domenica 18 marzo 2018

Perché è così difficile perdonare?

"Perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace". (Buddha)

Viviamo in una società dove ci hanno insegnato ad avere aspettative, a cercare risultati rapidi e, soprattutto, ad essere in costante antagonismo con i nostri simili. In questo clima di competizione si vive come se si fosse animali in una giungla, in altre parole vige la legge del più forte. Così suona quasi naturale cercare di fregare il prossimo come quando, ad esempio, si supera la fila alla posta o quando, peggio, si usa violenza, sia essa verbale che fisica, sui propri simili.

In questo contesto le persone vivono in un clima di costante pressione, lo stress è la norma e il rancore il pane quotidiano. E' normale in un mondo visto come un campo di battaglia piuttosto che come un occasione per migliorare attraverso le interazioni con i nostri simili, serbare rancore e nutrire sentimenti di vendetta nei confronti di chi ci ferisce in maniera più o meno cosciente.
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Per interessi legati al denaro, alla proprietà e al potere si distruggono famiglie, si fanno le guerre i popoli, si è disposti perfino ad uccidere persone innocenti. Tutto... Ma oltre a dare battaglia, ad odiare, a scatenare conflitti su larga scala, quasi nessuno è disposto a perdonare, risulta difficile, quasi impossibile, adesso cercherò di spiegarvi il perché.

Premetto che il perdono è lo strumento più efficace per mantenersi in salute, per evitare inutili sofferenze per se (soprattutto) e per gli altri in quanto permette di non mantenere dei legami distruttivi nei confronti di chi, attraverso sue azioni, opere od omissioni, ha cercato, in maniera volontaria o involontaria, di arrecarci danno.
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Perché è così difficile perdonare? Per diversi motivi. Il primo è legato, sicuramente, al fatto che nessuno ci ha insegnato a perdonare. Quello che c'insegnano è il perdono di testa, quello di derivazione cattolica, basato sulla stretta di mano piuttosto che, cosa fondamentale, sul lasciare andare, di cuore, i motivi e i fatti legati al conflitto sorto fra chi ha subito un affronto più o meno grave e, di conseguenza, ha difficoltà a perdonare e chi, attraverso il suo comportamento, ha scatenato la spirale di odio.

Il secondo motivo è legato al fatto che per molti il perdono è considerato una forma di debolezza, di sottomissione e quindi non va bene. In base a questa teoria, estremamente distruttiva nei confronti di chi la applica, chi commette determinate azioni non merita perdono e chi perdona non ha carattere. In questo contesto non bastano le scuse da parte di chi ci ha ferito col suo comportamento, non si deve perdonare per principio, perché diversamente si rischierebbe di sottomettersi a chi ci ha fatto del male e poi se ne vuole uscire con delle scuse.
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Il terzo motivo, uno dei più importanti, che non ci permette di perdonare con facilità, è legato al fatto che si finisce con l'affezionarsi al proprio odio, avendolo alimentato per mesi, a volte per decenni, essendo, in altre parole, diventato un modus vivendi ed operandi. In altre parole, ci si abitua talmente tanto a respirare e ad ingoiare veleno da dimenticare come sono fatti sentimenti positivi come l'amore o la felicità. 

Il quarto motivo è legato al fatto che, spesso, non ci si accorge nemmeno degli automatismi che ci portano a non perdonare a continuare ad alimentare la spirale di odio nei confronti di chi ci ha delusi, abbandonati, traditi, fregati. Si è talmente immersi nel servomeccanismo che, anche se si volesse, non si potrebbe fermare tutto il processo in quanto occorrerebbe prima riuscire ad osservarlo per poterne, poi, uscire definitivamente.
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Il quinto ed ultimo motivo che impedisce a molti di perdonare è legato alla paura di essere giudicati "troppo buoni" dagli altri se si perdonano determinate cose. Qui subentra un meccanismo subdolo: la paura del giudizio. In questo modo, però, si da potere all'esterno privandosi, per ciò stesso, della possibilità di gestire la propria Vita in maniera spontanea ed autonoma.

Quali sono le conseguenze del mancato perdono? In primo luogo vengono ad essere compromessi i rapporti interpersonali, spesso in maniera definitiva. Quando non si riesce a perdonare ad una persona quello che ha commesso nei nostri confronti dicendo, facendo o non facendo determinate cose, ecco che si rovina un'amicizia senza nemmeno voler chiarire, nascono le separazioni all'interno delle famiglie, si compromettono anche rapporti lavorativi che duravano da anni.
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Oltre ai rapporti interpersonali il mancato perdono non arreca, sicuramente, vantaggi alla salute. Diversi medici specializzati in medicina psicosomatica mi hanno confermato che molti malati di cancro loro pazienti hanno vissuto dei conflitti nell'ambito lavorativo, familiare o nelle relazioni interpersonali in genere. Ciò li ha portati oltre ad ammalarsi, anche a morire per il mancato perdono che avrebbe consentito loro di sciogliere il conflitto che li teneva ancora legati ad episodi accaduti spesso anche decenni prima.

Quando si perdona ci si guadagna anche in salute! Si vive più a lungo e più sani e, soprattutto, non si da potere all'esterno in quanto il perdono è una nostra scelta personale, una decisione che ci salva dalla sofferenza e dalla malattia.
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Smettiamo di pensare di essere dei vigliacchi e che perdonando ci sottomettiamo a chi ci ha fatto del male accettandone tacitamente le angherie subite. Non è per nulla vero! Ci hanno insegnato così, ecco perché il mondo è pieno di odio, rancore e si stanno sterminando in maniera sistematica intere etnie...

Il perdono libera. Quando perdoniamo ci liberiamo dal potere che l'altro, attraverso le sue mancanze nei nostri confronti, ha ancora su di noi in maniera involontaria. In realtà siamo noi a mantenere in Vita, anche a distanza di decenni, una "cattiva" azione subita. Potremmo accettarla da subito, osservarla e lasciarla andare.
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Il problema è che si tende a farne una "questione di principio". Molti mi dicono: "se perdonassi passerei per fesso!". Ecco che allora è meglio dar battaglia, perdere energie preziose e, a causa di ciò, ammalarsi. Spesso si litiga per delle proprietà, per delle somme di denaro, si arriva, nei casi più estremi, ad uccidere! E' follia allo stato puro! Altro che perdonare, piuttosto ci si trasforma in assassini, ma mai accettare, si passerebbe per vigliacchi, ciò secondo il dire comune, in un'epoca nella quale sembra vigere la legge del più forte.

Smettiamo di attaccarci alle cose passate, alle proprietà, al denaro, alle azioni piuttosto che alle omissioni da parte degli altri nei nostri confronti, siano essi amici, parenti o dei perfetti sconosciuti. Impariamo a lasciarcele scivolare addosso. In proposito c'è un detto siciliano che vi traduco: "l'acqua mi bagna e il vento mi asciuga", ciò sta a significare che bisogna essere flessibili, lasciare andare, liberarsi dal veleno emotivo, prima che sia troppo tardi!
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Certo, molti di voi avranno subito abusi a livello fisico, psicologico perché, spesso, si saranno trovati a vivere in dei contesti dove la violenza era un modus operandi naturale da parte degli abitanti di determinati posti. In questi casi, certi gesti non sono mai giustificabili, ovvio. In ogni caso bisognerà perdonare. No, non è stupidità, non è follia, è libertà dalla sofferenza perché non perdonando si continuerebbe a soffrire all'infinito.

Chi perdona le violenze fisiche o psichiche subite, non lo fa perché è stupido, vigliacco o perché giustifica il comportamento irrazionale dell'altro. In queste circostanze il perdono serve a liberarsi dall'influenza negativa che chi ha usato violenza riuscirebbe, in caso contrario, ad esercitare ancora sulla persona vittima degli abusi, qualora quest'ultima decidesse di non perdonare.
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Quando si perdona ci si libera, si guarisce, dentro e fuori, si rinasce a nuova Vita con una nuova percezione di se stessi e degli altri. Chi perdona è sempre più leggero e pieno di gioia rispetto a chi non vuole perdonare. Il perdono comporta il non attaccamento alle cose, alle azioni e alle persone. Quando si perdona muore una parte di noi, quella egoica, quella costantemente attaccata alle cose e dominata dal senso del possesso, dalla gelosia, dalla voglia di denigrare, di giudicare, muore anche il senso di superiorità per lasciare spazio al vuoto, un vuoto da riempire con la luce dell'amore, l'amore per se stessi e per la nuova Vita che ci aspetta al di là delle tenebre dell'inconsapevolezza.

Vincenzo Bilotta

domenica 4 marzo 2018

Segui l'energia

Viviamo in un piano dimensionale dove la materia, in realtà, è illusoria. Sì, perché tutto è costituito da energia vibrante ad altissima frequenza, una frequenza tale da far sembrare solida la materia, mentre in realtà così non è, lo dice la fisica quantistica. Oggi, però, non voglio parlare di energia contenuta negli oggetti, ma di energia contenuta e poi sprigionata nelle intenzioni di ciascun individuo.

L'energia segue un suo flusso, nasce dalla fonte universale, si espande per poi finire utilizzata o dispersa, a seconda dei casi e delle persone. L'energia, infatti, per essere utilizzata, dev'essere seguita e non contrastata, altrimenti vi sarà un'inutile dispersione.
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Come ben sapete ogni nostro pensiero contiene energia, è una fonte molto potente. Ciò su cui ci concentriamo maggiormente, che ci crediate o no, tende a crescere nel mondo immateriale, dominato dall'energia, fino a condensarsi nella nostra realtà, quella fisica nella quale interagiamo tutti i giorni grazie ai nostri corpi.

Ma per una corretta espressione dell'energia occorre una corretta osservazione e, di conseguenza, una volontà di seguire l'energia fino a permetterne la libera espressione e materializzazione nel mondo fisico nel quale viviamo. La maggior parte delle persone sa ben poco di energia e crede che sia la materia l'unica cosa esistente mentre relega le energie al rango di fenomeni legati alla parapsicologia o, peggio, alla fantascienza.
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Non conoscendo le energie, le persone tendono a vivere, spesso, controcorrente. In pratica non seguono l'energia nel suo corretto fluire ma remano contro, oppongono resistenza. Ogni evento che viviamo, ogni circostanza/persona che ci si presenta nella quotidianità sono frutto di energie condensate. Se vivremo eventi non desiderati, ciò significherà che non avremo seguito il corretto fluire delle energie mentre se, viceversa, riceveremo degli oggetti graditi, interagiremo con persone costruttive o vivremo eventi gioiosi, ciò sarà la conseguenza del corretto fluire, da parte nostra, con le energie.

Ma come si fa a seguire l'energia? Innanzitutto cominciando a crearla in maniera cosciente, ciò attraverso la focalizzazione su obiettivi costruttivi, su desideri espressi tramite pensieri/sentimenti di gioia, amore, gratitudine. Sicuramente sarà fondamentale interrompere i pensieri negativi, quelli che generano tensioni superflue, ansie riguardo al futuro o sensi di colpa legati al passato.
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Bisogna ricordare, infatti, che l'energia è collegata a filo diretto con la legge dell'attrazione e quest'ultima realizza ciò a cui daremo più energia fino a farlo accadere/materializzare nella nostra realtà quotidiana. Seguire l'energia significa anche smettere di bussare a delle porte che non si apriranno mai.

Se, ad esempio, avete sostenuto un colloquio di lavoro ma non avete ottenuto risposta entro i tempi concordati, va da sé che sarebbe inutile continuare a chiamare il potenziale datore di lavoro o inviargli mail per avere notizie perché questo sarebbe un remare contro le energie, in questo caso non seguireste il corretto fluire dell'energia.
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Altro esempio può essere il caso in cui ci si innamori di una persona ma quest'ultima, essendo indecisa o avendo ancora dei conflitti da risolvere, ci dice chiaramente che non è pronta per cominciare una nuova relazione o, cosa molto frequente, che "ha bisogno di tempo per riflettere". Se, nonostante le avvisaglie, continuassimo ad andare dietro a questa persona, beh, va da sé che non seguiremmo il flusso energetico.

In entrambi i casi, sia per quanto riguarda il lavoro che nel caso della potenziale relazione, l'energia seguirà un flusso che la farà andare oltre gli eventi che abbiamo vissuto. L'energia, infatti, è intelligente e non testona come può essere un disoccupato coi paraocchi o un innamorato non corrisposto.
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Se ci lasceremo trasportare dal flusso, se seguiremo l'energia nel suo armonioso fluire, ci accorgeremo, molto presto, che sia il lavoro che la potenziale relazione si trovavano più avanti nella linea spaziotemporale rispetto a dove, invece, c'erano soltanto dei blocchi privi di potenzialità tali da consentire una libera espressione dell'energia.

Occorrerebbe vivere la realtà secondo i principi utilizzati in arti marziali quali l'aikido o il tai chi, dove si segue l'energia dell'avversario fino a trovare uno spazio dove entrare e neutralizzarne il potenziale attacco. Anche nella Vita possiamo utilizzare questi principi a nostro vantaggio, basta sviluppare il sentire, l'intuizione e un cuore aperto. 
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Quando sentiamo dentro di noi che una situazione sembra essere pesante, quando tutto sembra andare a rilento, in quel momento potremmo chiederci: STO SEGUENDO L'ENERGIA O STO RESISTENDO AD ESSA? Questa domanda è fondamentale per capire a che punto si è arrivati per poi prendere le dovute decisioni allo scopo di uscire dal pantano ed evitando, allo stesso tempo, di perdere tempo ed energie inutili.

Imparate a percepire il vostro corpo, il vostro respiro, osservate a fondo i vostri pensieri... Se vi sentite centrati, in armonia con il mondo che vi circonda e in linea con i progetti della vostra anima, allora vorrà dire che state seguendo l'energia utilizzandola a vostro vantaggio. Ma se, viceversa, sentite un blocco in qualche parte del corpo, il respiro non è fluido come quando siete rilassati e i vostri pensieri sono un caos totale, beh, in questo caso sapete cosa fare, smettete di remare contro la Vita e cominciate a fluire salendo in barca con lei per percorrere, finalmente a vostro vantaggio, il fiume delle opportunità che, di certo, saprà riservarvi.

Vincenzo Bilotta

domenica 18 febbraio 2018

C'è Vita prima della morte?

La nostra cultura, di tipo giudaico-cristiana, ci ha dato le basi per credere in Dio, per vivere ed agire in base ai suoi comandamenti e, cosa non indifferente, per credere ed aspettare il regno che verrà. Non occorre che vi ricordi il fatto che questo regno verrà dopo la vostra Vita terrena, quindi bisogna, nel frattempo, pregare, evitare il peccato in tutte le sue forme e, così facendo, un giorno si andrà in paradiso, almeno secondo le Sacre Scritture.

In realtà, però, occorre dire che la curiosità da parte dell'essere umano riguardo all'esistenza/continuazione della Vita dopo l'abbandono del corpo fisico, al secolo morte, è stata non solo sondata e ricercata in ambito religioso ma, anche, in ambiti prettamente spirituali che non abbracciano alcun credo religioso di sorta.
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Allora si cercano medium allo scopo di conoscere le condizioni dei cari defunti e per mettersi in contatto con loro, ci si sottopone a sedute di ipnosi regressiva per scoprire poi di essere stati magari dei samurai nel Giappone feudale o dei viaggiatori ed esploratori imbarcati su navi in giro per il mondo. Insomma, si cerca di capire, percorrendo diverse vie attraverso altrettanti validi strumenti, se esista Vita dopo la morte o, ancora, se si hanno alle spalle altre Vite vissute prima della più recente, questa.

Anche a me incuriosisce l'idea di sapere se esiste la Vita, e in che forma sarà vissuta, dopo la morte e m'interessa l'ipnosi regressiva come valido strumento per sondare l'animo umano allo scopo di liberare la persona che ad essa si sottopone da eventuali blocchi legati a questa o a Vite precedenti. Premesso ciò, col dovuto rispetto, volevo oggi parlare assieme a voi del fatto che pochi, o quasi nessuno, indagano sul fatto se esista la Vita prima della morte.
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Sì, avete capito bene! No, non sto scherzando, so che state pensando che magari oggi, non avendo di meglio da fare, abbia pensato di scrivere un articolo scherzo in vista di un prossimo carnevale. In realtà non è così, sono veramente intenzionato ad esplorare e scoprire se esista davvero la Vita prima della morte e come si possa fare, diversamente, per vivere prima di morire a livello del corpo fisico che attualmente ci ospita!

Certo che c'è Vita, staranno già rispondendo mentalmente molti di voi, altrimenti nemmeno io sarei qui a scrivere, non ne avrei la possibilità! Ma io non mi riferivo, cari lettori, ad una Vita limitata al semplice vivere meccanico volto al compimento di automatismi, in maniera ripetitiva e monotona, oltre che incosciente, di gesti quotidiani fino alla fine del corpo fisico.
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Piuttosto, cercavo di capire quante persone si sono mai chieste, fra una seduta spiritica e l'altra, se sono vive nel QUI E ORA, se riescono a compiere gesti semplici come passeggiare o lavare i piatti, senza DISTRARSI PER CADERE NEL SONNO VERTICALE. Occorrerebbe chiedersi: C'E' VITA IN CIO' CHE FACCIO? RIESCO A PERCEPIRE L'ENERGIA DA ME IMPIEGATA NEL COMPIERE UNA DETERMINATA AZIONE? DOVE SONO MENTRE TUTTO CIO' ACCADE?

Queste sono, a mio avviso, delle domande fondamentali che ci potrebbero fare scoprire l'eventuale, non la darei per scontata, presenza di Vita prima della morte. Il cercare, il porsi delle domande riguardo l'eventuale presenza o meno di Vita dopo la morte è lecito, va bene, può far parte del cammino di ricerca, non ci trovo niente di sbagliato.
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Ciò che, a mio avviso, andrebbe affiancato a tutto ciò è il ricercare, al contempo, la Vita prima della morte. Altrimenti si finisce per proiettare nel futuro tutte le proprie speranze, nel caso preso in considerazione, speranze relative all'eventuale esistenza di una Vita dopo la morte. Queste, se non ci si sveglia prima, scoprendo e vivendo prima di morire, possono trasformarsi facilmente in seghe mentali. E poi, che senso ha vivere nella speranza/certezza che ci sia un'altra Vita dopo la morte se non siamo stati in grado di celebrare quella che stiamo vivendo?

Così facendo saremmo solo dei cadaveri in attesa di tornare in Vita, la famosa resurrezione dei morti per poi vivere in eterno.... L'ETERNO E' RACCHIUSO IN OGNI SECONDO, IN OGNI SINGOLO RAGGIO DI SOLE, IN OGNI GOCCIA DI RUGIADA, IN OGNI UCCELLINO CHE CANTA, IN OGNI SINGOLO SORSO DI CAFFE', IN OGNI SORRISO CHE UNA PERSONA A NOI SCONOSCIUTA CI RIVOLGERA', IN OGNI FIORE APPENA SBOCCIATO QUANDO METTE IN MOSTRA TUTTI I SUOI COLORI E CI FA SENTIRE LA SUA FRAGRANZA.
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L'eterno, al secolo la Vita eterna, è QUI E ORA, questa è la scoperta più sconvolgente che, chi avrà la capacità di porsi le giuste domande e saprà vegliare potrà fare. Solo allora si potrà rispondere a chi ci chiederà: C'è Vita prima della morte?" con un "Sì, c'è Vita prima della morte, essa dimora nella nostra Coscienza e in tutti i nostri intenti ed azioni focalizzati in un unico momento, il QUI E ORA vissuto nella massima attenzione e momento per momento, il resto è solo ricerca e curiosità.

