martedì 17 ottobre 2023

Essere i protagonisti della propria Vita

Vivere è, per molti, il semplice nascere, andare a scuola, venire ammaestrati per svolgere una mansione, andare in pensione e poi morire. Questa è la concezione di Vita che ha il pensatore medio, membro della grigia massa anonima comunemente chiamata "popolo".

Dopotutto, così fanno tutti, questo è il modo di pensare di chi, ogni tanto, si ricorda di avere un cervello fra un messaggio e l'altro nell'immancabile smartphone sempre tra le mani. Ma questo non è vivere una propria Vita, questo significa vivere una Vita di seconda mano, che altri ci insegnano a vivere, dopo averci ammaestrati, siano essi i nostri stessi genitori e, in generale, familiari, che i nostri insegnanti.

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Così, dopo essere stati ammaestrati, ci ritroviamo a svolgere un lavoro che non ci soddisfa, ad avere una famiglia che non volevamo o che avremmo voluto formare in un secondo tempo, magari dopo aver realizzato noi stessi.

Molta gente, troppa gente, fa le cose perché non vuole deludere i propri familiari, per paura di essere giudicato male dalla comunità nella quale vive e, così facendo, non si accorge che sta buttando nella spazzatura la propria Vita, immolandosi come ennesima vittima sacrificale in una società di stereotipi.

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Così, seguendo i "consigli" (peraltro non richiesti né, tanto meno, graditi) dei nostri familiari, insegnanti, istruttori, ci ritroviamo a reprimere, fino ad annullarle, le nostre capacità artistiche, creative, la nostra immaginazione. Sì, vi sto dicendo che là fuori ci sono migliaia di potenziali scultori, pittori, scrittori, attori che hanno rinunciato a vivere la Vita secondo la loro natura per far contenti gli altri.

Ma questo non è vivere da protagonisti, chi vive per soddisfare i desideri dei propri genitori, le aspettative dei propri insegnanti e le esigenze dei propri istruttori, vivrà la propria Vita recitando il ruolo di semplice comparsa.

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Per vivere da protagonisti occorre smettere di ascoltare i nostri genitori, educatori e chi, in generale, vorrebbe farci diventare qualcosa che non risuona in noi per cominciare, poi, ad ascoltare il ritmo del nostro cuore, che è poi il ritmo della Vita.

Il nostro cuore sa guidarci verso la realizzazione dei nostri progetti. L'ascolto del cuore ci permette di sviluppare il nostro potenziale, dopo aver cominciato a fregarcene di ciò che penseranno gli altri e smettendo, al contempo, di sentirci in colpa se, facendo quello che più ci piace nella nostra Vita, deluderemo le aspettative di un bel po' di persone.

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Dopotutto, noi siamo nati per essere felici, non per espiare dei peccati mai commessi o soddisfare le aspettative di familiari, amici, partner o insegnanti! Quello sarebbe martirio, sacrificio umano, non vivere da protagonisti!

Imparare a vivere per se stessi, senza dover più dare conto a nessuno, non significa essere egoisti, significa AMARSI E RISPETTARSI senza, al contempo, permettere più a nessuno e per nessuna ragione, di approfittare di noi e delle nostre risorse in qualsiasi campo.

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Noi nasciamo per realizzare noi stessi, per esprimere al meglio le nostre potenzialità, quali che esse siano, fino a diventare i protagonisti della nostra Vita. Se poi, in questo contesto, i nostri progetti coincideranno con quelli che avevano per noi i nostri genitori, tanto di guadagnato, diversamente, dobbiamo ricordare che i primi ad essere felici e realizzati dobbiamo essere noi, non i nostri genitori o insegnanti!

Vincenzo Bilotta

martedì 3 ottobre 2023

La differenza fra comprensione ed illuminazione

Viviamo in un mondo che va a mille all'ora. Si fa tutto di fretta e, molto spesso, non ci si ricorda nemmeno dove si è posteggiata la macchina. Si vive totalmente immersi in una bolla d'incoscienza determinata dagli smartphone perennemente nelle mani di tutti i quali, paradossalmente, anziché connettere, hanno disconnesso le persone facendole astrarre dal mondo reale per vivere in un mondo prettamente virtuale, FINTO.

