lunedì 10 luglio 2023

Perché si combattono ancora le guerre?

Perché si combattono ancora delle guerre? Siamo nel 2022, data in cui scrivo questo articolo, e ancora ci sono degli idioti che uccidono i propri simili per stupidaggini, invenzioni mandate poi in onda tramite i mass media, tutto questo allo scopo di giustificare il loro comportamento belligerante, uccidere persone innocenti (nei bombardamenti muoiono soprattutto donne e bambini), alimentare odio, dolore, rabbia, paura.

Per difendere degli stupidi confini, per motivi legati a forme di estremismo religioso o, ancora, per questioni legate al desiderio di sottomettere altri stati, l'uomo ha combattuto, combatte e, continuando così, combatterà altre guerre, ciò all'infinito, a meno che...

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A meno che non riesca a salire al potere la nuova razza, quella delle persone sensibili, oneste, che lavorano su di sé, si continueranno a combattere guerre su guerre. Chi combatte delle guerre o, per essere più precisi, CHI MANDA A MORIRE I SOLDATI GRAZIE AL POTERE CHE DETIENE, lo fa perché è inconsapevole e non ha mai guardato la guerra che, da anni, decenni molto probabilmente, sta combattendo dentro di sé.

Se solo questi folli che ci governano avessero il coraggio di guardarsi dentro, di guarire il male che dimora in loro, la cattiveria, la bramosia di potere, l'interesse ad assoggettare altri popoli, al solo scopo di dimostrare il proprio potere, la propria sovranità...

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Il problema è che non appena sale qualche persona illuminata al potere (John Fitzgerald Kennedy, Nelson Mandela, Gandhi tanto per citarne alcuni), essa viene subito isolata, sabotata in tutti i suoi progetti e, quando non riescono a farla dimettere dal proprio incarico politico, ecco che viene uccisa mandando qualche "fanatico" a sbrigare il compito o facendola esplodere mentre è in volo.

Il mondo è stanco di pagare in Vite umane i capricci di menti distorte, inconsapevoli e guidate dall'oscurità, è ora di cambiare disco, è ora di andare verso la luce, di vivere nella consapevolezza, nella gioia, abbattendo ogni confine, smettendo di perseguitare chi non professa il nostro stesso credo religioso o chi, avendo capito il gioco speculativo di chi sta dietro a tutte le guerre, decide di lottare per la libertà del proprio popolo.

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E' ora che le persone scendano nelle piazze, chiedendo a chi ci governa di smetterla di uccidere persone innocenti, perché nelle guerre non muoiono mai coloro i quali le scatenano, questi vigliacchi, infatti, mandano a morire soldati al posto loro e questi soldati, a loro volta, uccideranno civili inermi, quali donne e bambini. DICIAMO BASTA A QUESTA FOLLIA, A QUESTA VERGOGNA.

Avete mai riflettuto sul fatto che l'uomo è l'unico essere su questo pianeta che uccide per il solo gusto di farlo? Basti pensare alla caccia: nessun leopardo, anaconda, gatto, lucertola, attacca una preda se non ha fame e per il solo piacere di farlo, solo l'uomo fa questo...

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Se solo questi pazzi che mandano a morire migliaia di persone ogni giorno per le loro guerre personali avessero il coraggio di guardare, anche per un solo attimo, tutta la guerra, l'orrore, l'odio, la rabbia che si portano dentro e smettessero, al contempo, di inseguire le loro stupide mire espansionistiche, di dominio e di potere, ecco che tutte, dico tutte, le guerre del mondo finirebbero in un solo istante.

Ovviamente dovrebbero guardarsi dentro anche gli speculatori di borsa, i produttori di armi e tutti coloro i quali, da dietro le quinte, speculano sulla morte di milioni di persone innocenti. Ma queste persone, se solo riuscissero a guardarsi dentro, troverebbero solo vuoto, caos, ma dell'anima nessuna traccia, venduti come solo al dio denaro e, prima che al denaro, a Satana.