Vincenzo Bilotta

domenica 4 febbraio 2018

L'agire nella virtualità modifica la realtà

"Se puoi sognarlo, puoi farlo". (Walt Disney)

Il mondo esterno, che ci piaccia o no, è frutto di una nostra creazione/proiezione interiore. Cosa state vivendo in questo momento? In quale situazione vi trovate? Beh, sappiate che l'avete creata voi, è tutto merito vostro, che vi piaccia o no, che vi lasci del tutto indifferenti, spiazzati, vi faccia perfino arrabbiare, ciò non cambierà minimamente le carte in tavola.
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Ciò che può fare la differenza allo scopo di modificare la realtà è il PRENDERNE COSCIENZA. Cosa significa? Vuol dire che, invece di continuare ad agire in maniera meccanica riproducendo, ad esempio, situazioni frutto di lamentele reiterate nel tempo, malcontento o conflitti inconsci, avete la possibilità, attraverso un lavoro su di voi volto all'autosservazione, di modificare la vostra realtà esterna attraverso la presa di coscienza di quella interna.

Sì, perchè TUTTO PARTE DA DENTRO DI NOI PER POI MANIFESTARSI ALL'ESTERNO. IL PENSIERO CREA, CI VUOLE DEL TEMPO, BISOGNA CONTINUARE A PENSARE SEMPRE NELLA STESSA MANIERA FINO A FARLO CRISTALLIZZARE NEI NOSTRI AUTOMATISMI PSICHICI. Dopo, all'improvviso, accadrà ciò a cui avremo maggiormente pensato, succede nel mondo della forma ma prima, ricordatelo bene, è stato da noi pensato in continuazione, spesso in maniera ossessiva.
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Non è che le cose accadono dall'oggi al domani o, come dicono molti umanoidi, succede a causa del destino che è già scritto per ciascuno di noi (da chi? tutte stupidaggini!). Le cose accadono perchè sono state da noi pensate, desiderate/temute (poco importa, la Legge dell'attrazione, dopo un pò, ce le spedisce per come le abbiamo pensate, fregandosene del fatto che ci piacciono o meno e tenendo presente il solo fatto che a quello abbiamo pensato) fino a far collassare la funzione d'onda contenente l'evento immaginato fino a quel momento.

In pratica la realtà è frutto di un'immaginazione creativa (positiva o negativa, poco importa) da parte della nostra mente ed è, di conseguenza, FRUTTO DI UN PENSIERO CREATO NELLA VIRTUALITA' DELLA NOSTRA MENTE.
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Di conseguenza, come risulta evidente da quanto accennato fino ad ora, ogni evento esterno, prima ancora che possa entrare a far parte delle nostre Vite, può essere modificato ma solo se si ha coscienza della propria capacità di poter interagire e modificare gli eventi prima che accadano, nella virtualità della propria mente.

Questo processo di modificazione della realtà attraverso l'immaginazione virtuale-creativa, somiglia ai progetti, ai disegni creati al computer, attraverso i programmi grafici, delle automobili, delle moto, delle opere urbane quali ponti, case e strade.
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Così come col computer si possono creare opere che andranno ad essere inserite nella realtà quotidiana, allo stesso modo, nella nostra testa noi possiamo creare, e modificare se il "progetto" non ci piace, la nostra Vita coi suoi accadimenti quotidiani fino a creare la realtà dei nostri sogni.

Certo, tutto ciò sembra facile a parole, ma nella realtà è tutto diverso..... ALT! Avete letto cosa ho scritto prima? Sì, poco prima dell'ALT! Se pensate che tutto quello che avete letto finora sia inattuabile, inammissibile, impossibile avete due scelte: o trasformare queste tre parole nei loro contrari (attuabile, ammissibile, possibile), oppure continuare a vivere la vostra Vita nel caos e nella casualità nella speranza che il "destino", almeno per voi, sia stato scritto in maniera tale da far realizzare i vostri desideri senza la vostra compartecipazione interattiva.

Vincenzo Bilotta

domenica 21 gennaio 2018

(Im)possibile

"Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre." (Muhammad Ali)

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La nostra Vita è governata attraverso la percezione che abbiamo di essa. Questi filtri percettivi li riceviamo e sviluppiamo, attraverso le esperienze e il processo educativo-programmatico. Attraverso i filtri della nostra mente discerniamo ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ciò che è bene per noi da ciò che non lo è. Non da ultimo, impariamo ciò che è possibile fare e ciò che non lo è.

Ripeto, noi impariamo ciò che è possibile realizzare/fare, e ciò che non lo è. In pratica ce lo insegnano e noi ci crediamo. Ma è sempre vero? E' sempre valido per tutti e in qualsiasi contesto? No! Secondo me, impossibile non è valido per tutti e in tutti i contesti, impossibile è un termine ereditato da chi possiede, semplicemente, un sistema di credenze tale da fargli apparire irrealizzabile una determinata impresa, un determinato evento, un sogno tenuto nel cuore (ormai ammuffito, di sicuro!) fin dalla gioventù.

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Impossibile non esiste, è solo una credenza culturale appresa nell'ambito sociale nel quale si cresce e ci si sviluppa psicofisicamente. L'impossibile si eredita assieme al suo potere, il potere legato alla parola stessa. Come ben sapete, le parole hanno un effetto magico, ipnotico, potenziante o depotenziante, miracoloso o devastante, dipende dal contesto, da chi la pronuncia e dall'autorità che a questa persona viene data  da chi l'ascolterà (medico, prete, insegnante, sciamano).

Di conseguenza, se ci crede che una cosa sia impossibile, probabilmente avremo appreso ciò durante la nostra infanzia da una figura che consideravamo importante e saggia nella nostra Vita: genitori, insegnanti, allenatori, amici più grandi che esercitavano una certa influenza su di noi.

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L'impossibile ha i suoi cardini sulle convinzioni che gli consentono di chiudere le porte al possibile. Per far diventare una cosa possibile, da impossibile che credevamo fosse, basta scardinare le convinzioni che ci precludevano la possibilità di realizzare un determinato progetto, prestazione, impresa, relazione, ed ecco che il miracolo avviene, non da ultimo la guarigione da patologie incurabili.

Ecco come sopravvivono ai veleni di serpenti mortali certi ammaestratori, come guariscono inspiegabilmente i malati terminali, come realizzano imprese fuori dal comune gli esploratori più impavidi. Certo, queste persone sono considerate folli, fuori dal comune, fortunati, a volte le diagnosi vengono considerate errate. Di tutto fa l'umanoide medio, in sostanza, per smontare imprese ritenute, da lui, irrealizzabili. 

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Quando si realizzano imprese considerate dai più impossibili, ciò è dovuto allo sviluppo di qualità fuori dall'ordinario, prima fra tutte il modo di pensare, controcorrente, rivoluzionario, tipico di chi scopre nuove cure, di chi stabilisce nuovi record e, in generale, di chi smette di credere nei limiti che gli sono stati imposti per cominciare, finalmente, ad esplorare le sue vere risorse, quelle che rimarranno precluse alla maggior parte dei suoi colleghi, al secolo umanoidi medi.

Vincenzo Bilotta

lunedì 8 gennaio 2018

Vivere l'istante

"La nostra vera casa è "l'ora". Vivere l'istante presente è un miracolo". (Thich Nhat Hanh)

Stamattina un raggio di sole è entrato nella stanza, si percepiva il suo tepore sulla pelle, la sua luce calda, avvolgente e piena di energia. Poi ho respirato l'aria fresca del mattino, quando passano poche auto ed è ancora pulita. Ecco un modo di descrivere l'istante, senza un prima, né un dopo. Tanti altri potrebbero essere gli esempi per testimoniare la Presenza vigile che va oltre lo spazio e il tempo fino a fondersi con l'eterno istante.

Pochi hanno il tempo (in realtà se lo negano perché troppo impegnati nelle loro seghe mentali) di descrivere né, tanto meno, di vivere l'istante, a volte non si accorgono nemmeno del raggio di sole, respirano in automatico senza fare la differenza fra l'aria di mare e lo smog dei centri urbani. In altre parole, la gente si lascia vivere, spesso in una condizione di resistenza totale accompagnata da una quasi completa mancanza di percezione dei gesti compiuti, sostituita da automatismi degni del migliore degli androidi, certo, ma sicuramente non tipica degli esseri umani.
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Tre sono i regni nei quali si può scegliere di vivere: il Presente, il passato e il futuro. Il Presente è il regno libero dalla mente coi suoi schemi, giudizi e resistenze, l'unico luogo dove si ha la possibilità di essere se stessi e fondersi con Dio. Passato e futuro sono solo proiezioni mentali, luoghi costruiti dalla mente quali sue dimore personali da dove poter governare in maniera abusiva ed ossessiva la macchina biologica, al secolo il corpo umano, il nostro.

La mente, di certo, non si può e non si deve eliminare, essa ci serve. Quello che si può fare è raggiungere un accordo con essa allo scopo di trasformarla da tiranno in servo liberando, per ciò stesso, la nostra macchina biologica e consentendo, al contempo, lo sviluppo delle nostre potenzialità sopite sotto lo strato di "melma psichica" accumulato attraverso anni di pensieri ossessivi e stratificazioni derivanti dall'educazione-programmatica ricevuta.
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Per diventare padroni della mente e riappropriarci, finalmente, della nostra macchina biologica, quello che occorrerà fare sarà, in un primo tempo, osservare il pensiero. Attraverso l'osservazione, si smetterà di essere pensati, riuscendo a capire che noi siamo colui che osserva. Così si riuscirà a disidentificarci dai vari pensieri che affollano la nostra testa. Questo è un principio di libertà.

Dopo aver osservato il processo di pensiero che ci ha fino ad oggi governati e mantenuti in uno stato di sonno verticale, si può cominciare a squarciare il velo spaziotemporale fino ad entrare nell'istante. E' nell'istante, infatti, che dimora la nostra vera natura, la natura del Buddha, di Dio, di Allah o chiamatela come vi pare.
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Quando cominciamo a vivere l'istante, da quel momento cominceremo anche a capire di aver vissuto la Vita dando tutto per scontato e mirando a finire il lavoro, il caffè, la passeggiata senza, tuttavia, esserci goduti la nostra Presenza Mentale, non solo fisica, durante il compimento di questi semplici gesti quotidiani. Allo scopo può essere interessante esercitarsi nell'attenzione divisa.

Quando si pratica l'attenzione divisa bisogna concentrarsi sia sul lavoro, passeggiata, atto quotidiano in generale della Vita che si sta compiendo nel momento in cui si deciderà di praticare, sia su di noi che lo compiamo. In altre parole, se sto parlando con una persona concentro, come normalmente accade, la mia attenzione su di lei e su ciò che sta dicendo (mi accorgo dell'esterno) ma, anche, una parte dell'attenzione la focalizzo su di me (mi accorgo di me, dell'interno) su ciò che provo mentre ascolto ciò che lei ha da dire.
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Vivere l'istante, essere attenti, ci consentirà di trasformare la nostra Vita in un'opera d'arte, di accorgerci di piccole cose che prima ci sfuggivano e che sono in grado di allietare il nostro cuore consentendoci, al contempo, di rilasciare tutte le tensioni superflue facenti parte del modo di vivere in automatico la Vita nel suo complesso.

Alla fin fine, il passato è cenere, il futuro forse non lo vivremo mai perché moriremo o non sarà, in ogni caso, come lo avevamo immaginato, quindi... Perché non cominciare a vivere ogni istante come se fosse l'ultimo, non perdendoci più un solo caffè, una sola rasatura, una sola passeggiata, un solo cinguettio, un solo raggio di sole?
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Per vivere l'istante può essere utile far finta di essere degli alieni discesi sulla terra per la prima volta. Dopo esservi immedesimati in queste creature extraterrestri, uscite di casa e cominciate a guardare il mondo come se foste realmente degli alieni. Presto scoprirete come sia incredibile la quantità di dettagli e le sfumature di colore che vi eravate persi a causa dei vostri automatismi che vi portavano a finire la giornata come se fosse stata un corso di sopravvivenza.

Entrando nell'istante, pian piano potete riuscire ad allargarlo fino ad annullare il tempo ordinario e uscire dallo stato di sonno nel quale gran parte dell'umanità si trova immersa dalla notte dei tempi. Respirate, camminate, vivete, QUI E ORA, siete liberi di essere Presenti e di riprendervi la vostra VERA VITA, nessun altro può farlo al posto vostro, fatelo adesso!

Vincenzo Bilotta




domenica 24 dicembre 2017

Le ragioni dell'ego vs le certezze dell'anima

"Non siamo esseri umani che vivono un'esperienza spirituale, siamo esseri spirituali che vivono un'esperienza umana." (Teilhard De Chardin)

Tutti quanti, anche il più addormentato e scettico, non siamo altro che corpi presi in prestito dalle nostre anime allo scopo di fare esperienza in questa realtà ed in questo pianeta. Dopotutto se l'anima non trovasse un "contenitore" dove albergare, non potrebbe interagire con la realtà materiale che ci troviamo di fronte ogni giorno.

Grazie al corpo l'anima comincia, fin dal primo giorno di "nascita" all'interno del nostro corpo attuale, a fare esperienze sensoriali. Pian piano che il processo di educazione-programmatica entra a far parte di quello che le greggi umane chiamano "istruzione", l'anima comincia a cadere nell'oblio, come se, in un certo senso, si mettesse a dormire.

In quel momento, al posto dell'anima subentra la mente. E' attraverso la mente, infatti, che cominciamo ad imparare i concetti che c'insegnano a scuola e, sempre attraverso la mente, memorizziamo le varie esperienze che facciamo nell'arco della nostra Vita. In pratica, sotto questo punto di vista, l'anima non serve anche perché l'anima GIA' SA e non ha nulla da imparare.
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Proprio per questo motivo l'anima in un certo senso comincia a poltrire, a disinteressarsi della sua missione, del progetto per il quale si è incarnata. Qui, e proprio grazie a ciò, la mente farà da padrona assoluta, rendendo l'uomo medio-mediocre schiavo di se stesso e delle sue illusioni create attraverso gli schemi mentali.

La mente, man mano che cresceremo e verremo programmati attraverso l'istruzione, creerà l'ego e lo comincerà a strutturare (ti ricordo che puoi approfondire gli argomenti riguardanti l'anima e il suo progetto e l'ego cercando in questo stesso blog i miei articoli intitolati: IL PROGETTO DELL'ANIMA e STRUTTURA DELL'EGO) in maniera tale da crearci un'identità "umana".

Ma che significa "identità umana"? A cosa mi riferisco? Ah, già... Quasi dimenticavo! La mente per sopravvivere e dominare ha bisogno dell'ego, che è poi una sua creazione ed un suo alleato. E' attraverso l'ego che noi sentiamo il bisogno di "essere qualcuno", di "avere qualcosa" che ci contraddistingua sul piano materiale rispetto alla massa.

L'ego è legato al senso del possesso, all'immagine, al nome, all'appartenenza ad un ceto sociale elevato, al saper fare meglio degli altri... Vi dice nulla? In tal senso l'ego è continuamente alimentato dalla mente coi relativi pensieri che serviranno a farlo crescere a dismisura.
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E' proprio in questo contesto che l'anima, man mano che l'ego crescerà, sarà relegata in un angolino del nostro essere fino ad essere, il più delle volte, dimenticata. E' l'ego che ci fa identificare totalmente con il nostro corpo fisico, ci fa legare alle cose materiali, ci fa aver paura della morte e ci fa sentire in ansia per il futuro... Sempre lui!

Ciò è causato dal legame che l'ego instaura, assieme alla mente, con lo spazio e il tempo. Mente ed ego, infatti, possono esistere solo in presenza di spazio e tempo, sono concetti illusori quanto questi ultimi. L'anima, invece, è infinita, eterna, immateriale e possiede solo certezze.

Mente ed ego di certezze non ne hanno, vivono e, di conseguenza, ci fanno vivere in una condizione di costante paura, insicurezza, senso di colpa, ansia, sempre pronte a dimostrare (l'ego qui fa da padrone) che gli altri hanno torto/colpa/sono sbagliati e noi soli abbiamo ragione e siamo perfetti e, per difendersi fanno valere mille ragioni, infiniti discorsi filosofici che non portano a nulla, non potrebbe essere diversamente, considerato il fatto che mente ed ego sono niente, pura illusione alla quale la maggior parte degli umanoidi medi si aggrappa e difende a spada tratta.

Ora, a parte il fatto che la persona mentale-egoica non si potrà mai ricordare di sé, si capisce bene come l'anima che si è incarnata dentro questi corpi se la dorma alla grande, spesso dal giorno della nascita fino alla morte di questi automi che la contengono. D'accordo, l'anima non s'incarna a caso, lo sceglie apposta quel tipo di esperienza, ma oggi il nocciolo di questo articolo verte su ben altro tema e queste erano solo le premesse.
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Il motivo per il quale ho scritto questo articolo è dato dalla manifesta paura della mente e, di conseguenza, dell'ego quando si trovano di fronte a determinate persone con un'anima integrata nel corpo e in linea con la propria missione, in altre parole quando si mettono ego e mente da parte per cominciare a perseguire i progetti per i quali la nostra anima si è incarnata.

Quando scrivo i miei post capitano persone che non li comprendono o cercano (sperano) di farmi capire le loro ragioni che sono, poi, le ragioni della mente/ego. In questi contesti la miglior risposta, dopo aver cercato di far capire alle loro menti che i miei post sono solo delle condivisioni riguardanti il mio punto di vista sulla Vita, sarà il silenzio da parte mia...

Il silenzio fa parte dell'anima, delle sue certezze mentre, al contrario, il domandare il perché di una certa affermazione continuando a fare domande nonostante le risposte e al solo scopo di aprire dibattiti filosofici, beh... Questo è sia mentale che egoico e ci entra a piè pari... Altro che risveglio e filosofia!

Qui stiamo parlando di persone mentali/egoiche che vogliono far valere le loro ragioni rispetto agli altrui punti di vista, e ciò, alla fin fine, potrebbe andare pure bene, mica dobbiamo avere tutti la stessa idea riguardo determinate dinamiche della Vita! Che noia sarebbe!
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L'inghippo nasce quando la persona pseudofilosofa comincia ad insistere allo scopo di voler cambiare il mio punto di vista, lì è proprio fuori strada... Una cosa è condividere le opinioni, un'altra è voler far valere a tutti i costi le proprie ragioni, che poi altro non sono se non le ragioni della mente egoica!

In questi contesti, se non si sarà abbastanza presenti e svegli, si rischierà di entrare in dei dibattiti infiniti senza mai poter chiarire nulla perché, in verità, non c'è proprio nulla da chiarire. La miglior risposta sarà il silenzio. Questo silenzio, intendiamoci bene, non sarà dovuto ad una supina rassegnazione o resa ma, al contrario, mostrerà che non c'è nulla da aggiungere perché l'anima possiede le proprie certezze e non ha nulla, ripeto, nulla da dimostrare ad una mente ipertrofica che si sente minacciata dagli altrui punti di vista e vuole tenere tutto e per forza sotto il proprio controllo.

E' nel silenzio che dimora l'assoluto. Il silenzio dovrebbe essere l'unico mezzo di comunicazione anche nei seminari tenuti dai vari relatori, me compreso, perché ciò che si trasmette avviene a livello vibrazionale, da anima ad anima e non da anima a mente. La mente, però, non tollera il silenzio, essa lo scambia per mancanza di argomentazioni da parte di chi riceve la domanda, per poter controbattere, ma è completamente persa nelle sue argomentazioni inutili e frutto di  seghe mentali e schemi di pensiero da umanoide medio.

Di conseguenza, se si parla ad una conferenza ciò è dovuto al fatto che anche la mente vuole la sua parte, il suo "nutrimento" materiale ma, credetemi, ciò che avviene a livello vibrazionale e per il solo fatto di essere tutti riuniti all'interno di una struttura per condividere, basterebbe, a livello di anima, a mandare a casa tutti più arricchiti ed evoluti.
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In India si usa andare da alcuni risvegliati al solo scopo di seder loro accanto e senza pronunciare una parola. Dopo un pò di tempo ci si alza e si va via. In quel momento c'è stata una conoscenza fra anime evolute e una contemporanea cessazione, da parte della mente, del suo far valere a tutti i costi le proprie ragioni. In quel momento, abbandonate le paranoie insite negli schemi di pensiero, si è veramente liberi di abbracciare il Divino Silenzio fino a diventare parte integrante con l'Infinito. Questa è la VERA evoluzione a cui ogni essere umano dovrebbe ambire.

Vincenzo Bilotta