domenica 15 ottobre 2017

Gli obblighi e le scelte

Come ho ormai avuto modo di spiegare e ribadire in altri miei articoli, noi nasciamo liberi da condizionamenti, con quel senso di meraviglia e quella innocenza tipiche dei bambini. Questo ci porta, da piccoli, ad essere degli avventurieri, a vivere nella meraviglia, a gioire del QUI E ORA. Basta vedere un bambino per accorgersene subito: quando gioca GIOCA, quando ride RIDE, c'è sempre, in quella frazione di secondo, se vogliamo parlare di tempo e di spazio ed essere mentali (come se non bastassero tutte le seghe mentali che ci facciamo nel corso della giornata!), il bambino è VIVO E PRESENTE A SE STESSO E ALLA VITA REALE.

La magia finisce quando il bambino viene a contatto con il mondo degli adulti e comincia per lui il processo educativo-programmatico. Da quel momento in poi, il bambino comincerà ad essere inquadrato in un sistema fatto di schemi mentali e ragionamenti automatici che ne faranno, pian piano e attraverso la ripetizione e l'imitazione, un adulto, praticamente, per intenderci, uno dei tanti zombie che incontri al supermercato e che vagano senza sapere nemmeno di essere vivi.
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Quando finisce il processo educativo-programmatico, si diventa "adulti-robot". Da quel momento in poi e per il resto dell'esistenza, ci si comporterà in base agli schemi acquisiti, tendendo a re-agire più che ad agire. Agire, infatti, è tutt'altra storia, lo può fare solo chi è cosciente di essere in prigione, una prigione chiamata educazione e schema mentale acquisito tramite essa e decide, proprio per questo, di liberarsi.

Ma fintanto che si resta chiusi nei propri schemi mentali, si rimarrà obbligati a re-agire in maniera "standard" a determinati stimoli a noi esterni. Lo schema, infatti, è pilotato dalla mente la quale, non appena le si presentano eventi/cose/persone con dinamiche simili a quelle sperimentate ed archiviate nella propria memoria, tenderà a ripetere le procedure re-attive apprese e conservate nel proprio hard disk.
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Da qui nasce l'illusione di poter scegliere quale comportamento adottare in determinate situazioni mentre, in realtà, di scelte ne abbiamo ben poche. Più che scelte si parla di risposte automatiche, obbligate. Quando succede una cosa non sei più tu a controllare la situazione, entra in gioco il servomeccanismo mentale coi suoi schemi sperimentati in situazioni simili passate e, di conseguenza, tu tendi a comportarti come ti hanno insegnato in famiglia, a scuola, in chiesa, in palestra, alla tv.
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Per essere VIVI e tornare padroni di noi stessi e poter passare da questo comportamento obbligato-automatico al comportamento scelto da noi bisogna prima prendere coscienza del fatto che siamo governati dagli automatismi derivanti dagli schemi mentali acquisiti.

Solo dopo essersi ACCORTI della meccanicità del nostro comportamento in risposta a situazioni che si ripetono in maniera simile a quelle passate potremo uscire dagli schemi mentali acquisiti avendo, per ciò stesso, la possibilità di scegliere in maniera attiva e non più re-attiva, quale comportamento adottare quando si presentano determinate situazioni.
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Solo da quel momento in poi saremo sicuri di essere liberi, genuini e non più degli automi, fotocopie di un sistema che tende a creare un gregge di pecore disposte ad obbedire non per scelta propria ma, piuttosto, perché la libertà si scegliere o di rifiutarsi non gli è mai stata insegnata.

Vincenzo Bilotta












lunedì 2 ottobre 2017

Uscire dal giudizio

"Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati". (Mt. 7, 1-2)

Fin da piccoli, coloro i quali sono preposti alla nostra educazione-programmatica, c'insegnano a comportarci, a fare e ad essere in una determinata maniera. Per farci obbedire ai loro insegnamenti, veniamo sottoposti, spesso, al giudizio, ciò qualora non ci atteniamo alle regole da loro impartiteci. In questo modo impariamo, entriamo, nel giudizio.
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Ci viene insegnata una perfezione irraggiungibile e, proprio per ciò, passeremo il resto della nostra Vita a temere il giudizio altrui, in generale, e quello delle persone di fronte alle quali teniamo a fare una "bella figura", in particolare.

Va detto che il giudizio, oltre a temerlo lo apprendiamo divenendo, per ciò stesso, anche noi dei giudici nei confronti sia degli altri che, soprattutto, di noi stessi. In un mondo materialista come quello occidentale è facile essere giudicati e sentirsi inadeguati rispetto all'ambiente nel quale si vive ogni giorno. Le mode cambiano in fretta e, con esse, anche i gusti delle persone sono come delle bandierine la cui direzione dello sventolare cambia a seconda di dove soffia il vento.
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Noi temiamo il giudizio degli altri perché noi per primi siamo giudici imparziali di noi stessi e, in un secondo tempo, siamo portati a giudicare gli altri e, contemporaneamente, a temere l'altrui giudizio. Col giudicare gli altri non facciamo altro che criticare nel nostro prossimo le cose che, in realtà, dovremmo migliorare in noi.

Con la paura del giudizio creiamo, inoltre, un'energia ostile che attirerà a noi i giudizi delle persone, ciò a causa della legge dell'attrazione, in base alla quale i nostri pensieri, se ripetuti nel tempo, ne attireranno altri simili per energia e contenuto (se vuoi saperne di più sulla legge dell'attrazione, puoi leggere il mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, YOUCANPRINT EDIZIONI, oppure puoi cercare l'apposito capitolo in omaggio fra i titoli presenti in questo blog digitando: LA LEGGE DELL'ATTRAZIONE sul motore di ricerca).
(La copertina del mio libro)

Un mondo come il nostro, basato sul giudizio, è un mondo duale in cui si tende a giudicare tutto grazie alla mente diabolica (da diaballon, colui che divide) la quale deve per forza giudicare tutto in: buono/cattivo, bello/brutto, capace/incapace, alto/basso e chi più ne ha, più ne metta.

Per la mente è essenziale catalogare, dividere e giudicare in quanto essa trae l'energia necessaria alla sua sopravvivenza attraverso la creazione e il mantenimento in Vita del mondo duale. Se, però, la mente attraverso il giudizio si assicura la sopravvivenza, noi ne facciamo le spese, vivendo il nostro inferno personale, costituito da paure, rabbia, senso di inadeguatezza, tutti prodotti dal giudizio emesso da noi stessi nei nostri confronti o che gli altri rivolgono a noi.
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La soluzione c'è e consiste nell'uscire dal giudizio, sia quello emesso nei nostri confronti che quello espresso, invece, nei confronti degli altri. Quando si smette di giudicare, si smette, automaticamente, di alimentare il dualismo della mente che tutto vuole dividere attraverso il suo continuo confrontare/giudicare.