In un'epoca di pazzi come questa, costellata da virus, guerre pompate dai media e lobby farmaceutiche che cercano di sbarcare il lunario vaccinando inutilmente le persone, ecco come si ravvisi, mai come prima, l'esigenza di intraprendere un percorso di crescita personale, il solo che possa fare riconnettere le persone, non di certo in maniera virtuale ma attraverso un approccio a Dio e all'infinito, approccio di prima mano che si può tentare attraverso la meditazione, l'introspezione e le diverse altre tecniche di presenza mentale che possono ancorare alla realtà.

Quando s'intraprende il percorso di crescita personale si tendono ad esplorare diverse metodologie, ciò fino a trovare quella che più si addice all'indole del ricercatore e che, soprattutto, è maggiormente efficace in quello che è il processo di centratura su di sé.

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In questo contesto è inevitabile, anzi, è essenziale più che altro, leggere dei libri che possano dare l'ispirazione necessaria per poter procedere con maggiore motivazione nel cammino. Sì, perché gran parte delle persone si perderà per strada, inventerà scuse per non continuare, ciò in quanto avrà paura di superare certi limiti, di fare amicizia coi propri demoni e preferirà rimanerne schiava piuttosto che diventarne alleata.

Ma anche questo è un modo di vivere la spiritualità, seppur senza sbocchi, com'è ovvio. Quel minimo numero di persone che riuscirà ad andare oltre e ad avanzare nel proprio cammino di crescita personale, non necessariamente raggiungerà la cosiddetta illuminazione, definita "nirvana" nel buddhsmo e "satori" nello zen.

Del resto, la cosiddetta illuminazione l'hanno raggiunta in pochi nel corso dei secoli. Tuttavia molte persone riescono a raggiungere un livello di comprensione superiore il quale se non è, certamente, paragonabile all'illuminazione esso permette, nonostante tutto, di riuscire a scendere in profondità nell'opera di autoconoscenza di ogni ricercatore, fino a trasformarlo.

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Ovviamente, intercorre una sostanziale differenza fra il comprendere e l'illuminarsi. Il motivo per il quale ho scritto questo articolo è quello di esporre il mio punto di vista e, fatte le premesse, adesso chiarirò quelle che sono le distinzioni fondamentali intercorrenti fra colui il quale ha compreso e chi, invece, si è illuminato.

Colui il quale riesce a comprendere è quella persona la quale, attraverso letture di libri, frequentazioni di corsi ed esercizi specifici, riesce a comprendere lo scopo del percorso che ha intrapreso e a seguirlo ma non sempre sarà cosciente di sé e, a volte, potrà capitare che abbia degli attimi in cui potrà ricadere nel sonno della meccanicità e tornare ad essere governata dalla mente.

La persona illuminata, invece, è quella che riesce, senza nemmeno troppi sforzi o dopo aver rinunciato perché, nonostante gli sforzi, non aveva ottenuto nessun risultato apparente, ad andare oltre la mente e a svegliarsi in maniera definitiva. 

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Certo, anche per la persona illuminata non sarà un gioco da ragazzi mantenersi sempre sveglia in un mondo di cadaveri ambulanti com'è diventato il nostro. Ebbene si, signori, anche per la persona illuminata non è sempre semplice mantenere... accesa la sua luce su un mondo che vive nell'oscurità.

Tuttavia, chi si illumina riesce a rimanere sempre nella luce, ciò perché è riuscito ad integrare le sue tenebre nella luce della conoscenza di sé, in pratica si è risvegliato in maniera definitiva dal sogno mentale per tornare in Vita dal sepolcro dei suoi stessi pensieri sparati a raffica da una mente iperattiva.

Come dicevo prima, chi si illumina non sempre parte con l'intenzione di farlo, tuttavia è proprio quando molla la presa sul lavoro di crescita personale che, molto spesso, sarà l'illuminazione a trovare lui. Si, perché, in effetti, il lavoro svolto, anche se poi dovesse venire sospeso per un motivo qualsiasi, continua a germogliare all'interno del ricercatore..

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Se questo ricercatore, dopo aver smesso per svariati motivi di lavorare su di sé, subisce all'improvviso una perdita importante nel campo lavorativo, economico o relazionale, ecco che questi potrebbero diventare i fattori d'innesco del processo che lo porterà all'illuminazione. Del resto il terreno era già fertile, concimato e i primi semi erano già stati piantati anche se poi ci si era fermati nel cammino.

A quel punto, saranno gli eventi a provvedere all'irrigazione dei semi prima piantati favorendone la germogliazione fino a far crescere la pianta dell'illuminazione a chi, magari, dell'illuminazione non importava poi granché. 

Questa è la sostanziale differenza, secondo me, fra comprensione ed illuminazione. Mi sento di aggiungere, per concludere, che anche la semplice comprensione cambia radicalmente le nostre Vite. Dopotutto la mente, una volta che ha allargato i propri confini non tornerà più alle dimensioni ridotte di prima, per fortuna aggiungerei!

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Continuiamo il nostro cammino di crescita personale rafforzandoci attraverso la disciplina, la volontà ed apprezzandone ogni singolo passo senza commettere, tuttavia, l'errore di voler diventare dei guru illuminati a tutti i costi.

Rimaniamo coi piedi per terra, osserviamo la nostra mente, prendiamo coscienza della nostra meccanicità, questo da solo basta a darci una spinta verso lo stato di veglia, seppur ad intermittenza, ma andrà bene lo stesso.

Restiamo in ascolto di noi stessi, del nostro respiro, cercando, quanto più possibile, di VIGILARE sui nostri "colpi di sonno" durante lo svolgimento delle mansioni quotidiane. In tutto questo processo, non dobbiamo desiderare, in alcun modo, l'illuminazione né la comprensione di alcunché, ciò in quanto sono processi che avvengono se e quando saranno maturi i tempi o forse mai, chissà...

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L'importante non è comprendere o illuminarsi, fondamentale è intraprendere un percorso di crescita personale che ci faccia accorgere di essere degli automi schiavi di un programma di addomesticamento subito durante il processo educativo, e questo sarebbe già tanto per creare delle persone altamente consapevoli. Se poi la comprensione o l'illuminazione seguiranno, che ben vengano!

Vincenzo Bilotta


lunedì 18 settembre 2023

Perché meditare?

Viviamo in un mondo che manda letteralmente in tilt il cervello, ciò a causa dell'eccesso di stimoli che ci arrivano dall'esterno. Fra smartphone, pubblicità, poco tempo a disposizione per mille cose da fare, si arriva a fine giornata fusi, o quasi!

Del resto, questo è il prezzo da pagare per il progresso tecnologico il quale se, da un certo punto di vista, ha agevolato la Vita delle persone, accorciando le distanze, migliorando i collegamenti fra le varie parti del mondo, compresi i luoghi più remoti, da un altro punto di vista ha stressato al limite le risorse psicofisiche dell'uomo moderno.

Questo stress è dovuto, principalmente, al fatto che l'uomo non è stato progettato per correre dietro a mille impegni, stare quasi tutto il giorno, almeno 3 ore in media, dietro ad una lastra di vetro, al secolo smartphone, a chattare e navigare. No, niente di tutto ciò.

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L'uomo, in milioni di anni di evoluzione, si è perfezionato per vivere in armonia con l'ambiente che lo circonda, non trascurando mai il contatto con la natura e facendo le cose con la dovuta calma, senza pressioni eccessive. Ma tutto questo è inconcepibile per l'uomo moderno, il quale vive inseguito dal tempo, schiavizzato dal lavoro e dalla tecnologia, senza un minuto libero da poter dedicare a se stesso, alla propria introspezione.

Certo, come valvola di sfogo molti praticano sport, vanno in vacanza, vivono in piccoli centri abitati, preferendo spostarsi solo per lavoro nelle grandi città, ciò per cercare di contenere il più possibile lo stress che potrebbe sorgere dal vivere nelle metropoli.

Ma tutto questo non basta. Conosco persone che si sono trasferite in pianta stabile in aperta campagna, in condizioni di semi-isolamento dal resto dell'universo e, nonostante tutto, sono forse più stressate di chi vive nelle metropoli. Ma perché succede tutto ciò, come mai le persone sembrano guidate, ogni giorno da un'insana follia?

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A mio avviso, la causa di tutti i malanni della nostra civiltà ipertecnologica, sono da ricercare nella mancata cura della propria mente, della propria spiritualità, in quanto questa è la strada da seguire per uscire da questo loop di follia circostante.

