lunedì 2 febbraio 2026

Vita spirituale e Vita quotidiana

Oggi voglio parlarvi di spiritualità, però voglio anche inserire l'argomento quotidianità. E' possibile seguire una via spirituale, volta all'evoluzione della coscienza, al raggiungimento di una consapevolezza di tipo superiore, pur continuando a vivere la Vita nel mondo di tutti i giorni, fra le cose materiali?

Il fatto è che, molti di noi, quando sentono di non poter vivere solo la Vita di "superficie", ecco che cominciano a ricercare, attraverso libri, seminari, frequentando ashram, ciò per raggiungere quel grado di completezza che sembra mancare vivendo una Vita come fanno gran parte delle persone, e cioè una Vita fatta di lavoro, hobby, frequentazioni sociali e, in generale, comprendente tutto ciò che fanno le persone comuni all'interno della struttura sociale nella quale vivono.

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Accade che, per seguire la via della spiritualità, molti rinuncino ad uscire, comincino a frequentare meno persone e non pratichino attività fisica, e in una prima fase dell'approccio alla spiritualità ci sta pure. Ci si concentra su ciò che sembra mancare, ci si prende cura della mente, si tende più a meditare, a studiare, a dare un senso a ciò che il vivere comune non è riuscito ad integrare nel nostro vivere quotidiano.

Si cerca quel qualcosa in più che non si riesce a trovare nelle relazioni, nel lavoro o negli hobbies. Così, spesso, si passa a un estremo all'altro: da frequentatori di locali, palestre, persone, circoli ricreativi, si passa alla fase che io definisco ascetica, fase nella quale le uscite si diradano, si pratica poco o per nulla sport, ci si concentra su ritiri spirituali, libri e, in generale, tutto ciò che concerne argomenti riguardanti la crescita personale.

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Così si passa la prima fase, a volte questa fase dura il resto della Vita di alcune persone. Tuttavia, dopo aver trovato un certo equilibrio spirituale, non sarebbe male vivere la Vita quotidiana come fanno le persone "normali" tornando, magari, ad allenarsi, a farsi un bel percorso benessere, un bel massaggio e, in generale, dando anche al corpo fisico la sua parte.

La cura del corpo senza quella della mente costruisce soltanto una macchina perfetta esteriormente ma poco o per nulla cosciente di sé, delle proprie potenzialità interiori. Viceversa, la cura della sola mente, dello spirito, se porta a trascurare il corpo fisico non è nemmeno auspicabile. Secondo me dovrebbero camminare di pari passo, ciò in quanto un corpo in forma ci restituirà uno stato di benessere mentale e, viceversa, una mente calma ed esercitata attraverso la pratica della meditazione, ci consentirà di compiere i gesti quotidiani con maggior coscienza di sé.

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Come potete intuire tutto serve. Infatti abbiamo un corpo per poter sperimentare, attraverso i cinque sensi, la materia, altrimenti non ci saremmo incarnati nel nostro sistema psicofisico e vagheremmo come fantasmi senza consistenza fisica.

Il corpo è necessario, ma affinché funzioni bene, occorre avere un certo equilibrio mentale, una certa conoscenza a livello spirituale, tale per cui noi possiamo governare il nostro corpo al 100% godendone in maniera cosciente e non meccanica, come fa la maggior parte della gente che non lavora su di sé.

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Impariamo ad affiancare la Vita spirituale a quella quotidiana, perché entrambe ci servono per essere completi ed uscire definitivamente dalla meccanicità. Nessuna delle due vie è indipendente dall'altra, ma camminano in parallelo ed hanno il compito di completare l'essere umano da ogni punto di vista per consentirgli di sperimentare se stesso, in rapporto con il mondo esterno, in maniera più completa, cosciente e profonda.

Vincenzo Bilotta

lunedì 19 gennaio 2026

Salva te stesso

La gente parla sempre di salvare il mondo, le persone, la terra con le sue risorse. In realtà ciò è mera utopia, perché qui, se c'è qualcuno da salvare, siamo noi stessi, ciascuno per conto suo. Nessuno può salvare qualcuno che sia a lui esterno, ognuno può salvare solo se stesso.

Ovviamente, quando parlo di salvare non significa che se chi mi legge è bagnino può lasciare annegare le persone, quelle può sempre salvarle.. Qui mi riferisco al salvataggio dalla propria mente, dalle proprie abitudini negative, non ad un salvataggio fisico da un pericolo, questa è una battuta e un chiarimento al contempo, come dire, due piccioni con una fava.

L'unica persona che possiamo salvare, in questo mondo, siamo noi, cambiando la nostra mente. Molti si chiederanno se cambiando la mente cambieranno le cose a noi esterne, tipo relazioni disfunzionali che si continuano a portare avanti, lavori che si sopportano solo per avere un misero stipendio per pagare le bollette o per passare gli alimenti ai figli..

La risposta a questa domanda è sempre e solo SI', UNA VOLTA CAMBIATA LA NOSTRA MENTE, TUTTO CAMBIA E CI SI RIMETTE IN GIOCO, QUESTA VOLTA DA VINCENTI.

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La mente è tutto ciò che abbiamo ed è, al contempo, tutto ciò che ci occorre per realizzare un mondo nuovo, diverso, quello che fino ad oggi non abbiamo avuto il coraggio di realizzare in quanto prigionieri delle nostre paure/convinzioni limitanti.

Tutto è sempre a portata di mano, ma noi non abbiamo il coraggio di allungarla per prenderci ciò che ci attende da una Vita, da prima che nascessimo, ed è tutto ciò che la nostra anima desidera, quello per cui si è incarnata allo scopo di raggiungerlo ma che, fino ad oggi, la mente non gli ha permesso di avvicinarlo instillando in noi i semi del dubbio, della paura, del senso di mancanza e, in generale, tutti i meccanismi di autosabotaggio volti a bloccarci per paura di fallire.

La bella notizia è che, se vogliamo cambiare il mondo, basta cambiare noi stessi, la brutta è che affinché tutto questo si realizzi, dobbiamo lavorare su di noi, mettendo a nudo tutte le nostre paure, risolvendo e sanando i conflitti che ci tengono ancora prigionieri di un passato fatto di dolore e fallimenti.

Ma vi assicuro che, una volta cambiati noi, al nostro interno, tutto cambia, perché il mondo là fuori non è altro che il nostro specchio. Esso, infatti, riflette i nostri comportamenti, le nostre scelte e, non da ultime, le nostre sensazioni ed emozioni.

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Salvando noi, inoltre, salviamo tutti coloro i quali ci conoscono, ciò perché con l'esempio si ottengono molti più risultati rispetto al solo parlare, consigliare agli altri non facendo, al contempo, qualcosa per se stessi, ciò in quanto si risulterebbe poco credibili, solo teorici venditori di aria fritta.

Imparate ad AGIRE su di voi, dapprima sulle piccole paure, sulle piccole cose che, a vostro avviso, potreste/vorreste migliorare nella vostra Vita, poi cominciate ad abbracciare e lavorare su quelle più grandi, più importanti, quelle che la vostra Vita non solo la potrebbero cambiare in meglio ma, addirittura, la potrebbero trasformare radicalmente.

Il mondo siamo noi, nostra è la responsabilità di migliorarlo migliorando noi stessi, ognuno per conto proprio nel suo piccolo, e in breve, se ci fosse questa volontà di lavorare su di sé, il cambiamento collettivo avverrebbe in breve tempo, perché il mondo siamo noi, coi nostri pensieri e i nostri campi energetici.

Di conseguenza, un mondo abitato da persone responsabili porterà ad una comunità di persone in grado di agire per il bene comune, mentre un mondo abitato da persone egoiste, che non lavorano su di sé e vivono dei conflitti interiori importanti che non intendono risolvere, manterrà lo stato attuale di caos nel quale viviamo.

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La scelta è nostra, ciascuno può coltivare il proprio giardino fino a farlo fiorire eliminando, ovviamente, le erbacce e concimandolo per prepararlo a produrre i frutti migliori. Oppure potrà continuare a vivere su questa terra come se fosse l'ultimo abitante, a suo uso e consumo, proprio come stiamo facendo noi in questo secolo.

Vincenzo Bilotta

lunedì 22 dicembre 2025

Natale vs consumismo

Siamo arrivati al Natale anche quest'anno, ma cosa ne resta della vera festa, del motivo per il quale arriva? Ben poco, direi. La sostanza, nell'era digitale, dominata da idioti che guardano perennemente un cellulare a casa, per strada, mentre guidano l'auto, si è persa, del Natale sembra essere rimasto solo il nome.

In compenso, il significato del Natale, che un tempo era spirituale, almeno fino alla fine degli anni '90, è stato sostituito, in primo luogo, dal significato materiale, dall'invito, sempre e comunque, al consumismo, ad acquistare altri dispositivi tecnologici, abiti firmati che si metteranno, come al solito, una sola volta per passare le feste in famiglia, gli ennesimi, quanto inutili regali costituiti dai soliti maglioni coi colori sempre sbagliati, dalle solite calze con le renne, o da qualche tovaglia da tavola con disegni a tema.

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Accanto a questo significato principale, il consumismo, si affiancano le persone che resuscitano in anticipo rispetto alla Pasqua, e cioè tutti coloro i quali non senti mai durante l'anno e che, a loro volta, non si fanno sentire ma che, miracolosamente, per Natale escono dai sepolcri della dimenticanza, forse spinti da sensi di colpa dettati dal fatto che a Natale dobbiamo essere tutti più buoni e, di conseguenza, dobbiamo fare gli auguri a chi consideravamo morto o disperso.

Solo per Natale dobbiamo essere più buoni, fare volontariato, aiutare i più bisognosi, ovviamente questo lo deve fare il popolo di pecore obbedienti, e non chi sta al potere e continua ad ammazzare tramite le guerre persone innocenti allo scopo di speculare coi loro sporchi traffici di armi.

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Ma Natale, nel 21mo secolo, significa anche prendere d'assedio i supermercati per comprare dei banalissimi panettoni pieni di conservanti allo stesso prezzo di un lingotto d'oro, per poi scoprire che dopo le feste, se ci passi, te li tirano dietro gratis!

Altro comando imposto dall'alto è quello secondo il quale Natale lo passi con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. Di conseguenza, se per caso vuoi passare il Natale per conto tuo senza andarti ad abbuffare di roba inutile a casa di parenti con i quali, il resto dell'anno, molto probabilmente non ti scriverai nemmeno un messaggio di buongiorno, sarai giudicato strano, solitario e chi più ne ha, più ne metta.

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La verità è che siamo un popolo di schiavi, così festeggiamo i giorni in rosso sul calendario perché disposti dall'alto e non riusciamo mai a festeggiare la Vita per conto nostro, ci comportiamo in base ai periodi e a cosa ci suggeriscono le pubblicità e quasi mai in base a ciò che ci suggerisce il nostro cuore, in pratica siamo manipolati psicologicamente, ma questo dovrebbe essere chiaro anche ai più duri di comprendonio, specie dopo quel famoso Marzo del 2020...

Insomma, dopo aver scritto questo articolo, ovviamente non volevo dimenticare di parlare di quello che dovrebbe essere l'argomento principale di questo, come degli altri passati e a venire, Dicembre, e cioè LA NASCITA DI GESU'.

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Sì, perché se questa festa si chiama Natale, ciò deriva dal fatto che qualcuno nasce, e quel qualcuno è DIO, che scende qui da noi sulla terra per farsi uomo ed essere accolto dai nostri cuori aperti all'amore, non al consumismo, agli auguri fatti in maniera ossessivo-compulsiva o all'assalto al supermercato di turno, prima che gli altri prendano tutto e tu non hai cosa portare ai parenti che t'invitano.

