domenica 31 marzo 2013

Essere rivoluzionari

I più grandi cambiamenti della storia hanno avuto luogo grazie a persone che sono uscite dall'ordinario. Queste persone, da Martin Luther King a Gandhi, passando per Giordano Bruno, hanno avuto come caratteristica quella di essere diversi, contrastanti rispetto agli ambienti nei quali vivevano. Persone come loro hanno reso possibili dei cambiamenti netti e permanenti solo grazie ad un modo di pensare diverso, rivoluzionario.

Solo andando controcorrente, spesso, si riesce ad ottenere un cambiamento all'interno della comunità nella quale si vive. Coloro i quali hanno dato vita a delle vere e proprie rivoluzioni che si possono ricordare ancora oggi a distanza anche di secoli (vedi Giordano Bruno), sono stati anche quelli che hanno avuto la capacità di mettersi in discussione, andando contro tutti gli schemi dell'epoca nella quale sono vissuti arrivando a sacrificare, a volte, la propria stessa vita.
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Ma da dove inizia la rivoluzione? DA DENTRO, SEMPRE! Tutto nasce da un'idea, l'idea di cambiare una situazione, un modo di vivere. Quest'idea germoglia dentro le Anime più nobili, più evolute, quelle pronte a cambiare se stesse e, di conseguenza, il mondo nel quale vivono.

Le idee da sole, ovviamente, non bastano. Per cambiare anche il mondo circostante bisogna passare alle azioni che devono essere mirate, costanti e compiute con il cuore. Ma prima occorrerà cambiare se stessi, lavorando su di Se. Ciò perchè, come ho detto prima, la rivoluzione parte sempre da dentro, mai da fuori. L'ambiente nel quale viviamo, infatti, altro non è che il frutto dei nostri pensieri che si sono tradotti in azioni.
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Come ho sempre detto, IL PENSIERO CREA LA REALTA'. Proprio per questo un pensiero standard, comune, meccanico, crea solo una società comune, superficiale, schematica, ordinaria. In questa società, però, a volte accade che nasca qualche persona con un modo di vedere le cose diverso dalle altre. Per vedere le cose diversamente, per essere dei rivoluzionari, occorre DISIMPARARE, TORNARE  AD ESSERE IGNORANTI.

Con ciò non voglio dire che si debba essere analfabeti e vivere in caverne nutrendosi di bacche. Siamo persone evolute a livello tecnologico ma ignoranti a livello spirituale. Quest'ignoranza spirituale è la causa di tutti i problemi che la gente di oggi vive e che spinge sempre più questo mondo alla follia legata ad un pensiero ordinario, meccanico che imprigiona le Anime in una gabbia senza sbarre.
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Solo tornando liberi, lasciando andare ciò che si è appreso durante l'inquadramento scolastico, si potrà essere come dei fogli bianchi dove poter riscrivere e rivoluzionare la storia dell'umanità. Quando ci si libera dagli schemi di pensiero ordinari, si smette, per ciò stesso, di essere come le pecore. Quando si pensa in maniera diversa, si diventa dei ribelli, dei rivoluzionari, si rischia di rimanere isolati.

Chi la pensa in maniera diversa dagli altri, infatti, è temuto ed allontanato dal gregge in quanto pecora nera. Ma proprio quella pecora nera potrà fare la differenza. Ciò a patto che abbia il coraggio di continuare a mantenersi fuori dal gregge senza temere l'isolamento. Nel caso in cui venga isolato, dovrà fare amicizia con la solitudine, trasformandola in un modo per conoscere se stesso allo scopo di evolvere e non in una punizione del fato.
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Da oggi, quando abbiamo idee diverse dagli altri, portiamole avanti senza paura di essere isolati o fraintesi. Chi non è pronto si allontanerà da noi per paura. Ciò che non si conosce si teme. Quello che si teme, lo si teme per ignoranza.

Impariamo ad essere rivoluzionari, ad uscire fuori dal coro. Prima facciamolo dentro di noi attraverso il lavoro su di Se, l'autosservazione e lo studio. In seguito, portiamo fuori le nostre idee cambiando il nostro modo di agire da meccanico a consapevole. Chi avrà il coraggio e sarà pronto uscirà dal gregge, gli altri continueranno a pascolare tranquilli, credendo che la verità sia detenuta dai loro pastori (Tv, insegnanti, genitori, politici, personaggi dello spettacolo).

Vincenzo Bilotta


domenica 24 marzo 2013

Il libro della conoscenza

              "La verità è nella vita, non nella conoscenza teorica." (Tich Nath Hanh) 

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Sagge parole quelle di Tich Nath Hanh. Esse hanno un significato molto profondo che invita alla meditazione come via da seguire per la crescita personale. Molti di voi sono, come me, nella via della conoscenza e del lavoro su di Se. Ciò comporta, lo sapete bene, un'opera di trasformazione continua attraverso il continuo vigilare sulle nostre azioni e, prima di esse, sui nostri pensieri.

Il lavoro su di Se porta, inevitabilmente, a cercare la via più breve per arrivare alla conoscenza. Ma la  conoscenza da sola non basta. La teoria, se non seguita dalla pratica, per quanto bella possa sembrare, NON PORTA AD ALCUN RISULTATO. Per conoscere la verità, per trasformare ciò che si sa in CIO' CHE E', occorre TRASFORMARE LA CONOSCENZA IN STILE DI VITA PRATICO.
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Nessun libro può dare una conoscenza definitiva maggiore di quella che è già dentro di noi. Tutti noi conosciamo già, ma abbiamo solo dimenticato. L'educazione, infatti, ha come scopo quello di farci diventare dei miti agnellini obbedienti, soffocando il nostro spirito critico e, di conseguenza, la nostra capacità di porci delle domande che ci permettano di ottenere delle risposte per poter evolvere in maniera indipendente.

Come dice lo stesso Tich Nath Hanh (monaco buddista), LA VERITA' E' NELLA VITA. Ciò sta a significare che tutto quello di cui abbiamo bisogno, tutte le cose che dobbiamo conoscere per evolvere, SONO GIA' NELLA VITA, non nei libri o nei seminari. Ricordate che i libri, i seminari, i guru, si basano su conoscenze pratiche della vita. Tutto ciò che viene esperito quotidianamente e metabolizzato correttamente potrà farci da maestro.
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LA VITA E' LA NOSTRA PIU' GRANDE MAESTRA. Nessuno può sostituire l'esperienza. Certo, occorre dare un significato corretto ad ogni accadimento per poter evolvere in maniera costruttiva e non distruttiva. Un evento luttuoso, infatti, potrà renderci vittime o eroi. Dipende. Tutto dipende da noi. Solo noi possiamo trovare la corretta chiave di lettura in ogni accadimento allo scopo di poter evolvere al massimo delle nostre potenzialità. Nessun altro può darcela.

I libri, i seminari, i guru, servono semplicemente a darci degli spunti che, SOLO SE APPLICATI ALLA VITA REALE, potranno portare i risultati che permetteranno la nostra evoluzione costruttiva. Se ci si limita solo a frequentare i seminari, leggere i libri o seguire un guru, si rischia di conoscere solo un lato della medaglia, quello teorico. Ciò creerà dipendenza da queste forme di conoscenza che porteranno alla speranza di poter evolvere in un futuro prossimo.
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Io conosco un solo momento in cui poter evolvere, esso è QUI E ORA. Conosco una sola maestra che può far crescere in forza e conoscenza il nostro spirito, essa è LA VITA. Tutto il resto sono belle frasi dette o scritte da chi è già nell'esperienza di vita. Chi ha scritto un libro o tenuto un seminario divulgativo sa già cos'è la vita. Egli, infatti, basa tutti i suoi insegnamenti su esperienze pratiche avute nella VITA REALE.

Rischia di cadere in errore chi si limita a seguire seminari o leggere libri senza applicare. Solo l'applicazione può trasformare la paura in Amore, il buio in Luce, la guerra in Pace. Nient'altro. L'applicazione di ciò che si conosce in via teorica è l'unica via verso l'evoluzione consapevole e definitiva, la chiave che permette di aprire le porte alla Conoscenza Consapevole di Se e di lasciarsi alle spalle definitivamente il buio e il conflitto creati fino ad allora dalla mente.

Vincenzo Bilotta


 

domenica 17 marzo 2013

Il punto di equilibrio

Da sempre mi sono chiesto se fosse possibile, per ognuno di noi, essere in pace ma, anche, essere pace. Di certo in noi convivono sia sentimenti di rabbia, odio, desiderio di vendetta che alimentano la nostra guerra sia interiore che esteriore. Contemporaneamente, però, esistono in ciascuno di noi sentimenti di Amore, compassione, libertà e perdono come controparte tendente verso una situazione di pace sia interiore che esteriore.

Immaginiamo ora che questi sentimenti esistenti all'interno di ognuno di noi siano come dei semi. Come tutti sappiamo, i semi, una volta piantati nella terra, daranno la pianta. Ma prima di ciò, essi andranno innaffiati, curati, protetti dalle intemperie così come dagli insetti. Al pari dei semi piantati in un vaso, anche i sentimenti di guerra e pace in ognuno di noi vanno curati.

Siamo noi, sempre, a decidere quale pianta far germogliare e crescere. Sicuramente, alimentando sentimenti di odio e vendetta, nutriremo i semi della guerra. Così facendo inquineremo sia le nostre vite che quelle delle persone che ci circondano. Viceversa, alimentando i sentimenti di pace e Amore, riusciremo a sanare i nostri conflitti interiori, portando, al contempo, pace ed armonia nella nostra come nell'altrui vita. Ciò perchè noi SIAMO IL MONDO E IL MONDO E' IN NOI.

L'ideale sarebbe il raggiungimento di un punto di equilibrio. Questo punto sarebbe neutro, una specie di zona franca dove, armonizzati pace e guerra, si raggiungerebbe una fase di creatività, di costruttività. Secondo me, Amore e odio sono due sentimenti forti e potenzialmente letali. Ciò se non vengono utilizzati correttamente.
Solo arrivando al centro di quest'asse immaginario contenente, ai suoi estremi, da una parte Amore e dall'altra odio, si potrà raggiungere la quiete assoluta.

Solo da questo punto di quiete assoluta si potrà creare un mondo migliore, libero da guerre e disparità. IL MONDO SIAMO NOI. Il mondo che vediamo ogni giorno fuori di noi, è diretta conseguenza dei semi che abbiamo nutrito in noi fino ad oggi. C'è sempre tempo per un cambio di prospettiva e una trasformazione totale. Cominciamo col prendere coscienza del fatto che ogni singolo pensiero determina la realtà in cui viviamo, poi cambiamolo allo scopo di raggiungere il risultato.

Alimentiamo i sentimenti di pace, Amore, gentilezza. Freghiamocene di quello che fanno gli altri. Molti diranno che ciò è sbagliato, che bisogna aggredire per ottenere. Questo è uno dei modi per lasciare tutto così com'è e completare il processo di distruzione sia interiore che del mondo che ci circonda. Se i pensieri da noi prodotti fino ad oggi si sono rivelati inadeguati a perseguire l'equilibrio, CAMBIAMOLI.

IL CAMBIAMENTO DISTA SOLO UN PENSIERO. IL PUNTO DI EQUILIBRIO E' GIA' IN NOI. OCCORRE SOLO CAMBIARE PUNTO DI VISTA RISPETTO AD EVENTI E PERSONE.

Una volta raggiunto il punto di equilibrio, tutta la realtà da noi conosciuta fino a quel momento cambierà in maniera definitiva. Tutte le situazioni e le persone che girano intorno a noi si trasformeranno. Solo vivendo nell'equilibrio si possono fare delle scelte buone per noi stessi come per gli altri.

Cominciamo fin da adesso ad alimentare i sentimenti di gioia, pace ed Amore, fregandocene di ciò che potrebbero pensare gli altri di questo cambiamento. La paura del giudizio è mentale. Andiamo oltre. Raggiungiamo la zona franca oltre la mente. Lì si trova Dio e l'ispirazione. Lì è sempre stato il punto di equilibrio. Uscendo dalla mente e vivendo nell'equilibrio potremo realizzare un mondo nuovo sia dentro che, come conseguenza, fuori di noi. Buona evoluzione!

Vincenzo Bilotta

domenica 10 marzo 2013

La vita reale

Qual'è la vita reale o, meglio, cos'è? Non la vita che la maggior parte delle persone vive, quella è artificio mentale, una via di fuga dalla realtà verso il mondo delle illusioni. Si vive spesso dentro le proprie fantasie. Così facendo, si perde di vista l'essenzialità del momento, l'importanza del QUI E ORA. Ecco allora nascere la follia collettiva, la violenza gratuita quanto immotivata, la guerra interiore ed esteriore.

Ma come non perdere di vista la realtà? Dopotutto chi è veramente Presente a Se stesso? SOLO chi lavora su di Se. E' facile perdere di vista la realtà, tutti ci riusciamo facilmente. Il difficile è ritrovarsi, il vivere la VITA VERA. La VITA VERA è fatta di cose semplici, ed esiste solo se si è nel QUI E ORA. La maggior parte delle persone vive un programma di vita, non LA VITA.
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Si esce al mattino, anzi, prima ci si alza e si compiono tutti i gesti in maniera meccanica e ripetitiva quali fare colazione, prepararsi per andare al lavoro etc. Si rientra la sera senza nemmeno sapere dove si è stati, a volte si dimentica perfino chi si incontra, cosa ci si dice perchè in quel momento si pensa ad altro.

L'abilità dell'uomo moderno, infatti, consiste proprio nello spostarsi un pò più in là nel tempo rispetto a dove si trova. Così, se in apparenza sta lavorando, in realtà pensa a quello che dovrà comprare al supermercato o se ha portato il borsone con il cambio per andare subito dopo in palestra. Tutto fuorchè RICORDARSI DI SE' e dove si trova.
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Alla fin fine, quasi tutti fanno così, non si può accusare nessuno per ciò stesso. Il risultato comporterà, in ogni caso, una FUGA DALLA REALTA' verso un mondo alternativo, artificiale, frutto di un programma strutturato che dura fin dall'infanzia e che ci spinge a fare, seppur involontariamente ed in maniera automatica, sempre le stesse cose.

Da qui nasce la paura del nuovo. Infatti, essendo programmati a fare sempre lo stesso lavoro, a frequentare le stesse amicizie, a percorrere sempre la stessa strada, si avrà paura qualora il programma di vita artificiale subisse delle variazioni seppur minime. Ecco allora che si impreca se deviano il percorso per andare al lavoro o se un amico non si comporta come da copione.
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Non ci si rende conto, in tutto ciò, della meccanicità ripetuta nel tempo di un comportamento, della mancanza di libertà nei gesti compiuti come del vivere la vita in maniera inerziale. In questo modo, prima o poi, vengono a mancare gli stimoli necessari a gioire di Se per il solo fatto di ESSERE VIVI ED ESISTERE. Ecco allora il nascere dei comportamenti disfunzionali che portano a dipendere da sostanze stupefacenti, rapporti di amicizia fasulli, lavori che si odiano e situazioni sentimentali ai limiti della follia.

Molti, pur intuendo la disfunzionalità nella loro situazione di vita, non hanno il CORAGGIO DI CAMBIARE. Chi ha il coraggio di cambiare, deve tener presente che  dovrà fare i conti col programma automatico che lo ha portato ad essere quello che è. Ecco nascere, per ciò stesso, la paura del "dopo", di quello che potrà succedere liberandosi dal giogo e rendendosi liberi ed indipendenti.
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Molti, pur potendolo fare, rinunciano o rimandano per paura di ciò che accadrà dopo. La soluzione è VIVERE IL CAMBIAMENTO NEL QUI E ORA senza correre troppo oltre l'ADESSO nè indietro in CIO' CHE E' STATO. Qui i paragoni non servono. Se si vuole DAVVERO vivere la VITA REALE, bisogna crearla partendo dall'ADESSO, dal QUI E ORA. Non esiste altro tempo per crearla e viverla.

Per cambiare bisogna essere decisi a farlo ma, anche, stanchi della vita programmata in maniera razionale che porta all'automatismo e all'artificialità. Quando si sarà presa la decisione di cambiare, si dovranno compiere dei piccoli passi che porteranno, gradualmente, ad uscire dagli schemi di pensiero utilizzati ai fini della SOPRAVVIVENZA fino a quel momento. In un secondo tempo, dopo essere usciti dagli schemi di pensiero ripetitivi, si potrà iniziare a vivere la stessa vita in maniera CONSAPEVOLE.

In questa fase è importante vigilare su di Sé, Essere Presenti ad ogni atto compiuto. Ciò riuscirà a trasformare qualsiasi cosa faremo in celebrazione. E' in conseguenza di questo stato di Presenza mentale che potrà nascere anche la creatività che solo una persona Consapevole può finalmente risvegliare in Se. Ecco nascere l'artista che è in noi. Ciò porterà molti a cambiare lavoro, a crearsene uno che permetta loro di esprimere il proprio talento creativo.

Impariamo fin da adesso a non dare nulla per scontato, a vigilare su ogni cosa che facciamo ogni giorno, perfino la più piccola ed apparentemente insignificante come il lavare i piatti o lo spazzare il pavimento. Se riusciremo ad Essere PROPRIO LI', PROPRIO ORA in qualsiasi luogo ci troviamo, potremo dire di aver vissuto, seppur per pochi minuti al giorno, LA VITA REALE.

Vincenzo Bilotta 


domenica 3 marzo 2013

Disidentificarsi

Tutti abbiamo un nome, un'identità che ci permettono di distinguerci dagli altri. Se per un verso questo fa parte del nostro modo di vivere, spesso e volentieri però non fa altro che allontanarci dalla nostra Vera Essenza, da chi siamo veramente AL DI LA' DELLE APPARENZE. Il problema, però, non è legato solo al nome, cognome o alla professione. Fin lì, tutto sembrerebbe ordinario. Il problema sorge quando qualcuno, giudicandoci, ci definisce in un determinato modo.

E' tipico, nel periodo scolastico, il giudizio di insegnanti, compagni di classe e di tutti colori i quali, essendo a diretto contatto con noi, tendono a vederci in un modo anzichè in un altro e, per ciò stesso, a giudicarci. Molti bambini risentono negativamente di questo tipo di giudizio, specie di quello espresso dagli insegnanti in pagella. Pochi sanno che questo giudizio, frutto delle aspettative degli insegnanti riguardo al rendimento dei bambini, condizionerà, nella maggior parte delle ipotesi, sia il rendimento futuro dei bambini che la loro riuscita nella vita adulta.

A mio avviso, è compito del genitore far capire al proprio figlio che il giudizio degli insegnanti è relativo. Ciò andrebbe fatto allo scopo di evitare che i bambini possano conformarsi ad eventuali giudizi negativi espressi dagli insegnanti, autosabotando le loro reali potenzialità ed allontanandosi, al contempo, dalla loro VERA ESSENZA.

Scopo di questo mio articolo, oggi, non è fare polemica riguardo ai metodi di valutazione degli insegnanti o tutori che siano. Piuttosto, voglio far capire come tutti noi tendiamo a conformarci, fin troppo spesso, ai giudizi espressi dagli altri nei nostri confronti, senza nemmeno chiederci il perchè. Ci conformiamo e basta.

Così facendo, però, perdiamo l'occasione di conoscere la nostra Vera Essenza, chi noi siamo veramente. In yoga, durante la meditazione, quando i pensieri iniziano a scorrere si usa dire "Neti, Neti". Questo sta a significare "Non questo, non questo". Ciò viene ripetuto da colui che si raccoglie in meditazione allo scopo di DISIDENTIFICARSI dalle forme-pensiero ed entrare in uno stato di unione col proprio Se libero da definizioni di sorta.

Disidentificazione, quindi, è la parola chiave di oggi. Bisogna diventare NESSUNO per riuscire a trovare il nostro VERO SE, quello libero da ogni sorta di giudizio o aspettativa che sia. Solo diventando CIO' CHE NON E' si può trovare CIO' CHE E'. Non lasciamoci mai ingabbiare dai giudizi, sia nostri che altrui. Accettiamoci COSI' COME SIAMO. So che spesso ciò può risultare difficile, specie per chi non vuole perdere la propria identità per paura del "dopo".

La maggior parte delle persone tende ad immedesimarsi nei giudizi dei quali è stata oggetto anche molto tempo prima. Questo determina un comportamento sempre uguale e ripetuto nel tempo, tendente a conformarsi al giudizio che gli altri hanno dato di lei. Ciò denota come sia scarso lo sviluppo di uno spirito critico, che possa tendere a valutare la reale necessità del mantenimento di un determinato stato di fatto.

Quando ci identifichiamo, non permettiamo al tempo di scorrere, in quanto rimaniamo intrappolati in un buco spazio-temporale che è diverso dal QUI E ORA. Il giudizio, ciò che crediamo di essere, derivano dal passato e da esso traggono la forza per condizionarci ADESSO. Ciò è semplicemente follia e la maggior parte dell'umanità vi è dentro fino al collo.

Il mio consiglio è quello di smettere di identificarsi con qualsiasi concetto espresso da noi stessi o da altri attraverso il giudizio ed iniziare ad essere NESSUNO. Solo diventando NESSUNO, disidentificandoci, possiamo avere la possibilità di trovare il QUALCUNO CHE DIMORA IN NOI DA SEMPRE. Solo rimanendo in ascolto del nostro Se più profondo, possiamo avere la possibilità di ri-scoprire CHI SIAMO VERAMENTE. Neti, neti. Non questo, non questo.

Dall'esercizio d'introspezione, diventando NESSUNO, scopriremo, nel silenzio della nostra Anima, la Divina creatività che ha sempre fatto parte di noi. Solo allora potremo dire: QUESTO, QUESTO.

Vincenzo Bilotta