lunedì 23 marzo 2026

Il criceto nella ruota

Ognuno di noi nasce in un posto, riceve un'educazione, un'istruzione, insomma viene programmato per essere poi introdotto alla Vita. Così si sviluppano dei comportamenti, che diventano abitudini, che diventano routine. Ed ecco creati degli automi.

Pochi si rendono conto di vivere all'interno di un programma preimpostato, trasmesso a casa, a scuola, in chiesa, nelle comunità nelle quali si vive. La maggior parte si limita a viverlo, questo programma, senza nemmeno capire di stare eseguendo dei comandi e di andare avanti in automatico.

(Immagine presa dal web)


La situazione è simile a quella del criceto che gira nella ruota: questo simpatico animaletto gira nella ruota credendo di andare chissà dove mentre, in realtà, rimane fermo sempre nello stesso posto e, per di più, rinchiuso in una gabbietta...

Ma il simpatico criceto non sa di essere in gabbia e di eseguire delle routine giornaliere copie conformi l'una con l'altra, ciò perché egli conosce solo quella realtà e solo chi lo guarda dall'esterno è cosciente dello stato di prigionia nel quale versa questo animaletto.

(Immagine presa dal web)


Il criceto, da parte sua, è nato in schiavitù e, per ciò stesso, non conosce altre realtà se non questa, magari ci si diverte pure. Egli potrebbe cambiare punto di vista solo se avesse la possibilità di esplorare il mondo esterno alla gabbia. In quel caso, se potesse uscire dalla gabbia, sia pure per una sola volta in Vita sua, scoprirebbe cosa significa camminare per davvero e assaporerebbe la libertà.

Molte persone vivono come dei criceti in gabbia. Essi continuano a girare, a correre, sulla ruota della routine quotidiana, credendo di andare chissà dove, mentre in realtà rimangono fermi entro i confini del loro programma mentale, il quale consente loro di compiere solo quello per cui sono stati programmati.

(Immagine presa dal web)


Ma l'essere umano, a differenza del criceto, ha la possibilità di fuggire dalla gabbia, di smettere di girare su quella ruota che non lo conduce da nessuna parte se non alla follia della quotidianità vissuta senza consapevolezza, in uno stato di assenza mentale totale, persi come si è nei pensieri sparati a raffica (la mente si diverte a spararne fino a 60000 al giorno) nella nostra testa da una mente incontrollata.

La cattiva notizia è che tutti noi giriamo all'interno di una ruota contenuta dentro una gabbia/programma di sopravvivenza. La buona notizia è che possiamo uscirne, ma prima occorre accorgersi di essere in trappola e poi si dovranno trovare sia la volontà che il coraggio per fuggire via e tornare ad essere liberi, come quando, fino all'età di tre anni, giocavamo a casa e non andavamo nemmeno all'asilo.

(Immagine presa dal web)


Quando si prenderà coscienza di essere intrappolati all'interno di un programma, questo sarà il primo passo effettuato verso la liberazione. Il secondo passo è costituito dal comprendere cosa c'è di limitante all'interno della nostra programmazione, in pratica si tratta di scoprire se esistono delle convinzioni limitanti che non ci consentono di vivere appieno le nostre potenzialità, quali che esse siano.

Il terzo passo sarà quello di sostituire, in tutto o in parte, ciò che non va nella nostra programmazione, dopodiché si potrà effettuare un primo giro esplorativo al di fuori della gabbia, per cominciare ad orientarsi riguardo alla direzione da prendere in maniera cosciente e, non più, in maniera automatica. Qui si comincia a camminare in direzione dei propri obiettivi, su di una strada che ci creeremo noi man mano che camminiamo e in base alle nostre aspirazioni.

La ruota ce la lasceremo alle spalle, magari la regaleremo a chi, non avendo la voglia o il coraggio di uscire dalla programmazione, preferirà avere una ruota di scorta nel caso in cui la sua non funzionasse più. Buona uscita dalla ruota e felice realizzazione di voi stessi, così come siete, come nessuno mai vi ha insegnato ad essere, riscopritevi, reinventatevi, mandate tutto all'aria e ricominciate da voi.

Vincenzo Bilotta

lunedì 2 marzo 2026

Aspettare che passi la tempesta

In molte persone, già di per se stesse perse nei propri automatismi quotidiani, la mente a volte prende il sopravvento in maniera totale, tirannica. Ciò avviene quando si presentano determinati tipi di pensiero che generano ansia (pensieri su probabili e apocalittiche catastrofi future immaginate), sensi di colpa (pensieri nostalgici riguardanti il passato e ciò che non si è potuto dire/fare) e, in generale, pensieri che generano uno squilibrio all'interno del soggetto che li elabora e che non riesce a gestire in maniera adeguata.

La verità è che, molto spesso, nella mente, avviene quella che io chiamo, una sorta di tempesta (ne parlo pure nei miei libri). E la tempesta, si sa, deve essere affrontata con i giusti mezzi, se si vuole uscire indenni. Uno dei mezzi migliori, quando la mente va in tilt, è la meditazione.

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La meditazione è una sorta di attività preventiva nei confronti della tempesta mentale, un training volto a condizionarci, centrarci e radicarci in noi per poter sviluppare quella capacità necessaria a superare determinati stati mentali destabilizzanti.

Attraverso la pratica COSTANTE (non ci sono scuse, va praticata ogni giorno, sia pure per 10 minuti, e non quando ci si ricorda o si ha tempo, il tempo lo si trova) della meditazione, la nostra mente viene osservata, da chi? Ma da noi, ovviamente!

Quando chiudiamo gli occhi e cominciamo a meditare, noi non facciamo nulla di attivo. La meditazione non è come il correre, il fare qualche lavoro o lo svolgere un hobby, nulla di tutto ciò. La meditazione è, più che altro, un NON-FARE.

Quando meditiamo, infatti, non sprechiamo energie, semplicemente sediamo, puntiamo la sveglia programmandola per il periodo di tempo che ci è necessario per meditare, poi chiudiamo gli occhi e lasciamo che la mente continui a fare il proprio lavoro mentre noi ci limitiamo ad OSSERVARLA SENZA IDENTIFICARCI CON NESSUNO DEI PENSIERI che essa, come sempre, sparerà a raffica proprio come un mitra.

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All'inizio non sarà proprio una passeggiata, a volte sarà davvero complicato non identificarsi con pensieri riguardo al nostro futuro che ci creano ansia o sensi di colpa che ci trascinano prepotentemente verso un passato che, ormai, non esiste più.

Però, con il tempo e la pratica, potremo sviluppare l'OSSERVATORE. Chi è questo osservatore? L'osservatore siamo noi quando smettiamo di identificarci con la mente e riusciamo, finalmente a VEDERE un pensiero dall'esterno senza, tuttavia, entrarci dentro, un po' come fa un satellite quando osserva dall'alto l'occhio di un ciclone.

Quando diventeremo pratici nell'arte dell'osservare, saremo pronti ad affrontare le tempeste mentali. Ma cos'è una tempesta mentale? La tempesta mentale si verifica quando ci arrivano dei pensieri disturbanti sui quali sembriamo non avere controllo, pensieri che rischiano di farci andare a gambe all'aria per la loro potenza.

Potrebbe trattarsi di una notizia che non ci aspettavamo, oppure di un ricordo non ancora correttamente elaborato che riemerge all'improvviso, poco importa. Ciò che importa è che la tempesta, quella mentale, quando arriva, non è prevista dal centro meteorologico, così ce la dobbiamo gestire da soli!

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Certo, gestire certi pensieri non è facile, nessuno ha detto che sarà un gioco! Però, se si è addestrati nella meditazione, si può riuscire nell'intento di arginare la tempesta, mettendosi al riparo nel proprio centro di gravità permanente (per dirla alla Battiato citando il titolo di una delle sue bellissime canzoni), fino a quando la tempesta sarà passata.

Vi starete chiedendo cosa fare durante la tempesta, la risposta è: NON DOVETE FARE PROPRIO NULLA. RIMANETE AD OSSERVARE, PROPRIO COME QUANDO SEDETE AL CINEMA A GUARDARE UN FILM, NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE IL FILM, PUR SEMBRANDO VERO E COINVOLGENDOVI EMOTIVAMENTE, E' SOLO UNA FINZIONE E, UNA VOLTA FINITO, LO SCHERMO RITORNA OSCURO E SI RIACCENDONO LE LUCI IN SALA.

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Imparate ad osservare la mente in "tempo di pace", e cioè quando meditate e pensate a cose anche piacevoli che vi sono accadute nel corso della giornata. Cominciate coi pensieri più facili, perché anch'essi sono in grado di trasmettervi delle sensazioni. Tuttavia, non lasciatevi trasportare dalle sensazioni, semplicemente osservatele, distaccatevi, poi lasciatele andare per la loro strada.

Imparate a capire che VOI NON SIETE I VOSTRI PENSIERI e che NON POTETE FERMARE LA VOSTRA MENTE, SOLO ACCETTARLA ED OSSERVARLA SENZA, TUTTAVIA LOTTARCI. Questa presa di coscienza, col tempo e la pratica della meditazione, vi porterà ad una gestione ottimale delle vostre emozioni nonché ad uno stato di equilibrio psicofisico e conseguente salute superiori. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta