domenica 12 settembre 2021

Smettila di essere un "bravo ragazzo"

Smettila di essere un "bravo ragazzo", non serve e non ti porterà dove ti piacerebbe arrivare. No, non ti sto invitando a diventare un criminale, uno che trasgredisce le regole e va contro gli interessi altrui. Piuttosto, ti sto esortando a disobbedire agli insegnamenti scolastici e familiari, laddove essi vadano contro la tua realizzazione, contro le tue passioni.

Si usa dire "è un bravo ragazzo" per indicare il figlio di famiglia che segue in tutto e per tutto gli insegnamenti e i consigli (ordini, aspettative?) dei genitori, senza mai dire di no, senza mai chiedere perché. In pratica, il mondo è pieno di "bravi ragazzi". "Bravo ragazzo" è anche chi continua la professione paterna attraverso il conseguimento di un titolo di studio che gli farà rinunciare, di fatto e per sempre, alla realizzazione dei propri sogni.

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Ne conosco tanti, di bravi ragazzi, anche io ero uno di loro e, se avessi continuato ad esserlo, questo blog e i miei libri probabilmente non esisterebbero oggi e starei dietro una scrivania a timbrare documenti o, in ogni caso, farei ciò che mi hanno insegnato a scuola, a casa, senza nemmeno chiedermi il perché, in pratica farei parte della massa.

Ma così, per fortuna, non è stato. Certo, non è mai stato facile per nessuno andare contro il volere dei genitori, degli insegnanti, dei preti e della società in generale, per poter, infine, fare ciò che piace e, non più, ciò che gli altri si sarebbero aspettati da noi.

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Il senso di colpa, in un primo tempo, si fa sentire: si pensa di aver deluso i nostri genitori, i nostri insegnanti, il sistema intero, in pratica. A volte si ha paura di andare oltre e scoprire cosa c'è... Ma quando si intuisce che solo così si potranno realizzare i propri e, non più, gli altrui progetti, ecco che ogni senso di colpa sparisce per lasciare il posto alla voglia di fare, di esprimere i propri talenti, di lavorare su di sé.

Solo chi lavora su di sé, infatti, può essere in grado di prendere coscienza del fatto che la strada che ci indicano gli altri, siano essi famiglia, preti, allenatori, insegnanti, amici, partner o conoscenti, il più delle volte non è quella che fa per noi. La nostra strada, infatti, non è ancora stata costruita, saremo noi, attraverso il nostro impegno, il nostro senso di responsabilità e la perseveranza che potremo cominciare a realizzarla.

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La strada indicataci dagli altri, invece, esiste già e sappiamo pure dove potrà portarci: lavoro impiegatizio, stipendio sicuro, ma niente spazio per la creatività e no, i sogni nel cassetto possono pure fare la muffa, bisogna avere la testa sulle spalle, non fra le nuvole, come mi diceva sempre la mia insegnante di italiano alle medie quando mi perdevo a guardare incantato il cielo in primavera.

Il "bravo ragazzo" è un ragazzo concreto, che sa quello che vuole... Ce lo avranno ripetuto milioni di volte... Ma la realtà è ben altra. Il "bravo ragazzo" non si è mai chiesto cosa voglia dalla Vita, piuttosto si è sempre limitato ad accontentare gli altri. In altre parole, il "bravo ragazzo" sa cosa vogliono gli altri da lui e cerca di contentarli mentre non si è mai chiesto, o ha rinunciato in partenza a chiederselo, cosa volesse lui dalla Vita.

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In ognuno di noi c'è uno spirito ribelle, ribelle al conformismo, alla muffa, all'obbedienza, che vuole solo uscire fuori, guidarci verso il successo e farci raggiungere il massimo delle nostre potenzialità. Per lasciare libero il nostro vero spirito, la nostra vera natura, sarà necessario centrarsi su di sé, fregandosene se per questo si deluderanno gli altri e le loro aspettative.

La Vita è UNA e va vissuta seguendo le proprie attitudini, sviluppando la propria creatività fino a realizzare se stessi. Se, viceversa, si contenteranno i genitori, gli insegnanti, amici, allenatori o conoscenti, solo per paura di deluderli o di essere giudicati dei "cattivi ragazzi", beh, ricordate sempre una cosa: gli infelici rimarrete voi.

