domenica 7 giugno 2020

La crescita personale

Cosa significa il termine "crescita personale"? Chi è nel cammino di ricerca interiore, ne avrà sentito parlare almeno una volta. Col termine crescita personale ci si riferisce, in genere, a tutte le acquisizioni che un essere umano fa nel corso della sua Vita e che gli serviranno, appunto, a crescere in saggezza ed esperienza pratica.

Ma come dovrebbe avvenire questa crescita personale? Quali sono i criteri affinché possa realizzare appieno, suo mediante, le potenzialità dell'essere umano? Secondo me, in primo luogo, bisognerebbe seguire il percorso di crescita personale facendolo senza ostentazione, con umiltà. Non occorre dimostrare niente a nessuno, solo crescere per se stessi e per migliorare la propria Vita sotto tutti i punti di vista.
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La crescita personale non comporta competizione, non è una gara a chi sa più degli altri, non ci sarà nessun premio finale. Al massimo si raggiungerà la libertà, quella libertà che, se coltivata, riuscirà a farci esprimere le nostre potenzialità attraverso l'utilizzo dei nostri talenti dopo aver messo da parte gli schemi mentali limitanti acquisiti attraverso il processo educativo-programmatico.

La crescita personale è un processo lungo una Vita, fatto di acquisizioni in tutti i campi della conoscenza, sia essa teorica o pratica. Il processo di acquisizione avviene in maniera più o meno veloce, a seconda delle paure che potrebbero limitare la conoscenza del nuovo. Il cambiamento derivante dal processo di crescita personale può fare, infatti, paura, come tutti i tipi di cambiamento. Del resto, se non si cambia, se non si ha il coraggio di accogliere la trasformazione in sé, si ristagna e il ristagno, si sa, equivale alla morte.
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Il lavoro di crescita personale è un lavoro che va fatto su di sé, senza curarsi di ciò che pensano gli altri e, soprattutto, senza obbligare nessuno, nemmeno le persone più vicine a noi, ad intraprenderlo per il solo fatto che per noi "è giusto così". Bisogna lasciare liberi gli altri di seguire la propria strada, al massimo si potrà dare l'esempio attraverso la propria trasformazione, esempio che, di certo, potrà seguire chi sarà già pronto al salto quantico.

Quando si comincia il cammino di crescita personale, si smetterà di guardare fuori per cominciare a guardare dentro, fino ad immergersi nel sé più profondo, esplorando parti di noi delle quali non conoscevamo nemmeno l'esistenza. E' un lavoro di crescita fatto di studio sui libri, seminari, corsi, ma, anche e soprattutto, di applicazione pratica dei concetti imparati, ciò sia per acquisire dimestichezza sul campo che per appurare l'efficacia delle tecniche acquisite lungo il cammino di conoscenza.
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Inevitabilmente ci sarà un passaggio dalla forza centrifuga a quella centripeta. Cominciando a lavorare su di noi, infatti, smettiamo di disperdere energie all'esterno lasciandoci influenzare da ciò che accade al di fuori di noi per cominciare, al contrario, a raccogliere le energie al nostro interno attraverso esercizi quali il ricordo di sé, la meditazione, la respirazione o lo yoga fisico.

Questi momenti di raccoglimento ci insegneranno tanto, sia a livello teorico che a livello pratico. Uno dei più grandi insegnamenti che potremo ricevere durante il nostro cammino di crescita personale sarà quello che ci porterà a rivalutare la nostra concezione riguardo la solitudine. Il cammino di crescita personale, infatti, è un cammino che va compiuto rigorosamente da soli, perché è un cammino interiore, di auto esplorazione e di auto riscoperta.
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Ci saranno compagni di cammino ma, fondamentalmente, la strada da percorrere rimarrà individuale e, prima o poi, ci si separerà ai vari bivi che il cammino non mancherà di presentarci ad un certo punto del percorso. Tutto questo fa parte del lavoro su di sé. Imparate ad amare e conoscere voi stessi, perché dovrete avere una grande autostima per procedere oltre quando si presenteranno eventuali ostacoli sotto il nome di dubbio e paura dell'ignoto.

Durante il cammino viaggiate leggeri, bagaglio essenziale, niente zavorre, lasciate a casa la vostra storia personale perché solo così potrete riscrivere, giorno dopo giorno, momento dopo momento, una nuova storia, una storia che parla di volontà, amore, voglia di cambiamento e coraggio, la storia della vostra crescita personale, buon viaggio!

Vincenzo Bilotta

domenica 24 maggio 2020

Imparare ad ascoltare

"Uomo che ami parlare molto: ascolta e diventerai simile al saggio. L'inizio della saggezza è il silenzio". (Pitagora)

Ascoltare è un'arte e, un pò come tutte le arti, va coltivata ed imparata. Nessuno c'insegna ad ascoltare, pochi ne riscontrano la necessità, eppure è di fondamentale importanza sia nelle relazioni interpersonali che nelle relazioni con se stessi. Quando parlo di ascolto mi riferisco, infatti, sia all'ascolto degli altri quando si discute che all'ascolto di noi stessi, del nostro corpo con le sue emozioni.

Anche il nostro corpo, infatti, è capace di comunicare con noi, è molto più intelligente di quanto possiamo lontanamente immaginare. Ma partiamo dall'ascolto esterno, dalle relazioni interpersonali... Quanti di voi sono capaci di ascoltare senza replicare o interrompere? Pochi scommetto! Tendiamo, per abitudine, ad intercalare le nostre opinioni ancor prima che l'altro interlocutore abbia finito di esprimersi, così ci hanno insegnato a fare.
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Al di là del fatto che quando si interrompe non si consente all'altra persona di completare un discorso e si finisce col non coglierne il significato, il fatto di voler parlare senza rispettare i tempi denota una mancanza riguardo allo sviluppo, da parte nostra, della capacità di ascoltare. Ascoltare significa, anche, accogliere l'altro, così com'è, senza riserve.

Sin da piccoli impariamo a dialogare, ma quasi mai ci viene insegnato ad ascoltare, così si finisce col parlare senza sapere, spesso, quello che si dice. Anche Epitteto diceva "Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà", ciò proprio in riferimento al fatto che i dialoghi sono, molto spesso, delle gare a chi parla di più senza lasciare spazio agli altri, piuttosto che un'occasione per raffinare la capacità di ascolto insita in ognuno di noi.
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L'incapacità di ascoltare, il desiderio di interrompere, sono dei segni rivelatori di una mente irrequieta, di una persona insicura, la quale teme, durante il dialogo, di non poter esprimere la propria opinione, di non potersi prendere lo spazio che le spetta. 

Il lavoro che andrà fatto, si baserà sullo sviluppo della capacità di ascoltare l'altro. Questo costituirà una forma avanzata di meditazione, di difficile attuazione, ciò in quanto per natura si tenderà a tornare agli schemi mentali acquisiti durante il processo educativo, schemi che ci faranno tornare, se non osservati in maniera cosciente, ad interrompere.
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Lo sviluppo della capacità di ascolto durante un dialogo è già, di per sé, una grande acquisizione nel lavoro su di sé ma, se si vuole completare davvero il lavoro, occorrerà imparare anche ad ascoltare se stessi, il proprio corpo.

Quando parlo dell'ascolto di sé mi riferisco, in particolare, allo sviluppo della capacità di ascoltare sia il proprio dialogo interiore che la mente porta avanti da quando abbiamo acquisito la conoscenza della parola, che il linguaggio delle emozioni, linguaggio parlato attraverso l'energia bloccata nel corpo attraverso le somatizzazioni.
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L'ascolto di sé è la forma più raffinata e consapevole di ascolto che un uomo possa realizzare e portare avanti lungo il suo cammino di crescita personale, la più importante forma di meditazione che porterà, se sviluppata e coltivata, all'autoguarigione definitiva da tutti i sintomi psicofisici.

