domenica 29 marzo 2020

Non smettere mai di sognare

"Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire". (Paulo Coelho)

Non smettere mai di sognare, coltiva i tuoi sogni fin da bambino e non permettere a nessuno di toglierti lo slancio per continuare a creare, attraverso i tuoi sogni che diventeranno presto azioni, la tua realtà. Ognuno di noi ha un sogno, quel sogno è il progetto per la realizzazione del quale l'anima si è incarnata in un corpo, quello che stiamo abitando in questa esistenza.
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Questo progetto l'anima ce lo ricorda costantemente in un primo tempo attraverso i giochi che facciamo da bambini e, in seguito, attraverso i sogni, quelli belli, quelli che, per intenderci, quando li facciamo non vorremmo mai svegliarci. Poi succede che si cresce, si viene programmati ad eseguire attraverso l'educazione che riceviamo non appena varchiamo l'ingresso della scuola e così, piano piano, ci dimentichiamo dei nostri progetti animici, dei nostri sogni, limitandoci a vivere una Vita programmata per noi dai nostri educatori.

Ma un sogno, anche se rimarrà tale per sempre, va tenuto in Vita. Se si avrà il coraggio di andare oltre le paure che ci hanno insegnato in famiglia, a scuola, in palestra, in chiesa e gli amici, solo allora si potrà esprimere al meglio se stessi fino a prendere in mano le redini della propria Vita e realizzare i progetti della propria anima, progetti che coincidono in tutto e per tutto coi nostri sogni.
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Bisogna tenere sempre a mente che noi siamo di più del nostro corpo, delle nostre esperienze, della nostra educazione... Noi siamo i nostri progetti, quelli che la nostra anima ci ha portato incarnandosi nei nostri corpi, quelli che ci spingono a mettere in discussione i copioni conformisti che ci mette sul piatto questa società di pecore al solo scopo di farci uniformare con la massa anonima di schiavi robotizzati servi del sistema.

Solo se riusciremo a realizzare i nostri sogni potremo esprimere e liberare la nostra vera natura, fatta di intelligenza creativa, che va oltre la mera razionalità fino ad abbracciare le infinite potenzialità inespresse che avremo modo di sviluppare solo dopo esserci liberati dalle zavorre educative e dai modelli comportamentali ereditati sia dalla famiglia che dalla società.
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Basta andare oltre, basta aprire il proprio cuore alla Vita, al nuovo, al cambiamento interiore, prima, ed esteriore, come naturale conseguenza. Lasciamoci guidare dal nostro istinto, mettiamo da parte la ragione, che non è altro se non un'acquisizione mentale, uno schema ereditato attraverso l'educazione-programmatica.

In ogni caso, non bisogna dare in nessun caso la colpa a chi ci ha educato e, in particolar modo, ai nostri genitori. Essi, infatti, al pari nostro, ci hanno insegnato ciò che, a loro volta, hanno imparato, ritenendolo giusto e perfetto per la nostra crescita psicofisica fino alla realizzazione personale in tutti i campi della Vita da adulti.
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Liberiamoci dalla programmazione, apriamoci al cambiamento e, se dovessimo avere paura, OSSERVIAMOLA SENZA GIUDICARLA, capendo che è naturale e che andrà via man mano che sostituiremo l'azione al pensiero. Attraverso l'azione, infatti, mettiamo in atto quel processo di trasformazione che è necessario affinché la nostra Vita cambi e, al contempo, usciamo dal processo di pensiero il quale, da solo, lungi dall'allontanarci dalle nostre paure, ci terrà suoi prigionieri.

Non smettiamo mai di sognare, pensiamo di meno e AGIAMO di più, questo è il segreto per uscire dalla trappola del pensiero ripetitivo frutto della programmazione subita durante il processo educativo. Smettiamo, invece, di far contenti gli altri, di ascoltare chi "ha più esperienza di noi" perché, spesso, sono proprio le persone di "esperienza" quelle che non sono riuscite ad andare oltre le loro paure e adesso, anche se in maniera del tutto involontaria e a fin di bene, potrebbero trasmetterle a noi fino a bloccarci.
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Nasciamo liberi, l'educazione-programmatica ci rende schiavi delle regole imposte da altri "per il nostro bene". Usciamo dal programma, liberiamo la mente, apriamo il cuore e, con esso, il cassetto contenente tutti i nostri sogni, prima che la polvere li copra per sempre, prima che sia troppo tardi...

