami alle cose/persone.
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A volte, però, potrà capitare che, un pò per curiosità, un pò perché si vuole capire cosa c'è "oltre la Vita ordinaria", si sentirà l'esigenza di lavorare su di Sé, di seguire un percorso spirituale-introspettivo alla ricerca di quel qualcosa che fino a quel momento non ha placato la nostra sete di sapere e che, sicuramente, non abbiamo trovato nelle cose e nella Vita ordinarie.

Ecco che da quella spinta potrà nascere una visione alternativa della Vita ordinaria, non più centrifuga, bensì centripeta, in quanto rivolta all'osservazione della propria interiorità coi propri tesori nascosti. In quel momento, se non si avrà paura di continuare a scrutare il proprio animo, si potrà scoprire ciò che Brahma ha nascosto dentro ognuno di noi, una parte di Sé, del divino.
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Nel momento in cui si scoprirà Dio in Sé, cesserà la ricerca spasmodica di fonti esterne che possano dare un solo minuto in più di gratificazione preferendo, di gran lunga, sviluppare ed armonizzare la propria divinità interiore per poterla poi, se si vorrà, condividere con gli altri aiutandoli, per ciò stesso, ad evolvere.

Ecco che, dal momento in cui si sarà scoperto Brahma/Dio dentro di Sé, ci si sentirà uguali agli altri, dei sulla terra, con il solo scopo di godere al massimo di questa esistenza terrena senza più temere la morte in quanto illusione/Maya.
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In quel momento, una volta scoperto Brahma/Dio in Sé, ecco avvenire il fenomeno di ricongiunzione con il Tutto o, come viene comunemente denominato in fisica quantistica, si scoprirà il cosiddetto ENTANGLEMENT, ossia l'essere collegati attraverso fili sottili ed impercettibili all'occhio umano, a Tutto il resto: minerali, piante, animali, umani. In quel momento Maya smetterà di prendersi gioco di noi e Brahma, stanco del gioco, tornerà Uno attraverso Tutti i piccoli frammenti/esseri umani che avranno avuto la capacità di vedere un pezzo di Sé nell'altro.

Da quel momento, finirà il gioco dell'illusione di separazione che faceva della terra un inferno a causa della mancata conoscenza di Sé e ciascuna persona potrà finalmente ri-scoprire il paradiso in Sé e proiettarlo all'esterno, facendo della terra il regno di Dio perché, alla fin fine, Dio si è sempre celato in noi.

Vincenzo Bilotta

domenica 25 giugno 2017

Un altro giorno in paradiso

L'altro giorno ascoltavo una canzone bellissima, "Another day in paradise" di Phil Collins. Durante il suo ascolto riflettevo su come le religioni, i processi educativo-programmatici e le convinzioni limitanti che ne derivano abbiano distorto e limitato, la visione da parte nostra del mondo COSI' COM'E'.

In particolare, durante il nostro processo di crescita e in particolare quando riceviamo (subiamo) la nostra dose di educazione-programmatica, ci vengono messi dei paraocchi, un pò come i muli. Quando completiamo il nostro processo di adeguamento alle greggi di pensatori mediocri, poco rimarrà della nostra vera natura o, meglio, la nostra Divinità interiore risulterà addormentata, ma MAI persa.
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Se ci riflettete, nessuno ci ha mai insegnato a godere del momento. Sì, certo, ci sono i seminari e i corsi di risveglio, la meditazione, i libri e quant'altro si riesce a trovare e che può tornarci utile. Il punto, però, qui è un altro. Siamo noi che cerchiamo qualcosa che va oltre i nostri schemi di pensiero limitati imparati a scuola e in famiglia, nessuno ci viene a cercare dicendoci che è possibile cambiare punto di vista sulla Vita per poterla trasformare ALL'ISTANTE.

Probabilmente poche persone stanno vivendo in realtà delle situazioni realmente dolorose. E' molto più probabile che non abbiano a disposizione, nello stato attuale nel quale versano, i mezzi idonei a superarle con successo per poi trarne insegnamento ai fini evolutivi.
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Ognuno di noi, in realtà, vive nel paradiso terrestre, ciò ogni singolo giorno della sua Vita. Ma, la maggior parte delle persone non se ne accorge perché troppo "impegnata", a far cosa, poi? LE SEGHE MENTALI? AD ALIMENTARE IL PENSIERO DISFUNZIONALE?