Rifugiarsi in se stessi, non importa se ad inizio o a fine giornata, dipende dal tempo che si ha a disposizione, è FONDAMENTALE se si vuole rimanere mentalmente integri e, in generale, psicofisicamente efficienti. Ma come si fa a rifugiarsi in se stessi?

Uno dei metodi più efficaci che io conosca è la meditazione. Perché meditare? Questo è il titolo del mio articolo di oggi. Vi rispondo subito ponendovi, prima, un'altra domanda? Quando tornate a casa dopo l'attività fisica, una giornata di lavoro intensa, vi fate una bella doccia, oppure andate a dormire sporchi?

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Spero tanto che mi rispondiate tutti che no, non andate a dormire se prima non vi siete fatti una doccia! Diversamente non vi sentireste a vostro agio, non è così? Dopo una giornata di lavoro, lavarsi è importante, si ha come la sensazione di cancellare di dosso la stanchezza.

Adesso vi risponderò alla domanda-titolo del mio articolo: perché meditare? Si medita per lo stesso motivo per il quale si fa la doccia: PER RIPULIRSI DOPO UNA GIORNATA DI ACCUMULI ED ANDARE A LETTO LEGGERI. La meditazione ci libera dai pensieri ossessivi, da ciò che nel corso della giornata ci è accaduto e che ci siamo portati, nostro malgrado a casa.

Quando meditiamo entriamo in contatto con la nostra vera natura, che è il silenzio al di là delle parole, la pace oltre il mare in tempesta dei pensieri, l'amore oltre la paura, il vuoto oltre il folle caos dei circa 60000 pensieri sparati a raffica dalla mente. Ovviamente, per avere dei risultati concreti bisogna prendere la sana abitudine di meditare TUTTI I GIORNI per almeno 21 minuti, mantenendosi costanti nel tempo, ciò per abituare il cervello a "staccare" dai pensieri e, al contempo, allenare il nostro OSSERVATORE INTERIORE a disidentificarsi dal pensiero stesso.

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All'inizio sarà difficile mantenere la sana abitudine di meditare ogni giorno, alcune volte troverete delle scuse valide per saltare una o più sedute, molti di voi abbandoneranno ancor prima di cominciare, questa sarà una naturale reazione da parte della mente per salvaguardarsi.

Pochi di voi manterranno costante questa pratica, in questo caso la daranno vinta alla mente. Conosco tante persone che assumono antidepressivi, ciò in quanto, secondo loro, è più comodo e veloce rispetto al meditare, ma questa è la loro verità e io la rispetto. Ma se solo provassero a meditare e mantenessero costante questa meravigliosa pratica nel tempo, in pochi mesi non avrebbero bisogno di zittire la mente con gli psicofarmaci, ciò perché attraverso la meditazione ci farebbero pace!

Meditare significa incontrare in maniera centrata i propri pensieri smettendo, al contempo, di identificarsi con essi, imparando a LASCIARLI ANDARE per la loro strada, rimanendo nel flusso del lasciare accadere senza più opporre alcun tipo di resistenza.

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Chi medita acquisisce, col tempo, maggiore lucidità mentale in qualsiasi lavoro richieda concentrazione e riflessi sviluppando, al contempo, intuito, centratura, flessibilità e migliorando il tono dell'umore e la propensione alle relazioni con il prossimo con un approccio meno stressato e più gentile.

Chi medita riesce a sviluppare un vuoto interiore, un silenzio superiore e da essi scaturiranno intuizioni, creatività e, in generale, tutte quelle qualità che sono proprie soltanto di una mente disciplinata e libera da ogni forma di pensiero parassita.

Il mio augurio è che tutti voi possiate prendere la meditazione come una sana abitudine quotidiana, proprio come il praticare un'attività fisica o il fare la doccia, affinché con il tempo e la PRATICA COSTANTE, i risultati non tardino ad arrivare fino a migliorare la vostra Vita e quella delle persone che avranno la fortuna di interagire con voi.

Vincenzo Bilotta


martedì 5 settembre 2023

Prova per un giorno

In questa società super tecnologica, tutti noi, più o meno, siamo diventati schiavi degli ultimi suoi ritrovati. Per molti versi non si può fare a meno di entrare nei social per aggiornare la pagina e il profilo specie per chi, come me, lo fa per lavoro, ma molto spesso, nonostante i buoni propositi, si rischia di sostare all'interno delle piattaforme interattive dei social il più del dovuto, per una sorta di dipendenza della quale, molto spesso, non si è coscienti e che, comunque, anche se si è coscienti di dipendere, non si riesce a gestire al meglio.

