domenica 2 maggio 2021

Non devi salvare il mondo

"Non puoi salvare il mondo, ma puoi fare la tua parte migliorando te stesso". (Vincenzo Bilotta)

Chi si trova nel cammino sa bene quanto entusiasmo si provi quando si fanno nuove acquisizioni, acquisizioni che ci aiutano, da subito, a migliorare la nostra Vita, sia a livello lavorativo che sentimentale e, in generale, a livello relazionale.

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Molti di noi, sull'onda di questo entusiasmo cominciano, però, a voler rendere partecipi gli altri delle proprie acquisizioni, ciò allo scopo di aiutare chi si conosce a migliorare la propria Vita. Questo, di per se stesso, non è assolutamente sbagliato, tuttavia bisogna fare delle distinzioni per evitare di diventare dei salvatori del mondo, salvatori che, spesso, nessuno ha richiesto, almeno non le persone che, a volte, tentiamo di "convertire" a tutti i costi.

Acquisire nuove conoscenze nel campo dello sviluppo personale e nell'ambito di un cammino di autoconoscenza spirituale, è molto bello e provoca entusiasmo in chi vede aprirsi porte che, fino a poco tempo prima, non pensava nemmeno esistessero o, semplicemente, non aveva ancora occhi per vedere. Tuttavia, accade spesso che, sulla scia di questo entusiasmo ci si improvvisi novelli profeti, gente che conosce più degli altri e che, possedendo queste presunte "verità", pensa di sapere come aiutare gli altri e lo fa anche quando gli altri il suo aiuto non lo hanno mai richiesto.

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Quando si raggiunge un nuovo livello di coscienza/conoscenza, è normale che ciò susciti in noi entusiasmo e voglia di condividere questo stato di leggerezza, questo nuovo punto di vista dal quale poter vedere le cose in una prospettiva diversa, una prospettiva che ci permetta di concentrarci di meno sui "problemi" e di più sulle soluzioni.

Quello che non dovrebbe accadere, invece, è il voler cambiare a tutti i costi le persone che ci stanno vicino, a cominciare dai familiari, partner, amici, per finire coi colleghi di lavoro o semplici conoscenti coi quali, magari, si finisce col parlare di argomenti inerenti al lavoro su di sé.

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Come ho scritto nel titolo di questo mio articolo non devi salvare il mondo... Nessuno te lo chiede e, spesso, se solo ti provi a farlo, riceverai brutte risposte, sarai schernito, giudicato una persona "strana", allontanato e, in tutto questo, sprecherai una marea di energie per portare avanti questo tuo progetto utopistico quanto inutile di salvatore dell'umanità.

Ora, a parte il fatto che a gran parte dell'umanità non gliene frega un cavolo di sviluppo spirituale in quanto ama fare altro, com'è giusto che sia in base al libero arbitrio del quale ognuno di noi dispone, quello che possiamo fare noi per salvare il mondo è trasformare noi stessi perché il mondo siamo noi.

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Tutta la realtà esterna, sia essa sociale, scientifica, culturale, politica, religiosa, economica o morale, sono il frutto del sentire interiore di ognuno di noi. Ogni persona crea il mondo, ciò in base a quello che porta dentro, ecco spiegato perché il mondo è dominato dalle guerre, da finte democrazie, da gente che usa il potere per sfruttare lo stato di sonno delle masse per ricavarne un lucro attraverso la manipolazione mediatica e il terrore indotto.

Non è bello vedere rifiuti per strada, c'è gente che sporca, continua a maltrattare altri esseri viventi, a mangiare carne nei fast food e bere bibite gassate e piene di coloranti, ma anche questo fa parte del gioco degli opposti. Nonostante ciò, chi non capisce questo rischia di ergersi a paladino della lamentela. Basta visitare le bacheche dei social per vedere gente che si lamenta di tutto, è in continua lotta per cambiare il mondo ma che non ha mai fatto nulla per cambiare sé stessa.

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Eppure il cambiamento, quello decisivo, parte sempre da noi, mai dagli altri. Noi, lo ripeto, non dobbiamo salvare il mondo, quello che possiamo fare è salvare noi stessi attraverso il lavoro su di noi e la pratica nella Vita reale. Per gli altri possiamo fare da esempio e, in alcuni casi, possiamo aiutare SOLO chi ce lo chiede ed è pronto ad affrontare il cambiamento derivante dal lavoro che deciderà di svolgere su di sé.

Da oggi, quindi, smettiamo di lottare contro il mondo, di sforzarci a voler cambiare le cose, le persone, non serve, ci fa solo sprecare energie preziose per il mantenimento della nostra salute e vitalità. Impariamo a lavorare su di noi, a condividere informazioni utili tramite i nostri canali nei social ma senza forzare gli altri a leggerli e, soprattutto, senza arrabbiarci o frustrarci se gli altri non capiscono o sono troppo addormentati per prenderne coscienza.

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Noi possiamo essere d'esempio portando fuori il nostro cambiamento interiore, ma senza forzare nessuno, senza sprecare tempo, energie e conoscenze per chi ancora non è pronto e forse non lo sarà mai. Nessuno ci ha mai chiesto di salvare il mondo, di immolarci per il bene degli altri. Semplicemente, noi dobbiamo limitarci ad ESSERE E FLUIRE CON LA VITA, SENZA SFORZO BRILLARE COME STELLE NEL CIELO DELLA CONSAPEVOLEZZA. Poi, chi sarà pronto e lo VORRÀ, potrà decidere di seguire il nostro esempio.

Vincenzo Bilotta

lunedì 19 aprile 2021

Trovare il proprio centro in questo periodo di follia collettiva

Dallo scorso Marzo 2020 stiamo vivendo un'epoca dominata da incertezza, caos, instabilità su tutti i fronti. Purtroppo la maggior parte delle persone non era preparata a tutto ciò. Si viveva di routine, di certezze anche se noiose, vittime delle solite cristallizzazioni che, lungi dal farci vivere, ci rendevano molto più simili a degli automi che ad esseri umani SENZIENTI.

Com'è ovvio, questo clima di instabilità, le restrizioni delle libertà individuali, la rabbia per come le cose vengono gestite dall'alto, ha mostrato quanto la gente comune sia lontana dal risveglio e, in particolare, si è notato come le persone siano lontane dal proprio centro di gravità permanente, il solo che, in un'epoca di pazzi scatenati, potrebbe dar loro una stabilità che prescinde dalle condizioni esterne le quali, si sa (o almeno, si dovrebbe sapere), dipendono dallo stato d'animo del singolo soggetto, in pratica sono una sua proiezione interiore.
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In questo periodo di grande pressione psicologica sono aumentati a dismisura coloro i quali assumono psicofarmaci, sono depressi, soffrono di attacchi di panico fino ad arrivare, nei casi più estremi, a gente che vive relegata in casa e interagisce col mondo esterno solo attraverso internet, ciò anche per quanto riguarda gli acquisti non solo di beni secondari ma, anche e soprattutto, beni di primaria necessità.

Dopo quanto detto risulta chiaro come qualcuno di molto potente che sta in alto, del quale non voglio parlare in quanto mi occupo di lavoro su di sé ed evoluzione personale e non di politica, voglia cambiare la società a proprio vantaggio e a discapito della popolazione e, almeno per adesso, ci sta pure riuscendo. 
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La società è stata modificata, le persone, di punto in bianco, si sono viste costrette a rinunciare alla libertà di poter circolare nelle ore e nei luoghi che più gli aggradano, di riunirsi e socializzare, di VIVERE LIBERI E FELICI. A qualcuno, evidentemente, questo non sta più bene, così stanno cercando di creare delle condizioni tali da neutralizzare la capacità di libero pensiero dell'individuo allo scopo di renderlo succube della propria malvagia volontà.

In questo contesto storico, dove ogni forma di socialità è vietata, dove i mezzi di comunicazione sono censurati se si parla di determinati argomenti che non piacciono a chi sta in alto, risulta evidente un bisogno dell'individuo di centrarsi, di lavorare su di sé.
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Questo bisogno di centratura non può più essere considerato come una forma di ricerca personale allo scopo di distinguersi dalle masse o come una forma di studio sulla mente umana che possa soddisfare la curiosità di ristrette minoranze con una spiccata passione verso argomenti esoterici, una volta forse era così, adesso i tempi sono cambiati.

Oggi come oggi, essere centrati, lavorare su di sé fino a raggiungere e mantenere il proprio centro, è una necessita basilare se si vuole uscire indenni da questa follia globale alla quale stiamo assistendo. È arrivato il momento di imparare a stare da soli con sé stessi, a vivere lontani dalle persone che più si amano, a non lasciarsi piegare dalle restrizioni folli che, ormai, quotidianamente sembrano volerci sottomettere.
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Utilizziamo questo periodo non per arricchire gli psichiatri e, di conseguenza, le farmacie, piuttosto dedichiamo del tempo, visto e considerato che di tempo, per adesso, ne abbiamo a disposizione proprio tanto, alla nostra centratura, al conoscere noi stessi, a delle letture che possano stimolare la nostra crescita personale.

Oltre a quanto da me consigliato fino ad ora in questo articolo, non dimenticate di meditare quotidianamente, prendete questa sana abitudine, mantenendola costante nel tempo, anche per 20 minuti al giorno. È meglio meditare 20 minuti ogni giorno rispetto al meditare un'ora quando capita.
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Createvi delle abitudini, delle routine nuove che non vi portino a pensare troppo a ciò che sta succedendo. A questo scopo, risulterà di VITALE importanza SPEGNERE LA TV. A che serve guardare tutti i bollettini se poi sono sempre le stesse notizie volte a creare disagio, paura, incertezza? Non sarebbe meglio, a mio avviso, leggere un buon libro, preparare un dolce, sentirsi con un amico, meditare?

Concentriamo la nostra attenzione su argomenti che possano elevarci a livello energetico e spirituale, non l'immondizia che ci propinano quotidianamente attraverso i mass media, immondizia della quale, purtroppo, non possiamo nemmeno verificarne la veridicità.
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Rimaniamo centrati, tutto questo passerà, LASCIAMOLO ESSERE senza, tuttavia, lasciarci trascinare via, rimaniamo in OSSERVAZIONE, riflettiamo, manteniamoci COSCIENTI, RESPIRIAMOCI DENTRO senza mai trattenere, non permettiamo alla nostra mente di perdersi in pensieri negativi, aiutiamola attraverso letture stimolanti, meditazione quotidiana, pensieri gentili verso l'universo e verso il prossimo.

Tutto questo passerà, LASCIAMOLO ANDARE, anche noi, un giorno, moriremo, evitiamo di morire prima di quel giorno, rimaniamo a goderci l'istante, per quel che è, per quel che è capace di offrirci, fluiamo con la Vita, senza opporre resistenza, in uno stato di centratura, mantenendo la nostra presenza sulle attività di pensiero senza mai rimanerne coinvolti. 
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Dietro le nubi c'è sempre il sole a splendere, concentriamoci su di esso, le nubi andranno via, facciamoci trovare centrati, VIVI, COSCIENTI DI NOI e della bellezza che ci sta intorno. NOI SIAMO BELLEZZA, GIOIA, FELICITÀ, APPAGAMENTO ma, soprattutto, CENTRATURA. Buona Vita a tutti!

Vincenzo Bilotta




giovedì 1 aprile 2021

Felicità e dipendenza

Questa sera ho il piacere e l'onore di condividere con voi un capitolo del mio ultimo libro ALCHIMIA DELLA COSCIENZA, YOUCANPRINT EDIZIONI.  Vi ricordo che è già disponibile, così come L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA e METAMORFOSI SPIRITUALE, YOUCANPRINT EDIZIONI, (i miei libri precedenti), presso le vostre librerie di fiducia oppure online, fra gli altri canali, su: YOUCANPRINT, MACROLIBRARSI, IL GIARDINO DEI LIBRI, FELTRINELLI, MONDADORI, HOEPLI, AMAZON, IBS. Buona lettura e grazie!

La felicità non dipende dalle cose esterne, ma dal modo in cui le vediamo. (Lev Tolstoj)

(La copertina del mio libro)


La VERA felicità è frutto della riscoperta di sé come esseri completi ed indipendenti da persone o situazioni esterne. Tutto parte da noi, da uno stato interiore che, se saremo in grado di svilupparlo ed accrescerlo, ci donerà gioia incondizionata e completezza.

La felicità, infatti, non dipende da fattori esterni. Tuttavia, se si cercano all’esterno situazioni o persone allo scopo di essere felici, si sarà dipendenti e si perderà il potere di creare la propria realtà felice.

