domenica 2 agosto 2020

Alchimia delle emozioni

Ciascuno di noi, nella quotidiana interazione con il mondo esterno, è portato a provare svariati tipi di emozioni. Non sempre, però, queste saranno emozioni di gioia. Spesso si tratterà di emozioni spiacevoli, le cosiddette emozioni negative come rabbia, paura o tristezza. In quei casi sarà necessario imparare ad osservarle per poi gestirle in maniera tale da non venirne travolti e, spesso, annientati.

Ma come fare? Di certo, non è semplice gestire delle emozioni, anche perché esse arrivano all'improvviso quale reazione a determinate dinamiche esterne che possono accaderci nella quotidiana interazione che abbiamo con cose, persone e situazioni di vario genere. Di conseguenza, bisognerà, dapprima, sviluppare una capacità di osservazione, la sola che ci potrà consentire di conservare la lucidità necessaria per non farsi travolgere quando arriverà l'onda-emozione.
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Senza una buona capacità di osservazione distaccata, non sarà possibile sviluppare la necessaria presenza mentale che ci consentirà di non entrare in reazione con l'emozione ma, lungi da ciò, ci farà agire in maniera vantaggiosa permettendoci, inoltre, di gestire al meglio la situazione senza perdere mai il radicamento in sé.

L'osservazione delle emozioni costituisce un lavoro di tipo alchemico-trasformativo. Possiamo paragonare l'emozione non osservata al veleno. Essa, se continueremo a lasciarla agire in noi ponendo in essere schemi di tipo reattivo, agirà un pò come un veleno, consumandoci lentamente, giorno dopo giorno. 
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Il lavoro di osservazione è l'unico che può permetterci di trasformare l'emozione in antidoto, anziché lasciarla agire come veleno. In questo modo guariremo dall'emozione attraverso la sua trasmutazione alchemica, ciò grazie ad un lavoro su di sé che comprenderà esercizi di meditazione e ricordo di sé.

Trasformando il veleno dell'emozione in antidoto, effettuiamo lo stesso lavoro che viene svolto quando si estrae il siero dal veleno dei serpenti. In pratica, capovolgeremo la situazione a nostro vantaggio, utilizzando l'emozione come stimolo ad uscire dallo stato di rabbia, tristezza o paura che sia, invece di rimanerne vittime inermi e per un periodo di tempo che potrebbe durare, a fasi alterne, anche tutta la Vita.
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Non dobbiamo considerare l'emozione come una nostra nemica, sarebbe contro natura farlo, essendo l'emozione naturale, fa parte della nostra fisiologia, sviluppata durante l'evoluzione stessa della razza umana. Ciò che è innaturale è il trattenerla, focalizzandosi su di essa perché, così facendo, la si alimenterà facendola crescere, correndo il rischio di identificarsi con essa.

Occorre  lasciarla fluire, l'emozione, senza mai trattenerla, semplicemente bisogna osservarla, non giudicarla e lasciarla andare. E' solo una reazione naturale del nostro sistema psicofisico a determinate dinamiche sia interiori che esteriori, la fisiologia fa il resto, va così, non alimentiamo la cosa e, dopo un pò di tempo, tutto tornerà alla normalità, com'è naturale e giusto che sia.
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Il semplice fatto di osservare l'emozione, dopo un pò di tempo ci consentirà di poter gestire in maniera più valida ed efficace la nostra Vita interiore così come le relazioni con il mondo esterno, permettendoci di risparmiare energie, tempo e salute.

Vincenzo Bilotta

domenica 19 luglio 2020

Il ritmo naturale della Vita

La Vita ha il suo naturale fluire. Basta osservare l'alternarsi puntuale delle stagioni, ognuna con il suo clima, l'andare in letargo di alcune specie di animali così come il periodo dell'accoppiamento. Gli uccelli sanno come, dove e quando costruire il nido per poi deporre le uova. 

Ogni cosa è al suo posto, ogni animale, pianta, stagione, sono programmate da Dio, intelligenza superiore, chiamatela come volete, ma c'è comunque un disegno di perfezione dietro, un'armonia assoluta, una pace oltre ogni cognizione, un senso di ordine oltre ogni logica umana...
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L'unica creatura che sembra non essersi ancora adattata a questo pianeta sembra essere l'uomo. Molti sostengono che ciò è dovuto al fatto che l'uomo è l'unico essere le cui origini non sono terrestri. Sembrerebbe, secondo queste teorie, che l'uomo sia il frutto di un esperimento da parte di alieni venuti a visitare il nostro pianeta in un non ben precisato periodo del passato.

Ad ogni modo, andando oltre ogni teoria in proposito, anche perché lo scopo di questo articolo è ben diverso, l'uomo è l'unica creatura che sembra davvero non seguire più il ritmo naturale della Vita. Viviamo in una società del "tutto subito", dove si perde di vista l'istante al solo scopo di sviluppare vere e proprie paranoie sul futuro.
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Le stagioni sembrano passarci sotto il naso, ognuna coi suoi colori, i suoi profumi, le sue caratteristiche peculiari, senza che noi ce ne accorgiamo, troppo persi come siamo dietro ai nostri pensieri, alle nostre inutili "preoccupazioni". Sembriamo proprio essere l'unica nota stridente, degli "alieni" in questa realtà spaziotemporale su questo pianeta.

Ci hanno insegnato a correre dietro al successo, al "più si ha, meglio è", alla ricchezza, alle cose a noi esterne di tipo effimero e meramente materiale. Nessuno ci ha insegnato a cercare la ricchezza dentro di noi, i nostri talenti-tesori sepolti nella nostra coscienza più profonda. 
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Nessuno ci ha educati al bello, alla Vita, a seguire il suo ritmo naturale, a restare ammirati per l'ennesimo tramonto come se fosse il primo, per il volo eseguito con simmetria impeccabile da uno stormo di rondini, per il verde di un bosco rigoglioso o per il canto melodioso di un uccellino in una fredda mattina di dicembre.

Siamo fuori dalla Vita e dal suo naturale ritmo, per questo ci si ammala sempre più e si è sempre più accelerati, inseguendo dei fantasmi creati dall'educazione al consumismo che ci hanno impresso a fuoco sin dalla più tenera età. Basta sentire il battito cardiaco accelerato e tutte le malattie cardiache delle quali molte persone soffrono. Ciò è dovuto allo stress innaturale al quale l'organismo viene sottoposto senza ragione, si superano i limiti, ci si disconnette dalla propria natura che è solo armonia, ed ecco, lo squilibrio arriva.
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La Vita è breve, questo è un dato di fatto, anche in una società dove i progressi della scienza medica sono stati davvero miracolosi. Si muore di stress, perché ci si sente soli, inutili, avulsi dal contesto nel quale si vive. In realtà si muore perché si è fuori fase, in dissonanza rispetto al ritmo naturale della Vita, si va troppo veloci e ci si brucia proprio per lo stress prodotto da questa discrepanza, questa disarmonia, tutto ciò è semplicemente contro natura.

Il gatto sa come prendere il topo, non glielo insegna nessuno; il gallo canta sempre alla stessa ora, non ha bisogno della sveglia; la scimmia si arrampica in maniera naturale sugli alberi senza aver bisogno di frequentare dei corsi di free climbing... Solo l'uomo necessita di corsi, esercizio e costanza per imparare, sempre che prima riesca a superare le paure che affollano la sua mente, paure che spesso sono illogiche, irreali.
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In pratica siamo gli unici esseri viventi su questo pianeta i quali, oltre a non essersi ancora adattati, non hanno fatto altro che disboscare, asfaltare, uccidere animali, inquinare, cementare, far la guerra ai propri simili e odiare tutto ciò che era diverso per cultura, colore di pelle o religione...

Basterebbe fermarsi un attimo a riflettere su tutto ciò... Vale davvero la pena di continuare a percorrere questa strada, costellata da violenza, sete di potere, considerato il fatto che la Vita è davvero breve e si potrebbe vivere in armonia con il suo naturale ritmo rispettando, al contempo, tutti gli esseri viventi, smettendo d'inquinare, di combattere, semplicemente fluendo, come mai prima d'ora nessuno ha mai pensato di fare?
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Il cambiamento parte da ognuno di noi. Basta fermarsi a riflettere un attimo, smettere di correre e cominciare a camminare, passo dopo passo, godendosi l'itinerario senza pensare troppo alla meta, lasciando essere le cose, secondo il loro naturale ritmo, smettendo di angosciarsi per un futuro che esiste solo nelle nostre teste e cominciando, infine, a vivere in armonia con tutte le altre creature esistenti.

Non è difficile raggiungere questo obiettivo, basta smettere di pensare troppo e meditare di più, serbare meno rancore e dare più perdono, sostituire l'amore alla paura e lasciare che la Vita ci consegni, finalmente, i doni che aveva in serbo per noi ma che non avevamo mai scartato per paura che contenessero una bomba.

Vincenzo Bilotta

domenica 5 luglio 2020

Ingrandire i "problemi"

In una società come la nostra, basata sul "tutto e subito", nell'era dei fast food, è sempre più diffusa la tendenza all'ansia nelle sue varie forme, fino ad arrivare a disturbi psicofisici molto seri. L'ansia, com'è naturale, nasce e cresce in chi non ha abbastanza volontà, interesse o voglia di essere presente, proprio QUI, proprio ORA.

E' normale che, in una persona che non è capace di essere presente a se stessa, un "problema", sia esso reale o frutto di semplici seghe mentali, venga dalla stessa ingrandito fino a non lasciarle spazio per vivere la Vita di tutti i giorni. E' così che ci si crea una Vita da incubo, una Vita dove non c'è più spazio per la ricerca dell'equilibrio e l'ambiente circostante viene costantemente percepito come minaccioso ed invivibile.
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Così facendo, sarà inevitabile entrare in un circolo vizioso dove, partendo dall'ansia, si continuerà a creare ed ingrandire i "problemi" senza possibilità apparenti di soluzione. Sì, perché la mente, avendoli creati nella sua realtà virtuale, non ci consentirà di risolverli nella Vita di tutti i giorni. E' così che continueranno a crescere a dismisura a meno che... A meno che non si scopra il trucco.

Per risolvere i "problemi" creati dalla mente, infatti, non è necessario agire nella Vita reale, anche perché molto spesso non esistono nemmeno... La soluzione dei "problemi" creati dalla mente può avvenire sempre e solo a livello virtuale, intellettivo, entrando dentro i programmi-sega mentale fino a disattivarli attraverso un nuovo programma chiamato OSSERVAZIONE COSCIENTE il quale andrà a neutralizzare i precedenti fino a ripristinare lo stato di equilibrio psicofisico che dovrebbe essere naturale e costante in ogni essere umano.
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Vi starete chiedendo cosa fare, invece, nel caso in cui i "problemi" fossero reali, materiali e non solo frutto di elucubrazioni mentali... La soluzione c'è, sempre! Basta cercarla, utilizzando un atteggiamento introspettivo, respirandoci dentro, non lasciandosi trascinare in un tempo che esiste solo nella mente e rimanendo, piuttosto, radicati nell'ADESSO, unico tempo esistente nel quale è possibile vivere ed esistere fisicamente.

Una volta radicati nell'ADESSO, si dovrà cominciare col considerare i "problemi" come opportunità. La parola opportunità ha un'energia diversa, alta, un valore opposto rispetto alla parola "problema". Questa energia, legata alla parola "opportunità", non potrà che andare a vantaggio della persona che la pronuncia.
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Le opportunità, a differenza dei "problemi", danno la possibilità di crescere, fluire con la Vita, trasformando se stessi in un primo tempo e nella propria interiorità e il mondo esterno, quale naturale conseguenza del lavoro interiore svolto su di sé. Ecco che, in questo modo, i "problemi"-piombo vengono trasmutati alchemicamente, attraverso il corretto utilizzo delle parole, in opportunità-oro. 

In questo modo, quando le situazioni della Vita risultano essere particolarmente complesse, potete sempre sostituire il vocabolo "complesso" con "ricche di opportunità per la crescita personale" per poterne uscire rafforzati, adulti, liberi.
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Come avrete avuto modo di constatare, la Vita che vivete dipende dal vostro modo di vederla e interpretarla. Da oggi, quando i "problemi" sembrano sovrastarvi, smettete di focalizzarvi su di essi perché, così facendo, li ingrandirete, proprio come una formica può sembrare, all'apparenza, un vero e proprio mostro se vista con una lente d'ingrandimento.

Smettete di ingrandire ogni cosa, lasciate andare la lente d'ingrandimento e cominciate, piuttosto, ad OSSERVARLA, RESPIRATECI, poi volgete lo sguardo altrove, RIFLETTETECI e vedrete che, in breve tempo, riuscirete a far sparire ogni "problema" perché vi sarete focalizzati sul lato opposto, quello della loro soluzione, facile no?

Vincenzo Bilotta

domenica 21 giugno 2020

Imitare la Vita

La nostra è una società basata sull'imitazione. Vuoi per l'educazione ricevuta durante l'infanzia, vuoi per le mode, si ha la tendenza ad imitare e seguire gli altri, ciò che fanno, dicono. Così nascono le frasi fatte, le persone finte, la società di oggi, fatta di cartapesta, con tanti colori ma senza un'anima.

In questa società si è perso il senso della Vita, la preziosità dell'istante, impegnati come si è a dar retta ai mille inutili pensieri che popolano le nostre menti, mentre ci si perde ore ed ore a guardare lo schermo del proprio smartphone... Ma la Vita fa lo stesso il suo corso, con o senza di noi, che ne siamo coscienti oppure no...
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Siamo fuori dalla Vita, non siamo in armonia con ciò che ci circonda, questo, del resto, è il prezzo da pagare a causa dell'eccesso di tecnologia che occupa sempre più i nostri vuoti interiori, vuoti che, anziché riempirli di silenzio e meditazione, vengono da noi riempiti da selfie e messaggi no stop.

Si tende ad imitare tutto, tutto tranne la Vita... Ma come si farà, poi, ad imitare la Vita? Imparando ad osservare i cicli delle stagioni, la naturalezza nel comportamento degli animali, quelli che vivono ancora liberi nei boschi. Ci sarebbe tanto da imparare, si potrebbe crescere, integrarsi con il mondo circostante senza più lottare né giudicare...
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Eppure ci si oppone. Ci si oppone a ciò che è, all'esistenza stessa con le sue dinamiche naturali. Non si accetta la morte, il fatto che i rapporti con le persone che prima erano amiche si deteriorino, gli anni che passano, ci si costringe a fare un lavoro che si odia solo per campare... E poi ci si lamenta delle malattie!

E' normale ammalarsi quando non si è più allineati con i ritmi della natura, quando si lotta con i suoi cicli fino a diventare degli alieni in un altro pianeta. Per tornare a VIVERE, a reintegrarsi, occorrerebbe imitare la Vita. Ma come si fa ad imitarla?
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Per imitare la Vita occorre ACCETTARLA, qualsiasi cosa abbia in serbo per noi. Dopotutto, siamo noi a creare la nostra realtà e gli eventi che andremo a vivere, ciò in base a quello di cui abbiamo bisogno al fine di avanzare con maggior esperienza lungo il nostro percorso di crescita personale. Il cambiamento dista solo un pensiero, la Vita è ciò che noi pensiamo di essa.

Di conseguenza, se non ci piace la Vita che viviamo, dobbiamo dapprima ACCETTARLA, poi cambiare il nostro modo di pensarla e vederla. Solo così essa cambierà per noi, ciò perché il mondo esterno si adatta al nostro mondo interno, mai viceversa.
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Impariamo ad imitare la Vita, a fluire con essa, ad accettare tutti gli eventi dei quali ci renderà partecipi, poniamoci in maniera rilassata e senza aspettative, limitandoci ad osservare ciò che accade, sentendo che emozioni provoca in noi, poi lasciamo andare, passiamo oltre, questo vale sia per gli eventi piacevoli che per quelli che non avremmo voluto vivere mai.

Questa è la Vita. Tutto il resto è solo fantasia, prodotto di una mente iperattiva capace solo di distorcere la realtà allo scopo di trarne un vantaggio personale. Lasciamo da parte la mente, la tecnologia, i selfie, facciamolo, almeno per dieci minuti al giorno. Usciamo a passeggio nei boschi, meditiamo, facciamo qualcosa di creativo, lasciamo esprimere la nostra anima.
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Lasciamoci trasportare dalla Vita, essa è molto più saggia di noi e di chi ci ha programmato con gli inutili nozionismi scolastici. La scuola ci prepara alla società delle apparenze e delle formalità ma non alla Vita. Il percorso per conoscere la Vita passa per strade poco battute o che dovremo costruirci noi di sana pianta.

Per imitare la Vita occorre essere dei pionieri, dei visionari, dei creatori di realtà alternative a quelle standard offerte dalla nostra società consumistica. Ma la ricompensa, una volta entrati nel suo flusso, sarà la libertà di essere se stessi, oltre ogni apparenza, senza più limiti di spazio né di tempo, fino a realizzare i VERI scopi per i quali ci siamo incarnati nei nostri corpi e tornare UNO con Dio.

Vincenzo Bilotta

domenica 7 giugno 2020

La crescita personale

Cosa significa il termine "crescita personale"? Chi è nel cammino di ricerca interiore, ne avrà sentito parlare almeno una volta. Col termine crescita personale ci si riferisce, in genere, a tutte le acquisizioni che un essere umano fa nel corso della sua Vita e che gli serviranno, appunto, a crescere in saggezza ed esperienza pratica.

Ma come dovrebbe avvenire questa crescita personale? Quali sono i criteri affinché possa realizzare appieno, suo mediante, le potenzialità dell'essere umano? Secondo me, in primo luogo, bisognerebbe seguire il percorso di crescita personale facendolo senza ostentazione, con umiltà. Non occorre dimostrare niente a nessuno, solo crescere per se stessi e per migliorare la propria Vita sotto tutti i punti di vista.
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La crescita personale non comporta competizione, non è una gara a chi sa più degli altri, non ci sarà nessun premio finale. Al massimo si raggiungerà la libertà, quella libertà che, se coltivata, riuscirà a farci esprimere le nostre potenzialità attraverso l'utilizzo dei nostri talenti dopo aver messo da parte gli schemi mentali limitanti acquisiti attraverso il processo educativo-programmatico.

La crescita personale è un processo lungo una Vita, fatto di acquisizioni in tutti i campi della conoscenza, sia essa teorica o pratica. Il processo di acquisizione avviene in maniera più o meno veloce, a seconda delle paure che potrebbero limitare la conoscenza del nuovo. Il cambiamento derivante dal processo di crescita personale può fare, infatti, paura, come tutti i tipi di cambiamento. Del resto, se non si cambia, se non si ha il coraggio di accogliere la trasformazione in sé, si ristagna e il ristagno, si sa, equivale alla morte.
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Il lavoro di crescita personale è un lavoro che va fatto su di sé, senza curarsi di ciò che pensano gli altri e, soprattutto, senza obbligare nessuno, nemmeno le persone più vicine a noi, ad intraprenderlo per il solo fatto che per noi "è giusto così". Bisogna lasciare liberi gli altri di seguire la propria strada, al massimo si potrà dare l'esempio attraverso la propria trasformazione, esempio che, di certo, potrà seguire chi sarà già pronto al salto quantico.

Quando si comincia il cammino di crescita personale, si smetterà di guardare fuori per cominciare a guardare dentro, fino ad immergersi nel sé più profondo, esplorando parti di noi delle quali non conoscevamo nemmeno l'esistenza. E' un lavoro di crescita fatto di studio sui libri, seminari, corsi, ma, anche e soprattutto, di applicazione pratica dei concetti imparati, ciò sia per acquisire dimestichezza sul campo che per appurare l'efficacia delle tecniche acquisite lungo il cammino di conoscenza.
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Inevitabilmente ci sarà un passaggio dalla forza centrifuga a quella centripeta. Cominciando a lavorare su di noi, infatti, smettiamo di disperdere energie all'esterno lasciandoci influenzare da ciò che accade al di fuori di noi per cominciare, al contrario, a raccogliere le energie al nostro interno attraverso esercizi quali il ricordo di sé, la meditazione, la respirazione o lo yoga fisico.

Questi momenti di raccoglimento ci insegneranno tanto, sia a livello teorico che a livello pratico. Uno dei più grandi insegnamenti che potremo ricevere durante il nostro cammino di crescita personale sarà quello che ci porterà a rivalutare la nostra concezione riguardo la solitudine. Il cammino di crescita personale, infatti, è un cammino che va compiuto rigorosamente da soli, perché è un cammino interiore, di auto esplorazione e di auto riscoperta.
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Ci saranno compagni di cammino ma, fondamentalmente, la strada da percorrere rimarrà individuale e, prima o poi, ci si separerà ai vari bivi che il cammino non mancherà di presentarci ad un certo punto del percorso. Tutto questo fa parte del lavoro su di sé. Imparate ad amare e conoscere voi stessi, perché dovrete avere una grande autostima per procedere oltre quando si presenteranno eventuali ostacoli sotto il nome di dubbio e paura dell'ignoto.

Durante il cammino viaggiate leggeri, bagaglio essenziale, niente zavorre, lasciate a casa la vostra storia personale perché solo così potrete riscrivere, giorno dopo giorno, momento dopo momento, una nuova storia, una storia che parla di volontà, amore, voglia di cambiamento e coraggio, la storia della vostra crescita personale, buon viaggio!

Vincenzo Bilotta

domenica 24 maggio 2020

Imparare ad ascoltare

"Uomo che ami parlare molto: ascolta e diventerai simile al saggio. L'inizio della saggezza è il silenzio". (Pitagora)

Ascoltare è un'arte e, un pò come tutte le arti, va coltivata ed imparata. Nessuno c'insegna ad ascoltare, pochi ne riscontrano la necessità, eppure è di fondamentale importanza sia nelle relazioni interpersonali che nelle relazioni con se stessi. Quando parlo di ascolto mi riferisco, infatti, sia all'ascolto degli altri quando si discute che all'ascolto di noi stessi, del nostro corpo con le sue emozioni.

Anche il nostro corpo, infatti, è capace di comunicare con noi, è molto più intelligente di quanto possiamo lontanamente immaginare. Ma partiamo dall'ascolto esterno, dalle relazioni interpersonali... Quanti di voi sono capaci di ascoltare senza replicare o interrompere? Pochi scommetto! Tendiamo, per abitudine, ad intercalare le nostre opinioni ancor prima che l'altro interlocutore abbia finito di esprimersi, così ci hanno insegnato a fare.
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Al di là del fatto che quando si interrompe non si consente all'altra persona di completare un discorso e si finisce col non coglierne il significato, il fatto di voler parlare senza rispettare i tempi denota una mancanza riguardo allo sviluppo, da parte nostra, della capacità di ascoltare. Ascoltare significa, anche, accogliere l'altro, così com'è, senza riserve.

Sin da piccoli impariamo a dialogare, ma quasi mai ci viene insegnato ad ascoltare, così si finisce col parlare senza sapere, spesso, quello che si dice. Anche Epitteto diceva "Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà", ciò proprio in riferimento al fatto che i dialoghi sono, molto spesso, delle gare a chi parla di più senza lasciare spazio agli altri, piuttosto che un'occasione per raffinare la capacità di ascolto insita in ognuno di noi.
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L'incapacità di ascoltare, il desiderio di interrompere, sono dei segni rivelatori di una mente irrequieta, di una persona insicura, la quale teme, durante il dialogo, di non poter esprimere la propria opinione, di non potersi prendere lo spazio che le spetta. 

Il lavoro che andrà fatto, si baserà sullo sviluppo della capacità di ascoltare l'altro. Questo costituirà una forma avanzata di meditazione, di difficile attuazione, ciò in quanto per natura si tenderà a tornare agli schemi mentali acquisiti durante il processo educativo, schemi che ci faranno tornare, se non osservati in maniera cosciente, ad interrompere.
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Lo sviluppo della capacità di ascolto durante un dialogo è già, di per sé, una grande acquisizione nel lavoro su di sé ma, se si vuole completare davvero il lavoro, occorrerà imparare anche ad ascoltare se stessi, il proprio corpo.

Quando parlo dell'ascolto di sé mi riferisco, in particolare, allo sviluppo della capacità di ascoltare sia il proprio dialogo interiore che la mente porta avanti da quando abbiamo acquisito la conoscenza della parola, che il linguaggio delle emozioni, linguaggio parlato attraverso l'energia bloccata nel corpo attraverso le somatizzazioni.
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L'ascolto di sé è la forma più raffinata e consapevole di ascolto che un uomo possa realizzare e portare avanti lungo il suo cammino di crescita personale, la più importante forma di meditazione che porterà, se sviluppata e coltivata, all'autoguarigione definitiva da tutti i sintomi psicofisici.

Se per ascoltare il dialogo interiore basta prestare attenzione alla nostra meccanicità nella quale versiamo quasi tutto il giorno, per diventare consapevoli dei messaggi che il nostro corpo ci mostra attraverso i sintomi psicofisici, dobbiamo, prima, smettere di sopprimerli attraverso l'utilizzo sconsiderato quanto inutile dei farmaci sintomatici.
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Se il nostro corpo accusa dei dolori cervicali, prima di prendere degli antidolorifici chiediamoci se stiamo guardando nella direzione giusta riguardo, ad esempio, alle decisioni da prendere; se soffriamo di mal di gola, chiediamoci cosa non riusciamo ad esprimere e tratteniamo. 

Insomma, ogni singola parte del nostro corpo, al pari dei dialoghi interiori della nostra mente, esprime una specifica necessità, una particolare richiesta, quella di essere accolta, ascoltata, non silenziata, interrotta attraverso i farmaci i quali se, per un verso, sembrano risolvere i sintomi, in realtà non faranno altro che reprimere un unico bisogno da parte del nostro corpo: QUELLO DI ESPRIMERSI LIBERAMENTE E DI ESSERE ASCOLTATO SENZA CENSURA.
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Impariamo ad ascoltare e, soprattutto, impariamo ad ascoltarci di più, ciò ci aiuterà a salvare molte relazioni di amicizia, i rapporti col nostro partner e, nel caso dell'autoascolto, la nostra salute psicofisica! Buon ascolto!

Vincenzo Bilotta

domenica 10 maggio 2020

La nostra vera casa

Come vi sentite la sera, quando tornate a casa? Cosa provate, dopo aver lavorato, girato, viaggiato, quando ritrovate le cose a voi familiari, l'accoglienza di ciò che vi circonda? Sicuramente vi sentite, accolti, rilassati, a vostro agio, ogni maschera cade perché, in quel contesto, siete liberi di essere voi stessi.

Ho cominciato con queste domande, seguite dalla premessa, proprio per ribadire l'importanza del sentirsi a proprio agio, rilassati, PRESENTI. La nostra vera casa, quella dove abitiamo, la conosciamo bene, in ogni angolo, possiamo girarla ad occhi chiusi, senza rischio di perderci. Quella che non conosciamo è un'altra casa, parimenti accogliente, ma che la nostra mente tende sempre a fuggire: IL QUI E ORA.
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Il QUI E ORA è la casa della nostra mente ma lei, lungi dall'abitarla, preferisce vagare fra passato e futuro, un pò come farebbe un vagabondo, senza una fissa dimora, in continuo movimento e senza uno scopo. Così veniamo sballottati a destra e a manca dai nostri pensieri, ciò perché la mente prende il controllo delle nostre Vite.

In questo suo vagabondare la mente, lungi dal tornare all'ADESSO, la sua vera casa, fa dei viaggi nel passato o, dipende dal tipo di pensiero elaborato, nel futuro. Ecco perché, durante la giornata, ci sentiamo scarichi, apatici, arrabbiati o spaventati... In realtà sono i viaggi che la nostra mente compie a determinare i nostri stati d'animo, complice la scarsa, o nulla, capacità di osservazione da parte nostra.
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Va a finire, così, che la mente a lungo andare si stanca, ed è normale. Si stanca perché non passa mai da casa, dal QUI E ORA, non ritorna alla sua vera natura che è pace e silenzio, intenta com'è ad inseguire il pensiero che va e subito pronta ad elaborarne un altro, ad un ritmo vorticoso, folle...

Così anche noi, se non saremo capaci di osservare con distacco la mente, ci ritroveremo a vagabondare in epoche e luoghi che non ci appartengono, torneremo ad interagire con persone che, ormai, sono morte o che, in generale, non fanno più parte della nostra Vita... A che scopo? Tutto questo è follia pura!
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Bisognerebbe cominciare ad osservare questa nostra mente, a farcela amica, un pò come s'impara ad accettare un amico iperattivo che non smette mai di muoversi ed agitarsi. Cominciamo a conoscerla, essa fa parte di noi, non lottiamoci contro, perché finiremmo col lottare contro noi stessi... Lasciamola pensare smettendo, al contempo, di venire pensati, riprendiamoci le redini e mettiamo il morso a questo cavallo imbizzarrito.

Pian piano, con l'osservazione costante, la pratica della meditazione, la lettura di libri sull'argomento (ne trovate molti se cliccate sul mio profilo blogger) impariamo a fare amicizia con la mente, lasciamo che, come il figliol prodigo, quando tutto sembrava perduto, ritorni alla sua vera casa, si cambi d'abito, si metta a suo agio e, finalmente riposi nell'ISTANTE ETERNO.
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Non esiste nulla al di fuori dell'adesso, se ci crediamo ancora siamo nell'illusione, diamo ancora retta alla mente  vagabonda che ci fa viaggiare per lungo e per largo nei suoi viaggi spaziotemporali. Torniamo al nostro respiro, al nostro sentire, al silenzio assoluto. Questa è la nostra vera casa, la nostra vera natura, da ciò nasce la creatività e l'evoluzione.

Smettete di lottare, invitate, piuttosto, la mente a tornare a casa, fatelo con gentilezza, assecondatene il movimento, lasciate che accada senza opporre alcuna resistenza... Solo QUI, solo ORA, può esistere la Vita. Solo QUI, solo ORA, può avvenire la trasformazione. Lasciamo che la mente entri nella sua vera casa, dopo, con calma determinazione, chiudiamo la porta e riposiamoci dal viaggio fantasioso che ci ha tenuti lontano per così tanto tempo.

Vincenzo Bilotta