domenica 22 luglio 2012

Fare pace col passato

Ognuno di noi ha una sua storia vissuta. Ogni storia ha un suo contenuto energetico. Ciò che condiziona molte persone, non da ultime quelle che sono nel cammino, è il passato coi suoi vissuti esperienziali ed emozionali. Non sempre, infatti, le esperienze vissute vengono elaborate correttamente dalla nostra mente. Vi dirò di più: spesso succede che tendiamo a trascinarci dietro delle storie passate che non ci aiutano, di certo, ad elaborare correttamente le esperienze che andremo a vivere nel presente.

Quante volte ci capita di pensare a storie che non sono andate come avremmo voluto per vedere insorgere in noi dei sensi di colpa? Avete la minima idea di quanta energia costi al nostro organismo tenere in Vita dei fantasmi nella gestione quotidiana di Sé? Tanta, credetemi! Ma come fare a recuperare queste energie per renderle disponibili appieno QUI E ORA che è l'unico momento nel quale ne abbiamo davvero bisogno?
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Come fare pace col passato, specie se ha prodotto effetti a lunga durata che ci trasciniamo ancora addosso e dai quali non riusciamo a liberarci? Sicuramente, se si vuole riuscire a far pace col passato occorre prima di ogni cosa accettare il fatto che è....passato! Non esiste più! Cenere alla cenere! Che senso ha tenere vivo un ricordo che ci assorbe solo energia e vitalità?

Perché gettare via il nostro tempo a lottare contro ciò che è stato invece di accettarlo e proseguire il nostro percorso di Vita ed evolvere? Come dicevo poc'anzi, il primo passo per liberarsi dal passato e recuperare energie è costituito dalla sua accettazione.
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Il secondo passo consiste nel far pace con se stessi. Si, avete capito bene! Altrimenti, come pretendete di poter essere in grado di far pace col passato se non raggiungete prima un equilibrio interiore che vi consenta di avere la percezione dell'Eterno Presente per poter poi voltare pagina? Per far pace con se stessi occorre eliminare tutti i sensi di colpa, capendo che, ormai, in un modo o nell'altro, quel che è stato è stato.

Mettiamoci un punto sopra e voltiamo pagina. Non dico sia facile, non lo è per nessuno, credetemi. Però si può sempre provare perché quello che fa la differenza in questi casi è la volontà di dare una svolta definitiva alla propria Vita. Niente cambia se prima non cambiamo noi! Solo dopo aver eliminato i sensi di colpa potremo finalmente far pace (Essere in pace) con noi stessi.
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Da quel momento in poi, come conseguenza del lavoro che avremo fatto su di noi, faremo pace col passato. Dopo aver attuato questo processo di guarigione energetica, vedremo accadere dei cambiamenti profondi e determinanti nella nostra Vita. Infatti, chiudendo col passato eliminiamo anche tutti i pensieri inutili che ci sono costati sprechi energetici e che sono stati la causa di conflitti irrisolti.

Di conseguenza, recuperando le nostre energie ed avendole finalmente a disposizione nel QUI E ORA, vedremo sparire diversi disturbi fisici che ci portavamo dietro come diretta conseguenza dei varchi spazio-temporali tenuti inutilmente aperti da noi col passato. Del resto, ogni sintomo è già, di per se stesso, un principio di guarigione.
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Il nostro corpo, attraverso i disturbi fisici, c'invia dei segnali che altro non sono se non un invito al cambiamento, uno stimolo a voltare pagina e tornare a vivere! Ascoltate il vostro corpo, in esso c'è il ritmo della Vita e la risposta a tutte le vostre domande.

Lasciate da parte le diagnosi mediche perché esse, il più delle volte, sono dirette solo a sopprimere dei sintomi ma, di sicuro, non risolvono i conflitti che nascono da emozioni non correttamente gestite ed elaborate. Facendo pace con voi stessi, farete pace col passato. Facendo pace col passato, vi riconnetterete al Tutto. Riconnettendovi al Tutto, sarete in pace con Dio.

Vincenzo Bilotta

sabato 14 luglio 2012

La dualità

"Tutto è Uno, Uno è Tutto". Io aggiungerei: "Chiudo gli occhi e sono Uno, apro gli occhi e sono l'Infinito Essere di Me" (Vincenzo Bilotta). Questa premessa vale a dimostrare il fatto che noi nasciamo e viviamo per essere Uniti col Tutto. Il problema è che nessuno ce lo insegna.

Quando nasciamo, e man mano che andiamo crescendo, nessuno ci spiega nulla di simile a meno che i nostri genitori non decidano di spedirci in un monastero sperduto in Tibet. Semplicemente veniamo "educati". Attraverso il processo educativo ci viene insegnato a comportarci in maniera corretta e veniamo preparati all'età adultà ma non di certo a rimanere connessi con Tutto ciò che esiste.
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E proprio a causa del processo educativo vengono spesso ad essere perdute (o meglio assopite) quelle capacità istintive che ci avrebbero consentito di sentirci sempre connessi con Tutto il resto che ci circonda. Il processo educativo, come dicevo pocanzi, ci porta all'individualità e al giudizio nei confronti nostri e di chi ci circonda. Da tutto ciò nasce, come diretta ed inevitabile conseguenza, la dualità e il mondo "esterno" a noi. In realtà non esiste nessun mondo e nessun Sé.

Sì, avete capito bene! Quando si parla di mondo e di Sé, significa che ci si è scissi e allontanati dall'Eterna Armonia (Unità). Proprio dalla dualità nasce la sofferenza che deriva dalla separazione. Il bambino quando è nell'utero materno vive felice ma quando nasce e percepisce il mondo inizia ad illudersi di essere separato e "solo". Sostanzialmente da lì nasce la separazione, almeno in senso illusorio, per poi continuare col processo educativo che non farà altro che consolidare queste concezioni, prettamente mentali, nel nostro intelletto.
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Sì, nel nostro intelletto ma mai nel nostro cuore. L'intelletto è la sede della ragione e della mente. La mente è la sede dei preconcetti e dell'educazione. Dalla mente nasce l'illusione di separazione, il conflitto, il dolore. Nel cuore, invece, risiede la conoscenza. Ma la conoscenza che risiede nel cuore non è la conoscenza filosofica o mnemonica.
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La conoscenza che risiede nel cuore è di tipo istintivo e Unitario. Tende ad unire attraverso la percezione (istinto) di armonia in Tutto ciò che ci circonda. L'Unione col Tutto, infatti, non può essere concettualizzata o definita in alcun modo altrimenti sarebbe un catalogare mentale. L'Unione col Tutto è quel sentimento che nasce dal cuore e non si può esprimere a parole o disegni.

Non si può concettualizzare l'Unione. Quello che si può definire (abitualmente lo fanno quasi tutte le persone del mondo nel quale viviamo) diventa duale: buono/cattivo, bello/brutto, pace/guerra, giusto/sbagliato, punizione/premio. Solo andando oltre la mente conosceremo la nostra vera natura.
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Solo vivendo senza giudizio conosceremo il linguaggio dell'accettazione. Solo amando l'altro così com'è ameremo noi stessi. Solo rimanendo in silenzio al tramonto potremo conoscere Dio. (liberamente tratto da uno dei capitoli del mio libro di prossima pubblicazione)

Vincenzo Bilotta

venerdì 6 luglio 2012

Vivere il proprio corpo

Tutti hanno un corpo, pochi lo "abitano". Sì, perchè il più delle volte la gente non ama il proprio corpo ed è sempre pronta a trovarvi delle imperfezioni che sono, com'è ovvio, fonte di frustrazione. Ciò deriva da un sentimento di non accettazione che se, per un verso, ci porta a cercare il miglioramento nella speranza di una perfezione assoluta, dall'altro ci crea disagi e insicurezze nelle relazioni sociali.