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Il sistema vuole che dipendiamo da condizioni a noi esterne per essere felici. Così facendo esso troverà nutrimento in noi attraverso il consumismo indotto tramite i mass media, facendo leva sul senso d’incompletezza e quel sentimento d’insoddisfazione che sembra accomunare le civiltà tecnologiche occidentali.

Si vive ormai di mode e si tende, di conseguenza, a seguire ciò che fa la massa per paura di risultare inadeguati o di venire rifiutati dagli altri. Si tende a temere il giudizio degli altri.

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Così facendo, si vive una Vita non nostra, al solo scopo di non deludere gli altri per paura di essere giudicati ed isolati. L’uomo moderno vive di consuetudini, di paure, cerca di adeguarsi a situazioni e persone per riuscire ad essere felice non sapendo che, così facendo, felice non lo sarà mai.

Quando si vive nella paura del giudizio altrui e nell’aspettativa temendo che le cose non vadano come vorremmo, in realtà si stanno ponendo le basi per la dipendenza, non certo per la felicità. PER ESSERE FELICI BISOGNA FARE CIÒ CHE VERAMENTE CI PIACE, ASCOLTARE IL NOSTRO CUORE SMETTENDO, AL CONTEMPO, DI TEMERE I GIUDIZI DA PARTE DELLE PERSONE CHE CI CIRCONDANO E RICORDANDO CHE LA REALTÀ LA CREIAMO SEMPRE E SOLO NOI, PARTENDO DAI NOSTRI STATI D’ANIMO PERCEPITI IN UN DATO MOMENTO.

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Quando si nutrono aspettative su persone ed eventi, si creano solo le basi per vivere una felicità condizionata e transitoria dipendente da fattori a noi esterni. Per vivere la VERA felicità incondizionata occorre, innanzitutto, AMARSI ED ACCETTARSI PER QUEL CHE SI È, NON NUTRENDO ASPETTATIVE SUGLI ALTRI E SEGUENDO, AL CONTEMPO, LE PROPRIE PASSIONI, FREGANDOSENE DELL’ALTRUI GIUDIZIO.

La vera felicità consiste nel riscoprire i propri tesori interiori abbandonando, al contempo, le illusioni e gli stimoli transitori provenienti dall’esterno. Ciò non significa che chi possiede dei beni o ha possibilità economiche non debba goderne. Significa solo che si potrà godere delle cose senza più esserne schiavi sapendo che i tesori, quelli veri, sono custoditi nelle profondità del nostro cuore.

Vincenzo Bilotta


domenica 21 marzo 2021

Fare luce sulle proprie ombre

Viviamo in un mondo duale, un mondo costituito dagli opposti bene/male, bello/brutto, giorno/notte. Questo mondo nasce dalle convenzioni, dal voler catalogare, distinguere, ciò allo scopo di poter comunicare con gli altri e farsi capire, ma è pur sempre un mondo mentale, totalmente mentale.

In questo mondo si pone enfasi sulle cose belle, sia esterne che a noi interne. Di conseguenza, ognuno di noi tende ad apparire più che ad essere, ciò per due motivi fondamentali: nessuno, nemmeno chi ci ha educati, ci ha mai insegnato ad essere, perché probabilmente nemmeno lui, ancora oggi, sa come essere. Il secondo motivo è legato al fatto che, anche se volessimo essere, così, di punto in bianco, non lo potremmo, ciò perché dovremmo prima avere il coraggio di fare un viaggio al nostro interno.

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Questo viaggio al nostro interno comporta dei rischi e, proprio per questo, costituisce una sorta di discesa agli inferi (per approfondire l'argomento puoi cercare nel mio blog l'articolo DISCESA AGLI INFERI), un passaggio dal regno della luce a quello dell'ombra. Il regno dell'ombra, però, è abitato dai nostri demoni, quelli che ci governano quando siamo in preda alla paura, delusione, depressione, sconforto, frustrazione o rabbia, tanto per citare solo alcuni.

E' facile mostrare quanto siamo bravi a svolgere un lavoro per il quale siamo portati, come siamo ben vestiti, educati, quanto composti riusciamo ad essere in occasione di un pranzo d'affari... Ma queste sono le parti in luce, quelle legate all'apparire, quelle legate al mondo esterno, aperte a tutti.