La nostra è una società fondata sul consumismo, sul "più si ha, meglio è". In una società del genere, manipolata dai mass media che non fanno altro che alimentare le ansie da prestazione in ogni singolo individuo allo scopo di farlo consumare di più, si capisce bene come non si riesca più a godere delle piccole cose. Eppure sono proprio le piccole cose a fare di questo mondo un paradiso, non l'auto di lusso o l'abito firmato.
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Così, nel continuo rincorrere dei bisogni artificiali, ci si perde il vero paradiso. Un altro giorno in paradiso lo diamo tutti per scontato, nessuno sa o, se sa, sembra averlo dimenticato, che la Vita è QUI E ORA e non domani o quando avrò lo smartphone migliore del mio amico.

Ma cos'è il paradiso? IL PARADISO NON E' QUEL LUOGO DOVE, SECONDO LE RELIGIONI ANDREMO A FINIRE, SEMPRE SE SAREMO BUONI, DOPO LA VITA TERRENA, NO. IL PARADISO E' IL VIVERE NEL PRESENTE IN MANIERA TOTALE, INCONDIZIONATA, SENZA ASPETTATIVE, ACCOGLIENDOLO COME UN DONO PER QUELLO CHE SAPRA' DARCI.
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Quanti sanno ancora apprezzare la bellezza di un tramonto, il sorriso di un bambino, il canto di un uccello, la gioia di prepararsi un caffè in maniera consapevole? Pochi, molto pochi.... Eppure questo è il vero paradiso, lo stato di veglia in cui si gode della totalità, del QUI E ORA. Per vivere in paradiso bisogna, a volte, passare dall'inferno dei pensieri disfunzionali, delle convinzioni limitanti, delle paure le quali pur essendo, spesso, non reali, riescono, nonostante ciò, a condizionarci la Vita.

Impariamo a godere dell'istante, smettiamo di avere aspettative sul domani, sugli amici, sul partner, sul lavoro e su tutto quello che sta, in generale, affossando la massa di pensatori mediocri fino a risucchiarli dentro un vortice senza fine. Andiamo al di là del tempo, dello spazio, della mente, viviamo il lavare i piatti, il volo di una farfalla, le grida gioiose dei bambini che giocano all'aperto, solo così potremo dire di esserci assicurati un altro giorno in paradiso.

Vincenzo Bilotta

domenica 11 giugno 2017

Amore e possesso

Quello dell'Amore è un tema inflazionato. Di Amore si parla nelle canzoni, nei film, sui libri e dovunque ci si giri a guardare, eccolo là, sempre pronto a fare capolino, il tema dell'Amore. Di Amore ho parlato anch'io in diversi miei articoli che potete trovare in questo blog, basta che digitiate la parola Amore sul motore di ricerca perché possiate leggere ciò che ho pubblicato fino ad oggi, oppure potete leggere i miei libri L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E METAMORFOSI SPIRITUALE, YOUCANPRINT EDIZIONI, dove si parla anche lì di Amore.

Ma occorre fare una distinzione sostanziale fra l'Amore vero e il possesso, in quanto il primo permette la costruzione e il mantenimento di un rapporto stabile e duraturo mentre il secondo, invece, riesce a creare solo rapporti disfunzionali e conflitti interni.
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Premesso che una storia d'Amore che nasca e sia basata sulla paura di rimanere soli è, per ciò stesso, destinata a creare problemi durante il suo svolgersi ed evolvere. Niente può nascere e durare se è fondato sulla paura. Chi ha paura di rimanere solo, infatti, dovrebbe prima risolvere il proprio conflitto con se stesso, auto-osservandosi allo scopo di capire che, in realtà, ciò di cui ha paura non è la solitudine ma il dover affrontare i propri demoni interiori.

Solo dopo aver affrontato e sconfitto i propri demoni interiori, ecco che si farà pace con se stessi, si comincerà a stare bene anche da soli, non si avrà più timore del silenzio in quanto lo stato di quiete interiore raggiunto non verrà più riempito dai rumori e dalle voci provenienti dalla mente. Il lavoro su di sé serve proprio a fare pulizia interiore, ad affrontare le proprie paure discendendo fino agli inferi, se necessario, ciò allo scopo di purificare la propria coscienza col fuoco della consapevolezza risvegliata.
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Diversamente, se non si avrà voglia di lavorare su di sé e si continuerà a re-agire per paura di rimanere soli con se stessi, il risultato saranno la maggior parte dei rapporti di coppia che la gente vive oggi, caratterizzati da liti continue, infedeltà, separazioni più o meno violente e senso del possesso nei confronti del partner.

Il possesso è un diretto derivato dalla paura di rimanere soli. In questo contesto si sta con l'altro/a credendo sia una specie di animale da compagnia acquistato in un negozio e, per ciò stesso, dal quale non ci si separerà più. Ecco nascere da ciò un sentimento di possesso che porta a considerare il partner come una sorta di "proprietà privata".
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Se si osservano le coppie per strada lo si può notare. Spesso si vede lui che abbraccia lei ma questo gesto è legato molte volte ad un senso di appartenenza, come se la persona che abbraccia il partner volesse dire agli altri eventuali interessati "ormai è mio/a, mettiti il cuore in pace!". 

Da questo contesto non potrà che nascere un rapporto di coppia di tipo conflittuale, basato su continue gelosie, litigi e tradimenti. Alla base di tutto ciò starà sempre l'insicurezza di uno o di entrambi i partner. Se, infatti, nessuno dei due partner che s'incontrano e decidono di stare assieme ha fatto prima un lavoro su di sé, sarà inevitabile che, ognuno per conto suo, porti i propri conflitti all'interno del rapporto di coppia.
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Da qui si può comprendere bene quanto sia importante effettuare un profondo ed onesto lavoro su di sé allo scopo di portare alla luce ed eliminare tutti quei conflitti che potrebbero risultare problematici all'interno di una relazione.

SOLO CHI E' IN AMORE CON SE STESSO E SA STARE DA SOLO POTRA' AMARE E CONDIVIDERE LA SUA GIOIA INTERIORE CON L'ALTRO. CHI, VICEVERSA, NON SI AMA ED ACCETTA IN TUTTE LE SUE PARTI, NON SOLO NON RIUSCIRA' A DIVENTARE UNA PERSONA INTEGRA ED EVOLUTA MA PORTERA' I SUOI CONFLITTI ALL'INTERNO DEL RAPPORTO DI COPPIA E, INVECE DI CONDIVIDERE LA SUA GIOIA, DIVENTERA' UN MENDICANTE D'AMORE.
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Bisogna imparare a stare con l'altra persona, amandola ed accettandola così com'è, condividendo i momenti passati assieme in maniera consapevole e cercando di specchiarsi sempre nell'altro allo scopo di evolvere e consolidare il rapporto affettivo. Per far ciò, occorrerà lasciare l'altro/a libero/a di essere se stesso/a, senza mai esprimere giudizi o cercare di cambiarlo/a in nessun modo.

In questo modo nessuna gelosia avrà più ragione di esistere, nessun tradimento sarà mai attuato in quanto, in un contesto di evoluzione ed accettazione reciproca, l'altro/a sarà parte integrante di noi e non più una proprietà della quale essere gelosi o disfarsene quando si è stufi.

Vincenzo Bilotta

domenica 28 maggio 2017

Armi di distrazione di massa

Esistevano, un tempo non molto lontano, le armi di distruzione di massa. Oggi, in un'epoca in cui domina la tecnologia, non occorrono più. Ad esse, infatti, si stanno pian piano sostituendo quelle che mi piace chiamare, a me come ad altri, armi di distrazione di massa e, credetemi, sono molto più sofisticate ed efficaci dei più "semplici e banali" missili intelligenti.

Le armi di distrazione di massa hanno come scopo fondamentale quello di distogliere l'uomo-robot, figlio di un progresso tecnologico accelerato all'eccesso e di un'educazione-programmatica che lo ha lobotomizzato intellettualmente, da quelli che sono i reali problemi della società globale nella quale vive.
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L'arsenale è costituito da armi molto pericolose, fatali per l'intelletto del pensatore mediocre. Questo arsenale è costituito da: smartphone, social network, i reality show e, per finire, i fatti di cronaca nera coi quali i mass media ormai funestano le giornate del pensatore mediocre. In ognuna di queste armi di distrazione di massa, è insito un potenziale distruttivo infinito e letale.