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I vostri genitori un giorno moriranno, il vostro partner potrebbe andar via, gli amici voltarvi le spalle, ma voi vi ritroverete a svolgere un lavoro e, di conseguenza, a vivere una Vita non vostra, non vera, ma voluta da altri. Quindi? Cosa avete deciso? Le persone che vi circondano non sono eterne, così come il tempo per decidere se realizzare i vostri sogni o, al contrario, se buttare la Vita dei vostri sogni nel cassonetto dei rifiuti allo scopo di far contenti gli altri... A voi la scelta!

Vincenzo Bilotta





martedì 24 agosto 2021

Chi vuoi essere oggi?

 "Dimentica il tuo passato. Chi sei adesso? Chi hai deciso di essere davvero oggi? Non pensare a ciò che sei stato. Chi sei adesso? Chi hai deciso di diventare? Prendi questa decisione coscientemente. Mettici impegno". (Anthony Robbins)

Ciò che siamo oggi è frutto, nel bene o nel male, di ciò che ci hanno fatto credere nel passato e, in generale, durante il nostro processo di crescita ed educazione-programmatica. In pratica, quasi nessuno di noi è se stesso. Ogni persona è il frutto di ciò che ha vissuto, elaborato e creduto, fino a farne la propria identità, nel passato.

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Ecco perché viviamo in una società formata da persone infelici, depresse, arrabbiate, indecise, che continuano a lamentarsi mentre la Vita passa loro davanti e va per i fatti suoi... La nostra è una società piena di persone che sono state castrate nelle loro potenzialità per poi essere modellate in maniera tale da poter servire al sistema come impiegati sottopagati, consumatori compulsivi e ingranaggi inconsapevoli di un meccanismo molto più grande delle singole parti e destinato a sfruttarle per pochi spiccioli fino alla pensione (morte?).

Occorre ricordare una cosa di fondamentale importanza: noi siamo il nostro passato, questo è vero, ma possiamo prenderne coscienza e, se non ci piace più continuare a recitare una parte che non fa per noi, possiamo cambiare, in ogni momento. Certo, ci vorrà una grande forza di volontà e un desiderio di cambiamento profondo, perché qui si tratta di cambiare radicalmente identità.

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Ma se riflettiamo bene, scopriremo che questa identità che continuiamo a trascinarci dietro dall'epoca della nostra infanzia è, in realtà, una zavorra che ci impedisce di spiccare il volo verso lo sviluppo delle nostre reali potenzialità. Solo capendo questo saremo disposti, in seguito, a prendere la decisione di cambiare.

Allora, a questo punto, la domanda sorge spontanea: chi vogliamo essere oggi? Chi ci piacerebbe essere se potessimo avere l'opportunità di ripartire da zero? Quali erano i nostri sogni prima che i nostri educatori, preti, tutori, genitori, amici, allenatori, ragazzi che ci bullizzavano, ci castrassero?

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Sì, perché noi non siamo, in realtà, più noi, scusate il gioco di parole... Noi siamo il frutto delle convinzioni limitanti che ci sono state inculcate durante il nostro processo di crescita. Di conseguenza, se le convinzioni che ci sono state trasmesse durante il processo educativo-programmatico riguardo la Vita, il lavoro e i rapporti sociali, coincidono con le nostre aspirazioni, allora tutto andrà secondo i progetti della nostra anima.

Chi nasce e cresce in un ambiente emotivamente sano, dove è incoraggiato a sviluppare la propria creatività e a credere in se stesso, sarà destinato a una Vita felice e piena di successi. Ma se si nasce in un ambiente dove ci viene imposto cosa studiare, quali compagnie frequentare o se si viene bullizzati... Beh... In questo caso la strada da percorrere sarà in salita e spesso si vivrà il resto della Vita nella mediocrità e nella meccanicità.

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Chi ha vissuto un'infanzia traumatica o ha avuto dei genitori pieni di aspettative o chi, ancora, è stato educato all'interno di istituti religiosi, è destinato a vivere una Vita anonima, piena di problemi, paure e farà parte della massa senza avere mai la possibilità di emergere. A meno che...

A meno che non lavori su di sé, ciò dopo aver preso coscienza del fatto che la Vita che sta vivendo è una Vita di seconda mano mentre, in realtà, le sue aspirazioni sono ben altre... Da quel momento comincia il lavoro di destrutturazione da tutte quelle convinzioni limitanti che lo avevano destinato, almeno all'apparenza, ad una Vita mediocre, anonima, senza possibilità di successi.

(La copertina del mio nuovo libro)


Bisogna capire che non esiste nessun destino scritto... Solo convinzioni limitanti da sradicare per poi ripartire da zero. Sì, vi sto chiedendo di cambiare identità... Ma prima dovete smettere di essere chi eravate in passato: dovete smettere di essere il bambino che faceva sempre ciò che piaceva agli altri al solo scopo di farsi accettare, dovete smettere di continuare ad identificarvi col bambino bullizzato che non ha mai creduto in se stesso, men che meno da adulto... E la lista potrebbe continuare all'infinito.

In ogni caso, dovete chiudere definitivamente col passato. Non vi sto chiedendo di dimenticare i bei ricordi, quelli no. Ma, sicuramente, dovrete cancellare i ricordi che tenete ancora dentro e che vi hanno causato dei traumi che continuate a portarvi dietro ancora oggi, altrimenti non andrete da nessuna parte e continuerete a girare dentro la ruota della vostra Vita routinaria senza andare mai da nessuna parte, finché morte non vi separi!

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Siete disposti a cambiare? O vi siete affezionati alla vostra identità di bambino modello, bullizzato, buono a nulla o disposto a studiare ciò che non sono riusciti a realizzare mamma e papà? Sì, perché di questo si tratta. Si tratta di mettersi in discussione, di smettere di trarre la propria identità da un passato traumatico che continuiamo a trascinarci dietro...

Cominciamo a desiderare una nuova identità, a lavorare sui nostri talenti, quelli che ci hanno vietato di sviluppare quando eravamo piccoli. Poi lasciamoci alle spalle le zavorre legate al passato, ciò per il semplice fatto che non esistono più se non nella nostra memoria sotto forma di convinzioni limitanti. Acquisiamo, piuttosto, maggiore saggezza se ci venisse ancora in mente di ricordarci episodi spiacevoli della nostra infanzia.

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Poi... Cambiamo! Cambiamo amicizie, lavoro, città, auto e, in generale, tutto quello che non risuona più con la nostra identità e che ci tiene ancora legati al passato... Ma, soprattutto, cambiamo mente, usciamo fuori e andiamo a prenderci ciò che vogliamo, perché ce lo meritiamo! Buona Vita!

Vincenzo Bilotta

lunedì 9 agosto 2021

L'arte del lasciare andare

Quanto dolore alberga ancora in noi? Dolore per una storia finita, per una persona cara scomparsa troppo presto, per come sono andate le cose in generale nella nostra Vita? Sicuramente tanto, ognuno di noi ha il proprio vissuto e molti, moltissimi, gran parte di questo vissuto non lo hanno ancora elaborato correttamente ma, lungi da ciò, lo hanno semplicemente congelato.

Perché si congela il passato, invece di lasciarlo andare? La risposta è da ricercare nel fatto che, spesso, nel momento in cui accade un determinato evento nella nostra Vita, noi non siamo pronti ad affrontarlo e, proprio per questo, lo mettiamo da parte, cercando di non pensarci più di tanto, ci farebbe soffrire, insomma lo congeliamo.

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Ma non sappiamo che, congelando gli eventi, non permettiamo il libero fluire all'energia della Vita e, con essa, al nuovo che potrebbe entrare a far parte delle nostre esistenze, se solo smettessimo di trattenere il passato, continuando con tutte le nostre forze, in maniera più o meno cosciente, a mantenere in Vita qualcosa che è già morto e sepolto da anni, ma che noi continuiamo ad alimentare e mantenere vivo nella nostra mente.

Così facendo, continuando a pensare al passato e ai presunti errori da noi commessi, continueremo a perpetuare i sensi di colpa, il nostro senso di inadeguatezza, la nostra stessa difficoltà ad aprirci alla Vita, al nuovo. Ma come fare? Come possiamo riuscire a lasciare andare ciò che, di fatto, lungi dall'aiutarci a vivere meglio, all'opposto costituisce un freno alla nostra libertà, libertà di trasformarci, di voltare pagina, di guardare avanti smettendo di portarci addosso delle zavorre che non ci appartengono?

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Lasciare andare è un'arte, come ho già anticipato nel titolo di questo mio articolo di oggi. Per imparare a lasciare andare bisogna prendere, prima, coscienza del fatto che tutto quello che ci è accaduto in passato è PASSATO, cenere, non esiste più se non come idea contorta nelle nostre menti ipertrofiche ed ossessive.

Vi faccio una domanda: continuereste a trattenere con una corda un camion mentre sta per partire? Sicuramente mi risponderete di no! Altrimenti correreste il rischio di farvi male continuando a tirare la corda, sarebbe inutile e controproducente. Lo stesso vale per il nostro passato, per il dolore che abbiamo vissuto e che, nonostante siano passati anche parecchi anni, continuiamo a tenere dentro, ci lasciamo consumare da questo dolore, non capendo che ormai è inutile soffrire e bisognerebbe, piuttosto, tornare a fluire con la Vita dopo averlo lasciato andare.

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Cominciamo a prendere coscienza di ciò che, attualmente, ci fa soffrire, qualsiasi ricordo, sia esso legato al passato, più o meno recente, e che noi, nonostante tutto, avevamo continuato a trattenere al nostro interno, quasi ci fossimo ormai affezionati.

In effetti, molto spesso capita che ci si identifichi col proprio dolore, fino a diventarne dipendenti. Questo, però, è come nutrirsi di un veleno, ciò alla lunga potrebbe portare alla morte! Ecco quanto è importante lasciare andare, lasciamo andare il passato, permettiamo al nuovo di entrare nelle nostre Vite, noi meritiamo di essere felici, siamo nati per questo!

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Prendiamo coscienza del dolore che continuiamo a nutrire dentro di noi, sia esso dovuto a rabbia, sensi di colpa, paura, non importa, entriamoci dentro e stiamo ad ascoltarlo, sentiamo cosa ha da dirci smettendo, al contempo, di giudicarlo, di reprimerlo, di lottarci contro, facciamo semplicemente dei respiri profondi e lasciamoci guidare da esso indietro nel tempo fino a prendere contatto con le sue radici più profonde che possiamo trovare nel luogo spaziotemporale da dove si è originato.

Dopo averne preso coscienza, dopo averne contattato le radici e averne ascoltato il messaggio, LASCIAMOLO ANDARE, questo dolore, questo passato, smettiamo di nutrirlo, apriamoci al nuovo, ce lo meritiamo, siamo nati per sperimentare la gioia nella creatività fino ad essere felici. Ciò che ci separa dalla felicità è l'illusione di dolore tenuta in Vita dalla mente.

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La mente ci fa soffrire perché crea in noi delle aspettative, dei programmi da seguire. Ma la Vita, si sa, è una continua scoperta, non si può progettare la Vita, bisogna solo viverla e lasciarsi andare ad essa con fiducia, senza trattenere nulla, seguendo il flusso. Smettiamo di avere aspettative, lasciamo andare il passato e facciamoci guidare dalla Vita, essa è la più saggia delle maestre e sa, meglio di chiunque altro, ciò di cui abbiamo bisogno per crescere e realizzarci.

Vincenzo Bilotta

martedì 27 luglio 2021

L'ostacolo al successo

Ognuno di noi mira alla propria realizzazione personale, ciò in teoria. In pratica, solo pochissimi riescono ad avere successo nella propria Vita, gli altri si fanno bastare ciò che riescono ad ottenere al prezzo di sforzi immani svolgendo, magari, lavori per il quali non sono portati e che, per di più, odiano.

Il successo è visto come qualcosa di lontano, difficile, irrealizzabile. Ci raccontano che la Vita non è facile, è una giungla, che solo i duri la vincono e tante altre belle frasette che, lavorando dentro di noi, ci autosabotano fino a farci rassegnare alla mediocrità senza nemmeno provarci ad ottenere quello che vogliamo.

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La nostra è una società basata sulla mediocrità, sul contentarsi di quello che si ha, ciò per quanto riguarda il successo nei vari aspetti della propria Vita. Ci si contenta del primo partner che capita per paura di rimanere soli e poi si divorzia, si svolgono lavori frustranti per paura di rimanere disoccupati e ci si condanna al rimprovero costante da parte dei superiori... E la lista potrebbe continuare all'infinito...

Il fatto è che la realtà, volenti o nolenti, la creiamo noi, in ogni caso, coi nostri pensieri, i nostri dialoghi interiori. Fuori è il risultato di ciò che avremo pensato, per un certo numero di ore, mesi, anni, non importa, fino ad attirarlo a noi.

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E' da dentro che si crea il fuori. Fuori è come cera pongo, pasta da modellare, e noi siamo i ceramisti che, attraverso le nostre forme pensiero, plasmiamo questa pasta fino a farla diventare un prodotto finito. Se solo fossimo in grado di prendere coscienza di questo potere, le cose cambierebbero in maniera radicale a nostro vantaggio.

Il punto è che l'unico vero ostacolo al successo non sta fuori di noi... Siamo noi stessi ad ostacolarci, ciò attraverso il nostro modo di vedere, sentire la Vita là fuori. Basta prenderne coscienza ed assumersi la responsabilità di voler cambiare le cose, sviluppare la costanza nella via verso il cambiamento, e porsi degli obiettivi a medio e lungo termine.

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Nessuno ci ha mai insegnato ad eccellere, solo ad accontentarci. Nessuno ci ha mai insegnato a brillare, solo ad emettere una luce omogenea, la stessa luce che si trova nei lampioni ai lati della strada verso la mediocrità. Solo noi possiamo cambiare le cose, ciò attraverso una presa di coscienza seguita da una decisione irrevocabile: ECCELLERE.

La presa di coscienza rispetto al fatto che siamo noi l'ostacolo al nostro stesso successo ci permetterà di fare l'unica scelta giusta, e cioè quella di cambiare direzione prendendo, questa volta, un'altra strada e passando, di conseguenza, dalla via verso la mediocrità, l'uniformità e il contentarsi alla superstrada verso il successo, l'eccellenza e l'ottenere ciò a cui gli altri rinunciano senza nemmeno averci prima provato.

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Ciò che distingue la persona di successo rispetto alla massa dei mediocri è l'assunzione della responsabilità. Chi vuole cambiare le cose, infatti, deve prima smetterla di lamentarsi e continuare a dare la colpa all'esterno prendendosi, al contempo, la responsabilità per ciò che non ha ancora ottenuto e per quello che vuole, invece, ottenere.

NOI SIAMO GLI ARTEFICI DEL NOSTRO DESTINO, NEL BENE O NEL MALE. NOI SIAMO TOTALMENTE RESPONSABILI PER OGNI ACCADIMENTO ALL'INTERNO DELLA NOSTRA VITA. BASTA PRENDERNE COSCIENZA, ESAMINARE OGNI SINGOLO FOTOGRAMMA DELLA NOSTRA ESISTENZA E, SE QUALCOSA LA' FUORI NON CI PIACE, CAMBIARLA DENTRO DI NOI.

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Ogni ostacolo fuori va rimosso dentro. Smettiamola d'incolpare il destino, i nostri genitori, se ci siamo sposati troppo giovani, se non abbiamo mai trovato altri lavori o se non abbiamo potuto completare gli studi universitari: sono tutte scuse! Probabilmente, se tutto ciò è accaduto è stato per portarci fin dove siamo ora, per farci prendere la decisione di lavorare su di noi assumendoci, di conseguenza, la responsabilità per ciò che accade all'interno della nostra Vita.

Una volta rimosso ogni ostacolo interno, ogni forma di lamentela, vittimismo, senso di colpa, senso di impotenza, il passo successivo sarà quello di darsi una direzione, ponendosi un obiettivo da realizzare, anche a breve termine, anche poco importante, quel che importerà sarà andare avanti e non fermarsi, ciò per evitare di rimanere nella zona di comfort o, peggio, nella lamentela e nel vittimismo.

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Siamo tutti dotati delle stesse potenzialità, quasi tutti usiamo bene il nostro cervello, pochi di noi hanno un obiettivo ben preciso e il coraggio di raggiungerlo. Occorrono tre cose per riuscire ad avere successo nella Vita: coscienza del fatto che l'unico ostacolo al raggiungimento di qualsiasi traguardo nella nostra Vita siamo noi con le nostre convinzioni limitanti; assunzione della responsabilità di tutti gli accadimenti all'interno della propria Vita; il coraggio di cambiare direzione, volgendo lo sguardo verso il successo e non più verso il mantenimento dell'anonimato e della mediocrità.

Vincenzo Bilotta


lunedì 12 luglio 2021

La causa della felicità

Viviamo in un mondo in cui la felicità sembra proprio essere una chimera, qualcosa di inarrivabile. A quanto pare, siamo destinati ad inseguirla, questa felicità, senza poterla, di fatto, mai raggiungere. Secondo le regole imposte dalla società, dove fanno la voce grossa i mass media con le loro pubblicità colorate ed ipnotiche, per essere felici occorre avere cose che ci facciano essere alla moda, riempiano i nostri armadi, garage, o completino l'arredo delle nostre case.

Siamo stati abituati, durante l'educazione-programmatica o processo di addomesticamento, a cercare la felicità ad di fuori di noi. Per essere felici bisogna avere, fare, frequentare le persone giuste, avere lavori super pagati, essere sposati, vivere in certe zone residenziali di lusso. Nessuno però, o pochi, è riuscito ad essere felice pur possedendo il superattico, l'auto di lusso o frequentando il jet set.

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Ma come mai non riusciamo ad essere felici pur possedendo tutto ciò che dovrebbe renderci la Vita comoda, più facile? Perché nella nostra società sempre più persone sono tristi, ansiose, depresse, non si sentono realizzate e hanno difficoltà nei rapporti interpersonali?

La verità è che la nostra è una società dove si tende molto a curare l'apparenza, l'estetica fine a se stessa, una società materialista, superficiale, ipertecnologica, dove la macchina è stata anteposta al sentimento umano. In questa società le persone non sono più capaci di vedere il bello, di gioire per il solo fatto di essere vive, semplicemente perché hanno i paraocchi.

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Questi paraocchi sono frutto dell'educazione-programmatica alla quale veniamo sottoposti durante l'età scolare. A scuola, così come a casa, quando frequentiamo gli amici, i parenti, i luoghi di ritrovo, c'insegnano e ce lo ripetono fino all'inverosimile che per essere felici dobbiamo fare, fare, fare per poi essere e avere e che solo allora potremo definirci felici e realizzati.

Qualcosa non quadra però... Più che persone felici, in giro, noto persone dipendenti da situazioni, altre persone o cose, ciò nella speranza che li rendano felici. Alla fin fine, la nostra è una società che ha creato persone dipendenti dall'esterno, ma non uomini felici.

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Tutto questo capita perché si guarda, si è sempre guardato, nella direzione sbagliata: l'esterno. Fuori è solo una proiezione della nostra interiorità. Per trovare le cause della nostra felicità occorrerebbe guardare dentro, perché è da lì che tutto parte, è quella l'origine del nostro mondo esterno, quello che ci circonda quotidianamente, quello dove viviamo.

Fuori non esiste, le cose, le persone, gli eventi che ci arrivano sono semplici riflessi in uno specchio che si limita a rimandare la luce che proviene sempre da noi. Di conseguenza, noi siamo la causa della nostra felicità, fuori è solo un effetto e, se non siamo in grado di essere felici nelle interazioni col mondo esterno, ciò è dovuto al fatto che non siamo stati in grado di cercare le cause della felicità dentro di noi.

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E' da dentro che parte tutto. Il bello, così come il brutto, la luce, così come il buio, sono nostre proiezioni. Certo, magari nessuno, in una società gretta e dormiente come la nostra, ci ha mai educati al bello, forse perché nemmeno i nostri genitori, educatori, allenatori o amici erano stati educati, a loro volta, a vederlo, cercarlo, fino a realizzarlo.

Allora occorre smettere di cercarla fuori, la felicità, bisogna cominciare, se davvero la si vuole trovare, a destrutturarsi da tutti i preconcetti che ci impediscono, alla stessa guisa di paraocchi, di vederla prima dentro di noi, questa felicità.

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Bisogna capire che per essere felici non occorre avere il televisore 50 pollici, il SUV o la casa con giardino, quello è un completamento esterno che, se c'è, non è una cosa sbagliata. Tuttavia, per cominciare ad assaporare, a vedere, sentire, toccare con mano la felicità, si dovrà cominciare a guardare nell'ultimo posto dove, fino a poco tempo fa, non si sarebbe mai sospettato di trovarla: DENTRO DI NOI.

Noi abbiamo già tutto ciò che ci serve per essere felici, basta smettere di cercare di essere perfetti, di possedere sempre più cose, di non essere soddisfatti del proprio lavoro, di resistere alla Vita. Felice non è necessariamente chi va al supermercato in Porsche o possiede l'attico a Montecarlo, quella è ricchezza esteriore. 

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La Vera Felicità consiste nello smettere di resistere alla Vita, accettandola così com'è e vivendola momento per momento; essere felici significa vedere la perfezione dell'istante smettendo, al contempo, di cercare la liberazione in un futuro che è solo nelle nostre menti; felicità è raggiungere la pace, causa della felicità, nel bel mezzo delle tempeste emotive prodotte dai nostri pensieri caotici, tutto il resto è dipendenza dal mondo esterno.

Occorre smettere di essere schiavi dell'esterno per poter cominciare ad abbracciare, esplorare e, infine, realizzare, il nostro potenziale interno. A questo va affiancato un lavoro volto alla centratura su di sé, lavoro che ci renderà indipendenti dall'esterno e completi nell'accettazione di quelle che, fino a poco tempo prima, consideravamo delle imperfezioni.

Vincenzo Bilotta

domenica 27 giugno 2021

Splendi!

Ognuno di noi nasce con uno scopo, unico e solo: splendere, in base alle proprie potenzialità, e donare luce al mondo compiendo, in questo modo, la sua missione, quella per cui la sua anima si è incarnata nel corpo fisico. Ma pochi, molto pochi, riescono a splendere, a donare luce al mondo.

Quella luce che brilla nei nostri occhi quando siamo bambini, una luce che contiene tutti i nostri sogni, le nostre aspirazioni, le nostre passioni, verrà ben presto spenta in primo luogo dall'educazione-programmatica e, in secondo luogo, dalle paure che ci verranno inculcate soprattutto dai nostri familiari. I nostri familiari, infatti, molto spesso, ci distolgono dal continuare a coltivare i nostri sogni, sogni che ci porterebbero, se non messi da parte, a realizzare la missione della nostra anima: splendere e donare luce al mondo.

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È importante, fin da piccoli, lasciare che i propri figli siano liberi di seguire le proprie passioni e, man mano che cresceranno, permettere loro di intraprendere il percorso formativo che più li avvicinerà alla realizzazione della propria missione nel mondo. Sì, perché quando si seguono le proprie passioni, non si parla più di lavoro, di impiego e stipendio, ma si parlerà, piuttosto, di missione.

Ma pochi genitori lasciano liberi i propri figli di splendere, ciò a causa della paura. Ogni genitore, o quasi, infatti, vorrebbe che il proprio figlio facesse un lavoro tale da fargli guadagnare un sacco di soldi e farlo stare bene sia a livello sociale che, ovviamente, economico. Ma, così facendo, spesso il figlio si vede obbligato a seguire dei percorsi di studio che sono diametralmente opposti rispetto alle sue aspirazioni personali e ciò lo renderà, il più delle volte, una persona adulta insoddisfatta del proprio lavoro e, di conseguenza, infelice.

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Molti genitori non lasciano che i propri figli suonino i propri strumenti musicali preferiti, studino recitazione, danza, si iscrivano in un istituto d'arte, ciò perché, secondo loro, "non darà loro da mangiare" in futuro. Queste paure dei genitori, questa mancanza di altruismo nei confronti dei figli spegnerà, inevitabilmente, la loro luce, facendogli buttare in un cassetto e dimenticare, la maggior parte delle volte in maniera definitiva, i propri sogni.

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Questi genitori, questi insegnanti e, in generale, tutti coloro i quali spengono la luce della passione, creeranno una generazione di persone infelici, depresse, arrabbiate, che faranno un lavoro che non sentiranno proprio e in maniera svogliata e meccanica al solo scopo di arrivare a fine mese per percepire uno stipendio.

Ma se ognuno di noi è nato per splendere, per realizzare la propria missione su questo pianeta, perché contentare gli altri condannandosi all'eterna infelicità e smettendo di splendere? Nessuno dovrebbe smettere mai di sognare, perché una persona che cresce in una famiglia in cui viene sostenuta nella propria crescita personale e nella realizzazione professionale, sarà poi il genitore di domani che aiuterà e sosterrà, a sua volta, i propri figli nel percorso che li porterà a realizzare la professione dei propri sogni per poi splendere nel mondo e donare luce a chi avrà la fortuna di incontrarli.

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IL NOSTRO UNICO E SOLO SCOPO SU QUESTA TERRA È SPLENDERE, NON PERMETTIAMO A NIENTE E NESSUNO DI SPEGNERCI. LA NOSTRA MISSIONE È ESSERE FELICI E CONDIVIDERE LA NOSTRA GIOIA CON GLI ALTRI ATTRAVERSO LA LIBERA ESPRESSIONE DELLA NOSTRA CREATIVITÀ NEL NOSTRO LAVORO. TUTTO IL RESTO, TUTTO QUELLO CHE ESULA DA CIÒ, FA PARTE DELLE ZONE D'OMBRA, DELLE PAURE DEGLI ALTRI, ANDIAMO OLTRE E CONTINUIAMO A SPLENDERE LO STESSO!

Vincenzo Bilotta

domenica 13 giugno 2021

Lasciarsi attraversare dalle emozioni senza opporre resistenza

E' capitato a tutti noi di sentirci arrabbiati, impauriti, ansiosi, frustrati, pieni di dubbi di fronte a determinati comportamenti da parte di persone con le quali interagiamo o in conseguenza di determinati accadimenti all'interno della nostra Vita quotidiana. Spesso, il provare queste sensazioni, questi stati d'animo, condiziona la nostra naturale propensione verso l'equilibrio e la pace interiore... Cosa fare allora ma, soprattutto, perché succede tutto ciò?

Prima di illustrare le possibili soluzioni efficaci per uscire velocemente da determinati stati d'animo che ci sbilanciano, occorre esaminare le cause che determinano questi squilibri al nostro interno nel momento in cui proviamo queste sensazioni. Quando qualcuno ci volta le spalle, ci scavalca durante la fila alla posta o, ancora, quando riceviamo una notizia che porterà, di sicuro, dei cambiamenti importanti nella nostra Vita per i quali, tuttavia, non eravamo preparati, ecco sorgere in noi uno stato d'animo destabilizzante.
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Potrà trattarsi di sorpresa, rabbia, frustrazione, tristezza, confusione, poco importa. Quel che importa è che quell'evento, quando accade, causa in noi, al nostro interno, una reazione, ciò è, del resto, naturale. Ma come mai rimaniamo intrappolati all'interno della sensazione spiacevole senza poterne, all'apparenza, uscire più fuori?

La risposta è racchiusa nella parola resistenza. E' a causa della resistenza che noi opponiamo agli accadimenti che nascono e permangono in noi degli stati d'animo negativi che condizioneranno e modificheranno il naturale fluire degli eventi all'interno della nostra Vita.

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Il problema non è mai l'evento in sé. Il problema sono le nostre reazioni, le nostre resistenze a ciò che l'evento rappresenta nella nostra mappa interna, quella stessa mappa che ci consente di interpretare e vedere la Vita. L'evento è, di per se stesso, neutro, fa parte del flusso naturale della Vita e, se noi non gli opponessimo resistenza, perderebbe la carica in tempi brevissimi fino a sparire dal libro della nostra memoria senza lasciare traccia.

Ma noi non ci contentiamo di osservare e lasciare andare. Noi siamo stati educati a resistere a tutto ciò che sembra voler minacciare il tranquillo scorrere delle nostre Vite, nell'erronea convinzione che, così facendo, riusciremo a riprenderne il controllo. Ma così non è, anzi... Al contrario!

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Immaginiamo la Vita come un fiume che scorre. Immaginiamo, ora, gli accadimenti come dei tronchi, pesci, foglie o altro materiale, contenuti all'interno di questo fiume. Se ci fermassimo in un punto qualsiasi per osservare lo scorrere di questo fiume, molto probabilmente ci accorgeremmo del fatto che, spesso, la sua corrente trasporta, al suo interno, sia esseri viventi, quali pesci, che materiali, come i tronchi.

Nessuno di noi si sognerebbe di bloccare il naturale scorrere del fiume per pulirlo dai materiali estranei o dagli stessi pesci. Ognuno di noi sa già, infatti, che man mano che il fiume scorrerà, trasporterà tutto ciò che lo contiene fino a non lasciarne traccia.

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Allo stesso modo dei materiali trasportati dal fiume sono le emozioni che proviamo di fronte a determinati comportamenti/accadimenti a noi esterni. Se vogliamo liberarci in fretta da ogni stato d'animo destabilizzante dobbiamo smettere di opporvi resistenza cominciando, invece, a lasciare che ci attraversi senza, tuttavia, trattenerlo.

Ma come si fa, in concreto? Innanzitutto bisogna smettere di reprimere la sensazione che si prova, che può andare dal semplice fastidio all'ira vera e propria. Diamo libero sfogo alle nostre sensazioni, senza far danni ovviamente, evitiamo di trattenerle o reprimerle, lasciamoci, piuttosto, attraversare da esse, senza opporre alcuna resistenza.

(Immagine presa dal web)

Rimaniamo in osservazione, centrati sul nostro respiro, in alcuni casi possiamo ripeterci mentalmente la frase "non sono ciò che provo, sono colui il quale osserva la sensazione". Questo ci darà modo di separarci, attraverso la centratura sul respiro, da ciò che è solo passeggero, una semplice reazione fisiologica del nostro apparato psicofisico a degli stimoli esterni.

Con il tempo e con la pratica saremo in grado di gestire tutte le novità e i cambiamenti, così come i comportamenti inaspettati da parte delle persone con le quali interagiremo, con estrema fluidità e poco dispendio energetico, rimanendo sempre nel fiume della Vita senza, tuttavia, identificarci coi materiali in esso contenuti o volerne bloccare il flusso naturale. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta