domenica 19 maggio 2013

L'età non ha età

L'invecchiamento è una questione di testa, non di anni. In occidente la questione è ribaltata, da sempre, per ovvie ragioni di marketing. Si punta tutto sul lato estetico, sulle prestazioni, sulla forma fisica trascurando o, spesso, dimenticando il lavoro su di Se. Il risultato sarà un terrore diffuso d'invecchiare e una conseguente mancanza di controllo sugli anni che passano.

La conseguenza di questo modo di vivere basato sull'aspetto esteriore sarà che fin quando si è giovani e in forma andrà tutto bene mentre, quando s'invecchierà, ci si sentirà inutili. Il passare degli anni è, come ho già detto all'inizio, una questione meramente mentale, non reale. Certo, il tempo passa per tutti, ma si può sempre scegliere di goderselo invece di temerlo. Come? VIVENDO MOMENTO PER MOMENTO, IMPARANDO AD APPREZZARE CIO' CHE LA VITA CI OFFRE.
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Molti non praticano alcuna attività fisica, mangiano male e, quel che è peggio, PENSANO MALE e, per ciò stesso, invecchiano più velocemente. Perché avviene ciò? Cosa c'entra il pensiero con l'invecchiamento, vi starete chiedendo? C'entra eccome, in una maniera che pochi riescono perfino ad immaginare!

Se è vero che praticare del movimento fisico, per almeno mezz'ora al giorno tutti i giorni, fa bene, è pure vero che è altrettanto importante alimentarsi ma, soprattutto, IMPARARE A PENSARE BENE. Con il termine pensare bene non mi riferisco al pensiero positivo o al ridere senza motivi validi. Pensare bene significa imparare a gestire correttamente il flusso di pensieri attraverso l'osservazione senza giudizio.
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In altre parole, bisogna imparare a ridurre al minimo i pensieri superflui che ci creerebbero solo conflitti e disagi di varia natura (da quelli mentali a quelli fisici veri e propri). Quando si pensa bene, si lasciano scorrere via i pensieri senza giudicarli. Semplicemente li si osserva e, così facendo, si riesce a mantenere il corpo e la mente giovani. Il pensiero, infatti, è collegato a filo diretto con la fisiologia del nostro corpo.

Va detto inoltre che, il nostro corpo, ogni giorno, trasforma le sostanze nutritive da noi ingerite in materiale che serve a ricostruire i tessuti danneggiati, le cellule dei vari organi e, in generale a creare un "nuovo corpo". In generale, il nostro corpo si "rinnova" completamente in tre mesi circa. Durante i processi di ricostruzione delle cellule mediante l'assimilazione e la trasformazione delle sostanze nutritive, il nostro corpo produce dei materiali di scarto detti radicali liberi.
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I radicali liberi sono i diretti responsabili dei processi d'invecchiamento dell'organismo. Tuttavia una dieta che preveda l'utilizzo di frutta e verdura in quantità elevate ed una contemporanea riduzione delle proteine animali, accoppiata ad una corretta integrazione di determinate sostanze minerali quali magnesio e potassio, può aiutare a mantenere il corpo giovane.

L'alimentazione da sola, però, non basta a garantire la longevità e l'efficienza necessarie fino a tarda età. Essa dev'essere affiancata ad una piacevole attività fisica di tipo aerobico (nuoto, corsa, passeggiata, ciclismo) che andrebbe praticata quotidianamente per almeno mezz'ora. Ciò per ossigenare le cellule e favorire la circolazione sanguigna e i processi metabolici del nostro organismo.
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Ma l'alimentazione e l'attività fisica costituiscono, assieme, solo il 30% della ricetta per il conseguimento del benessere psicofisico. Il restante 70%, ovvero la parte più importante della formula volta ad ottenere l'elisir di lunga vita, è costituito dal corretto utilizzo delle facoltà mentali. Per rimanere giovani, infatti, occorre esercitare la mente razionale attraverso esercizi che la tengano in forma quali: calcoli matematici, parole crociate e quant'altro possa stimolarla a mantenersi efficiente.

Oltre ad esercitare la mente, in riferimento al lato psichico di questo 70% che ci permetterà di rimanere giovani ed invertire il processo d'invecchiamento, occorre esercitare la "non mente". In poche parole bisogna imparare a staccare la mente quando non serve. Ciò può essere fatto attraverso attività quali la meditazione, la pittura e, in generale, tutto ciò che ci consente di utilizzare l'emisfero destro del nostro cervello, quello creativo, staccando, al contempo, quello sinistro, il razionale.
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Si è visto, attraverso diversi studi e ricerche, come la meditazione faccia bene per diversi motivi. Chi pratica regolarmente la meditazione, infatti, riesce a concentrarsi più a lungo e meglio in qualsiasi attività svolta. Ciò in quanto la mente sarà sgombra dai pensieri. Anche il fisico ne gioverà. Il battito cardiaco tenderà a scendere come anche la temperatura della pelle.

Tutto ciò andrà a vantaggio della forma mentale e fisica di chi pratica la meditazione. Questa è, a mio avviso, la base per vivere bene, il 70% della ricetta per vivere sani e più a lungo. Se a questo si aggiungono l'attività fisica regolare e una dieta a base di cibi vegetali ricchi di fibre e con elevato indice alcalino, si avrà il restante 30% di quello che costituirà il quadro completo per vivere più sani e più a lungo senza più temere il passare degli anni.

Non perdetevi l'articolo della prossima settimana dedicato ad un intero capitolo, offerto gratuitamente, del mio libro di prossima pubblicazione.

Vincenzo Bilotta

domenica 12 maggio 2013

Da individui a comunità globale

Ognuno di noi possiede una propria individualità e, al contempo, fa parte di una comunità globale. Bisogna avere una coscienza elevata di Se per potersi integrare e dare qualcosa anche alla comunità della quale si fa parte. Da qui nascono gli atteggiamenti che favoriscono l'individualità nella cooperazione globale.

Chiunque può dare qualcosa alla propria comunità attraverso una singola azione compiuta nel totale anonimato. Quante volte troviamo dei rifiuti nella strada davanti casa nostra? L'atto del raccoglierli allo scopo di tenere pulito il davanzale di casa nostra avrà un duplice effetto: il primo andrà a vantaggio dell'immagine di casa nostra; il secondo, invece, restituirà immagine e decoro alla collettività in quanto l'esterno di casa nostra, e la strada in particolare, fanno parte del comune nel quale viviamo.
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Analogicamente, lo stesso avviene quando ci prendiamo cura di noi attraverso l'attività fisica e la meditazione. Quando siamo interessati al nostro benessere in quanto individui, così facendo riusciamo ad essere d'esempio a chi verrà ad interagire con noi. Le nostre sane abitudini in quanto individui vanno a vantaggio della comunità nella quale viviamo, la quale potrà trarne spunto ed ispirazione per potersi migliorare.

Spesso, però, il fare delle scelte in quanto individui richiederà coraggio. Il fatto stesso di diventare vegetariani o vegani, spesso comporterà il dover superare la paura di non essere accettati dagli altri o di essere guardati come persone con ideali troppo alti per poter essere capiti. Spesso accade che, una volta diventati vegetariani, si riesce, attraverso la propria convinzione, a trasmettere un messaggio positivo prima alla famiglia di appartenenza, poi nell'ambito lavorativo e relazionale in generale.

In poche parole, è mia profonda convinzione che la comunità globale della quale ciascuno di noi fa parte in quanto individuo, tragga ispirazione e si formi in base alle tendenze ed abitudini di coloro i quali ne fanno parte. Immaginiamo di essere come dei tasselli di un mosaico da inserire su di una tavola allo scopo di portare a compimento il disegno finale. Ogni tassello (individuo) ha la sua utilità ai fini del completamento del disegno finale (comunità globale).

Ecco quanto siamo importanti! Il lavoro di crescita su di noi si riflette sul lavoro di crescita della comunità! Ogni singolo gesto, contributo, sforzo, riesce ad influenzare i comportamenti di migliaia, se non milioni, di altre persone, anche a diverse migliaia di chilometri di distanza. Questo effetto è stato descritto dal matematico statunitense Edward Norton Lorenz sotto il nome di EFFETTO FARFALLA.
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Io sono fermamente convinto che l'uomo, in quanto microcosmo, influenza il mondo (o comunità globale che dir si voglia) in quanto macrocosmo. In realtà l'uno influenza l'altro in maniera a volte impercettibile. Ciò è sicuramente dovuto al fatto che TUTTO E' CONNESSO, NULLA E' SEPARATO DA TUTTO IL RESTO. L'IDEA STESSA DI SEPARAZIONE NASCE DALLA MENTE E, COME ESSA, COSTITUISCE IL FRUTTO DI UN'ILLUSIONE.

La più grande responsabilità che ciascuno di noi ha oggi, nel ventunesimo secolo, è quella di RENDERE FELICE SE STESSO ALLO SCOPO DI RENDERE FELICE IL MONDO. Se noi riusciremo ad essere felici, anche il mondo sarà migliore. IL MONDO SIAMO NOI. INDIVIDUO E' IL NOME DI UN FRAMMENTO DI QUELLA CHE, PRESA NEL SUO COMPLESSO DI ANIMALI, MINERALI, PIANTE, PERSONE, DIVENTA COMUNITA' GLOBALE.

Prendiamoci la responsabilità di conoscere e cambiare noi stessi allo scopo di conoscere e cambiare il mondo. Il fatto stesso di spingersi verso il miglioramento di Se, ci permette di trasformare la società nella quale viviamo in maniera indiretta ma decisa. IL MIGLIORE ESEMPIO E' QUELLO DATO DAI FATTI, DALLE AZIONI, NON DALLE TEORIE O DALLE BELLE PAROLE.

Se davvero vogliamo migliorare la comunità globale nella quale viviamo, bisogna che smettiamo di lamentarci e iniziamo ad AGIRE. Solo AGENDO potremo cambiare. Iniziamo a mettere in pratica i buoni propositi che abbiamo rinviato fino ad oggi.

Vincenzo Bilotta 


domenica 5 maggio 2013

Perdersi nel futuro

    "Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?" (Mt 6,25-34)

Oggi ho cominciato volutamente il mio consueto articolo settimanale prendendo spunto da un passo del Vangelo secondo Matteo. Esso è molto significativo ed indica che allora, come oggi, la gente tendeva a preoccuparsi fin troppo per il proprio futuro.

Con ciò non intendo essere frainteso. Non vi sto invitando a stare tutto il giorno in giro fregandovene per il vostro futuro non programmando più la vostra Vita. Voglio solo farvi capire come, a volte, le cose non vadano programmate eccessivamente, specie se si tratta di accadimenti che possono sfuggire al nostro controllo, come nel caso in cui cerchiamo di prevedere se saremo vivi domani o se il nostro partner ci sarà fedele o se, ancora, conserveremo il nostro posto di lavoro.
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Bisogna centrarsi nel QUI E ORA, SEMPRE! Altrimenti si corre il rischio, come potete leggere dal titolo emblematico, di perdersi nel futuro. Se la gente, oggi più che mai, sembra essere inseguita dal tempo e sempre più ansiosa, lo si deve al fatto che è sempre meno presente a se stessa. La maggior parte delle persone, infatti, tende a perdersi o nel passato, sentendosi in colpa per ciò che non è riuscita a fare o ad ottenere, o nel futuro, creando un divario di ansia nella propria Vita.

Occorre vivere la Vita momento per momento, smettendo di volere per forza controllare cose, persone, eventi, economia e politica. Per effettuare questo distacco c'è solo un modo: vivere SOLO QUI E SOLO ORA, SMETTENDOLA DI PERDERSI NEL SOGNO.
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Sì, perchè di sogno si tratta. Infatti, tutto ciò che non è QUI E ORA, fa parte delle fantasie create dalla nostra mente e quindi ESISTE SOLO NELLA NOSTRA TESTA! Ma come uscire da questo incubo ad occhi aperti che ci fa fuggire dalla realtà, proiettandoci in un mondo dominato da ansie ed incertezze? Cercando di ESSERE PRESENTI A SE STESSI IN OGNI SINGOLA AZIONE, GESTO, PAROLA.

