lunedì 27 luglio 2026

Il bruco che non voleva diventare farfalla

C'era una volta un bruco che viveva in un bosco. Per muoversi strisciava, faticando per fare pochi centimetri. Ma ormai si era abituato alla sua natura, e non ci faceva più caso. Conosceva tutti gli altri insetti, e vedeva il mondo dal basso in alto, strisciando per terra.

Poi, un giorno, il bruco cominciò a sentirsi strano, come se qualcosa dentro di lui fosse separata dall'esterno, come se ci fosse qualcosa, dentro, che spingeva per uscire, come se il suo corpo fosse, all'improvviso, diventato troppo stretto per abitarci e al suo interno una nuova creatura premesse per uscire, per liberarsi da quella che era, ormai, diventata una vera a propria prigione.

Il bruco, terrorizzato, si opponeva a questo cambiamento, non sapendo che, in realtà, quello era il principio che lo avrebbe portato, attraverso diverse trasformazioni, a diventare farfalla. Il bruco non sapeva, altresì, che quello che lui considerava il suo corpo altro non era, in realtà, se non un involucro transitorio all'interno del quale si sarebbe sviluppata quella che sarebbe diventata una bellissima farfalla. 

(Immagine presa dal web)


Così il bruco ogni giorno, guardandosi allo specchio, non si riconosceva più ed aveva paura per ciò che ne sarebbe stato di lui. Poi, un giorno, incontrò una farfalla, sua amica di vecchia data, e le confidò le sue preoccupazioni, spiegandole i mutamenti che stavano avvenendo in lui e la voglia di liberarsi del suo corpo nel quale, ormai, si sentiva intrappolato.

La farfalla, che lo conosceva da un bel po', sorrise e gli spiegò che quello che credeva il suo corpo era, in realtà, solo un contenitore, una sorta di incubatrice dalla quale sarebbe nata un'altra bellissima farfalla, proprio come era diventata lei prima di lui.

Ma il bruco, a quel punto, invece di sentirsi rassicurato per le spiegazioni ricevute dalla farfalla, si spaventò. Ebbe paura del cambiamento, pur sapendo che sarebbe diventato una bellissima farfalla in grado di volare e non avrebbe più dovuto strisciare per muoversi, e volando avrebbe finalmente potuto vedere il bosco dall'alto.

(Immagine presa dal web)


Venne il giorno in cui la metamorfosi fu completa e il bruco, divenuto farfalla, abbandonò il bozzolo e volò, finalmente, libero nel cielo, lasciandosi alle spalle un passato fatto di limitazioni e paure.

Vi ho raccontato questa storia, da me creata per voi, per parlarvi delle difficoltà che ognuno di noi incontra prima di diventare ciò che è in realtà, e cioè una persona di valore e di successo. Molti, infatti, si contentano di strisciare, proprio come faceva il bruco prima della trasformazione, invece di volare e vedere il mondo sotto un'ottica completamente diversa, quella REALE.

Ma quante potenziali farfalle si contentano di rimanere bruchi, perché non credono nel proprio valore intrinseco, non lo riconoscono e passano la loro Vita a terra, a strisciare, quando potrebbero volare, godersi la bellezza delle proprie creazioni, dei propri successi, dicendo grazie alla Vita per l'opportunità che hanno saputo sfruttare? Tante, troppe!

(Immagine della copertina del mio libro, ALCHIMIA DELLA COSCIENZA, YOUCANPRINT EDIZIONI, raffigurante un uomo nell'atto di liberarsi dal bozzolo delle proprie convinzioni limitanti, disegno a cura di Gaspare Savio Lo Vacco)


La maggior parte delle persone si contenta di nascondersi nel bozzolo, anche quando il tempo della trasformazione è arrivato ed è ora di volare alto ed evolvere. Perché? Per paura di non meritarselo, perché gli hanno fatto credere che la felicità consiste nel contentarsi buttando per sempre i sogni nel cassetto per poi chiuderlo a chiave.

La verità è che molte persone crescono in degli ambienti dove nessuno insegna loro l'autostima, a credere nei propri sogni, a diventare persone di successo realizzando ciò che il loro cuore grida ai quattro venti.

Così, il mondo si perde molte belle farfalle che restano nascoste in dei bozzoli ormai marciti, mentre vanno avanti solo coloro i quali riescono a credere nella bellezza dei propri sogni e, una volta usciti dal bozzolo delle proprie paure, trasformano quei sogni in realtà, vivendo una Vita nuova, quella per la quale si sono incarnati e sono nati su questo piano dimensionale.

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Siamo nati per avere successo, tutti indistintamente, ognuno in base alle proprie attitudini e potenzialità. Ma solo chi non si contenta di strisciare e vivere nel buio delle proprie paure romperà il bozzolo e volerà alto fino a raggiungere e dimorare nei cieli infiniti dell'amore, amore verso se stesso, verso la Vita, verso il prossimo.

