domenica 30 dicembre 2012

Trattenere i pensieri

Oggi voglio parlarvi dei pensieri e di ciò che comporta il trattenerli non permettendo loro di fluire. I pensieri sono frutto dell'elaborazione automatica, da parte della mente, dei dati da noi acquisiti attraverso le nostre esperienze interattive col mondo esterno. Noi elaboriamo decine di migliaia di pensieri ogni giorno. Essi fluiscono per lasciare spazio ad altri. Cosa fa, però, la maggior parte delle persone? Li trattiene.

Trattenere un pensiero significa bloccare energia vitale rendendola stagnante, soffocando l'ossigeno della creatività Divina che è in noi. E' di Eraclito l'aforisma "PANTA REI", che significa tutto scorre. A tal proposito, secoli fa, egli affermava che la vita è come un fiume che scorre; non ci si può bagnare mai due volte nello stesso fiume perchè l'acqua scorre e si rinnova. Trattenere i pensieri è il titolo dell'articolo di quest'oggi. Ma cosa comporta il trattenere un pensiero? UNO SPRECO ENERGETICO INUTILE!
(Immagine presa dal web)

Immaginate che il pensiero sia un cane. Immaginate, ora, che questo cane sia selvatico e voglia allontanarsi ma voi decidiate invece di trattenerlo per la coda. Sapete cosa potrebbe succedere? Prima o poi il cane, per reazione istintiva, cercherà di mordervi nel tentativo di farvi MOLLARE LA PRESA sulla sua coda. Rischiereste di tirare la coda ad un cane solo per correre il pericolo di farvi mordere?

Eppure scommetto che molti di voi lo fanno ripetutamente coi loro pensieri, reiterandoli senza sosta e non permettendo loro di lasciarli andare per i fatti propri. Il problema è che molti di noi non pensano più, SONO PENSATI DALLA PROPRIA MENTE. Ecco come nasce l'uomo meccanico, quello che compie ogni gesto senza più ricordarsi di Sé e della propria libertà individuale. Pensare è normale, umano; trattenere è contro la vita stessa e fa parte della meccanicità dell'uomo sonnambulo.
(Immagine presa dal web)

Esercitando la Presenza mentale attraverso l'Osservazione senza giudizio del pensiero stesso, si permetterà il suo fluire senza più trattenerlo. Alla luce della Presenza mentale, i pensieri scorrono via veloci come auto da corsa in pista e ci permettono di mantenere il controllo sulla nostra vita. Quando parlo di controllo, mi riferisco alla Presenza cosciente esercitata sui pensieri.

Le cose sono due: o si Osservano i pensieri o ci si identifica. Nel primo caso, dopo averli osservati, li si lascerà fluire via senza identificarsi con essi; nel secondo caso si rischia di diventare dei sonnambuli. Trattenendo il pensiero, si bloccano energia e creatività. La nostra vita rischia di spegnersi e perdere di interesse ai nostri occhi. Perfino l'espressione del viso cambia, il modo di parlare, di muoversi. Tutto è influenzato dal nostro stato d'animo rivolto ad un pensiero.
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LIBERIAMOCI DA QUESTA GABBIA SENZA SBARRE! Quando pensate troppo ad una cosa, ripetetevi che non è reale. Non appena un pensiero tarda ad andarsene, accoglietelo con Amore, ringraziatelo e poi lasciatelo volare via come quando si libera un uccello dalla gabbia che lo ha tenuto prigioniero da una vita.
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La vita è energia in movimento; lasciatela essere senza trattenerla. Il pensiero è solo una bolla di sapone che si può scoppiare attraverso lo spillo della consapevolezza. Osserviamo, quindi, i pensieri nel loro naturale fluire senza mai identificarci con essi. Solo così riusciremo a bagnarci in acque sempre fresche e limpide: le acque della consapevolezza risvegliata.

Vincenzo Bilotta

domenica 23 dicembre 2012

Mantenetevi svegli

"Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa" (Luca 12,35)

Oggi voglio parlarvi della Presenza Mentale. A tal proposito, ho voluto riportare un passo del vangelo secondo Luca che, a mio avviso, è molto chiaro al riguardo. Quando l'apostolo Luca dice "siate pronti", non fa altro che richiamare la  gente alla Presenza Mentale, un invito implicito allo sforzo, effettuato attraverso il lavoro su di Se, per raggiungere la condizione di Risvegliato.

Di seguito poi parla di "lucerne accese": qui pone l'accento sull'Osservazione di Se che ognuno di noi DEVE effettuare QUOTIDIANAMENTE sui propri pensieri e comportamenti, al fine di fare luce (lucerne) sul proprio buio (inconsapevolezza), per poter uscire dallo stato di sonnambulismo nel quale versa. Infine dice: "siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa".

Cosa vuol dire tutto ciò? Questo passo del vangelo è molto chiaro e costituisce un incoraggiamento, dato dall'apostolo Luca alle persone, affinchè esse possano lavorare su di Se attraverso l'esercizio della Presenza Mentale. Quando parla dei servi che aspettano il padrone, parla della liberazione dalla schiavitù mentale (molti sono schiavi della propria mente e dei pensieri connessi da lei prodotti). Ma chi è il padrone? Il nostro Vero Se, libero da pensieri ed elementi di disturbo.
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In poche parole, quello che l'apostolo Luca vuole dire in questo prezioso passo del vangelo da lui scritto costituisce un invito a rimanere sempre aperti ed attenti in ogni momento, ponendo la nostra attenzione sui nostri pensieri ma, anche, su ciò che facciamo e sugli eventi e le persone con le quali interagiamo quotidianamente. Solo rimanendo Presenti, infatti, si può avere modo di cogliere quelle sottili sfumature che si nascondono ai più (sonnambuli) nel vivere e nell'agire quotidiani.

Quando si è Presenti, tutta la realtà cambia. Ogni cosa ha la possibilità di essere osservata sotto un'altra luce: la luce della Presenza Consapevole. Quando si è Presenti, ogni film visto, persona incontrata, libro letto, acquisiscono un significato iniziatico, diverso, magico. La cosa strana è che, quando siamo svegli, riusciamo a dare un significato diverso anche a libri e film che avevamo già visti nella condizione di sonnambuli.

Ma come si raggiunge tutto ciò? Come si fa a dare un'interpretazione della vita diversa? Lavorando su di Se, giorno per giorno, cercando di vivere nel QUI E ORA senza identificarsi con il passato nè col futuro. Il lavoro su di Sè comporta uno sforzo volto ad uscire dallo stato meccanico nel quale la maggior parte delle persone si è ormai abituata a vivere.

Osserviamoci nelle attività quotidiane, VIVIAMO IL MOMENTO senza lasciarci trascinare dai pensieri. Diventiamo PADRONI dei nostri pensieri, mai più servi! Quando riusciremo ad uscire dallo stato di sonnambulismo, attraverso l'Osservazione della meccanicità dei nostri gesti, ecco che tutto acquisterà colori nuovi ed accesi: I COLORI DELLA VITA REALE AL DI FUORI DAL SOGNO.

Vincenzo Bilotta

domenica 16 dicembre 2012

Il depotenziamento

Ognuno di noi è una creatura potente, molto potente. Pochi lo sanno, ancora meno ci credono, raramente c'è chi rimane potente. Nel corso della vita, coloro che sono preposti alla nostra "educazione", ci abituano solo all'obbedienza incondizionata e alla sottomissione al potere di pochi: stato, scienza e chiesa sono i principali manipolatori. Essi, attraverso la paura e la coercizione, impongono le loro strategie di controllo alle masse inconsapevoli di persone abituate fin dalla nascita a riconoscere il potere ad altri.

Quante volte vivete dei conflitti che si traducono in disagi psicofisici e cercate subito aiuto all'esterno quando basterebbe un semplice lavoro su di Se volto alla semplice Osservazione del disagio allo scopo di lasciarlo fluire via? Quanti di noi hanno disperso inutilmente il loro potere pressochè infinito, rincorrendo medici, preti, storie d'amore e datori di lavoro e cercando in essi un'ancora di salvezza? Siamo stati abituati a non credere in noi e a chiedere sempre aiuto agli altri.

Nessuno alla fin fine può colpevolizzarci per questo atteggiamento in quanto esso è il frutto dell'educazione ricevuta da persone anch'esse inconsapevoli della loro potenza creativa. Il depotenziamento nasce e cresce con l'educazione che riceviamo fin da piccoli. Da bambini dobbiamo SEMPRE  chiedere il permesso per qualsiasi cosa. Da qui nasce il sistema del divieto e dell'obbedienza. Se si trasgredisce si viene puniti. Tutto ciò costituisce la base del lavoro di sottrazione di potere che, man mano andremo crescendo, sfocerà nella nostra impotenza pressochè totale.

Ovviamente questo depotenziamento non è mai definitivo, ci mancherebbe! Si può divenire nuovamente potenti attraverso il lavoro su di Se associato allo sviluppo di nuove strategie personali per superare le diverse esperienze che la vita ci pone dinnanzi  senza ricorrere all'aiuto o ai consigli esterni. Quando siamo indecisi riguardo a qualcosa tendiamo a chiedere pareri o consigli ad altri. Ciò nasce da una fondamentale insicurezza nelle proprie potenzialità e capacità creative. Questa insicurezza, come dicevo prima, è acquisita attraverso l'educazione.

 Da piccoli, infatti, tendiamo a guardare ed imitare i comportamenti dei nostri genitori. Quando un bimbo agisce, cerca sempre il consenso degli adulti che si trovano vicino a lui in quel momento e lo fa osservando le loro reazioni nei suoi riguardi. Tutto questo in età adulta si traduce in un bisogno di approvazione; ma questa non è la strada giusta verso l'ottenimento della libertà personale! Quando noi chiediamo il parere degli altri, contemporaneamente cediamo loro il nostro potere e, per ciò stesso, perdiamo, seppur provvisoriamente, la nostra capacità creativa e il nostro intuito.

NOI SIAMO CAPACI DI TUTTO. Per accorgerci di ciò dobbiamo iniziare a chiedere meno pareri, assumendo il controllo definitivo della nostra vita. Siamo ESSERI COMPLETI ED ONNIPOTENTI. Tutte le dipendenze nascono dalla sensazione di incompletezza ed inadeguatezza nei confronti del mondo in generale e degli eventi in particolare. Se tante persone sapessero di essere capaci DI  CREARE DA SOLE, SEMPRE, non perderebbero il loro tempo in relazioni amorose fallimentari o in rapporti di lavoro schiavizzanti.

Ricordate: NON ESISTONO PERSONE PIU' FORTI DI NOI, ESISTONO SOLO PERSONE ALLE QUALI NOI CEDIAMO IL NOSTRO POTERE E PER CIO' STESSO DIVENTERANNO FORTI AI NOSTRI OCCHI. Quante volte avete sognato di vivere felici e in salute? Perchè spesso non ci riuscite? Semplicemente perchè delegate ad altri il compito di rendervi felici e sani! Finchè non capirete questo meccanismo, ne rimarrete invischiati dentro come una mosca nella carta moschicida.

Nessuno, TRANNE VOI STESSI, può liberarvi dalle vostre dipendenze e rendervi nuovamente potenti. SOLO VOI POTETE. Basta una decisione, un atto di Volontà Consapevole, orientato al Risveglio attraverso l'Osservazione Silenziosa degli eventi e di Se stessi rapportati alla realtà. In quel momento ci sarà  la reale possibilità di cambiare la propria vita e di riappropriarsi, al contempo, delle proprie potenzialità sopite ma mai perse!

Vincenzo Bilotta

domenica 9 dicembre 2012

Vivere le passioni senza dipenderne

La passione è l'incentivo alla creazione. Solo l'appassionato crea senza fatica e realizza cose grandi. Se vi guardate intorno scoprirete facilmente chi vive nella passione e chi invece no. Colui il quale prova passione per ciò che fa (lavoro, hobby, relazioni amorose o di amicizia) ha una luce speciale che brilla nei suoi occhi e gli dona tanta gioia e vitalità. Diverso è colui il quale dipende da ciò che fa.

In questo caso tutto perde la poesia dell'esistenza e la divinità del creare, per lasciare posto solo alla meccanicità smorta di un'esistenza priva di significato e Consapevolezza. La passione può essere la forza trainante della nostra vita purchè vissuta al solo fine di esprimere la propria creatività. Chi prova passione non deve dipendere da ciò che crea e non deve aver paura di poter deludere le altrui aspettative attraverso la propria creazione.

Quando si fa per il piacere di fare si esprime il Dio che è in ognuno di noi; se si crea per il bisogno di essere apprezzati e lodati dagli altri, in questo caso si cade nella dipendenza e nella paura di sbagliare. Qui non ci sarà nessun Dio a rappresentarci e sarà facile ritrovarsi soli a dover fare i conti con le proprie paure. Esprimere se stessi attraverso la propria creatività è PASSIONE. Realizzare al solo scopo di contentare le aspettative altrui è DIPENDENZA.

Oggi la maggior parte delle persone sono più o meno dipendenti da situazioni, cose e/o persone. Queste persone si rendono schiave senza saperlo. Ciò avviene dal momento in cui iniziano a creare qualcosa non per il piacere di farlo (questa è la vera passione) ma per il solo desiderio di essere meritevoli di lode (in questo caso si sarà dipendenti). La passione nasce dall'Amore per ciò che si fa, fosse anche un semplice lavoro da operaio svolto in una fabbrica. Tutto ciò che viene svolto con passione da colore alla vita e gioia a coloro che ci circondano.

 La dipendenza nasce dalla paura di non saper fare bene. Quando si dipende da qualcuno o qualcosa si è destinati inevitabilmente alla sofferenza. Ciò avviene perchè si da potere a qualcuno che è al di fuori di noi. Nessuno, tranne noi, può renderci felice in alcun modo. Solo noi siamo in grado di cambiare la realtà in cui viviamo attraverso la nostra trasformazione interiore. Se si vuole smettere di essere dei cadaveri ambulanti e tornare ad essere VIVI, occorre essere innamorati della VITA e, in particolare, di noi stessi.

Noi siamo la vita, noi siamo il cambiamento e l'Amore che, spesso, cerchiamo fuori. Se cerchiamo fuori di noi, nessuno può garantirci la felicità. Niente è certo. Le storie d'Amore possono finire, i posti di lavoro, le amicizie, tutto può cessare, nemmeno noi siamo eterni, almeno non fisicamente. La felicità siamo noi. Essa vive in tutto ciò che ci circonda a patto che si abbiano OCCHI PER VEDERE E ORECCHIE PER SENTIRE.

Tornando alla passione, posso garantirvi che essa può essere vissuta appieno solo nel QUI E ORA, non esistono altri posti in cui la troverete! Se, pur avendo passione, vivete tuttavia in una situazione di dipendenza dalle relazioni, dal lavoro o oggetti materiali che siano, ciò significa che siete fuori dall'ADESSO e state vivendo in un momento spazio-temporale che può essere identificato con il passato o il futuro, MAI con il QUI E ORA.

Vincenzo Bilotta

domenica 2 dicembre 2012

Oltre il velo di Maya

Maya è un termine comunemente usato nel buddismo e nello yoga per indicare l'illusione, lo stato di sogno nel quale la maggior parte delle persone oggi vive. Uno dei film che ne parla chiaramente è MATRIX, un film bello sotto diversi punti di vista. Se si vuole l'azione, contornata da tanti effetti speciali, c'è, ma se si hanno OCCHI PER VEDERE E ORECCHIE PER SENTIRE si trovano diversi spunti evolutivi e dei validi strumenti per il lavoro su di Se.

Cos'è la realtà? O, meglio, qual'è la realtà? E' reale ciò che viviamo ogni giorno o è solo una materializzazione delle nostre forme pensiero che creano un ambiente idoneo a vivere ciò che sembrerebbe essere inizialmente solo il frutto delle nostre fantasie? Molti vivono in uno stato di sonnambulismo che li porta a pensare e ad agire da semplici macchine programmate dall'alto (Tv, scuole, chiese, genitori, amici, attori, partner) e questo è ormai cosa risaputa e scontata.

Per fortuna già molte persone VIVONO in maniera spontanea ed hanno abbandonato la meccanicità derivante dalla programmazione ricevuta (subita?) nel corso della crescita. Tante altre vanno capendo il meccanismo tortuoso nel quale sono invischiate, la ragnatela illusiva che le tiene intrappolate in un sistema di convenzioni alle quali ci si adegua in modo automatico senza nemmeno chiedersi il perchè nè l'utilità di ciò.

In giro si sente dire: "gli altri fanno così, non vedo il motivo per cui io debba fare diversamente!". Questo atteggiamento serve solo a creare degli automi prodotti in serie che hanno congelato la loro capacità logico-creativa e si sono adeguati alla massa. Questa non è Vita vissuta da persone libere. Questa è sopravvivenza! Eppoi ci lamentiamo delle malattie, dei divorzi che aumentano, della violenza, dell'inquinamento.... Noi siamo parte del Tutto.
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Come possiamo pretendere che le cose vadano al meglio se non siamo disposti ad Essere felici e a condividere la nostra felicità con gli altri? Tutto parte da noi, SEMPRE. Si possono trovare mille scuse per vivere ancora nell'illusione oppure intraprendere la strada del cambiamento, dell'evoluzione. Il mondo di oggi è basato sulle scuse che abbiamo trovato ieri per lasciare tutto così com'è.

Se vogliamo che il mondo di domani sia diverso, è necessario smetterla di trovare scuse e iniziare a trovare una ragione per cambiare vita, per cambiare quello che non ci fa sentire bene con noi stessi, per cambiare il mondo. Per farlo bisogna AGIRE. Le belle parole, da sole, non portano tanto lontano, al massimo possono commuovere. Ciò che cambia è un'azione.

Una sola azione può cambiare tutto il mondo conosciuto in maniera massiccia e risolutiva. Basta che alziate ora stesso i vostri occhi dallo schermo e guardiate il vostro lampadario per accorgervi di come una singola azione abbia portato, dopo vari tentativi, all'invenzione della lampadina da parte di Thomas Edison. Pensate se egli non avesse deciso di agire. Magari qualcun altro lo avrebbe fatto in seguito o, magari, saremmo ancora coi lumi a petrolio.... Chissà.... Agire porta al cambiamento.

Ciò che blocca tanti è la paura di agire nell'illusione di fallire. Vedete? Sempre lì pronta a sabotarci quest'illusione. Ma se si chiama così ci sarà un motivo no? Illusione è l'opposto di realtà quindi, adesso, vi chiedo: riuscite a prendere a calci l'aria? No, vero? A respirarla si, ma quello è un altro discorso! I nostri pensieri sono solo proiezioni mentali frutto di esperienze reali o di fantasie create dal cervello.

A volte accade che a condizionarci non siano esperienze realmente vissute ma soltanto immaginate in quanto il cervello non fa distinzioni tra fantasia e realtà. Se immaginiamo una pietanza squisita, infatti, ci verrà l'acquolina in bocca pur non avendo davanti il piatto! Ecco quanto è potente un'illusione!!!! Noi possiamo scoprire la REALTA' solo se decidiamo di uscire dal velo di Maya, non prima.

Ciò che c'impedisce di scoprirlo sono i pensieri riguardanti il cambiamento i quali, mettendoci paura, riescono a condizionare le nostre azioni. L'unico modo che abbiamo per scoprire ciò che è REALE consiste nello sperimentare nuovi percorsi di vita e nuove strategie che ci portino a capire cosa si nasconde dietro questo misterioso velo che avvolge l'umanità dalla notte dei tempi.

Vincenzo Bilotta

domenica 25 novembre 2012

Creare un futuro positivo

Passato e futuro non esistono. L'uno è ormai cenere, l'altro deve ancora arrivare. Pochi sanno ciò e, a causa di questa "ignoranza", vivono condizionati dal tempo passato o da quello che sarà. Perdersi l'Adesso è il più grande errore che una persona possa commettere ed ha come effetto immediato la perdita della possibilità di vivere una Vita felice in piena Presenza Mentale.

Aggrapparsi ai ricordi genera soltanto dolore e nostalgia, e non serve di certo a chi ha deciso di intraprendere un cammino di Consapevolezza per dare una svolta ed un significato alla propria Vita. Del resto, guardare al futuro senza prima essersi ben radicati nell'Adesso porta le persone a vivere degli stati di ansia anticipatoria nei confronti di ciò che potrebbe accadere a se o ai propri cari. Per guarire dall'ansia e da tutti gli stati d'animo negativi in genere, occorre cominciare a vivere la Vita momento per momento, al rallentatore, senza resistere a CIO' CHE E'.
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Essere Presenti significa vivere nel QUI E ORA ed onorarlo senza più fuggirlo né resistergli. Vivere l'Adesso comporta saper "voltare pagina" e lasciarsi scivolare alle spalle il passato che ha dato a molti di noi l'identità di vittime sacrificali di un demone inesistente. Solo nel Presente possiamo trovare la nostra Vera Identità e sperimentare l'Amore Divino e la forza creatrice interiore. Quando si riesce a raggiungere questo stato di Grazia Divina tutto diventa più semplice, più fluido, più naturale. Dal momento in cui saremo in grado di vivere il Presente, avremo la possibilità di proiettarci nel futuro in maniera serena e Consapevole, riuscendo finalmente a creare la Vita dei nostri sogni, smettendo definitivamente di affidarci agli eventi casuali.

Sperare nel futuro senza Essere Presenti nell'Adesso non solo crea frustrazioni ma non ci porta da nessuna parte, sicuramente non dove noi vorremmo andare. Chi lavora su di Se dovrebbe riuscire a vivere il Presente senza difficoltà particolari. Quando ci siamo radicati nell'Adesso, se davvero vogliamo creare un futuro positivo come a noi più piace, dobbiamo prima porci una domanda fondamentale. La domanda è: qual'è l'obiettivo della mia Vita?
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Dopo esserci posti questa domanda, dobbiamo avere il coraggio di rispondere in maniera sincera e con estrema chiarezza. Da questa risposta, infatti, dipenderà il nostro futuro! Le domande aiutano a potenziare la nostra capacità di focalizzarci sugli obiettivi a breve, medio e lungo termine. Rispondere alle domande ci stimola a focalizzarci verso uno o più obiettivi futuri. Focalizzarsi su di un obiettivo ci aiuta a raggiungerlo con più facilità e senza inutili sprechi di energie. Molte persone non hanno ciò che vogliono semplicemente perché non esprimono con chiarezza i propri intenti futuri.

Se vogliamo migliorare il nostro futuro, rendendolo positivo e pieno di cose belle, dobbiamo cominciare con il chiederci adesso cosa vogliamo, cosa desideriamo. Il desiderio aiuta a focalizzare la nostra attenzione sull'oggetto dei nostri sogni e fa, al contempo, chiarezza sui nostri obiettivi futuri. Il tempo non esiste. Tutto è un continuo Presente in Divenire.
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Anche il futuro non è altro che una proiezione in avanti del Presente. Tutto parte dal QUI E ORA. Ogni cosa si genera e si evolve partendo dall'Adesso. Basta avere fiducia in Se stessi e nella Vita, fissarsi degli obiettivi e visualizzarli costantemente perché essi si possano realizzare nel futuro. Prima di pensare al futuro, occorre osservarsi. Lo sguardo introspettivo ci aiuta a capire come noi immaginiamo il nostro futuro.

Se, durante l'autosservazione, noteremo in noi pensieri che ci creano ansie rivolte al futuro, dobbiamo modificare il nostro modo di pensare. Come molti già sanno, infatti, IL PENSIERO CREA. Trasformando i pensieri di ansia in pensieri di gioia e speranza rivolti al futuro, possiamo ottenere immediatamente dei risultati.
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Il nostro stato d'animo sarà sicuramente migliore rispetto a quando pensavamo con paura al futuro. Cambierà anche il nostro approccio alla Vita e alle persone. Insomma, pensando positivamente al futuro, miglioriamo anche la nostra Vita nel Presente e il nostro rapportarci con eventi e persone. Questa è la base di partenza per ottenere il futuro dei nostri sogni.

Vincenzo Bilotta

domenica 18 novembre 2012

Riprogrammare la propria Vita

La vita della maggior parte delle persone è fatta di abitudini. Ogni gesto viene compiuto in maniera quasi automatica. Ciò avviene attraverso schemi che il cervello acquisisce attraverso la ripetizione. Con la ripetizione di determinati comportamenti, infatti, il cervello sviluppa nuove reti sinaptiche e le rinforza ogniqualvolta quell'azione verrà ripetuta nel tempo.

Questo fenomeno viene detto neuroplasticità. In poche parole il cervello fa crescere determinate sue aree quando acquisisce nuovi schemi comportamentali, sviluppando nuove connessioni sinaptiche. Contemporaneamente, le neuroscienze hanno scoperto come le vecchie abitudini, se cambiate con nuove e diverse, tendano a sparire in quanto il cervello, non utilizzando più quelle "piste sinaptiche" riterrà opportuno lasciarle atrofizzare.

 Avviene un pò come in palestra: i muscoli che alleniamo con maggiore frequenza tenderanno a crescere e ad essere maggiormente sviluppati rispetto a quelli che non alleniamo mai. Ho fatto questa premessa perchè la ritengo fondamentale per l'argomento che tratterò oggi. Il titolo parla di riprogrammare la propria vita. Cosa significa?

Quando parlo di riprogrammare, mi riferisco allo sforzo volontario fatto da una determinata persona che la porterà, se ripetuto costantemente nel tempo, ai risultati voluti in qualsiasi campo della propria vita. Ma quando è necessario cambiare abitudini di vita e, di conseguenza, riprogrammarsi? Beh, occorre farlo quando si cercano di perseguire determinati obiettivi nella propria vita senza riuscire a raggiungerli. In questo caso è necessario rivedere il proprio approccio e le eventuali convinzioni limitanti che stanno dietro al mancato conseguimento di quel particolare risultato che ci sta tanto a cuore.

Ognuno di noi è "programmato" in un modo preciso dai propri genitori, insegnanti, amici e, in generale, da tutte quelle persone che incontra nell'arco del suo sviluppo psicofisico. Purtroppo, però, questa programmazione, spesso, può avere dei limiti specie se si stanno perseguendo degli obiettivi nuovi per i quali gli schemi comportamentali classici sono non solo insufficienti ma, spesso, costituiscono dei veri a propri ostacoli al perseguimento dei nostri fini personali.

In questo caso occorre uscire dagli schemi di comportamento abitualmente utilizzati se si vuole veramente avere successo in uno o più campi personali. Einstein affermava in proposito: "Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi". Impariamo ad analizzare le cose in maniera oggettiva e da diversi punti di vista. Solo così si possono trovare le soluzioni per raggiungere i nostri obiettivi più importanti partendo magari, come forma di allenamento, dai più banali.

 Spesso se non troviamo la soluzione ad un problema è semplicemente perchè i nostri genitori e i nostri educatori, in generale, non ci hanno insegnato ad analizzarlo da diversi punti di vista. Noi tendiamo ad adottare dei comportamenti automatici, reattivi, nei confronti di determinati eventi. Questi comportamenti li abbiamo acquisiti dai nostri educatori attraverso l'osservazione delle loro reazioni in situazioni simili a quelle che andiamo a vivere poi personalmente nel corso della nostra vita.

Se si arrabbiavano tenderemo ad arrabbiarci anche noi, se rimanevano rilassati faremo lo stesso in automatico. Capite? Sono dei meccanismi automatici che il nostro cervello ripete in quanto li ha già in archivio senza più nemmeno perdere tempo nè chiedersi il perchè! Ma come si fa a riprogrammare la propria vita? Innanzitutto imparando a non dare nulla di ciò che si è imparato dalle diverse fonti (insegnanti, libri, seminari, genitori, amici) per scontato ed immutabile. Tutto va bene finchè funziona! Quando non si ottengono i risultati voluti occorre cambiare!

E, credetemi, cambiando comportamento un pò per volta, cambieranno anche i risultati e gli obiettivi che prima sembravano irranggiungibili diventeranno alla portata di tutti. Il nostro cervello, man mano che cambieremo i nostri schemi mentali, adatterà tutto il sistema nervoso centrale creando, al contempo, nuove piste sinaptiche contenenti le informazioni recenti che, se ripetute nel tempo costantemente, andranno a sostituire i vecchi schemi di comportamento appresi da piccoli.

Qui è importante Essere Presenti allo scopo di Osservare il meccanismo automatico che scatta di fronte ad una determinata situazione. In questi casi bisogna osservarsi senza giudicare lo schema automatico di reazione. Già in quel momento di Presenza possiamo sostituire quello schema mentale reattivo automatico con uno nuovo e più adatto alla situazione.

Iniziamo a cambiare da oggi stesso in maniera graduale, partendo dalle cose più facili allo scopo di spezzare gli schemi abitudinari limitanti acquisiti. Possiamo cambiare o allargare le nostre amicizie, i locali che frequentiamo abitualmente, il lavoro svolto fino ad oggi o perfino le relazioni sentimentali se non si va d'accordo. Basta avere un pò di coraggio e crederci e vedrete che presto la vostra vita ragiungerà livelli che prima potevate solo sognare!

Vincenzo Bilotta

domenica 11 novembre 2012

Quanto ci amiamo?

Con questa domanda di oggi si apre un nuovo articolo sul mio blog. Quanto ci amiamo? Quanto vi amate? Poco? Tanto? Vi siete mai posti questa domanda di cuore o siete troppo impegnati a rifugiarvi nella routine quotidiana per dimenticare chi siete realmente? Nel corso della mia vita ho avuto modo di notare come la gente fugga dagli specchi per paura di guardarsi e trovarsi imperfetti, inadeguati.

Diciamoci la verità: è più facile giudicare gli altri, osservarli dall'alto verso il basso che non giudicare Se stessi. E' più facile, lo saprete già, rompere uno specchio quando ci riflette qualcosa di noi che non ci piace rispetto all'accettarlo incondizionatamente. La nostra società è fondata sulla ricerca del bello esteriore e la maggior parte di noi crede che questo sia giusto.

Molti credono ancora che sia Reale solo ciò che si può vedere e toccare. Ciò nasce innanzitutto da un pensiero di tipo newtoniano legato alla fisica classica e poi da un profondo rifiuto di Se da parte di queste persone e un forte desiderio di critica e di giudizio frutto di profonde frustrazioni ed insicurezze. Facile criticare l'operato altrui.

