domenica 19 gennaio 2020

Essere abbondanza

"Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha". (Matteo 13,12)

Oggi parliamo di un argomento molto importante, l'abbondanza. Ciascuno di noi lavora e vive per ottenere come risultato una Vita agiata per sé e per la propria famiglia. Tutti vogliamo il meglio per noi, almeno in apparenza! Sì, perché all'atto pratico, poi, si dovranno fare i conti con il subconscio e la sua capacità di sabotare ogni nostro progetto fatto con la mente conscia.
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Tutti vogliamo il meglio dalla Vita, un lavoro più remunerato, una casa più grande, vacanze in luoghi esotici e l'auto sportiva... Lo vogliamo veramente? O solo con la mente razionale, quella che non ci porterà mai da nessuna parte? Quello che fa davvero la differenza, che può cambiare DI FATTO la nostra Vita in tutti i suoi aspetti, è il subconscio, tutto il resto sono solo vane parole e buoni propositi!

Una cosa è dire a livello cosciente (il 5%) voglio guadagnare di più, voglio il partner ideale, un'altra è DESIDERARE tutto ciò a livello subconscio (il 95%). Non c'è storia! Ecco perché è importante lavorare "sotto" la superficie, cominciando a smontare tutte le convinzioni limitanti che ci hanno messo dentro durante l'edu-programmazione.
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Volere è diverso dal SENTIRE. Sentirsi ricchi, appagati, completi, gioiosi, felici, non è qualcosa che si può ottenere dall'esterno né, tanto meno, dalla mente di superficie. Il fatto è che la ricchezza, la gioia e il partner ideale sono GIA' dentro di noi, dobbiamo solo riconnetterci con quella parte di noi e cominciare a vivere anche all'esterno la Vita dei nostri sogni.

L'abbondanza in tutti i settori della nostra Vita non è questione di volontà o, meglio, la volontà c'entra tanto quanto la mente di superficie, ossia solo per il 5%. Tutto il resto, cioè il restante 95%, è questione di cuore, di SENTIRE, di vivere DENTRO di noi la gioia, la felicità, la relazione con il partner o il lavoro dei nostri sogni, prima ancora di vederli realizzati nel mondo esterno.
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Qui mi riallaccio alla parabola con la quale ho cominciato l'articolo di oggi. "Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha". Sembra una cosa ingiusta, vero? Almeno all'apparenza... In realtà è perfetta, così com'è, fatta apposta!

E' legge dell'Attrazione alla spicciola. Se una persona non è ricca dentro, non lo sarà mai fuori o, meglio, vivrà nella paura di perdere ciò che ha, in pratica sarà come se fosse povera e se non cambierà questo tipo di mentalità autosabotante basata sulla paura di perdere, prima o poi potrebbe perdere tutto quello che ha, seppur poco.
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No, la Vita non è ingiusta come starete pensando mentre mi leggete. La Vita dà a ciascuno di noi SEMPRE E SOLO ciò di cui SENTIAMO di avere bisogno. Da qui si evince quanto sia importante cambiare atteggiamento nei confronti della ricchezza e dell'abbondanza in generale.

La prima cosa da fare è smettere di giudicare male e solo in base alle apparenze chi è ricco. Smettiamola con questi stupidi atteggiamenti pseudospirituali... Perfino a me hanno detto alcuni pensatori mediocri di regalare i miei libri se davvero voglio fare del bene al prossimo, come se il mio fosse un passatempo e non un lavoro vero e proprio, anche se, essendo una passione, in realtà non lavoro nemmeno un minuto! NON E' COLPA MIA SE MOLTI LAVORANO PER SOPRAVVIVERE E NON PER ESPRIMERE I PROPRI TALENTI.
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Smettiamo, quindi, di giudicare. Il passo successivo, quello che ci consentirà di vivere il cambiamento a livello economico, relazionale e lavorativo in generale, comporterà un SENTIRE diverso. Se, per esempio, si ha la tendenza a vivere nella paura di non poter pagare l'affitto o le bollette, chiaramente, così facendo, non si aiuterà, di certo, l'universo ad inviarci un milione di euro!