Quando smettiamo di giudicare, finiremo, a nostra volta, di essere giudicati, è uno specchio, non si scappa. Uscendo dal giudizio si può finalmente e contemporaneamente, uscire dal mondo della dualità per poter raggiungere l'UNO.
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Nell'UNO tutto è così come E', si ritorna alle origini dell'uomo, al tempo in cui era cosciente di sé e non necessitava della conoscenza che gli avrebbe regalato esperienza sì, ma lo avrebbe anche separato dal Divino, almeno temporaneamente, facendogli dimenticare chi in realtà lui fosse.

Vincenzo Bilotta



lunedì 18 settembre 2017

Diabolica-mente

Vi è mai capitato di sentirvi molto, ma molto bene, di buon umore e, proprio quando state pensando di essere felici, s'insinua qualche ricordo legato al passato? In quel momento, lungi dallo stare bene, sembra che il mondo vi crolli addosso.... Eppure un attimo prima sembrava andare tutto a meraviglia...

Questo è il gioco al quale si presta, ogni giorno, l'umanoide medio, la persona comune, quella che non lavora su di Sé ed è sottoposta, per ciò stesso, ai mutamenti di pensiero da parte della mente. Sempre la mente, col suo modo di fare che ha un non so che di diabolico, se vogliamo. Da qui il titolo diabolica-mente!
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Dopotutto il termine diabolico è direttamente riferito al diavolo, da diaballon, colui che divide. Si, perché la mente è duale, divide tutto in buono/cattivo, male/bene, luce/buio, bello/brutto e così via all'infinito. La mente, inoltre, vuole sempre e solo capire, l'intuito non fa proprio per lei, questo è uno dei motivi per i quali chi è nel mentale e non ha la capacità di gestire la mente al meglio, è poco creativo, è una conseguenza diretta.

Alla fin fine, però, se andiamo ad analizzare i meccanismi della mente, ci accorgiamo che così diabolica non è, dopotutto essa fa solo il suo lavoro. Il problema nasce nel momento in cui ci si identifica coi pensieri e si comincia a giudicarli. Molte persone traggono la propria identità dai pensieri che le loro menti elaborano, in particolare da quelli più frequenti.
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Così nasce il lamentoso, il vittimista, il violento, il triste, il depresso, lo sfortunato, tutti da definizioni liberamente ispirate dai pensieri elaborati dalle loro menti. In questo modo si entra in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire, l'uomo ordinario, quello che non lavora su di Sé non può.

Ogni pensiero possiede un'energia propria, più o meno potente. I pensieri negativi, quelli con i quali s'identificano la maggior parte delle persone di questo mondo immerso nella follia mentale, sono quelli che, avendo scarsa energia iniziale, tendono ad alimentarsi dell'individuo al quale appartengono, un pò come dei parassiti.
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Ecco perché determinati tipi di pensiero sono difficili da evitare e da eliminare. Il fatto è che l'ego trarrà identità da essi e ci farà credere di non poterne fare a meno, altrimenti chi saremmo senza di loro? Ecco che, man mano che questi pensieri negativi prenderanno piede, le energie caleranno, ciò perché serviranno ad alimentare il processo di pensiero legato a queste dinamiche negative.

A lungo andare, i processi di pensiero, se ripetuti ed alimentati nel tempo, porteranno dei disagi psico-fisici di una certa rilevanza, fino ad arrivare, nei casi estremi, alla morte del soggetto parassitato. Chiamiamoli parassiti, entità maligne, voladores, il succo del discorso non cambia molto, ci troveremo sempre di fronte a delle entità che cercano di nutrirsi della nostra linfa vitale.
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E pensare che basterebbe non crederci, ciò attraverso la disidentificazione dal processo di pensiero stesso tramite la semplice OSSERVAZIONE SENZA GIUDIZIO. Il giudizio, infatti, alimenta il circolo vizioso pensiero-identificazione-malessere. Molti sono dipendenti dai propri pensieri negativi, ciò non solo perché credono di essere i propri pensieri ma, anche, perché sviluppano una sorta di dipendenza dagli ormoni dello stress secreti dalle ghiandole del sistema fisiologico del corpo fisico in conseguenza di determinati pensieri negativi ripetuti nel tempo.

Bisogna imparare ad OSSERVARSI IN SILENZIO, accettando i propri processi di pensiero senza, tuttavia, entrarci dentro, altrimenti si rischia di assumere l'identità dettata dal pensiero di turno e di diventare come bandierine al vento. IL RADICAMENTO nel silenzio del proprio Sé è fondamentale così come la pratica della meditazione sul respiro, allo scopo di sviluppare la capacità di concentrazione necessaria ad affrancarsi da questa mente all'apparenza diabolica.
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Ricordate, la mente fa solo il suo lavoro, ripete schemi appresi dal passato e rovista fra le ceneri dei vissuti di ciascuno di noi. Sta a noi lasciarla al suo lavoro limitandoci ad OSSERVARLA. Attraverso la pratica dell'osservazione cesserà ogni lotta e si farà della propria mente un'alleata preziosa anziché il drago di turno da sconfiggere.

Vincenzo Bilotta

domenica 3 settembre 2017

Il tragediante

Fra i vampiri energetici più subdoli troviamo, sicuramente, la figura del tragediante. Egli, al pari del lamentoso, riesce spesso a catturare l'attenzione delle persone che incontra e, se queste persone che se lo trovano di fronte non sono abbastanza PRESENTI, rischieranno di venire prosciugate di preziosa energia vitale.

Schermarsi dal tragediante è più difficoltoso rispetto a quando si ha di fronte il lamentoso. Mentre, infatti, il lamentoso si lamenta, il tragediante all'apparenza non si lamenta, la sua arte è ben altra. Il tragediante ha l'abilità di non lamentarsi ma, al contempo, egli possiede la capacità di fare di ogni accadimento della propria Vita, passato, presente o futuro, una tragedia.
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Sono quelle persone che non si lamentano mai ma sono arrabbiate dentro, reprimono, le vedi con certe facce da funerale ma, torno a ripeterlo, stanno zitte, dicono che va tutto ok, che non vogliono essere di peso a nessuno e giù così. In realtà, quando parli con loro, ti dicono che sono stanchi della Vita, che sono degli infelici e, nei casi estremi, dicono persino di volerla fare finita. In realtà, quando parlano in questo modo, stanno solo facendo i tragedianti.