Così ci si ritrova per strada tutti intenti a guardare il prossimo, immancabile, messaggio in arrivo e non si fa caso all'auto che arriva sfrecciando su di noi o al semaforo che, mentre rispondevamo agli infiniti messaggi sullo smartphone, nel frattempo è diventato rosso.

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Noto come i telefonini di ultima generazione, con tutte le app di messaggeria istantanea, rubino tempo, in media, ben che vada, almeno 3 ore al giorno, ripartite nel corso della giornata. Basti pensare ad un messaggio vocale, poi riceviamo la risposta e alla fine ci esce una conversazione di oltre mezz'ora fra messaggi vocali inviati e ricevuti dalla persona con la quale parliamo.

Per non parlare del calo di attenzione, specie nei ragazzi in età scolare, costantemente distratti da questi smartphone, poco presenti a se stessi durante le lezioni, spesso svogliati e poco attivi sotto il punto di vista sportivo, del rendimento nello studio, nelle interazioni con l'ambiente REALE.

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Per molti il telefonino costituisce una sorta di via di fuga dalla realtà, dove il mondo esterno viene vissuto con disinteresse, mentre il mondo virtuale finisce per essere scambiato come reale e vissuto/abitato nell'arco della giornata a discapito delle relazioni sociali VERE con persone fisiche.

Fino a circa 12 anni fa ci si riuniva nei locali, specie nei fine settimana, per poi decidere il da farsi con gli amici. I locali erano pieni di gente che si divertiva fin dalle 18, mentre adesso ci si mette d'accordo via messaggio e si esce anche molto tardi per andare direttamente in discoteca o in pizzeria, saltando a piè pari la socialità che distingueva la società di alcuni anni fa, quella che non conosceva smartphone e possedeva i telefonini con cui potevi solo chiamare o mandare un messaggio normale.

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Pensavamo che la tecnologia potesse renderci liberi, e in un certo senso lo ha fatto. Non dimentichiamo come i telefonini abbiano salvato la Vita a tante persone durante gli incidenti, permettendo di chiamare i soccorsi, di questo ne va dato atto.

Di contro, ci siamo lasciati prendere dai programmi interattivi contenuti all'interno degli smartphone, fino a dipenderne quasi totalmente. Ma veniamo allo scopo di tutti questi preamboli in questo mio articolo di oggi. Se leggete il titolo lo capirete, sì, ho scritto prova per un giorno. L'invito che vi rivolgo è quello di provare per un giorno a lasciare SPENTO COMPLETAMENTE (non solo internet) il vostro smartphone.

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Se volete, potete provare e vi garantisco che è forse peggio di quando decidete di smettere di fumare. Prendetelo come una sorta di esercizio di presenza mentale, per sviluppare la FORZA DI VOLONTA' (e ce ne vorrà tanta, ma proprio tanta, fidatevi, per resistere alla TENTAZIONE di accenderlo, sia pure per un solo istante) necessaria per non dipendere da questo strumento tecnologico.

Potete decidere di spegnerlo la domenica, quando siete a casa e non aspettate chiamate da persone che hanno bisogno di voi (genitori, reperibilità al lavoro, etc.). Quando e se decidete di farlo, all'improvviso vi accorgerete di quanto tempo in più avrete a disposizione per fare tutte le cose che, molto spesso, avevate accantonate per sprecare il vostro tempo a scrivere messaggi, cercare cose futili su internet e così via...

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Meno smartphone, più VITA REALE... Se riuscirete a dedicare una volta alla settimana a voi stessi e avrete la forza necessaria per tenere SPENTO il vostro cellulare, all'improvviso scoprirete che esiste una famiglia alla quale dedicarsi, degli abiti da stirare che stanno ammuffendo sul tavolo, dei libri da leggere che non hanno fatto altro che prendere polvere, delle passeggiate all'aria aperta e in mezzo alla natura per ossigenarvi il cervello.

Lo smartphone è uno degli strumenti più potenti per tenere le persone addormentate, dipendenti ed è in grado di diminuire la lucidità del pensiero e la voglia di fare, di creare, di vivere la Vita reale. E no, non è l'ennesima teoria complottista, è la realtà e se vi guardate intorno lo scoprirete.

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Una volta si giocava per strada in mille modi, facendo lavorare la fantasia, ci si sporcava, si cadeva sbucciandosi le ginocchia, ma si era VIVI, ATTENTI, FIGLI DELL'ETERNO ISTANTE! Oggi i ragazzi giocano poco, spesso li puoi vedere seduti sulle panchine, immersi nei loro mondi virtuali a mandare messaggi, vestiti tutti uguali, stesso taglio di capelli, mai sudati, in pratica, le nuove generazioni si stanno perdendo il piacere del gioco, della presenza mentale tipica dei bambini, in una parola stanno crescendo, per la maggior parte, delle generazioni di zombie!

Impariamo a gestire l'utilizzo del nostro smartphone perché ciò è fondamentale se vogliamo dare l'esempio ai nostri figli. Solo dopo aver controllato la pulsione quasi ossessiva a voler guardare ogni frazione di secondo i messaggi sul telefonino potremo insegnarlo ai nostri figli.

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I bambini piccoli non dovrebbero utilizzare gli smartphone, piuttosto dovrebbero GIOCARE e DIVERTIRSI, ma purtroppo molti genitori inconsapevoli si sono resi conto che lo smartphone ha un effetto calmante superiore al sonaglino e così, sin dalla più tenera età e per avere un attimo di tregua, piazzano i propri pargoli davanti allo smartphone...

A questi genitori consiglio, piuttosto, di piazzarli davanti la tv, dove possono divertirsi ugualmente ed essere tenuti sotto controllo, ciò perché un bambino non conosce i pericoli di internet e potrebbe scoprire troppo presto cose come la pornografia se non viene monitorato con attenzione dai genitori.

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Impariamo a gestire lo smartphone, proviamo per un giorno a tenerlo TOTALMENTE SPENTO, lasciamolo nel cassetto, dimentichiamoci di lui e RICORDIAMOCI, invece, di noi, prima che sia troppo tardi, prima che la tecnologia rimpiazzi l'uomo dopo averlo ridotto ad uno zombie decerebrato.

Vincenzo Bilotta


mercoledì 23 agosto 2023

Non provare a cambiare il karma degli altri!

Secondo il buddhismo ogni persona è destinata a vivere diverse Vite, definito samsara o ciclo delle rinascite, fino a quando non avrà purificato il proprio karma. Sarà solo dopo aver purificato il proprio karma, dopo che avrà, detto in termini spicci, espiato le cattive azioni compiute durante le Vite precedenti, che la persona sarà libera dal Samsara, non prima di allora.

Da ciò si deduce che ognuno di noi ha il proprio karma, questo è certo. Nessuno, oltre a noi, può cambiare il nostro karma e, di conseguenza, nemmeno noi possiamo intrometterci negli affari... karmici degli altri! Quando notiamo delle persone che hanno qualche difficoltà nella loro Vita quotidiana, ciò significa che stanno vivendo ed espiando il karma accumulato nelle Vite precedenti.

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Ovviamente, ciò non significa che non dobbiamo fare nulla se un amico, un conoscente o, in generale, una persona in difficoltà ci chiede aiuto. Tuttavia, non dovremmo, MAI E PER NESSUNA RAGIONE, cercare di far cambiare il comportamento della persona che sta vivendo il proprio karma né, tanto meno, sostituirci ad essa se ha serie difficoltà a superare determinate barriere psichiche, in quanto esse sono poste sulla sua via allo scopo di accelerarne il processo di liberazione.

Aiutiamo, quindi, le persone in difficoltà, SOLO se ce lo chiedono senza preoccuparci troppo di come gli potranno andare le cose. Piuttosto occupiamoci del nostro, di karma, pensiamo a liberarci noi dal Samsara, da tutte le azioni non meritevoli, delle quali magari non abbiamo nemmeno memoria, che abbiamo compiuto nelle Vite passate.

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Ognuno di noi ha un solo compito, che è quello di liberarsi definitivamente dalle reincarnazioni, seppur su piani di coscienza via via superiori man mano che ci si libera del karma passato. Usciamo dal Samsara, solo noi possiamo farlo e, come non possiamo cambiare il karma degli altri, tanto meno, non dobbiamo pretendere che gli altri cambino il nostro.

Certo, possiamo seguire una religione, meditare, praticare yoga fisico o mentale, riequilibrare le nostre energie in uno dei tanti efficaci modi che tante anime risvegliate hanno messo a nostra disposizione, ma la differenza la faremo sempre noi, non le tecniche esterne. Il cambio di coscienza che ci consentirà, alla fine, di liberarci dal Samsara e vivere, finalmente, liberi, deve partire dall'interno, la scintilla è già in noi, fuori può fare da combustibile, ma saremo noi ad accendere il fuoco della consapevolezza destinato a bruciare tutto il nostro karma passato.

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Ogni anima segue il Samsara fino alla liberazione definitiva. Il processo è sicuramente accelerato dall'amore che riusciremo a provare nei nostri confronti, così come nei confronti di ogni creatura della terra, in quanto esso favorisce l'apertura del cuore, che farà cessare ogni paura e ci guiderà verso la realizzazione degli scopi della nostra anima.

Anche la pratica del perdono, verso noi stessi e gli altri, assieme alla pratica della gentilezza, accelerano il processo di liberazione dal karma passato, in termini buddhisti si parla di bruciare il karma cattivo e favorire un buon karma. 

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Alla luce di quanto detto, aiutate gli altri SOLO se ve lo chiedono espressamente e nei limiti consentiti, in quanto il karma è LORO, non vostro. Occupatevi solo del vostro percorso di liberazione, attraverso la trasformazione interiore, la pulizia dalle emozioni negative e perturbanti, USCITENE, NE SIETE CAPACI, basta lavorarci sopra, essere costanti e VOLERLO. 

Rispettate sempre gli altri, il loro karma, non giudicate, mai e per nessuna ragione, le scelte delle persone, specie se queste non fanno acquisire loro un buon karma, occupatevi solo di voi, perché siete nati per migliorare questo mondo attraverso il lavoro su di voi e nessuno vi ha mai chiesto di immolarvi per gli altri. Buon lavoro e... buon karma!

Vincenzo Bilotta

martedì 8 agosto 2023

Le infinite possibilità quantiche

Viviamo in un mondo dalle infinite possibilità. Per essere più precisi, viviamo in una parte dell'universo chiamata "terra". In realtà, anche il concetto di universo è stato soppiantato dalla fisica quantistica, la quale lo ha sostituito col concetto di multiverso.

Come dicevo, viviamo in un mondo dalle infinite possibilità, ma pochi di noi se ne accorgono e ancor meno persone riescono a sfruttarle a proprio vantaggio. Secondo la fisica quantistica, infatti, ad ogni azione compiuta in questo preciso istante, ne corrispondono infinite varianti, che si compiono nello stesso istante dell'azione principale, ma in mondi paralleli.

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In pratica, secondo la fisica quantistica, ogni nostra azione possiede in embrione infinite varianti, varianti che si realizzano simultaneamente al compimento dell'azione principale da parte nostra ma in mondi paralleli dove ci sono infiniti "noi" che compiono infinite varianti dell'azione principale.

Per fare un esempio, secondo la fisica quantistica, quando noi giochiamo a calcio e stiamo per tirare in rete e segnare, in simultanea e in infiniti altri mondi, tanti noi, uno per ogni mondo, compiranno lo stesso gesto ma con infinite varianti. Alcuni potranno segnare in maniera diversa, altri sbagliare il tiro, altri ancora potrebbero essere fermati dai difensori o dal portiere in uscita dalla porta.

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Già in un mio precedente articolo parlai del collasso della funzione d'onda (puoi cercarlo digitando nel motore di ricerca IL COLLASSO DELLA FUNZIONE D'ONDA) e spiegai come la realtà fosse soggettiva e, di conseguenza, un esperimento ripetuto nel tempo in presenza degli stessi soggetti potesse dare, tuttavia, risultati diversi a seconda di come i suoi osservatori si ponessero a livello emotivo nei confronti dell'esperimento stesso, facendo collassare la funzione d'onda specifica direttamente collegata con le aspettative dei soggetti partecipanti all'esperimento stesso.

Qui mi riferisco, invece, al fatto che una stessa azione ha diversi finali SIMULTANEI che accadono in mondi paralleli e non, come invece avviene nel caso del collasso della funzione d'onda, un solo finale determinato dal collasso della funzione in relazione allo stato d'animo della persona che compie una determinata azione. 

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Io parlo di infinite possibilità quantiche, ma già in passato, in particolare sul finire degli anni '50, parlò di questo fenomeno lo scienziato Hugh Everett III e la sua teoria prese il nome di TEORIA DEI MOLTI MONDI DI EVERETT.

Con questa teoria non ci si contenta di far collassare la funzione d'onda verso un finale rispetto ai molti possibili, no, si va oltre, permettendo la realizzazione SIMULTANEA IN DIVERSI MONDI PARALLELI di ogni possibile variante all'azione compiuta.

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Questa è, sicuramente, una teoria affascinante che ha delle implicazioni dal punto di vista pratico in quanto ognuno di noi ha in sé molti mondi e sa bene che ogni scelta che andrà a compiere muoverà energie in mondi paralleli che faranno compiere una variante pressoché infinita di scelte da copie speculari di noi stessi.

Tutto ciò è magia e permette nella Vita di tutti i giorni di rimanere liberi nelle scelte che si compiono, seguendo il proprio cuore, il proprio istinto e lasciandosi guidare dalla propria purezza d'animo, capendo che, in ogni caso, tutte le scelte alle quali non aderiremo in questo mondo saranno, tuttavia, adottate nelle loro infinite sfumature, in altrettanti mondi a completamento di ogni possibile finale, un po' come un film con diversi finali per contentare le diverse esigenze del pubblico che vi assiste.

Vincenzo Bilotta


domenica 23 luglio 2023

Schiavi del passato

Poche persone possono dirsi davvero libere. Quando parlo di libertà non mi riferisco soltanto alla libertà fisica, ma alla libertà mentale. Fra i diversi tipi di prigionia mentale, quella più diffusa e potente è sicuramente la schiavitù dal passato.

E' interessante sapere che quasi tutti gli esseri umani non compiono quasi mai delle azioni spontanee, nuove. Infatti, la maggior parte delle persone è schiava di azioni che non sono compiute in uno stato di presenza mentale ma, piuttosto, derivano da automatismi mentali ripetuti da mesi, a volte anni.

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Ma cosa ci rende schiavi del passato non permettendo, in questo modo, di essere veramente liberi di fare, pensare e parlare partendo dal momento presente e smettendo, al contempo, di ripetere dei comportamenti frutto di automatismi? 

La risposta è: IL SENSO DI COLPA. E' proprio a causa del senso di colpa che non riusciamo a chiudere col passato e continuiamo a trarre la nostra identità da un tempo che ormai, all'atto pratico, esiste solo nella nostra testa. Da qui l'abitudine di ripetere degli schemi mentali che, in realtà, non ci appartengono più, ma dei quali non riusciamo a liberarci in quanto non siamo ancora riusciti (molti non ci riusciranno mai) a sanare, fino a guarire in maniera definitiva, il nostro passato.

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Fintanto che ci sentiremo in colpa per ciò che non siamo riusciti a fare, essere, dire nel passato, rimarremo intrappolati in un tempo che non esiste più diventandone, per ciò stesso, schiavi. Per liberarsi dalla schiavitù del passato e, con esso, da tutti i comportamenti automatici, occorrerà sanarlo.

Ma come si sana il proprio passato? Attraverso il PERDONO. Il perdono prima verso se stessi e poi verso gli altri, ha la capacità di farci chiudere definitivamente col passato, neutralizzando tutte le energie negative che ci tenevano ancora vincolati ad esso.

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Ovviamente, sanare il passato non significa dimenticare i bei momenti vissuti o le persone che adesso non sono più con noi fisicamente. Sanare il passato significa potersi voltare a guardare a ciò che è stato senza, tuttavia, innescare comportamenti reattivi derivanti da azioni compiute in un tempo che non esiste più, in maniera cosciente, libera da schemi mentali reattivi e centrata.

Sanare il passato ci permette di AGIRE nel presente; perdonare noi stessi e gli altri ci permette di GUARIRE dal senso di colpa; liberarci dai sensi di colpa ci consentirà di tornare a VIVERE, QUI E ORA, senza più disperdere energie in uno spazio e in un tempo che esistevano solo nella nostra testa.

Vincenzo Bilotta