Lo stato di benessere, la ricchezza, devono partire da dentro. Se non provate questo sentimento, cominciate ad esercitarvi nel SENTIRLO nascere da dentro, immaginatevi circondati dall'abbondanza, non importa se siano auto, partner, case di lusso o conti in banca a sei cifre... Cominciate a SENTIRLI vostri... Dentro!
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Non preoccupatevi del fuori, cominciate ad agire dentro. Fuori si adatterà a ciò che riuscirete ad ottenere e SENTIRE dentro. Fuori è solo una conseguenza del vostro modo di pensare, SENTIRE ed agire nel mondo, mai viceversa. Cambiate dentro e, col tempo, fuori cambierà. Tutto sta nel cambiare il vostro SENTIRE in maniera definitiva.

Se cambierete solo per un certo periodo di tempo per poi tornare sotto le influenze del comune modo di pensare da parte di chi vi sta intorno, allora anche fuori tornerà come prima! Esercitatevi nel SENTIRE l'abbondanza nascere e crescere dentro di voi, mantenete questo nuovo modo di essere costante nel tempo, sostituendolo al vecchio modo di pensare, smettete di autosabotarvi, l'abbondanza è a due passi da voi, anzi, è IN VOI.
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Allontanate dalla vostra Vita le persone che si lamentano, quelle che giudicano l'abbondanza altrui e, in generale, tutti coloro i quali potrebbero rallentare o fermare il vostro processo di trasformazione. Voi vi meritate il meglio, cambiate SENTIRE e realizzatelo, QUI E ORA!

Vincenzo Bilotta


domenica 5 gennaio 2020

Dal fare all'Essere

Quella nella quale viviamo è una società basata sui risultati. Si cerca di migliorare, sempre e in ogni ambito, per raggiungere traguardi sempre più importanti. Si va di fretta, c'è poco tempo per vivere, solo per fare, fare, fare... Dopotutto questo ci hanno insegnato, sia a casa che a scuola.

"Studia, sennò non sarai nessuno" è un vecchio adagio che chissà quanti di noi ricordano ancora per esserselo sentito ripetere milioni di volte da genitori, insegnanti, preti e chi, in generale, aveva un ascendente su di noi oltre che la responsabilità di educarci durante il nostro processo di crescita...
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C'insegnano a diventare ragionieri, architetti, medici, insegnanti, infermieri, a studi ultimati ci consegnano un titolo di studio e, da quel momento in poi, saremo proiettati nel mondo del lavoro, ognuno con la propria specializzazione in un determinato settore. Lavoreremo per produrre risultati nel campo specifico a noi assegnato, in pratica metteremo al servizio della comunità la nostra capacità di fare, sviluppata attraverso anni di studi e specializzazioni.

Il saper fare, però, ci allontana dall'Essere, a volte per sempre. Certo, potremo diventare dei medici di fama mondiale, o costruire ponti dalle forme futuristiche o, ancora, trovare nuove soluzioni nel campo delle energie alternative ma, nulla togliendo al merito delle scoperte e competenze specifiche, si tratterà sempre di fare, non di essere.
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Nessuno, alla fin fine, ci ha mai insegnato ad essere, ciò perché viviamo in una società che segue dei programmi scolastici... La stessa parola programmi mi fa venire in mente un termine che utilizzo spesso quando parlo di educazione ricevuta sia a casa che a scuola e cioè educazione-programmatica... La dice lunga!

Man mano che cresciamo veniamo strutturati in modo tale da poter fare sempre meglio quello per il quale veniamo edu-programmati. Badate bene, utilizzo la parola fare, non Essere, perché ad Essere non ce lo insegna proprio nessuno, anzi, spesso ci vietano categoricamente di Essere.
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Sì perché Essere significa ricontattare la propria vera natura, tornare in sintonia coi progetti della propria anima, quelli per i quali si è incarnata nel nostro corpo allo scopo di sperimentare questa esistenza terrena. Per Essere non occorre saper fare, soltanto ricordare, in particolare ricordarsi lo scopo per il quale siamo venuti al mondo, ma come si fa?