Come agiscono tutti questi mezzi di disinformazione e rincoglionimento globale? Attraverso dei messaggi, delle induzioni sub-ipnotiche attraverso le quali chi sta "in alto" riesce a manipolare sottilmente chi, invece, un pò per l'educazione-programmatica ricevuta, un pò per mancanza di lavoro su di se, sta in basso e va ad "arricchire" il già nutrito gruppo di pensatori mediocri del nostro bel pianeta.
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Tutti questi strumenti costituiscono l'oppio dei popoli, il narcotico giusto per chi, in generale, vuole solo "dimenticarsi di se" per potersi perdere, infine, nella massa anonima ed indefinita di persone che hanno come sola aspirazione quella di mangiare, bere, guardare la tv, postare i selfie sui social network e lavorare, quando e se gli capita. Lavoro fisico, ovvio, non lavoro su di se, sia mai.

Questo stato di induzione sub-ipnotica comporta, come conseguenza diretta, l'assuefazione, da parte del pensatore mediocre, a tutto ciò che viene dato in onda dalla tv in particolare e dai media, in generale. Questa assuefazione, com'è ovvio, deriva dal fatto che molti non si chiedono il perché degli accadimenti ma, lungi dal far questo, vi si adattano senza andare a cercare dei mezzi di controinformazione per poter almeno capire la veridicità di certe notizie.
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Il fatto è che, il pensatore medio dipende dalle cose banali, esteriori quanto inutili. Ciò gli basta per farlo vivere nel suo mondo, fatto di partite di calcio, reality show e selfie. A volte accade che, a tutto questo possano aggiungersi determinate mode del momento quali capi d'abbigliamento o acconciature stereotipate che possano renderlo ancora più anonimo e scontato di quanto non lo sia stato fino a quel momento. Ma, dopotutto, per il pensatore mediocre conta di più essere "alla moda" che non capire la VITA REALE.

Del resto, questo fa parte del suo cammino e nessuno, tranne lui, può giudicarlo in merito. Le armi di distrazione di massa porteranno l'essere umano pensatore mediocre, come capirete bene, ad una fuga dalla realtà. Esso, infatti, utilizzerà i reality, le partite e i selfie per fuggire dal QUI E ORA perdendosi, in quel momento, la possibilità di essere e vivere in maniera VERA, non artificiale.
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Questo tipo di persone si crea il proprio paradiso artificiale nel quale vive e prospera. In realtà non sa che, chi prospera realmente alle sue spalle è il sistema con chi vi sta dietro e lo controlla. 

Il pensatore mediocre è una persona intellettualmente vuota, senza idee proprie. Da ciò si capisce come sia facile riempire questi individui di idiozie e notizie false allo scopo di creare caos (almeno provare a crearlo) in chi, invece, pensa per conto proprio e costituisce la stonatura nel coro di pecore belanti, al secolo società attuale tecno-robotica-addormentata.
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Il fatto di fare affidamento sempre e solo ai reality, ai mass media e ai sentito dire porterà, come conseguenza, un mancato sviluppo di una capacità di ragionamento autonomo. Il pensatore mediocre, infatti, si contenta di lasciarsi riempire di notizie false e ridicole piuttosto che attivare i suoi emisferi atrofizzati da troppi reality e partite di calcio per poter impegnare, sia pure un solo neurone, allo scopo di cercare ciò che è vero al di là delle apparenze.

Vincenzo Bilotta

lunedì 15 maggio 2017

A cosa diamo energia?

Come tutti noi ben sappiamo, IL PENSIERO CREA LA MATERIA. Se noi diamo energia ad una determinata situazione della nostra Vita, essa tenderà a crescere e rafforzarsi fino a prendere un posto di rilievo nel nostro mondo esterno. L'essere umano medio, frutto di un'educazione-programmatica da pensatore mediocre, tende, suo malgrado, a dare energia ad eventi, cose e persone che risultano essere per lui negative alimentandole con la lamentela e il giudizio mentre, viceversa, non fa nulla per attirare a sé situazioni che potrebbero sicuramente giocare a suo vantaggio.

