domenica 27 settembre 2015

Discesa agli inferi

Il lavoro su di sé comporta una scelta di Vita che porterà, se seguita, ad una trasformazione prima interiore e poi, di conseguenza, esteriore. Tutto ciò che noi facciamo per crescere interiormente avrà effetti in automatico anche nel nostro mondo quotidiano.

Ma prima di poterci evolvere occorrerà fare i conti coi nostri demoni e, per far ciò, bisognerà discendere agli inferi allo scopo di affrontarli faccia a faccia in uno scontro senza esclusione di colpi. Ognuno di noi viene tormentato da uno o più demoni. Per demoni, qui, intendo non solo quelli che si vedono nei film horror ma, in generale, tutte le nostre paure che ci zavorrano e non ci consentono di arrivare dove vorremmo.
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Come dicevo prima, bisogna affrontare i propri demoni se davvero si vuole evolvere, altrimenti sarà un lavoro di presa in giro di se più che un lavoro su di sé! Perché discendere agli inferi? A che scopo discendere invece di ascendere? Se vi siete posti queste domande, la risposta risiede nel fatto che PRIMA DI POTER ASCENDERE BISOGNA DISCENDERE.

Solo discendendo e affrontando i propri demoni, infatti, potremo liberarci da tutti quei pesi che, fino ad oggi, non ci hanno consentito di salire un granché verso l'alto. I demoni, infatti, ci zavorrano, ci trattengono nel nostro lavoro di ascesa. Proprio come in un girone dantesco (nessuno meglio di Dante ha mai rappresentato il percorso iniziatico), i demoni ci tratterranno per le caviglie per farci rimanere con loro per l'eternità.

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Dopotutto i demoni fanno il loro lavoro che è quello di mantenerci fermi dove siamo o, al massimo, farci andare indietro, MAI avanti, non ne hanno nessun interesse perché perderebbero il nutrimento.

I demoni si nutrono delle nostre emozioni negative e le alimentano per crescere dentro di noi e rinchiuderci per sempre con loro nei gironi infernali della nostra mente. Più proviamo paura, rabbia, odio, risentimento, desiderio di vendetta, gelosia, invidia, più i nostri demoni ci tengono in pugno.
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Il lavoro di discesa agli inferi, si sa, non è gradito a nessuno per il dispendio energetico che comporta e per le sorti incerte della battaglia. SOLO CHI E' PRONTO AD ASCENDERE PUO' DISCENDERE. Molte persone sono perse negli inferi delle loro paure e, possibilmente, ci rimarranno fino alla loro morte fisica.

Non è semplice guardare in faccia le proprie paure ed, in generale, i propri demoni interiori, senza correre il rischio di perdersi per sempre. A quel punto nessuna ascesa sarebbe più possibile! Con ciò non bisogna lasciarsi bloccare dalle paure, altrimenti la partita sarà persa ancor prima di cominciare!
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Solo discendendo agli inferi, ed entrando nelle fiamme dei gironi infernali, potremo purificare la nostra mente, ciò grazie alle fiamme della consapevolezza che altro scopo non hanno se non quello di farci ascendere verso i cieli di una consapevolezza più profonda, una volta che saremo risorti dalle ceneri delle nostre paure come una sorta di Araba Fenice. 

Vincenzo Bilotta

domenica 13 settembre 2015

Cos'è la libertà?

     "Un'idea può rendere schiavo l'uomo libero, un'altra idea, invece, può rendere libero l'uomo schiavo". (Vincenzo Bilotta, L'arte della consapevolezza)

Quella di libertà è un idea soggettiva e relativa. Essa, infatti varia da paese a paese e dipende dalle culture, usi, costumi nonché dai sistemi politici in atto. Spesso, quando si parla di libertà, mi viene chiesto: "Ma se viviamo in una democrazia, c'è libertà di stampa, di culto e di libera iniziativa, perché parlare di libertà se essa è implicita nel sistema?".

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Questo tipo di domanda apre spazio ad argomentazioni delle quali si potrebbe parlare per giorni, ognuno col suo punto di vista personalissimo, ognuno con le sue argomentazioni. Intanto, in una società come la nostra, con un sistema mediatico manipolato dall'alto dove l'iniziativa del singolo è disincentivata da un sistema di tassazione repressivo, non parlerei di democrazia. Ad ogni modo, non spetta a me parlare di politica, io mi occupo soltanto di lavoro su di sé ed evoluzione spirituale.

Premesso ciò, vorrei esprimere a proposito della libertà, la mia opinione personale. Essendo un'opinione personale, sarà diversa dalle opinioni comuni della massa abituata ormai a pensare con un unico cervello collettivo da pecora. Ciò lo trovo giusto e naturale. Il bello, del resto, sta proprio nella diversità! Anzi, se ci fosse più gente che non si adeguerebbe alle opinioni della massa, si vivrebbe da UOMINI e non da pecore.
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Non basta vivere in un sistema democratico per essere liberi. La vera libertà nasce da noi, è dentro di noi, ciò fin dalla nostra nascita. Quando parlo di libertà mi riferisco non alle libertà che si danno per scontate in un sistema democratico. Non è con la libertà di parola o di stampa che un uomo può definirsi libero e completo.

Almeno non un uomo che lavori su di sé. Chi è nel cammino di ricerca, infatti, sa bene che non bastano le libertà garantite da uno stato democratico per definirsi persone libere. Ciò perché queste sono libertà esterne, legate a situazioni che non dipendono dal singolo individuo ma da eventi frutto di decisioni legate a contingenze politiche e a decisioni prese dall'alto.
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Chi lavora su di sé sa benissimo che, per essere una persona libera, per diventare una persona DAVVERO libera, dovrà eliminare tutti gli strati, costituiti da convinzioni limitanti, accumulati attraverso il processo educativo-programmatico.

La libertà è già dentro di noi. Questa libertà, NESSUNO potrà portarcela MAI via. Basta riscoprirla, riconoscerla, RICORDARSI di essere nati liberi. Ormai la maggior parte delle persone vive in una prigione senza sbarre, formata dalle proprie convinzioni limitanti sulla Vita, sulle persone, su di sé e sulle proprie potenzialità. In altre parole, viviamo credendo di essere ciò che ci hanno insegnato a credere da piccoli attraverso un'educazione volta a creare degli zombie destinati ad alimentare il sistema.
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Ricordo che molto tempo fa possedevo un canarino. Egli era nato e cresciuto in cattività. Di conseguenza lo tenevo in una gabbia, pur avendolo abituato ad uscirne con una certa frequenza. Un giorno, stanco di vederlo rinchiuso, decisi di liberarlo. Feci ciò aprendo la gabbia e posando il canarino sul pavimento del balcone. L'indomani mattina lo trovai per come lo avevo lasciato! Esso era vicino la gabbia e non aveva nemmeno accennato a volar via!

Noi siamo così. Se ci facessero notare che siamo creature libere, probabilmente molti di noi cercherebbero subito altri tipi di dipendenza simili alla scienza, religione o, in generale, a qualcosa che possa dar loro un punto di riferimento. CI HANNO INSEGNATO A VIVERE DA SCHIAVI MA NOI SIAMO, FIN DALLA NASCITA, PERSONE LIBERE E MOLTO, MOLTO POTENTI.

Non abbiate paura, quindi, a sperimentare la vostra libertà personale, liberandovi dalle zavorre ereditate dal passato e, in generale, da un processo educativo-programmatico. Non dimenticate in ogni caso che, una volta aperta la gabbia, dovrete cominciare ad esercitarvi nel volo, essendo le vostre ali da troppo tempo fuori esercizio, a causa del vostro permanere all'interno delle sbarre delle vostre stesse convinzioni limitanti.

Vincenzo Bilotta

domenica 30 agosto 2015

Dio esiste?

Avete letto il titolo? Bella domanda, vero? Quanti di voi non se lo sono mai chiesto? Questa domanda, tuttavia, è secondaria rispetto a: dov'è Dio quando ho bisogno di lui, quando la gente muore, quando si combatte l'ennesima, quanto inutile, guerra fra popoli per il dominio di una nazione su di un'altra?
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Dio esiste, ma esiste anche il libero arbitrio che ci ha donato. Immaginate il mondo come una grande casa della quale siete gli inquilini. Mi seguite fin qui? Bene! Immaginate ora che Dio sia colui il quale ha costruito questa grande casa e vi consegni le chiavi all'atto dell'acquisto della stessa da parte vostra. Vi piacerebbe se il costruttore, dopo avervi venduto la casa, tenesse le doppie chiavi e venisse a tutte le ore senza avvisarvi, al solo scopo di controllarvi?