Essere Presenti a se stessi, proprio come fanno gli uccelli. Proprio nel passo di apertura del mio articolo, in merito a ciò viene detto: " Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre". Ma cosa significa tutto ciò? Ogni animale vive seguendo i propri istinti, non curandosi di altro se non di vivere nel QUI E ORA. Gli uccelli non lavorano, ci mancherebbe! Ma cosa vuol dire? Qui l'enfasi è posta sul fatto che, malgrado gli uccelli non lavorino né programmino la loro Vita, Dio provvede per loro.
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Sicuramente ciò non significa vivere istintivamente mettendo da parte la ragione, non è questa la corretta interpretazione da dare. Semmai, la strada da seguire è quella che predilige una maggiore rilassatezza nei confronti della Vita e di ogni gesto o azione compiuti al suo interno. In poche parole, bisogna vivere AGENDO PER IL PIACERE DI FARLO QUI E ORA, SENZA PER QUESTO CURARSI TROPPO DEI RISULTATI FUTURI NE' SPRECANDO PIU' ENERGIE DEL NECESSARIO.

Ricordate che il futuro, come il passato, non esistono. Esiste solo un tempo, esso è il PRESENTE. Ogni passato e futuro non sono altro che frammenti di un presente che già è stato (passato) o che sarà (futuro). Vivere oggi da persone rilassate permetterà, sicuramente, di crearsi un futuro senza troppe aspettative e, di conseguenza, senza ansie.
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Viviamo passo dopo passo, godendoci il cammino. Fissiamo un punto nell'orizzonte per darci una direzione senza, per ciò stesso, dimenticare di goderci il panorama che ci condurrà alla meta. Smettiamo di chiederci se arriveremo mai alla meta. Semplicemente iniziamo a camminare.

Vincenzo Bilotta


domenica 28 aprile 2013

Chi è felice è pazzo

"Chi è felice è pazzo". Dalle mie parti si usa dire così. Tanto vale, mi sono detto, scrivere un articolo per sfatare questo proverbio popolare che è al contempo IL PIU' GRANDE OSTACOLO ALLA REALIZZAZIONE DI SE'. Ai nostri giorni, specie nella parte occidentale del mondo, conta molto di più l'apparire rispetto all'ESSERE. Basta accendere la Tv (per chi ancora lo fa) o collegarsi ad internet, per venire subito sommersi da pubblicità che invitano ad acquistare oggetti e servizi di diverso genere.

Queste pubblicità cercano, attraverso suoni ed immagini gradevoli, di trasmettere sensazioni ai potenziali acquirenti. Scopo di tutto ciò è quello di far credere a chi le osserva che solo comprando quel determinato prodotto potranno essere felici, soddisfatti, avere donne, successo.
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Scopo fondamentale della pubblicità è proprio quello di FARE SPOSTARE L'ATTENZIONE DELLE PERSONE DAL PROPRIO CENTRO VERSO L'ESTERNO. Così facendo, però, chi crede ancora nella pubblicità tenderà a sentirsi inadeguato e a provare una sensazione d'incompletezza fintanto che non riuscirà ad ottenere quel determinato prodotto reclamizzato.

Potrà anche accadere che, prima o poi, riesca ad acquistarlo ma, dopo pochissimo tempo, si sentirà più vuoto rispetto a quando lo si desiderava. Dopotutto, scopo della pubblicità è quello di CREARE DEI BISOGNI ILLUSORI ALLO SCOPO DI GUADAGNARE ATTRAVERSO LA CREDULITA' DELLA GENTE.
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Da qui, ecco riallacciarmi al titolo del mio articolo: CHI E' FELICE E' PAZZO! Potrebbe essere diversamente? Nessuno crede di poter essere felice, semplicemente perché il mondo esterno lo ha DECENTRATO, facendogli credere che, per raggiungere la felicità, OCCORRE ACQUISTARE, CONSUMARE SEMPRE DI PIU'.

Quale sarà la conseguenza di tutto ciò? La corsa sfrenata verso il possesso materiale di oggetti, servizi, persone e quant'altro possa compensare (sempre e solo temporaneamente) quel senso di vuoto artificiale indotto dagli spot commerciali. Ogni persona che pensa di poter trovare la gioia al di fuori di sé, sarà destinata allo scontento eterno, ma non solo.
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Chi rivolge la propria attenzione all'esterno, credendo che la felicità debba provenire DA OGGETTI O SITUAZIONI, sarà destinato a FAR DIPENDERE LA PROPRIA FELICITA' DA FATTORI A LUI ESTERNI. L'unica cosa che otterrà saranno varie forme di dipendenza, RARAMENTE GIOIA. LE COSE MATERIALI, INFATTI, SONO SOLO ILLUSIONI.