Ovviamente il mio articolo è per chi crede in Dio, per tutti gli altri spero possa costituire, in ogni caso, un invito alla riflessione rispetto al cambiamento che si può constatare ogni anno nel mese di Dicembre. Se è raro trovare chi crede in Dio e apre il proprio cuore al suo arrivo sulla terra, tuttavia è quasi scontato trovare chi crede nel consumismo e apre il proprio portafogli allo shopping compulsivo, e questo è un dato di fatto inoppugnabile.

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Mi auguro che il calore della stalla riscaldata dal bue e dall'asinello arrivi fino ai vostri cuori e li scaldi, allontanando ogni gelo, falsità, dipendenza, falsa credenza sul significato consumistico del Natale e possa aprirvi a Dio, all'amore e alla pace fra i popoli. BUON NATALE!

Vincenzo Bilotta

lunedì 8 dicembre 2025

Non permettere mai a nessuno di dirti cosa puoi fare e cosa no

Non permettere mai a nessuno di dirti cosa puoi fare e cosa, invece, no. Poiché la maggior parte degli esseri umani non conosce le proprie, di potenzialità, come può indicare agli altri la strada da seguire per sviluppare le proprie o, peggio, i suoi limiti?

Purtroppo, fin da bambini siamo circondati da persone che non sanno nemmeno chi sono o cosa potrebbero fare, se solo si mettessero in gioco, se solo provassero ad osare. Parlo dei nostri educatori, familiari, amici, allenatori.

Il fatto è che nessuno ci prepara nello sviluppo del nostro potenziale. La società nella quale viviamo si limita, tramite i programmi scolastici, a creare dei futuri mediocri adulti, uguali in tutto e per tutto al resto della già mediocre razza umana.

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Nessuno c'insegna a porci domande, a chiederci come fare per migliorare le nostre prestazioni, siano esse scolastiche che atletiche e, in generale, per quanto concerne la crescita personale in ogni ambito della nostra Vita. A scuola c'insegnano le tabelline, le poesie a memoria, una o più lingue, a praticare il solito calcio anche se a noi fa schifo.

Ed ecco pronta la società attuale, una società fatta di persone tutte uguali, fatta di gente che imita gli altri perché non ha mai nemmeno provato a sviluppare delle proprie idee e, manco a dirlo, una propria personalità.

Il bello è che queste stesse persone che non sanno nulla di nulla, tranne le poesie a memoria e le tabelline, si arrogano il diritto d'insegnare la Vita a quelli che saranno i loro figli, alunni, allievi. Fantastico, vero?

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Così lo sviluppo della personalità diventa un'esigenza che dev'essere sentita nel proprio intimo, un desiderio che bisogna lasciare crescere e soddisfare per conto proprio, ma prima bisogna uscire dagli schemi. Ma come si fa ad uscire dagli schemi?

Innanzitutto bisogna imparare a porsi le domande giuste e cercando le risposte nella Vita, nelle esperienze e quasi mai, invece, in chi si permette di darci consigli su ciò in cui ha fallito o, peggio, non ci ha nemmeno provato perché non ne ha avuto il coraggio.

Ormai, con l'avvento dei social, sorgono come i funghi un sacco di ciarlatani, di persone che per sbarcare il lunario s'inventano, dall'oggi al domani, delle fantomatiche tecniche per lo sviluppo delle potenzialità dell'essere umano.

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Ma, in realtà, nessuno conosce le potenzialità di un'altra persona, perché è compito di ciascuna persona, per conto suo, esplorare la propria interiorità mettendosi alla prova in diverse e nuove situazioni allo scopo di capire fino a che punto può contare su se stessa. Non sarà di certo il "guru" o il "coach" a scoprirlo.

Non sto denigrando determinate figure professionali, quelle serie, esistenti nel campo olistico, sto solo dicendo che queste figure possono guidare il soggetto alla riscoperta del proprio potenziale, indicandogli la via da percorrere, ma sarà sempre e solo quest'ultimo ad avere il compito di percorrerla, esplorarla, fino a riconoscerla come propria o, in caso contrario, seguire un altro sentiero e se nemmeno questo va bene, ne costruirà uno nuovo tutto suo.