E' di fondamentale importanza riuscirsi a concentrare, invece, su ciò che si vuole ottenere nella propria Vita. Accade sempre secondo quanto saremo stati in grado di pensare, volere, ottenere. Per ottenere determinati risultati, accadimenti, trasformazioni all'interno della propria Vita, occorre dapprima cominciare a pensare  che possano accadere, utilizzando un atteggiamento mentale possibilista ed aperto alla trasformazione totale.
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In secondo luogo occorrerà volere ciò a cui si sarà pensato di più per un determinato periodo di tempo. Ovviamente, il solo volere non basterà per ottenere ciò che si desidera in quanto occorrerà anche agire, ciò al fine di poter raggiungere i risultati voluti.

Ma la base rimane sempre una e sola: ESSA E' COSTITUITA DA UN INTENTO FOCALIZZATO NELLA GIUSTA DIREZIONE, VOLTA ALL'OTTENIMENTO DI UNA NUOVA COSA, SITUAZIONE, RELAZIONE, ALL'INTERNO DELLA PROPRIA VITA.
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Per riuscire nell'intento di vedere trasformata la propria Vita, occorrerà perseverare in quel pensiero costruttivo, fatto con una mente aperta e possibilista, solo in conseguenza di questo nuovo e mutato atteggiamento, si potranno cominciare ad ottenere dei risultati concreti. Ovvio che, a tutto ciò, occorrerà aggiungere, come ingrediente essenziale, la FEDE.

Bisogna anche avere FEDE affinché i miracoli possano accadere nella nostra Vita fino a diventarne parte ed essere considerati non più dei fenomeni straordinari ma ordinari accadimenti in delle Vite straordinarie.
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A tal proposito, serve ricordare il terzo principio dello sciamanesimo Huna, secondo il quale L'ENERGIA VA DOVE SI DIRIGE L'ATTENZIONE. Da ciò s'intuisce l'importanza del pensare in maniera focalizzata SOLO ED ESCLUSIVAMENTE a ciò che si vuole entrare a far parte della propria Vita. L'intento focalizzato fa collassare, volendo prendere in considerazione anche i principi della fisica quantistica, la funzione d'onda sulla quale ci si sarà maggiormente concentrati, fino a farla entrare a far parte definitivamente della nostra Vita reale di tutti i giorni.
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Quando saremo stati in grado di focalizzare il nostro pensiero/energia in direzione di determinati accadimenti che vorremmo entrassero a far parte della nostra Vita ed avremo imparato il potere dell'attenzione focalizzata applicata con FEDE, da quel momento diventeremo creatori/modificatori attivi della nostra realtà e, di conseguenza, padroni del nostro mondo.

Vincenzo Bilotta

domenica 30 aprile 2017

Coscienza e illusione

Capita spesso che ci si crede consapevoli e risvegliati. Ormai il risveglio è diventato quasi una moda, basta leggere un libro, credere di aver capito la realtà ed è fatta, almeno così sembra. Ma il voler capire fa parte del servomeccanismo mentale, è esso stesso un automatismo. Allora? Dov'è il tanto decantato risveglio? In realtà si è sempre nella mente quando si crede di essere svegli. 

Si è convinti di essere consapevoli ma, in realtà, non lo si è, proprio per nulla. In questi casi si è, invece, dentro una sorta di spirale di addormentamento collettivo, detta in altre parole, dentro la MATRIX. Si pensa di viaggiare per conto proprio ma in realtà non è così, in quanto si è dentro la corrente della spirale di MATRIX.
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L'unica soluzione consiste nell'uscire dalla spirale di MATRIX, deviando, per ciò stesso, dalla sua corrente per poter prendere delle direzioni, delle strade, delle scelte fuori dal comune. Uscire dalla spirale di MATRIX significa smettere di belare con il gregge di pecore addomesticate attraverso l'educazione-programmatica e cominciare a ruggire, a far sentire la propria voce fuori dal coro.

Solo uscendo dalla spirale che ci fa illudere di essere coscienti di noi ma che, in realtà, ci fa rimanere addormentati, si potrà acquistare la libertà dalla MATRIX e dai suoi stereotipi e modi di vedere la Vita in maniera artificiale e distorta rispetto al VERO.
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Per scoprire il VERO occorre, prima, uscire dalla spirale, mettendo, per ciò stesso, in discussione tutto quello che, fino a quel momento, aveva costituito quella che noi consideravamo la Vita reale mentre, invece, era solo una realtà virtuale, proiezione di un sogno di seconda mano proveniente dal sistema.
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Quando si è coscienti di sé e, di conseguenza, svegli, si esce dalla spirale di MATRIX, si smette di essere prigionieri delle proprie convinzioni limitanti, degli schemi di pensiero maturati attraverso anni di input esterni ricevuti dall'ambiente nel quale si è vissuti fino a quel momento.

Uscendo dalla spirale si cessa di sentirsi divisi, di vivere separati dal resto dell'universo. A questa sensazione seguirà, inevitabile, una sensazione di integrazione totale con tutto ciò che ci circonda. Si diventerà coscienti come conseguenza del passaggio dal conoscere all'ESSERE. 

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Prima ci si illudeva di essere coscienti di sé mentre adesso si E' senza bisogno di accorgersene. Dopotutto, il risveglio non è uno stato sovrannaturale in cui ci si illumina come lampadine o si acquisiscono superpoteri. Chi è sveglio è solo libero dalle sovrastrutture mentali che un tempo, invece, lo tenevano prigioniero di un'illusione, l'illusione di essere libero.

Vincenzo Bilotta

domenica 16 aprile 2017

Perdonare e dimenticare

Già nel mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, YOUCANPRINT EDIZIONI, ho dedicato un capitolo al perdono. Lo riprendo adesso per diversi motivi: uno di essi è legato al fatto che perdonare è difficile, ciò in quanto ci hanno educato in una società dove vige la legge del più forte ed il perdono, in questo quadro generale, viene spesso visto come atto di sottomissione o, addirittura, come una debolezza.

Il secondo motivo principale (in realtà, ce ne sarebbero migliaia, di motivi per cui parlare di perdono, ma ne cito un paio, giusto per ricordare i più importanti) per cui parlerò oggi di perdono, è legato al fatto che molte persone tendono a perdonare con la mente e non col cuore. Così facendo, essi rendono il perdono una specie di atto dovuto, formale, talvolta meccanico che molti effetti ha tranne quello per il quale conviene perdonare, ossia l'effetto di liberare e guarire chi lo pratica.
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Se poi, come potete leggere dal titolo di questo articolo, associamo la parola DIMENTICARE, ecco che si fa tutto più complicato se non impossibile per molte persone che stanno leggendo in questo momento e che, magari, avevano voglia di capire come fare a perdonare. Ma.... Dimenticare? Roba da pazzi o idioti, insomma.... Se pensate questo, potete fermarvi qui e smettere di leggere, diversamente potete arrivare fino in fondo a questo articolo per cercare di capirci di più.

Cos'è il perdono? Il perdono è forse uno degli atti più potenti che un essere umano possa compiere, avente effetti liberatori e di guarigione nei confronti di chi lo compie. Sì, perché spesso l'altro, la persona che ci ha offesi, aggrediti, derubati, non soffre come chi, invece, è stato ferito dal suo comportamento in quanto magari è abituato a comportarsi così con tutti ed è altamente inconsapevole dei danni che arreca attraverso le sue azioni od omissioni.
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Chi perdona, però, deve farlo col cuore, non con la mente. Solo perdonando col cuore, infatti, ci si libera dal dolore causato dal conflitto vissuto attraverso l'interazione distruttiva con chi ci ha feriti. Il perdono col cuore, oltre a liberarci, ha potenti effetti di guarigione psichica, fisica e spirituale definitivi. Perdonare col cuore significa farlo in modo COSCIENTE E VOLONTARIO.

Viceversa, se si perdona con la mente, sarà un perdono automatico, fatto perché magari amici, parenti o persone a noi vicine ci hanno consigliato di farlo per evitare di "portare avanti la cosa". In questo caso non ci sarà alcun effetto profondo, si saranno salvate solo le apparenze e, soprattutto, non si riuscirà a sciogliere il legame di dolore che si è costituito con la persona da perdonare nel momento in cui ci ha feriti in maniera più o meno cosciente.
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Ma, oltre a perdonare bisogna, SOLO se davvero si vogliono potenziare e rendere definitivi gli effetti del perdono, DIMENTICARE. Se già perdonare risulterà a molti di voi difficile, dimenticare potrà sembrare, ma solo all'apparenza, impossibile. In realtà le cose non stanno così. Per riuscire a perdonare e dimenticare, bisogna capire che, se si vuole davvero voltare pagina per potere riscrivere la storia della propria Vita partendo da zero, occorrerà anche dimenticare.

Solo dimenticando, infatti, si potrà superare e risolvere il conflitto interiore innescato nel momento in cui si è stati feriti. Solo dimenticando si guarisce dal proprio passato. Diversamente si rischia di rimanervi dentro per anni, forse per il resto della Vita... A che scopo, se la posta in gioco è la propria felicità incondizionata e la salute dei sistemi fisico, mentale ed animico?
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Certo, molti di voi staranno pensando che certe cose non si possono dimenticare, ciò anche per la propria sicurezza. Se si viene, ad esempio, derubati dal proprio socio in affari, è normale che, la prossima volta si starà più attenti e si ricorderà la lezione. 

Quando parlo di dimenticare, mi riferisco allo svuotare la mente dalla carica negativa e dal ricordo legato all'evento che ci ha causato dolore. In altre parole, bisogna perdonare smettendo, al contempo, di pensare alla persona che ci ha causato sofferenza e all'evento specifico che ha creato in noi il conseguente conflitto. Ciò ci renderà davvero liberi in maniera DEFINITIVA.
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Per dimenticare bisogna imparare ad OSSERVARE il proprio dolore derivante dal conflitto causato dalla persona che ci ha feriti, ACCETTARE quanto accaduto, percependolo non più come un evento negativo ma, piuttosto, come un'esperienza di crescita evolutiva voluta dalla nostra Anima. Infine, dopo essersi osservati interiormente ed aver preso coscienza del proprio conflitto, dopo avere accettato l'esperienza di sofferenza in quanto necessaria alla nostra crescita spirituale, bisogna LASCIARE ANDARE.

Quello del lasciare andare costituirà la liberazione definitiva dalle zavorre derivanti dai conflitti vissuti attraverso l'interazione con eventi o persone in un passato più o meno recente della nostra Vita attuale. Dopo aver lasciato andare tutte le zavorre che ci trascinavamo dal passato ed aver svuotato gli eventi e le persone che ci hanno fatto soffrire dalla carica emotiva che causava in noi sofferenza ecco che potremo finalmente dimenticare e vivere liberi, ritrovando la padronanza della nostra Vita e, con Essa, le nostre potenzialità creative.

Vincenzo Bilotta



domenica 2 aprile 2017

A chi dai il tuo potere?

Nasciamo creature potenti, infinitamente potenti e creative. La società e il sistema, man mano che andiamo crescendo, non hanno nessun interesse a mantenerci potenti e coscienti. Proprio per questo motivo, fin da piccini, si comincia a ricevere il processo educativo programmatico da parte dei genitori, preti, insegnanti, allenatori, formatori e chi più ne ha, più ne metta.

"Datemi un bambino fino all'età di sei anni e ne faremo un uomo" usano dire già da più di 500 anni i gesuiti a proposito di programmazione. Del resto le istituzioni religiose la sanno lunga in tema di manipolazione mentale e alterazione della coscienza infantile. A cosa porta tutto ciò? Chiaramente e innanzitutto ad un de-potenziamento e ad una "normalizzazione" a livello umanitario globale. 
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In altre parole, si creano masse di zombie con dei bisogni indotti e dei cervelli pieni di ciò che si DEVE sapere. E la creatività e la potenza che ci spettano dalla nascita dove vanno a finire? Essi restano sempre dentro di noi ma sotto strati e strati di preconcetti, pregiudizi, ansie, complessi d'inferiorità, conflitti interiori irrisolti legati al passato... 

Penso non sia necessario continuare la lista per capire che, pur rimanendo potenzialmente onnipotenti, di fatto poi questa onnipotenza non rimarrà sfruttata per il resto della propria Vita dalla maggior parte degli esseri umani che si "contentano" di ciò che il sistema gli fa credere di dover inseguire per essere "realmente" (???) felici.
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Insomma, viviamo in un sistema pilotato dall'alto a vantaggio di pochi e a scapito delle masse, allevate come pecore per poi venire immolate sull'altare del sacrificio per venerare i falsi idoli costituiti da: progresso, educazione, religione e tutto ciò che chi viene a questo mondo crede siano importanti per il suo sviluppo e progresso a livello psichico, fisico, intellettivo e animico.

Così facendo, però, non facciamo altro che dare il nostro potere a ciò che sta al di fuori di noi: leader politici, religiosi, guru carismatici, tanto per citarne alcuni ma, anche, giudizi, critiche e gelosie. Quando prestiamo attenzione a dei fenomeni che avvengono al di fuori della nostra sfera individuale, non facciamo altro che disperdere energie preziose che ci servirebbero per il nostro sviluppo e la nostra evoluzione in diversi settori della nostra Vita.
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Il fatto è che veniamo educati a prestare attenzione all'esterno più che a sviluppare e mantenere una certa introspettività che ci consentirebbe, fra l'altro, di non perdere mai la nostra connessione con il nostro vero se e, di conseguenza, con la nostra anima. I nostri genitori, insegnanti, educatori, preti, c'insegnano a guardare i notiziari per tenerci "aggiornati". Peccato che la maggior parte delle notizie che trasmettono sia fasulla e pilotata dall'alto allo scopo di far conoscere in maniera quasi esclusiva cattive notizie in modo da far regnare paura e sconforto fra la popolazione.

I telegiornali e i notiziari in generale, hanno il solo scopo di rubare energia a chi da loro si lascia catturare la propria attenzione. Dal momento in cui si esprime agitazione, sconforto, ansia, stress e quant'altro di squilibrante per il sistema psicofisico, proprio in quell'istante si comincia a dare potere agli agenti esterni a noi, creati apposta dal sistema allo scopo di nutrirlo tramite la nostra energia.
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Anche le critiche e i giudizi, ai quali la maggior parte di noi viene sottoposta specie in giovane età, sottraggono energia preziosa a chi presta loro attenzione. Bisogna APRIRE GLI OCCHI E LE ORECCHIE e cominciare a selezionare le fonti d'informazione e, in generale, tutto ciò che proviene dall'esterno. Dopo aver fatto questa selezione si dovrà prestare attenzione solo agli argomenti che hanno un valore costruttivo per noi e per la nostra evoluzione sia individuale che globale.

Fintanto che si rimarrà attenti ai notiziari e a tutto ciò che viene dall'esterno senza essere stato prima filtrato, si correrà il rischio di dare potere all'esterno rimanendo, per ciò stesso, a corto di energie. E senza energie, si sa, non si fa molta strada, a stento si ha la forza di fare il solito lavoro, di vivere la solita Vita, coltivando le solite amicizie (magari non buone per la nostra evoluzione nella consapevolezza) e vivendo i soliti programmi di addormentamento collettivo acquisiti tramite l'educazione-programmatica.
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Se si è a corto di energie, non si può coltivare e far crescere le proprie capacità creative ed evolutive, ciò per il semplice fatto che si avranno a stento le risorse necessarie a portare avanti una Vita ordinaria, da umanoide medio, così come vuole il sistema, così per come ci hanno programmati.

Solo cominciando a lavorare su di se si potrà dare una diversa direzione alla propria Vita iniziando, al contempo, a selezionare quali trasmissioni vedere, quali amicizie coltivare, se continuare col solito lavoro fino a morirne o cambiarlo per inseguire le proprie passioni. Quando smetteremo di alimentare le forze a noi esterne, solo allora torneremo ad essere infinitamente potenti e creativi, diventando, finalmente padroni del nostro destino, imparando a conoscere tutte le dinamiche che governano il nostro mondo.
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Smettiamo anche di ascoltare e lasciarci influenzare dalle critiche e i giudizi esterni. Dopotutto, come ebbe a dire il mistico Rumi "La tua critica lucida il mio specchio". In ragione di ciò, imparate ad ascoltare i giudizi, o critiche che siano, solo quando essi possono migliorare la vostra Vita (lucidare il vostro specchio), diversamente, lasciatevele scivolare via. quando smetterete di dare retta ad ogni "cane che abbaia", vi accorgerete di aver conservato un sacco di energie da spendere per il vostro lavoro di crescita personale.

Smettete di credere al fatto che tutto ciò di cui avete bisogno per essere felici si trovi all'esterno, perchè questo è solo uno dei tanti stratagemmi creati dal sistema allo scopo di rendervi suoi schiavi. Cominciate, piuttosto, a ricercare dentro di voi, basta chiudere gli occhi per vedere l'infinito che è sempre stato dentro di voi, assieme alle vostre infinite potenzialità, e non aspettava altro che di essere ri-contattato per donarvi la libertà e farvi ricordare le vostre origini Divine.

Vincenzo Bilotta