Vincenzo Bilotta

lunedì 13 luglio 2026

Non fare nulla

Ci hanno educato al fare. Ci hanno spiegato che se non facciamo non otteniamo. La nostra società è basata sullo sforzo, sul fare, e questo porta soltanto allo stress, a volte si raggiungono i risultati, ma il più delle volte il prezzo che si paga è alto, ciò in termini di energie.

Ci hanno detto che si può essere sicuri di fare un buon lavoro se si fatica, che le relazioni costano sforzo e fatica, che tutto ciò che si vuole raggiungere/ottenere, costa fatica, altrimenti non lo si ottiene. Ma la verità è che queste convinzioni spingono le persone a rimetterci le energie, la vitalità, per ottenere delle cose che potrebbero arrivare senza il minimo sforzo.

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La condizione di sforzo, infatti, lungi dal farci ottenere ciò che desideriamo in maniera più veloce, non farà altro che allontanarci da essa. Se ci si sforza, infatti, si mettono in movimento energie di mancanza, di desiderio di ottenere ciò che, implicitamente, non si ha, col risultato di allontanare, molto spesso, da noi le cose desiderate invece di avvicinarle.

La verità è che se una cosa è destinata ad arrivarci, essa arriverà. Noi, dal canto nostro, dovremmo solo predisporci ad accoglierla senza, tuttavia, bramarla, inseguirla, sprecare tempo ed energie per il suo ottenimento, anzi, dovremmo fare il contrario di ciò che fa la massa dei non-pensanti.

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Affinché qualcosa possa arrivare a noi, dobbiamo soltanto rimanere in una condizione di accoglienza, a braccia aperte, permettendole di avvicinarsi senza opporre alcuna resistenza. L'unica cosa che possiamo fare è mostrare la nostra GRATITUDINE, pensando a ciò che sta arrivando come se fosse già nostro senza sforzarci di andargli incontro in alcun modo.

La Vita è flusso, prendiamo esempio da lei. Un fiume arriva sempre a valle, e lo fa sfruttando le correnti, senza sforzarsi né, tanto meno, cercare di accelerare il ritmo, semplicemente va, sapendo che sta già arrivando mentre percorre gli ultimi chilometri che lo separano dal mare.

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Il nostro pensiero dev'essere fluido, proprio come lo scorrere del fiume. Eliminiamo ogni forma di attrito che porterebbe solo sforzo e, di conseguenza, ad un dispendio energetico, semplicemente, fluiamo verso le cose che stanno già arrivando a noi.

Eliminiamo ogni forma di desiderio, la seppur minima sensazione di mancanza, restiamo in attesa, a braccia aperte, con fede, senza paura, e in breve tempo, senza alcuno sforzo, ciò che deve arrivare, arriverà.

(Immagine presa dal web)


Non ci credete? Così sia! E' proprio ciò in cui credete che determinerà l'avverarsi o meno di determinate situazioni all'interno della vostra Vita. Quindi, ciò che state leggendo avrà il potere che riuscirete a dargli attraverso la forza della vostra fede, eliminando ogni forma di resistenza e desiderio superfluo, altrimenti, se continuerete a sforzarvi, a non credere possibile la realizzazione di un vostro progetto qualsiasi, sarà fatta sempre e solo la vostra volontà!

Vincenzo Bilotta

lunedì 29 giugno 2026

Trasforma i tuoi sogni in progetti

Affinché possa realizzarsi un sogno, bisogna trasformarlo in progetto. Tutti noi abbiamo dei sogni, ma questi sogni possono rimanere nel cassetto a fare la muffa, oppure possiamo decidere di realizzarli. Sognare non basta, occorre progettare e trasformare il sogno stesso in progetto.

Perché solo quando il sogno sarà trasformato in progetto si potrà lavorare alla sua realizzazione. E' il progetto che permette al sogno di diventare qualcosa di reale, di cominciare a prendere consistenza nel mondo della materia e di non rimanere più mera fantasia.

Se io voglio acquisire nuove conoscenze in qualsiasi campo, non mi basta sognarle, bisogna che mi metta a studiare per realizzarle, ma non solo. Se io voglio creare una nuova attività dal nulla, non mi basta sognarla, altrimenti rimarrà soltanto un sogno nel cassetto e io magari rimarrò impiegato e continuerò a sognare senza, tuttavia, realizzare mai nulla in concreto.

Affinché un sogno si possa realizzare bisogna trasformarlo in progetto, l'ho detto già all'inizio dell'articolo, ma ci tengo a ribadirlo. E' solo quando il sogno viene trasformato in progetto, infatti, che esso comincia a materializzarsi nella realtà.

(Immagine presa dal web)


Dalla fase in cui è soltanto un sogno, un pensiero che si vorrebbe realizzare, alla fase in cui esso diventa progetto si ha una trasposizione dal regno del virtuale, dell'immaginato, al regno del materiale, dove si può procedere alla sua creazione fisica.

