domenica 4 settembre 2016

A volte accade

Nella routine quotidiana si è sempre impegnati in qualcosa di più o meno importante. In queste occasioni, non rare, si perde di vista la propria essenza, ci si scorda perfino di esistere. Esiste solo la commissione da sbrigare e l'impegno successivo, poi l'altro e l'altro ancora......

Se qualcuno potesse avere inserito un microfono nella testa, si potrebbero ascoltare mille voci, mille musiche, mille giudizi, milioni di conflitti, indecisioni, rabbia contro se stessi o gli altri, tutto questo e anche di più. Tutto, tranne i rumori esterni. Sì, perché quando si pensa in maniera eccessiva, gran parte dell'umanità ha l'abitudine di farlo seppur in maniera inconsapevole, non si ascolta più nulla che non siano le proprie voci, musiche, conflitti, emozioni interiori.
(Immagine presa dal web)

A volte accade però. A volte potrà accadere che ci si sorprenda a camminare, si riscopra il proprio peso distribuito per ciascun lato del corpo mentre si cammina, ascoltando il rumore dei propri passi. Capita, a volte, che si ascolti il rumore della pioggia che scende sulla terra bagnata, sull'asfalto, sulle nostre menti offuscate e faccia chiarezza, risvegli la CONSAPEVOLEZZA, faccia ritornare alla VERA VITA.

La normalità non consente a molte persone di poter percepire se stessi e il resto del mondo. La normalità consente solo d'inseguire le proprie chimere, di dare retta alle seghe mentali incombenti su di noi come una spada di Damocle, di essere inseguiti dal tempo fuggendo l'unico porto franco, il QUI E ORA.
(Immagine presa dal web)

A volte, però, accade che si viva il momento, andando, per ciò stesso, oltre il conosciuto e rassicurante ronzio mentale destinato, così sembra, ad accompagnarci dalla nascita fino alla morte. A meno che.... A meno che non ci si ACCORGA DI ESSERE VIVI E DI RESPIRARE. Vivere il QUI E ORA non è un lusso, non è un patrimonio nelle mani di pochi eletti. Vivere nel QUI E ORA è una NECESSITA' DI VITA, un rinascere all'interno del proprio guscio mentale fino a romperlo e tornare a VEDERE LA LUCE, A RESPIRARE E SENTIRSI VIVI.

Bisogna metterci in gioco sapendo che l'avversario da sfidare è un duro, forte e ci conosce per bene. Ci siamo cresciuti con lui, condividendo tutto. Tuttavia, arriva un momento in cui è necessario separarsi da ciò che non è più necessario alla nostra evoluzione, ciò anche se sembra ingiusto, sbagliato, anche se ci eravamo talmente abituati alla sofferenza interiore da averne fatta una routine immancabile, quasi un evento da non perdere, spettacolo per pochi "eletti".
(Immagine presa dal web)

Sicuramente vi starete chiedendo: DA DOVE COMINCIO? Vi rispondo subito: COMINCIATE CON LO STARE IN ASCOLTO DEI SUONI ESTERNI, siano essi auto di passaggio, persone che dialogano, uccellini che cantano, tuoni che rombano preannunciando un temporale. L'ascolto esterno può permettervi di distrarvi dal suono martellante ed ossessivo della mente coi suoi pensieri compulsivi sparati a raffica senza alcuna sequenza logica.

Dopotutto, la mente è nata per pensare. Ciò non è sbagliato, basta non identificarsi coi suoi pensieri. Lasciatela lavorare, è per questo che esiste! Tuttavia, ricordate sempre di farla lavorare per voi, mantenetevi capi della mente, osservatori muti, senza MAI sottomettervi al suo flusso incessante di pensiero. Quando dovete prendere delle decisioni, programmare il lavoro, le ferie, fare conti, allora attingete al suo infinito potenziale. 
(Immagine presa dal web)

Quando non vi serve la mente, USCITENE FUORI E TORNATE A VIVERE, ascoltate i suoni esterni, meditate se necessario, camminate se vi fa star bene, fate l'amore ma distraete la vostra attenzione dai pensieri superflui perché, sopra ogni cosa, esistete voi, QUI E ORA, come creature Divine ed Immortali.

Vincenzo Bilotta