Altro problema è legato al fatto che il senso critico nella gente nasce dal desiderio di vanagloria che andrà a compensare, secondo la visione distorta che hanno della Realtà, le loro profonde insicurezze. Se non si ha nemmeno il coraggio di accettare la propria immagine riflessa allo specchio, come si potrà credere e pensare di poter giudicare gli altri? Siamo buoni a guardarci allo specchio solo per trovare in noi un sacco di difetti e non vedendo, invece, il fatto che siamo perfetti così come siamo.

Se Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza e se ognuno di noi rappresenta un lato del divino in maniera diversa, esprimendone la forma attraverso diversi volti e costituzioni fisiche, perchè preoccuparsi dell'aspetto? Perchè giudicare se stessi e gli altri? A che scopo? Non sarebbe meglio vivere il vero Se libero da illusioni, cominciando, al contempo, con il guardarsi ogni mattina allo specchio ripetendosi TI AMO? Avete mai provato a farlo?

Costa tanta fatica, credetemi, ma vale la pena provare. In una società in cui la religione e la scienza hanno fatto solo martiri e cavie, questo è il punto di svolta che potrà portare alla vera evoluzione, quella interiore. Molti sono legati ancora ai processi esteriori. La scienza stessa ricerca sempre cause di malattie e disturbi in virus, batteri ed inquinamento. La scienza è come la mente.

Entrambe, infatti, cercano i colpevoli all'esterno. Solo il ricercatore sincero sa che c'è "dell'altro" e che la direzione di ricerca dev'essere svolta in maniera introspettiva e scevra da giudizi verso se stessi o verso gli altri. Impariamo ad amare la nostra immagine riflessa allo specchio e scopriremo l'Amore senza giudizio verso di noi stessi e verso gli altri. Solo l'Amore guarisce la vita. Il giudizio l'infanga e l'umilia. Per vivere la Vita con la V maiuscola occorre amare Se stessi smettendo di giudicare gli altri perchè gli altri siamo noi.

Vincenzo Bilotta

domenica 4 novembre 2012

Il potere del perdono

               "Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno" (Luca 23,34)

Questo brano di apertura tratto dal vangelo secondo Luca mi serve, oggi, ad introdurre un argomento che mi sta particolarmente a cuore: IL PERDONO. Quanti di noi sono in grado di perdonare? Tanti? No, non a parole, ma col cuore! Pochi, credetemi. Eppoi, come perdonare quel...Bip!...che mi ha tagliato la corsia in autostrada o, ancora, il datore di lavoro sfruttatore o, peggio, un genitore violento e dispotico? Lo so, è difficile, a volte sembra quasi impossibile.

Nessuno, meglio del Cristo in croce ci può insegnare il perdono, quello vero, quello del cuore. Infatti, nella frase "Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno" è racchiuso tutto il potere del perdono e della remissione di ogni colpa. Analizzando la frase, si può capire meglio il suo significato. Col termine  "Padre", il Cristo indica il Padre interiore, il Se Divino vivente in ognuno di noi.
(Immagine presa dal web)

"Perdona loro" è un invito alla flessibilità, al lasciare andare l'energia negativa che cammina di pari passo col desiderio di vendetta e l'odio e che ci logora giorno per giorno. "Perchè non sanno quello che fanno": in questa parte finale della frase di perdono è racchiusa la motivazione che porta la gente a fare del male ai suoi simili.

Questa è da ricercare nell'INCONSAPEVOLEZZA, nella mancanza di PRESENZA MENTALE quando si compie il gesto allo scopo di nuocere all'altro. Se chi compie il gesto non è presente, sicuramente anche chi non è in grado di perdonare non è da meno. Il mancato perdono implica sofferenza SEMPRE E SOLO a carico di chi riceve l'insulto o la cattiva azione e mai da parte di chi la compie in quanto quest'ultimo, come ho già detto sopra, non è presente al momento del gesto.
(Immagine presa dal web)

Quando parlo di mancata presenza non mi riferisco alla mancata presenza in senso fisico. In questo caso mi riferisco alla mancata presenza mentale. Ciò significa, che chi compie il gesto ai danni di una persona, spesso lo fa senza rendersene nemmeno conto. Infatti il gesto è compiuto in maniera quasi automatica, reattiva, senza mai riflettere sulle conseguenze a carico di chi lo subisce.

Anche quando c'è una premeditazione nel gesto, chi lo compie non è sempre presente o comunque mai al 100%. A chi serve il perdono? E soprattutto a cosa? Il perdono serve a chi subisce il torto. Esso serve a liberarsi dal legame energetico negativo che si viene a creare con la persona che ci ha offesi e a farci tornare a vivere liberi da sentimenti letali quali: odio, impotenza, rabbia, desiderio di vendetta che ci condurrebbero all'interno di una spirale senza fine.

Perdonando gli altri in realtà perdoniamo noi stessi. Perdonando CIO' CHE E' STATO onoriamo lo stato di CIO' CHE E'. Guarendo dai sentimenti di odio guariamo noi stessi dai problemi di salute che i blocchi energetici ci hanno causato. Perdoniamo per vivere liberi. Perdoniamo per vivere sani. Perdoniamo per conoscere noi stessi e il mondo. Perdoniamo per conoscere Dio in noi e in chi ci ha offesi inconsapevolmente.

Vincenzo Bilotta

domenica 28 ottobre 2012

Sapere stare nel mondo

La gente, oggi, risulta essere sempre meno soddisfatta del mondo in cui vive. Ognuno vorrebbe una vita diversa, un mondo diverso, un lavoro più gratificante. Da ciò si evince come le persone soffrano vari disagi legati allo stress del non sapere stare nel mondo. Partendo da questa premessa fondamentale possiamo osservare come sempre più persone vorrebbero fuggire via la realtà da loro vissuta alla ricerca di un qualche paradiso perduto.

Tutto ciò deriva da un sentimento di non accettazione del QUI E ORA. Questa fuga dal presente porta le persone a soluzioni alternative al disagio vissuto, che riescano, almeno per un pò, a colmare il senso di smarrimento da loro vissuto. Molti seguiranno la strada dei ritiri spirituali, altri quella delle droghe, dell'alcol o del sesso. Tutte queste persone sono accomunate da un unico disagio: quello di non sapere stare nel mondo. In realtà, ognuno di noi ha un suo posto in questo bel mondo.

Nessuno, però, ce lo può indicare, solo la nostra Anima lo sa già quando sceglie d'incarnarsi nel nostro corpo. Sicuramente l'alternativa al disagio vissuto non è di certo il drogarsi perchè, così facendo, ci si procurano inutili quanto dannose dipendenze. Anche la scelta di isolarsi in un eremo o di prendere i voti monastici spesso non è la soluzione.

Con questo non voglio sindacare in merito alla libera scelta che ognuno di noi ha su cosa fare della propria vita o su quale sia la strada giusta da intraprendere per realizzare Se stessi. A mio parere, però, quasi mai chi si isola trova la sua strada, non è così che funziona. Stando isolati dal mondo è facile raggiungere l'equilibrio e non farsi influenzare più dagli eventi quotidiani! Ci si può perfino illuminare (ciò servirebbe, specie a chi si prende una grotta buia e umida)!

 Così facendo, però, si perde l'opportunità di vivere la Vera Vita, quella per la quale siamo venuti al mondo. Solo con un confronto costruttivo con le altre persone e vivendo in mezzo agli altri si può realizzare il proprio Se libero dalle influenze mondane. Se, per assurdo, l'eremita decidesse di tornare a vivere fra la gente, sicuramente non riuscirebbe a realizzare un bel nulla!

E' facile essere forti quando si è in cima ad una montagna e si ha a che fare solo col vento e con le aquile! La vera forza sta nel vivere la vita quotidiana lavorando su di Se allo scopo di non farsi più inflluenzare dagli eventi esterni. Quando si accetta il QUI E ORA, si può decidere di cambiare Se stessi e il proprio modo di relazionarsi con gli altri senza peraltro subirne più le influenze. Nessuno può influenzarci se noi siamo centrati. Al massimo potrà accadere il contrario. Il lavoro su di Se costituisce la base del sapere stare finalmente nel mondo senza più volerlo cambiare.

 Solo capendo le dinamiche del microcoscmo (uomo) si potranno comprendere quelle del macrocosmo (mondo e universo intero). Solo conoscendo Se stessi si scoprirà il Vero Mondo, libero dal velo delle illusioni. Rimarrete affascinati da come ad ogni vostro cambiamento ne corrisponderà uno uguale nel mondo che vi circonda. Tutto è connesso, Tutto è Uno. Solo dopo aver lavorato su di Se, ciascuno sarà libero di rifugiarsi in un eremo o diventare monaco in un monastero sperduto in Tibet. In questo caso è plausibile il comportamento della persona evoluta che decide di andare via dal mondo per rifugiarsi in una grotta perchè, in questo caso, non sarà una fuga ma una sua scelta consapevole.

Vincenzo Bilotta

domenica 21 ottobre 2012

Alimentarsi correttamente

Il Buddha affermava più di duemila anni fa: "Siamo ciò che pensiamo". Se facessimo riferimento all'alimentazione, prendendo in prestito la sua frase potremmo affermare: "Siamo ciò che mangiamo". Ciò si dimostra vero in quanto il nostro stato di salute dipende anche da ciò di cui ci cibiamo quotidianamente. Certo, l'alimentazione non è la causa primaria della malattia. Ciò che genera lo stato di disarmonia che potrebbe sfociare nella malattia è sempre un fattore emozionale legato ad un conflitto irrisolto.

Tuttavia, una persona che goda di un certo equilibrio psicofisico può sicuramente, a completamento del suo stato di salute, adottare delle strategie alimentari che gli consentano di vivere al massimo della vitalità e di avere un sistema immunitario potenziato ed estremamente efficiente. Ma cosa mangiare? Questa è la domanda del secolo che ognuno di noi si è posto almeno una volta nella sua vita. Cosa rispondere?
(Immagine presa dal web)

Di certo non sono da seguire le tabelle alimentari classiche in quanto esse lasciano il tempo che trovano poichè sono spesso manipolate dalle industrie alimentari allo scopo di smerciare i prodotti da esse commercializzati. Di sicuro, se si vuol vivere bene, occorrerebbe eliminare dalla dieta il consumo di carne. Quando parlo di carne mi riferisco a qualsiasi tipo di carne di origine animale, pollo e tacchino comprese nel gruppo.

Dico ciò perchè spesso le persone in genere per carne intendono solo quella di vitello come potenzialmente dannosa, non sapendo che sono tutte sulla stessa barca. Mangiare carne non è l'ideale. La digestione di questo alimento produce due tossine altamente inquinanti per il nostro organismo: la cadaverina e la putrescina. Al di là del fatto che gli animali da macello sono trattati con estrogeni ed antibiotici, sarebbero da evitare anche le carni biologiche in quanto dannose per l'organismo a prescindere da come sono alimentati gli animali degli allevamenti.

(Immagine presa dal web)
Mangiare carne può esporre a malattie quali tumori, colesterolo, diabete e infarto. Anche i latticini andrebbero eliminati dalla dieta. Il loro consumo può causare delle intolleranze di tipo alimentare che portano nei bambini disturbi digestivi ed eccessiva flatulenza. Se prendiamo in considerazione il Ph della carne e dei latticini in generale, notiamo come sia tendente all'acido (il Ph neutro è pari a 6, al di sotto viene considerato acido, al di sopra alcalino o basico).

Come molti già sanno, il terreno di molte malattie quali tumori o cardiopatie è di tipo anaerobico-acido. Di conseguenza capite bene come il consumo di carne possa aumentare il rischio di ammalarsi, ciò a prescindere dalla fantasia legata alla predisposizione genetica! L'alimentazione, subito dopo la corretta gestione delle emozioni ed assieme ad uno stile di vita attivo, è fondamentale per il mantenimento dello stato di salute e per allungare la vita a ciascuno di noi.
(Immagine presa dal web)

 La prima cosa da fare per stare bene è eliminare il consumo di carne e latticini dalla dieta ed aumentare quello di cibi freschi di origine vegetale, ossia mangiamo più frutta e verdura. I cibi freschi di origine vegetale hanno molte caratteristiche che li rendono salutari ed efficaci nella prevenzione di svariate malattie. Va detto che un aumentato consumo di frutta e verdura ci consente di innalzare il nostro Ph nel sangue, prevenendo così malattie anche importanti quali infarto, ictus e tumori. Le fibre contenuti nei vegetali hanno la capacità di prevenire (abbinate al movimento fisico) la stipsi ed altri disturbi legati all'apparato digerente.

Infine, assumendo più vegetali attraverso la dieta si ha la possibilità di assimilare le vitamine in essi contenute e di rallentare, al contempo, la produzione di radicali liberi all'interno dell'organismo. Va ricordato che il processo digestivo conseguente all'assunzione di alimenti di origine animale comporta una produzione maggiore di radicali liberi rispetto agli alimenti di origine vegetale. Anche il consumo di acqua è importante mentre il consumo di bibite andrebbe limitato il più possibile.
(Immagine presa dal web)

Sicuramente da evitare è la famosa cola in tutte le sue forme commerciali e, in generale, tutte le bibite gasate in commercio, in quanto hanno un Ph molto basso e sono piene di coloranti dannosi quali il famoso E 150 D contenuto in alimenti quali: chinotto, coca-cola, aceto balsamico o caramello. Scegliete aceto balsamico biologico per avere la garanzia dell'assenza di E 150 D. In ogni caso controllate sempre gli ingredienti per maggiore sicurezza. L'ideale sarebbe bere acqua naturale con l'aggiunta di sale himalayano allo scopo di energizzarla ed arricchirla, al contempo, di preziose sostanze minerali di origine naturale.

Al posto della carne occorrerà assumere alimenti di origine vegetale ad alto contenuto proteico. Ce ne sono diversi in commercio: bistecche di seitan, soya, alimenti a base di riso e zucca e così via. La scelta è vasta. Per quanto riguarda l'assunzione del calcio nella dieta occorre sfatare il mito del latte. Se è vero, infatti, che il latte contiene tanto calcio, si è anche visto però che esso favorisce al contempo la deplezione calcica e, a lungo andare, asseconda i processi di fragilità ossea direttamente collegati all'osteoporosi.

Al posto del latte di origine animale, basta consumare quello di origine vegetale a base di soya, mandorle o riso. Essi contengono calcio e sono integrati con vitamine a largo spettro. Anche le verdure a foglia verde (quali spinaci, broccoli o cavoletti di bruxelles) contengono calcio. Come vedete, non c'è che da documentarsi e decidere se continuare ad alimentarsi senza criterio in base a ciò che ci consigliano in TV o nelle riviste mediche, oppure si può iniziare a cambiare stile di vita, utilizzando prodotti vegetali di origine biologica.

A chi si fosse alimentato fino ad oggi con cibi di origine prevalentemente animale, consiglio un passaggio graduale alla dieta a base di alimenti vegetali per una questione di abitudine ai nuovi sapori. Poi basta imparare ricette nuove e, per questo, su internet si trovano piatti veramente saporiti e poco costosi. Secondo me i vegetali, che nel dopoguerra furono accantonati perchè considerati il "cibo dei poveri", sono destinati a salire alla ribalta quali cibi di qualità e salutari. Mangiamo (e pensiamo) bene e i risultati non tarderanno ad arrivare. Provare per credere!

Vincenzo Bilotta

domenica 14 ottobre 2012

Cambia te stesso se vuoi cambiare il mondo


Oggi parlerò del cambiamento. Per cambiamento intendo quel cambiamento consistente nel lavoro su di Se volto alla trasformazione interiore. Ovviamente sarebbe più facile per tutti se a cambiare fosse il mondo invece che noi. Questa, però, è mera utopia. E' molto più "semplice" lavorare su di Se per cambiare il mondo che aspettare che il mondo cambi e diventi come a noi più piace.

 La maggior parte della gente, oggi, non fa altro che desiderare il cambiamento del mondo che la circonda e per ciò stesso non si accorge di rimanere ancorata ai vecchi schemi di pensiero che non le consentiranno di modificare a suo vantaggio la realtà circostante. Chi aspetta che il cambiamento avvenga dall'esterno, sarà una di quelle persone pronte a lamentarsi di tutto, a non accettare mai la vita COSI' COM'E' quale dono di Dio ed occasione per vivere esperienze a fini altamente evolutivi per la propria Anima. Non è lamentandosi che si cambiano le cose. Si cambia DECIDENDO DI VOLER CAMBIARE.

Il mondo è sempre lo stesso in quanto è una realtà oggettiva. Ha un colore neutro e nessuna carica emotiva. Ognuno di noi, invece, vede il mondo in maniera soggettiva. Ciò in base alle proprie esperienze, la propria "educazione", la propria cultura ed esperienza personale ottenuta attraverso l'interazione con eventi e persone maturata nel corso della sua vita.

Siamo noi a dare colore al mondo attraverso chiavi di lettura che sono retaggio del nostro passato. Di conseguenza il mondo è bello se noi abbiamo avuto esperienze di riferimento belle mentre, viceversa, il mondo diventa un luogo poco piacevole qualora il nostro passato non è andato come desideravamo andasse e fatichiamo ancora ad accettarlo.

Noi dipingiamo il mondo coi colori che abbiamo dentro! Se ho davanti a me una tela e voglio dipingerla di verde ma ho tutti gli altri colori tranne che questo, o compro il colore mancante o cambio hobby! Tradotto in italiano, se il mondo non mi piace e vorrei che fosse diverso, allora vuol dire che è venuto il momento di cambiare il mio modo di vederlo lavorando su me stesso.

Il problema fondamentale è che tutti noi guardiamo il mondo con gli occhi del passato e non ci accorgiamo che è questo il problema fondamentale, non il mondo in se che è neutro. Solo lavorando su di noi e sulle nostre convinzioni limitanti possiamo ottenere il cambiamento della realtà che ci circonda. Dopotutto il mondo esterno riflette il nostro mondo interiore e ci da la chiave di lettura dei punti che andrebbero cambiati in noi. Per fare ciò bisogna avere occhi per leggere ed essere svegli o almeno con un occhio aperto.

La luce all'inizio fa male dopo anni di oscurità, ci si deve abituare gradualmente. Quando prendiamo coscienza del nostro lato oscuro, possiamo iniziare il lavoro su di noi volto al cambiamento evolutivo interiore. Vi starete chiedendo come ci si accorgerà dei progressi fatti attraverso il lavoro su di Se? Basta osservare la realtà che vi circonda.

Lo capirete da come cambieranno le cose man mano che andrete approfondendo il lavoro in quanto il mondo fa da specchio alla nostra realtà interiore. La parola chiave di oggi la possiamo ricavare dal titolo del mio articolo: CAMBIA TE STESSO SE VUOI CAMBIARE IL MONDO! Da oggi niente più lamentele nè giudizi negativi sul mondo e sulle persone.

Impariamo a prenderci la responsabilità di cambiare noi stessi e diamo esempio agli altri non curandoci delle critiche o commenti che riceveremo per il nostro cambiamento. IL MONDO E' CIO' CHE PENSIAMO DI LUI. Iniziamo a cambiare pensiero e tutto cambierà. La vita è magia, una magia chiamata pensiero creativo.

Vincenzo Bilotta

domenica 7 ottobre 2012

Alla ricerca dell'equilibrio

Ognuno di noi nasce per fare delle esperienze in questa dimensione fisica e, per ciò stesso, viene dotato di un corpo anch'esso fisico. Oltre al corpo, la natura ci ha dotati dei cinque sensi (vista, udito, tatto, olfatto, gusto). Coi cinque sensi abbiamo la possibilità di conoscere ciò che ci circonda e catalogare dati ai fini conoscitivi per le esperienze future. Ciò che la scienza non ci dice è che, oltre ai cinque sensi, la natura ci ha dotati di un sesto senso che è il più importante ma che pochi riescono ad utilizzare.

Eppure questo sesto senso è quello che ci permetterebbe di compiere le scelte giuste per poter vivere la vita che abbiamo da sempre desiderato. Questo sesto senso si chiama ISTINTO e non è seguito da quasi nessuna persona a causa della paura. La paura è ciò che non ci consente di realizzare noi stessi in quanto limita e frena la libera espressione della nostra "vera identità". Come ho detto prima, ognuno di noi nasce in questa dimensione spazio-temporale per fare esperienze di tipo fisico ed evolvere verso piani sempre più alti di consapevolezza.

E' naturale e consono all'essere umano la ricerca continua dell'equilibrio interiore. Questo equilibrio può essere raggiunto solo attraverso l'utilizzo del sesto senso, il solo che ci può guidare verso la nostra realizzazione completa. Come ho detto sopra, pochi sfruttano il proprio istinto in quanto, spesso, lo reprimono a causa della paura di sbagliare o di deludere le altrui aspettative.

Dal momento in cui non ci si fida più dell'istinto, nasce la dipendenza da persone ed eventi nella falsa convinzione che essi siano in grado di indicarci la via più breve per il raggiungimento del nostro punto di equilibrio che coincide poi col nostro Vero Se. Fin quando non ci fidiamo del nostro istinto (corrispondente, come ho detto sopra, al sesto senso), non riusciamo a trovare la centratura nella vita e continuiamo a vivere nel dubbio e nella dipendenza.

Infatti, cercando fuori di noi l'equilibrio ci creiamo dipendenze da cose o persone esterne, nell'erronea convinzione che siano sempre gli altri a detenere la chiave della nostra felicità. In verità basta solo centrarsi su Se stessi e stare in ascolto delle proprie percezioni senza più reprimerle al fine di trovare ciò che abbiamo sempre avuto ma che abbiamo cercato al di fuori di noi.

Quante volte, durante le gite fuori città, abbiamo sbagliato strada pur potendola indovinare perchè non ci siamo fidati del nostro istinto e abbiamo preferito un navigatore satellitare che ci ha condotti per una strada molto più lunga? Questo è solo uno dei tanti esempi di ciò che accade alla maggior parte di noi per il solo fatto che reprimiamo il nostro sesto senso.

Un modo per sviluppare efficacemente il sesto senso è la meditazione. Meditando, infatti, si ha la possibilità di lasciare libero spazio alle intuizioni, divenendo al tempo stesso creativi. In meditazione si possono avere delle idee che normalmente non ci verrebbero mai in mente perchè troppo occupati a vivere lo stato di sonnambuli nel quale gran parte dell'umanità di oggi si trova.

Con la meditazione si sviluppa maggiore fiducia in Se stessi, acquisendo al contempo una capacità d'introspezione che ci da modo di vedere che dentro di noi esiste già tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere felici e realizzati. Andiamo avanti nel nostro cammino eliminando le nostre paure ed ascoltando la voce del nostro cuore; è là, infatti, che risiede il nostro istinto che Dio ci ha donato come Angelo Custode.

Vincenzo Bilotta

domenica 30 settembre 2012

Svuota la tazza

Un professore universitario andò a far visita al maestro Nan-in per interrogarlo a proposito dello Zen. Ma invece di ascoltare il maestro, lo studioso continuava a esporre le sue idee personali. Dopo averlo ascoltato per un pò di tempo, Nan-in servì il tè. Dopo aver riempito la tazza del visitatore, continuò a versare. Il tè traboccò dalla tazza, riempì il piattino e colò sui pantaloni dell'uomo finendo sul pavimento. "Non vedi che la tazza è colma?" Esplose il professore. "Non ce ne sta più!".

"Proprio così", replicò tranquillamente Nan-in. "E come questa tazza, tu sei colmo delle tue idee e opinioni personali. Come posso mostrarti lo Zen se prima non svuoti la tua tazza?". Ho voluto cominciare l'articolo di oggi con una storiella Zen. Questa storia illustra in maniera chiara la presunzione umana. Molte persone credono di sapere ma non sanno proprio nulla. Nelle loro menti regna il caos dell'inconsapevolezza e di maya (maya significa illusione). Nonostante ciò, proprio chi non sa presume di sapere e si atteggia a conoscitore della verità.

Queste sono le tipiche persone che, quando le incontri e parli con loro di argomenti filosofici o di eventi accaduti nella vita di tutti i giorni, dicono di sapere tutto e di essere sempre aggiornate. Conosco tanti esempi di persone che studiano tanto, leggono libri, hanno una preparazione teorica eccellente ma quando si tratta di applicare alla loro vita, non hanno capito nulla e vivono nella confusione più totale.

Quale esempio più lampante di tazza piena? Proprio queste persone non solo non amano un dialogo che comporti un libero scambio di opinioni, ma confutano le idee altrui a prescindere dalla loro veridicità credendosi i depositari della verità ultima. Quanta gente studia da anni diverse discipline allo scopo di evolvere ed è rimasta ferma al mero nozionismo.... Quanta ancora, pur non avendo mai applicato ciò che ha imparato, si sente in dovere di dare consigli "gratuiti"....
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Secondo me, la vera conoscenza risiede nell'applicazione di ciò che si è imparato allo scopo di trasformare la propria vita. Sono convinto, inoltre, che non ci si debba mai aggrappare a ciò che si conosce perchè nulla è per sempre e tutto è transitorio in questa meravigliosa parte dell'universo nella quale viviamo.

Ogni cosa, infatti, tende ad evolvere e a trasformarsi. Senza la trasformazione e il cambiamento sarebbe la fine, la morte fisica oltre che intellettuale. Proprio in questo consiste lo svuotare la tazza. Anche quando si è preparati e si decide di partecipare ad un seminario tenuto da qualcuno che organizza l'evento allo scopo di condividere le proprie conoscenze, bisogna prima svuotare la propria tazza da tutto ciò che si è appreso e andare con la mente libera da preconcetti e nozionismi.

Solo così facendo si potrà ascoltare chi avrà qualcosa da dire senza interromperlo con domande fatte spesso al solo scopo di far conoscere la propria preparazione. Quando la tazza è troppo piena, svuotatela! Quando pensate di sapere tutto, credetevi degli ignoranti!

Solo così potrete mantenere viva la vostra curiosità per gli argomenti nuovi e tenere in esercizio il vostro cervello senza cadere nella stagnazione che un presunto sapere comporta. La vita è trasformazione, crescita. Impariamo a "disimparare": solo così, ogni giorno potremo riscrivere la nostra vita daccapo e con maggiore entusiasmo!

Vincenzo Bilotta

domenica 23 settembre 2012

La vita è bella

La vita è un miracolo. Se ci pensate ogni cosa ha del magico, basta osservarla nel modo giusto e con occhi puri. Quando parlo di osservare con occhi puri, intendo il tipo di osservazione libera da schemi mentali, la sola che ci può consentire di vedere le cose COSI' COME SONO senza giudizio nè confronto con esperienze vissute nel passato. Ognuno di noi vive il miracolo ogni giorno ma, poichè non ha occhi per vedere, si lascia sfuggire l'istante perdendosi nei tortuosi labirinti mentali.

La società di oggi impone ritmi meccanici ripetuti all'infinito. Ciò ha portato alla creazione di automi che eseguono il programma vita senza viverla realmente! La vita è bella ma la maggior parte della gente non sa nemmeno di vivere, persa com'è in una dimensione irreale di sogno dal quale non sembra potersi più risvegliare. A volte le persone capiscono cos'è davvero importante nella vita dopo avere vissuto dei drammi in uno o più ambiti della loro esistenza quotidiana.

Spesso solo un dolore derivante da una perdita degli affetti può aiutare a sviluppare il non attaccamento e a capire chi siamo veramente. Alcune volte nemmeno i lutti o i fallimenti possono aiutarci. Tutto dipende dallo stato di consapevolezza in nostro possesso quando viviamo un determinato evento. Solo la consapevolezza può darci la corretta chiave di lettura di qualsiasi situazione che viviamo e portarci al giusto grado di evoluzione senza, per questo, farci perdere nel vittimismo tipico di chi vive ancora nel mentale.

 La vita è magia. Ogni cosa non è un atto dovuto da parte dell'Universo nei nostri confronti. Tutto è uno spettacolo che viene posto in essere per farci vedere quanto Dio è grande e quanto noi siamo potenti e artefici del nostro destino. Non diamo nulla per scontato. Un raggio di sole che entra da una finestra è un miracolo, i colori del tramonto sono un miracolo, le foglie che ingialliscono con il sopraggiungere dell' autunno sono un miracolo, un miracolo chiamato vita. Siete abbastanza presenti per accorgervene o lascerete scivolare via gli anni senza riuscire a darvi una direzione nè un significato come fa gran parte della gente oggi? A voi la risposta....

Vincenzo Bilotta

martedì 18 settembre 2012

L'Evoluzione umana

Quando ha cominciato ad evolvere la razza umana? Fino ad un certo punto della nostra epoca, si era pensato che la civiltà più antica risalesse agli antichi Egizi o, al massimo, ai Sumeri. In seguito agli scavi effettuati nel sito archeologico di Gobekli Tepe in Turchia, si è potuto dimostrare come i popoli fossero già evoluti e costruissero dei templi nelle proprie città già 11500 anni prima della nascita di Cristo!

Ciò porterà all'aggiornamento di tutti i libri di storia che noi prima e i nostri figli dopo abbiamo studiato a scuola. Esattamente la macchina del tempo dev'essere spostata di circa 6500 anni indietro rispetto ai 5000 anni prima della nascita di Cristo, che è stato fino ad un certo momento il periodo in cui si pensava fosse vissuta la civiltà più antica ossia i Sumeri.

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Da ciò si deduce che l'uomo ha raggiunto un grado di evoluzione, invidiabile perfino ai giorni nostri, più di 11500 anni fa. In un'epoca in cui regnano incontrastati I-Phone e aggeggi elettronici vari, nessuno è stato in grado di imitare le meraviglie architettoniche risalenti al passato ed in particolare, una fra tutte, la Sfinge. I materiali utilizzati allora sono di una resistenza e precisione costruttiva che nemmeno il computer più moderno è stato capace di ricostruire.

Ciò fa presumere anche un alto grado di evoluzione intellettivo e filosofico. Si può tuttavia osservare come il livello di evoluzione raggiunto dalle civiltà più antiche sembra essere stato dimenticato e mai eguagliato da quella moderna. Per contro, la nostra civiltà si è sviluppata ed ha evoluto un sistema di tecnologie mai scoperto prima d'oggi. Occorre notare come le civiltà antiche e quella moderna trovino un punto d'incontro attraverso la fisica quantistica.

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In particolare l'Animismo (forma di credenza risalente alla preistoria secondo la quale i suoi aderenti vedevano Dio in ogni aspetto del creato e si sentivano ad Esso connessi) trova molti punti d'incontro con la fisica quantistica. Anche quest'ultima, infatti, afferma che tutto è connesso spiegando ciò attraverso il cosiddetto Entanglement. In base al concetto di entanglement, tutto è connesso o Entangled, niente è separato come se le cose fossero unite da invisibili fili di ragnatela che permettono la trasmissione istantanea delle informazioni anche da un capo all'altro del mondo.

Come possiamo notare, la fisica quantistica non ha fatto altro che rispolverare ciò che gli antichi "sapevano già" traducendolo con termini più moderni e difficili! Cosa consegue da tutto ciò? Secondo me, l'evoluzione umana è già avvenuta migliaia di anni fa. Ciò è dimostrato da civiltà quali gli Aztechi e i Maya. Questi ultimi, infatti, hanno creato il famoso calendario Maya che ha avuto una precisione millimetrica dalla sua creazione fino ad oggi!

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Più che di evoluzione e scoperta io parlerei di una ri-scoperta delle antiche tradizioni sia a livello astrologico che medico. Anche l'efficacia della medicina tradizionale cinese, che data circa 5000 anni prima della nascita di Cristo, è stata confermata dalla medicina ufficiale. Quest'ultima, pur considerandosi "moderna e all'avanguardia", ha ammesso gli effetti curativi dell'agopuntura e del massaggio in caso di dolori muscolari o problemi di altra natura, riconoscendoli alla stessa stregua delle pratiche mediche.

Io credo che ciò che c'era da scoprire è stato già scoperto. In un'epoca d'avanguardia come la nostra, quello che resta da fare agli uomini è aprire il proprio cuore alla cooperazione collettiva allo scopo di conseguire il benessere comune. Nessuna guerra può risolvere  problemi quali povertà, disoccupazione, mancanza di stabilità economica o inconsapevolezza collettiva per il semplice fatto che ne è la causa stessa. Ciò che determinerà l'evoluzione della razza umana in senso positivo sarà la collaborazione e non più la lotta fra i popoli sia vicini che lontani.

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Solo accantonando gli interessi di parte e perseguendo, al contempo, il bene della comunità globale si potrà finalmente assistere al risveglio della civiltà umana e ad un rinnovamento delle sue risorse. Dopotutto, secondo gli esperti, il 21 dicembre 2012 non sarà la data che segnerà la fine del mondo ma solamente la fine di un'era e l'inizio di un'altra. Spetterà a noi tutti, ognuno con la sua piccola azione quotidiana, dare una svolta alla situazione attuale per creare finalmente un nuovo mondo basato sulla pace e la collaborazione globali.

Mi piace pensare al 21 dicembre 2012 come la data di svolta della civiltà umana in cui sarà effettuato il "giro di boa" necessario affinchè possa iniziare un periodo basato sulla prosperità e la sconfitta delle malattie attraverso la semplice apertura del cuore gli uni agli altri e, tutti insieme, all'Universo e a Dio. Ogni malattia deriva, infatti, dalla mancanza di amore che ognuno di noi ha nei confronti di Se stesso ancor prima che nei confronti degli altri.

Solo la presa di coscienza dell'Unità potrà portare all'Amore Universale e all'evoluzione umana. Questo è l'ultimo passo affinchè l'uomo diventi e resti per sempre connesso a Dio riconoscendosi a lui uguale e non inferiore e degno di punizione perchè peccatore!

Vincenzo Bilotta

domenica 9 settembre 2012

Non fuggire il momento

Non fuggire il momento è forse uno dei desideri più grandi di chi è nel cammino di Consapevolezza. Rimanere Presenti implica la responsabilità di vivere tutto così com'è, anche la situazione meno gradevole, senza per questo fuggire più via in un altro tempo che non sia l'Adesso. Essere Presenti comporta riuscire a percepire l'energia di un raggio di sole che entra nella nostra stanza, il canto di un uccellino su di un albero, la poesia stessa racchiusa in questo mistero chiamato Vita.

La Vita, dopotutto, se ci pensate bene, è solo un ripetersi di attimi appartenenti all'Eterno Presente. Il vero peccato non consiste nel non confessarsi quando si va a messa ma nel non Essere Presenti proprio Qui e proprio Ora! Quando non si è Presenti, infatti, ci si lascia sfuggire, per ciò stesso, la Vita come l'acqua scorre via mentre cerchiamo di afferrarla con le nostre mani nude.

Molti vorrebbero avere una macchina del tempo per poter fuggire in un'altra epoca allo scopo di riparare agli errori commessi o, più semplicemente, perchè non sono soddisfatti del momento che si trovano a vivere. Di solito chi prova questo desiderio in realtà sta già fuggendo il Presente. Presente significa dono, regalo; è per questo solo motivo che andrebbe vissuto ed accettato senza più fuggirlo... Vi sognereste mai di buttare via un regalo donatovi da una persona cara solo perchè non è di vostro gradimento? Credo proprio di no.

Il Presente è il dono che ci fa la Vita ad ogni istante ma la maggior parte di noi lo sfugge per ritrovarsi in un tempo che non gli appartiene. Da ciò nasce, inevitabile, il conflitto che ci separa dall'Adesso e non ci consente di Essere in armonia col Tutto. Basterebbe accettare il momento, quale dono più grande che la Vita possa farci, per riuscire a sanare i traumi derivanti da conflitti irrisolti legati al passato e rimanere vigili e Presenti nell'Adesso.

In questo modo si avrà anche la possibilità di costruirsi un futuro felice e gioioso così come lo abbiamo sempre desiderato. La Vita è fatta di tante piccole cose da vivere momento per momento. Impariamo a rispettare ed onorare il momento Presente. Viviamo di attimi. Facciamo di ogni istante concessoci da Dio motivo di celebrazione.

Trasformiamo qualsiasi esperienza stiamo vivendo in un'occasione per evolvere. Smettiamola di vivere di aspettative per il semplice fatto che esse ci spostano nel futuro. Piuttosto viviamo il momento senza pretendere nulla, ricordando sempre che una sola ora in più su questa terra costituisce un dono e racchiude l'opportunità per compiere il disegno della nostra Anima.

Vincenzo Bilotta

lunedì 3 settembre 2012

Amore e accettazione

Come avrete avuto modo di notare, in queste settimane mi sono occupato di quelle che ritengo essere le emozioni fondamentali in grado di influenzare in maniera rilevante la vita di ognuno di noi. Non ho voluto trattare di proposito tutte le altre in quanto, a mio parere, sono queste le più difficili da gestire nella vita di una persona.

Non tratterò nemmeno le eventuali emozioni positive che si trovano all'opposto di esse. Oggi, a conclusione della trattazione, mi occuperò di ciò che, secondo me, è necessario fare affinchè si possano evitare coinvolgimenti emotivi che porterebbero, se vissuti, ad uno spreco di energie e ad una scarsa attenzione sull'Adesso. Nasce spontanea una domanda: da cosa nascono queste emozioni?
(Immagine presa dal web)

Esse nascono innanzitutto da stati d'animo negativi che vengono reiterati nel tempo ma, soprattutto, dalla mancanza di Amore e accettazione nella persona che si trova a vivere queste emozioni. Amore e accettazione sono legati l'un l'altra da un vincolo indissolubile. Infatti, solo se si accetta una situazione o una persona si potrà amare.

Non esiste Amore senza accettazione, altrimenti rischia di diventare pretesa. Chi ama senza accettare l'altro, pretenderà, prima o poi, il cambiamento di quest'ultimo. Dall'Amore senza accettazione nascono le emozioni di rabbia, paura, senso di colpa e tristezza. Amando senza accettare si rischia di vivere in un clima in cui prevale l'aspettativa nei confronti dell'altro a che si comporti in un determinato modo per compiacere i nostri bisogni egoici. Solo accettando l'altro potremo amare.

Solo accogliendo l'altro così com'è potrà nascere l'Amore vero e Incondizionato. Se, invece, non si accetta l'altro e si pretende un cambiamento da parte sua, si rischia di vivere le emozioni negative che sorgono perchè si vivrà uno stato di disagio dovuto all'ansia derivante dall'aspettativa a che l'altro cambi per diventare come piace a noi. Ecco perchè ci arrabbiamo quando ci tagliano la strada o se qualcuno ha un'opinione diversa dalla nostra.

Invece di vedere persone imperfette continuando a crederci solo noi infallibili, dovremmo imparare ad Amare ed accogliere l'altro, capendo che ci fa solo da specchio. Amare ed accogliere l'altro significa non avere pretese verso nessuno. Ognuno, infatti, fa ciò che può per vivere la sua esistenza al meglio e non spetta a noi giudicare o pretendere nulla da nessuno. Se, viceversa, cominciamo a pretendere e ad imporre, il risultato non sarà di certo l'Amore o l'accettazione.
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Ciò che la vita ci darà in cambio sarà: rabbia, paura, frustrazione, senso di colpa, tristezza, odio e via dicendo. Impariamo a vivere amando ed accettando senza condizioni. Impariamo ad amare ed accettare prima di tutto noi col nostro vissuto e il nostro modo di Essere. In un secondo tempo iniziamo ad amare ed accettare gli altri. Non giudichiamo mai dalle apparenze.

Cerchiamo di capire sempre il motivo per cui una determinata persona si comporta in un certo modo. Anche quando l'altro ci tratta male o è aggressivo ricordiamo sempre, prima di provare emozioni negative, che esiste ed è di fronte a noi in quel momento proprio per portare alla luce il nostro comportamento aggressivo represso.

Viviamo in connessione col Tutto, Amando e accettando persone ed accadimenti così come sono. In breve tempo, se riusciremo ad applicare questi semplici concetti, che sono poi Leggi Universali, vedremo cambiare la nostra vita in meglio e, laddove prima c'erano le tenebre, sorgerà la Luce della Presenza. (FINE)

Vincenzo Bilotta

domenica 26 agosto 2012

La tristezza

Oggi tratterò quella che è, secondo me, una delle emozioni fondamentali che spesso ci si trova a provare: la tristezza. Quante volte sentiamo dire "oggi sono triste" sia ad amici che a persone a noi care? Tanta gente sperimenta l'emozione tristezza in maniera più o meno profonda a seconda dei casi e delle situazioni. Quando si è tristi? Anche sempre! Sì, perchè se si hanno troppe aspettative sugli eventi o sulle persone si rischia di vivere in una condizione di tristezza perenne!

Fin da bambini abbiamo pianto quando i nostri genitori non ci compravano i giocattoli o il gelato. Così facendo, attraverso il pianto abbiamo espresso a volte la rabbia ma altre volte la tristezza perchè abbiamo visto deluse le nostre aspettative in merito a determinate situazioni. Chi vorrebbe che la vita andasse come ha programmato in precedenza si trova ad essere più predisposto alla tristezza rispetto a chi vive senza eccessive aspettative.
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Del resto, rischia di essere sempre triste chi non riesce a vivere il Presente e si perde nel passato, rimpiangendo "i bei tempi che furono". Secondo me, il vivere di ricordi porta alla morte giorno per giorno. La prima cosa che uccidiamo quando viviamo nel passato è il momento Presente. Infatti, negli stati di assenza mentale, ci lasciamo sfuggire l'unico momento in cui potremmo esprimere la nostra piena vitalità: il momento Presente, il QUI E ORA.

Quando non accettiamo ciò che è, automaticamente cerchiamo delle vie di fuga in un momento che è diverso dall'Adesso. In questo modo creeremo uno stato di disagio che potremo vivere come tristezza. La fuga dalle situazioni non è mai la soluzione agli eventi non graditi. Ciò che è può sempre essere cambiato. Se non si può cambiare una situazione, la si può accettare.

Essere tristi in ogni caso non è la soluzione che può cambiare gli eventi. Sicuramente la tristezza può cambiare il nostro stato d'animo, ma in peggio! Quando siamo tristi, come si è visto con le precedenti emozioni prese in esame negli articoli scorsi ai quali rinvio, non siamo mai presenti al 100%. Se fossimo presenti, il minimo che potremmo fare sarebbe l'accettare il nostro stato emotivo e lasciarlo essere.

Lasciare essere la tristezza significa non opporle resistenza. La Presenza sulla tristezza apporta luce a questa emozione e ci aiuta a capirne le cause per poi lasciarla fluire via fino a farla scomparire. La Consapevolezza è l'arma più potente della quale disponiamo per far fronte a tutte le nostre emozioni negative, tristezza inclusa. Quando le cose non vanno come dovrebbero e ci si sente tristi per questo, la prima cosa da fare è osservare la tristezza che proviamo senza giudicarla nè temerla, semplicemente osserviamola.
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Questa è la Presenza Totale sull'emozione. Da questo punto in poi non saremo più tristi ma diventeremo semplici osservatori di un "ospite" che è dentro di noi ma che non fa parte di noi. Attraverso l'Osservazione Senza Giudizio in poco tempo la tristezza andrà via senza lasciare traccia. Ciò che ho descritto in questi articoli ha a che fare con la Presenza sulle emozioni.

V'invito tuttavia ad essere Presenti prima che l'emozione si manifesti. Ciò vi da la possibilità di assumere il controllo completo di Se, non permettendo al contempo il manifestarsi dei fantasmi creati dalla nostra stessa mente. Esercitiamo ogni giorno la Presenza, viviamo ogni singola nostra azione in uno stato di totale attenzione. Solo così potremo dire di Essere senza aggiungere altro! (FINE QUARTA PARTE)

Vincenzo Bilotta

domenica 19 agosto 2012

Il senso di colpa

Il senso di colpa è un'altra emozione fondamentale che un essere umano prima o poi si trova a provare. Quante volte ci siamo sentiti in colpa? Tante! Ci si può sentire in colpa per le cose non dette o non fatte. Ci si può sentire in colpa, inoltre, anche quando si pensa di non avere fatto abbastanza per una determinata persona cara che è poi venuta a mancare.

Chi si sente in colpa pensa di non essere stato adeguato alle situazioni che ha vissuto e soffre perchè avrebbe dovuto tenere, a suo avviso, un comportamento diverso da quello che è stato invece capace di avere. Ma da cosa nasce il concetto di colpa? La sua matrice è sicuramente di stampo religioso. Infatti, secondo la religione cristiana noi nasciamo colpevoli (di essere nati?) e man mano che andiamo crescendo diventiamo peccatori.
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Fin da piccoli ci viene instillato il concetto di colpa sia da i nostri genitori che dagli educatori che "subiamo" nel corso della nostra formazione fisica ed intellettuale. Chiunque è pronto a rimproverarci quando facciamo qualcosa che, a suo avviso, non va bene e per ciò stesso veniamo messi in punizione. Ciò ci farà crescere delle persone insicure e piene di paura di sbagliare o di non fare mai abbastanza per compiacere gli altri.

La realtà è ben diversa, se solo si cambia visione prospettica e si esce dagli schemi canonici ereditati da un retaggio formativo-culturale inadeguato e soppressivo delle potenzialità di ciascun individuo. Il senso di colpa nell'adulto deriva quasi sempre da una tendenza da parte di quest'ultimo a giudicarsi inadeguato rispetto agli eventi e alle persone. In realtà ciascuno è di per Se stesso perfetto e fa del suo meglio per aiutare le persone che hanno bisogno di lui.

Per voltare pagina e iniziare una nuova vita in cui non sia più presente alcun senso di colpa, occorre tagliare i ponti col passato e smetterla di giudicarsi inadeguati rispetto alle situazioni già vissute o che si stanno vivendo. Solo capendo che si è fatto del proprio meglio in un determinato contesto si potranno ritrovare la pace e l'equilibrio che da sempre si cercavano.

Solo capendo che non ci sarà nessuna giuria (tranne noi stessi) a valutarci, potremo agire senza avere più paura di essere giudicati. Solo esercitando la Presenza sul senso di colpa potremo capire che questo è solo uno dei tanti schemi mentali derivanti dalle convinzioni limitanti ereditate e fatte nostre attraverso "l'educazione" ricevuta.
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Quando si è Presenti, la prospettiva cambia nella misura in cui noi lo crederemo possibile. Infatti, la sola Presenza sull'emozione non basta a cambiarla. Certo, Essere Presenti è il passo fondamentale da compiere che ci permette di conoscere e vivere, senza più reprimerla, l'emozione che è in noi. Una volta esercitata la Presenza sull'emozione occorre anche avere Fede affinchè ciò possa realizzarsi e Volontà di vivere in maniera nuova e diversa una vita che ci faccia essere finalmente liberi e spensierati come lo sono i bambini prima di venire "educati".

Il bambino, infatti, fa quello che si sente in maniera spontanea e disinvolta. Esso non conosce alcuno schema comportamentale, almeno fino a quando non verrà rimproverato o giudicato negativamente per ciò che ha fatto. Auguro a tutti voi di tornare bambini in questo mondo e vivere con innocenza e libertà ogni situazione perchè, come ebbe a dire Gesù un giorno: "Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perchè a chi è come loro appartiene il regno di Dio"(Mc 10,14). (FINE TERZA PARTE)

Vincenzo Bilotta

domenica 12 agosto 2012

La paura

Chi di noi non ha mai provato paura? Ritengo che la paura sia una delle emozioni più forti che un individuo possa sperimentare nel corso della sua esistenza. Essa nasce come reazione ad una situazione, vera o immaginata, percepita come pericolosa per l'incolumità propria o delle persone che più si amano. Come ho anticipato prima, esistono due tipi di paura: reale e immaginata.

La paura reale è quella che una persona può provare di fronte ad una determinata situazione che gli si pone di fronte in un dato momento. La caratteristica principale sarà la sua concretezza; la minaccia non è qui immaginata ma reale. Esempi di paura reale possono essere diversi: paura di un serpente che entra in auto, di cadere  nel vuoto mentre si pratica free climbing e così via. Accanto a questo tipo di paura esiste una paura che nasce dalla mente del soggetto che la prova ma che, concretamente, non ha nessun riscontro reale in quanto è solo immaginata.
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La caratteristica della paura immaginata è costituita dalla sua inesistenza; è frutto delle fantasie mentali dell'individuo che la prova. Esempi di paura immaginata sono: paura di morire all'improvviso, di rimanere soli, di farsi male, di essere aggrediti e così via. Va detto che, pur essendo all'apparenza differenti, in realtà paura reale e paura immaginata possiedono delle caratteristiche che le accomunano.

Esse, infatti, creano nel soggetto che prova questo tipo di emozione, uno stato di squilibrio che può andare dal disagio fino ad arrivare al panico totale. La mente non fa differenza fra un pericolo reale e uno immaginato. In ogni caso, anche per il solo fatto di provare paura pensando ad una determinata situazione, si attivano automaticamente quei meccanismi atavici detti di attacco o fuga che hanno come caratteristica principale quella di mantenere il soggetto in uno stato di costante apprensione e disagio psicofisico.

Come già detto la settimana scorsa quando ho parlato dell'emozione rabbia, anche nel caso della paura il soggetto che la prova perde il controllo di Se e si lascia trascinare via dal flusso vorticoso di pensieri creato dalla mente. In questo contesto, il soggetto che prova paura, reale o immaginata, si trova a vivere una realtà distorta, percepita come minacciosa attraverso i filtri della propria mente. Spesso, il meccanismo che scatena la paura in un soggetto è legato ad un evento traumatico passato che riemerge in occasione di una determinata situazione percepita dalla sua mente come simile al trauma subito in precedenza.

La mente ha la principale funzione di archiviare tutti gli accadimenti della nostra vita, sia piacevoli che no. Saremo noi col nostro giudizio e la nostra mancanza di Presenza a percepirli come minacciosi. Essere presenti quando si ha paura non è facile in quanto spesso si ha più voglia di fuggire che di capire cosa stia realmente accadendo. In realtà, però, la paura è solo un servomeccanismo della mente, un suo automatismo attivato per segnalarci un possibile pericolo o ciò che lei così percepisce.
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Solo una persona presente può osservare la propria mente mentre proietta pensieri di paura. Dal momento stesso in cui si è presenti su questa emozione, viene spezzato il meccanismo che la determina. Ovviamente bisogna poi chiedersi come mai si è provata paura allo scopo di procedere indietro nel tempo per poter arrivare all'evento traumatico vissuto in precedenza e mai risolto.

Le paure derivano quasi sempre da traumi irrisolti legati al passato. Quando si ha paura, quindi, anzichè farsi trascinare nei suoi vortici angosciosi, sarebbe bene esercitarsi nella Presenza Mentale e trasformare questo evento all'apparenza terrorizzante in un'occasione per lavorare su di Se e continuare a procedere nel cammino senza fermarsi. (FINE SECONDA PARTE)

Vincenzo Bilotta