domenica 25 novembre 2012

Creare un futuro positivo

Passato e futuro non esistono. L'uno è ormai cenere, l'altro deve ancora arrivare. Pochi sanno ciò e, a causa di questa "ignoranza", vivono condizionati dal tempo passato o da quello che sarà. Perdersi l'Adesso è il più grande errore che una persona possa commettere ed ha come effetto immediato la perdita della possibilità di vivere una Vita felice in piena Presenza Mentale.

Aggrapparsi ai ricordi genera soltanto dolore e nostalgia, e non serve di certo a chi ha deciso di intraprendere un cammino di Consapevolezza per dare una svolta ed un significato alla propria Vita. Del resto, guardare al futuro senza prima essersi ben radicati nell'Adesso porta le persone a vivere degli stati di ansia anticipatoria nei confronti di ciò che potrebbe accadere a se o ai propri cari. Per guarire dall'ansia e da tutti gli stati d'animo negativi in genere, occorre cominciare a vivere la Vita momento per momento, al rallentatore, senza resistere a CIO' CHE E'.
(Immagine presa dal web)

Essere Presenti significa vivere nel QUI E ORA ed onorarlo senza più fuggirlo né resistergli. Vivere l'Adesso comporta saper "voltare pagina" e lasciarsi scivolare alle spalle il passato che ha dato a molti di noi l'identità di vittime sacrificali di un demone inesistente. Solo nel Presente possiamo trovare la nostra Vera Identità e sperimentare l'Amore Divino e la forza creatrice interiore. Quando si riesce a raggiungere questo stato di Grazia Divina tutto diventa più semplice, più fluido, più naturale. Dal momento in cui saremo in grado di vivere il Presente, avremo la possibilità di proiettarci nel futuro in maniera serena e Consapevole, riuscendo finalmente a creare la Vita dei nostri sogni, smettendo definitivamente di affidarci agli eventi casuali.

Sperare nel futuro senza Essere Presenti nell'Adesso non solo crea frustrazioni ma non ci porta da nessuna parte, sicuramente non dove noi vorremmo andare. Chi lavora su di Se dovrebbe riuscire a vivere il Presente senza difficoltà particolari. Quando ci siamo radicati nell'Adesso, se davvero vogliamo creare un futuro positivo come a noi più piace, dobbiamo prima porci una domanda fondamentale. La domanda è: qual'è l'obiettivo della mia Vita?
(Immagine presa dal web)

Dopo esserci posti questa domanda, dobbiamo avere il coraggio di rispondere in maniera sincera e con estrema chiarezza. Da questa risposta, infatti, dipenderà il nostro futuro! Le domande aiutano a potenziare la nostra capacità di focalizzarci sugli obiettivi a breve, medio e lungo termine. Rispondere alle domande ci stimola a focalizzarci verso uno o più obiettivi futuri. Focalizzarsi su di un obiettivo ci aiuta a raggiungerlo con più facilità e senza inutili sprechi di energie. Molte persone non hanno ciò che vogliono semplicemente perché non esprimono con chiarezza i propri intenti futuri.

Se vogliamo migliorare il nostro futuro, rendendolo positivo e pieno di cose belle, dobbiamo cominciare con il chiederci adesso cosa vogliamo, cosa desideriamo. Il desiderio aiuta a focalizzare la nostra attenzione sull'oggetto dei nostri sogni e fa, al contempo, chiarezza sui nostri obiettivi futuri. Il tempo non esiste. Tutto è un continuo Presente in Divenire.
(Immagine presa dal web)

Anche il futuro non è altro che una proiezione in avanti del Presente. Tutto parte dal QUI E ORA. Ogni cosa si genera e si evolve partendo dall'Adesso. Basta avere fiducia in Se stessi e nella Vita, fissarsi degli obiettivi e visualizzarli costantemente perché essi si possano realizzare nel futuro. Prima di pensare al futuro, occorre osservarsi. Lo sguardo introspettivo ci aiuta a capire come noi immaginiamo il nostro futuro.