Chi rimane centrato nonostante i bombardamenti da parte della pubblicità lo fa perché HA GIA' TROVATO IL SUO EQUILIBRIO DIMORARE NEL SE'. Ovviamente, quando non si cambia un abito a settimana, non si compra continuamente roba il più delle volte inutile e, nonostante tutto, si riesce ad Essere felici, si rischierà di essere presi per delle persone senza pretese, insignificanti, "non alla moda".
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Ma tutto questo non è reale, è solo frutto di comportamenti pilotati dall'alto allo scopo di FAR ADEGUARE LE MASSE AI VOLERI DI POCHI CONOSCITORI DEI PROCESSI MENTALI SCATENANTI LE DIPENDENZE E, QUINDI, LE SCHIAVITU' NEI CONFRONTI DEGLI OGGETTI MATERIALI.

Di conseguenza, sarà "normale" che, quando vedremo per strada sorridere una persona su un'auto utilitaria, tenderemo a dire che è pazza, cosa ci sarà di tanto divertente, poi, nel ridere per il semplice gusto di farlo? Dopotutto, chi di noi non ha provato imbarazzo nel sorridere ad una bella giornata di sole per paura di essere giudicato pazzo?
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COS'HAI DA RIDERE SE NON HAI? Chissà perché, poi, tutte le persone che hanno e continuano a puntare ad avere oggetti, servizi, cose e persone, sono tutte insoddisfatte, tristi, malate, a volte muoiono. VALE LA PENA DI MORIRE PERCHE' SI VUOLE AVERE O E' MEGLIO VIVERE DA PAZZI DIMORANDO NEL SE'?

In questo mondo di zombie emozionali, dove è quasi vietato rallegrarsi per il solo fatto di essere vivi e poter sentire i raggi del sole sulla propria pelle, potrà ancora esistere chi, nonostante tutto ciò, avrà ancora il coraggio di essere "pazzo" e sopravvivere al caos emozionale?
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Cosa occorre per essere felici? Il semplice fatto di VOLERLO basta. Impariamo a sorridere e sorriderci di più allo specchio, ad amare la vita COSI' COM'E' senza aspettarci nulla, semplicemente VIVENDOLA, QUI E ORA. Se essere semplici e gioiosi significa essere "pazzi", allora questo sarà sempre meglio di vivere da schiavi per soddisfare i voleri delle multinazionali presenti in qualsiasi settore dell'economia.

Vincenzo Bilotta




domenica 21 aprile 2013

Il miracolo dell'esistenza

Avete mai visto un bel tramonto, o ascoltato la pioggia battente cadere? Se, come me, riuscite ancora a stupirvi per gli spettacoli che offre la natura, vuol dire che potete vivere il miracolo dell'esistenza. In una società tecnologica come la nostra, dove la gente va sempre di fretta senza avere ben chiara la meta, si da tutto per scontato, quasi come se ci si aspettasse chissà quale straordinario evento per potersi stupire.

Ogni giorno vengono scoperte nuove tecnologie, nuovi sistemi per migliorare la vita alle persone e, dopo poco tempo, queste invenzioni vengono subito dimenticate. In questa società si mira più a fare che ad ESSERE. Così facendo si rincorrono delle chimere che non si raggiungeranno mai. Si è, inoltre, perso il vero significato dell'esistenza, immersi come si è nei propri pensieri, lavori o futilità quotidiane.
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Molti credono che il miracolo sia la tecnologia, la scienza, la scoperta di civiltà dimenticate. Nessuno sembra più ricordare le proprie origini divine e il fatto che il miracolo, quello vero, siamo noi stessi, nessun altro evento lo può essere.

Se solo pensassimo a quante funzioni riesce a svolgere il nostro corpo in maniera miracolosa, ci stupiremmo per il fatto stesso di essere vivi e respirare. Solo chi è centrato su di Se riesce a cogliere l'essenza del momento, il miracolo del silenzio racchiuso nel frastuono mentale quotidiano che tutto sembra pervadere.
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Il miracolo è racchiuso nelle cose semplici, quelle che spesso si danno per scontate. Vivere è già un miracolo, ESSERE FELICI è un altro miracolo. Sempre meno persone sembrano essere felici, sempre più persone vanno avanti senza un preciso obiettivo.

Il problema di questo modo di vivere e pensare è legato alla mancanza di stupore nelle persone di oggi. Si è perso quel senso di gratitudine nei confronti dell'esistenza. Quando si da tutto per scontato, non si ha motivo di ringraziare Dio per ciò che si ha. Se non si è capaci di apprezzare ciò che si ha e ci si perde nel fare, non si può avere l'opportunità di ESSERE.
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Se prendiamo la vita di una persona comune e chiediamo a questo soggetto come se la passa, egli, com'è ormai abitudine nei paesi occidentali, risponderà che ha un sacco di problemi al lavoro, non è felice della sua vita e così via fino a poter riempire delle enciclopedie. Nessuno, o pochi, diranno di stare bene e di vivere nel QUI E ORA, prendendo la vita COME VIENE.

Il malessere che la gente tende a vivere in maniera sempre più evidente ai nostri giorni è dovuto al fatto che ci si concentra troppo su CIO' CHE NON SI HA e poco su CIO' CHE SI POSSIEDE GIA'. Se le persone che si lamentano del tempo riuscissero a ringraziare Dio di essere sane e di avere un lavoro, scoprirebbero quanto male si sono fatte nel corso della loro vita a causa del loro modo di pensare negativo.
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Invece di continuare ad aspettare il miracolo, concentrandoci su ciò che ci manca, impariamo a ringraziare Dio per ciò che ci HA GIA' DATO. Quando riusciremo a fare questo, CREEREMO NOI STESSI IL MIRACOLO.

Impariamo a pensare positivo, osservando i doni che Dio ci ha fatto. Impariamo ad ESSERE il silenzio, il vuoto, il nulla. Proprio attraverso l'annullamento del chiacchierio mentale possiamo riuscire a vivere l'unione con Dio. Questo è il vero miracolo, tutto il resto potrà esistere oppure no.

Bisogna aprire gli occhi ed osservare ciò che ci circonda diventando, al contempo, responsabili della realtà che viviamo. Impariamo a riconoscere il fatto che ciò che non ci piace possiamo sempre cambiarlo, basta volerlo. Smettiamola di cercare sempre i lati negativi della nostra vita. Piuttosto, impariamo a concentrarci e a ringraziare Dio per ciò che di buono abbiamo già ottenuto. Tutto è un dono e un miracolo. Riconoscendo ciò riusciremo a trasformare una monotona routine quotidiana in un miracolo. Questo miracolo si chiama esistenza.

Vincenzo Bilotta


domenica 14 aprile 2013

Il leone che si credeva una pecora

Narra una leggenda indiana di un leone abbandonato alla nascita dai suoi genitori ed accolto in un gregge di pecore. Egli crebbe all'interno di quella comunità fino a divenire un magnifico esemplare adulto. L'unica cosa diversa che aveva dagli altri leoni era data dal fatto che, al pari delle pecore, si nutriva di erba e non di carne. Accadde un giorno che il gregge venne attaccato da un leone selvatico affamato. Egli, prima di saziare la sua fame, uccise e terrorizzò un bel numero di pecore. Il leone cresciuto in mezzo alle pecore si comportò come queste ultime, fuggendo e belando spaventato.

Il leone selvatico, accortosi dell'anomalo comportamento del suo simile, lo inseguì fino a raggiungerlo e bloccarlo, allo scopo di capire il perché di quel comportamento anomalo. A quel punto interrogò lo strano leone che si credeva pecora e gli chiese: "Perché fuggi da me?" E l'altro, tutto tremante, rispose: "Pietà, promettimi che non mi mangerai!"
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A quel punto, il leone selvatico, incuriosito da quel comportamento strano, prese l'altro leone per la criniera e lo fece specchiare sulla superficie di uno stagno. Dopo un pò gli chiese: "Vedi? Fra me e te non c'è nessuna differenza! Smetti di belare e di mangiare l'erba e torna alle tue vere origini!"

Ho voluto cominciare oggi con questo bel racconto per testimoniare come la gente, sempre più spesso, sembra avere difficoltà a riconoscere e sfruttare le sue reali potenzialità. Ciò a causa dell'ambiente castrante nel quale vive. Sin dalla più tenera età, il bambino viene sottoposto ad un indottrinamento, frutto delle aspettative da parte degli adulti.

Attraverso questa programmazione, gli adulti cercano di creare altri esseri artificiali. Dopo il processo di indottrinamento, umani rimarranno solo di nome, solo per classificazione, niente più. Le loro idee, la loro creatività come i loro sogni, verranno bloccati da qualche parte all'interno del loro cervello, per dare spazio ai bisogni della collettività.

In poche parole, delle creature divine, vengono convinte, attraverso la programmazione, di essere solo dei comuni mortali con dei compiti ben specifici e senza aspirazioni particolari. Ecco nascere la società di pecore nella quale viviamo. Questa società esalta i mediocri e sopprime i talenti. In questo tipo di società, chi pensa e crea in maniera autonoma, è considerato folle e utopista. Ciò in quanto chi pensa in modo autonomo e consapevole è destinato ad uscire dai binari, dando così fastidio a chi sta in una posizione di potere.
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Ecco nascere le brave persone, orgoglio dei professori e di mamma e papà. Ma, in realtà, queste "brave persone" altro non sono che dei meccanismi a tempo prodotti in serie allo scopo di servire la società senza ribellarsi. Essi hanno dimenticato le loro capacità creative, perdendo il desiderio di porsi le domande giuste e di nuotare controcorrente.

Solo poche persone sono educate alla critica e alla creatività. Queste persone, però, non sono figli di gente comune, bensì fanno parte di famiglie già al potere. E' interesse dei vertici del potere mondiale dare un'educazione di tipo uniforme in strutture pubbliche. Attraverso questo tipo di educazione, il loro scopo è quello di non permettere alla gente comune lo sviluppo dello spirito critico e della capacità creativa. Ciò in quanto danneggerebbe l'interesse dei vertici al potere.


Ecco così nascere delle pecore che hanno scordato le loro origini da leoni. Dei re che vivono da mendicanti, da schiavi. Poichè, però, i tempi sono ormai maturi, sempre più persone vivono dei disagi di tipo spirituale molto profondi. Questo li porterà o alla follia o a ricordarsi di Se. Ecco allora nascere sempre più ricercatori spirituali, sempre più gente insoddisfatta di se che decide di lavorare e crescere.

Solo la crescita interiore potrà portare le persone a sviluppare e realizzare le proprie potenzialità ed aspirazioni. Solo il distacco dal mondo meccanico permetterà uno sviluppo completo dell'Essere Umano Vero. Attraverso la continua vigilanza su di Se e prendendo, al contempo, coscienza dell'artificiosità della vita alla quale siamo assoggettati, potremo disconoscere l'ego e riconnetterci col Divino che è sempre stato in noi.


Ciò ci permetterà di avere il coraggio, SOLO se lo vorremo, di smetterla di belare e cominciare a ruggire. Da quel momento, riconosciuta la nostra regalità, smetteremo per sempre di inchinarci al giogo della mente programmata, per vivere finalmente liberi e sovrani di noi stessi.

Vincenzo Bilotta

domenica 7 aprile 2013

Dio è Amore

Dio è Amore, di quello con la "A" maiuscola. Cos'altro può esserlo? In realtà, essi sono un'unica cosa. Dopotutto non è mai esistita la separazione fra cose, persone, minerali o piante. Quando, però, ci si sente separati percependo, al contempo, la realtà come minacciosa, ecco che nasce la dualità. Da quel momento finisce la possibilità di trovare l'Amore e, di conseguenza, anche Dio.

Oggi più che mai è difficile amare ed essere amati. Ciò per il semplice fatto che, in un'era sempre più tecnologica, si è perso il valore (e il calore aggiungerei io) dei rapporti umani. Si è sostituita la fiducia con la diffidenza, la collaborazione col pensare solo a se stessi, la pace col conflitto (sia interiore che esteriore), il rispetto col giudizio e la condanna.
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Niente, più della mancanza d'Amore, può allontanarci da Dio. Nessuna professione di fede potrà farci tornare a Lui se non impareremo a PERDONARE E DIMENTICARE. Solo dimenticando il male subito, infatti, si può ricominciare a credere nell'Amore e, quindi, ad Amare. Dimenticare il male ricevuto, però, costituisce solo il primo passo, seppur fondamentale, per poter Amare. 

In particolare, il dimenticare, costituisce la chiave per chiudere definitivamente la porta del passato che ci permette di tornare a VIVERE IL PRESENTE. Il passo successivo sarà costituito dal PERDONARE. Il PERDONO, infatti, costituisce il sigillo apposto sulla porta del passato e l'inizio di una vita nuova fondata sulla riscoperta dell'Amore.
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Solo dopo aver sanato, attraverso il PERDONARE E DIMENTICARE, i conflitti interpersonali che ci hanno legato al passato, abbiamo la possibilità di vivere nel QUI E ORA. Quale altro tempo esiste per vivere ed Amare? SOLO L'ISTANTE PRESENTE, nessun altro!

L'Amore può germogliare solo nel PRESENTE. Quando siamo nel QUI E ORA abbiamo la possibilità di sperimentare l'Amore. In nessun altro momento, che sia il passato o il futuro, ciò è possibile. Ciò semplicemente perchè il passato non esiste più e ci condizionerebbe con i suoi sensi di colpa e le sue esperienze non ancora correttamente elaborate. Il futuro, al pari del passato, non è in grado di far germogliare l'Amore, semplicemente perchè crea ansie e aspettative che potrebbero non venire soddisfatte.
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Come dicevo poc'anzi, solo nel QUI E ORA l'Amore trova terreno fertile dove far germogliare i suoi semi. Dopotutto, una piantina va prima piantata e curata GIORNO PER GIORNO se si vogliono vedere i risultati. Riuscite ad immaginare un fiore che nasce prima di essere stato seme? 

Dopo aver piantato nel QUI E ORA i semi dell'Amore, occorre coltivarli per poi coglierne i bei fiori che, sicuramente, germoglieranno. Quando si sarà in Amore, di conseguenza si troverà Dio. Dio, infatti, è Amore. Quando parlo di Amore, non mi riferisco solo al rapporto che si instaura fra una coppia. L'Amore deve essere, prima che per gli altri, AMORE PER SE STESSI IN QUANTO ESSERI DIVINI.
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Quando si riesce ad AMARE ED ACCETTARE OGNI PARTE DI SE', solo da quel momento si potrà cominciare ad Amare ed accettare gli altri IN QUANTO PARTE DI NOI. Dio è in ogni cosa. Ogni persona, animale, minerale, vegetale è Dio. Il problema dell'Amore si pone per l'uomo, in quanto solo l'uomo ha problemi ad Amare ed Amarsi. 

Il problema che spinge l'uomo lontano da Dio è la paura. La paura, infatti, è il contrario dell'Amore e, quindi, di Dio; come dire, inferno e Paradiso. Di conseguenza, se si prova paura, significa che non si ama abbastanza e si vive lontani da Dio. Viceversa, se si prova Amore, significa che SI ACCETTA LA PROPRIA IDENTITA' DIVINA E, DI CONSEGUENZA, L'ALTRO, COSI' COM'E'.
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Come si fa a trovare Dio? Amandosi e Amando di più! Amate tutto ciò che fate, le persone che incontrate, le esperienze che hanno segnato dei punti di svolta nella vostra Vita. Solo così, a prescindere se amerete mai una persona o avrete una relazione di coppia, riuscirete a compiere il più bel viaggio che vi sia mai capitato. Questo viaggio vi condurrà all'interno di voi stessi e vi farà scoprire che Dio non è mai stato nelle sinagoghe, nelle sontuose cattedrali in stile gotico o nelle moschee nè, tantomeno, nelle parole dei predicatori.

Quando avrete imparato ad AMARE ED ONORARE VOI STESSI, infatti, scoprirete che DIO E' IN VOI E DIO SIETE VOI. Se cercate Dio, cercatelo nei vostri silenzi, nella vostra creatività, nel sorriso puro di un bambino come nel volo di una farfalla variopinta in un verde prato. DIO E' SEMPRE PRESENTE, BASTA SOLO SMETTERE DI CERCARLO E RACCOGLIERSI AFFINCHE' ESSO POSSA MANIFESTARSI ED ESSERE DA NOI CONTEMPLATO.

Vincenzo Bilotta