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Accanto a queste parti in luce, però, esistono delle parti in ombra, parti che non conosciamo e che, spesso, quando capita che emergono ci procurano molti problemi nella loro gestione, basti pensare all'ansia o alla rabbia. Ma per essere davvero completi, totali ed integri, occorre lavorare anche sulle nostre ombre, facendo luce su di esse fino a smetterla di lottarci contro o averne ancora paura.

Sono proprio le nostre ombre, infatti, costituite dai lati oscuri della nostra personalità, quelle che, solo se integrate, possono farci diventare delle persone complete, vere e totalmente padroni della nostra personalità. Ma come si fa a far luce sulle nostre ombre? 
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Innanzitutto bisognerà lavorare in totale ascolto di sé, un ascolto scevro da ogni forma di giudizio, un ascolto in grado di porci di fronte alle nostre zone in ombra con la massima imparzialità, distacco, capacità tipiche di chi medita ed è in grado di osservare senza identificarsi mai con nessuno stato d'animo in particolare ma, piuttosto, lasciandolo fluire senza disperdere energia.

Da ciò si capisce bene come sia importante essere preparati a fronteggiare i conflitti irrisolti che ci zavorrano ancora al passato e le ansie che ci proiettano molto oltre l'adesso verso un futuro minaccioso e letale, almeno così sembra apparire agli occhi delle nostre menti iperattive.

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Meditare, approfondire la respirazione e lavorare con forme di yoga fisico può essere, in questi contesti, di fondamentale importanza e preparatorio per quello che sarà il passo successivo che ci porterà ad intraprendere il viaggio dentro di noi, per mettere fine al caos, al regno delle tenebre attraverso la luce della nostra consapevolezza, fino a sanare i conflitti che albergavano in noi ma che avevamo congelati per la troppa paura/incapacità di fronteggiarli nel momento in cui avvennero i fatti.

E' tempo di far pace con noi stessi, la pace di mente, cuore e anima; è tempo di far luce sulle nostre ombre, fino a bilanciarle ed integrarle nella nostra personalità, senza giudizio né rifiuto, ma in totale accoglienza; è tempo di amarsi ed accettarsi, per come si è, senza nulla aggiungere o togliere; è tempo di ESSERE, di riconoscersi, di andare oltre l'apparire e il desiderio di approvazione attraverso la standardizzazione col gregge globale; è tempo di tornare se stessi, LIBERI, VIVI E FELICI.

Vincenzo Bilotta

domenica 28 febbraio 2021

Lo spazio sacro

Dentro ognuno di noi c'è un luogo di pace, di presenza, di silenzio. Questo luogo di pace, tuttavia, nella Vita caotica di oggi, viene spesso ad essere offuscato e scosso dalle mille inquietudini che ci fa vivere la nostra mente, inquietudini che ci creiamo a causa della nostra mancanza di centratura.

Il problema fondamentale è che noi diamo potere all'esterno e, così facendo, viviamo nell'illusione che andrà tutto bene solo se fuori le cose vanno come abbiamo previsto. Poiché l'esterno, la Vita, sono un continuo fluire, a volte anche fin troppo impetuoso, ecco che spesso, molto spesso, le cose non vanno come da noi previsto e, proprio per questo, ci sentiamo, arrabbiati, impauriti, depressi, scontenti, frustrati.

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Tutte queste sensazioni, questo malcontento di fondo che viviamo è solo pura illusione e deriva dalla mancanza di un proprio centro, di una propria oasi di pace. Quando parlo di centro non mi riferisco al fatto che dobbiamo aprire un centro di consapevolezza dove riunirci tutti assieme per meditare o fare altri tipi di attività, nulla di tutto ciò. 

Quando parlo di centro, mi riferisco alla centratura su di sé, alla possibilità di trasmutare le circostanze esterne a proprio esclusivo vantaggio dopo aver avuto la capacità/il coraggio, di riconoscere il caos interiore, quello stesso caos al quale non abbiamo mai dato nessuna importanza e che, nonostante tutto, ci ha dominati fino ad oggi, ciò a causa della nostra scarsa consapevolezza e di un'attenzione rivolta solo ed esclusivamente all'esterno di noi.

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Centrarsi significa creare, ampliare e fare della propria interiorità un'oasi di pace, un luogo sacro dove rifugiarsi quando fuori infuriano le tempeste della Vita che sembrerebbero, almeno all'apparenza ne avrebbero tutta l'aria, volerci spazzare via assieme a tutte le nostre vacillanti certezze.

Riconoscere la propria interiorità è la conseguenza dell'aver preso coscienza del fatto che tutto ciò che sta là fuori (eventi, persone, cose) è solo un riflesso di ciò che abbiamo dentro. In altre parole, noi proiettiamo e viviamo fuori ciò che abbiamo pensato dentro. Se riusciamo a prenderne coscienza, solo allora possiamo trasmutarlo fino a veder cambiare, di pari passo, anche ciò che sembrava la realtà statica a noi esterna.

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Quando si è centrati, quando si comincia a conoscere il luogo sacro interiore, si diventa invulnerabili. La persona centrata, infatti, una volta riconosciuta la propria responsabilità interiore per ciò che accade all'esterno, diventa invulnerabile rispetto agli eventi caotici che accadono nella quotidianità. Questa invulnerabilità le deriva dal fatto che essa ha acquisito il potere di cambiare i propri pensieri e, di conseguenza, il proprio sentire interiore per poi trasformare anche l'esterno.

Da ciò si capisce bene come sia necessario lo sviluppo di capacità introspettive. Solo così, infatti, si avrà modo di esplorare, riconoscere ed amare la propria interiorità, trasmutandone quegli aspetti che arrecano in noi preoccupazione, paura, rabbia e tutte quelle forme di inquietudine che, fino ad oggi, non ci avevano permesso di dimorare nella pace interiore nonostante le tempeste, gli tsunami esterni.

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Va ricordato che, una volta riconnessi col proprio centro, una volta ripulito il nostro spazio personale fino a farlo diventare la nostra oasi di pace interiore, dovremo ripulire anche l'esterno cambiando, ad esempio, lavoro, amicizie, città, abitudini e, in generale, ciò che potrebbe impedirci la realizzazione e il mantenimento del nostro spazio sacro.

Lo spazio sacro, pertanto, dovrà essere quella parte di noi, la più intima, profonda e benedetta, che dovremo rendere invalicabile da parte degli accadimenti esterni, in maniera tale da renderlo un rifugio sicuro durante le tempeste di particolare intensità.

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Per completare e consolidare il lavoro volto alla centratura e alla conseguente creazione di uno spazio sacro, dovremo sviluppare, com'è ovvio, una totale indipendenza dall'esterno (persone, cose, eventi). Dopotutto l'esterno, si sa, è una creazione più o meno inconscia da parte del nostro interno. 

Solo dopo aver creato il nostro spazio sacro potremo essere, finalmente, al sicuro dalle opinioni, azioni, giudizi altrui preservando, così, per noi tutta la vitalità che prima avevamo sprecato dando potere a ciò che, alla fine, era solo una nostra proiezione.

Vincenzo Bilotta

domenica 14 febbraio 2021

A cosa serve il silenzio?

Fin da piccoli abbiamo imparato l'arte di esprimerci. Lo facevamo, dapprima, attraverso i gesti, poi abbiamo imparato ad esprimerci attraverso le parole. Ci hanno sempre insegnato che le cose vanno dette, vanno espresse, che i silenzi non servono proprio a nulla. Anzi, dei silenzi nessuno mai ci ha parlato, non nella quotidianità, una quotidianità fatta di fin troppe parole.

Alla fin fine, noi parliamo per esprimere concetti, intrattenere conversazioni, farci capire dagli altri e stabilire dei ponti comunicativi, ma non sempre è così. Spesso le parole, lungi dall'unire le persone, le separa, a volte in maniera definitiva. Tutto ciò è dovuto al fatto che la maggior parte delle persone si esprime attraverso le parole ma senza pensare agli effetti che, in determinati contesti, avranno su chi riceve il messaggio che vogliono trasmettere.

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Pochi di noi sono coscienti di sé, del potere che hanno le parole e, ancor meno, degli effetti che possono avere su chi le ascolta durante una conversazione. A volte sarebbe meglio stare in silenzio, in ascolto, per poter consolidare un rapporto interpersonale, senza spreco di frasi fatte, senza troppo fare, semplicemente rimanendo presenti, facendo sentire la nostra vicinanza a chi spesso, pur non chiedendolo in maniera esplicita, ne ha tuttavia molto bisogno.

Chi lavora su di sé e segue un cammino spirituale sa quanto valga, molto spesso, un silenzio, quanto lo stare senza parlare, semplicemente ascoltando l'altro, possa risanare i rapporti, sciogliere le tensioni, migliorare le relazioni interpersonali.

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Ascoltare senza parlare è un'arte, un po' come la meditazione. E, proprio come la meditazione, nessuno ce ne parla, nessuno ce la insegna a scuola o a casa, tranne in casi rari. In tutti gli altri casi dobbiamo essere noi ad imparare, sia che si tratti di meditare o di riuscire a mantenere i silenzi nei momenti opportuni.

Ma nella nostra società, una società fondata sulle parole, sugli intercalari, sulle frasi fatte, chi non parla è visto come un taciturno, un introverso, una persona che ha problemi di gestione dei rapporti interpersonali, questo accade soprattutto in occidente, dove tutto va di corsa, dove non c'è mai tempo per noi stessi, figuriamoci per gli altri!

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E così molte relazioni si frantumano per le troppe parole e il poco ascolto, così come i rapporti lavorativi o di amicizia, ciò perché molte volte non si è sviluppata la capacità di ascolto lasciando, invece, fin troppo spazio al volere dire la nostra a tutti i costi, al parlare senza sapere, a volte, nemmeno cosa si dice, spesso non valutando gli effetti delle nostre parole sull'interlocutore.

Ancora peggio, al giorno d'oggi è diffusa la moda di parlare tramite messaggi attraverso i vari strumenti di comunicazione informatici, con la conseguenza che, non essendo le parti presenti di persona, i fraintendimenti senza possibilità di chiarimento immediato sono all'ordine del giorno. Questa è la nostra società attuale, una società in cui si parla tanto senza comunicare nulla, si ascolta poco e si pensa troppo, una società in cui non si lascia spazio all'altro, al silenzio, alla riflessione.
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Ecco che il silenzio acquista un suo significato. Ma a cosa serve il silenzio? Secondo me il silenzio nasce dall'esigenza, sempre più impellente dell'essere umano, di tornare ad ascoltare se stesso, i segnali del proprio corpo, questo in un primo tempo. In un secondo tempo il silenzio va condiviso, dall'interno e dopo aver ascoltato se stessi, con l'altro, dedicandogli la nostra attenzione, il nostro tempo, i nostri spazi, quegli stessi spazi che, in passato e come fa la maggior parte delle persone oggi, avremmo riempito di parole spesso prive di significato, dette tanto per togliere spazio all'altro, nel bisogno compulsivo di dire la nostra a tutti i costi ed avere l'ultima parola.

Il silenzio sana, sana i rapporti. Il silenzio evita, evita i conflitti, i fraintendimenti, il dolore, per sé e per gli altri, dolore che deriva spesso da parole che feriscono perché non pensate, ma vengono dette per riempire degli spazi vuoti, che non sono gli spazi interni ad una conversazione, ma gli spazi interiori individuali, quegli stessi spazi che non si ha il coraggio di guardare senza, per forza, doverli riempire di inutili nozionismi.

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Da oggi proviamo ad esercitarci nel silenzio, nell'ascolto dell'altro. Manteniamo un silenzio attivo, parliamo senza mai coprire le parole dell'altro magari alzando il tono della voce per non essere interrotti, sentiamole dentro, le parole, prima di inserirle nella conversazione, valutiamo se ne vale la pena dire certe cose o se, invece, è meglio rimanere in ascolto, in accoglienza, PRESENTI A SE STESSI e, di conseguenza, all'altro quale nostro specchio.

Vincenzo Bilotta



lunedì 1 febbraio 2021

La differenza fra il religioso e lo spirituale

"Religioso è colui il quale teme l'inferno. Spirituale, invece, è chi l'inferno lo ha attraversato facendo pace coi suoi demoni interiori." (Vincenzo Bilotta)

Oggi voglio parlarvi di una differenza, in particolare voglio trattare l'argomento riguardante la distinzione che passa fra l'essere religiosi rispetto all'essere spirituali. Questa differenza è fondamentale e, a seconda dei casi, può creare unione o separazione fra i popoli.

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Comincerò col parlarvi della persona religiosa. Esistono differenti tipi di religione. Ogni popolo di ogni parte del pianeta e sin da tempi remoti, ha sempre sentito la necessità di credere in qualcosa di superiore, qualche entità in grado di proteggerlo, ascoltarlo, aiutarlo nella Vita quotidiana quando sentiva particolare bisogno di un aiuto superiore.

Da lì ecco nascere le religioni, ognuna col proprio rappresentante, ognuna con le proprie regole di condotta morale, con i propri divieti ed imposizioni. Ben presto però, in contemporanea col nascere delle religioni, ecco nascere anche le divisioni dovute ad un diverso modo di vedere, vivere e comportarsi imposto dai precetti dei differenti culti.

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Queste divisioni, operate dalle differenti religioni, lungi dal portare unità e pace nel mondo hanno determinato guerre, persecuzioni, saccheggi, il tutto in nome di un sentimento di superiorità che si è voluto far prevalere da parte di un credo rispetto ad un altro.

Fatta questa premessa si capisce bene come la persona religiosa, pur riuscendo a trovare un suo equilibrio all'interno del culto professato, tuttavia tenderà ad avere una visione unilaterale del mondo, visione collegata e controllata dai precetti ai quali ha deciso di aderire una volta che ha cominciato a professare quel determinato credo.

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Da qui, com'è chiaro, sorgeranno delle inevitabili separazioni fra persone appartenenti a differenti tipi di culto religioso, separazioni che, come ho avuto modo di accennare prima, hanno portato nel corso dei secoli a conflitti, uccisioni, odio razziale.

Dopo aver parlato della persona religiosa, voglio adesso parlarvi della persona spirituale. La persona spirituale è quella che non aderisce a nessun tipo di credo, semplicemente si limita a vivere la Vita vedendo il divino dappertutto, un pò come facevano gli animisti nella preistoria. Questa visione delle cose come dotate di un'anima, di una divinità interiore, porterà la persona spirituale a vivere una sensazione di unità con tutte le altre persone, cose, animali, minerali esistenti sul pianeta, senza giudizio né conflitto di sorta.

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La spiritualità è praticabile a patto che ci si sia, prima, liberati dalla religione di origine, quella che, per intenderci, attraverso i suoi precetti e dogmi, potrebbe tenerci ancora separati da tutto il resto del creato attraverso l'imposizione di un modo di vedere che è, spesso, diametralmente opposto rispetto ad un qualsiasi altro credo religioso.

Dopo essersi affrancati dal senso dell'obbligo e di separazione vissuto, ma prima ancora sentito, attraverso l'adesione ad un culto piuttosto che ad un altro, poco importa, si dovrà percorrere il cammino in maniera autonoma, cominciando a vivere e sentire le cose per come sono, un'esperienza da fare in prima persona. L'esperienza religiosa, infatti, la si vive attraverso lo studio dei testi sacri, quella spirituale, invece, è un'esperienza pratica, un sentire più che una conoscenza derivante dallo studio. Mentre la religione forma attraverso la conoscenza teorica dei testi sacri, la spiritualità trasforma attraverso la sperimentazione pratica del divino in ogni cosa esistente, fino a farci tornare ad essere parte integrante del tutto.

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Ma per essere spirituali occorrerà non cadere nella trappola di far diventare religiose pratiche quali la meditazione o lo yoga. Sì, perché la tendenza potrebbe essere, in molti casi, quella di dipendere da qualcosa di trascendente e, una volta intrapreso il cammino di liberazione attraverso la pratica della meditazione, farla diventare una pratica religiosa.

La spiritualità non può essere religione, tuttavia il religioso può essere spirituale, a patto che si approcci al mondo della spiritualità con cuore aperto, senza giudizio e accetti, al contempo, le altre religioni come riflessi dello stesso specchio d'acqua, in fondo tutto è uno e ciò che ognuno di noi vuole è essere connesso a tutto il resto, oltre ogni descrizione del mondo operata dai testi sacri e nel loro rispetto, per carità, ma in uno stato di apertura tale da fargli trascendere giudizi nei confronti degli altri credo i quali, lungi dal far percepire, unione, pace ed armonia nel mondo, hanno portato, fino ad oggi, solo morte e distruzione.

Vincenzo Bilotta