Se, durante l'autosservazione, noteremo in noi pensieri che ci creano ansie rivolte al futuro, dobbiamo modificare il nostro modo di pensare. Come molti già sanno, infatti, IL PENSIERO CREA. Trasformando i pensieri di ansia in pensieri di gioia e speranza rivolti al futuro, possiamo ottenere immediatamente dei risultati.
(Immagine presa dal web)

Il nostro stato d'animo sarà sicuramente migliore rispetto a quando pensavamo con paura al futuro. Cambierà anche il nostro approccio alla Vita e alle persone. Insomma, pensando positivamente al futuro, miglioriamo anche la nostra Vita nel Presente e il nostro rapportarci con eventi e persone. Questa è la base di partenza per ottenere il futuro dei nostri sogni.

Vincenzo Bilotta

domenica 18 novembre 2012

Riprogrammare la propria Vita

La vita della maggior parte delle persone è fatta di abitudini. Ogni gesto viene compiuto in maniera quasi automatica. Ciò avviene attraverso schemi che il cervello acquisisce attraverso la ripetizione. Con la ripetizione di determinati comportamenti, infatti, il cervello sviluppa nuove reti sinaptiche e le rinforza ogniqualvolta quell'azione verrà ripetuta nel tempo.

Questo fenomeno viene detto neuroplasticità. In poche parole il cervello fa crescere determinate sue aree quando acquisisce nuovi schemi comportamentali, sviluppando nuove connessioni sinaptiche. Contemporaneamente, le neuroscienze hanno scoperto come le vecchie abitudini, se cambiate con nuove e diverse, tendano a sparire in quanto il cervello, non utilizzando più quelle "piste sinaptiche" riterrà opportuno lasciarle atrofizzare.

 Avviene un pò come in palestra: i muscoli che alleniamo con maggiore frequenza tenderanno a crescere e ad essere maggiormente sviluppati rispetto a quelli che non alleniamo mai. Ho fatto questa premessa perchè la ritengo fondamentale per l'argomento che tratterò oggi. Il titolo parla di riprogrammare la propria vita. Cosa significa?

Quando parlo di riprogrammare, mi riferisco allo sforzo volontario fatto da una determinata persona che la porterà, se ripetuto costantemente nel tempo, ai risultati voluti in qualsiasi campo della propria vita. Ma quando è necessario cambiare abitudini di vita e, di conseguenza, riprogrammarsi? Beh, occorre farlo quando si cercano di perseguire determinati obiettivi nella propria vita senza riuscire a raggiungerli. In questo caso è necessario rivedere il proprio approccio e le eventuali convinzioni limitanti che stanno dietro al mancato conseguimento di quel particolare risultato che ci sta tanto a cuore.

Ognuno di noi è "programmato" in un modo preciso dai propri genitori, insegnanti, amici e, in generale, da tutte quelle persone che incontra nell'arco del suo sviluppo psicofisico. Purtroppo, però, questa programmazione, spesso, può avere dei limiti specie se si stanno perseguendo degli obiettivi nuovi per i quali gli schemi comportamentali classici sono non solo insufficienti ma, spesso, costituiscono dei veri a propri ostacoli al perseguimento dei nostri fini personali.

In questo caso occorre uscire dagli schemi di comportamento abitualmente utilizzati se si vuole veramente avere successo in uno o più campi personali. Einstein affermava in proposito: "Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi". Impariamo ad analizzare le cose in maniera oggettiva e da diversi punti di vista. Solo così si possono trovare le soluzioni per raggiungere i nostri obiettivi più importanti partendo magari, come forma di allenamento, dai più banali.

 Spesso se non troviamo la soluzione ad un problema è semplicemente perchè i nostri genitori e i nostri educatori, in generale, non ci hanno insegnato ad analizzarlo da diversi punti di vista. Noi tendiamo ad adottare dei comportamenti automatici, reattivi, nei confronti di determinati eventi. Questi comportamenti li abbiamo acquisiti dai nostri educatori attraverso l'osservazione delle loro reazioni in situazioni simili a quelle che andiamo a vivere poi personalmente nel corso della nostra vita.

Se si arrabbiavano tenderemo ad arrabbiarci anche noi, se rimanevano rilassati faremo lo stesso in automatico. Capite? Sono dei meccanismi automatici che il nostro cervello ripete in quanto li ha già in archivio senza più nemmeno perdere tempo nè chiedersi il perchè! Ma come si fa a riprogrammare la propria vita? Innanzitutto imparando a non dare nulla di ciò che si è imparato dalle diverse fonti (insegnanti, libri, seminari, genitori, amici) per scontato ed immutabile. Tutto va bene finchè funziona! Quando non si ottengono i risultati voluti occorre cambiare!

E, credetemi, cambiando comportamento un pò per volta, cambieranno anche i risultati e gli obiettivi che prima sembravano irranggiungibili diventeranno alla portata di tutti. Il nostro cervello, man mano che cambieremo i nostri schemi mentali, adatterà tutto il sistema nervoso centrale creando, al contempo, nuove piste sinaptiche contenenti le informazioni recenti che, se ripetute nel tempo costantemente, andranno a sostituire i vecchi schemi di comportamento appresi da piccoli.

Qui è importante Essere Presenti allo scopo di Osservare il meccanismo automatico che scatta di fronte ad una determinata situazione. In questi casi bisogna osservarsi senza giudicare lo schema automatico di reazione. Già in quel momento di Presenza possiamo sostituire quello schema mentale reattivo automatico con uno nuovo e più adatto alla situazione.

Iniziamo a cambiare da oggi stesso in maniera graduale, partendo dalle cose più facili allo scopo di spezzare gli schemi abitudinari limitanti acquisiti. Possiamo cambiare o allargare le nostre amicizie, i locali che frequentiamo abitualmente, il lavoro svolto fino ad oggi o perfino le relazioni sentimentali se non si va d'accordo. Basta avere un pò di coraggio e crederci e vedrete che presto la vostra vita ragiungerà livelli che prima potevate solo sognare!

Vincenzo Bilotta

domenica 11 novembre 2012

Quanto ci amiamo?

Con questa domanda di oggi si apre un nuovo articolo sul mio blog. Quanto ci amiamo? Quanto vi amate? Poco? Tanto? Vi siete mai posti questa domanda di cuore o siete troppo impegnati a rifugiarvi nella routine quotidiana per dimenticare chi siete realmente? Nel corso della mia vita ho avuto modo di notare come la gente fugga dagli specchi per paura di guardarsi e trovarsi imperfetti, inadeguati.

Diciamoci la verità: è più facile giudicare gli altri, osservarli dall'alto verso il basso che non giudicare Se stessi. E' più facile, lo saprete già, rompere uno specchio quando ci riflette qualcosa di noi che non ci piace rispetto all'accettarlo incondizionatamente. La nostra società è fondata sulla ricerca del bello esteriore e la maggior parte di noi crede che questo sia giusto.

Molti credono ancora che sia Reale solo ciò che si può vedere e toccare. Ciò nasce innanzitutto da un pensiero di tipo newtoniano legato alla fisica classica e poi da un profondo rifiuto di Se da parte di queste persone e un forte desiderio di critica e di giudizio frutto di profonde frustrazioni ed insicurezze. Facile criticare l'operato altrui.

Altro problema è legato al fatto che il senso critico nella gente nasce dal desiderio di vanagloria che andrà a compensare, secondo la visione distorta che hanno della Realtà, le loro profonde insicurezze. Se non si ha nemmeno il coraggio di accettare la propria immagine riflessa allo specchio, come si potrà credere e pensare di poter giudicare gli altri? Siamo buoni a guardarci allo specchio solo per trovare in noi un sacco di difetti e non vedendo, invece, il fatto che siamo perfetti così come siamo.

Se Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza e se ognuno di noi rappresenta un lato del divino in maniera diversa, esprimendone la forma attraverso diversi volti e costituzioni fisiche, perchè preoccuparsi dell'aspetto? Perchè giudicare se stessi e gli altri? A che scopo? Non sarebbe meglio vivere il vero Se libero da illusioni, cominciando, al contempo, con il guardarsi ogni mattina allo specchio ripetendosi TI AMO? Avete mai provato a farlo?

Costa tanta fatica, credetemi, ma vale la pena provare. In una società in cui la religione e la scienza hanno fatto solo martiri e cavie, questo è il punto di svolta che potrà portare alla vera evoluzione, quella interiore. Molti sono legati ancora ai processi esteriori. La scienza stessa ricerca sempre cause di malattie e disturbi in virus, batteri ed inquinamento. La scienza è come la mente.

Entrambe, infatti, cercano i colpevoli all'esterno. Solo il ricercatore sincero sa che c'è "dell'altro" e che la direzione di ricerca dev'essere svolta in maniera introspettiva e scevra da giudizi verso se stessi o verso gli altri. Impariamo ad amare la nostra immagine riflessa allo specchio e scopriremo l'Amore senza giudizio verso di noi stessi e verso gli altri. Solo l'Amore guarisce la vita. Il giudizio l'infanga e l'umilia. Per vivere la Vita con la V maiuscola occorre amare Se stessi smettendo di giudicare gli altri perchè gli altri siamo noi.

Vincenzo Bilotta

domenica 4 novembre 2012

Il potere del perdono

               "Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno" (Luca 23,34)

Questo brano di apertura tratto dal vangelo secondo Luca mi serve, oggi, ad introdurre un argomento che mi sta particolarmente a cuore: IL PERDONO. Quanti di noi sono in grado di perdonare? Tanti? No, non a parole, ma col cuore! Pochi, credetemi. Eppoi, come perdonare quel...Bip!...che mi ha tagliato la corsia in autostrada o, ancora, il datore di lavoro sfruttatore o, peggio, un genitore violento e dispotico? Lo so, è difficile, a volte sembra quasi impossibile.

Nessuno, meglio del Cristo in croce ci può insegnare il perdono, quello vero, quello del cuore. Infatti, nella frase "Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno" è racchiuso tutto il potere del perdono e della remissione di ogni colpa. Analizzando la frase, si può capire meglio il suo significato. Col termine  "Padre", il Cristo indica il Padre interiore, il Se Divino vivente in ognuno di noi.
(Immagine presa dal web)

"Perdona loro" è un invito alla flessibilità, al lasciare andare l'energia negativa che cammina di pari passo col desiderio di vendetta e l'odio e che ci logora giorno per giorno. "Perchè non sanno quello che fanno": in questa parte finale della frase di perdono è racchiusa la motivazione che porta la gente a fare del male ai suoi simili.

Questa è da ricercare nell'INCONSAPEVOLEZZA, nella mancanza di PRESENZA MENTALE quando si compie il gesto allo scopo di nuocere all'altro. Se chi compie il gesto non è presente, sicuramente anche chi non è in grado di perdonare non è da meno. Il mancato perdono implica sofferenza SEMPRE E SOLO a carico di chi riceve l'insulto o la cattiva azione e mai da parte di chi la compie in quanto quest'ultimo, come ho già detto sopra, non è presente al momento del gesto.
(Immagine presa dal web)

Quando parlo di mancata presenza non mi riferisco alla mancata presenza in senso fisico. In questo caso mi riferisco alla mancata presenza mentale. Ciò significa, che chi compie il gesto ai danni di una persona, spesso lo fa senza rendersene nemmeno conto. Infatti il gesto è compiuto in maniera quasi automatica, reattiva, senza mai riflettere sulle conseguenze a carico di chi lo subisce.

Anche quando c'è una premeditazione nel gesto, chi lo compie non è sempre presente o comunque mai al 100%. A chi serve il perdono? E soprattutto a cosa? Il perdono serve a chi subisce il torto. Esso serve a liberarsi dal legame energetico negativo che si viene a creare con la persona che ci ha offesi e a farci tornare a vivere liberi da sentimenti letali quali: odio, impotenza, rabbia, desiderio di vendetta che ci condurrebbero all'interno di una spirale senza fine.

Perdonando gli altri in realtà perdoniamo noi stessi. Perdonando CIO' CHE E' STATO onoriamo lo stato di CIO' CHE E'. Guarendo dai sentimenti di odio guariamo noi stessi dai problemi di salute che i blocchi energetici ci hanno causato. Perdoniamo per vivere liberi. Perdoniamo per vivere sani. Perdoniamo per conoscere noi stessi e il mondo. Perdoniamo per conoscere Dio in noi e in chi ci ha offesi inconsapevolmente.

Vincenzo Bilotta