Non permettete mai a nessuno di dirvi cosa potete fare o non fare, perché le vostre potenzialità spetta a voi scoprirle, mettendovi alla prova facendo cose che prima non avevate mai fatto perché ne avevate paura. Ogni giorno è una nuova opportunità per crescere, esplorare e conoscere se stessi e, di conseguenza, il mondo, non lasciatevela sfuggire, ma prima mettete alla porta chi crede di conoscere i vostri limiti, perché, in realtà, non ne avete mai avuti!

Vincenzo Bilotta



lunedì 24 novembre 2025

Sviluppare la visione a tunnel

Viviamo in un mondo in cui è sempre più difficile concentrarsi su qualcosa per più di pochi minuti. Il fatto è che veniamo letteralmente bombardati da migliaia di stimoli visivi, auditivi e cenestesici, e questo avviene di continuo mediante mezzi di comunicazione di massa quali tv, radio e, non da ultimi, i famigerati social e smartphone.

Ho calcolato che uno smartphone, con la sua messaggistica istantanea e le sue tante attrattive, in un giorno ci ruba da 30 minuti fino a 8 ore del nostro tempo libero, ma non sempre solo il tempo libero, perché molte persone continuano ad utilizzarlo senza riuscire a smettere pure al lavoro, mentre guidano, in palestra e perfino in chiesa!

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Il fatto è che questi smartphone oltre a rubare tempo, rubano pure creatività e voglia di fare. Sì, perché, sempre per esperienza personale, ho notato come, una volta preso in mano lo smartphone non ci si limiti solo ai programmi di messaggistica istantanea, ma si spazia verso altre app e, così facendo, i pochi minuti che ci si era prefissati per leggere, o controllare, gli eventuali nuovi messaggi ricevuti, diventano ore.

Ho anche notato come quando il telefono lo si tiene spento o lo si mette da parte, si torna a pensare in maniera chiara, tornino le idee e la voglia di fare cose più utili rispetto allo stare chinati a guardare una stupida lastra di vetro colorata...

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Ma lo smartphone è solo una delle tante fonti di distrazione e perdita di tempo per la nostra mente. Assieme allo smartphone esistono altre fonti di distrazione, dove per distrazione intendo tutto ciò che non ci permette di essere produttivi, di raggiungere degli obiettivi, di utilizzare il nostro tempo in maniera proficua.

Le altre fonti di distrazione, quelle che ci allontanano dal raggiungimento dei nostri obiettivi, sono costituite anche dalla nostra visione a 360 gradi. Per visione a 360 gradi intendo una visione che ci fa guardare continuamente indietro verso il passato e ci fa sentire in colpa, verso il futuro e ci mette ansia per ciò che potrebbe succedere e, così facendo, non ci consente di vivere il momento presente, concentrandoci sui nostri obiettivi in tutti i campi della nostra Vita, da quello sentimentale, passando per quello lavorativo, fino ad arrivare alle relazioni sociali.

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Ma la visione a 360 gradi, oltre a farci distrarre pensando al ciò che è accaduto nel passato o a quello che potrebbe accadere nel futuro, ci fa perdere tempo a pensare a ciò che potrebbero pensare gli altri di noi qualora realizzassimo i nostri obiettivi.

Come potete notare da quanto detto finora, la visione a 360 gradi ci fa perdere tempo e concentrazione su cose che non dovrebbero costituire per noi fonte di distrazione ma che, invece, ci risucchiano dentro un vortice che ci tiene prigionieri delle nostre stesse paure facendoci perdere di vista i nostri obiettivi.

La soluzione sarebbe quella di sviluppare una visione a tunnel. Avete presente quando siete all'interno di un tunnel con la vostra auto e capita che qualche lampadina è fulminata? Ciò se, per un verso, vi rende la visione difficoltosa, per un altro vi fa concentrare su di un'unica cosa: LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL.

Ecco, questa è la visione a tunnel che ognuno di noi dovrebbe sviluppare, una visione che ci consenta di focalizzarci, senza distrazioni, sui nostri obiettivi fino a raggiungerli, evitando di perdere tempo pensando a quello che si potrebbe aver sbagliato nel passato, dell'eventuale riuscita di un progetto nel futuro e, soprattutto, di quello che potranno pensare gli altri.

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Molte persone perdono tempo a guardarsi intorno senza, tuttavia, concludere mai nulla di concreto. La Vita è nostra e non sappiamo quanto lunga potrà essere. Nell'attesa dovremmo evitare di perdere tempo con questi stupidi smartphone, a piangerci addosso per ciò che ci è accaduto in passato o ad angosciarci per il futuro e concentrarci, invece, su ciò che vogliamo farne del tempo che ci resta per trasformare la nostra Vita da grigia routine ad opera d'arte passando, così, dal ruolo di semplici comparse a quello di artisti candidati al premio Oscar.

Impariamo a concentrarci su ciò che vogliamo, sviluppiamo la visione a tunnel, poi lavoriamo solo in quella direzione, senza distrazioni, senza paura, con FEDE, AMORE, CREATIVITA' e, con il tempo e la costanza, i risultati arriveranno.

Vincenzo Bilotta  

lunedì 10 novembre 2025

Focalizzati sui tuoi obiettivi

Ogni persona ha un obiettivo e, se non ne ha, è come se fosse morta. Sì, perché avere un obiettivo, nella Vita, è qualcosa che ci permette di andare avanti con nuovi e sempre più entusiasmanti stimoli. Focalizzarsi su di un obiettivo rende la Vita esaltante, avventurosa, piena di risorse, tutta da scoprire.

L'obiettivo ha la stessa funzione del lievito per i dolci: senza di esso la torta, così come la Vita, verrà fuori piatta. Ma per avere un obiettivo occorre, prima, capire cosa si vuole dalla propria Vita, partendo dal punto in cui si è fermi e la situazione sembra stagnare, magari da molti anni.

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Bisogna prendere coscienza del fatto che si è fermi, che nulla sta cambiando proprio in questo momento. Però, in realtà, la Vita cambia ad ogni singolo istante, ma se noi stiamo fermi e radicati ad un'idea, ad un posto, ad un lavoro che odiamo o che non ci permette di esprimere i nostri talenti o di guadagnare e vivere la Vita dei nostri sogni, allora, in realtà, siamo noi ad essere fermi, ancorati in un punto qualsiasi del fiume Vita.

Perché, lo sapete bene, la Vita va, continua a fluire per i fatti suoi, con o senza di noi, che ci piaccia o no, fa parte dell'ordine delle cose, ed è giusto che sia così. Siamo noi che, molto spesso, siamo bloccati. Ci bloccano tante cose: paura di non farcela, del cambiamento, di non essere all'altezza e, la peggiore di tutte, che è poi una vera e propria forma di autosabotaggio, la paura di non meritarci il raggiungimento dell'obiettivo prefissato e di essere, di conseguenza, felici e realizzati.

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Ma prima di perseguirlo, è importante averlo, un obiettivo, altrimenti diventa una vera e propria caccia ai fantasmi. Bisogna osservare il posto in cui si vive, il lavoro che si svolge, le relazioni con le persone, le interazioni con l'ambiente circostante e poi tirare le somme e chiedersi: sono felice, proprio qui dove mi trovo in questo preciso istante?

Ma ATTENZIONE però, è molto importante l'onestà e la sincerità con la quale si risponderà a questa domanda. Bisogna essere onesti, sinceri con se stessi, prendendo in esame una situazione, anzi, diverse situazioni della nostra Vita, per capire se ne abbiamo fatto, di essa, un'opera d'arte o se, invece, tiriamo avanti un carro così pesante che perfino i buoi più forti si rifiuterebbero di portare.

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Tornando al tema iniziale, quello per il quale ho scritto, oggi, questo articolo, vi pongo la seguente domanda: avete un obiettivo VOSTRO? Quando dico vostro mi riferisco ad un obiettivo che vi siete fissati da soli e non agli obiettivi che, spesso, le nostre famiglie fissano per noi credendo che ciò ci renderà felici, mentre il più delle volte costituisce una prigione a Vita e la morte intellettuale delle nostre aspirazioni più elevate.

In realtà, tutti noi abbiamo degli obiettivi, ma succede che quasi mai abbiamo il coraggio di raggiungerli o, quanto meno, portarli avanti, perché succede? La risposta è semplicissima. I nostri obiettivi vengono messi da parte per non deludere i nostri genitori, amici e, in generale, le persone che si sono occupate, durante il nostro processo di crescita, della nostra educazione e mantenimento.

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Sì, molto spesso noi non realizziamo i nostri obiettivi per una forma di altruismo, riconoscenza nei confronti dei nostri familiari che hanno fatto, sicuramente, tanti sacrifici per noi e che non vorremmo deludere facendo "di testa nostra", anche perché tutto ciò ci farebbe sentire in colpa.

Ma poi, in realtà, noi non abbiamo nessuna colpa e siamo nati per realizzare noi stessi, non i desideri o i bisogni degli altri. Non abbiamo nessuna colpa se, ad esempio, nostro padre non è riuscito a laurearsi in fisica nucleare e adesso ci ha imposto questo percorso di studi perché questo realizzerebbe un sogno suo, non nostro.

Per riuscire ad avere degli obiettivi nostri dobbiamo, prima, fissarli. Cosa ci piacerebbe cambiare all'interno della nostra Vita? Questa risulta essere una domanda fondamentale che ci costringerà, fra le altre cose, ad esaminare tutti gli aspetti del nostro vivere quotidiano fino ad individuare le zone d'ombra, quelle che, per intenderci, non ci permettono di vivere la Vita che abbiamo sempre desiderato/sognato.

Dopo aver fatto una disamina generale della nostra Vita ed avere individuato ciò che vorremmo cambiare, ecco che l'obiettivo nascerà da sé di conseguenza. Se, ad esempio, il nostro obiettivo è diventare milionari, dovremo cominciare a studiare dei piani di investimento in parallelo con attività remunerative in grado, quanto meno, di farci avvicinare all'obiettivo passo dopo passo. 

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Mal che vada, miglioreremo sicuramente dal punto di vista economico e della conoscenza del modo in cui bisogna investire per far lavorare il denaro per noi. Lo stesso dicasi per una relazione ormai in stallo: vogliamo un nuovo partner o preferiamo continuare a sorbirci i continui, e poco costruttivi, litigi che sembrano ormai essere diventati la quotidianità?

Quando avremo fissato gli obiettivi bisognerà perseguirli. Per perseguirli bisognerà avere costanza, coraggio, mantenere la concentrazione interiore eliminando eventuali dubbi, paure o sensi di colpa perché non ci siamo laureati in fisica nucleare e abbiamo preferito, magari, aprirci un chiosco di gelati in Brasile.

Nel lavoro volto al perseguimento dei propri obiettivi, rivestirà importanza fondamentale l'eliminazione completa delle persone che ci potrebbero distrarre dal raggiungimento dei traguardi che ci siamo fissati. Per eliminazione non intendo, com'è ovvio, la fucilazione nella pubblica piazza, ma soltanto il loro allontanamento.

Se, come avviene molto spesso, queste persone sono i nostri genitori, allora non possiamo allontanarli, com'è ovvio. In questo caso ci limiteremo a non parlare con loro dei nostri NUOVI PROGETTI DI VITA FUTURA.

Il passo finale sarà quello di non smettere mai di andare avanti in direzione del nostro obiettivo, anche se all'inizio risulterà impegnativo e ci sembrerà di non avere a disposizione i mezzi necessari per raggiungerlo. Basta fare un primo passo, mostrare all'universo l'intento puro volto alla realizzazione di sé in direzione di una VITA VERA E FELICE e, in automatico, si verificheranno le "coincidenze" necessarie per raggiungere tutti i nostri traguardi.

Non opponiamo resistenza alla Vita, entriamo nel suo flusso, lasciamoci guidare dal nostro cuore senza, tuttavia, perdere mai di vista il/i nostri obiettivi dopo averli impressi a fuoco nella nostra mente, eliminiamo tutto il resto, perché la felicità, la nostra felicità è un diritto che abbiamo fin dalla nostra nascita.

Vincenzo Bilotta


lunedì 27 ottobre 2025

Osservati

Ti sei mai osservato? Hai mai preso coscienza di te, dei tuoi pensieri, del modo in cui ti muovi, spesso come un automa, delle azioni che compi? Sì, perché quasi nessuno, nel corso della giornata, spesso della Vita, sembra ACCORGERSI DI SE'.

La gente non è mai presente a se stessa, a maggior ragione in questo periodo storico molto particolare, dove tutti sembrano storditi da questi smartphone sui quali arrivano continui, quanto inutili, stimoli visivi tramite le varie app di messagistica istantanea. A questo punto, parlare di lavoro su di sé, di osservazione, sembra un'impresa alquanto ardua, visto lo stato di sonno profondo nel quale vogliono tenerci.

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Eppure basterebbe poco, basterebbe solo osservare. Basterebbe osservarsi mentre si rimane imbambolati per minuti, che a volte diventano delle ore, davanti al cellulare, ad inviare, ricevere, leggere, dei messaggi in maniera continuata, messaggi, la maggior parte dei quali hanno poca o nessuna utilità.

L'umanità era un po' rincoglionita di suo già prima dell'avvento degli smartphone, eppure, nonostante fosse persa nelle proprie fantasie mentali, riusciva ancora a fantasticare, mentre adesso ha finito pure di fantasticare, ci pensa lo smartphone con il suo messaggiare compulsivo e selvaggio.

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In un precedente articolo (intitolato PROVA PER UN GIORNO), invito i lettori a provare a spegnere il cellulare per un giorno, per osservare cosa avviene in loro, al loro interno, durante quel giorno di digiuno tecnologico voluto.

E' incredibile come non si riescano più a dominare i propri impulsi, non solo quelli sessuali o la tendenza a cibarsi il più del dovuto, tanto per fare un esempio, ma anche quello di guardare in continuazione nell'arco della giornata il cellulare.

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Proviamo ad osservarci, mentre lavoriamo, camminiamo, o guardiamo il cellulare per la centesima volta nell'arco di un'ora, chiediamoci se ci siamo o se lo stiamo facendo per abitudine e, di conseguenza, in maniera del tutto inconscia, automatica.

Il nostro semplice obiettivo dovrà essere quello di osservarci, di ricordarci di farlo il più spesso possibile. Il fatto stesso di osservarci col cellulare in mano, mentre passeggiamo, lavoriamo o quando siamo al ristorante con gli amici, dovrebbe aiutarci a riconoscere il nostro stato di sonno pressoché permanente, il che è già un gran traguardo, per coloro i quali riescono a perseverare.

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L'obiettivo non è il risveglio, quello può accadere in qualsiasi istante e, di solito, non dipende dal semplice processo di autosservazione il quale, tuttavia, può aiutare. L'obiettivo, qui, che è poi l'argomento di questo mio articolo di oggi, è quello di accorgersi di essere addormentati, di andare avanti nelle faccende quotidiane col pilota automatico inserito, tutto qui.

E già questa presa di coscienza sarebbe un balzo quantico oltre la spirale di sonno che tiene addormentata l'umanità oggi. Il solo osservarsi, il solo prendere coscienza del fatto di procedere come degli automi senza possibilità apparente di risveglio, può aprire una breccia in questo muro di sonno permettendo, per ciò stesso, di poter vedere, seppure per un solo attimo, LA LUCE OLTRE LE TENEBRE.

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Non cambiate, quindi, le vostre abitudini, rimanete nei vostri automatismi. Tuttavia, OSSERVATEVI mentre dormite e, in questo stato di sonno, lavorate, fate sesso, vi allenate, guardate gli inutili messaggi che vi arrivano sullo smartphone, questo è quanto. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta