martedì 27 luglio 2021

L'ostacolo al successo

Ognuno di noi mira alla propria realizzazione personale, ciò in teoria. In pratica, solo pochissimi riescono ad avere successo nella propria Vita, gli altri si fanno bastare ciò che riescono ad ottenere al prezzo di sforzi immani svolgendo, magari, lavori per il quali non sono portati e che, per di più, odiano.

Il successo è visto come qualcosa di lontano, difficile, irrealizzabile. Ci raccontano che la Vita non è facile, è una giungla, che solo i duri la vincono e tante altre belle frasette che, lavorando dentro di noi, ci autosabotano fino a farci rassegnare alla mediocrità senza nemmeno provarci ad ottenere quello che vogliamo.

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La nostra è una società basata sulla mediocrità, sul contentarsi di quello che si ha, ciò per quanto riguarda il successo nei vari aspetti della propria Vita. Ci si contenta del primo partner che capita per paura di rimanere soli e poi si divorzia, si svolgono lavori frustranti per paura di rimanere disoccupati e ci si condanna al rimprovero costante da parte dei superiori... E la lista potrebbe continuare all'infinito...

Il fatto è che la realtà, volenti o nolenti, la creiamo noi, in ogni caso, coi nostri pensieri, i nostri dialoghi interiori. Fuori è il risultato di ciò che avremo pensato, per un certo numero di ore, mesi, anni, non importa, fino ad attirarlo a noi.

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E' da dentro che si crea il fuori. Fuori è come cera pongo, pasta da modellare, e noi siamo i ceramisti che, attraverso le nostre forme pensiero, plasmiamo questa pasta fino a farla diventare un prodotto finito. Se solo fossimo in grado di prendere coscienza di questo potere, le cose cambierebbero in maniera radicale a nostro vantaggio.

Il punto è che l'unico vero ostacolo al successo non sta fuori di noi... Siamo noi stessi ad ostacolarci, ciò attraverso il nostro modo di vedere, sentire la Vita là fuori. Basta prenderne coscienza ed assumersi la responsabilità di voler cambiare le cose, sviluppare la costanza nella via verso il cambiamento, e porsi degli obiettivi a medio e lungo termine.

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Nessuno ci ha mai insegnato ad eccellere, solo ad accontentarci. Nessuno ci ha mai insegnato a brillare, solo ad emettere una luce omogenea, la stessa luce che si trova nei lampioni ai lati della strada verso la mediocrità. Solo noi possiamo cambiare le cose, ciò attraverso una presa di coscienza seguita da una decisione irrevocabile: ECCELLERE.

La presa di coscienza rispetto al fatto che siamo noi l'ostacolo al nostro stesso successo ci permetterà di fare l'unica scelta giusta, e cioè quella di cambiare direzione prendendo, questa volta, un'altra strada e passando, di conseguenza, dalla via verso la mediocrità, l'uniformità e il contentarsi alla superstrada verso il successo, l'eccellenza e l'ottenere ciò a cui gli altri rinunciano senza nemmeno averci prima provato.

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Ciò che distingue la persona di successo rispetto alla massa dei mediocri è l'assunzione della responsabilità. Chi vuole cambiare le cose, infatti, deve prima smetterla di lamentarsi e continuare a dare la colpa all'esterno prendendosi, al contempo, la responsabilità per ciò che non ha ancora ottenuto e per quello che vuole, invece, ottenere.

NOI SIAMO GLI ARTEFICI DEL NOSTRO DESTINO, NEL BENE O NEL MALE. NOI SIAMO TOTALMENTE RESPONSABILI PER OGNI ACCADIMENTO ALL'INTERNO DELLA NOSTRA VITA. BASTA PRENDERNE COSCIENZA, ESAMINARE OGNI SINGOLO FOTOGRAMMA DELLA NOSTRA ESISTENZA E, SE QUALCOSA LA' FUORI NON CI PIACE, CAMBIARLA DENTRO DI NOI.

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Ogni ostacolo fuori va rimosso dentro. Smettiamola d'incolpare il destino, i nostri genitori, se ci siamo sposati troppo giovani, se non abbiamo mai trovato altri lavori o se non abbiamo potuto completare gli studi universitari: sono tutte scuse! Probabilmente, se tutto ciò è accaduto è stato per portarci fin dove siamo ora, per farci prendere la decisione di lavorare su di noi assumendoci, di conseguenza, la responsabilità per ciò che accade all'interno della nostra Vita.

Una volta rimosso ogni ostacolo interno, ogni forma di lamentela, vittimismo, senso di colpa, senso di impotenza, il passo successivo sarà quello di darsi una direzione, ponendosi un obiettivo da realizzare, anche a breve termine, anche poco importante, quel che importerà sarà andare avanti e non fermarsi, ciò per evitare di rimanere nella zona di comfort o, peggio, nella lamentela e nel vittimismo.

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Siamo tutti dotati delle stesse potenzialità, quasi tutti usiamo bene il nostro cervello, pochi di noi hanno un obiettivo ben preciso e il coraggio di raggiungerlo. Occorrono tre cose per riuscire ad avere successo nella Vita: coscienza del fatto che l'unico ostacolo al raggiungimento di qualsiasi traguardo nella nostra Vita siamo noi con le nostre convinzioni limitanti; assunzione della responsabilità di tutti gli accadimenti all'interno della propria Vita; il coraggio di cambiare direzione, volgendo lo sguardo verso il successo e non più verso il mantenimento dell'anonimato e della mediocrità.

Vincenzo Bilotta


lunedì 12 luglio 2021

La causa della felicità

Viviamo in un mondo in cui la felicità sembra proprio essere una chimera, qualcosa di inarrivabile. A quanto pare, siamo destinati ad inseguirla, questa felicità, senza poterla, di fatto, mai raggiungere. Secondo le regole imposte dalla società, dove fanno la voce grossa i mass media con le loro pubblicità colorate ed ipnotiche, per essere felici occorre avere cose che ci facciano essere alla moda, riempiano i nostri armadi, garage, o completino l'arredo delle nostre case.

Siamo stati abituati, durante l'educazione-programmatica o processo di addomesticamento, a cercare la felicità ad di fuori di noi. Per essere felici bisogna avere, fare, frequentare le persone giuste, avere lavori super pagati, essere sposati, vivere in certe zone residenziali di lusso. Nessuno però, o pochi, è riuscito ad essere felice pur possedendo il superattico, l'auto di lusso o frequentando il jet set.

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Ma come mai non riusciamo ad essere felici pur possedendo tutto ciò che dovrebbe renderci la Vita comoda, più facile? Perché nella nostra società sempre più persone sono tristi, ansiose, depresse, non si sentono realizzate e hanno difficoltà nei rapporti interpersonali?

La verità è che la nostra è una società dove si tende molto a curare l'apparenza, l'estetica fine a se stessa, una società materialista, superficiale, ipertecnologica, dove la macchina è stata anteposta al sentimento umano. In questa società le persone non sono più capaci di vedere il bello, di gioire per il solo fatto di essere vive, semplicemente perché hanno i paraocchi.

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Questi paraocchi sono frutto dell'educazione-programmatica alla quale veniamo sottoposti durante l'età scolare. A scuola, così come a casa, quando frequentiamo gli amici, i parenti, i luoghi di ritrovo, c'insegnano e ce lo ripetono fino all'inverosimile che per essere felici dobbiamo fare, fare, fare per poi essere e avere e che solo allora potremo definirci felici e realizzati.

Qualcosa non quadra però... Più che persone felici, in giro, noto persone dipendenti da situazioni, altre persone o cose, ciò nella speranza che li rendano felici. Alla fin fine, la nostra è una società che ha creato persone dipendenti dall'esterno, ma non uomini felici.

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Tutto questo capita perché si guarda, si è sempre guardato, nella direzione sbagliata: l'esterno. Fuori è solo una proiezione della nostra interiorità. Per trovare le cause della nostra felicità occorrerebbe guardare dentro, perché è da lì che tutto parte, è quella l'origine del nostro mondo esterno, quello che ci circonda quotidianamente, quello dove viviamo.

Fuori non esiste, le cose, le persone, gli eventi che ci arrivano sono semplici riflessi in uno specchio che si limita a rimandare la luce che proviene sempre da noi. Di conseguenza, noi siamo la causa della nostra felicità, fuori è solo un effetto e, se non siamo in grado di essere felici nelle interazioni col mondo esterno, ciò è dovuto al fatto che non siamo stati in grado di cercare le cause della felicità dentro di noi.

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E' da dentro che parte tutto. Il bello, così come il brutto, la luce, così come il buio, sono nostre proiezioni. Certo, magari nessuno, in una società gretta e dormiente come la nostra, ci ha mai educati al bello, forse perché nemmeno i nostri genitori, educatori, allenatori o amici erano stati educati, a loro volta, a vederlo, cercarlo, fino a realizzarlo.

Allora occorre smettere di cercarla fuori, la felicità, bisogna cominciare, se davvero la si vuole trovare, a destrutturarsi da tutti i preconcetti che ci impediscono, alla stessa guisa di paraocchi, di vederla prima dentro di noi, questa felicità.

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Bisogna capire che per essere felici non occorre avere il televisore 50 pollici, il SUV o la casa con giardino, quello è un completamento esterno che, se c'è, non è una cosa sbagliata. Tuttavia, per cominciare ad assaporare, a vedere, sentire, toccare con mano la felicità, si dovrà cominciare a guardare nell'ultimo posto dove, fino a poco tempo fa, non si sarebbe mai sospettato di trovarla: DENTRO DI NOI.

Noi abbiamo già tutto ciò che ci serve per essere felici, basta smettere di cercare di essere perfetti, di possedere sempre più cose, di non essere soddisfatti del proprio lavoro, di resistere alla Vita. Felice non è necessariamente chi va al supermercato in Porsche o possiede l'attico a Montecarlo, quella è ricchezza esteriore. 

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La Vera Felicità consiste nello smettere di resistere alla Vita, accettandola così com'è e vivendola momento per momento; essere felici significa vedere la perfezione dell'istante smettendo, al contempo, di cercare la liberazione in un futuro che è solo nelle nostre menti; felicità è raggiungere la pace, causa della felicità, nel bel mezzo delle tempeste emotive prodotte dai nostri pensieri caotici, tutto il resto è dipendenza dal mondo esterno.

Occorre smettere di essere schiavi dell'esterno per poter cominciare ad abbracciare, esplorare e, infine, realizzare, il nostro potenziale interno. A questo va affiancato un lavoro volto alla centratura su di sé, lavoro che ci renderà indipendenti dall'esterno e completi nell'accettazione di quelle che, fino a poco tempo prima, consideravamo delle imperfezioni.

Vincenzo Bilotta

domenica 27 giugno 2021

Splendi!

Ognuno di noi nasce con uno scopo, unico e solo: splendere, in base alle proprie potenzialità, e donare luce al mondo compiendo, in questo modo, la sua missione, quella per cui la sua anima si è incarnata nel corpo fisico. Ma pochi, molto pochi, riescono a splendere, a donare luce al mondo.

Quella luce che brilla nei nostri occhi quando siamo bambini, una luce che contiene tutti i nostri sogni, le nostre aspirazioni, le nostre passioni, verrà ben presto spenta in primo luogo dall'educazione-programmatica e, in secondo luogo, dalle paure che ci verranno inculcate soprattutto dai nostri familiari. I nostri familiari, infatti, molto spesso, ci distolgono dal continuare a coltivare i nostri sogni, sogni che ci porterebbero, se non messi da parte, a realizzare la missione della nostra anima: splendere e donare luce al mondo.

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È importante, fin da piccoli, lasciare che i propri figli siano liberi di seguire le proprie passioni e, man mano che cresceranno, permettere loro di intraprendere il percorso formativo che più li avvicinerà alla realizzazione della propria missione nel mondo. Sì, perché quando si seguono le proprie passioni, non si parla più di lavoro, di impiego e stipendio, ma si parlerà, piuttosto, di missione.

Ma pochi genitori lasciano liberi i propri figli di splendere, ciò a causa della paura. Ogni genitore, o quasi, infatti, vorrebbe che il proprio figlio facesse un lavoro tale da fargli guadagnare un sacco di soldi e farlo stare bene sia a livello sociale che, ovviamente, economico. Ma, così facendo, spesso il figlio si vede obbligato a seguire dei percorsi di studio che sono diametralmente opposti rispetto alle sue aspirazioni personali e ciò lo renderà, il più delle volte, una persona adulta insoddisfatta del proprio lavoro e, di conseguenza, infelice.

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Molti genitori non lasciano che i propri figli suonino i propri strumenti musicali preferiti, studino recitazione, danza, si iscrivano in un istituto d'arte, ciò perché, secondo loro, "non darà loro da mangiare" in futuro. Queste paure dei genitori, questa mancanza di altruismo nei confronti dei figli spegnerà, inevitabilmente, la loro luce, facendogli buttare in un cassetto e dimenticare, la maggior parte delle volte in maniera definitiva, i propri sogni.

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Questi genitori, questi insegnanti e, in generale, tutti coloro i quali spengono la luce della passione, creeranno una generazione di persone infelici, depresse, arrabbiate, che faranno un lavoro che non sentiranno proprio e in maniera svogliata e meccanica al solo scopo di arrivare a fine mese per percepire uno stipendio.

Ma se ognuno di noi è nato per splendere, per realizzare la propria missione su questo pianeta, perché contentare gli altri condannandosi all'eterna infelicità e smettendo di splendere? Nessuno dovrebbe smettere mai di sognare, perché una persona che cresce in una famiglia in cui viene sostenuta nella propria crescita personale e nella realizzazione professionale, sarà poi il genitore di domani che aiuterà e sosterrà, a sua volta, i propri figli nel percorso che li porterà a realizzare la professione dei propri sogni per poi splendere nel mondo e donare luce a chi avrà la fortuna di incontrarli.

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IL NOSTRO UNICO E SOLO SCOPO SU QUESTA TERRA È SPLENDERE, NON PERMETTIAMO A NIENTE E NESSUNO DI SPEGNERCI. LA NOSTRA MISSIONE È ESSERE FELICI E CONDIVIDERE LA NOSTRA GIOIA CON GLI ALTRI ATTRAVERSO LA LIBERA ESPRESSIONE DELLA NOSTRA CREATIVITÀ NEL NOSTRO LAVORO. TUTTO IL RESTO, TUTTO QUELLO CHE ESULA DA CIÒ, FA PARTE DELLE ZONE D'OMBRA, DELLE PAURE DEGLI ALTRI, ANDIAMO OLTRE E CONTINUIAMO A SPLENDERE LO STESSO!

Vincenzo Bilotta

domenica 13 giugno 2021

Lasciarsi attraversare dalle emozioni senza opporre resistenza

E' capitato a tutti noi di sentirci arrabbiati, impauriti, ansiosi, frustrati, pieni di dubbi di fronte a determinati comportamenti da parte di persone con le quali interagiamo o in conseguenza di determinati accadimenti all'interno della nostra Vita quotidiana. Spesso, il provare queste sensazioni, questi stati d'animo, condiziona la nostra naturale propensione verso l'equilibrio e la pace interiore... Cosa fare allora ma, soprattutto, perché succede tutto ciò?

Prima di illustrare le possibili soluzioni efficaci per uscire velocemente da determinati stati d'animo che ci sbilanciano, occorre esaminare le cause che determinano questi squilibri al nostro interno nel momento in cui proviamo queste sensazioni. Quando qualcuno ci volta le spalle, ci scavalca durante la fila alla posta o, ancora, quando riceviamo una notizia che porterà, di sicuro, dei cambiamenti importanti nella nostra Vita per i quali, tuttavia, non eravamo preparati, ecco sorgere in noi uno stato d'animo destabilizzante.
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Potrà trattarsi di sorpresa, rabbia, frustrazione, tristezza, confusione, poco importa. Quel che importa è che quell'evento, quando accade, causa in noi, al nostro interno, una reazione, ciò è, del resto, naturale. Ma come mai rimaniamo intrappolati all'interno della sensazione spiacevole senza poterne, all'apparenza, uscire più fuori?

La risposta è racchiusa nella parola resistenza. E' a causa della resistenza che noi opponiamo agli accadimenti che nascono e permangono in noi degli stati d'animo negativi che condizioneranno e modificheranno il naturale fluire degli eventi all'interno della nostra Vita.

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Il problema non è mai l'evento in sé. Il problema sono le nostre reazioni, le nostre resistenze a ciò che l'evento rappresenta nella nostra mappa interna, quella stessa mappa che ci consente di interpretare e vedere la Vita. L'evento è, di per se stesso, neutro, fa parte del flusso naturale della Vita e, se noi non gli opponessimo resistenza, perderebbe la carica in tempi brevissimi fino a sparire dal libro della nostra memoria senza lasciare traccia.

Ma noi non ci contentiamo di osservare e lasciare andare. Noi siamo stati educati a resistere a tutto ciò che sembra voler minacciare il tranquillo scorrere delle nostre Vite, nell'erronea convinzione che, così facendo, riusciremo a riprenderne il controllo. Ma così non è, anzi... Al contrario!

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Immaginiamo la Vita come un fiume che scorre. Immaginiamo, ora, gli accadimenti come dei tronchi, pesci, foglie o altro materiale, contenuti all'interno di questo fiume. Se ci fermassimo in un punto qualsiasi per osservare lo scorrere di questo fiume, molto probabilmente ci accorgeremmo del fatto che, spesso, la sua corrente trasporta, al suo interno, sia esseri viventi, quali pesci, che materiali, come i tronchi.

Nessuno di noi si sognerebbe di bloccare il naturale scorrere del fiume per pulirlo dai materiali estranei o dagli stessi pesci. Ognuno di noi sa già, infatti, che man mano che il fiume scorrerà, trasporterà tutto ciò che lo contiene fino a non lasciarne traccia.

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Allo stesso modo dei materiali trasportati dal fiume sono le emozioni che proviamo di fronte a determinati comportamenti/accadimenti a noi esterni. Se vogliamo liberarci in fretta da ogni stato d'animo destabilizzante dobbiamo smettere di opporvi resistenza cominciando, invece, a lasciare che ci attraversi senza, tuttavia, trattenerlo.

Ma come si fa, in concreto? Innanzitutto bisogna smettere di reprimere la sensazione che si prova, che può andare dal semplice fastidio all'ira vera e propria. Diamo libero sfogo alle nostre sensazioni, senza far danni ovviamente, evitiamo di trattenerle o reprimerle, lasciamoci, piuttosto, attraversare da esse, senza opporre alcuna resistenza.

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Rimaniamo in osservazione, centrati sul nostro respiro, in alcuni casi possiamo ripeterci mentalmente la frase "non sono ciò che provo, sono colui il quale osserva la sensazione". Questo ci darà modo di separarci, attraverso la centratura sul respiro, da ciò che è solo passeggero, una semplice reazione fisiologica del nostro apparato psicofisico a degli stimoli esterni.

Con il tempo e con la pratica saremo in grado di gestire tutte le novità e i cambiamenti, così come i comportamenti inaspettati da parte delle persone con le quali interagiremo, con estrema fluidità e poco dispendio energetico, rimanendo sempre nel fiume della Vita senza, tuttavia, identificarci coi materiali in esso contenuti o volerne bloccare il flusso naturale. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta

lunedì 31 maggio 2021

Diventare l'osservatore

Ogni essere umano ha per cultura, educazione, abitudine, meccanicità, sviluppato la tendenza ad immedesimarsi nelle situazioni che vive nella quotidianità. Ma prima ancora di immedesimarsi nelle situazioni vissute, la persona tende ad immedesimarsi con i propri pensieri riguardo a quello che gli sta accadendo.

La verità è che nessuno ci ha mai dato una scelta alternativa rispetto al non entrare dentro una situazione fino a diventare la situazione stessa rimanendone, di conseguenza, prigionieri. E' come un incantesimo e il copione sembrerebbe tendere a ripetersi all'infinito: un pensiero s'insinua nei cieli puri della nostra consapevolezza, aggancia la nostra attenzione e noi non solo ci crediamo, ma cominciamo a focalizzare tutta la nostra attenzione su di esso alimentandolo fino a farlo crescere e dargli tutto il nostro potere.

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Sebbene nessuno ci abbia insegnato un'alternativa rispetto al credere e finire dentro gli ingranaggi del pensiero, situazione, stato di dipendenza da qualcosa di esterno, in verità la soluzione c'è, essa consiste nel distacco completo dalla situazione, pensiero, stato di dipendenza, fino a diventare come degli spettatori all'interno di un cinema mentre guardano un film: essi sanno che, pur essendo molto realistico e coinvolgendoli a livello emotivo, non è reale, è solo FINZIONE e possono smettere di vederlo quando vogliono.

Ovviamente, diventare gli osservatori imparziali sia dei processi di pensiero che degli accadimenti esterni frutto delle nostre proiezioni interne, non sarà una passeggiata, ma ciò non significa che non si potrà riuscire in questa impresa che rappresenterà la liberazione definitiva dall'illusione di essere i propri pensieri, identificazioni, dipendenze che si stanno vivendo all'interno della propria situazione di Vita.

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Il lavoro su di sé, come ho ribadito diverse volte nei miei libri, post, aforismi e in altri articoli in questo blog, è fondamentale nonché necessario, ciò se si vuole davvero voltare pagina e diventare delle persone libere da schemi mentali, indipendenti dalla propria situazione di Vita e dalla storia che ci continuiamo a raccontare da quando ci hanno edu-programmato.

La meditazione è uno degli aspetti fondamentali di quello che sarà il processo trasformativo che ci porterà a diventare l'osservatore della propria situazione di Vita, della storia che ci raccontiamo, delle cose che ci accadono e sulle quali sembriamo non avere nessuna capacità di controllo apparente. 

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La meditazione ci consente di iniziare ad esplorare la nostra interiorità in maniera imparziale, respirando dentro le nostre paure più inconsce e prendendo coscienza che esse non sono altro che energia congelata che vuole solo essere liberata attraverso la presa di coscienza della loro esistenza attraverso l'osservazione senza giudizio.

NOI SIAMO LA PRESENZA SENZA GIUDIZIO CHE ESISTE OLTRE OGNI PENSIERO, PREOCCUPAZIONE, ANSIA O SENSO DI COLPA. NOI SIAMO OLTRE LA NOSTRA SITUAZIONE DI VITA, LE NOSTRE DIPENDENZE, LE AMICIZIE GIUSTE O SBAGLIATE, OLTRE OGNI BENE E MALE, OLTRE OGNI SENSO DI COLPA. NOI SIAMO E BASTA.

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Divenire consapevoli del fatto che noi siamo oltre ciò che pensiamo, oltre ciò che ci accade, oltre tutto quello che viviamo, oltre ogni delusione o successo, ci renderà liberi da ogni risultato, aspettativa, delusione, facendo diventare il dolore il nostro più grande Maestro e la Vita la nostra più grande opportunità per andare oltre le apparenze fino a realizzare noi stessi oltre ogni storia alla quale fino a quel momento avevamo creduto.

Vincenzo Bilotta


domenica 16 maggio 2021

Cosa significa perdonare?

Del perdono ho già parlato in altri miei articoli già pubblicati in questo mio blog (puoi trovarli digitando la parola perdono/perdonare sul motore di ricerca del blog). Oggi vorrei concentrarmi sul significato del perdono, in particolare voglio fare una distinzione fra cosa non significa perdonare e cosa, invece, significa.

Perdonare non significa sottomettersi a chi, in maniera più o meno inconsapevole, ci ha fatto del male attraverso una sua azione, non azione, sarebbe sbagliato anche solo pensarlo. Questo fraintendimento porta molte persone ad avere molte difficoltà ad applicare la cura del perdono, ciò perché avvertono un senso di sconfitta legato proprio alla falsa convinzione che, dal momento in cui si perdona, in automatico ci si sottometta al proprio persecutore.

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Perdonare non significa nemmeno essere degli stupidi o rendersi vittime di chi, a causa della sua inconsapevolezza, ci ha fatto del male. A volte si tende a giudicare il perdono come un atto dettato da mera stupidità e, proprio per questo, l'idea stessa del perdono ancora in embrione, viene subito abbandonata.

Perdonare non significa tornare ad essere amici, ad uscire, viaggiare, sposarsi con la persona oggetto del nostro perdono, ciò perché la persona oggetto del perdono potrebbe tornare a farci del male per mezzo delle sue azioni/omissioni o perché, semplicemente, noi possiamo trovare il nostro equilibrio solo stando lontani da questa persona, in quanto magari il suo livello vibratorio è troppo basso se paragonato alla nostra energia.

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Dopo aver esaminato cosa non significa perdonare, adesso prendiamo in considerazione cosa, invece, significhi l'atto del perdono e le conseguenze che ne derivano. 

Perdonare significa liberarsi, a livello sia fisico che, soprattutto, energetico, dalla persona con la quale, se non avessimo praticato la cura del perdono, saremmo rimasti legati da diversi tipi di energia quali odio, desiderio di vendetta, paura, rabbia, tristezza e, ovviamente, disturbi psicosomatici.

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Di conseguenza, perdonando guariamo la nostra Vita anche dalle malattie derivanti dai sentimenti negativi che nutrivamo nei confronti della persona che ci ha fatto del male e che ci avvelenavano sia la mente che, di conseguenza, il corpo fisico.

Perdonare significa aumentare il livello vibratorio fino a guarire prima a livello energetico e, di conseguenza, a livello fisico. Quando si perdona, infatti, si diventa più consapevoli, più saggi e più pieni d'amore nei confronti di se stessi e, di conseguenza, nei confronti del prossimo. Chi perdona, infatti, sviluppa una compassione tale da fargli accogliere senza giudizio i motivi per cui la persona oggetto del perdono ha agito/evitato di agire procurandoci, in conseguenza del suo comportamento, sofferenza.

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Perdonare significa AMARE SE STESSI, non per forza chi ci ha fatto del male col suo comportamento inconsapevole. Se la persona oggetto del nostro perdono è, in alcuni casi estremi, un assassino e ha tentato di ucciderci o arrecare danno ai nostri familiari, sarà normale, tranne in casi straordinari, non nutrire alcun sentimento d'amore nei suoi confronti.

Ciò che importa è, in questi casi estremi, l'amore verso se stessi e la propria integrità psicofisica. Perdonando, infatti, il nostro sistema psicofisico smette di vivere ed agire sotto stress e ha, finalmente, modo di riparare i danni subiti dalle tensioni che duravano a volte da anni, ciò permetterà un'autoguarigione completa e profonda in maniera definitiva.

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Perdoniamo di più, giudichiamo di meno. Perdoniamo per prima cosa noi stessi, per esserci sentiti in colpa se ci siamo lasciati trattare male, se abbiamo odiato, se ci siamo sentiti inadeguati, perdoniamoci fino a liberarci ed essere in pace con la Vita, questo è il punto di partenza. 

Dopo esserci perdonati ed aver fatto la pace con noi stessi e la Vita, solo allora potremo perdonare l'altro in quanto nostro riflesso e facente parte, proprio come noi, dell'UNO. Ricordiamoci sempre che ogni evento o persona che entrano in interazione con noi fino a far parte della nostra Vita hanno, come fine ultimo, quello di farci evolvere in consapevolezza, amore ed unità, altrimenti questa interazione non avverrebbe. 

Vincenzo Bilotta


domenica 2 maggio 2021

Non devi salvare il mondo

"Non puoi salvare il mondo, ma puoi fare la tua parte migliorando te stesso". (Vincenzo Bilotta)

Chi si trova nel cammino sa bene quanto entusiasmo si provi quando si fanno nuove acquisizioni, acquisizioni che ci aiutano, da subito, a migliorare la nostra Vita, sia a livello lavorativo che sentimentale e, in generale, a livello relazionale.

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Molti di noi, sull'onda di questo entusiasmo cominciano, però, a voler rendere partecipi gli altri delle proprie acquisizioni, ciò allo scopo di aiutare chi si conosce a migliorare la propria Vita. Questo, di per se stesso, non è assolutamente sbagliato, tuttavia bisogna fare delle distinzioni per evitare di diventare dei salvatori del mondo, salvatori che, spesso, nessuno ha richiesto, almeno non le persone che, a volte, tentiamo di "convertire" a tutti i costi.

Acquisire nuove conoscenze nel campo dello sviluppo personale e nell'ambito di un cammino di autoconoscenza spirituale, è molto bello e provoca entusiasmo in chi vede aprirsi porte che, fino a poco tempo prima, non pensava nemmeno esistessero o, semplicemente, non aveva ancora occhi per vedere. Tuttavia, accade spesso che, sulla scia di questo entusiasmo ci si improvvisi novelli profeti, gente che conosce più degli altri e che, possedendo queste presunte "verità", pensa di sapere come aiutare gli altri e lo fa anche quando gli altri il suo aiuto non lo hanno mai richiesto.

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Quando si raggiunge un nuovo livello di coscienza/conoscenza, è normale che ciò susciti in noi entusiasmo e voglia di condividere questo stato di leggerezza, questo nuovo punto di vista dal quale poter vedere le cose in una prospettiva diversa, una prospettiva che ci permetta di concentrarci di meno sui "problemi" e di più sulle soluzioni.

Quello che non dovrebbe accadere, invece, è il voler cambiare a tutti i costi le persone che ci stanno vicino, a cominciare dai familiari, partner, amici, per finire coi colleghi di lavoro o semplici conoscenti coi quali, magari, si finisce col parlare di argomenti inerenti al lavoro su di sé.

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Come ho scritto nel titolo di questo mio articolo non devi salvare il mondo... Nessuno te lo chiede e, spesso, se solo ti provi a farlo, riceverai brutte risposte, sarai schernito, giudicato una persona "strana", allontanato e, in tutto questo, sprecherai una marea di energie per portare avanti questo tuo progetto utopistico quanto inutile di salvatore dell'umanità.

Ora, a parte il fatto che a gran parte dell'umanità non gliene frega un cavolo di sviluppo spirituale in quanto ama fare altro, com'è giusto che sia in base al libero arbitrio del quale ognuno di noi dispone, quello che possiamo fare noi per salvare il mondo è trasformare noi stessi perché il mondo siamo noi.

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Tutta la realtà esterna, sia essa sociale, scientifica, culturale, politica, religiosa, economica o morale, sono il frutto del sentire interiore di ognuno di noi. Ogni persona crea il mondo, ciò in base a quello che porta dentro, ecco spiegato perché il mondo è dominato dalle guerre, da finte democrazie, da gente che usa il potere per sfruttare lo stato di sonno delle masse per ricavarne un lucro attraverso la manipolazione mediatica e il terrore indotto.

Non è bello vedere rifiuti per strada, c'è gente che sporca, continua a maltrattare altri esseri viventi, a mangiare carne nei fast food e bere bibite gassate e piene di coloranti, ma anche questo fa parte del gioco degli opposti. Nonostante ciò, chi non capisce questo rischia di ergersi a paladino della lamentela. Basta visitare le bacheche dei social per vedere gente che si lamenta di tutto, è in continua lotta per cambiare il mondo ma che non ha mai fatto nulla per cambiare sé stessa.

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Eppure il cambiamento, quello decisivo, parte sempre da noi, mai dagli altri. Noi, lo ripeto, non dobbiamo salvare il mondo, quello che possiamo fare è salvare noi stessi attraverso il lavoro su di noi e la pratica nella Vita reale. Per gli altri possiamo fare da esempio e, in alcuni casi, possiamo aiutare SOLO chi ce lo chiede ed è pronto ad affrontare il cambiamento derivante dal lavoro che deciderà di svolgere su di sé.

Da oggi, quindi, smettiamo di lottare contro il mondo, di sforzarci a voler cambiare le cose, le persone, non serve, ci fa solo sprecare energie preziose per il mantenimento della nostra salute e vitalità. Impariamo a lavorare su di noi, a condividere informazioni utili tramite i nostri canali nei social ma senza forzare gli altri a leggerli e, soprattutto, senza arrabbiarci o frustrarci se gli altri non capiscono o sono troppo addormentati per prenderne coscienza.

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Noi possiamo essere d'esempio portando fuori il nostro cambiamento interiore, ma senza forzare nessuno, senza sprecare tempo, energie e conoscenze per chi ancora non è pronto e forse non lo sarà mai. Nessuno ci ha mai chiesto di salvare il mondo, di immolarci per il bene degli altri. Semplicemente, noi dobbiamo limitarci ad ESSERE E FLUIRE CON LA VITA, SENZA SFORZO BRILLARE COME STELLE NEL CIELO DELLA CONSAPEVOLEZZA. Poi, chi sarà pronto e lo VORRÀ, potrà decidere di seguire il nostro esempio.

Vincenzo Bilotta