martedì 28 marzo 2023

Tutto l'universo vibra alle tue stesse frequenze

Un certo numero di persone, con le loro frequenze vibratorie, è responsabile di ciò che accade ogni giorno nel mondo. L'universo, infatti, si adatta alle frequenze vibratorie emesse dalla maggioranza della popolazione mondiale.

Se viviamo nel caos e nella follia, ciò è dovuto alle vibrazioni basse che emette la maggioranza degli zombie che popola le nostre necropoli. Emanazioni di paura, odio, rabbia, ansia, malvagità sono emesse, dopo che le ha provate e prodotte interiormente, dalla maggioranza della popolazione mondiale.

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L'universo riceve queste vibrazioni negative e le rimanda amplificate, ecco spiegata la follia estrema nella quale tutto il mondo è immerso in quest'ultimo, particolare, periodo storico.

Il mondo è neutro. Chi lo trasforma in meglio o in peggio è la gente. Sono ancora poche le persone in grado di comprendere questo, molti di noi, quelli che come me sono nel cammino, speravamo che le cose cambiassero e, in effetti, sono cambiate ma non in senso evolutivo globale ma in direzione del caos cosmico.

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Come si spiega tutto ciò? Troppa gente vede troppi tg, trasmissioni demenziali, troppi social, troppo poca Vita reale. I bambini che giocano ancora a palla per le strade sono rari, essendo la maggior parte di essi seduti sulle panchine a rincretinirsi con gli smartphone o a casa a giocare online con i vicini di casa. 

Poca gente ha una visione positiva della realtà, della Vita stessa, la maggior parte si lascia influenzare dall'illusione cosmica, costituita dal mondo esterno, con le sue dinamiche caotiche. Così, la maggioranza della gente perde di vista la propria interiorità e, con essa, la possibilità di migliorare il mondo esterno migliorando se stessa.

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Così tutti gli zombie per strada a farsi la guerra fra loro, a lamentarsi per come vanno le cose, ad inveire contro dei presunti carnefici ma nessuno, quasi mai, sceglie di lavorare su di sé per portare, poi, il cambiamento nel mondo.

In tutto ciò, in tutto questo inveire, odiare, lamentarsi, arrabbiarsi, impazzire, deprimersi, si producono inevitabilmente delle energie, delle emanazioni, un po' come accade quando esce del fumo dalla marmitta di una macchina in movimento. Queste emanazioni vanno in giro nell'etere e vengono captate dall'universo.

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Possiamo immaginare l'universo come un'antenna sensibile a tutte le emanazioni da parte della popolazione mondiale. Se si vive nel caos, ciò significa che l'antenna dell'universo ha captato frequenze vibratorie basse. In questo caso rimanda, amplificate, le stesse frequenze ricevute e captate tramite la sua antenna con l'aiuto della Legge dell'attrazione (per approfondire l'argomento puoi leggere il mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, YOUCANPRINT EDIZIONI, oppure cercare in questo blog l'articolo intitolato LA LEGGE DELL'ATTRAZIONE).

Ciò che siamo creiamo. Ciò che creiamo, le nostre emanazioni, in sostanza, verranno captate dall'universo, dalle sue antenne, per essere poi assimilate e rimandate centuplicate in forza ed effetto, ciò perché tutto l'universo vibra alle nostre stesse frequenze.

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Ma cosa si può fare per cambiare tutto ciò? Innanzitutto occorre raggiungere una massa critica, costituita da persone coscienti di sé ed in grado di emettere SEMPRE E SOLO vibrazioni positive, caratterizzate da pensieri di pace, amore incondizionato, perdono, libertà, fratellanza, sincerità, rispetto, giustizia. 

In questo modo, cambiando un certo numero di persone, anche l'universo vibrerà a frequenze più alte, liberando, finalmente, il mondo dall'oscurità e dall'inconsapevolezza collettive.

Vincenzo Bilotta

lunedì 13 marzo 2023

Pianeta lamentela

La nostra Vita dovrebbe tendere alla perfezione. Questo perché noi siamo già perfetti, così come è perfetta la nostra nascita, altrimenti, se non avessimo avuto uno scopo, non saremmo mai venuti al mondo. Ma pochi si accorgono dell'opportunità che la Vita riserva ad ognuno di noi per poter esprimere il meglio di sé. Quasi tutti sono impegnati a lamentarsi di tutto e tutti, in ogni circostanza.

Ci hanno educati in una società dove nessuno è completo se non possiede un SUV di ultima generazione, telefonino alla moda, abiti firmati... Così, se non abbiamo ciò che le martellanti pubblicità considerano lo status symbol, allora non potremo essere mai felici e realizzati. Va da sé che, se non ci si sente realizzati e si continua a credere alla spazzatura che danno in pasto ogni giorno in tv (per chi ce l'ha ancora, l'accende e ci crede), si rischierà di diventare dei lamentosi.

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Pianeta lamentela, infatti, è il titolo che ho scelto per il mio articolo di oggi e sta a rappresentare alla perfezione il modo di pensare del cittadino occidentale medio, quello che, per intenderci, è stato educato culturalmente, familiarmente e, non da ultimo, socialmente, a vedere il bicchiere sempre e comunque mezzo vuoto.

Non appena alzati al mattino, specie di lunedì, ci si comincia a lamentare per l'inizio della settimana, si prosegue uscendo di casa e continuando se non si trova un posto auto vicino al luogo dove si lavora, del traffico, di chi ci taglia la strada in tangenziale o di chi, ancora, non rispetta la fila alla posta...

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Ogni argomento è buono per lamentarsi, dopotutto viviamo nella società della lamentela, dove si guarda sempre a ciò che manca, c'insegnano fin da piccoli a lamentarci, ad essere insoddisfatti, a volere sempre di più. Quasi nessuno si accorge che, specie qui in occidente, si ha già tutto per sentirsi completi e realizzati.

Il nostro pianeta potrebbe chiamarsi tranquillamente pianeta gratitudine, ma se si chiama pianeta lamentela, ciò è dovuto al fatto che tutti noi ci concentriamo su ciò che ci manca, o ci fa paura o, ancora, non corrisponde alle nostre aspettative, invece di concentrarci su ciò che abbiamo già.

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Certo, molti di voi, alla luce di quanto sta accadendo dal Marzo 2020 ad oggi, potrebbe dire che non c'è proprio nulla di cui essere grati... Ma, se dovessimo vedere la cosa con gli occhi della gratitudine, potremmo dire che Dio è stato buono con noi e non ci ha fatti morire, mentre tante persone, invece, in questo periodo molto strano, non ce l'hanno fatta e sono morte.

Essere lamentosi comporta un impiego energetico. Chi si lamenta, infatti, impiega tempo ed energie per farlo. Ma, se ci riflettete un attimo, scoprirete che, lo stesso tempo e le stesse energie che il lamentoso impiega per lamentarsi, potrebbero essere dedicati all'essere grati.

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Come potete ben capire, tutto è questione di visione prospettica. La nostra Vita, la sua ricchezza così come la nostra felicità, dipendono totalmente dalla nostra visione interiore, dai filtri attraverso i quali osserviamo il mondo. Sappiamo ormai, grazie alla fisica quantistica, che la realtà è sempre e solo soggettiva, mai oggettiva.

Di conseguenza, la differenza la facciamo sempre e solo noi, il mondo esterno è neutro, noi lo coloriamo con le nostre percezioni derivanti dalle nostre esperienze, da ciò che ci hanno insegnato e da ciò che ci passa per la testa proprio nel momento in cui osserviamo un determinato fenomeno a noi esterno.

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Se viviamo in un pianeta di lamentosi, ciò è dovuto ad una questione di focus, in pratica ci hanno insegnato, fin da piccoli e in tutti gli ambienti da noi frequentati durante il nostro processo di crescita, a lamentarci e a vedere il lato negativo di ogni cosa.

Di conseguenza, eccoci qui, benvenuti nel pianeta lamentela! Ma non si può far nulla per cambiare le cose? Assolutamente sì! Basta cambiare focus, modo di vedere le cose, la Vita, concentrandosi sulle cose per le quali essere grati.

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Bisognerebbe ringraziare di più, trovare almeno due ragioni, da ricordare al mattino appena svegli prima di scendere dal letto e la sera prima di addormentarsi, per le quali essere grati. Potremmo essere grati di non essere ancora morti, del bel sole che oggi entra nella nostra stanza appena svegli, dei genitori meravigliosi che abbiamo avuto e dell'affetto che ci hanno donato o per tanti altri motivi, trovateli voi...

Per passare dal pianeta lamentela al pianeta gratitudine il salto non è poi così impossibile come all'apparenza potrebbe sembrare, basta decondizionarsi dalle memorie collettive antiche, generate da una società di lamentosi, cominciare a provare, in maniera autonoma, gioia, pace, appagamento senza nessun motivo specifico e farlo per almeno 21 giorni (questo è il tempo minimo richiesto affinché il cervello costruisca nuovi percorsi sinaptici basati sulla gratitudine abbandonando, al contempo, quelli basati sulla lamentela).

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Dopotutto la gratitudine, così come la lamentela, è una questione di visione, di attitudine. Fate sì che la vostra Vita cominci ad essere qualcosa di cui essere grati, smettete di volere, volere e ancora volere, ciò che le pubblicità indicano affinché possiate vivere felici perché, ricordatelo bene, voi avete già tutto ciò che vi serve per essere grati, esso si trova dentro di voi, quindi?

Smettete di guardare fuori, cominciate a coltivare una visione interiore, lavorate su di voi, crescete interiormente fino a diventare persone migliori. Poi, diffondete "là fuori" ciò che siete diventati, fatelo attraverso l'esempio derivante da atti di gentilezza, perdono, amore verso la Vita e, soprattutto, GRATITUDINE. Buona trasformazione!

Vincenzo Bilotta


lunedì 27 febbraio 2023

Chi non cerca trova

Viviamo in una società dove si va di fretta, troppo di fretta. E quando si vuole una cosa, la si vorrebbe subito, il che non è sbagliato. L'errore che si commette, quando si desidera una cosa, è il cominciare a desiderarla accentuando, così facendo, il senso di mancanza e il desiderio di ottenerla. In questo modo, però, la cosa non la si ottiene ma, paradossalmente, essa si allontana da noi.

Quando vorremmo che certe situazioni si risolvessero nel modo più veloce possibile o ancora, quando desideriamo qualcosa o qualcuno, stranamente, essi non arrivano a noi ma, all'opposto, si allontanano fino a sparire. Ma noi ci affanniamo a desiderare ciò che sembra sfuggirci, ad inseguirlo, inutilmente... Che spreco di energie e di tempo, spesso ne va della nostra salute... Ma, allora, che fare?
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Non dovremmo fare proprio nulla. In questi casi bisognerebbe stare totalmente fermi. Ma lo stare fermi al quale mi riferisco io non riguarda una qualsivoglia forma di inerzia, piuttosto direi trattarsi di una forma di magnetismo. 

Quando parlo di magnetismo intendo proprio il diventare dei magneti e, proprio come loro, attirare a noi ciò che vogliamo senza sforzo ma, piuttosto, utilizzando la famosa legge dell'attrazione (cerca l'articolo intitolato LA LEGGE DELL'ATTRAZIONE, potrai leggere il capitolo OMAGGIO del mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, YOUCANPRINT EDIZIONI).
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Ma per diventare dei magneti occorrerà, prima, annullare ogni forma di ricerca spasmodica volta all'ottenimento di ciò che riteniamo "manchi" nella nostra Vita, sia essa una donna, un lavoro, la casa dei nostri sogni o qualsiasi cosa, in generale, desideriamo da tempo entri a far parte della nostra Vita.

È solo smettendo di cercare, infatti, che potremo trovare, anzi, sarà ciò che prima cercavamo senza, peraltro, trovarlo, a trovare noi. Vi sembra strano? Quante volte cercando un lavoro, una relazione amorosa o quello che desideravate di più, avete sprecato tempo, energie, a volte salute, senza ottenere nulla? 
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E, paradossalmente, tutte le volte in cui avete smesso di cercare, di dare eccessiva importanza a ciò che vi "mancava", senza più pensarci, addirittura dimenticandovene, è arrivato a voi? Fateci caso: meno date importanza a ciò che volete vi arrivi, a ciò che cercate, più rapidamente lo otterrete!

Funziona così: quanta più importanza daremo a ciò che riteniamo mancare nella nostra Vita per essere completi, meno probabilità avremo di ottenerlo con facilità. Se, viceversa, smetteremo di desiderare una cosa, di cercarla, essa, dopo un po' di tempo, finita l'energia inerziale dell'importanza che davamo alla stessa, arriverà a noi.
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Ma perché accade ciò, vi starete chiedendo, perché funziona all'incontrario? Perché la Legge dell'attrazione ci fa arrivare ciò a cui più pensiamo, su cui più ci concentriamo nell'arco della giornata. Di conseguenza, se penso tutto il giorno a ciò che mi manca, cosa dovrebbe arrivarmi, se non altra mancanza, dopotutto, più di duemila anni fa lo diceva anche Gesù: "A chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza. Ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha".

Di conseguenza, impariamo a sentirci come se già avessimo ciò che in passato continuavamo a desiderare senza, peraltro ottenerlo, limitiamoci a ringraziare come se lo avessimo già ottenuto, poi lasciamo che la Legge agisca, lasciamo che arrivi a noi senza sforzo. Prima di dire che non funziona smettete di desiderare, ripulitevi dentro da ogni forma di mancanza, desiderio, rabbia perché non riuscite ad ottenere, poi cominciate a vivere senza più pensarci.
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Così facendo, annullando il margine residuo d'importanza, ciò che prima bramavate verrà a voi senza sforzo, funziona così, ci vuole pazienza, pulizia interiore e, così facendo, risparmieremo un sacco di energie ottenendo, senza alcuno sforzo, ciò che prima, inseguendolo, sembrava irraggiungibile. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta





lunedì 13 febbraio 2023

Manda la mente in vacanza

In quest'epoca di social network e smartphone la nostra mente è continuamente, eccessivamente, stimolata. Il suo lavorio incessante che fa parte, dopotutto, della sua natura, è aumentato a dismisura fino a creare al suo interno un sovraccarico.

Sì, avete capito bene, la mente lavora il più del dovuto ed è per questo che ci sentiamo continuamente stanchi, ansiosi, stressati, nervosi, in ogni caso poco, o per nulla, centrati. In realtà sottoponiamo la nostra mente, di giorno ed incessantemente, ad uno sforzo, un lavorio, inutile che comporta, senza ombra di dubbio, un calo energetico non indifferente. Cosa fare, allora?
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Innanzitutto occorre accorgersi di essere sotto stress, ciò per il fatto che siamo talmente abituati agli eccessivi, quanto inutili, stimoli esterni da dover prestar loro attenzione per poterci, poi, distaccare da essi e ricominciare a vivere in maniera naturale, come l'uomo ha da sempre fatto quando non c'erano i social, gli smartphone e le manie di condividere in maniera poco equilibrata e compulsiva.

Il fatto è che siamo poco centrati e sempre di fretta, non ci ritagliamo quasi mai del tempo per contemplare il silenzio, i rumori della natura, la vacuità dei nostri stessi pensieri. Così, rivolgiamo la nostra attenzione alle cose NON ESSENZIALI per una Vita felice: cosa pensano gli altri di noi, i messaggi sul telefonino, cosa potrebbe succedere domani, se riusciremo ad arrivare a fine mese, e così via.
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La soluzione qual é? Secondo me, occorrerebbe mandare la mente in vacanza, alleggerirla dalle stupidaggini quotidiane che ci passano per... La testa! Bisognerebbe cominciare ad allontanare le fonti di informazione inutili, utilizzare in maniera corretta gli smartphone, filtrare i notiziari pieni zeppi di bugie e, non da ultimo, buttare la tv nella spazzatura.

Dopo aver fatto questo, occorrerebbe ritagliarsi degli spazi, riappropriarsi della propria individualità, uscire dalla frenesia che avvolge le masse in quest'epoca di pazzi. Meditate di più, spegnete i cellulari o statene lontani il più possibile utilizzandoli solo lo stretto necessario, passate più tempo immersi nella natura, fate attività fisica, in una parola, tornate in contatto con la realtà, perché i social, gli smartphone e i pensieri, sono virtualità, non sono reali, sono finzione e stimoli che non servono, di certo, alla nostra crescita ed evoluzione personale.
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Provate a lasciare il telefonino spento per mezza giornata, lasciatelo a casa se non vi serve per lavorarci o fissare appuntamenti, liberatevi dalla schiavitù dei social media, rilassatevi la mente. Se ci fate caso, quando il telefonino è spento, siete più rilassati, non sentite pressione interiore, né stimoli a controllare l'ultimo messaggio o la mail, in pratica siete tornati alla Vita reale, oltre il sogno tecnologico, oltre lo stress inutile che la tecnologia stessa provoca.

In quel momento siete in vacanza, sia voi che, soprattutto, la vostra mente. Meditate di più e messaggiate di meno, osservate di più e credete di meno ai vostri pensieri, andate il più possibile a passeggio in mezzo alla natura, mantenetevi in silenzio e in ascolto sia dei rumori esterni che delle vostre voci interne, lasciate che la vostra mente riposi e si ricarichi perché essa è la vostra compagna di viaggio in questa avventura terrena e voi dovete averne cura. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta

lunedì 30 gennaio 2023

Ognuno di noi ha uno scopo su questa terra

Ognuno di noi ha uno scopo su questa terra, diversamente non sarebbe nato. Il problema è che pochi lo conoscono, questo scopo, e ancor meno, fra quelli che lo conoscono, lo perseguono fino a realizzarlo. La maggioranza della gente più che vivere, vegeta.

Ecco perché ci sono così tante persone scontente, lamentose, poco centrate. Il lavoro su di sé ci da la centratura necessaria per vivere al meglio in questo mondo, certo. Ma il completamento del lavoro su di sé avviene solo quando si riesce a trovare uno scopo all'interno della propria Vita.

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Ovviamente, nessuno sa meglio di noi qual'è il proprio scopo. Certamente non possono saperlo i nostri genitori, educatori, insegnanti, preti o allenatori. Lo scopo è insito nella nostra natura, in ciò che siamo realmente, esso è un progetto animico, così profondo che, a volte, nemmeno noi riusciamo ad incontrare per poi realizzare.

Ogni persona preposta alla nostra educazione crede di sapere cosa sia giusto per noi. Molti genitori vorrebbero che i figli continuassero l'attività di famiglia, le professioni dei padri/madri, o che realizzassero per loro ciò che essi stessi non sono riusciti a fare. Così ci sono genitori che obbligano i figli a studiare medicina solo perché loro non ci sono riusciti, o insegnanti che cercano di orientare i propri alunni verso un lavoro impiegatizio perché credono che sia la forma più "sicura" di lavoro retribuito.

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Io credo che questa sia una vera a propria violenza psicologica che, se non contrastata attraverso una presa di coscienza da parte del ragazzo che ne è oggetto, porterà, in un secondo tempo e nell'età adulta, ad una mancata realizzazione dello scopo per il quale è venuto al mondo.

Bisognerebbe lasciare libero il bambino, l'adolescente, di scegliere la via che lo potrà portare, se seguita con costanza e volontà, a realizzare, una volta divenuto adulto, il proprio scopo su questa terra. Sarebbe importante non forzare mai e per nessuna ragione il bambino nella scelta degli sport, giochi e, man mano che progredirà negli studi, nel tipo di scuola che intende frequentare.

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Queste costituiscono, a mio avviso, le basi affinché il ragazzo possa mettere alla prova le proprie potenzialità che gli permetteranno, una volta sviluppate attraverso la relativa presa di coscienza delle stesse, di realizzare il proprio scopo.

La presa di coscienza di chi realmente siamo attraverso il lavoro su di sé, assieme alla realizzazione del proprio scopo su questa terra attraverso lo sviluppo dei propri talenti nascosti, costituiscono le basi per un salto di qualità che possa portare pace, gioia, realizzazione ed armonia fra i popoli eliminando, al contempo, lamentela, violenza, disparità sociali e caos dal nostro bel pianeta terra.

Vincenzo Bilotta

lunedì 16 gennaio 2023

Scegli la luce!

Oggi più che mai è un periodo oscuro della storia dell'umanità, una sorta di secondo Medioevo. Le tenebre sembrano essere calate su questo mondo, un mondo dove, del resto, la maggioranza delle persone sembrano aver scelto di camminare in direzione dell'oscurità e del male.

In un'epoca come questa, scegliere di percorrere la via che porta alla luce è una scelta coraggiosa che richiede molta consapevolezza. Del resto, vive ed ama le tenebre chi è inconsapevole a causa del sonno in cui versa.
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Va detto che brillare è difficile in un mondo in cui la maggior parte delle persone ha scelto di vivere nel male e nelle tenebre, ciò perché si sarà soggetti a giudizi a causa del cammino di luce intrapreso, cammino che, se seguito fino in fondo, potrà portare al bene e alla liberazione dalla schiavitù mentale.

In un mondo dominato dalle tenebre la differenza la può fare ogni singola persona con la sua scelta di abbracciare la luce abbandonando, al contempo, le tenebre. Sempre più persone, ormai, stanno scegliendo la luce e, di conseguenza, il bene. Questa scelta, spesso, è dettata dall'esigenza di uscire dalla spirale di follia quotidiana nella quale è immersa la popolazione a livello mondiale.
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Chi sceglie la luce accende la speranza anche per coloro i quali, non avendo ancora scelto, dimorano nelle tenebre. Essere d'esempio, infatti, è il miglior modo per aiutare gli altri a cambiare rotta, abbracciando la luce della consapevolezza e smettendo, al contempo, di seguire la via che conduce alle tenebre dell'inconsapevolezza e della perdizione.

Certo, scegliere la luce risulterà molto difficile per chi ha camminato sempre nell'oscurità. Chi sceglie la luce dopo aver camminato da sempre nelle tenebre, infatti, sa che per effettuare questo cambiamento dovrà lasciarsi il passato alle spalle per sempre e, con esso, anche molte persone che continueranno a camminare nelle tenebre.
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Percorrere il cammino di luce richiede una pulizia interiore, un desiderio che riesca a vincere la paura di rimanere abbagliati, la prima volta, dalla luce, dopo tanti anni passati a vagare nelle tenebre con gli occhi chiusi e da persone addormentate.

La scelta dovrà essere definitiva, coraggiosa e frutto dello sviluppo di una personalità indipendente e refrattaria al giudizio delle persone che, se poco tempo prima erano amiche nostre, poi potrebbero rivoltarsi contro per paura del nostro cambiamento, ciò che non si comprende, infatti, lo si teme.
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Tuttavia, scegliere la luce dopo aver abbandonato le tenebre, è l'unica via per la liberazione dal modo di pensare collettivo, alimentato dalla massa attraverso ansia, paura, rabbia, dolore, insicurezza, odio e tante altre forme pensiero negative.

Lo scegliere la luce costituirà un cambiamento di polarità. Si passerà, infatti, dalla polarità negativa, costituita dalle tenebre dell'inconsapevolezza, alla polarità positiva, costituita dalla luce, dall'amore incondizionato e dalla gratitudine per il solo fatto di essere vivi e non far più parte del gregge dei non-pensanti.
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Chi sceglie la luce non deve giudicare coloro i quali, per libera scelta o perché inconsapevoli, rimangono nelle tenebre. In questi casi occorre averne compassione, capendo che non tutti sono destinati a vedere la luce. Molte persone, come accade oggi, sono destinate a vagare nelle tenebre, ma ciò non significa che sia sbagliato.

Dopotutto, giusto e sbagliato sono concetti che, al pari di luce e tenebra, potrebbero condurre ad una visione duale della Vita e certamente non è questo lo scopo di chi è nel cammino, perché potrebbe facilmente incorrere nel giudizio e nella conseguente condanna da parte di chi, invece, ha scelto una via diversa rispetto a quella che conduce la luce.
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Seguire la luce non significa essere perfetti, così come seguire il buio non implica aver effettuato una scelta sbagliata. Se vogliamo dirla tutta, parlando in maniera duale, a volte sono proprio le persone che vivono nelle tenebre quelle che giudicano di meno chi, invece, ha scelto di vivere nella luce.

In questo contesto, parlando sempre di giudizio, a volte sono proprio coloro i quali vivono nella luce a puntare il dito nei confronti di chi vive nelle tenebre. La scelta è libera, ogni giudizio inutile e frutto di inconsapevolezza. Non c'è una strada giusta da seguire, bisogna scegliere sempre col cuore astenendosi, tuttavia, da qualsiasi giudizio.

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È il non giudicare, infatti, che assume, in questi contesti, un'importanza più rilevante rispetto al fatto che si abbia deciso di seguire la luce piuttosto che le tenebre, perché proprio il non giudicare è un indicatore dell'avvenuta crescita interiore del soggetto, e non il semplice aver scelto la luce. 

Spesso, infatti, chi decide di seguire un cammino nella luce, lo potrebbe fare per una chiamata dettata dall'ego, non dal cuore, rimanendo, per ciò stesso, intrappolato nella mente e nel senso di superiorità che deriva dall'aver scelto ciò che la maggioranza rifugge.

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Scegliere la luce significa proprio scegliere il non-giudizio, l'umiltà, essere d'esempio per chi, già pronto ad una trasformazione interiore, è disposto a seguirci. Per tutti gli altri restano mille altre strade, anche intermedie, ma a noi non importa, la scelta è dei diretti interessati ed in base al loro livello di coscienza maturato, non nostra.

Vincenzo Bilotta


martedì 27 dicembre 2022

Pensavo fosse amore... Invece era un calesse!

Quante volte abbiamo vissuto delle relazioni, credendo fossero la storia della nostra Vita e invece, per dirla con il titolo di un bellissimo film che vede, tra gli altri, come protagonista Massimo Troisi, era un calesse?

Le storie d'amore, si sa, non sempre hanno un lieto fine, diversamente non ci sarebbero diversi partner a sfilare all'interno delle nostre Vite. Molto spesso, prima di trovare il partner ideale, occorre fare diverse esperienze e, solo dopo aver acquisito la saggezza necessaria a gestire in maniera diversa il rapporto con il partner, arriverà l'amore, quello vero.

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Una cosa è di fondamentale importanza, ciò se si vuole andare avanti fino a trovare il partner giusto: bisogna avere fiducia e non lasciarsi spiazzare dalle storie che finiscono ancor prima di cominciare. Adesso mi spiego meglio con degli esempi.

Potrebbe capitare, prima di trovare il partner giusto, che si conviva, si sia fidanzati, sposati, con una persona che tradisce. In alcuni casi potrebbe capitare un partner che sia indeciso e salti da una relazione all'altra, tenendoci come ruota di scorta. Spesso, infine, può succedere di trovare un partner che non si decida a troncare la relazione precedente e sia indeciso, ponendo in essere una sorta di poligamia.

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Sicuramente molti di voi hanno avuto modo di vivere questi tipi di esperienze loro malgrado, esperienze che, per inteso, lasciano il segno e causano, se non elaborate e superate correttamente, problemi a relazionarsi con gli eventuali futuri partner o portano, addirittura, ad una chiusura nei confronti dell'amore.

In questi casi estremi di partner che tradiscono, sono poligami o ci tengono come ruote di scorta, bisogna fare tesoro dell'esperienza, lasciandola, poi, andare. La fiducia nel potenziale partner, infatti, è di fondamentale importanza se si vuole costruire qualcosa di nuovo lasciandosi alle spalle, al contempo, tutte le esperienze "negative" vissute in passato.

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Vi starete chiedendo che non sempre è facile, in realtà quasi mai lo è, continuare ad avere fiducia dopo una o più delusioni, ciò è normale pensarlo. Tuttavia, bisogna rimanere aperti, vivere la relazione lasciandosi il passato alle spalle. Solo così, infatti, ci sarà la possibilità di piantare i semi ed aspettare che germogli, finalmente, la pianta dell'amore.

Ovvio, con ciò non voglio dire di buttarsi senza rimanere coscienti dei comportamenti del partner, assolutamente no, sarebbe da masochisti. Anche se si da fiducia e si investe nella nuova relazione bisogna, tuttavia, tenere gli occhi aperti e capire se qualcosa non va, diversamente le esperienze passate non ci saranno servite da lezione per diventare più saggi ed attenti.

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Alla luce di quanto detto, investiamo nell'amore, diamo fiducia all'ennesimo partner, lasciamo alla porta mente e paura, affidiamoci al cuore, fluiamo con la Vita. Se poi invece di amore si rivela un calesse, possiamo sempre farci un giro gratis! 

Vincenzo Bilotta