E' solo quando il sogno diventa un progetto che noi possiamo dargli una data, possiamo finalmente definirne i termini entro i quali realizzare questo progetto, possiamo cominciare ad acquisire nuove conoscenze, nuove competenze, ciò nel caso in cui si tratti di una nuova professione che vogliamo intraprendere.

Nel caso in cui, invece, il nostro sogno fosse quello di realizzare un'attività d'impresa, possiamo cominciare a chiedere dei finanziamenti e a prendere atto di ciò che occorre in termini di mezzi e macchinari per aprire concretamente questa attività d'impresa.

Ma finché noi ci limiteremo a sognare tutto ciò, sia esso un nuovo lavoro in proprio o qualsiasi altra cosa ci stia a cuore, non faremo altro che giocare, esercitare solo la nostra fantasia senza, tuttavia, realizzare niente di concreto.

(Immagine presa da web)


Immaginare, sognare, costituisce il primo passo. Tuttavia, se si vuole realizzare in concreto qualcosa che vada al di là del semplice sogno, della semplice fantasia, si deve smettere d'immaginare e cercare, creare la strada per trasformare quello che prima era soltanto un sogno, in progetto, ciò allo scopo di realizzarlo.

Sognare è bello, ma se non si trasforma ciò che si riesce già a sognare in un progetto, esso non si potrà mai realizzare, ciò perché nel mondo materiale occorrono le idee. Dalle idee nascono i progetti e dai progetti nascono le opere.

In base a quanto detto prima, si comprende come la trasformazione di una fantasia in realtà, di un sogno in realtà, passa attraverso la strada della progettazione. Non lasciate che i vostri sogni rimangano a fare la muffa nel cassetto, cominciate già da adesso a fissare nella realtà un progetto, perché quel progetto vi consentirà di realizzare ciò che molti altri, come voi, hanno sì sognato ma non hanno avuto il coraggio, i mezzi, la capacità di trasformarlo in progetto e realizzarlo.

A sognare siamo tutti bravi, a realizzare ciò che ci sta più a cuore, mettendo nero su bianco un progetto con una data entro il quale realizzarlo, è roba da pochi. Solo chi vuole cambiare VERAMENTE la propria Vita si spinge oltre l'ordinario, fino a distinguersi ed emergere al di sopra della massa grigia costituita dalle persone mediocri senza obiettivi.

(Immagine presa dal web)


Non permettete ai vostri sogni di fare la muffa nel cassetto, trasformateli in progetti, poi realizzateli, perché la Vita è breve e voi meritate di essere felici, di brillare e fare luce su di un mondo che sembra, ormai, destinato a rimanere avvolto dalle tenebre. SIATE FELICI, MIRATE AL SUCCESSO, VE LO MERITATE!

Vincenzo Bilotta

lunedì 15 giugno 2026

Le persone tossiche

Nell'arco della nostra Vita impariamo a stare un po' con tutti. Specie quando andiamo ancora a scuola, la nostra tendenza sarà quella di socializzare e fare gruppo. Si pensa a giocare, si sentono ancora poco le energie, in particolare i campi energetici, degli altri.

Col tempo e con l'esperienza, ed in special modo chi, come me, lavora nel campo olistico, si comincia a sentire qualcosa per ogni persona che s'incontra o, in generale, si frequenta. In particolare ci si sente in un modo diverso a seconda della persona con la quale, pochi minuti prima, si è parlato di qualcosa.

Vi sarà sicuramente capitato di essere giù e, uscendo, incontrare una persona positiva, motivata, allegra e, grazie a questa interazione altamente costruttiva, sentirvi, dopo averla salutata, molto meglio rispetto a quando eravate usciti e prima ancora di incontrarla.

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Del resto vi sarà capitato, viceversa, di uscire carichi, entusiasti per il solo fatto di essere vivi e di incontrare una persona negativa, un vero buco nero a livello di campo energetico e, dopo averci parlato ed averla salutata, sentirvi scarichi, svogliati, nervosi senza una causa specifica apparente.

Beh, la causa, in realtà, è collegata all'avere incontrato quella che io chiamo persona tossica. La persona tossica è, lo dice la parola stessa, tossica perché avvelena l'esistenza altrui non appena la si incontra. Essa assorbe energie, delle quali si nutre senza, tuttavia, dare nulla in cambio.

La persona tossica, infatti, oltre a rubare energia vitale al soggetto che incontra, scarica addosso tutta la sua negatività senza il minimo riguardo. In questo va detto che la persona tossica è altamente egoista, in quanto pensa solo a liberarsi dei suoi problemi fregandosene se, per far ciò, intossicherà la persona che la incontra e che sarà costretta ad ascoltare tutti i suoi discorsi tossici.

