Non esiste la morte, ma solo un cambiamento di mondi. (Proverbio indiani nativi d'America)
Si parla poco della morte, si fa finta che non esista. La si esorcizza perdendosi nelle mille cose da fare quotidiane, si crede non debba mai toccare a noi o alle persone che abbiamo più vicine, che ci stanno più a cuore, ma poi arriva, improvvisa, inesorabile, e ci butta a gambe all'aria, facendoci fare i conti con la mortalità del nostro corpo, quello fisico.
La verità è che noi pensiamo alla morte vedendola come l'annientamento della persona, come se non restasse nulla della persona morta, nulla a parte il ricordo nelle persone che l'hanno amata, conosciuta e con la quale hanno condiviso i momenti belli.
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| (Immagine presa dal web) |
Ma la morte è reale? Sì, certo, mi direte che non c'è bisogno di porla, una domanda simile: si muore, puoi giurarci, amico, qualcuno penserà mentre legge questo articolo. Ma questa morte esiste come forma di annientamento totale della persona, oppure è solo una transizione, dallo stato solido a quello eterico, una sorta di liberazione dei corpi sottili dall'involucro di pelle, muscoli, ossa, organi interni, nervi chiamato "corpo"?
"Non esiste la morte, ma solo un cambiamento di mondi" dicevano gli indiani nativi d'America. Cosa significa? Forse che chi muore prende un razzo e decolla verso un altro mondo, inteso come pianeta diverso dal nostro dove andrà a vivere dopo essere stato dato per morto qui, sulla terra?
No, sicuramente ciò non avviene. Il suo significato è di tipo spirituale, molto più profondo di quella che voleva essere solo una battuta da parte mia per sdrammatizzare un argomento come quello riguardante la morte, argomento in grado di provocare sempre sgomento nelle persone al solo sentirne pronunciare la parola.
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La morte come cambiamento di mondi, tale è intesa dagli indiani nativi d'America, è vista come un abbandono del corpo da parte della persona che muore, per trasmigrare verso un'altra dimensione, o mondo. In quest'ottica il corpo è una sorta di pegno pagato alla morte per ottenere la libertà di cambiare mondo, andando a vivere in un'altra dimensione.
Al di là di tutte queste mie spiegazioni, andando al succo del discorso del mio articolo di oggi, guardando la morte sotto questa nuova prospettiva, essa risulta essere solo un passaggio da un mondo, quello terreno, ad un altro, quello ultraterreno. Sotto questa nuova luce, la morte non viene più vista con paura o vissuta con dolore, dolore per la perdita della persona morta, semmai viene vista come un passaggio, un viaggio che la persona fa una volta abbandonato il corpo fisico.
Di conseguenza in questo modo si vive questo passaggio come lo vivevano gli indiani nativi d'America e cioè con la consapevolezza che, in realtà, nessuno è morto, muore o morirà mai, solo cambierà mondo, liberandosi del corpo fisico come il serpente si libera della pelle vecchia durante la muta.
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Quando muore qualcuno lo si piange. Lo si piange perché ci mancherà la sua presenza fisica, i suoi consigli, il condividere con questa persona i momenti della propria Vita, ma è pura illusione perché, in realtà nessuno muore davvero.
L'abbandono del corpo è come quando qualcuno lascia una macchina posteggiata e se ne va. La macchina non si muove più, però chi ne è sceso (anima, spirito, chiamatelo come vi pare) ha solo cambiato mezzo, magari viaggiando in autobus o a piedi, ciò per dirigersi in un posto diverso rispetto a quello in cui era arrivato in auto.
Piangere quando si perde una persona fa bene, libera, da sfogo al dolore, aiuta ad elaborare il lutto e a liberarsi fino a trovare in qualche modo un po' di pace e l'equilibrio che si erano persi quando era arrivata la notizia della morte improvvisa della persona alla quale tenevamo tanto, specie se questa persona stava bene e non ci saremmo mai aspettati potesse morire improvvisamente.
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| (Immagine presa dal web) |
Ma la morte non chiede mai il permesso né, tantomeno, da alcun preavviso: arriva e basta. Però è solo un cambiamento di mondo, dicevano gli indiani nativi d'America. Lasciamo, allora, che chi muore possa compiere il proprio viaggio, il proprio cambiamento di mondo, in maniera serena, smettiamo di imprecare contro il destino, accettiamo la scelta della sua anima di compiere il passaggio, lasciamo andare ciò che, in realtà, sta solo cambiando forma e intraprendendo un viaggio, il viaggio verso una nuova dimensione dove il corpo non è richiesto.
Vincenzo Bilotta