La persona che non sa vivere il proprio corpo così com'è, infatti, prova un disagio più o meno profondo quando deve relazionarsi con gli altri. Ciò è dovuto proprio alla paura di risultare inadeguati agli occhi delle persone che interagiranno con noi. Quanto semplice sarebbe, invece, se ci si accettasse, fregandosene del giudizio della gente (che, probabilmente non arriverà mai....).
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La causa di tutte le insicurezze che nascono in chi non accetta il proprio corpo e si rifiuta, in conseguenza di ciò, di "abitarlo", risiede nella nostra società fondata sull'apparenza che va a discapito dell'Essenza. In Tv ci propinano modelli di perfezione fisica assoluta, sottolineando il fatto che solo chi è bello ed aitante può ambire a certi traguardi. E l'Anima? Dove la mettiamo? Quali dinamiche spingono certi esperti di marketing a screditare l'Essenza a favore della materia?

La risposta non è poi così difficile da dare, se si pensa che tutto ruota intorno al denaro e all'immagine. Voglio ricordarvi che, le stesse persone che appaiono così belle e perfette in TV, sono le stesse che soffrono di dipendenze e forti insicurezze. Ciò è dovuto al fatto che la gente di successo, e i modelli in particolare, puntano tutto sull'aspetto esteriore, non curando per nulla l'aspetto interiore che è, invece, quello fondamentale in quanto "Il corpo è il tempio dell'Anima".
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L'Anima è più importante di tutto il resto. Ma, coloro che puntano tutto sul fisico ne dovranno subire, prima o poi le conseguenze. Chi lavora nel mondo dello spettacolo sa bene che l'aspetto fisico dev'essere curato ed impeccabile perchè è di alto impatto sul pubblico. Ma l'attore, o la modella di turno, sanno anche che esiste la vecchiaia e il declino fisico e sanno, altresì, che prima o poi rimarranno "a casa".

Da ciò scaturirà in essi un profondo disagio che li porterà inevitabilmente ad un bivio di fronte al quale potranno scegliere se continuare a credere solo nell'involucro esterno o se, invece, iniziare a lavorare su di Sè per poter investire qualcosa sul proprio futuro attraverso la comprensione del corretto significato della Vita. Ho conosciuto tante persone nella mia Vita e posso dirvi che le più appariscenti sono le più fragili.
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Chi si crede bello non accetta di uscire senza prima truccarsi e vestirsi in modo curato per risultare gradevole. Chi si accetta così com'è, invece, sa di avere un corpo, lo vive ringraziando Dio per averglielo concesso e per essere efficiente ed in salute e non pensa di certo ai dettagli esterni legati all'abbinamento dei colori o al lucido delle scarpe. Chi si accetta così com'è si è risvegliato dal sogno di forma per abbracciare l'eterna realtà Divina!

Vincenzo Bilotta

martedì 26 giugno 2012

La malattia come fonte di guadagno

Oggi voglio parlarvi della malattia, e di come le case farmaceutiche sono riuscite a fare dello stato di disagio dell'individuo una forma di business altamente produttiva. Al di là del fatto che la malattia non è un fenomeno a sé stante ma soltanto un effetto noto di una causa, apparentemente, ignota, più che di malattia, io amo parlare, come già anticipato dal Dott. Oliviero nel suo omonimo libro, di BENATTIA.

Francamente, dopo anni di lavori e di studi sulla persona (su di Me in primo luogo ma, anche, sugli altri), ho avuto modo di scoprire come la gente sia brava ad ammalarsi e a morire invece di godere della Vita e di ciò che essa può offrire ad ogni individuo. Si dice che l'essere umano sfrutti solo il 5-10% circa delle reali potenzialità del cervello. Il restante 90-95% sembra resti inutilizzato e allo stato potenziale.
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Molte persone ancora credono nella favola della genetica, troppe muoiono ancora per essere fedeli a ciò che disse un semplice naturalista corrispondente al nome di Charles Darwin. Da allora, gente come Bruce Lipton, autore del meraviglioso libro LA BIOLOGIA DELLE CREDENZE, ha avuto modo di confutare e dimostrare la falsità, su basi scientifiche, di queste affermazioni. Se quanto scoperto da Darwin andava bene nel 1800, oggi la realtà è diversa.

La gente cerca la verità al di là delle teorie. Come dire? Certezze al posto di belle parole (non sempre belle, a volte sono pure complicate e distruttive, specie se escono dalla bocca di certi medici privi di sensibilità!). Dando per scontato il fatto che l'alterazione a livello genetico avviene a seguito di un'errata codificazione, da parte del cervello, degli stimoli ambientali, da ciò si evince come sia facile prevenire la malattia attraverso un approccio diverso, e meno stressante, alla Vita quotidiana da parte del soggetto che interagisce con l'ambiente che lo circonda.
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Poiché non voglio parlare in questa sede di epigenetica, fatta questa premessa voglio, invece, parlarvi della malattia come fonte di guadagno da parte delle case farmaceutiche. Oggi, come ieri del resto, si assiste ad un aumento delle patologie. Accanto a quelle esistenti, infatti, ne vengono sempre scoperte delle nuove sulle quali poi i ricercatori delle case farmaceutiche studieranno nuovi farmaci spesso poco efficaci ma che, in ogni caso, faranno arricchire le multinazionali alle spalle dei (presunti) malati.

Oltre alle patologie comuni quali colesterolo, ne sono state create altre e sempre di nuove ce ne saranno. Ciò grazie a degli accordi nascosti presi tra le case farmaceutiche, gli organi che detengono il potere d'immissione nel commercio degli stessi farmaci nelle varie nazioni e, non da ultimi, i medici. In base a questi accordi, la case farmaceutiche, il cui scopo, di sicuro, non è quello di  curare il paziente ma, semmai, di mantenerlo malato per potersi poi arricchire alle sue spalle, creano nuovi farmaci, all'apparenza più efficaci ma che, in realtà, agiscono solo sui sintomi e, quasi mai, sulle vere cause delle patologie.
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Al di là del fatto che la medicina ufficiale è anni luce indietro rispetto a quelle che sono le vere cause della malattia, essa non ha, a prescindere dalla sua ignoranza, alcun interesse a curare nessuno. Esistono in commercio farmaci molto costosi che vanno assunti per lunghi periodi. Questi farmaci hanno, spesso (l'80% delle volte) effetti collaterali nei confronti dei pazienti che li assumono.

Le case farmaceutiche, di contro, avendo interesse a guadagnarci, minimizzano sui possibili danni, limitandosi a scrivere libri di avvertenze sugli effetti collaterali pur continuando a produrli e a mantenerli in commercio. La gente, per fortuna, si va svegliando. Molti ricorrono alla medicina alternativa abbandonando, al contempo, quella allopatica. L'omeopatia, ormai, ha preso piede; ciò grazie alla sua efficacia e ai ridotti effetti collaterali (sempre e comunque transitori).
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Ovviamente, la medicina di base, accusando il colpo, fa di tutto per screditare le terapie non convenzionali, allo scopo di difendere i suoi metodi di cura non sempre efficaci, invasivi e, a volte, mortali. Quanta gente è già morta a causa delle terapie iatrogene? Quanta ne dovrà morire ancora prima che qualcosa cambi? Se vogliamo che cambi davvero qualcosa, iniziamo a cambiare noi.

Non diamo nulla per scontato, specie in ambito medico. Fermiamo l'espandersi delle multinazionali del farmaco attraverso la presa di coscienza dei reali interessi che si nascondono dietro queste persone senza scrupoli. Informiamoci, cerchiamo di capire al di là delle parole dette dai medici.

Essi, non tutti per fortuna, sono solo dei burattini che stanno alla base di una piramide con al vertice persone che altro interesse non hanno se non quello di arricchirsi alle spalle delle masse inconsapevoli. Apriamo gli occhi. Cambiamo visione della Vita e dei fenomeni ad essa inerenti. Solo così la realtà potrà cambiare.

Vincenzo Bilotta

lunedì 18 giugno 2012

Nessun dovere verso nessuno

"Studia, sennò mi farai ammalare". Quante volte ce lo siamo sentiti ripetere da uno dei nostri genitori? Quanto ci siamo sentiti in colpa per questa affermazione? Sin da piccoli abbiamo avuto un forte senso del dovere verso di loro, complice una loro conoscenza della nostra personalità coi suoi punti deboli e, talvolta, oscuri. Alcuni genitori usano la forza per ottenere qualcosa dai loro figli, altri, invece, usano la persuasione verbale, promettendo dei premi in cambio di comportamenti che si conformino ai loro voleri.

Questo è, di certo, solo l'aspetto superficiale della questione che voglio condividere oggi con voi. Il senso del dovere si sviluppa, quindi, nella prima infanzia coi primi contatti con altri esseri umani. Normalmente, chi fa sorgere in noi questo senso del dovere, sono i nostri genitori e gli educatori in generale. Il senso del dovere nasce da un'idea nostra di compiacere chi esige da noi un determinato comportamento. Ciò che molti non sanno però è che, così facendo, si rischia di ammalarsi.
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Quando si contentano gli altri, inevitabilmente si finisce con lo scontentare se stessi. Da questo comportamento nasce una forzatura, una stonatura in noi in quanto non ci lasciamo un margine di decisione nè di scelta valutativa. Questa forzatura sorge dal momento in cui decidiamo di soddisfare i nostri genitori, educatori e, nella Vita, coniugi, amanti, amici e datori di lavoro.

Come conseguenza si rischia di anteporre i bisogni altrui ai propri e di soddisfare le esigenze degli altri, quasi mai le proprie, in quanto queste ultime non coincideranno mai con le rischieste degli altri. Ovviamente, tutto ciò crea un conflitto interiore e in particolare una scissione tra quello che si voleva realmente e quello che ci si costringe a fare.
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Da questo conflitto sorge un senso di inadeguatezza e di scontento che porta, quasi sempre, alla malattia. La malattia nasce proprio dal senso del dovere che noi stessi ci trasciniamo dietro e dal quale non riusciamo (forse perchè non lo vogliamo veramente?) a liberarci. Per riuscire ad uscire da una "zona morta" ereditata dai nostri "addomesticatori", bisogna avere il coraggio di ascoltare il proprio cuore con le sue richieste.

Il cuore, infatti, è il messaggero dell'Anima. Ascoltando e seguendo i desideri del cuore si realizza anche il progetto dell'Anima che, poi, altro non è che il nostro progetto di Vita, quello per il quale siamo venuti al mondo. Basta coi doveri verso gli altri. Impariamo a dire di NO, con gentilezza, certo, ma con fermezza. Siamo nati liberi. Nessuno, tranne noi, può limitare o toglierci questa libertà a nessun titolo!
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Tra le altre cose, smettendo di sentirci in dovere verso i nostri genitori, in particolare, eviteremo di reiterare i loro comportamenti istintivi di fronte a determinate situazioni. Ciò ci eviterà di ereditare sia i loro comportamenti che, soprattutto, le loro malattie conseguenti a quel determinato stato emotivo ingenerato dal comportamento stesso.

Chi conosce un pò di psicosomatica sa già che nulla nasce per caso. Nessun disturbo è lì per punirci o limitarci. Se esiste un disturbo, ciò sarà imputabile ad un'alterazione dello stato emotivo nel soggetto colpito. Molti di noi ereditano certe malattie perchè hanno un eccessivo senso del dovere nel compiacere i propri genitori anche a livello di emulazione caratteriale. Così, il figlio che imita il padre negli eccessi di collera, sarà più soggetto a malattie legate al fegato (rabbia) o al cuore (sentimenti d'amore).
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Dei legami tra DNA ed emozioni ne parlo nel mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, YOUCANPRINT EDIZIONI. Così, chi deciderà di leggerlo, potrà approfondire questa, come altre particolari tematiche affrontate nel libro stesso. Ma cosa ci rende liberi dall'ereditarietà genetica come dalla malattia?

Noi decidiamo il nostro destino, anche in termini di salute!!! Basta cambiare il nostro comportamento, qualora questo fosse causa di squilibri a livello psicofisico. Solo cambiando il nostro modo di vedere la Vita, potrà migliorare la nostra Vita stessa! Nessuna malattia è lì per caso. Essa è solo un punto di svolta che ci consentirà, SOLO se saremo pronti, di trasformarci in persone nuove in grado di godere della vita per il solo fatto di essere vive e respirare!

Vincenzo Bilotta

martedì 12 giugno 2012

Ogni persona uno specchio di noi

Il mondo è bello perché abitato da tante persone diverse fra loro. Ma, in realtà, vi è un'uguaglianza sostanziale nella diversità apparente. Ogni persona, vuoi per formazione, cultura, religione ed educazione ricevuta, ha un carattere diverso da un'altra. Seppur simile all'apparenza, differente nel dettaglio. Spesso, però, queste differenze caratteriali portano al sorgere dei conflitti fra gli individui. Questi conflitti nascono dal fatto che nessuno è disposto ad accettare nessuno, così com'è.

Si fa fatica, oggigiorno, ad accettare noi stessi coi nostri angoli bui della personalità, figuriamoci il nostro prossimo! Non accettando l'altro, però, noi non accettiamo una parte di noi stessi. Bisognerebbe chiedersi, specie quando ci si para davanti una persona che non sopportiamo e con la quale ci viene solo voglia di andar via o litigarci, quale parte di noi ci sta mostrando.

Partendo dal presupposto che NULLA AVVIENE MAI PER CASO, occorre porre in evidenza il fatto che tutto ciò che accade nella nostra vita è perfetto e necessario. Magari questo non lo si può capire né, tantomeno, accettare subito, specie se l'evento è spiacevole o, comunque, non voluto. Col tempo, però, tutto quadra nel bilancio della vita. Come accennato sopra, quindi, nulla avviene mai per caso.

Ciò non è riferito solo agli eventi ma, anche, alle persone che s'incontrano nel corso del nostro cammino di vita. A volte s'incontrano persone sgarbate, altre volte aggressive ma, al di là di ciò, la maggior parte della gente reagisce in automatico a questi stimoli in risposta a determinati comportamenti. Occorre, invece, capire che, ogni persona che s'incontra, porta in se, attraverso il suo comportamento nei nostri confronti, una parte del nostro carattere ed esiste per mostrarcela proprio in quell'istante perché siamo già pronti, consciamente o inconsciamente, a specchiarci in lei.
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Magari ci capiterà di essere insultati senza motivo apparente ma, se sapremo essere abbastanza consapevoli da capire che, dietro l'insulto subìto si nasconde una parte di noi che, in pensiero o parola, ha a sua volta insultato in passato, possiamo capire quanto sia vera la Legge dell'Attrazione, in base alla quale tutto torna indietro.

Impariamo, quindi, a vedere l'altro come una parte di noi nella quale specchiarci allo scopo di evolvere e correggerci. Non attacchiamo più l'altro, semplicemente codifichiamo il messaggio che c'invia con la sua presenza di fronte a noi e col suo relativo comportamento, per quanto spiacevole possa risultare. Del resto, quando vediamo una persona, vediamo uno specchio.

Chi si sognerebbe di rompere uno specchio solo perché non trasmette, riflettendola, una bella immagine di sé? Normalmente se, al mattino, dopo esserci sistemati per uscire, dando una sbirciata alla nostra immagine riflessa allo specchio vediamo qualche altra cosa da sistemare in noi, sicuramente ringrazieremo la sua presenza riflettente perché ci permette di correggere i nostri difetti. Prendiamo questa metafora ed applichiamola durante l'interazione con le persone che incontriamo, specie con le più sgarbate.

Se riusciremo ad applicarla proprio ad esse, avremo come risultato di cambiare il meglio sia noi che il mondo che ci circonda. Se si riesce ad essere totalmente presenti, si potrà percepire anche l'energia negativa propria dell'aggressività o del sentimento negativo presente nella persona che ci sta attaccando e, spesso, di fronte alla nostra non reattività, vedremo svanire ogni traccia di negatività nell'altro perché, dopotutto, anche lui si sarà specchiato in noi trovando la parte "quieta" che aveva conservato dentro di Sé fino a quel momento.

Vincenzo Bilotta

lunedì 4 giugno 2012

L'essenza dell'insegnamento Zen

Voglio parlarvi oggi del buddismo Zen. Saltando le sue origini storiche, vorrei concentrarmi sul suo insegnamento ed in particolare sulla meditazione che prende il suo nome. Scopo della meditazione Zen è la realizzazione della vacuità. Ma, cos'è la vacuità? Se dovessi rispondere secondo la filosofia del buddismo Zen, potrei dire che la vacuità è e non è... Sì, avete capito bene, miei cari lettori!

La definizione è anche una non definizione, nel senso che tutto è giudicabile oppure no, dipende dai punti di vista e dal grado di evoluzione che una persona ha raggiunto nel momento stesso in cui dovrà scegliere se giudicare o meno. Scopo della meditazione Zen, come un pò di tutti i tipi di meditazione, è il raggiungimento di uno stato di beatitudine, definito Satori.
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Colui il quale, durante lo stato meditativo raggiunge il Satori, vivrà l'esperienza del Nulla Consapevole. Il Nulla Consapevole, altro non è che la realizzazione cosciente che tutto ciò che ci circonda è solo pura illusione di materia. Riallacciandoci alla fisica quantistica, possiamo dire che il buddismo Zen è stato un suo precursore. Anche la fisica dei quanti, infatti, attraverso prove e sperimentazioni, ha saputo dimostrare che tutto ciò che è costituito da cose materiali è, in realtà, vuoto. Niente è come appare, Mai.

Quella che noi osserviamo ogni giorno è la realtà soggettiva. Ciò significa che, il mondo che ci circonda è creato dalla nostra esperienza sensoriale ed in base alle nostre percezioni collegate col passato. Normalmente, nessuno riesce ad osservare le cose nella loro Essenza. Ciò che falsa la visione del fenomeno così com'è, è la mente coi suoi filtri esperienziali.
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Se prendiamo come esempio un tramonto, esso avrà diversi contenuti emotivi a seconda di chi si porrà di fronte ad esso per osservarlo. Se una persona ha vissuto un dramma durante un tramonto, essa tenderà a ricollegare l'evento triste al tramonto stesso, ricevendone impressioni negative ogni volta che vi assisterà. Se, viceversa, poniamo di fronte ad un tramonto una persona che ha vissuto un'esperienza felice, essa gioirà nell'assistervi nuovamente in quanto la sua mente ricollegherà al tramonto la gioia vissuta in passato.
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In entrambi i casi possiamo notare come le esperienze siano di tipo soggettivo e non oggettivo. In nessuna delle due, infatti, le persone saranno neutrali. Anche nel buddismo Zen si parla di visione oggettiva quando si dice che al di là di giusto o sbagliato, buono o cattivo, bello e brutto, paura e amore, là dimora l'insegnamento Zen nella sua purezza assoluta.

Ma come fare a raggiungere questa visione oggettiva ed unificata dove tutto appare nella sua Essenza? Uno degli strumenti più validi è, sicuramente, costituito dalla meditazione. Scopo della meditazione è quello di lasciare fluire i pensieri senza applicare nessun giudizio su di essi. Solo osservando la realtà interiore senza giudicarla, si potrà evitare di alimentare i pensieri negativi attraverso la propria energia.
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Quando si riesce a vedere il proprio mondo interiore così com'è senza giudizio, lo stesso si potrà fare con il mondo esteriore, essendo l'uomo (microcosmo) creato ad immagine e somiglianza del mondo (macrocosmo). Questa realizzazione della realtà (interiore ed esteriore) di tipo oggettivo, costituisce la realizzazione dell'Unità, fine ultimo dell'insegnamento Zen.

Vincenzo Bilotta