Il tragediante è un abilissimo manipolatore mentale, riesce con successo a suscitare la pietà in chi lo ascolta e, se la persona si fa coinvolgere nelle dinamiche di tragedia e piagnisteo, cercherà in ogni modo di dargli una mano, ciò allo scopo di tirarlo fuori da quello che, almeno all'apparenza, sembra un momento dal quale il tragediante, da solo, non riesce proprio ad uscirne fuori, non senza l'aiuto di qualcuno.
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La verità, però, è ben altra. Il tragediante, infatti, non appena vorremo dargli una mano, consigliandogli magari di lavorare su di sé per smettere di vivere nel suo mondo di tragedie da vittima per poter cominciare, finalmente, a co-creare in maniera attiva e felice la propria realtà, da una parte prometterà di cambiare, ci darà ragione, dicendoci che, alla fine, è colpa sua se la Vita gli risulta così drammatica ma, a conti fatti, non farà un bel nulla o pochissimo per migliorarsi.

Nel frattempo, in tutto questo clima di tragedie e voglia di farla finita, chi ci rimette è sempre la persona che cercherà di aiutare il tragediante. Le energie che andranno sprecate saranno veramente tante. Il tragediante, infatti, è un vampiro energetico al pari del lamentoso. Il tragediante non va aiutato, ciò perché egli, in realtà, non vuole smettere di far di ogni accadimento nella sua Vita una tragedia.
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Ciò accade perché il tragediante si è ormai identificato con questo ruolo, il suo ego ne trae identità e ne è dipendente. Cosa ne sarà di me, pensa l'ego, se la Vita tornerà a sorridermi e io non potrò più fare una tragedia di ogni cosa?

Di ego si parla perché un egoista è il tragediante, al pari del lamentoso, del resto. Sia il tragediante che il lamentoso se ne fregano di ciò che pensano o vogliono gli altri. Diversamente smetterebbero di rompere le palle alle persone e si darebbero una mossa per conto proprio. Ma sarebbe troppo facile così.... E poi le energie a chi le toglierebbero?
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Ecco quindi che il circolo vizioso tenderà a ripetersi fintanto che il tragediante, di sua spontanea iniziativa e in qualche raro caso, non deciderà di smetterla di far teatrino coi passanti cominciando a capire che è ora di smetterla di far l'attore recitando, fra l'altro, una parte non sua, per cominciare a vivere, finalmente, la Vita Reale non più da vittima, ma da artista, creatore e signore della propria realtà.

Dopotutto la Vita è magia, bisogna solo imparare ad adoperare la bacchetta magica-volontà per poter esprimere e realizzare i propri sogni e vivere finalmente felici nella creatività, QUI E ORA, dove sennò?

Vincenzo Bilotta

domenica 20 agosto 2017

Paradiso

Lo stato mentale superiore, quello ambito dai ricercatori di tutte le scuole e filosofie è, sicuramente, quello equivalente al paradiso della tradizione religiosa o esoterica, secondo la visione di Dante. Chi raggiunge questo stato riesce a trasformare in maniera definitiva la sua Vita e la realtà all'interno della quale vive, raggiungendo una condizione di equilibrio psicofisico totale.

Certo, per arrivarci non sempre è facile, molti di voi che mi leggono lo sanno bene, eppure gli sforzi coscienti orientati verso il ricordo di Sé associati ad una volontà superiore e continua alla lunga possono portare al risultato finale, lo stato mentale paradiso.
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Dopo essere discesi ai propri inferi personali e aver saldato i conti con il proprio passato e i relativi conflitti ancora "innescati", si comincia a comprendere il significato simbolico ed altamente iniziatico della condizione mentale infernale. Come ho già avuto modo di esporre nella prima parte di questo articolo, le fiamme infernali servono a purificare la nostra Pura Essenza dagli attaccamenti alla personalità fittizia, quella che ci hanno aiutato a costruire nel contesto socio-culturale all'interno del quale siamo nati e cresciuti.

Assieme alla personalità bruceranno tutti gli attaccamenti, i desideri, le dipendenze assieme alle emozioni destabilizzanti quali rabbia, paura o tristezza. Alla fine questa discesa agli inferi è stata liberatoria, passaggio obbligato al fine di potersi definitivamente liberare da tutte quelle zavorre che fino ad oggi ci avevano impedito di "salire" al gradino superiore: lo stato mentale purgatorio.
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Al livello purgatorio si comincia ad avere una visione più chiara della propria Vita e degli scopi per i quali la nostra Anima si è incarnata nel nostro corpo fisico. Questo è un grande passo avanti, se pensate che al livello mentale inferno perfino gli angeli, venuti fino a noi per darci una mano, venivano scambiati per demoni!

Man mano che il lavoro su di Sé procede si hanno le idee più chiare, si comincia ad intravedere, complice la vicinanza del paradiso, la Luce liberatoria della Presenza Mentale nell'Eterno Presente. Prima era impossibile vedere alcunché, ciò sia perché si era in uno stato di buio mentale completo ma anche perché il paradiso era molto distante dall'inferno, in quanto separato dal livello mentale purgatorio.
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Al livello purgatorio si cominciano a riconoscere gli angeli, si distinguono dai demoni, si comincia ad avere, di conseguenza, più fiducia nelle proprie capacità di riuscita nei vari settori della propria Vita. In altre parole, comincia ad essere presente in noi la FEDE, la sola che può guidarci nel nostro cammino di risalita e che può, al contempo, permettere che avvenga il miracolo della trasformazione mentale, l'alchimia delle emozioni negative che diventano positive, attraverso il processo di cottura nel forno dell'ATTENZIONE CONSAPEVOLE E REITERATA NEL TEMPO.

Lo stato mentale paradiso, quello finale di questo cammino iniziatico, è caratterizzato da una grande chiarezza mentale, dal vivere il QUI E ORA in maniera costante e senza più dubbi. Al livello mentale paradiso ci facciamo amici i nostri demoni, trasformando anch'essi in angeli grazie al potere acquisito attraverso il processo di alchimia interiore che è avvenuto lungo il cammino che ci ha portati fino in paradiso.
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Ovvio, anche per mantenere questo livello di consapevolezza elevato, occorrerà un costante lavoro su di Sé accompagnato da azioni compiute al fine di trasformare degli aspetti della nostra Vita che ancora non ci soddisfano appieno. Chi vive il livello mentale paradiso sperimenta la perfezione di tutti gli accadimenti. A questo livello ogni persona, cosa, accadimento che entreranno a far parte della nostra Vita diventeranno dei Maestri.