Si comincia ad Essere quando si coltivano le proprie tendenze naturali, non importa se siano propensioni che ci portino a praticare uno sport o a scrivere dei romanzi, basta seguirle e, di conseguenza, seguirsi. In questo contesto si esula dal fare, non si mira a dei risultati, solo a tornare in possesso delle proprie capacità sopite e nascoste dietro l'edu-programmazione.
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In fondo non importa a nessuno, tranne a noi, delle nostre attitudini naturali. Spesso, anzi, il fatto che una persona sia portata per uno sport o per l'arte è vista dai genitori, insegnanti e quanti si occupano dell'educazione del ragazzo, come una perdita di tempo o, peggio, come qualcosa da coltivare nel tempo libero tipo hobby, insomma.

Proprio per questo molte persone rinunceranno ad Essere per intraprendere la via, quasi obbligata, del fare. Il fatto è che i nostri educatori prima di noi, sono stati castrati nell'espressione dei propri talenti, sabotati nei progetti intrapresi in direzione dell'Essere al di là del fare... Sembra essere una storia destinata a tramandarsi, di generazione in generazione, una storia fatta di paura di fallire o, ancora, di ri-contattare la propria Essenza.
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Dentro ognuno di noi c'è un diamante, un tesoro nascosto. Spetterà a noi tirarlo fuori per farlo splendere alla luce della nostra consapevolezza acquisita. Per far ciò occorrerà andare oltre le paure ereditate attraverso l'educazione-programmatica, oltre le aspettative create dai nostri genitori, parenti, amici ed educatori, fino a ritornare nel proprio centro di gravità permanente per poter, finalmente, esprimere, Essere noi stessi.

Quando riusciremo ad Essere, il fare sarà una conseguenza e non il contrario. Oggi si mira a fare, fare, fare per poter Essere. Io vi parlo di Essere attraverso la libera espressione della vostra vera natura e, dopo averla ricontattata, potrete fare, come conseguenza. In altre parole significa smettere di fare i ragionieri perché piaceva ai vostri genitori per diventare barman, smettere di giocare a calcio perché piaceva a papà e fare i pianisti. Questo è Essere al di là del fare.
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Certo, non è da tutti fare questo passo, ci vuole coraggio, si rema contro tutte le aspettative, specie quelle dei familiari, che sono tanto bravi a farci sentire in colpa se si sentiranno delusi da noi... Il prezzo per Essere Liberi a volte è molto alto da pagare, ma ne vale sempre la pena perché prima degli altri veniamo noi con le nostre naturali attitudini, le nostre libere aspirazioni e i nostri sogni da realizzare, QUI E ORA, sempre!

Vincenzo Bilotta

domenica 22 dicembre 2019

Crea il bello dentro

"Come puoi riuscire a vedere il bello che è fuori se prima non ti liberi della spazzatura che hai dentro?" (Vincenzo Bilotta)

Ci hanno insegnato a guardare le cose che esistono all'esterno. Nessuno ci ha mai insegnato, almeno non le persone che ci hanno educato e cresciuto, a VEDERE dentro di noi. Di conseguenza crediamo che il bello e il brutto esistano indipendentemente da noi, stanno là ed è questione di fortuna, solo quella, se riusciamo, per caso, a scorgere qualcosa di veramente bello, altrimenti routine piatta o, peggio, cose brutte.
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Ma bello e brutto sono concetti relativi, fanno parte dei gusti personali di chi guarda ma, dopotutto, non vede che le apparenze e le crede reali e lì si ferma. Ma ciò che è fuori è solo una proiezione di quello che colui che guarda si porta dentro. Se le cose belle che si vedono fuori sono veramente poche, bisognerebbe dare un'occhiata dentro, perché noi proiettiamo ciò che abbiamo dentro in termini di impressioni, emozioni, sentimenti, conflitti legati al passato.

Se abbiamo la tendenza, come la maggior parte del genere umano del ventunesimo secolo ha, a fare pensieri angoscianti e a focalizzarci per la maggior parte del tempo su di essi a causa della nostra incapacità di gestirli e lasciarli fluire via, tenderemo, di conseguenza, a vivere una realtà angosciante al nostro esterno.
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Ma se fuori è una diretta conseguenza dei nostri processi di pensiero, del nostro interno, di conseguenza, per cambiare fuori bisognerà cambiare dentro, fino a riuscire a creare il bello, quello che c'è sempre stato ma che nessuno ci ha mai insegnato e VEDERE e proiettare fuori, nella Vita di tutti i giorni, quella che viviamo a contatto con eventi, persone e cose.