Penso proprio di no! Allo stesso modo Dio, quando le vostre Anime si sono incarnate nei vostri corpi, vi ha consegnato le chiavi del mondo-casa dove avreste abitato dopo la vostra nascita. Queste chiavi metaforiche non sono altro che il LIBERO ARBITRIO del quale ci ha dotati Dio stesso.

Attraverso il libero arbitrio, NOI E SOLTANTO NOI siamo in grado di decidere della nostra Vita. Sempre attraverso il libero arbitrio prenderemo le decisioni più importanti per noi e per la nostra evoluzione. Dio esiste proprio perché e nella misura in cui esiste il libero arbitrio. Non potrebbe essere altrimenti.

Perché poi vi lamentate e cercate l'esistenza di Dio o di un'entità superiore proprio quando vi trovate in difficoltà? Spesso tante persone si avvicinano a Dio dopo essersi messe in pensione o dopo aver vissuto eventi particolarmente drammatici nella propria esistenza. E prima? Chissà se almeno loro si erano mai poste domande relative all'esistenza di Dio.
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Io credo che Dio esista nelle nostre azioni, nell'aria che respiriamo, nelle persone che incontriamo, nei minerali che riempiono le profondità del sottosuolo. Dio esiste in un raggio di sole, in una decisione presa, in un amore provato, in un amore perduto, nel fatto stesso di vivere ed agire. Dio esiste nell'azione come nell'inazione, nella paura come nell'amore.

Dio è e basta. Noi siamo stati creati a sua immagine e somiglianza e veniamo al mondo, in quanto Anime, per farne esperienza attraverso la condizione umana e "adottando" un corpo. Proprio perché umani ed in quanto tali, possiamo riconoscere Dio!

Se non ci fosse il buio, come potremmo apprezzare la Luce? Se non si avesse paura, come si potrebbe provare amore? Se non si conoscesse la morte e la sofferenza, come si potrebbe ringraziare la Vita per ogni singolo giorno in cui ci permette di viverLa?

Amatevi ogni giorno in quanto Dio vi ha creati a Sua immagine e somiglianza. Sorridete di ogni esperienza senza classificarla e senza richiedere l'aiuto di nessuno, semplicemente VIVETELA COSI' COM'E'. Questo è libero arbitrio, questo è segno che DIO ESISTE E VI AMA PROPRIO PERCHE' VI LASCIA LIBERI DI POTER COMPIERE IL VOSTRO PROGETTO ANIMICO SENZA INTERFERIRE IN ALCUN MODO.
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Smettetela, quindi, di lamentarvi, perché Dio esiste! Se ogni vostra azione fosse pilotata dall'alto e non esistesse il libero arbitrio, allora sì che potreste affermare che Dio non esiste e al suo posto esiste un tiranno che vi costringe a compiere determinate azioni nel vivere quotidiano. Invece gioite del fatto che, attraverso il libero arbitrio, Dio vi consente ogni giorno di compiere le scelte giuste PER VOI e per l'evoluzione della vostra Anima su questo piano di esistenza.

Vincenzo Bilotta

sabato 15 agosto 2015

Ci vuole più amore

Ogni gesto quotidiano viene compiuto dalla maggior parte delle persone in maniera meccanica, ripetitiva, scontata. Vi è un senso del dovere, quasi come un obbligo in ogni movimento, in ogni dialogo, vuoto automatismo mentale nel quale, spesso, ci si perde ormai per abitudine.

Ma perchè accade tutto ciò? Come mai si vive da automi e si muore prima ancora di aver vissuto? Secondo me, il motivo di tutto ciò risiede nel fatto che ogni persona, nel compiere le sue azioni quotidiane, non ci mette abbastanza AMORE. Ci vuole più amore per poter vivere appieno la Vita senza trascinarsi al suo interno come cadaveri.
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Il fatto è che pochi ormai esprimono la propria passione in ciò che fanno. I talenti, le passioni, la gioia di vivere e di condividere con il prossimo ci vengono tolti progressivamente attraverso il processo educativo-programmatico. Quando non si è più coscienti di ciò che si fa, non si è più PRESENTI A SE STESSI E SI MORTIFICA, PER CIO' STESSO, IL MOMENTO PRESENTE CON TUTTE LE OPPORTUNITA' CHE SOLO LUI SAPREBBE RISERVARCI.

La Vita vissuta in modo meccanico sa di stantio, di antiquato, è un ripetersi all'infinito di lezioni alle quali abbiamo già assistito ma dalle quali non abbiamo imparato nulla. Il vivere in automatico non porta nulla di nuovo all'orizzonte e ci allontana dall'ADESSO, proiettandoci lontano, non importa se in un futuro pieno di paure o in un passato pieno di dolore e sensi di colpa.
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Si potrebbe ovviare a tutto ciò se solo si riuscisse a vivere con più amore. L'amore solo, infatti, ci può permettere di VIVERE L'ATTIMO SENZA PIU' VENIRE RISUCCHIATI DAI VORTICI DEL TEMPO. Chi vive la Vita con amore compie ogni gesto in maniera spontanea, mai uguale o ripetitiva. Quando si prova amore, non importa se per se stessi o per gli altri, si vive nel presente, s'impara a godere di ogni singolo istante come se fosse l'ultimo giorno di Vita sulla terra.

Chi vive nell'amore gode, inoltre, del privilegio di poter essere felice a prescindere da ciò che gli accadrà intorno. Spesso, anzi, attraverso le vibrazioni di amore che avrà saputo diffondere intorno a Sè, potrà permettere anche agli altri di cambiare seguendo il suo esempio.
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Per vivere la Vita con più amore occorre smettere di fare ciò che non ci piace, ci vuole coraggio, determinazione, lavoro serio allo scopo di ottenere tutto ciò. Occorre sapere che, spesso, ai progressi subentreranno delle fasi di stallo o, a volte, si potrebbe tornare sui propri passi, tornando a soffrire come prima o forse più.

Tutto ciò fa parte del gioco, dopotutto ci hanno insegnato a congelare i sentimenti, a reprimere creatività e talenti, hanno fatto di noi degli automi. Lo scopo di tutto ciò? Evitarci la sofferenza! Che controsenso, non credete? In realtà, solo potendo esprimere le proprie potenzialità SENZA PROVARE PIU' PAURA, si potrà riuscire ad essere se stessi e ad esprimere tutto l'amore di cui ha bisogno il mondo di oggi, caratterizzato da sempre più tecnologia e sempre meno rapporti umani.
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Lavorate su di voi, esprimete tutto l'amore che, fino ad oggi, avete tenuto dentro per paura di essere giudicati. Smettete di aver paura di provare compassione o di commuovervi di fronte ad un tramonto. Tirate fuori il lato sensibile di voi perchè non è forte chi ha congelato i propri sentimenti, quello è solo uno zombie, un sonnambulo in un mondo basato sulla sopravvivenza. 

In realtà, E' FORTE CHI RIESCE AD ESPRIMERE SE STESSO E IL PROPRIO AMORE, FREGANDOSENE DEL GIUDIZIO ALTRUI. DOPOTUTTO, LA PERSONA CHE GIUDICA E' LA STESSA CHE, AVENDO TROPPA PAURA PER ANDARE AVANTI NEL LAVORO SU DI SE', PREFERISCE LA VIA PIU' BREVE CHE CONSISTE NEL PRENDERE IN GIRO, PER INVIDIA, CHI HA PROSEGUITO CON AMORE NEL PROPRIO PERCORSO DI CRESCITA PERSONALE APPORTANDO, PER CIO' STESSO, MAGGIOR PACE E RICCHEZZA NEL MONDO.

Vincenzo Bilotta

lunedì 3 agosto 2015

Differenza fra lo sperimentare e il conoscere

Una storia illuminante parla di un uomo che muore e va in paradiso. Ha vissuto a lungo e, dopo la morte, si ritrova a camminare verso questi grandi cancelli ornati di perle, di fronte al paradiso. All'ingresso vede numerose persone che rappresentano lo spirito: Buddha, Cristo, la Vergine Maria, San Pietro, Maometto, Krishna, Mosè ed altri, che stanno in piedi davanti al cancello e fanno entrare la gente. Mentre si avvicina al cancello, nota che ci sono due file per entrare in paradiso. Si accorge che in una fila ci sono tre o quattro persone, mentra l'altra sembra essere lunga chilometri. L'uomo ne rimane stupito. Si chiede: "Perchè ci sono due file?". Così si avvicina a San Pietro e domanda: "Mi puoi aiutare? Ho visto che una coda è molto breve, l'altra è lunghissima; non so in quale delle due andare. Perchè alcuni sono nella coda breve e altri in quella lunga?". San Pietro risponde:"Allora, quelli della fila breve vorrebbero sperimentare il paradiso e stanno attendendo di entrare". L'uomo chiede: " E quelle della fila lunga?". San Pietro dice: "Oh, a quelle interessa studiare il paradiso. Vogliono imparare cose che riguardano il paradiso. Vogliono prendere appunti". (Robert McDonald, PNL per lo Spirito)

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Ho voluto cominciare oggi il mio nuovo articolo con questa storiella divertente, nella quale è, tuttavia, racchiuso un significato molto profondo che vi spiegherò dopo aver finito di riderci sopra con voi. In realtà, c'è una differenza profonda, insondabile, fra lo sperimentare le cose e il semplice conoscerle.

Com'è ovvio, la via della sperimentazione porterà a risultati ben diversi da quella volta alla semplice conoscenza dei fenomeni. La sperimentazione è fatta SEMPRE E SOLO IN PRIMA PERSONA ed ha effetti molto profondi sul sistema psicofisico dell'individuo. Quando si vivono determinate esperienze, si esce trasformati, diversi, con un approccio diverso nei confronti della Vita e le sue dinamiche.

Il conoscere, viceversa, sortisce degli effetti che, il più delle volte, restano a livello superficiale in quanto si tratta di EVENTI NON VISSUTI IN PRIMA PERSONA ma conosciuti attraverso le parole o gli scritti di chi, invece, ha avuto modo di sperimentarle in prima persona. Al giorno d'oggi c'è tanta gente che lavora su di Sè e cerca quel qualcosa in più in grado di affrancarla da quella condizione di isolamento dal Tutto.

Accade però che, il più delle volte, si sia disposti a seguire più corsi, leggere migliaia di libri, cambiare tanti guru quanti sono i nostri calzini senza, peraltro, venire a capo di nulla. Mi spiego meglio: non è che non s'impara nulla e, di conseguenza, non si viene a capo di nulla. La cosa è diversa: si è disposti ad imparare tanto ma non si applica nulla e, di conseguenza è come se non si fosse seguito nessun corso, guru o letto alcun libro.
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Proprio per distinguere chi sperimenta da chi, semplicemente, conosce, ho coniato il termine di pratici applicatori in riferimento a chi ha la forza di sperimentare e teorici conoscitori riferendomi, invece, a chi ha solo conoscenze teoriche ed ostenta erudizione. Di ciò, però, ne ho già parlato nel mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, dedicandogli un capitolo intero.

In ogni caso, il semplice conoscere non porta da nessuna parte se non ad un arido nozionismo. Solo lo sperimentare permette di EVOLVERE IN MANIERA DEFINITIVA E CONCRETA. Il resto rischia di rimanere solo un mucchio di belle parole con le quali incantare un pubblico di uditori.

La sperimentazione è collegata all'AMORE. La conoscenza, invece, alla PAURA. Solo chi prova amore, infatti, è in grado di trasformare le sue conoscenze in applicazioni pratiche e, quindi, sperimentarne gli effetti. Chi si limita a conoscere, di solito lo fa perchè ha paura di andare oltre le proprie conoscenze, probabilmente perchè non è sicuro che possano sortire gli effetti desiderati.

Tutto ciò che ci separa dall'applicare ciò che GIA' CONOSCIAMO è la paura di fallire. Se riusciremo a superare questa paura, trasformandola in amore per la sperimentazione, solo allora potremo far sorgere le nostre vere potenzialità per poter usufruire della fila breve come via di accesso rapido al paradiso delle nostre infinite potenzialità.

Vincenzo Bilotta

domenica 19 luglio 2015

La lunga strada verso l'infinito

"In un viaggio conta di più come si percorrono i propri passi rispetto al raggiungimento della destinazione". (Vincenzo Bilotta)

Oggi voglio parlarvi di una strada: quella che porta, potenzialmente, verso l'infinito. Cosa significa tutto ciò? Innanzitutto spiegherò di quale strada parlo. La strada in questione è riferita a quella che viene imboccata per essere percorsa da chi decide il cammino verso la conoscenza di Sè. Quando si intraprende un lavoro del genere, non si sa mai dove si andrà a parare.

Bisogna dire, innanzitutto, che ci vuole COSTANZA E VOLONTA' per poter progredire lungo questa strada e, nonostante ciò, potrebbe accadere di non arrivare mai a destinazione, non in questa Vita almeno. Nulla va dato MAI per scontato perchè NIENTE E' PER SEMPRE.
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Ecco perchè, come potete ben leggere dal titolo del presente articolo di oggi, parlo dell'infinito. Cos'è, poi, l'infinito? Ciò che non ha fine... Ecco, appunto! Questa strada verso l'auto-conoscenza ha come caratteristica, quella di poter durare all'infinito in molti sensi. Potrebbe durare all'infinito perchè non si riesce a raggiungere la meta o, ancora, perchè non si potrebbe finire mai d'imparare.

In ogni caso, dopo aver spiegato il significato del titolo dell'articolo di oggi, voglio parlarvi del fatto che molti ricercatori mirano, purtroppo, più al raggiungimento della meta che al godersi il passi che potrebbero avvicinare ad essa se compiuti in piena PRESENZA MENTALE.

Il fatto è che, quando si comincia un determinato percorso allo scopo di conoscere meglio le proprie potenzialità interiori al di là delle apparenze, ci si lascia spesso prendere dall'ansia di arrivare... Ma dove? Eppoi, si è davvero sicuri di arrivare? Essendo la società moderna dominata dalla cosiddetta "ansia da prestazione", ne consegue che l'uomo tecnologico abbia imparato a fare/volere tutto e subito in maniera meccanica, guidato da una forza che lo rende più sonnambulo che padrone delle proprie scelte.

Ma il cammino verso la ri-scoperta di Sè, essendo un cammino lungo e, potenzialmente, senza fine, non ha senso compierlo di fretta, cercando di arrivare a meta anche perchè di mete, qui, non ce n'è proprio nessuna. Anzi, quando si decide di lavorare su di Sè, bisogna concedersi del tempo e agire (non reagire, badate bene, altrimenti sarebbe troppo meccanico e scontato!) con lentezza, mirando a godersi più i passi, i fiori lungo la strada, i sorrisi di qualche passante che la meta vera e propria.
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Chi non lavora su di Sè è paragonabile ad un guidatore su di un'auto lanciata a tutta velocità su una stradina
di campagna: esso cammina talmente veloce da vedere a stento perfino la strada, cosa importa se arriverà a casa? Cosa potrà raccontare di aver visto? Ben poco!

Chi, invece, decide di lavorare su di Sè, è molto più simile ad un pedone o, al massimo, ad un ciclista che decide di fare un giro sulla stessa stradina di campagna dove il suo collega ha corso in minor tempo rispetto a lui in maniera INCONSAPEVOLE ED AUTOMATICA. A differenza dell'automobilista, però, il ciclista/pedone ha la possibilità di ammirare il paesaggio, ascoltando i suoni della natura e sentendo i vari odori provenienti dalle varie specie di fiori presenti sul prato ai lati della strada.

Il ciclista/pedone sì che avrà di che parlare con amici e conoscenti quando sarà tornato a casa! Inoltre ne uscirà meno deluso e stressato rispetto a chi, invece, ha fatto tutto di corsa e in maniera MECCANICA E INCONSAPEVOLE.

Ho fatto questo esempio per condividere con voi quanto sia importante godersi il cammino intrapreso senza FRETTA NE' ASPETTATIVE, non pensando al dopo (futuro) nè al punto dal quale si è partiti (passato). Dopotutto, ciò che conta è il fatto stesso di ESSERE PRESENTI AI PROPRI PASSI, IL SENTIRE LE FOGLIE SECCHE SCRICCHIOLARE SOTTO LE SUOLE E FARE TUTTO CIO' SENZA PREOCCUPARSI DEL PANORAMA CHE SI POTRA' PRESENTARE DOPO LA PROSSIMA CURVA.

Vincenzo Bilotta

domenica 5 luglio 2015

Non siamo mai soli

Oggi, come articolo, ho deciso di pubblicare un altro capitolo bonus del mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA. Esso s'intitola NON SIAMO MAI SOLI. Prima di lasciarvi alla sua lettura, vi ricordo che, qualora foste interessati, potrete acquistarlo presso: YOUCANPRINT, AMAZON, IBS LIBRI, LA FELTRINELLI, MACROLIBRARSI (A questo sito potete accedere direttamente cliccando sulla copertina del mio libro che trovate alla vostra destra), IL GIARDINO DEI LIBRI, HOEPLI, INMONDADORI, oppure ordinandolo presso le vostre librerie di fiducia.

Narra un’antica leggenda indiana che un giorno, un re, per mettere alla prova la saggezza di  due suoi sudditi, li chiamò a corte per affidare loro delle buste contenenti al loro interno lo stesso manoscritto. Dopo avere consegnato queste buste, diede loro ordine di aprirle solo quando fossero stati sicuri di essere soli; essi accettarono di buon grado il loro incarico e se ne andarono. 

Passò poco tempo quando uno dei due sudditi tornò dal re, dicendo di avere espletato l’incarico, mentre invece passavano i mesi ma dell’altro suddito non si avevano più notizie. Un bel giorno, quando ormai il re aveva perso ogni speranza di rivederlo, il suddito tornò.

Esso era sereno e, al contempo, dispiaciuto quando, alla domanda del re su dove fosse stato nei mesi precedenti rispose: ”O mio re, nei mesi seguenti la consegna del manoscritto sono stato in giro per i luoghi più solitari dell’India. Sono stato dentro le grotte più nascoste, nelle foreste più fitte. Tutto ciò nella speranza di trovare un luogo  in cui poter leggere il tuo manoscritto senza essere visto da nessuno, ma non sono stato mai solo. 
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Infatti mi sentivo sempre in compagnia di qualcuno che vegliava su di me. Quel qualcuno è presente in ogni cosa e non mi abbandonerà mai: esso è Dio. Alla fine ho deciso di tornare, per consegnarti la busta ancora sigillata, perché non ho potuto leggerla”.


Allora il re lo lodò e gli disse che era lui, tra i due, il suddito più saggio, perché aveva capito che Tutto è Uno e nulla è separato. Tutto è interconnesso e mai saremo soli. Questa breve ma interessante storiella ci introduce ad uno degli argomenti più importanti di tutto il libro. In questo capitolo parliamo infatti della solitudine. Essa è temuta e vista come un nemico mortale da molte persone. Tutti ne abbiamo avuto paura, almeno una volta, nel corso della nostra vita.


La paura di restare soli è direttamente collegata a quella della morte. Bisogna tuttavia dire che se nel corso della nostra vita cerchiamo la solitudine per riflettere, allora non ne avremo mai paura, diversamente sarà nel caso in cui ci sarà quasi imposta. 

Partendo dal fatto che i più grandi veggenti e saggi d’oriente sono diventati tali dopo aver abbandonato le compagnie comuni allo scopo di ricercare e trovare se stessi attraverso l’isolamento, quello della solitudine è solo un mostro creato e tramandato da una civiltà, quella occidentale, sempre più ansiosa e dipendente (non interdipendente) dagli altri.

In realtà non siamo mai soli, perché siamo parte del Tutto e, quindi, siamo sempre connessi alla fonte (Dio) che ci guida e ci suggerisce la Via, specie nei nostri silenzi più profondi e nei momenti in cui ne abbiamo più bisogno, a patto che sappiamo rimanere in ascolto. Del resto, la quiete, quella vera, se ci fate caso, la si raggiunge durante la meditazione, proprio quando si è soli con se stessi. 

Ognuno di noi ha, sin dalla nascita, uno spirito guida che lo segue e lo protegge, consentendogli di affrontare nella maniera più opportuna le diverse sfide che la vita, man mano che va avanti, gli pone dinanzi.

Questo spirito guida lo si può chiamare con vari nomi quali: Angelo Custode, Dio, Sé, ma l’essenza non cambia. Esso esiste ed è con noi, sempre, allo scopo di proteggerci e guidarci. Basta mettersi in ascolto ed essere ricettivi per sentirlo; alcuni riescono perfino a parlargli o a vederlo. 

Ma, al di là di tutto ciò, a volte esso non si manifesta necessariamente davanti ai nostri occhi; spesso vive nei nostri pensieri, quelli più puri, nelle nostre ispirazioni, nelle nostre idee più geniali, altre volte, invece, risiede nei nostri cuori ed alimenta le nostre passioni. 

E’ essenziale capire che solo abbandonando tutte le nostre paure avremo modo di poter interagire e connetterci con il nostro spirito guida. A quel punto esso ci permetterà di raggiungere i traguardi più ambiti, di capire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato per noi, senza l’aiuto di nessun altro, basandoci solo sull’ascolto di noi stessi, perché Egli dimora al nostro interno e vuole il meglio per noi, da sempre. 

Da oggi in poi, quindi, ascoltate dentro di voi, specie nei momenti in cui siete soli e troverete lo spunto creativo per realizzare cose che non avevate mai osato nemmeno pensare di poter riuscire a compiere. E’ dal silenzio che nasce quella connessione col nostro spirito guida che ci permette di iniziare ad attingere ad un’energia creativa capace di costruire nuovi mondi attraverso un solo cambiamento nel modo di pensare, restando QUI E ORA! 
(La copertina del mio libro)

Da oggi, quindi, quando avete necessità di realizzare nuovi progetti, appartatevi e rimanete in ascolto e vedrete che, proprio dal silenzio che prima temevate, etichettandolo con la parola solitudine, nasceranno le soluzioni a tutti i vostri problemi e la pace tornerà a regnare nel vostro mondo interiore, non più turbato da caotiche interazioni con le persone sbagliate. Spesso, infatti, ci si accorge che le migliori decisioni vanno prese da soli, perché l’influenza degli altri a volte porta solo confusione e incertezze sul da farsi, in quanto non sempre i consigli sono dati a fin di bene. 

Accade spesso, infatti, che essi siano dettati dalla gelosia altrui nei nostri confronti e porteranno in tal caso, come conseguenza, al loro interno, il seme del fallimento. Quindi, da oggi, imparate a sbagliare da soli senza più dare la responsabilità dei vostri errori agli altri e vedrete che, se supererete la paura del fallimento, magicamente emergeranno dal vostro io più profondo le soluzioni a tutti i vostri problemi. 

Evitate di sentirvi soli, perché, anche se non lo sarete mai in realtà, così facendo rischiate di attirare a voi situazioni di solitudine. Ciò avverrà per mezzo della Legge dell’Attrazione, in quanto, come detto in precedenza, un piccolo pensiero, se focalizzato su un evento o persona, ne attirerà uno ben maggiore; questo è il meccanismo che governa l’intero universo, come la forza di gravità ci permette di mantenere una certa densità fisica e di non volare via o disintegrarci in polvere. 

Sentitevi sempre completi e in connessione col Tutto, e il Tutto, grazie alla Legge dell’Attrazione, vi ricompenserà con situazioni ed eventi che vi faranno inserire in contesti all’interno dei quali non sarete mai soli. Imparate a non temere più la solitudine, in quanto essa è solo una creazione della nostra mente e deriva direttamente dal modo di pensare comune che sin da piccoli siamo stati costretti a subire perchè facenti parte di una comunità di persone che hanno pensato in maniera ansiosa e ansiogena creando problemi alla loro salute per cose molte volte inesistenti. 

Dopotutto, come diceva giustamente Aristotele: ”Chiamiamo libero colui che esiste per se stesso e non per un altro”. Alla luce di quanto detto, assumetevi la responsabilità di crearvi il vostro spazio di solitudine e scoprirete che, al di là dei fantasmi generati dalla vostra mente, si celano la soluzione a tutti i vostri problemi e la strada che vi consentirà di connettervi finalmente con Dio per realizzare l’unità attraverso la liberazione dall’Ego.

Vincenzo Bilotta