Vincenzo Bilotta






domenica 15 marzo 2020

Fare spazio al nuovo

La tendenza dell'essere umano è quella di creare attaccamento a persone, situazioni e cose. Ma la Vita, si sa per esperienza, è continuo cambiamento, questa è la sua unica costante. Così succede che, all'improvviso, la morte o l'abbandono da parte di una persona cara, la perdita di un bene materiale o il semplice cambiamento di una situazione nella nostra Vita, ci mandi a gambe all'aria.

Accade tutto in un attimo, così va la Vita. In qualsiasi momento può cambiare tutto, questo è assolutamente normale e fa parte del naturale corso degli eventi. Il vecchio lascia spazio al nuovo, così il nuovo trova le condizioni per entrare nelle nostre Vite e migliorarle attraverso la sua manifestazione.
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Ma, in realtà, le cose non accadono in maniera così semplice, ciò in quanto noi abbiamo l'abitudine di aggrapparci alla nostra routine, alle persone che ci circondano, al nostro lavoro, ai soliti amici, allo stesso locale, ci arrabbiamo perfino quando non troviamo lo stesso posto auto sotto casa.

Così rimaniamo prigionieri di situazioni che sono solo frutto delle nostre aspettative, fanno parte solo delle nostre fantasie e rimangono, infine, vive solo nella nostra testa, ciò a causa della resistenza che l'essere umano, in genere, tende ad opporre al nuovo. Se prendessimo esempio dagli animali, capiremmo come si fa a lasciare andare il vecchio per fare spazio al nuovo.
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Ho avuto modo di constatare in prima persona come gli animali, i cani e i gatti in particolare, affrontano situazioni drammatiche quali la perdita dei cuccioli investiti da una macchina o se un altro animale ruba loro il cibo. Essi si avvicinano al luogo dove è avvenuto l'incidente dove hanno perso il cucciolo e si limitano ad osservarlo, magari lo annusano per capire se magari è ancora vivo, a volte lo traggono in disparte, poi vanno via e lasciano scorrere.

Lo stesso avviene con il cibo, durante la stagione degli amori o la lotta per il territorio. In questi momenti culminanti della loro Vita, gli animali si nutrono, si accoppiano o lottano lasciando scorrere, senza mai soffermarsi sul fatto che qualcuno abbia rubato loro il cibo, non lamentandosi se il potenziale partner si accoppierà solo per una stagione con loro preferendo un altro nella successiva e non si lamentano, infine, dell'aggressività del rivale quando si contendono il territorio né, tanto meno, progettano vendette trasversali.
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Lo so, starete pensando che gli animali sono così, vanno con l'istinto e non ragionano come noi umani. In parte è vero, in parte assolutamente no! Quel che volevo mostrare attraverso l'esempio, in ogni caso, è la capacità innata negli animali di lasciare scorrere, di dimenticare il passato svuotando, al contempo, le proprie menti dall'accaduto per fare spazio al nuovo.

Come pensate possa entrare il nuovo nelle vostre Vite se non liberate, prima, gli armadi della memoria dal dolore, dai ricordi inutili, dai sensi di colpa, di inadeguatezza e da tutto ciò che vi impedisce, attraverso la vostra resistenza che è assolutamente innaturale, di fare spazio a ciò che è già pronto ad arrivare?
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Così la Vita scorre come un fiume portando, attraverso la sua corrente, le novità nella vostra Vita, e voi che fate? Non le vedete nemmeno! Non vi accorgete nemmeno di vivere, chiusi come siete nel vostro dolore, nei vostri ricordi, nel vostro attaccamento a ciò che è stato disintegrato ed esiste materialmente solo nei vostri ricordi ammuffiti.

Aprite la mente, sviluppate quella capacità di adattamento della quale la natura ha dotato tutte le creature, noi compresi. Liberatevi dai ricordi, dai sensi di colpa, dal dolore protratto a Vita. Molte persone, ascoltando questi discorsi, potrebbero pensare che, così facendo, le persone care morte verrebbero dimenticate, ma così non è, semmai il contrario.
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L'evento luttuoso, la perdita di un bene, una persona cara o del posto di lavoro, sono eventi drammatici, su questo non ci piove. In quanto tali vanno vissuti ed elaborati attraverso l'osservazione delle emozioni, quali che esse siano, senza reprimerle, ma dando loro libero sfogo.

Quando si sarà elaborato l'evento luttuoso, occorrerà lasciarlo andare, altrimenti condizionerà le nostre Vite per sempre e senza ragione, sarebbe dolore inutile, derivante dall'attaccamento ad un ricordo distorto che ci farebbe solo soffrire. Nessuno, in teoria, vorrebbe mai soffrire ma, in pratica, tutti si creano la sofferenza attraverso l'attaccamento a delle abitudini che rendono la Vita stagnante e la stagnazione, si sa, equivale alla morte.
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Liberatevi dal dolore, smettete di nutrirvi del veleno dei ricordi che continuate a mantenere vivi nelle vostre teste perché solo così potrete fare spazio al nuovo, a ciò che apporterà nutrimento alla vostra anima, luce nel buio della vostra disperazione e gioia in ogni vostra singola azione. 

Tornate a fluire, aprite le finestre della memoria, lasciate che il vecchio sia spazzato via dal vento delle novità, lasciatevi entusiasmare dal vento sul viso, dal sorriso di un bambino, da un raggio di sole che entra al mattino dalla finestra alle prime luci dell'alba, tornate a vivere, prima che sia troppo tardi...


Vincenzo Bilotta

domenica 1 marzo 2020

Aiutare gli altri

"Aiuta gli altri col tuo esempio, non col tuo sacrificio". (Vincenzo Bilotta)

Molti di noi hanno scelto di aiutare le persone abbracciando professioni quali operatore nelle discipline olistiche che gli hanno consentito di poter dare una mano a chi ne ha avuto bisogno e, soprattutto, questo aiuto lo ha richiesto.

Sì, perché se l'aiuto non ci viene richiesto si rischia di imporlo con la forza e questo non va bene. Del resto, quando si decide di aiutare qualcuno si deve fare in modo tale da dare a questa persona i mezzi per poter proseguire, ad un certo punto, il percorso da sé.
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In nessun caso ci si deve sostituire alla persona bisognosa di aiuto per risolverle il problema, ciò per due motivi: in primo luogo la persona in questione non crescerebbe in esperienza, in quanto saremmo noi a fare tutto per lei e, in secondo luogo, cosa più importante, rischieremmo di sacrificarci per lei, e questo non va mai bene.

Quando si riceve una richiesta di aiuto, che si operi nel settore olistico, nel coaching o nella psicoterapia in generale, sicuramente ci si deve mettere al servizio della persona bisognosa del nostro supporto senza, tuttavia, mai sacrificarsi al suo posto. Si può essere da esempio per gli altri, portare a conoscenza delle persone del modo in cui noi stessi, in situazioni simili, siamo riusciti ad uscirne nel modo giusto ma non si deve mai diventare vittime sacrificali delle altrui esigenze.
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Una cosa è guidare una persona verso la comprensione del significato dell'accadimento che l'ha portata a vivere in maniera traumatica la sua Vita, un'altra è immolarsi al suo posto. Ciò accade quando chi ci chiede aiuto, ci ascolta ma non mette in pratica e, lungi da ciò, vorrebbe che fossimo noi stessi a risolvergli il problema. In casi estremi si arriva a ricevere perfino insulti da parte di chi, avendo richiesto aiuto ma non essendo stato in grado di mettere in atto i consigli da noi ricevuti, va in escandescenze inutili e comincia ad inveirci contro.

Capite bene come, in questi contesti, sia meglio per tutti interrompere l'opera di supporto nei confronti di queste persone in quanto si rischierebbe soltanto di sprecare tempo, energie e di diventare delle vittime sacrificali dell'altrui incapacità di procedere oltre certi limiti.
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Certo, la persona in questione non è da biasimare, non sto qui esprimendo alcuna forma di giudizio. In questo contesto sto solo precisando che è bene aiutare gli altri mettendo a disposizione le proprie competenze e attraverso il proprio esempio di Vita vissuta ma, in tutto ciò, non bisogna mai sacrificarsi per gli altri.

Spesso accade, infatti, che molte persone cerchino chi risolva i problemi al posto loro, questo accade a maggior ragione quando si cerca aiuto da professionisti del settore. Per molte persone, infatti, il solo fatto che chi opera nel settore del coaching, della psicoterapia o nel settore olistico sia a pagamento, ciò significa che deve, in un modo o nell'altro, risolvere il problema, altrimenti sarà un incompetente.
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Così si capisce bene come sia facile diventare dei bersagli potenziali o tacciati d'incapacità da parte di chi, avendoci in un primo tempo chiesto aiuto non è stato però, a sua volta, in grado di mettere in pratica ciò che abbiamo cercato di trasmettergli attraverso i nostri esempi o le competenze a nostra disposizione.

Anche se non fate un lavoro che vi porta ad occuparvi degli altri, vi invito ad aiutare solo ed esclusivamente coloro i quali vi chiedono espressamente aiuto e sono disposti a ricevere i vostri consigli senza buttarvi addosso la responsabilità di dover risolvere i loro problemi in prima persona.
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Molte persone sono abili ad interpretare il ruolo di vittime e, non appena vedono un potenziale salvatore, cercano di manipolarlo facendo in modo da farlo sentire in colpa se quest'ultimo non riesce a tirarli fuori dai problemi. Capiterà, spesso, che verrete presi per egoisti, insensibili, narcisisti o stronzi, tutto questo perché avete avuto il coraggio di non sobbarcarvi i problemi di queste persone, buone solo a rendersi vittime degli eventi, delle persone e, in generale, della Vita.

La prossima volta che vi chiederanno aiuto, quindi, delimitate fin dal principio i vostri confini e chiarite, al contempo, cosa potete fare per queste persone. Eviterete, così, di caricarvi inutili zavorre e di sprecare tempo ed energie con chi, alla fin fine, voglia di cambiare non ne ha ma cerca solo chi si sostituisca a lui/lei per mettere a posto le cose.

Vincenzo Bilotta

domenica 16 febbraio 2020

Ancorarsi al presente

Si parla ormai fin troppo spesso di presenza mentale, ma sono pochi a viverla all'atto pratico. Si medita, ci si osserva, poi arriva una telefonata, qualcuno ci dice qualcosa che non ci fa piacere sentire, magari un giudizio, una critica, poco importa, e noi ci perdiamo subito, non siamo più in grado di essere presenti, vigili.

Oggi voglio parlarvi di una pratica che, se mantenuta costante nel tempo, può farvi ancorare al presente, fra poco vi spiegherò come. Tutti sappiamo, per averlo vissuto in prima persona, che la mente tende ad essere irrequieta, iperattiva, a spostarsi da un argomento all'altro senza che ci sia, spesso, un nesso logico.

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Questa iperattività della mente ci porta a vivere come degli zombie, persi nei nostri sogni ad occhi aperti, senza un centro, fra passato e futuro, con i loro rispettivi sensi di colpa per ciò che è successo e non siamo stati in grado di fronteggiare in maniera adeguata rispetto a quelle che erano le nostre aspettative e gli stati d'ansia per ciò che potrebbe accaderci in un futuro imprecisato.

In pratica la nostra mente non è mai QUI E ORA, si sposta sempre, gioca una sorta di partita a ping pong fra passato e futuro, saltando il presente come la rete che separa i due lati del tavolo di questo gioco. Quando tutto sembrerebbe remare contro ogni possibilità di mantenersi svegli o, quantomeno, coscienti dello stato di sonno, ci viene incontro la nostra ancora di salvezza: il corpo fisico, quello che abitiamo ed usiamo per muoverci, lavorare, fare sport.
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Sì, perché, se ci riflettete bene, il corpo, a differenza della mente, è l'unico che rimane nel presente, ciò perché è fisico e non può spostarsi nello spazio e nel tempo, almeno fino ad oggi, salvo in futuro se inventeranno una macchina del tempo o il teletrasporto...

Di conseguenza, l'utilizzo del corpo mediante esercizi quali hatha yoga, tai chi, respirazione, pilates o una semplice passeggiata fatti in maniera cosciente, possono aiutarci a rimanere presenti e ad ancorarci nel QUI E ORA grazie alla percezione del nostro corpo.
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Accorgersi del proprio corpo non è facile, ovvio, altrimenti il nostro pianeta sarebbe popolato da Buddha anziché da zombie! La difficoltà maggiore che s'incontra nel sentire il proprio corpo sta nella meccanicità nella quale si versa, la quale porta, come conseguenza, ad un suo utilizzo in una condizione automatica, a volte del tutto incosciente.

Così, se non si riesce a sentire il proprio corpo, se non ci si esercita a risvegliare almeno il corpo fisico, si rischia di perdere l'ultima possibilità di svegliarsi, di accorgersi della Vita che altrimenti, nello stato di zombie nel quale la maggior parte della gente ancora versa, rischia di passare INOSSERVATA e cessare senza la possibilità di essere stata, prima, VISSUTA IN MANIERA COSCIENTE.
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Impariamo, quindi, ad ancorarci al presente, cominciamo a sentire il nostro corpo, le sensazioni che ci trasmette, siano esse tattili, olfattive, poco importa, cerchiamo di ACCORGERCI del fatto che possediamo un corpo. Col tempo potremo uscire dallo stato di meccanicità che in questo momento consideriamo normale e attraverso il quale compiamo gesti quali scrivere, parlare, leggere, fare l'amore senza, peraltro, accorgerci di esistere!

Come ho detto sopra, potete cominciare a praticare delle attività fisiche che possono aiutarvi ad accelerare il processo di ancoraggio al presente. Potete praticare, ad esempio, lo yoga nelle sue diverse varianti, il tai chi, il pilates o, semplicemente, camminare o respirare in maniera cosciente. Tutte quelle elencate prima sono solo alcune delle attività che vi consentono di sentire il vostro corpo per poter tornare, attraverso di esso, al presente anche con la mente.
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Scegliete quella che fa per voi, cominciate con l'esercitarvi in maniera COSCIENTE, OSSERVATE cosa succede all'interno del vostro corpo. Potere sentire il respiro che accelera mentre aumentate l'intensità degli esercizi o i muscoli che si tendono per poi rilassarsi mentre vi esercitate. Ponete la massima attenzione a questi momenti, perché proprio allora state ponendo le basi per ancorarvi al presente facendo smettere, di conseguenza, alla mente di viaggiare nello spazio tempo consentendole di tornare nella sua vera casa: IL QUI E ORA.

Vincenzo Bilotta


domenica 2 febbraio 2020

Non competere, eccelli!

Ti hanno insegnato a competere, sin da piccolo. I tuoi genitori, insegnanti, allenatori, datori di lavoro, hanno nutrito aspettative su di te, spesso molto alte, esercitando su di te pressioni eccessive. A causa di queste pressioni, lungi dal farti raggiungere dei risultati concreti ti hanno sabotato, impedendoti di eccellere. 

Il fatto è che col "mors tua Vita mea" non si arriva da nessuna parte, non nel mondo del lavoro, sicuramente non se si segue un cammino di crescita personale volto a valorizzare i propri talenti. Al contrario, così facendo, si rischia di rimanere isolati, di andare fuori strada, si deraglia dai binari che potrebbero portare, se seguiti, fino alla stazione finale, quella della realizzazione di sé.
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Se si vuole eccellere, se si vogliono davvero approfondire, conoscere e sviluppare i propri talenti fino ad esprimerli si deve, in primo luogo, uscire dagli schemi mentali acquisiti durante il processo educativo-programmatico. Bisognerà riuscire a lasciarsi alle spalle tutto quello che non serve più alla crescita personale e che non farebbe altro che zavorrare il percorso evolutivo.

Ma il passo fondamentale che si dovrà compiere se davvero si vorrà crescere fino a sviluppare i propri talenti e raggiungere l'eccellenza, sarà costituito dal passaggio dallo stato competitivo caratterizzato dal motto "mors tua Vita mea", a quello collaborativo che ha come slogan il "Vita tua Vita mea". Il significato è profondamente diverso... I risultati opposti!
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Per realizzare quanto da me descritto, dovrete smettere di vivere nella modalità "sopravvivenza", di stampo darwiniano, caratterizzata dalla legge della giungla, in cui vince il più forte e per gli altri resta solo terra bruciata, senza alcuna chance. Ormai la nostra civiltà non necessita più, da diverso tempo, di predatori e prede, semmai, se si vuole davvero crescere, occorre la collaborazione.

Alla luce di quanto detto finora, occorrerà passare dalla modalità sopravvivenza, in cui vige la legge del più forte e ognuno fa per sé in maniera puramente utilitaristica, a quella basata sull'olismo, dove tutto è uno e fondata sul principio di cooperazione fra gli esseri umani. In questo contesto viene accantonata ogni forma di concorrenza, più o meno sleale, poco importa, per abbracciare la cooperazione disinteressata fra persone della stessa comunità, prima, fino ad arrivare alla collaborazione fra vari popoli appartenenti alle diverse etnie.
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In questo modo ognuno avrà la possibilità di esprimere i propri talenti e crescere senza danneggiare chi gli sta accanto ma, lungi da tutto ciò, insegnando all'altro ciò che potrà arricchire il suo bagaglio culturale per poter poi avanzare tutti assieme, per costruire un mondo migliore.

Quella da me prospettata non è una visione utopistica ma l'unica alternativa alla decadenza culturale e alla distruzione dilagante che si sta verificando nel mondo, in generale, e nel mondo occidentale in particolare. Quando si smette di competere si ha la possibilità di poter conservare quelle energie che risulteranno preziose allo scopo della crescita individuale e del lavoro che potrà essere compiuto su di sé.

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Quando si collabora ognuno apporta, per il bene comune, il proprio contributo, mettendo a disposizione i propri talenti fino a raggiungere l'eccellenza, ciò grazie anche al fatto che le energie che prima venivano spese per sabotare o combattere il lavoro dei concorrenti, adesso vengono risparmiate in quanto si è raggiunto un clima di collaborazione e crescita globali.

Provate ad applicare questi principi in qualunque campo della vostra Vita, dallo sport alla pratica spirituale, dalla Vita di coppia al lavoro che svolgete, i risultati non si faranno attendere e voi stessi sarete meno stressati, ciò grazie alla nuova visione che avrete del mondo, non più visto come una giungla popolata da predatori mortali ma, semmai, come un luogo di crescita reciproca dove ognuno può esprimere se stesso senza limiti fino ad eccellere nel proprio campo attraverso il contributo personale.

Vincenzo Bilotta

domenica 19 gennaio 2020

Essere abbondanza

"Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha". (Matteo 13,12)

Oggi parliamo di un argomento molto importante, l'abbondanza. Ciascuno di noi lavora e vive per ottenere come risultato una Vita agiata per sé e per la propria famiglia. Tutti vogliamo il meglio per noi, almeno in apparenza! Sì, perché all'atto pratico, poi, si dovranno fare i conti con il subconscio e la sua capacità di sabotare ogni nostro progetto fatto con la mente conscia.
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Tutti vogliamo il meglio dalla Vita, un lavoro più remunerato, una casa più grande, vacanze in luoghi esotici e l'auto sportiva... Lo vogliamo veramente? O solo con la mente razionale, quella che non ci porterà mai da nessuna parte? Quello che fa davvero la differenza, che può cambiare DI FATTO la nostra Vita in tutti i suoi aspetti, è il subconscio, tutto il resto sono solo vane parole e buoni propositi!

Una cosa è dire a livello cosciente (il 5%) voglio guadagnare di più, voglio il partner ideale, un'altra è DESIDERARE tutto ciò a livello subconscio (il 95%). Non c'è storia! Ecco perché è importante lavorare "sotto" la superficie, cominciando a smontare tutte le convinzioni limitanti che ci hanno messo dentro durante l'edu-programmazione.
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Volere è diverso dal SENTIRE. Sentirsi ricchi, appagati, completi, gioiosi, felici, non è qualcosa che si può ottenere dall'esterno né, tanto meno, dalla mente di superficie. Il fatto è che la ricchezza, la gioia e il partner ideale sono GIA' dentro di noi, dobbiamo solo riconnetterci con quella parte di noi e cominciare a vivere anche all'esterno la Vita dei nostri sogni.

L'abbondanza in tutti i settori della nostra Vita non è questione di volontà o, meglio, la volontà c'entra tanto quanto la mente di superficie, ossia solo per il 5%. Tutto il resto, cioè il restante 95%, è questione di cuore, di SENTIRE, di vivere DENTRO di noi la gioia, la felicità, la relazione con il partner o il lavoro dei nostri sogni, prima ancora di vederli realizzati nel mondo esterno.
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Qui mi riallaccio alla parabola con la quale ho cominciato l'articolo di oggi. "Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha". Sembra una cosa ingiusta, vero? Almeno all'apparenza... In realtà è perfetta, così com'è, fatta apposta!

E' legge dell'Attrazione alla spicciola. Se una persona non è ricca dentro, non lo sarà mai fuori o, meglio, vivrà nella paura di perdere ciò che ha, in pratica sarà come se fosse povera e se non cambierà questo tipo di mentalità autosabotante basata sulla paura di perdere, prima o poi potrebbe perdere tutto quello che ha, seppur poco.
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No, la Vita non è ingiusta come starete pensando mentre mi leggete. La Vita dà a ciascuno di noi SEMPRE E SOLO ciò di cui SENTIAMO di avere bisogno. Da qui si evince quanto sia importante cambiare atteggiamento nei confronti della ricchezza e dell'abbondanza in generale.

La prima cosa da fare è smettere di giudicare male e solo in base alle apparenze chi è ricco. Smettiamola con questi stupidi atteggiamenti pseudospirituali... Perfino a me hanno detto alcuni pensatori mediocri di regalare i miei libri se davvero voglio fare del bene al prossimo, come se il mio fosse un passatempo e non un lavoro vero e proprio, anche se, essendo una passione, in realtà non lavoro nemmeno un minuto! NON E' COLPA MIA SE MOLTI LAVORANO PER SOPRAVVIVERE E NON PER ESPRIMERE I PROPRI TALENTI.
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Smettiamo, quindi, di giudicare. Il passo successivo, quello che ci consentirà di vivere il cambiamento a livello economico, relazionale e lavorativo in generale, comporterà un SENTIRE diverso. Se, per esempio, si ha la tendenza a vivere nella paura di non poter pagare l'affitto o le bollette, chiaramente, così facendo, non si aiuterà, di certo, l'universo ad inviarci un milione di euro!

Lo stato di benessere, la ricchezza, devono partire da dentro. Se non provate questo sentimento, cominciate ad esercitarvi nel SENTIRLO nascere da dentro, immaginatevi circondati dall'abbondanza, non importa se siano auto, partner, case di lusso o conti in banca a sei cifre... Cominciate a SENTIRLI vostri... Dentro!
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Non preoccupatevi del fuori, cominciate ad agire dentro. Fuori si adatterà a ciò che riuscirete ad ottenere e SENTIRE dentro. Fuori è solo una conseguenza del vostro modo di pensare, SENTIRE ed agire nel mondo, mai viceversa. Cambiate dentro e, col tempo, fuori cambierà. Tutto sta nel cambiare il vostro SENTIRE in maniera definitiva.

Se cambierete solo per un certo periodo di tempo per poi tornare sotto le influenze del comune modo di pensare da parte di chi vi sta intorno, allora anche fuori tornerà come prima! Esercitatevi nel SENTIRE l'abbondanza nascere e crescere dentro di voi, mantenete questo nuovo modo di essere costante nel tempo, sostituendolo al vecchio modo di pensare, smettete di autosabotarvi, l'abbondanza è a due passi da voi, anzi, è IN VOI.
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Allontanate dalla vostra Vita le persone che si lamentano, quelle che giudicano l'abbondanza altrui e, in generale, tutti coloro i quali potrebbero rallentare o fermare il vostro processo di trasformazione. Voi vi meritate il meglio, cambiate SENTIRE e realizzatelo, QUI E ORA!

Vincenzo Bilotta


domenica 5 gennaio 2020

Dal fare all'Essere

Quella nella quale viviamo è una società basata sui risultati. Si cerca di migliorare, sempre e in ogni ambito, per raggiungere traguardi sempre più importanti. Si va di fretta, c'è poco tempo per vivere, solo per fare, fare, fare... Dopotutto questo ci hanno insegnato, sia a casa che a scuola.

"Studia, sennò non sarai nessuno" è un vecchio adagio che chissà quanti di noi ricordano ancora per esserselo sentito ripetere milioni di volte da genitori, insegnanti, preti e chi, in generale, aveva un ascendente su di noi oltre che la responsabilità di educarci durante il nostro processo di crescita...
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C'insegnano a diventare ragionieri, architetti, medici, insegnanti, infermieri, a studi ultimati ci consegnano un titolo di studio e, da quel momento in poi, saremo proiettati nel mondo del lavoro, ognuno con la propria specializzazione in un determinato settore. Lavoreremo per produrre risultati nel campo specifico a noi assegnato, in pratica metteremo al servizio della comunità la nostra capacità di fare, sviluppata attraverso anni di studi e specializzazioni.

Il saper fare, però, ci allontana dall'Essere, a volte per sempre. Certo, potremo diventare dei medici di fama mondiale, o costruire ponti dalle forme futuristiche o, ancora, trovare nuove soluzioni nel campo delle energie alternative ma, nulla togliendo al merito delle scoperte e competenze specifiche, si tratterà sempre di fare, non di essere.
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Nessuno, alla fin fine, ci ha mai insegnato ad essere, ciò perché viviamo in una società che segue dei programmi scolastici... La stessa parola programmi mi fa venire in mente un termine che utilizzo spesso quando parlo di educazione ricevuta sia a casa che a scuola e cioè educazione-programmatica... La dice lunga!

Man mano che cresciamo veniamo strutturati in modo tale da poter fare sempre meglio quello per il quale veniamo edu-programmati. Badate bene, utilizzo la parola fare, non Essere, perché ad Essere non ce lo insegna proprio nessuno, anzi, spesso ci vietano categoricamente di Essere.
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Sì perché Essere significa ricontattare la propria vera natura, tornare in sintonia coi progetti della propria anima, quelli per i quali si è incarnata nel nostro corpo allo scopo di sperimentare questa esistenza terrena. Per Essere non occorre saper fare, soltanto ricordare, in particolare ricordarsi lo scopo per il quale siamo venuti al mondo, ma come si fa?

Si comincia ad Essere quando si coltivano le proprie tendenze naturali, non importa se siano propensioni che ci portino a praticare uno sport o a scrivere dei romanzi, basta seguirle e, di conseguenza, seguirsi. In questo contesto si esula dal fare, non si mira a dei risultati, solo a tornare in possesso delle proprie capacità sopite e nascoste dietro l'edu-programmazione.
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In fondo non importa a nessuno, tranne a noi, delle nostre attitudini naturali. Spesso, anzi, il fatto che una persona sia portata per uno sport o per l'arte è vista dai genitori, insegnanti e quanti si occupano dell'educazione del ragazzo, come una perdita di tempo o, peggio, come qualcosa da coltivare nel tempo libero tipo hobby, insomma.

Proprio per questo molte persone rinunceranno ad Essere per intraprendere la via, quasi obbligata, del fare. Il fatto è che i nostri educatori prima di noi, sono stati castrati nell'espressione dei propri talenti, sabotati nei progetti intrapresi in direzione dell'Essere al di là del fare... Sembra essere una storia destinata a tramandarsi, di generazione in generazione, una storia fatta di paura di fallire o, ancora, di ri-contattare la propria Essenza.
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Dentro ognuno di noi c'è un diamante, un tesoro nascosto. Spetterà a noi tirarlo fuori per farlo splendere alla luce della nostra consapevolezza acquisita. Per far ciò occorrerà andare oltre le paure ereditate attraverso l'educazione-programmatica, oltre le aspettative create dai nostri genitori, parenti, amici ed educatori, fino a ritornare nel proprio centro di gravità permanente per poter, finalmente, esprimere, Essere noi stessi.

Quando riusciremo ad Essere, il fare sarà una conseguenza e non il contrario. Oggi si mira a fare, fare, fare per poter Essere. Io vi parlo di Essere attraverso la libera espressione della vostra vera natura e, dopo averla ricontattata, potrete fare, come conseguenza. In altre parole significa smettere di fare i ragionieri perché piaceva ai vostri genitori per diventare barman, smettere di giocare a calcio perché piaceva a papà e fare i pianisti. Questo è Essere al di là del fare.
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Certo, non è da tutti fare questo passo, ci vuole coraggio, si rema contro tutte le aspettative, specie quelle dei familiari, che sono tanto bravi a farci sentire in colpa se si sentiranno delusi da noi... Il prezzo per Essere Liberi a volte è molto alto da pagare, ma ne vale sempre la pena perché prima degli altri veniamo noi con le nostre naturali attitudini, le nostre libere aspirazioni e i nostri sogni da realizzare, QUI E ORA, sempre!

Vincenzo Bilotta