Bisogna diventare degli artisti o, meglio, degli alchimisti del modo di pensare, delle persone in grado di prendere coscienza del caos che dimora all'interno per poterlo, poi, trasmutare attraverso l'OSSERVAZIONE SENZA GIUDIZIO. Quello che ci crea tensioni all'interno, quindi, va semplicemente osservato senza giudizio smettendo, al contempo, di continuare ad identificarsi con ogni pensiero, stato d'animo e conseguente emozione.
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Una volta prese le dovute distanze, man mano che la coscienza di sé aumenta, si dovranno trasformare le cause del caos interiore in motivo di gioia, ma come? Trovando gli opposti, creando le condizioni per trasformare il piombo delle emozioni negative in oro, in emozioni positive ed equilibranti. Pian piano che riusciremo a cambiare dentro, ecco che anche fuori cambierà.

La trasformazione interiore ci permetterà di cominciare a VEDERE. Prima eravamo solo in grado di guardare, credendo che gli eventi accadessero casualmente e senza possibilità di poterli trasformare alla fonte. In questo modo molte persone credono nel destino diventando vittime di forze più grandi di loro mentre, in realtà, possiedono, esse stesse al loro interno, le forze in grado di creare il destino e di modificarlo ad ogni istante.
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Basta avere coscienza, imparare a VEDERE smettendo, al contempo, di lottare contro il mondo esterno cominciando, invece, ad accettarlo quale proiezione del mondo interno. Quando si sarà acquisita questa coscienza superiore, solo allora si potrà diventare dei maghi, degli alchimisti, della propria realtà, trasformando ciò che non ci piace fuori attraverso l'osservazione di ciò che proiettiamo da dentro.

In tutto ciò entra in gioco la legge dell'attrazione (per approfondire l'argomento digita "La legge dell'attrazione" nel motore di ricerca del blog, potrai leggere gratis il capitolo del mio primo libro, L'arte della consapevolezza). Quando cambiamo pensiero, l'universo intero cambia nei nostri confronti i tipi di esperienze, persone, cose che ci arriveranno. Questa è magia, basta crederci, osservare e cambiare modo di sentire dentro e, presto o tardi, fuori obbedirà e si adeguerà alle nostre nuove emozioni. Basta essere costanti, crederci, avere volontà ed esercitare l'osservazione, il resto verrà da sé quale diretta conseguenza.
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Il mondo esterno obbedisce, sempre e ad ogni istante, a ciò che proiettiamo noi con i nostri pensieri. Ecco quanto siamo potenti! Basta prenderne coscienza per diventare maghi della nostra realtà e padroni, non più vittime, delle nostre Vite.

Vincenzo Bilotta

domenica 8 dicembre 2019

Drogati di dolore

Tutti, per natura, evitiamo il dolore e ricerchiamo il piacere, guai se fosse il contrario! In realtà, però, al dolore non solo ci si abitua ma, molto spesso, se ne diventa dipendenti. Questo aspetto ha a che fare sia con l'identità di vittime che si ricava dal lamentarsi continuamente vedendo tutto nero, sia, dal punto di vista fisiologico, dalla dipendenza che si viene a creare dalle sostanze che il nostro corpo produce in situazioni di stress come quando ci si lamenta o si resiste alla Vita.

Si diventa un pò come coloro i quali praticano gli sport estremi. Queste persone sono alla ricerca del brivido, di emozioni forti che possano consentire loro, seppur per alcuni istanti, di sentirsi vivi e presenti a se stessi. Le sostanze che entrano in gioco dal punto di vista fisiologico, sono uguali a quelle che il nostro organismo produce quando è sotto stress: cortisolo, adrenalina, noradrenalina ma, anche, endorfina, un ormone che consente di non sentire il dolore.
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Le endorfine, in particolare, sono delle vere e proprie droghe prodotte all'interno del nostro organismo dall'ipofisi e sono in grado di aumentare la resistenza allo stress e al dolore fisico. Essendo delle droghe, si capisce bene che portano, a lungo andare, ad una condizione di assuefazione e dipendenza da parte dell'organismo che le produce senza sosta a causa dello stress quotidiano al quale deve far fronte.

Ecco spiegato il motivo per cui molte persone continuano a lamentarsi, a piangersi addosso, a rompere le palle a chi incontrano e, nonostante ricevano consigli riguardanti eventuali strategie da seguire per poter cambiare lo stato di cose nel quale versano, in concreto non fanno mai nulla di serio per uscirne.
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Sì, la maggior parte delle persone è drogata di dolore, stress, vittimismo, paura e, in generale, tutte quelle situazioni, reali o immaginate, che possano mantenere alto il livello di ormoni dello stress nel sangue procurando, di conseguenza, una sensazione di "sballo" molto vicina a quella provata dal tossico quando assume la dose di droga dalla quale dipende.

Ecco perché è così difficile uscire dallo stato di lamentosi, vittimisti e, in generale, da tutte quelle situazioni che provocano uno stress costante nelle nostre Vite! E' un pò come il processo di disintossicazione, lungo, difficile e con frequenti ricadute... Un calvario!
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Vi starete chiedendo se, dopo queste premesse, una soluzione esista? Certo che sì! Ma ci vuole volontà, determinazione ed obiettivi a medio e lungo termine. La prima cosa da fare è, sicuramente, l'accorgersi della condizione di dipendenza nella quale si versa; dopo essere divenuti coscienti della propria dipendenza dal dolore, si può cambiare, non prima.

Il lavoro da fare è diretto a sostituire i pensieri stressanti con dei pensieri equilibranti che possano radicare nel QUI E ORA consentendo di voltare pagina lasciandosi alle spalle il passato e costruendo il futuro a partire dall'ADESSO senza, peraltro, provare ansie di sorta capendo, anche quando si dovesse diventare ansiosi, che sono solo dei pensieri legati alle fantasie di una mente incontrollata su cose che, molto probabilmente, non accadranno mai.
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Cominciate a drogarvi di felicità, lasciate che il fisico produca le sue droghe, ma fatelo vivendo nella gioia, nella gentilezza, nel radicamento interiore. Anche le persone felici producono delle droghe, esse si chiamano ossitocina ed endorfina ma, a differenza delle droghe prodotte quando si è sotto stress, non producono radicali liberi e, di conseguenza, non portano ad un invecchiamento precoce il nostro organismo esponendolo ad eventuali squilibri energetici che potrebbero portare alla malattia.

SIATE FELICI, SMETTETE DI LAMENTARVI E DI FREQUENTARE PERSONE LAMENTOSE. VIVETE NEL PRESENTE, OGNI ISTANTE E' PREZIOSO, IL DOPO NON ESISTE ANCORA, PROBABILMENTE NON ARRIVERA' MAI, LA VITA PUO' FINIRE FRA UNA FRAZIONE DI SECONDO, NESSUNO VI HA GARANTITO L'IMMORTALITA'. TORNATE AD ESSERE FELICI, E' LA VOSTRA CONDIZIONE NATURALE, VI SPETTA PER DIRITTO, DROGATEVI DI FELICITA'!

Vincenzo Bilotta




domenica 24 novembre 2019

Il vero maestro Zen

Chi è nel cammino sa bene quanto difficile sia, a volte, mettere in pratica ciò che si sa in teoria. Ma la pratica è tutto ciò che serve per consolidare in sé la saggezza, diversamente, tutto ciò che si è studiato sui libri ed approfondito nei seminari, rimarrebbe relegato al semplice rango di bagaglio culturale, un pò come la maggior parte dei vuoti concetti che si apprendono a scuola durante il processo educativo-programmatico.

Tutti sanno quanto sia bello leggere di perdono, di perdonare e perdonarsi per essere, finalmente, liberi dai propri conflitti e, di conseguenza, dalle influenze a noi esterne. Ma per metterlo in pratica... Beh, forse è più bello leggerlo!
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La verità è che la VITA VERA si svolge al di fuori dalle teorie imparate sui libri, dai ritiri spirituali e dagli esercizi di meditazione svolti in isolamento anche per mesi. Lì siamo tutti allievi provetti, maestri spirituali e fonti inesauribili di saggezza.