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La persona tossica è molto pericolosa quanto abile nel manipolare le persone a lei vicine, facendole sentire in colpa se, ad esempio, non la chiamano al telefono, non la vanno a trovare a casa per un caffè o non la invitano ad uscire.

Ma chi sente a pelle la persona tossica tenderà, per ciò stesso, ad evitarla in quanto sa già che interagendo col suo campo energetico negativo ne uscirà disfatta. La persona tossica, come dicevo prima, tende a manipolare le persone.

Quando ci ferma per strada e noi, per ovvi motivi legati al mantenimento del proprio equilibrio energetico, non ci siamo più messi in contatto con lei, farà di tutto per farci sentire in colpa, usando frasi nelle quali lei diventa la vittima (non mi pensi più, io ti voglio bene e tu no) e noi, di conseguenza, diventiamo i carnefici.

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Il bello è che se noi ci lasciamo manipolare e pensiamo che, in effetti, abbiamo fatto una cosa brutta non chiamandola o non andando a trovarla, cadiamo nella sua trappola e ci facciamo rubare altro tempo ed altra energia, assoggettandoci ai suoi capricci.

Ma la persona tossica, con la sua lamentela per come le vanno le cose e la critica nei nostri confronti a causa del fatto che la teniamo lontana, non fa altro che lottare, cercando di cambiarlo, con il mondo a lei esterno, in pratica lotta contro i mulini a vento, pretendendo di essere salvata dagli altri.

Ma, come sapete bene, voi che siete nel cammino di crescita personale, nessuno salva nessuno. Ognuno può salvare solo se stesso, ma non attraverso aiuti esterni, semmai cominciando ad osservare, conoscere per poi trasformare il proprio mondo interiore, mettendo ordine dove prima albergava il caos e trovando equilibrio dove prima c'era una Vita vissuta agli estremi.

(Immagine presa dal web)


Ma la persona tossica non può essere aiutata se non lo chiede. Di solito la persona tossica vorrebbe risolti dagli altri i problemi che si crea, essa stessa, attraverso un modo di pensare lamentoso/vittimista. Ma ciò che si crea dentro nessuno può modificarlo dall'esterno. Solo la persona tossica può salvarsi da se stessa, come? Prendendo coscienza del fatto che tutto ciò che la fa soffrire è una sua creazione e decidendo di trasformare la sofferenza in comprensione.

Dal momento in cui la sofferenza sarà trasformata in comprensione, la comprensione porterà alla saggezza e la persona che prima era lamentosa potrà diventare una persona GRATA, sia pure per il solo fatto di essere VIVA. Da quel momento il suo campo energetico sarà innalzato e riequilibrato e la persona guarirà dal male che si era, essa stessa, creata.

Vincenzo Bilotta

lunedì 1 giugno 2026

I demoni interiori

Ognuno di noi, prima o poi, li incontra. Ognuno di noi, prima o poi, ne riceve il tormento. Per la maggior parte, fra alti e bassi, questo tormento durerà per tutta la Vita. Bella questa introduzione di oggi al mio nuovo articolo, sembra la locandina di un film dell'orrore.

Ma non è un film dell'orrore ed è qualcosa di più vero di quanto si possa pensare. Di cosa sto parlando, vi starete chiedendo? Dei demoni interiori, quelli che sono capaci, se non saputi gestire, di rovinare l'esistenza di un essere umano, di demolirgli ogni certezza fino a farlo ammalare, impazzire e, in casi estremi, morire.

Ognuno di noi ha i propri e, prima o poi, ci dovrà fare i conti. E la cosa, penso lo sappiate molto bene, non è piacevole, ma va fatta. Il conto che ci presenteranno i demoni sarà salato, ciò perché comporterà un dispendio enorme in termini di energia vitale, perdita di attenzione, gestione della paura.

Di demoni ho parlato nel mio libro ALCHIMIA DELLA COSCIENZA (Youcanprint Editore, 2021), e adesso ho deciso di parlarne qui, in questo mio articolo, perché parlare di demoni non è mai abbastanza, a volte bisogna parlarne anche allo scopo di esorcizzarli e decidere quali siano le misure più adatte da adottare al fine di uscire dal tormento e cominciare a vivere la Vita, quella vera, non quella proiettata dalle nostre esperienze passate archiviate in una mente allucinata.

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Sicuramente vi sarà capitato che, mentre state facendo qualcosa, all'improvviso entri dalla finestra una canzone che, di colpo e inaspettatamente, vi proietta indietro nel passato. La musica, però, non sempre è collegata ai bei ricordi, a volte, infatti, lungi da ciò, fa riemergere direttamente dall'archivio della mente, ricordi legati ad eventi spiacevoli, a traumi vissuti nell'infanzia, a lutti non del tutto elaborati.

Spesso non è necessaria la musica di sottofondo per innescare in noi determinati pensieri angoscianti, siano essi legati al passato, oppure fantasie ansiogene legate ad un apocalittico futuro post-nucleare. Beh, in tutti questi casi siete in presenza dei vostri demoni interiori. Certo, essi hanno un modo abbastanza brusco, maleducato se vogliamo, di presentarsi, ma questo è il loro modo di apparire.

Basta un momento in cui le nostre energie sono basse, ed ecco che questo può aprire la porta d'ingresso ai nostri demoni interiori, dando loro l'occasione perché si manifestino. A volte basta una parola detta in maniera innocente da una persona che incontriamo per strada per ritrovarci catapultati in ricordi che ci turbano, siano essi, come ho già accennato sopra, legati al passato, oppure che ci proiettano nel futuro.

Da notare il fatto che, in ogni caso, questi demoni agiscono nello spazio e nel tempo, sono alleati della mente e che il loro scopo è quello di farci vivere in un tempo e in un luogo che esiste solo nella nostra fantasia, ciò perché il passato e il futuro non sono luoghi REALI, essi sono luoghi mentali.

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Ma cosa si può fare per ovviare a queste influenze negative che i nostri demoni interiori non mancano mai di esercitare su di noi? Innanzitutto va detto che, con i demoni, non si lotta, ma ci si allea. Essi non si nutrono, ma si OSSERVANO con distacco, prendendo coscienza del fatto che essi non sono reali, sono solo le proiezioni delle nostre paure, fantasie mentali irrisolte.

Quando non riusciamo a guardare in faccia ciò che ci fa paura, quando non ci decidiamo a scegliere che direzione prendere nella nostra Vita mentre siamo ad un bivio e, in generale, in tutti i momenti nei quali la nostra attenzione cala e siamo in balia delle fantasie mentali autodistruttive, ecco che i demoni tornano a farsi sentire, vedere e tentano (quasi sempre riuscendoci) di prendere il controllo delle nostre Vite.

Allora? Cosa fare? Combatterli, con quel poco di energie che ci restano dopo esserci arrovellati il cervello a furia di lottare contro i pensieri negativi che essi ci spareranno a raffica nella testa senza pietà? No, occorre strategia, e questo tipo di attacco kamikaze potrebbe risultare letale... Ma per noi!

Meglio farseli amici, i demoni, capire che scherzano e passarci sopra (qualcuno di voi starà pensando: "Col camion"!). Come non ci si offende agli scherzi di un amico, sapendo che sono fatti per finta e al solo scopo di divertirci, ecco che pure coi demoni si deve ridere dei tiri che ci giocano, seppure terribili a volte, e farceli amici.

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Amici?!?! Esatto, farseli amici, avete capito bene! I demoni non vanno scacciati, combattuti né, tanto meno, temuti. Essi vanno conosciuti e trattati da amici, perché? Perché se cominciamo a smettere di avere paura di ciò che essi proiettano attraverso certi pensieri e, al contempo, OSSERVIAMO senza giudizio, ci accorgeremo che i demoni sono solo dei messaggeri, quindi angeli (dal greco antico ánghelos che significa "messaggero").

Ecco che, sotto questa nuova ottica, i demoni si presentano per farci prendere coscienza delle nostre parti in ombra, ciò allo scopo di farci portare luce nelle zone della nostra Vita che la richiedono, sembra assurdo ma è così.

Facciamo pace coi nostri demoni, stringiamo con loro un'alleanza che ci porti a collaborare con loro anziché farci la guerra contro. Questo ci aiuterà in breve tempo a portare l'attenzione su ciò che ci fa più paura e a farci scoprire che è ora di cambiare, cambiare modo di pensare, di agire, ma sicuramente decidendo di far prendere una direzione diversa alla propria Vita.

Impariamo a scegliere più rapidamente, a pensare di meno al passato dopo averlo sanato, a progettare il futuro quel tanto che basta, tanto la Vita potrebbe riservarci delle belle sorprese (belle non solo in senso ironico, ma nel vero senso della parola). Quindi, perché preoccuparsi? "Solo alla morte non c'è rimedio" disse qualcuno tempo addietro, ma nel frattempo, già che ci siamo, nel regno dei vivi, perché non abbracciare la Vita e viverla?

Vincenzo Bilotta

lunedì 18 maggio 2026

La nuova "normalità"

 La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza. (George Orwell, 1984)

Viviamo in un periodo storico strano, molto strano, ma nessuno sembra accorgersi di nulla. In realtà, se ogni tanto si alzassero gli occhi da questi stupidi smartphone che sembrano aver ipnotizzato, ormai, grandi e piccini, fino a renderli dei veri a propri schiavi e stordendoli a tal punto da non farli interessare ad altro che non riguardi app, notifiche, selfie e altre stupidaggini del genere, che io ho definito come armi di distrazione (distruzione pure, dei neuroni) di massa.