Dopotutto non esistono altri Maestri se non la Vita stessa, la quale c'insegna attraverso i vissuti che verranno, al livello mentale paradiso, trasformati in esperienze. Anche le situazioni più drammatiche, vissute all'interno dei singoli contesti familiari, lavorativi o relazionali, saranno viste sotto un'ottica diversa e in maniera tale da rendere più saggia la persona che li ha vissuti. Al livello inferno e in parte, ancora, al livello purgatorio ciò non accadeva in quanto eventi di una certa intensità emotiva venivano ancora vissuti interpretando il ruolo di vittime, dopotutto quello era il livello e quelli erano i mezzi a disposizione della persona interagente.
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LO STATO MENTALE PARADISO CI PERMETTE DI VIVERE OGNI ACCADIMENTO COME UN ATTO SACRO. IN QUESTO STATO SI PROVA UN'INTENSA GIOIA DI VIVERE CHE PRESCINDE DALLE CIRCOSTANZE ESTERNE FINO A RICONNETTERCI CON LA NOSTRA ESSENZA INTERIORE PIU' PROFONDA. 

FINALMENTE CI SI E' LIBERATI DELL'ORDINARIO, DEL MECCANICO, DELLO SCONTATO, FINO A PERCEPIRE LO STRAORDINARIO CHE ERA SEMPRE STATO SOTTO I NOSTRI OCCHI MA CHE NOI NON RIUSCIVAMO A PERCEPIRE PERCHE' DISTRATTI DALLA RICERCA DI QUALCOSA CHE POTESSE DISTRARCI DAI NOSTRI PENSIERI COMPULSIVI.
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Questo stato mentale ci conduce oltre il tempo e lo spazio e ci fa sentire vivi, centrati, minimizzando il rumore mentale di fondo, quello resta sempre ma non assume più il carattere d'importanza dei livelli inferno e purgatorio. Avviene una liberazione dagli schemi mentali, torna la naturale creatività che ha sempre fatto parte di noi ma che il processo educativo-programmatico aveva repressa.

Si vive in una condizione di equilibrio, ora tutto ha un senso, finalmente si capisce il significato della parola eterno, non vista più come un concetto astratto di stampo religioso ma viene finalmente vissuta attraverso il costante ricordo di Sé, il solo che ci permette di vivere nel QUI E ORA e di essere presenti a noi stessi senza avere più dubbi sulla strada che ci porterà sempre più vicini all'Uno. (Fine)

Vincenzo Bilotta

lunedì 7 agosto 2017

Purgatorio

Questo articolo continua il precedente, nel quale ho parlato dello stato mentale inferno. Abbiamo avuto modo di parlare di questo stato d'animo tormentoso, cupo, senza apparente via d'uscita, dal quale, tuttavia, molte persone necessitano di passare e rimanervi per un periodo più o meno lungo, allo scopo di "purificarsi" attraverso le fiamme infernali, fino a bruciare l'ego e risorgere dalle proprie ceneri, proprio come l'araba fenice.

Oggi parliamo dello stato mentale intermedio, il purgatorio. Purgatorio è il livello successivo a quello inferno. Esso, infatti, continua il cammino di ascesa evolutiva che è partito dagli inferi. In questa fase, chi vive nello stato mentale purgatorio comincia a vedere le cose sotto un'altra luce in quanto, avendo cominciato e portato avanti un serio lavoro su di sé, ha avuto modo di sviluppare degli stati di coscienza superiori e ha cominciato, al contempo, a mettere in atto dei cambiamenti significativi nella propria Vita.
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Chi vive nello stato mentale purgatorio comincia a riconoscere gli angeli smettendo, in questo modo, di scambiarli con i demoni. E se anche dovesse avere un confronto coi propri demoni personali, quasi inevitabile in questo stato intermedio, specie per chi è avanti con il lavoro ed intende progredire ulteriormente, lo farà in maniera equilibrata, senza provare emozioni destabilizzanti.

In questa fase la persona che vive nel purgatorio comincia a PRENDERE COSCIENZA dell'eventuale stato di dipendenza da cose e/o persone nel quale si trova e può decidere di uscirne per facilitare i processi evolutivi eliminando, al contempo, le zavorre.
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Anche gli stati depressivi cominceranno a regredire e l'inazione, lo stato di torpore, sarà trasformata, in maniera più o meno veloce a seconda del soggetto che vive l'esperienza, in azione concreta volta alla realizzazione dei propri scopi. In queste fasi sarà probabile che il soggetto nello stato mentale purgatorio decida di lasciare il partner con il quale non è più in sintonia ma con il quale ancora continuava a convivere, nonostante ciò, nello stato mentale inferno.

Molti decideranno di cambiare lavoro e cominceranno corsi di formazione o, semplicemente, leggeranno libri e si guarderanno intorno in MANIERA COSCIENTE allo scopo di cogliere le opportunità che la Vita gli aveva da sempre riservato ma che, nello stato mentale inferno, non avevano la capacità di VEDERE.
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Anche le amicizie saranno pian piano cambiate ed adattate ai nuovi livelli energetico-vibrazionali raggiunti grazie al lavoro su di sé e al conseguimento dello stato mentale superiore, con una nuova visione del rapporto inteso come un donare all'altro senza aspettative e non più come un dare allo scopo di ricevere, come accadeva, invece, al livello mentale inferno.

Assieme a questi progressi concreti ci saranno, come è tipico di questo stato mentale, delle fasi di arresto in cui potranno sorgere dei dubbi sulla bontà del percorso intrapreso e dei suoi eventuali vantaggi futuri. Ciò è assolutamente normale e dev'essere preso come una fase naturale del processo di purificazione che porterà all'eventuale ascesa evolutiva fino al livello mentale paradiso.
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Potrebbe accadere, nello stato mentale purgatorio, che ci siano dei "nostalgici" i quali torneranno al livello inferno. Queste persone non hanno ancora acquisito un livello superiore di consapevolezza per diversi motivi: a causa di un lavoro su di sé svolto in maniera saltuaria; perché, non possedendo energie a sufficienza per procedere oltre, si sono "arenati", sia pure momentaneamente; infine, potrebbero essersi identificate con quello che Eckhart Tolle chiama "corpo di dolore" e, di conseguenza, non vogliono mollare la presa e vivono in uno stato di resistenza al cambiamento, l'ego si sente minacciato...