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E' venuta l'ora di guardarci dentro, tutti indistintamente, di abbracciare la luce, la libertà, la pace, la centratura. E' tempo di smettere di combattere guerre contro altri stati e, per far questo, occorre smettere di combattere guerre all'interno dei propri quartieri, all'interno delle proprie famiglie ma, prima di tutto, all'interno di se stessi, solo così il mondo potrà conoscere, finalmente, LA PACE.

Vincenzo Bilotta

martedì 27 giugno 2023

Impara a goderti ciò che hai

Impara ad apprezzare quello che già hai, e che ti circonda, nella tua realtà attuale. Dai troppo per scontato il fatto di avere un'auto, una bella casa, dei genitori amorevoli ma, troppo spesso, tu pensi che ci voglia ben altro per essere felici e sentirsi, finalmente, completi. Se la pensi così, cioè come il 92% circa degli esseri umani, ti sei fatto male i conti, perché niente è per sempre.

La tua auto potrebbero rubartela, i tuoi genitori non sai quanto potranno vivere ancora, il tuo partner potrebbe stancarsi di te e cercarne un altro o decidere di rimanere libero. Ma tu ti ostini a volere dell'altro, a procrastinare il giorno della tua realizzazione, della tua felicità e non ti accorgi, così facendo, di trascurare gli affetti, di non riuscire a goderti i beni che già possiedi perché sei troppo impegnato a soddisfare altri desideri.

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Molte persone litigano, spesso in maniera violenta, coi propri genitori, a volte smettono di vederli, covando odio nei loro confronti. Ma i genitori non sono eterni, e quando mancheranno, ti assicuro che li rimpiangerai. Il problema è che tu ti concentri sulle cose che vorresti, non su ciò che già possiedi.

Avresti voluto dei genitori diversi ma, in realtà, se la tua anima ha scelto questi, sicuramente ti sono serviti alla tua esperienza terrena, alla tua evoluzione su questo piano i esistenza. Di conseguenza, smetti di sognare i genitori perfetti e ringrazia, piuttosto, quelli che hai per tutto l'impegno che ci hanno messo per tirarti su, istruirti, vestirti e non farti mai mancare nulla, ringraziali ora, non si sa mai quanto lunga potrebbe essere la loro Vita...

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E poi, ricorda sempre, se non sei in grado di apprezzare e sentirti completo con quello che già hai, se non sei capace di dire GRAZIE per quello che ti circonda, come pretendi che l'universo e la legge dell'attrazione si mettano in moto per mandarti ciò che pensi manchi ancora nella tua Vita per farti sentire completo?

Inoltre, smettendo di lamentarti hai il vantaggio di essere una compagnia apprezzata e ricercata, mentre i lamentosi non sono di certo il massimo quando la sera ci si incontra per un aperitivo, in quanto sono sempre pronti a rovinare la serata col loro punto di vista negativo sulla Vita.

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Quante volte, invece, quando sei in presenza di una persona grata, ci stai bene assieme anche se quest'ultima rimane per gran parte del tempo in silenzio? E' proprio una questione di energie attrattive! 

Ovviamente, contentarsi di ciò che si ha non significa rassegnarsi ad avere poco o nulla, significa essere felici già da adesso, fornendo, in tal modo, le premesse per ulteriori e sempre più ricchi doni da parte dell'universo. Così facendo non si limiterà l'universo nella sua abbondanza e si rimarrà sempre disponibili a ricevere ulteriori sue ricchezze.

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La differenza sostanziale che passa fra chi non ringrazia e chi, invece, è grato e, lungi dal lamentarsi, prova gratitudine incondizionata è basata, sostanzialmente sul sistema di credenze alimentato. Mentre il lamentoso, infatti, crede nella limitatezza delle risorse, che si possano arricchire solo i "disonesti" o i "fortunati", mentre tutti gli altri sono destinati, assieme a lui, ad alimentare la sfera dei lamentosi ai quali non è riservato un posto in paradiso, il grato sa che l'universo dispone di risorse pressoché infinite e chiunque può attingervi, se solo mostrerà la disponibilità a ricevere pronunciando la semplice, quanto magica, parola GRAZIE.

Impara a goderti ciò che hai, a pronunciare le parole giuste perché, ricordalo, la parola crea la realtà che andrai a vivere, l'universo è sempre in ascolto e pronto ad inviarti ciò che nomini ed a cui pensi di più. Di conseguenza, comincia a ringraziare, ad abbracciare ed amare i tuoi cari, carezza più spesso tua moglie e i tuoi bambini perché l'istante è tutto ciò di cui disponi ed essi sono i doni più preziosi, mentre del domani non puoi disporre.

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La Vita è adesso, quello che hai è un suo dono, accettalo; ogni esperienza vivila come un percorso di crescita personale che ti condurrà alla saggezza; sii gentile con le persone che incontri, soprattutto con quelli che condividono la tua Vita anche a casa, altrimenti non ha senso essere gentili solo con degli sconosciuti per poi litigare a casa; VIVI, MOMENTO PER MOMENTO, QUI E ORA, GODITI OGNI SINGOLO ISTANTE, PERCHE' DOMANI POTREBBE NON ARRIVARE MAI.

Vincenzo Bilotta 

mercoledì 14 giugno 2023

I pensieri predatori

Oggi voglio parlarvi di pensieri, in particolare di pensieri predatori. Il pensiero predatore è quello che causa maggiori danni a livello energetico, assorbendo tutta la nostra attenzione in questioni stupide, fino a dar loro estrema importanza.

Questo tipo di pensiero causa angoscia, ansia, paura, rabbia, in generale controlla l'individuo fino a renderlo suo schiavo e lo pilota a suo piacimento. Basta guardarsi intorno, quando si esce di casa, per accorgersi come la quasi totalità del genere umano non ha lineamenti del viso rilassati, è sempre tirato, preoccupato, arrabbiato, pallido.

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Questo stato di cose è causato dalla scarsa, o nulla, attenzione che l'essere umano pone nei confronti delle proprie attività mentali. Quasi tutti vivono nei loro pensieri, sono loro preda, ed hanno stati d'animo che rispecchiano ciò che passa loro per la testa, follia pura, in pratica!

Il pensiero, specie quello più dannoso, quello negativo e ansiogeno, è paragonabile ad un predatore. Proprio come il predatore, infatti, agisce e passa all'attacco proprio quando le difese della preda sono più basse o assenti. E' proprio allora che attacca, sicuro di arrecare il maggior danno possibile.

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Complice di questo successo da parte del pensiero predatore è il fatto che chi viene attaccato non è capace di difendersi, ciò per il semplice fatto che nessuno lo ha educato a questo, in quanto la nostra società, specie quella occidentale, è abituata ad essere preda dei pensieri distruttivi, e nessuno mai ha insegnato alle persone delle strategie difensive volte a respingerli al mittente.

Ma quando agisce il pensiero predatore? In realtà può operare ad ogni istante, in quanto quasi nessuno pratica la meditazione ed è troppo addormentato anche solo per riconoscere l'esistenza di un pensiero predatore e parassita nella sua mente.

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Il fatto è che la maggior parte delle persone convivono all'infinito coi pensieri predatori, spesso fino alla morte del corpo fisico. Molto probabilmente, durante l'arco della Vita i pensieri predatori potranno cambiare, anche se ne rimarrà sempre uno come musica di sottofondo, che è poi quello in grado di scatenare tutti gli altri.

La maggior parte delle persone si è abituata a vivere nella lamentela, a sentirsi stanca, demotivata, arrabbiata, depressa, ed è proprio questo il nutrimento del pensiero predatore, ciò che lo alimenta e che toglie, al contempo, energie a chi continua a fissare la propria attenzione su questi pensieri predatori.

Ma come fare a liberarsi dai pensieri predatori? Aspettandoli al varco e, dopo averli individuati, abbattendoli attraverso le frecce dell'ATTENZIONE FOCALIZZATA SULL'ADESSO, SUL RESPIRO, SULLA REALTA' OLTRE LA MENTE.

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Occorre diventare cacciatori dei pensieri predatori, tendendogli, per dirla alla Carlos Castaneda, degli AGGUATI. In pratica, bisogna diventare più astuti degli stessi predatori. Così facendo, essi diventeranno, a loro volta, nostre prede.

Per cominciare, occorrerà ACCORGERSI dell'arrivo del pensiero predatore. All'inizio sarà difficile, anche perché quasi nessuno è addestrato nell'arte della meditazione e dell'attenzione ai processi di pensiero. Inoltre, la difficoltà maggiore consisterà nel non identificarsi col pensiero predatore.

Molte persone si identificano coi propri pensieri, e proprio questi soggetti avranno più difficoltà nel riconoscere dei pensieri che credono fare parte della loro essenza, quando invece, come sappiamo molto bene, sono dei parassiti, dei predatori che hanno trovato nelle loro menti una preda della quale nutrirsi fino a spremerla di tutte le energie vitali.

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Smettiamo di identificarci coi pensieri, accorgiamoci quando arrivano per depredarci delle nostre energie e diventiamo, a nostra volta, predatori... Dei nostri stessi predatori, un po' come fanno i cacciatori con gli animali di grossa taglia nella giungla.

Una volta che ci saremo esercitati nell'arte dell'agguato e man mano che progrediremo in essa, i predatori si faranno vivi sempre meno, fino a sparire del tutto, ma questo dipenderà solo ed esclusivamente da noi, dall'esercizio dell'osservazione interiore, dallo sviluppo della capacità di dissociarsi dal processo di pensiero predatore, esercitando un distacco tale da neutralizzarlo a livello energetico fino a renderlo innocuo.

Liberiamo la nostra mente, viviamo nell'adesso, ripuliamoci dai predatori e VEGLIAMO SU DI NOI, e presto le nostre energie, la nostra salute e la nostra consapevolezza, saliranno di livello fino a farci vivere dei livelli di realtà dove ansia, rabbia, "problemi" e paura rimarranno solo un ricordo, quasi avessimo vissuto tutto questo in un'altra Vita. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta


martedì 30 maggio 2023

Chi sei davvero?

Ti sei mai chiesto chi sei davvero? Hai mai avuto il coraggio di esplorare la tua vera natura, di cogliere tutte le sfumature che stanno dietro la tua personalità, quella che altri hanno fabbricato al tuo posto? Sicuramente, se lavori su di te, qualche domanda te la sarai posta, com'è normale che sia.

Ma la maggior parte delle persone, più che vivere sopravvive. Pochi vivono, e ancora meno riescono a diventare se stessi, oltre la corazza chiamata correntemente personalità che tende a blindare dentro la loro vera natura.

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Ma che ci vorrebbe per essere se stessi? Molti credono che basti il solo prendere coscienza del fatto che si possiede una personalità costruita addosso attraverso il processo di addomesticamento che ci rende simili ad automi per poter automaticamente affrancarci dallo stato di sonno in cui versiamo perennemente per poi vivere, finalmente, da persone libere e felici. Magari fosse così, sicuramente non ci sarebbero tutte ste persone folli, tristi, depresse, arrabbiate in giro..

Ma il solo prendere coscienza del fatto che abbiamo una personalità costruita da altri per noi se, per un verso, costituisce, di sicuro, un passo avanti verso il processo di risveglio, per un altro non basta, da solo, a liberarci dalla nostra meccanicità, dal nostro vivere da automi vittime di un destino già scritto.

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Dopo aver preso coscienza del nostro processo di addomesticamento che ha portato alla creazione, da parte di altri, della nostra personalità, per liberarcene dobbiamo accettarla. Per accettarla occorrerà inviare tanto perdono, sia ai nostri educatori che a tutti coloro i quali hanno contribuito, in maniera più o meno influente, a farci diventare ciò che siamo adesso.

Bisognerà perdonare sia il mondo esterno, comprese le persone che, attraverso i loro comportamenti ci hanno deriso, ferito, deluso, sia il mondo interno, quello contenuto dentro di noi, il quale ci ha proiettato all'esterno la realtà che abbiamo vissuto fino ad oggi.

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Una volta compiuti questi passi importanti, occorrerà abbandonare la vecchia personalità, sarà un percorso che ci metterà alla prova, ma se, nonostante tutto, noi decideremo di andare avanti, vinceremo su tutto/i.

Per lasciare andare la vecchia personalità occorrerà smettere di identificarsi con essa, prendendo coscienza del fatto che noi non siamo la nostra personalità. Dopo aver smesso di identificarsi con la vecchia personalità, se ne potrà costruire una nuova, partendo questa volta dal presente, voltando le spalle definitivamente al passato, che risulterà sanato attraverso il processo del perdono.

(La copertina del mio nuovo libro)


Per creare una nuova personalità, quella che ci consentirà di essere ed esprimere la nostra vera essenza, non quella che ci aveva imposta la società attraverso il lavaggio del cervello, bisognerà imparare a conoscersi, ad esplorarsi, riscoprendo le passioni mai coltivate, le gioie mai provate, facendo cose che ci sarebbe piaciuto fare ma che abbiamo avuto, fino a questo momento, paura di fare.

E' importante precisare che, nonostante il fatto che ci siamo costruiti una nuova, vera personalità, ciò non significa che dovrà essere per noi definitiva e non possa arricchirsi di ulteriori sfumature che vadano a vantaggio della libera espressione della nostra vera natura.

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Se, ad esempio, in passato avevamo determinate paure, pensieri negativi, ansie, mentre andiamo trasformando parti di noi che ci limitavano nella libera espressione delle nostre potenzialità, pian piano possiamo scegliere di lasciarci alle spalle anche le nostre paure e, in generale, tutto ciò che ci ancorava al passato costituendo una zavorra alla nostra ascesa.

Prendiamo coscienza di ciò che NON siamo, perdoniamo eventi, persone, noi stessi per il male ricevuto a livello psicofisico, poi disfiamoci della vecchia personalità fatta di sofferenza e che tendeva a renderci uguali al gregge ed abbracciamo la Vita, la libertà e l'evoluzione, oltre l'istruzione scolastica, familiare, oltre ogni credo religioso e fregandocene del giudizio degli altri. 

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Diventiamo padroni della nostra Vita, perché noi siamo stati creati da Dio a Sua immagine e somiglianza e nessun destino "già scritto" potrà mai imprigionarci perché il destino, così come la personalità, non sono cose predefinite ma possono essere cambiate in ogni momento e a nostro vantaggio, basta volerlo, basta lavorare su di sé.

Vincenzo Bilotta

lunedì 15 maggio 2023

Vivere nella presenza mentale

Oggi voglio parlarvi di presenza mentale. Ebbene sì, oggi più che mai è diventato quasi di moda parlare di presenza mentale, ma quasi nessuno riesce, all'atto pratico, ad essere presente a se stesso nei vari momenti della giornata.

Viviamo in una società dove si sta troppo tempo sui social, si naviga su internet, ma tutto questo non è controbilanciato da una partecipazione alla VITA REALE, fatta di contatto con la natura, relazioni dirette e non via sms, PRESENZA MENTALE.

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Basta uscire per accorgersi del grado di presenza medio nelle persone, che è pari a zero. La maggior parte della gente la vedi per strada, china sugli smartphone, non si accorgono di ciò che li circonda, non si ricordano nemmeno di sé, a volte manco dei semafori, il che è preoccupante oltre che rischioso.

Le persone sembrano avere tutte i minuti contati, vivere di frasi fatte, essere distratte mentre lavorano, giocano, si allenano, in pratica NON SONO QUASI MAI PRESENTI A CIO' CHE FANNO. Sicuramente in passato non esistevano maggiori persone che vivevano in presenza mentale rispetto ad oggi, tuttavia, oggi più che mai, vi sono, per così dire, meno motivi rispetto al passato per essere presenti, per sentirsi vivi, per accorgersi di esistere.

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Sicuramente la tecnologia ha svolto, in tutto ciò, un ruolo fondamentale, distraendo le persone dalla Vita reale, specie con l'avvento degli smartphone, perché prima, bene o male, per connettersi sui social o, in generale, su internet, occorreva il pc portatile, mentre adesso abbiamo tutto sempre a portata di mano.

Sicuramente abbiamo guadagnato in tecnologia, ma abbiamo perso, in maniera quasi totale, la libertà. Quella dai social e dagli smartphone è diventata una vera e propria dipendenza, una forma di astrazione dalla realtà, in pratica la gente che usa in maniera smodata gli smartphone vive in una bolla di realtà virtuale fino a non accorgersi nemmeno di essere viva.

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Ma a tutto c'è n rimedio, si sa, così anche se siete poco o per nulla presenti potete, tuttavia, utilizzare gli smartphone, i social e internet in PRESENZA MENTALE, ossia accorgendovi di utilizzarli senza lasciarvi più trascinare dentro dagli automatismi, un po' come si fa quando si lavora, si lavano i piatti o ci si allena all'aria aperta.

Vi sto parlando di un miglioramento della qualità della Vita attraverso la corretta gestione di sé, utilizzando in maniera responsabile la realtà virtuale e preferendo, sempre più, sostituire a questa passeggiate immersi nella natura, telefonare agli amici invece di mandare mille faccine al giorno con relativi messaggi.

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La presenza mentale può essere alla portata di tutti, QUI E ORA, basta volerlo, basta esercitarsi nell'autosservazione, non ci vuole molto. Sicuramente ci vuole la volontà di trasformazione, l'esercizio costante, ciò per non cadere negli automatismi della Vita quotidiana nei quali un po' tutti noi, se non ci esercitiamo in maniera costante nel tempo, tendiamo a perderci.

Per essere presenti basta poco. Basta accorgersi di esistere e, ad un tratto, tutto risulta così evidente, così reale. A volte è più presente chi si beve una birra fresca, riuscendo a compiere il gesto in maniera TOTALE, assaporandone il gusto senza pensare ad altro rispetto a chi, invece, pur meditando in maniera costante, finisce, durante la meditazione con il concentrarsi, fino ad amplificarli, sui pensieri negativi.


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Non meravigliatevi, quindi, se incontrate persone presenti a se stesse molto più tempo di voi perché potreste scoprire che queste persone hanno scelto di vivere senza troppa tecnologia a portata di mano e a contatto con la natura. Le persone più centrate rispetto alle masse sono, oltre a chi medita in maniera costante e lavora su di sé, le PERSONE SEMPLICI, CHE LAVORANO A CONTATTO CON LA NATURA E VIVONO IN PICCOLE CITTA'.

Per vivere bene occorre tornare alla semplicità, alle cose che prima apprezzavamo ma che adesso i mass media ci fanno snobbare per indurci a comprare cose che non ci servono. Per una maggiore centratura vi consiglio di buttare nella spazzatura radio e tv, o di utilizzare solo canali dove trasmettono musica o documentari sulla natura.

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E' importantissimo decondizionarsi e allontanarsi dagli strumenti mediatici, utilizzati per indurre in noi determinati stati d'animo che servono loro per creare in noi paura, desiderio di comprare cose che non ci servono o per farci vivere nell'incertezza.

Oggi, più che mai, occorre una centratura, un ritorno alla semplicità, il tutto accompagnato da un serio lavoro su di sé che ci consenta di poter vivere in presenza mentale in un mondo che sembra destinato alla follia totale.

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Molti vanno in ritiri spirituali o pensano che i monaci buddisti siano migliori di noi perché non perdono la calma. A queste persone io rispondo che è facile centrarsi e mantenere la pace in un monastero, dove non ti tagliano la strada senza mettere la freccia o non cercano di scavalcarti mentre sei in fila in un ufficio, ma io inviterei questi monaci a mantenere la loro tradizionale imperturbabilità in mezzo al traffico di una metropoli o mentre qualcuno inveisce contro di loro senza nessun motivo.

DOBBIAMO RIUSCIRE A RAGGIUNGERE LO STATO DI PRESENZA MENTALE DOVE CI TROVIAMO MENTRE SVOLGIAMO LE NOSTRE ATTIVITA' QUOTIDIANE E NON IN UN MONASTERO. SOLO COSI' POTREMO ESSERE CERTI DI AVERE RAGGIUNTO LA CENTRATURA E DI CONSERVARE QUESTO STATO IN QUALSIASI SITUAZIONE. E' IN MEZZO AL CAOS, INFATTI, CHE DOBBIAMO TROVARE LA CENTRATURA, NON IN UN RITIRO SPIRITUALE, CHE HA ANCHE LA SUA UTLITA', OVVIAMENTE.

Quando avremo raggiunto la centratura nel caos della città e in mezzo ai mille impegni quotidiani, allora potremo dire di vivere in presenza e di aver raggiunto un livello di consapevolezza superiore alla media. 

Vincenzo Bilotta



mercoledì 3 maggio 2023

Educarsi a vedere il bello fuori

Viviamo in una società di persone lamentose, inquadrate, che vanno sempre di fretta, vivono di convenzioni e muoiono senza ricordarsi se, prima del fatidico giorno, abbiano mai vissuto. In una società così strutturata, pochissime persone hanno voglia, tempo e capacità di vedere il bello.

A parte il fatto che, prima di poter vedere il bello, bisognerebbe educarsi a vederlo. Ma prima di poter vedere il bello fuori, occorrerà imparare a vedere il bello dentro di noi (se vuoi approfondire l'argomento cerca nel motore di ricerca del mio blog il mio articolo intitolato CREA IL BELLO DENTRO).

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Quando si comincia il percorso di auto-educazione al bello, si scoprirà la difficoltà che i nostri occhi hanno a vedere le cose nella loro bellezza e perfezione... Ma perché ciò accade? Il fatto è che noi vediamo le cose per come siamo dentro e non, come molti pensatori del gregge collettivo credono, per come sono fuori.

Sì, in pratica vi sto dicendo che abbiamo dei filtri emozionali-esperienziali che edulcorano, per così dire, la realtà, personalizzandola a seconda dell'osservatore. Qualsiasi persona è in grado di percepire un bellissimo paesaggio al tramonto o, ancora, un bel panorama marino o forestale, ma questo può avvenire solo se quella persona ha una determinata predisposizione d'animo tale da consentirgli di percepire, vedere il bello.

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Ma in realtà la maggior parte delle persone il bello non lo vede, perché porta con sé ancora dei lutti non del tutto elaborati, odio nei confronti di se stesso o di altri, invidia, rabbia e potremmo continuare l'elenco fino a scrivere un altro articolo solo con la lista e non basterebbe nemmeno.

Ma cosa ci serve per educarci al bello, per imparare a vederlo? GLI OCCHI DI UN BAMBINO. Questa è la risposta. Lasciamo che i bambini c'insegnino cosa significhi lo stupore di fronte ad un animale appena nato, ad un ruscello, o quando giocano in riva al mare, nell'età che va dai 3 ai 5 anni, quando la mente è ancora libera, senza filtri, quando ancora il processo di addomesticamento non è cominciato e sono in grado di provare meraviglia di fronte a ciò che gli si presenta davanti.

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Il trucco per educarsi al bello è mantenere la mente di un bambino e cioè SEMPLICE, ELASTICA, COSTANTEMENTE CONNESSA COL FLUSSO DELLA VITA E, SOPRATTUTTO, CENTRATA NEL QUI E ORA. Per i bambini non esiste il tempo, così quando guardano un fiore non cercano di ricordarne il nome o dove lo hanno visto prima ma, lungi da tutto ciò, provano STUPORE e lo ammirano.

Educarsi al bello significa risolvere i conflitti interiori, liberarsi dalla rabbia, perdonare prima se stessi e poi gli altri, trasformando la paura in amore. In pratica, educarsi al bello, a vedere il bello fuori, significa LIBERARSI dalle catene che ci tengono imprigionati dentro una stanza mentale piena di nozionismi, sentimenti di negatività, lamentela e stress.

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Impariamo a vedere il bello fuori, cominciamo a lasciarci il passato alle spalle, smettiamo di stare in ansia per ciò che potrebbe accaderci fra un istante. In quel momento, quando saremo totali in ciò che stiamo facendo, quando il tempo e, di conseguenza, la mente, saranno annullati, allora e solo allora, saremo finalmente educati a vedere il bello fuori. 

Vincenzo Bilotta



domenica 16 aprile 2023

La chiara visione

Ognuno di noi dovrebbe avere una chiara visione della Vita, una visione che gli consenta di poter vedere le cose così come sono, senza aggiunta di schemi mentali o fantasiose costruzioni. In realtà, nessuno "vede" in maniera nitida ciò che gli si para di fronte, questo a causa dei filtri mentali che gli permettono di vedere solo in base alle proprie esperienze passate, attraverso le quali si è fatta un'idea personale su quella che è, secondo lui, la realtà.

Tutto questo determina, com'è ovvio, una visione soggettiva quanto parziale dei fenomeni esterni e, spesso, molto limitata. Di conseguenza, una visione limitata dai filtri esperienziali ci darà una esperienza parziale della realtà, non una chiara visione delle cose, che non sono mai come le vediamo, esse sono così come sono, oggettive, impersonali e, soprattutto, neutre.

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Siamo noi a "colorare" gli eventi in base ai filtri che ci siamo posti davanti agli occhi dopo aver vissuto determinati tipi di esperienze. In conseguenza di questi filtri, noi potremo vedere ciò che i nostri vissuti, il processo di addomesticamento e gli educatori in generale, ci hanno "insegnato" a vedere. 

Così la visione sarà sempre e solo soggettiva e su base emozionale-esperienziale. In conseguenza di quanto detto fino ad ora, lo stesso evento, oggetto, una canzone ascoltata da due diverse persone susciterà in loro ricordi, sensazioni, emozioni anche opposte, e questo dipenderà dai loro filtri esperienziali che daranno loro una visione personale, opaca e mai chiara ed oggettiva, della realtà.

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Per avere una chiara visione delle cose, occorre divenire consapevoli degli schemi-filtri mentali che ci condizionano ed impediscono di VEDERE le cose così come sono senza più applicare un giudizio che ci impedisca, offuscandola, una chiara visione.

La meditazione, così come i diversi esercizi di presenza mentale, possono essere un valido aiuto per farci prendere coscienza dei filtri educativo-esperienziali che ci danno una visione opaca, non chiara, della realtà.

Il resto del lavoro, una volta che avremo preso coscienza dei servomeccanismi che ci governano, consisterà nel sanare i conflitti irrisolti e congelati, che ci tengono ancora legati al passato, per poi toglierci i filtri ed avere, finalmente, una chiara visione del mondo esterno, senza più giudicarlo, senza più opporvi resistenza, semplicemente OSSERVANDOLO da spettatori, come chiunque dovrebbe fare di fronte a quello spettacolo chiamato "Vita".

Vincenzo Bilotta