Ma i veri maestri Zen, quelli dai quali possiamo imparare a mettere in pratica ciò che continuiamo, spesso, a conoscere solo in teoria, sono coloro i quali mettono alla prova le nostre doti di bontà, pazienza, amore verso il prossimo e, non da ultima, le nostre capacità di ACCETTAZIONE E PERDONO.
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E' molto difficile non reagire a chi ti scavalca mentre sei in fila alla posta, a chi ti taglia la strada invadendo la corsia dove stai viaggiando con la tua auto, a chi ti volta le spalle al momento del bisogno... Eppure queste persone coi loro atteggiamenti ambigui e, a volte, all'apparenza maleducati, sono quelle che possono insegnarci qualcosa in concreto.

Chi ci supera in fila al supermercato senza chiedere il permesso, l'automobilista che ci taglia la strada invadendo la nostra corsia o l'amico che senza motivo apparente ci volta le spalle sono i nostri più grandi insegnanti... A patto che riusciamo a trarne profitto da questi insegnamenti estremi.
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Il primo insegnamento che si può trarre da questi tipi di comportamento è che nella Vita bisogna avere pazienza. Chi ci supera in fila al supermercato o alla posta, ci vuole insegnare proprio questo, a non arrabbiarci, ad osservare il nostro ribollire interiore, il senso di frustrazione per essere stati scavalcati in maniera brusca e senza che ci chiedessero il permesso.

In altre parole, possiamo imparare a non re-agire di fronte a comportamenti che non ci piacciono limitandoci, piuttosto, ad osservare le emozioni che scaturiscono in noi in conseguenza di quel determinato comportamento tenuto da quella persona. Così facendo trasformeremo delle potenziali occasioni di litigi e reazioni anche violente da parte nostra, in motivi per riflettere, meditare e osservare CIO' CHE E' senza più giudicarlo, senza più aspettative, con la propensione a perdonare.
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In questo modo si vedranno l'automobilista indisciplinato, chi non rispetta la fila alla posta o l'amico che ci volta le spalle come nostri maestri Zen, traendo spunto, grazie e non più a causa del loro comportamento all'apparenza "maleducato", per riflettere, osservare e lasciare andare inviando, al contempo, tanto perdono sia a noi stessi che a coloro che hanno tenuto quel determinato comportamento che ha causato in noi dei fastidi a livello di apparato psicofisico.

Col tempo e con la pratica vi accorgerete come riuscirete a progredire molto più velocemente rispetto a quando vi esercitavate a casa o in un centro yoga, ciò sarà dovuto al fatto che per strada farete pratica diretta di osservazione e presenza di fronte ad emozioni che emergeranno in maniera improvvisa ed imprevista. 
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Non potete prevedere il comportamento degli altri, né le vostre reazioni in merito, così questa sarà la più efficace palestra emotiva che abbiate mai potuto immaginare e desiderare. Queste sono crescita ed alchimia trasformativa esercitate direttamente sul campo e non solo fantasticando sulla loro potenziale applicazione quando ancora gli effetti del ritiro buddista di una settimana vi tengono pieni di buoni propositi... Buona pratica!

Vincenzo Bilotta

lunedì 11 novembre 2019

Schiavi senza catene

Noi siamo schiavi senza catene. La nostra epoca sembrerebbe essere caratterizzata da un clima di ampia libertà concessa alle masse, da democrazie stabili e dalla possibilità di libera espressione delle proprie opinioni. Almeno all'apparenza, nessuno porta delle catene ai piedi e la schiavitù sembrerebbe essere stata abolita.

In realtà ci vogliono far credere liberi, ma liberi non siamo. Siamo schiavi senza catene, una forma molto più subdola rispetto alle forme di schiavitù alle quali erano sottoposti i popoli di origine africana quando venivano venduti ai ricchi proprietari terrieri come lavoratori nelle piantagioni. 
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Almeno quella forma di schiavitù era palese, si viveva da schiavi, dopo essere stati venduti al proprietario di turno, per poi morire da schiavi. Oggi, invece, vi sono forme più subdole di schiavitù, oltre che di dittatura. Anche per quanto riguarda le forme dittatoriali presenti, del resto, anche oggi, in diversi stati, le popolazioni devono sottostare ad un regime di restrizione delle libertà personali di pensiero, di movimento e di espressione.

Oggi, almeno dove esistono le democrazie, sembrerebbe regnare un clima di libertà sia di espressione che di azione da parte del singolo cittadino, questo, del resto, una democrazia che si rispetti dovrebbe garantire. Insomma, sembrerebbe regnare un clima di libertà sia da coercizioni fisiche quali le diverse forme di schiavitù che, seppur presenti ancora oggi in alcuni paesi del terzo mondo, sembrerebbero del tutto scomparse, almeno nei paesi civilizzati, che da divieti di libera espressione di pensiero e di parola, tipico delle dittature.
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Ma la schiavitù esiste ancora oggi, specie nelle democrazie, proprio laddove anche ogni forma di restrizione della libertà psicofisica sembrerebbe essere stata abolita e dimenticata. Ma attenzione, non si tratta di schiavitù palese, non andate a cercare catene ai piedi o polizia segreta per limitare la libertà di opinione.

Oggi si è diventati schiavi di se stessi. Questa schiavitù è favorita da un sistema educativo che tende a programmare tutte le persone allo stesso modo, uniformandone il modo di pensare allo scopo di evitare ribellioni, sia pure meramente intellettuali. Si vive in un mondo in cui c'è libertà di opinione, si può scrivere ciò che si vuole, ma state certi che chi esce fuori dalle righe viene censurato, alla faccia della democrazia e della libertà di pensiero.
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In realtà ciò avviene raramente in quanto, di solito, essendo tutti educati e programmati a vivere e pensare in maniera uniforme, non ci si aspetta che qualcuno esca dal gregge per ruggire invece di belare, come di consueto. Ecco cosa s'intende per libertà oggi: fa quello che ti pare purché lo fai come gli altri componenti del gregge.

Ecco quanto siamo liberi! A questo si aggiungano altre forme di schiavitù, non da ultima quella che ci rende totalmente asserviti alla tecnologia, partendo dai social per finire ai programmi tv, passando attraverso le ore buttate al vento a guardare l'ennesimo messaggio che puntualmente arriverà sui nostri smartphone...
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L'idea di essere schiavi senza catene piace a chi odia uscire dal gregge, a chi fa comodo essere "come gli altri", a chi "non vuole fare discussioni inutili". Dopotutto è un vantaggio essere anonimi, si è inattaccabili, si conduce un'esistenza anonima in una qualsiasi parte del mondo, senza lasciare traccia, così come ci vorrebbero dall'alto: dei mansueti consumatori, delle pecorelle da condurre ai pascoli del consumismo indotto tramite gli strumenti mediatici e delle mode decise da chi, spesso, di moda non ne capisce proprio nulla e ha avuto solo la fortuna di diventare stilista.

Noi possiamo pensare, dire e fare ciò che vogliamo finché lo facciamo nel modo in cui siamo stati programmati nelle aule scolastiche, a casa, nelle palestre o nelle chiese, ma guai ad uscire fuori dal gregge, a cantare fuori dal coro con un tono di voce più alto...
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In questo caso non ci sarà una punizione dall'alto, nessuna censura da parte di nessun dittatore o frustata da parte dello schiavista di turno... Niente di tutto ciò, tranquilli. La risposta al vostro comportamento ribelle vi verrà data direttamente dal vostro ex compagno di banco o dal vostro collega di lavoro, che non mancheranno di additarvi come visionari, ribelli o, in alcuni casi, come dei folli.

Sì, perché tutto il sistema è stato progettato in maniera tale per cui, quando qualcuno esce fuori dalle righe viene stroncato sul nascere dalla mediocrità del vicino il quale, un pò per vigliaccheria, un pò per limitatezza di vedute, non mancherà di criticare, giudicare, inveire contro un comportamento che si prospetta, fin dall'inizio, non conforme alle regole e, quindi, ribelle.
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La libertà, al pari della schiavitù, al giorno d'oggi, è qualcosa che non ha una fisicità, essa risiede in un modo di pensare, in un ideale, in qualcosa che rende la persona nella quale alberga libera o schiava. Dopotutto, non esiste un mondo là fuori se non quale chiara proiezione di ciò che ciascuno di noi, col suo modo di pensare, di esprimersi e, di conseguenza, di fare crea a partire dalla propria interiorità per poi materializzarlo all'esterno.

Vincenzo Bilotta


domenica 27 ottobre 2019

La Vita è

Ognuno di noi vuole il meglio dalla propria Vita. Questo in teoria. In pratica succede che le persone lottino per cambiare ciò che è già e, a volte, non può più essere cambiato, solo accettato. Così si smette di vivere e si comincia a resistere, ci si creano mille problemi a livello mentale e, così facendo, si trasforma la propria Vita in un vero e proprio inferno.

Il fatto stesso di giudicare la Vita ci fa cadere nella dualità. Si sente, troppo spesso, dire in giro che la Vita è dura, difficile, complicata, pericolosa, sopravvivenza del più forte, crudele... Questi sono solo alcuni dei tanti termini con i quali la Vita ci viene mostrata, fin da piccoli, dalle persone che ci stanno intorno, primi fra tutti i genitori, seguiti a ruota libera da insegnanti, preti, amici e conoscenze occasionali.

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L'utilizzo di certi termini e, in generale, la tendenza a classificare la Vita, ci porta, come naturale conseguenza, alla non accettazione della Vita e al nascere di problemi che esterni non sono di certo ma derivano, semmai, da uno stato di resistenza e giudizio reiterati nel tempo a livello mentale.

Ricordo che, quando ero alle medie, una mia insegnante usava dire che "la Vita non è tutta rose e fiori ma un percorso ad ostacoli"... Oggi si ritrova con un figlio depresso... Chissà perché? E' fondamentale non giudicare la Vita, non opporle resistenza, rimanere nel flusso continuo... Dopotutto anche il fiume più limpido trasporta, a volte, cadaveri, escrementi e rifiuti... Ma dopo un pò le acque tornano di nuovo limpide, ciò se non incontrano ostacoli... Altrimenti s'intasa tutto!
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Ed è proprio d'intasamento che si tratta il giudicare gli accadimenti della Vita, il voler catalogare tutto a tutti i costi. Da qui nasce il conflitto, la malattia, i litigi con gli altri, perfino la morte... Tutto nasce dalla resistenza, dal voler per forza dare un nome alle cose, agli accadimenti, alle persone... E pensare che basterebbe vivere la Vita così com'è, senza resisterle, senza giudicarla, rimanendo in costante ascolto di sé ed agendo nel QUI E ORA senza porsi troppe domande, rimanendo connessi col proprio cuore, in comunicazione con la propria anima.

La Vita è... Siete disposti a lasciarla essere? Siete davvero pronti ad accettarla, così com'è, QUI E ORA? Vi pongo queste domande perché non posso farne a meno, sono davvero fondamentali e la vostra risposta sincera, quale che essa sia, andrà a creare la conseguente realtà all'interno della vostra Vita. Ponetevi sempre con un atteggiamento neutro nei confronti degli eventi, non pensate mai a come sarebbero potute andare le cose, limitatevi a stare nel momento.
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Lasciate fare alla Vita, agite SOLO E SEMPRE NEL QUI E ORA, non pensate a cosa potrebbe succedere dopo, perché del dopo non vi è dato disporre e sarebbe già tanto se riusciste ad agire in uno stato di totale presenza nel QUI E ORA... Solo procedendo passo dopo passo, facendo una cosa per volta, QUI E ORA e lasciando ESSERE la Vita senza giudicarla in alcun modo, allora sì, tornerete a vivere e diverrete padroni di voi e di ciò che vi accade intorno.
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Dal momento in cui non opponete più resistenza e, al contempo, smettete di giudicare, solo allora le cose potranno cambiare a vostro vantaggio fino a trasformarsi in ciò che desideravate da sempre. Non occorre fare, semplicemente ESSERE; non occorre giudicare, semplicemente OSSERVARE; non occorre resistere, semplicemente lasciare che SIA; non occorre ricordare il passato, semplicemente VIVERE NEL QUI E ORA.

Vincenzo Bilotta