Quasi sempre, però, questi sono solo stati d'animo transitori. Il lato positivo sarà dato, invece, dal fatto che si cominceranno ad avere, sempre più frequenti, momenti caratterizzati da apertura del cuore. In questi momenti si sarà più in sintonia del solito con gli altri, si sorriderà di più, sorgeranno atti di gentilezza spontanei, si avrà maggiore creatività accompagnata, molto spesso, da un desiderio di contatto con la natura.
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Al livello mentale purgatorio si starà sicuramente in una posizione di vantaggio rispetto al livello inferno anche perché, a questo livello, comincia ad essere visibile la luce del paradiso da parte di chi ha cominciato a sviluppare la VISIONE INTERIORE.

Chi vive nello stato mentale purgatorio non avrà più paura come prima di rimanere da solo. Ciò sarà dovuto al fatto che si sarà più disposti a guardarsi dentro e a risolvere i conflitti che ci tenevano ancora legati al passato senza volerli più dimenticare attraverso droghe, alcool o dipendenze di altro genere, non da ultime compagnie noiose tenute in piedi per paura di rimanere soli.

I progressi derivanti dal lavoro costante permetteranno di superare con soddisfazione le eventuali battute di arresto e gli eventuali dubbi fino a permettere l'accesso al livello paradiso. (Fine seconda parte).

Vincenzo Bilotta


lunedì 24 luglio 2017

Inferno

Oggi cominciamo il viaggio di ascesa dagli inferi, quello che può, che potrebbe, dipende se si avrà il coraggio e la volontà necessari per lavorare su di sé, all'ascesa attraversando i vari stadi successivi, dopo verrà il purgatorio, fino a stabilizzarsi nel paradiso. Buona lettura e... buon lavoro su di voi!

Dell'inferno con le sue pene ce ne hanno parlato fin troppo preti e suore a scuola, in chiesa, al catechismo come negli istituti scolastici gestiti da religiosi. Ce lo hanno descritto come un luogo tremendo, di tremenda sofferenza, dove ognuno di noi sarà destinato, notate bene il "sarà", dopo la morte e se avrà vissuto da peccatore senza pentirsi.
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Quello del quale vi parlerò io oggi, in questo articolo che state leggendo, ha a che fare con il vero inferno, quello che la maggior parte delle persone si trova a vivere e sperimentare, causa profonda inconsapevolezza in un periodo di profonda crisi vissuta per vari motivi (lutti, abbandoni, violenze subite, perdita o mancanza del lavoro, ricerca della propria vera identità e della propria strada nella Vita), in questa dimensione spaziotemporale, non quando trapasserà, quello è argomento di cui si occupano la chiesa e la metafisica.

L'inferno, nel senso in cui lo intendo io, è uno stato mentale focalizzato in maniera ossessiva sui problemi e non sulle soluzioni, sui probabili disastri che si potranno vivere in un ipotetico apocalittico futuro. Vive l'inferno anche chi non ha il coraggio di cambiare un lavoro che non lo soddisfa, di lasciare un partner che lo tormenta, di allontanare le persone negative che nulla gli danno ma, lungi da ciò, tutto gli tolgono, energie comprese.
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La discesa agli inferi è sempre tormentosa, un cupo stato dell'essere, caratterizzato da sofferenza a più livelli fino allo sprofondare nella depressione più cupa, stato in cui si perde l'interesse verso qualsiasi cosa o persona e non si hanno più stimoli a fare, a vivere, ci si chiude in se stessi e si evita un eventuale confronto con persone che potrebbero essere di aiuto.

Elemento importante è dato dal fatto che fuori di noi nulla cambia, il vissuto è squisitamente interiore, personalissimo, invisibile agli altri, in altre parole soggettivo. Potete constatarlo se uscite con chi ha problemi di questo tipo e andate in luoghi di svago quali luna park, cinema, discoteche o villaggi turistici: essi rimarranno sempre indifferenti rispetto agli stimoli esterni e a volte tenderanno a fare del sarcasmo se voi vi divertite.
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E' facile per chi vive al livello dell'inferno cadere nelle dipendenze, ciò per alleviare il proprio disagio psicofisico. Così queste persone correranno il rischio di diventare dipendenti da droghe, alcool, gioco compulsivo, relazioni sbagliate tanto per fare alcuni esempi.

Chi vive l'inferno vede con gli occhi del dannato ogni cosa. Ogni minimo accadimento nella sua Vita lo lascerà instabile per giorni, chi vive nello stato mentale infernale, infatti, tende a rimuginare su ogni cosa, a non sentirsi adeguato alle situazioni che gli si pongono innanzi, a sentirsi in colpa, a provare rabbia ed odio. In questo stato mentale anche un angelo non viene da lui riconosciuto e a volte potrà, addirittura, essere scambiato per un demone.
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Chi sta visitando i propri inferi, com'è naturale, sarà poco propenso a perdonare, ad aiutare il prossimo, a sorridere agli altri, alla Vita e, non da ultimo, a se stesso. Del resto, come potrebbe perdonare, aiutare o sorridere al prossimo se, prima, non avrà applicato tutto ciò a se stesso?

Chi vive nello stato mentale inferno non ama se stesso, diversamente adotterebbe un  diverso atteggiamento nei confronti della Vita. Per amare se stesso e potere salire sia pure al livello mentale purgatorio, occorrerà che sia prima in grado di ACCETTARE SE STESSO, COSI' COM'E'. Dopo aver fatto ciò, dovrà PERDONARSI per quello che avrebbe voluto fare, essere, dire ma non è stato, in quel momento della propria Vita, in grado di agire per come avrebbe voluto.
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Per perdonarsi è essenziale capire che, se non si è riusciti a tenere un determinato comportamento nel passato, ciò è dovuto al fatto che, in quel momento in cui si è verificato quel determinato accadimento, la persona ha adottato il comportamento più giusto tenendo conto delle conoscenze, dei mezzi e del modo di agire che aveva a disposizione all'epoca, in altre parole, ha fatto del suo meglio e, per ciò stesso, deve smetterla di giudicarsi inadeguato. Adottare questo tipo di consapevolezza è estremamente liberatorio e consentirà, se applicato dalla persona che vive al livello mentale infernale, di ascendere al livello purgatorio.

Dopo essersi perdonati ed accettati, così come si è, cesserà ogni resistenza interiore, ogni senso di inadeguatezza sparirà, arriverà un senso di liberazione e un'apertura nei confronti della Vita. In quel momento si avrà la possibilità di lavorare su di sé allo scopo di portare alla luce e risolvere traumi e conflitti che  ci tenevano ancorati al passato, facevandoci vivere l'inferno sulla terra.

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Liberandosi dalle zavorre del passato coi relativi sensi di colpa, si potrà ascendere al livello mentale purgatorio, lasciandosi alle spalle un inferno che, seppur tormentoso, avrà lasciato un'esperienza preziosa a livello di purificazione, introspezione e umiltà. Man mano che si sale, è consigliato farlo con umiltà, inviando tanto perdono al passato coi suoi vissuti e guardando avanti partendo dal QUI E ORA, unico tempo esistente, non più dal futuro.

E' SOLO NELL'ETERNO PRESENTE, INFATTI, CHE SI PUO' AVERE LA POSSIBILITA' DI CREARE UN NUOVO STATO MENTALE LIBERO DA SPAZIO E TEMPO. PER FARE CIO' BISOGNA DIVENTARE CONSAPEVOLI CHE IL PASSATO NON CI SERVE PIU'. IN QUESTO MODO IL PASSATO DIVENTERA' IL NOSTRO MAESTRO E, NON PIU', IL DEMONE CHE SEMBRAVA DESTINATO A TORMENTARCI PER IL RESTO DEI NOSTRI GIORNI. (Fine prima parte)

Vincenzo Bilotta


Ascesa dagli inferi

Tempo fa ho scritto un articolo intitolato "Discesa agli inferi" (lo trovi digitando il nome nel motore di ricerca che trovi alla destra di questo articolo). In questo articolo descrivevo come fosse, spesso, necessaria una discesa ai propri inferi personali, una visita ai propri demoni interiori, allo scopo di farseli amici, avendo il coraggio di guardarli in faccia e scoprendo che altro non erano se non i mille volti della nostra mente nascosti nell'ombra dell'inconsapevolezza nella quale versa l'umanoide medio di oggi, sottoposto alla meccanicità che ormai sembra governarlo.

Per molte persone che non hanno la possibilità di svegliarsi in maniera spontanea, si rende necessaria e quasi obbligatoria questa discesa agli inferi. Solo così si potrà avere la possibilità, a patto che si riesca a mantenere la necessaria lucidità ed equilibrio mentali, di purificarsi dentro le fiamme dei propri inferi personali. Gettando alle fiamme l'ego assieme a tutti i vecchi schemi mentali e conflitti irrisolti si potrà avere, finalmente, la possibilità di rinascere, un pò come fece l'Araba Fenice quando si librò in volo dopo essere risorta dalle proprie ceneri.
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Dopo essere disceso agli inferi, ai propri inferi personali, ciascuno con le sue dinamiche, ognuno coi suoi demoni personali che avrà alimentato nel corso del tempo attraverso le proprie paure e conflitti irrisolti, l'uomo ha la possibilità di tornare a vivere ed essere, finalmente, felice.

Ovvio, il viaggio di ritorno non sarà sempre veloce, di quelli da illuminazione lampo tipo satori zen o samadhi yogico. Nella maggior parte delle ipotesi il viaggio sarà fatto a tappe, con nuovi conflitti da risolvere, a volte più importanti, altre volte di più facile risoluzione, ma che comporterà delle battute d'arresto allo scopo di raggiungere nuovi ed interessanti punti di equilibrio lungo la strada che porterà, se percorsa per intero, alla liberazione dalle illusioni di spazio e tempo dove la mente giocava in casa ed avrebbe continuato a fregarci.

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Ho diviso questo viaggio di ascesa, di ritorno dagli inferi, in tre tappe. Ho scelto un cammino di tipo dantesco o, se volete, biblico-cristiano e, per ciò stesso, ho scelto di partire dall'inferno, salire su nello stadio intermedio del purgatorio per poi finire, per chi riesce a "ripulirsi per bene" dalle memorie antiche (se vuoi approfondire il concetto di "Memorie antiche" puoi cercarlo sotto il titolo "Decondizionarsi dalle memorie antiche" nel motore di ricerca che trovi in alto a destra di questo articolo) in paradiso.

E' chiaro che tutti e tre sono degli stati mentali, ognuno con delle caratteristiche sue proprie, ciascuno con la sua funzione. Nessuno di essi è meno importante dell'altro anzi, possiamo dire che ognuno è complementare ad ogni altro, dopotutto fanno parte del cammino iniziatico e ne segnano le tappe decisive in maniera profonda e definitiva.

Assieme a questo articolo di presentazione e ad altri tre distinti che denominerò inferno, purgatorio e paradiso, analizzeremo le diverse tappe di questa ascesa che dagli inferi, passando per il purgatorio, porterà al paradiso, dopo un serio e costante lavoro su di sé. Dal tempo e lo spazio, dove la mente regna, si passerà all'eternità, al paradiso, che altro non è se non il raggiungimento dello stato di non mente conseguente all'uscita dal tempo coi suoi vissuti ed aspettative e dallo spazio. Buona lettura!

Vincenzo Bilotta

lunedì 10 luglio 2017

Ritorno all'Uno

C'è un'antica storia indiana sul dio Brahma. Non esisteva nulla eccetto Brahma, il quale si annoiava. Voleva
giocare, ma non c'era nessuno con cui farlo. Perciò creò Maya, una bellissima dea. Le spiegò il motivo per cui l'aveva creata, e Maya disse: “Va bene, faremo un gioco bellissimo, ma tu devi fare ciò che ti dirò”. Brahma acconsentì, e seguendo le istruzioni della dea creò il cielo, le stelle, la luna, i pianeti e l'intero universo.

Poi creò la vita sulla terra: gli animali, l'atmosfera, gli oceani, tutto. Maya disse: “Com'è bello questo mondo d'illusione. Ora dovresti creare un animale tanto intelligente e consapevole da poter apprezzare la tua creazione”. Allora Brahma creò gli esseri umani, e quando ebbe terminato chiese a Maya quando sarebbe iniziato il gioco. 
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“Inizieremo adesso”, rispose lei. Prese Brahma, lo tagliò in pezzettini minuscoli, e ne mise uno dentro ogni essere umano. Poi disse: “Ora comincia il gioco! Ti farò dimenticare chi sei e dovrai cercare di ritrovarti”. Maya creò il Sogno, e ancora oggi Brahma sta cercando di ricordare se stesso. Si trova dentro ciascuno di voi, e Maya vi impedisce di ricordare chi siete. 

Nel momento in cui una persona si risveglia dal Sogno, diventa nuovamente Brahma, e si riappropria della sua divinità. Poi forse dice: “Bene, io sono sveglio. Cosa posso fare per le altre parti di me?”. Se avete scoperto il trucco di Maya, potete condividerlo con gli altri. (Don Miguel Ruiz, La padronanza dell'amore)
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Ho voluto cominciare l'articolo di oggi con questa meravigliosa storia indiana. Essa non fa altro che ribadire le origini divine dell'essere umano e di come, in origine, TUTTO ERA UNO. Poi intervenne Maya, dea nella storia prima raccontata ma, anche, termine che sta ad indicare l'illusione nel buddismo. Ed ecco che, all'improvviso, calano le tenebre negli occhi degli uomini.

Ognuno sembra essersi dimenticato di Sé e delle proprie origini divine per cadere nel mondo duale, dominato dall'illusione di solidità della materia, dei beni e delle relazioni umane. Del resto, a mio avviso, poiché NULLA AVVIENE PER CASO, l'esperienza della separazione dal Tutto, dal divino, il dimenticarsi di avere Dio in Sé, ha un significato di fondamentale importanza per la crescita e l'evoluzione dell'essere umano.
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Succede spesso che l'essere umano non riesca ad apprezzare ciò che possiede se non nel momento in cui lo perde: un affetto, un posto di lavoro, qualsiasi bene materiale al quale si era particolarmente affezionato e che dava per scontato sarebbe durato al suo fianco per sempre. Poi succede che, un giorno imprecisato, la persona che più amavamo al mondo, in un modo o nell'altro, ci abbandona, si perda il posto di lavoro o ci rubino dei beni ai quali eravamo particolarmente legati.

Proprio nel momento in cui accade ciò, ecco che si riesce ad apprezzare il valore di ciò che si possedeva. Del resto, io credo si viva in un mondo duale proprio per questo. E' il mondo di buono/cattivo, alto/basso, amore/paura, acceso/spento. La mente crea distinzioni, l'uomo ci cade e, zac! All'improvviso finisce la Vita Reale, non si risiede più nell'Uno e si cade vittima delle illusioni e delle paure derivanti dai legami alle cose/persone.
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A volte, però, potrà capitare che, un pò per curiosità, un pò perché si vuole capire cosa c'è "oltre la Vita ordinaria", si sentirà l'esigenza di lavorare su di Sé, di seguire un percorso spirituale-introspettivo alla ricerca di quel qualcosa che fino a quel momento non ha placato la nostra sete di sapere e che, sicuramente, non abbiamo trovato nelle cose e nella Vita ordinarie.

Ecco che da quella spinta potrà nascere una visione alternativa della Vita ordinaria, non più centrifuga, bensì centripeta, in quanto rivolta all'osservazione della propria interiorità coi propri tesori nascosti. In quel momento, se non si avrà paura di continuare a scrutare il proprio animo, si potrà scoprire ciò che Brahma ha nascosto dentro ognuno di noi, una parte di Sé, del divino.
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Nel momento in cui si scoprirà Dio in Sé, cesserà la ricerca spasmodica di fonti esterne che possano dare un solo minuto in più di gratificazione preferendo, di gran lunga, sviluppare ed armonizzare la propria divinità interiore per poterla poi, se si vorrà, condividere con gli altri aiutandoli, per ciò stesso, ad evolvere.

Ecco che, dal momento in cui si sarà scoperto Brahma/Dio dentro di Sé, ci si sentirà uguali agli altri, dei sulla terra, con il solo scopo di godere al massimo di questa esistenza terrena senza più temere la morte in quanto illusione/Maya.
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In quel momento, una volta scoperto Brahma/Dio in Sé, ecco avvenire il fenomeno di ricongiunzione con il Tutto o, come viene comunemente denominato in fisica quantistica, si scoprirà il cosiddetto ENTANGLEMENT, ossia l'essere collegati attraverso fili sottili ed impercettibili all'occhio umano, a Tutto il resto: minerali, piante, animali, umani. In quel momento Maya smetterà di prendersi gioco di noi e Brahma, stanco del gioco, tornerà Uno attraverso Tutti i piccoli frammenti/esseri umani che avranno avuto la capacità di vedere un pezzo di Sé nell'altro.

Da quel momento, finirà il gioco dell'illusione di separazione che faceva della terra un inferno a causa della mancata conoscenza di Sé e ciascuna persona potrà finalmente ri-scoprire il paradiso in Sé e proiettarlo all'esterno, facendo della terra il regno di Dio perché, alla fin fine, Dio si è sempre celato in noi.

Vincenzo Bilotta

domenica 25 giugno 2017

Un altro giorno in paradiso

L'altro giorno ascoltavo una canzone bellissima, "Another day in paradise" di Phil Collins. Durante il suo ascolto riflettevo su come le religioni, i processi educativo-programmatici e le convinzioni limitanti che ne derivano abbiano distorto e limitato, la visione da parte nostra del mondo COSI' COM'E'.

In particolare, durante il nostro processo di crescita e in particolare quando riceviamo (subiamo) la nostra dose di educazione-programmatica, ci vengono messi dei paraocchi, un pò come i muli. Quando completiamo il nostro processo di adeguamento alle greggi di pensatori mediocri, poco rimarrà della nostra vera natura o, meglio, la nostra Divinità interiore risulterà addormentata, ma MAI persa.
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Se ci riflettete, nessuno ci ha mai insegnato a godere del momento. Sì, certo, ci sono i seminari e i corsi di risveglio, la meditazione, i libri e quant'altro si riesce a trovare e che può tornarci utile. Il punto, però, qui è un altro. Siamo noi che cerchiamo qualcosa che va oltre i nostri schemi di pensiero limitati imparati a scuola e in famiglia, nessuno ci viene a cercare dicendoci che è possibile cambiare punto di vista sulla Vita per poterla trasformare ALL'ISTANTE.

Probabilmente poche persone stanno vivendo in realtà delle situazioni realmente dolorose. E' molto più probabile che non abbiano a disposizione, nello stato attuale nel quale versano, i mezzi idonei a superarle con successo per poi trarne insegnamento ai fini evolutivi.
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Ognuno di noi, in realtà, vive nel paradiso terrestre, ciò ogni singolo giorno della sua Vita. Ma, la maggior parte delle persone non se ne accorge perché troppo "impegnata", a far cosa, poi? LE SEGHE MENTALI? AD ALIMENTARE IL PENSIERO DISFUNZIONALE?

La nostra è una società fondata sul consumismo, sul "più si ha, meglio è". In una società del genere, manipolata dai mass media che non fanno altro che alimentare le ansie da prestazione in ogni singolo individuo allo scopo di farlo consumare di più, si capisce bene come non si riesca più a godere delle piccole cose. Eppure sono proprio le piccole cose a fare di questo mondo un paradiso, non l'auto di lusso o l'abito firmato.
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Così, nel continuo rincorrere dei bisogni artificiali, ci si perde il vero paradiso. Un altro giorno in paradiso lo diamo tutti per scontato, nessuno sa o, se sa, sembra averlo dimenticato, che la Vita è QUI E ORA e non domani o quando avrò lo smartphone migliore del mio amico.

Ma cos'è il paradiso? IL PARADISO NON E' QUEL LUOGO DOVE, SECONDO LE RELIGIONI ANDREMO A FINIRE, SEMPRE SE SAREMO BUONI, DOPO LA VITA TERRENA, NO. IL PARADISO E' IL VIVERE NEL PRESENTE IN MANIERA TOTALE, INCONDIZIONATA, SENZA ASPETTATIVE, ACCOGLIENDOLO COME UN DONO PER QUELLO CHE SAPRA' DARCI.
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Quanti sanno ancora apprezzare la bellezza di un tramonto, il sorriso di un bambino, il canto di un uccello, la gioia di prepararsi un caffè in maniera consapevole? Pochi, molto pochi.... Eppure questo è il vero paradiso, lo stato di veglia in cui si gode della totalità, del QUI E ORA. Per vivere in paradiso bisogna, a volte, passare dall'inferno dei pensieri disfunzionali, delle convinzioni limitanti, delle paure le quali pur essendo, spesso, non reali, riescono, nonostante ciò, a condizionarci la Vita.

Impariamo a godere dell'istante, smettiamo di avere aspettative sul domani, sugli amici, sul partner, sul lavoro e su tutto quello che sta, in generale, affossando la massa di pensatori mediocri fino a risucchiarli dentro un vortice senza fine. Andiamo al di là del tempo, dello spazio, della mente, viviamo il lavare i piatti, il volo di una farfalla, le grida gioiose dei bambini che giocano all'aperto, solo così potremo dire di esserci assicurati un altro giorno in paradiso.

Vincenzo Bilotta

domenica 11 giugno 2017

Amore e possesso

Quello dell'Amore è un tema inflazionato. Di Amore si parla nelle canzoni, nei film, sui libri e dovunque ci si giri a guardare, eccolo là, sempre pronto a fare capolino, il tema dell'Amore. Di Amore ho parlato anch'io in diversi miei articoli che potete trovare in questo blog, basta che digitiate la parola Amore sul motore di ricerca perché possiate leggere ciò che ho pubblicato fino ad oggi, oppure potete leggere i miei libri L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E METAMORFOSI SPIRITUALE, YOUCANPRINT EDIZIONI, dove si parla anche lì di Amore.

Ma occorre fare una distinzione sostanziale fra l'Amore vero e il possesso, in quanto il primo permette la costruzione e il mantenimento di un rapporto stabile e duraturo mentre il secondo, invece, riesce a creare solo rapporti disfunzionali e conflitti interni.
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Premesso che una storia d'Amore che nasca e sia basata sulla paura di rimanere soli è, per ciò stesso, destinata a creare problemi durante il suo svolgersi ed evolvere. Niente può nascere e durare se è fondato sulla paura. Chi ha paura di rimanere solo, infatti, dovrebbe prima risolvere il proprio conflitto con se stesso, auto-osservandosi allo scopo di capire che, in realtà, ciò di cui ha paura non è la solitudine ma il dover affrontare i propri demoni interiori.

Solo dopo aver affrontato e sconfitto i propri demoni interiori, ecco che si farà pace con se stessi, si comincerà a stare bene anche da soli, non si avrà più timore del silenzio in quanto lo stato di quiete interiore raggiunto non verrà più riempito dai rumori e dalle voci provenienti dalla mente. Il lavoro su di sé serve proprio a fare pulizia interiore, ad affrontare le proprie paure discendendo fino agli inferi, se necessario, ciò allo scopo di purificare la propria coscienza col fuoco della consapevolezza risvegliata.
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Diversamente, se non si avrà voglia di lavorare su di sé e si continuerà a re-agire per paura di rimanere soli con se stessi, il risultato saranno la maggior parte dei rapporti di coppia che la gente vive oggi, caratterizzati da liti continue, infedeltà, separazioni più o meno violente e senso del possesso nei confronti del partner.

Il possesso è un diretto derivato dalla paura di rimanere soli. In questo contesto si sta con l'altro/a credendo sia una specie di animale da compagnia acquistato in un negozio e, per ciò stesso, dal quale non ci si separerà più. Ecco nascere da ciò un sentimento di possesso che porta a considerare il partner come una sorta di "proprietà privata".
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Se si osservano le coppie per strada lo si può notare. Spesso si vede lui che abbraccia lei ma questo gesto è legato molte volte ad un senso di appartenenza, come se la persona che abbraccia il partner volesse dire agli altri eventuali interessati "ormai è mio/a, mettiti il cuore in pace!". 

Da questo contesto non potrà che nascere un rapporto di coppia di tipo conflittuale, basato su continue gelosie, litigi e tradimenti. Alla base di tutto ciò starà sempre l'insicurezza di uno o di entrambi i partner. Se, infatti, nessuno dei due partner che s'incontrano e decidono di stare assieme ha fatto prima un lavoro su di sé, sarà inevitabile che, ognuno per conto suo, porti i propri conflitti all'interno del rapporto di coppia.
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Da qui si può comprendere bene quanto sia importante effettuare un profondo ed onesto lavoro su di sé allo scopo di portare alla luce ed eliminare tutti quei conflitti che potrebbero risultare problematici all'interno di una relazione.

SOLO CHI E' IN AMORE CON SE STESSO E SA STARE DA SOLO POTRA' AMARE E CONDIVIDERE LA SUA GIOIA INTERIORE CON L'ALTRO. CHI, VICEVERSA, NON SI AMA ED ACCETTA IN TUTTE LE SUE PARTI, NON SOLO NON RIUSCIRA' A DIVENTARE UNA PERSONA INTEGRA ED EVOLUTA MA PORTERA' I SUOI CONFLITTI ALL'INTERNO DEL RAPPORTO DI COPPIA E, INVECE DI CONDIVIDERE LA SUA GIOIA, DIVENTERA' UN MENDICANTE D'AMORE.
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Bisogna imparare a stare con l'altra persona, amandola ed accettandola così com'è, condividendo i momenti passati assieme in maniera consapevole e cercando di specchiarsi sempre nell'altro allo scopo di evolvere e consolidare il rapporto affettivo. Per far ciò, occorrerà lasciare l'altro/a libero/a di essere se stesso/a, senza mai esprimere giudizi o cercare di cambiarlo/a in nessun modo.

In questo modo nessuna gelosia avrà più ragione di esistere, nessun tradimento sarà mai attuato in quanto, in un contesto di evoluzione ed accettazione reciproca, l'altro/a sarà parte integrante di noi e non più una proprietà della quale essere gelosi o disfarsene quando si è stufi.

Vincenzo Bilotta