C'è stata, in realtà, una transizione. Prima si è passati dalle monete nazionali alla moneta unica, l'euro, e già lì è aumentato tutto, senza nessun organo che controllasse l'effettivo valore dei beni rispetto ai prezzi stampigliati sulla confezione del prodotto. E con questo si è persa la sovranità monetaria.

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Ma assieme alla sovranità monetaria si è persa anche quella nazionale, affidando i poteri decisionali all'unione europea. In realtà, questo è successo per tutti gli stati aderenti all'unione europea. Così, oggi, quello che decide l'unione europea, gli altri stati devono accettarlo, senza possibilità di deviare dalle sue direttive una volta accettate da parte di tutti gli stati membri.

Ma le cose non sono finite qui, perché da quel momento tante cose sono cambiate e, forse, l'euro è, all'attuale, l'ultima delle cose che interessano i cittadini europei. Ma andiamo per ordine, partendo da quel famoso Marzo 2020, perché è da lì in poi che tutte le cose sono precipitate.

Tutto è iniziato con una banale influenza trasformata, da parte di coloro i quali si sono arricchiti investendo milioni per la ricerca e lo sviluppo di un vaccino (che nessuno voleva ma che molti, loro malgrado, sono stati obbligati a fare pena la perdita di ogni diritto umano) contro questo fantomatico virus mortale.

Ne è seguito un lockdown e una gestione di questa emergenza a dir poco discutibile. Non sto qui a discutere dei metodi utilizzati per far rispettare le regole e per obbligare i "ribelli" a vaccinarsi. Molti medici sono stati sospesi, solo perché avevano manifestato dei pur leciti dubbi sulla letalità di questo fantomatico virus, tante persone sono state messe a tacere attraverso la censura, pratica tanto in voga ormai per zittire chi osa mettersi contro il regime esprimendo il proprio parere (vedi libertà di espressione).

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Ma questo virus sembra essere stato il più azzeccato rispetto ai suoi colleghi precedenti (vedi le varie influenze bovine, aviarie e suine), complice una migliore propaganda terroristica medico-mediatica e l'imposizione di misure detentive domiciliari come se il raffreddore fosse diventato un reato minore e chi ne manifestava i sintomi poteva essere perseguito a norma degli articoli del codice penale.

E' da quel Marzo 2020 che tutto è cominciato e i registi di questo teatrino sanitario adesso, mentre scrivo questo articolo, ci stanno provando con un nuovo virus. Una nuova narrazione è in corso, nella speranza di poterci speculare anche stavolta (chi se ne frega degli effetti collaterali?).

Sembra che ormai queste simulazioni apocalittico-viral-sanitarie si susseguano con cadenza regolare ogni 4-6 anni e che tutta la popolazione planetaria (in particolar modo quella italiana, che gode del dono di possedere i migliori virologi pubblicitari al mondo) debba rassegnarsi a fare i richiami, un po' come i nostri cani, quando una volta l'anno devono fare i controlli ed eventuali vaccinazioni di richiamo.

Questi messaggi sembrano continuare all'infinito, fino a rendere la popolazione mansueta, abituata alle emergenze, obbediente. Ma questo è solo uno degli aspetti della nuova "normalità", gentilmente concessaci da coloro i quali detengono arbitrariamente il potere affidato loro direttamente dalle élite globaliste al solo scopo di controllare ogni ambito economico, sociale, sanitario di ogni singolo angolo del mondo.

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Come dicevo poc'anzi, assieme alla "normalità" sanitaria, caratterizzata da virus ricorrenti ogni 4-6 anni, troviamo un altro tipo di "normalità" e cioè le continue violenze urbane da parte di immigrati clandestini nei confronti di noi cittadini italiani ospitanti o altri immigrati regolari. 

E' proprio di ieri la notizia dell'extracomunitario che ha guidato a folle velocità nel centro di Modena, investendo dei cittadini inermi, colpevoli solo di essersi trovati lì mentre la follia prendeva forma e dava sfogo attraverso questo gesto deprecabile quanto inconsulto.

E guai a criticare l'accaduto, perché il cittadino era un extracomunitario, quindi giustificabile. Infatti è stato confermato che il soggetto in questione soffrisse di disturbi psichiatrici... come mai era alla guida e nessuno aveva pensato di revocargli la patente? 

Al di là del fatto che se lo stesso gesto fosse stato commesso da un cittadino  italiano, i media avrebbero sicuramente sostenuto essere un soggetto che faceva uso di alcolici o sostanze stupefacenti, sì, perché qui da noi vige il razzismo al contrario, dove gli stranieri vengono protetti e benvoluti, mentre gli italiani sono messi alla gogna.

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In questo mondo al contrario la nuova "normalità" prevede che l'italiano che paga le tasse non abbia diritto alla sicurezza per sé e i propri familiari, e se non lavora chissenefrega. Lo stesso discorso non vale per un extracomunitario, al quale vengono assegnati alloggi e istituita una rete di protezione e impunità della quale un libero cittadino italiano non potrebbe mai disporre. 

Come dire: ognuno per sé e l'unione europea per tutti, purché siano extracomunitari, una sorta di razzismo inverso in cui si devono subire soprusi di ogni tipo da parte di delinquenti d'importazione e non regolarmente registrati senza proferir verbo.

E del clima modificato attraverso le ormai (tristemente) famose "scie chimiche"? Ormai sembrano mancare delle stagioni ben definite, e il cielo nuvoloso è presente tutto l'anno, anche quando ci si sveglia e c'è il sole, dopo un po' passano i soliti aerei ad irrorare l'aria con le solite sostanze chimiche.

A tutto questo si aggiunge la (pericolosa) corsa verso l'identità digitale, la quale prevede in un prossimo (spero mai) futuro l'accorpamento dei documenti identificativi, il portafogli e tessera sanitaria in un'unica tessera. La conseguenza?

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Se si mettessero in testa di voler controllare il comportamento dei cittadini per poi punirlo, secondo il modello cinese, togliendo loro dei punti, si arriverebbe all'annullamento tramite il blocco della scheda identificativa, di ogni libertà del cittadino che commette un certo numero di infrazioni. Di questo nessuno ne parla e tutti vivono nel paese delle fatine, fatto di messaggi sulle varie app, selfie e film on demand.

E' in atto un processo volto ad anestetizzare le coscienze (già narcotizzate di loro per natura e mancanza di lavoro su di sé) dei popoli, allo scopo di abituarli, somministrando loro a piccole dosi il caos, ad un continuo stato di emergenza dove, pian piano e con varie motivazioni (vedi pandemia del 2020) può essere revocata ogni libertà in qualsiasi momento, a libera discrezione dei registi di questo film distopico-apocalittico che, ormai, sembra non voler più finire.

Ma che scopo ha tutto ciò? Lo scopo che le élite mondialiste stanno perseguendo è solo uno: creare delle lotte di tipo orizzontale, ossia fra i popoli, come? Mettendo neri contro bianchi, etero contro omosessuali, onnivori contro vegani e, mentre i popoli si scannano per queste stupidaggini, dall'alto essi somministrano, attraverso il sistema punizione-premio, nuove e ben mascherate forme di dittatura.

La vera ribellione non dovrebbe portare allo scontro di etero contro omosessuali, oppure neri contro bianchi, ma dovrebbe dapprima creare un clima di accettazione nel rispetto delle appartenenze e delle scelte dei singoli per poi unire le forze e fare l'unico tipo di ribellione che potrebbe cambiare qualcosa e cioè dal basso (cittadini) verso l'alto (élite), ciò se si vuole davvero ottenere un cambiamento perché il "nemico" non sta in mezzo a noi ma in alto, e fino ad oggi si sta godendo il caos che ha creato speculandoci pure sopra.

Vincenzo Bilotta


martedì 5 maggio 2026

Vivere da schiavi

La maggior parte delle persone vive una Vita da schiavo. Quando parlo di schiavitù, non mi riferisco a chi è obbligato ad effettuare lavori pesanti a Vita, legato con delle catene, per conto di chi lo ha comprato al mercato degli schiavi e ne è divenuto il proprietario, no. Questa roba è stata abolita.

Ma non servono le catene per rendere l'uomo schiavo, basta una semplice convinzione limitante, ed il gioco è fatto. Ma la convinzione, da sola, non avrebbe potere, se non fosse accompagnata dalla paura. La paura è la più grande nemica dell'essere umano. 

Chi ha paura blocca la propria creatività, il proprio entusiasmo, la voglia di vivere, di fare, chi ha paura rovina perfino i rapporti di amicizia o ne impedisce la creazione di nuovi. Se la convinzione limitante è la prigione per chi la possiede, la paura è certamente la catena che blocca la persona e non le permette alcun movimento, tranne quelli permessi all'interno del perimetro della cosiddetta zona di comfort.

Non è che si nasce schiavi. Schiavi si diventa. L'educazione scolastica ci rende schiavi, ciò che c'insegnano a casa ci rende schiavi, l'opinione che gli altri hanno su di noi ci rende schiavi. In ognuno dei contesti elencati, infatti, ci viene "insegnato" (in realtà veniamo programmati alla stregua di tanti computer umani) cosa fare, cosa dire, cosa essere e cosa diventare.

(Immagine presa dal web)


Tutto ciò andrà a creare in noi delle convinzioni limitanti. Così nasceranno le convinzioni limitanti relative al posto fisso per la sicurezza economica e la successiva pensione, quelle relative alla relazione di coppia stabile per la creazione di una famiglia, e gli esempi potrebbero continuare all'infinito...

Ma vi assicuro che, il minimo comun denominatore di tutte queste situazioni sulle quali ognuno possiede le proprie programmazioni e, di conseguenza, convinzioni limitanti, è la paura. Chi agisce dopo essere stato programmato ed avere, in conseguenza di ciò, sviluppato delle convinzioni limitanti, lo fa con paura, non seguendo il proprio cuore, che è congelato, appunto, dalla paura.

Così si vive da schiavi, eseguendo dei programmi che ci sono stati installati man mano che siamo cresciuti e che ci impediscono, in pratica, di essere noi stessi e cioè persone libere, creative, potenti e, di conseguenza, padroni del nostro destino.

Quasi nessuno di noi se ne accorge, ma ognuno di noi vive una Vita da schiavo. La paura rende schiavi e ci porta a fare solo le cose che riconosciamo come sicure e che ci fanno mantenere nella nostra zona di comfort. Molte persone, troppe, conducono delle esistenze monotone, ma si contentano, perché? Perché hanno paura ci ciò che potrebbe renderle felici.

(Immagine presa dal web)


Il programma che seguono contempla l'utilizzo esclusivo delle risorse che l'educazione familiare e scolastica gli hanno fatto credere di possedere. Il problema è che sia la scuola che la famiglia propongono un tipo di educazione standard, uguale per tutti, che non tiene per nulla conto delle inclinazioni del singolo individuo.

In pratica, veniamo educati tutti allo stesso modo, indipendentemente dalle capacità e dalle naturali attitudini ad eccellere in un campo piuttosto che in un altro. Così il sistema crea persone mediocri, come desiderano da sempre i globalisti, senza particolari ambizioni se non quelle di avere un posto fisso, una laurea prestigiosa, un posto di lavoro e una cerchia di amici "che contano".

In realtà questa è una Vita da schiavi, non da persone libere. Si vive in delle prigioni dorate create dalla paura, e si va avanti, a volte per sempre, col pilota automatico e senza il desiderio (sempre a causa della paura) di esplorare nuovi orizzonti che esulino dalla routine ordinaria.

La gente è schiava di tutto. Si è schiavi delle proprie paure relative al futuro (ansia) e di cosa potrebbe accadere, schiavi di relazioni tossiche per paura di rimanere soli, schiavi del lavoro per paura di rimanere senza soldi (né pensione) e di non poter pagare le bollette, schiavi di amicizie basate sullo sfruttamento reciproco per paura di non avere gli agganci giusti.

(Immagine presa dal web)


Ma che Vita è, questa? In realtà questa non è Vita, è un programma che molti credono essere la propria Vita e, in generale, la cosiddetta "normalità". "Così fan tutti" e quindi nessuno può fare diversamente, anche perché subentrerebbe l'ennesima paura schiavizzante, e cioè quella del giudizio, forse la più radicata nelle coscienze degli umani di oggi.

Ma se facciamo ciò che gli altri ci hanno insegnato a fare, ci perdiamo l'opportunità di sperimentare e vivere una VITA NOSTRA in prima persona. Chi ha paura e vive in base alle convinzioni limitanti, infatti, vive una Vita di seconda mano, una Vita che altri gli hanno assegnata.

Che cosa c'è di creativo in una Vita fatta di routine, vissuta all'interno della zona di comfort, evitando di creare qualcosa di nostro che tiri fuori l'artista che è in noi? Nulla! E' una Vita da schiavo, da persona anonima, che preferisce mimetizzarsi all'interno del gregge umano piuttosto che emergere con le proprie caratteristiche individuali e mettersi in gioco cantando al di fuori dal coro.

Ma non tutto è perduto, si può riscrivere il romanzo della propria Vita, come? Uscendo dal copione che ci hanno assegnato, smettendo di avere paura e cominciando ad ascoltare il nostro cuore, i suoi messaggi, vivendo nell'amore, nella passione, nella creatività, uscendo dalla zona di comfort e smettendo, al contempo, di aver paura di fallire, perché è meglio provare e fallire che non provarci affatto!

Per rompere le catene che ci tengono legati ad una routine che ci sta troppo stretta, dobbiamo smettere di avere paura. Per smettere di avere paura dobbiamo, prima, liberarci dalle nostre convinzioni limitanti, come? Leggendo, partecipando a seminari che ci aiutino nel percorso di crescita personale, utilizzando tecniche di rilascio emozionale (E.F.T. è molto efficace a tal proposito), cominciando a fare ciò di cui abbiamo più paura...

(La copertina del mio libro Alchimia della coscienza (Youcanprint edizioni, 2021), raffigurante un uomo che esce dal bozzolo delle convinzioni limitanti per seguire, finalmente, la luce)


Tutto questo ci permetterà di spezzare le catene che ci tenevano legati a degli schemi ripetitivi che ci stavano facendo sprecare le nostre Vite, portandoci dalla nostra zona di comfort in direzione di ciò di cui avevamo più paura, ma solo perché nessuno ce lo ha fatto conoscere: il mondo, in tutto o in gran parte inesplorato, delle nostre potenzialità sopite.

Vincenzo Bilotta