Se per ascoltare il dialogo interiore basta prestare attenzione alla nostra meccanicità nella quale versiamo quasi tutto il giorno, per diventare consapevoli dei messaggi che il nostro corpo ci mostra attraverso i sintomi psicofisici, dobbiamo, prima, smettere di sopprimerli attraverso l'utilizzo sconsiderato quanto inutile dei farmaci sintomatici.
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Se il nostro corpo accusa dei dolori cervicali, prima di prendere degli antidolorifici chiediamoci se stiamo guardando nella direzione giusta riguardo, ad esempio, alle decisioni da prendere; se soffriamo di mal di gola, chiediamoci cosa non riusciamo ad esprimere e tratteniamo. 

Insomma, ogni singola parte del nostro corpo, al pari dei dialoghi interiori della nostra mente, esprime una specifica necessità, una particolare richiesta, quella di essere accolta, ascoltata, non silenziata, interrotta attraverso i farmaci i quali se, per un verso, sembrano risolvere i sintomi, in realtà non faranno altro che reprimere un unico bisogno da parte del nostro corpo: QUELLO DI ESPRIMERSI LIBERAMENTE E DI ESSERE ASCOLTATO SENZA CENSURA.
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Impariamo ad ascoltare e, soprattutto, impariamo ad ascoltarci di più, ciò ci aiuterà a salvare molte relazioni di amicizia, i rapporti col nostro partner e, nel caso dell'autoascolto, la nostra salute psicofisica! Buon ascolto!

Vincenzo Bilotta

domenica 10 maggio 2020

La nostra vera casa

Come vi sentite la sera, quando tornate a casa? Cosa provate, dopo aver lavorato, girato, viaggiato, quando ritrovate le cose a voi familiari, l'accoglienza di ciò che vi circonda? Sicuramente vi sentite, accolti, rilassati, a vostro agio, ogni maschera cade perché, in quel contesto, siete liberi di essere voi stessi.

Ho cominciato con queste domande, seguite dalla premessa, proprio per ribadire l'importanza del sentirsi a proprio agio, rilassati, PRESENTI. La nostra vera casa, quella dove abitiamo, la conosciamo bene, in ogni angolo, possiamo girarla ad occhi chiusi, senza rischio di perderci. Quella che non conosciamo è un'altra casa, parimenti accogliente, ma che la nostra mente tende sempre a fuggire: IL QUI E ORA.
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Il QUI E ORA è la casa della nostra mente ma lei, lungi dall'abitarla, preferisce vagare fra passato e futuro, un pò come farebbe un vagabondo, senza una fissa dimora, in continuo movimento e senza uno scopo. Così veniamo sballottati a destra e a manca dai nostri pensieri, ciò perché la mente prende il controllo delle nostre Vite.

In questo suo vagabondare la mente, lungi dal tornare all'ADESSO, la sua vera casa, fa dei viaggi nel passato o, dipende dal tipo di pensiero elaborato, nel futuro. Ecco perché, durante la giornata, ci sentiamo scarichi, apatici, arrabbiati o spaventati... In realtà sono i viaggi che la nostra mente compie a determinare i nostri stati d'animo, complice la scarsa, o nulla, capacità di osservazione da parte nostra.
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Va a finire, così, che la mente a lungo andare si stanca, ed è normale. Si stanca perché non passa mai da casa, dal QUI E ORA, non ritorna alla sua vera natura che è pace e silenzio, intenta com'è ad inseguire il pensiero che va e subito pronta ad elaborarne un altro, ad un ritmo vorticoso, folle...

Così anche noi, se non saremo capaci di osservare con distacco la mente, ci ritroveremo a vagabondare in epoche e luoghi che non ci appartengono, torneremo ad interagire con persone che, ormai, sono morte o che, in generale, non fanno più parte della nostra Vita... A che scopo? Tutto questo è follia pura!
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Bisognerebbe cominciare ad osservare questa nostra mente, a farcela amica, un pò come s'impara ad accettare un amico iperattivo che non smette mai di muoversi ed agitarsi. Cominciamo a conoscerla, essa fa parte di noi, non lottiamoci contro, perché finiremmo col lottare contro noi stessi... Lasciamola pensare smettendo, al contempo, di venire pensati, riprendiamoci le redini e mettiamo il morso a questo cavallo imbizzarrito.

Pian piano, con l'osservazione costante, la pratica della meditazione, la lettura di libri sull'argomento (ne trovate molti se cliccate sul mio profilo blogger) impariamo a fare amicizia con la mente, lasciamo che, come il figliol prodigo, quando tutto sembrava perduto, ritorni alla sua vera casa, si cambi d'abito, si metta a suo agio e, finalmente riposi nell'ISTANTE ETERNO.
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Non esiste nulla al di fuori dell'adesso, se ci crediamo ancora siamo nell'illusione, diamo ancora retta alla mente  vagabonda che ci fa viaggiare per lungo e per largo nei suoi viaggi spaziotemporali. Torniamo al nostro respiro, al nostro sentire, al silenzio assoluto. Questa è la nostra vera casa, la nostra vera natura, da ciò nasce la creatività e l'evoluzione.

Smettete di lottare, invitate, piuttosto, la mente a tornare a casa, fatelo con gentilezza, assecondatene il movimento, lasciate che accada senza opporre alcuna resistenza... Solo QUI, solo ORA, può esistere la Vita. Solo QUI, solo ORA, può avvenire la trasformazione. Lasciamo che la mente entri nella sua vera casa, dopo, con calma determinazione, chiudiamo la porta e riposiamoci dal viaggio fantasioso che ci ha tenuti lontano per così tanto tempo.

Vincenzo Bilotta

domenica 19 aprile 2020

O sei nel cuore o sei nella mente

Ci sono due modi di vivere la Vita: il primo è considerando ogni accadimento e il fatto stesso di essere vivi e respirare un miracolo, mentre il secondo è prendendo l'esistenza come una lotta continua piena di problemi e nemici ad ogni angolo. Il primo modo rappresenta, per la maggior parte delle persone, un'utopia. Il secondo è il normale modo di vivere della maggior parte delle persone di oggi.

Si vive in una società in cui si da tutto per scontato, si è proiettati sempre e comunque verso il dopo, si vive tirando avanti e, spesso, senza uno scopo, si è costantemente alla ricerca di qualcosa che possa dare una gratificazione istantanea seppur transitoria.
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La gente ha smesso, ormai da diverso tempo, di avere fiducia nel prossimo e, a dire il vero, non crede nemmeno in se stessa. Si vive in un clima di costante diffidenza, si sta sempre sulle difensive e, di conseguenza, si prova sempre meno amore, sia verso se stessi che verso gli altri.

Paradossalmente si vive sempre più connessi al resto del mondo, almeno in maniera virtuale grazie alle tecnologie moderne ma, al contempo, ci si è disconnessi dall'unica vera fonte che potrebbe donarci equilibrio e gioia incondizionata, il cuore. La diffidenza, la paura, la sensazione di disagio che vive la gente di quest'epoca sono imputabili ad una chiusura di cuore.
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Chi non è nel cuore, chi non ha aperto il suo cuore alla Vita è una persona destinata a vivere nella paura e nell'attaccamento. Così ci si attacca a persone, circostanze, pensieri o al proprio lavoro, poco importa. Ciò, oltre a creare dipendenza, porterà ad un arresto nel continuo fluire con la Vita. In pratica, se non apriamo il cuore alla Vita succede che essa, prima o poi, ci chiuderà la porta in faccia!

Chi non vive nel cuore vive nella mente. La mente, si sa, mente non appena viene lasciata libera e non riusciamo ad osservarla. Da ciò nascerà l'attaccamento ai pensieri elaborati dalla mente stessa. Sì, perché solo se si è nel cuore si potrà sentire il battito della Vita, il suo continuo fluire senza sosta...
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Se ci pensate un attimo, il cuore proprio a questo serve, a permettere la Vita. Esso, infatti, pompa continuamente il sangue in tutto il corpo, permettendo la circolazione e il nutrimento dei tessuti, altrimenti sopraggiungerebbe la morte! Il cuore rappresenta la Vita, la dinamicità, il divenire nel continuo fluire degli eventi.

La mente, viceversa, rappresenta la ripetizione, la stasi e, a volte, la morte. Essa tende a ripetere ciò che già conosce e a scartare/fuggire il nuovo. La mente odia il fluire, vuole sapere, controllare, di conseguenza tende ad attaccarsi e l'attaccamento, si sa, porta alla stasi e, di conseguenza, alla morte.
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O sei nel cuore o sei nella  mente, a te la scelta. O fluisci con la Vita o sei destinato a vegetare per poi morire. Non ci sono vie di mezzo, solo possibilità di scegliere, di cambiare, di andare oltre il conosciuto che, pur essendo un porto sicuro, tuttavia non è per nulla idoneo alla nostra evoluzione. Per poter evolvere, infatti, dovremo uscire da questo porto, navigare anche nei mari in tempesta fino a diventare dei capitani della nostra Vita.

Solo chi ha navigato nei mari in tempesta della propria mente, infatti, può diventare il capitano della propria Vita fino a raggiungere un equilibrio e un'apertura di cuore tali da rendere la propria esistenza una celebrazione vivendo, finalmente, attimo dopo attimo, nel QUI E ORA. 

Vincenzo Bilotta

domenica 29 marzo 2020

Non smettere mai di sognare

"Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire". (Paulo Coelho)

Non smettere mai di sognare, coltiva i tuoi sogni fin da bambino e non permettere a nessuno di toglierti lo slancio per continuare a creare, attraverso i tuoi sogni che diventeranno presto azioni, la tua realtà. Ognuno di noi ha un sogno, quel sogno è il progetto per la realizzazione del quale l'anima si è incarnata in un corpo, quello che stiamo abitando in questa esistenza.
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Questo progetto l'anima ce lo ricorda costantemente in un primo tempo attraverso i giochi che facciamo da bambini e, in seguito, attraverso i sogni, quelli belli, quelli che, per intenderci, quando li facciamo non vorremmo mai svegliarci. Poi succede che si cresce, si viene programmati ad eseguire attraverso l'educazione che riceviamo non appena varchiamo l'ingresso della scuola e così, piano piano, ci dimentichiamo dei nostri progetti animici, dei nostri sogni, limitandoci a vivere una Vita programmata per noi dai nostri educatori.

Ma un sogno, anche se rimarrà tale per sempre, va tenuto in Vita. Se si avrà il coraggio di andare oltre le paure che ci hanno insegnato in famiglia, a scuola, in palestra, in chiesa e gli amici, solo allora si potrà esprimere al meglio se stessi fino a prendere in mano le redini della propria Vita e realizzare i progetti della propria anima, progetti che coincidono in tutto e per tutto coi nostri sogni.
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Bisogna tenere sempre a mente che noi siamo di più del nostro corpo, delle nostre esperienze, della nostra educazione... Noi siamo i nostri progetti, quelli che la nostra anima ci ha portato incarnandosi nei nostri corpi, quelli che ci spingono a mettere in discussione i copioni conformisti che ci mette sul piatto questa società di pecore al solo scopo di farci uniformare con la massa anonima di schiavi robotizzati servi del sistema.

Solo se riusciremo a realizzare i nostri sogni potremo esprimere e liberare la nostra vera natura, fatta di intelligenza creativa, che va oltre la mera razionalità fino ad abbracciare le infinite potenzialità inespresse che avremo modo di sviluppare solo dopo esserci liberati dalle zavorre educative e dai modelli comportamentali ereditati sia dalla famiglia che dalla società.
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Basta andare oltre, basta aprire il proprio cuore alla Vita, al nuovo, al cambiamento interiore, prima, ed esteriore, come naturale conseguenza. Lasciamoci guidare dal nostro istinto, mettiamo da parte la ragione, che non è altro se non un'acquisizione mentale, uno schema ereditato attraverso l'educazione-programmatica.

In ogni caso, non bisogna dare in nessun caso la colpa a chi ci ha educato e, in particolar modo, ai nostri genitori. Essi, infatti, al pari nostro, ci hanno insegnato ciò che, a loro volta, hanno imparato, ritenendolo giusto e perfetto per la nostra crescita psicofisica fino alla realizzazione personale in tutti i campi della Vita da adulti.
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Liberiamoci dalla programmazione, apriamoci al cambiamento e, se dovessimo avere paura, OSSERVIAMOLA SENZA GIUDICARLA, capendo che è naturale e che andrà via man mano che sostituiremo l'azione al pensiero. Attraverso l'azione, infatti, mettiamo in atto quel processo di trasformazione che è necessario affinché la nostra Vita cambi e, al contempo, usciamo dal processo di pensiero il quale, da solo, lungi dall'allontanarci dalle nostre paure, ci terrà suoi prigionieri.

Non smettiamo mai di sognare, pensiamo di meno e AGIAMO di più, questo è il segreto per uscire dalla trappola del pensiero ripetitivo frutto della programmazione subita durante il processo educativo. Smettiamo, invece, di far contenti gli altri, di ascoltare chi "ha più esperienza di noi" perché, spesso, sono proprio le persone di "esperienza" quelle che non sono riuscite ad andare oltre le loro paure e adesso, anche se in maniera del tutto involontaria e a fin di bene, potrebbero trasmetterle a noi fino a bloccarci.
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Nasciamo liberi, l'educazione-programmatica ci rende schiavi delle regole imposte da altri "per il nostro bene". Usciamo dal programma, liberiamo la mente, apriamo il cuore e, con esso, il cassetto contenente tutti i nostri sogni, prima che la polvere li copra per sempre, prima che sia troppo tardi...

Vincenzo Bilotta






domenica 15 marzo 2020

Fare spazio al nuovo

La tendenza dell'essere umano è quella di creare attaccamento a persone, situazioni e cose. Ma la Vita, si sa per esperienza, è continuo cambiamento, questa è la sua unica costante. Così succede che, all'improvviso, la morte o l'abbandono da parte di una persona cara, la perdita di un bene materiale o il semplice cambiamento di una situazione nella nostra Vita, ci mandi a gambe all'aria.

Accade tutto in un attimo, così va la Vita. In qualsiasi momento può cambiare tutto, questo è assolutamente normale e fa parte del naturale corso degli eventi. Il vecchio lascia spazio al nuovo, così il nuovo trova le condizioni per entrare nelle nostre Vite e migliorarle attraverso la sua manifestazione.
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Ma, in realtà, le cose non accadono in maniera così semplice, ciò in quanto noi abbiamo l'abitudine di aggrapparci alla nostra routine, alle persone che ci circondano, al nostro lavoro, ai soliti amici, allo stesso locale, ci arrabbiamo perfino quando non troviamo lo stesso posto auto sotto casa.

Così rimaniamo prigionieri di situazioni che sono solo frutto delle nostre aspettative, fanno parte solo delle nostre fantasie e rimangono, infine, vive solo nella nostra testa, ciò a causa della resistenza che l'essere umano, in genere, tende ad opporre al nuovo. Se prendessimo esempio dagli animali, capiremmo come si fa a lasciare andare il vecchio per fare spazio al nuovo.
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Ho avuto modo di constatare in prima persona come gli animali, i cani e i gatti in particolare, affrontano situazioni drammatiche quali la perdita dei cuccioli investiti da una macchina o se un altro animale ruba loro il cibo. Essi si avvicinano al luogo dove è avvenuto l'incidente dove hanno perso il cucciolo e si limitano ad osservarlo, magari lo annusano per capire se magari è ancora vivo, a volte lo traggono in disparte, poi vanno via e lasciano scorrere.

Lo stesso avviene con il cibo, durante la stagione degli amori o la lotta per il territorio. In questi momenti culminanti della loro Vita, gli animali si nutrono, si accoppiano o lottano lasciando scorrere, senza mai soffermarsi sul fatto che qualcuno abbia rubato loro il cibo, non lamentandosi se il potenziale partner si accoppierà solo per una stagione con loro preferendo un altro nella successiva e non si lamentano, infine, dell'aggressività del rivale quando si contendono il territorio né, tanto meno, progettano vendette trasversali.
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Lo so, starete pensando che gli animali sono così, vanno con l'istinto e non ragionano come noi umani. In parte è vero, in parte assolutamente no! Quel che volevo mostrare attraverso l'esempio, in ogni caso, è la capacità innata negli animali di lasciare scorrere, di dimenticare il passato svuotando, al contempo, le proprie menti dall'accaduto per fare spazio al nuovo.

Come pensate possa entrare il nuovo nelle vostre Vite se non liberate, prima, gli armadi della memoria dal dolore, dai ricordi inutili, dai sensi di colpa, di inadeguatezza e da tutto ciò che vi impedisce, attraverso la vostra resistenza che è assolutamente innaturale, di fare spazio a ciò che è già pronto ad arrivare?
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Così la Vita scorre come un fiume portando, attraverso la sua corrente, le novità nella vostra Vita, e voi che fate? Non le vedete nemmeno! Non vi accorgete nemmeno di vivere, chiusi come siete nel vostro dolore, nei vostri ricordi, nel vostro attaccamento a ciò che è stato disintegrato ed esiste materialmente solo nei vostri ricordi ammuffiti.

Aprite la mente, sviluppate quella capacità di adattamento della quale la natura ha dotato tutte le creature, noi compresi. Liberatevi dai ricordi, dai sensi di colpa, dal dolore protratto a Vita. Molte persone, ascoltando questi discorsi, potrebbero pensare che, così facendo, le persone care morte verrebbero dimenticate, ma così non è, semmai il contrario.
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L'evento luttuoso, la perdita di un bene, una persona cara o del posto di lavoro, sono eventi drammatici, su questo non ci piove. In quanto tali vanno vissuti ed elaborati attraverso l'osservazione delle emozioni, quali che esse siano, senza reprimerle, ma dando loro libero sfogo.

Quando si sarà elaborato l'evento luttuoso, occorrerà lasciarlo andare, altrimenti condizionerà le nostre Vite per sempre e senza ragione, sarebbe dolore inutile, derivante dall'attaccamento ad un ricordo distorto che ci farebbe solo soffrire. Nessuno, in teoria, vorrebbe mai soffrire ma, in pratica, tutti si creano la sofferenza attraverso l'attaccamento a delle abitudini che rendono la Vita stagnante e la stagnazione, si sa, equivale alla morte.
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Liberatevi dal dolore, smettete di nutrirvi del veleno dei ricordi che continuate a mantenere vivi nelle vostre teste perché solo così potrete fare spazio al nuovo, a ciò che apporterà nutrimento alla vostra anima, luce nel buio della vostra disperazione e gioia in ogni vostra singola azione. 

Tornate a fluire, aprite le finestre della memoria, lasciate che il vecchio sia spazzato via dal vento delle novità, lasciatevi entusiasmare dal vento sul viso, dal sorriso di un bambino, da un raggio di sole che entra al mattino dalla finestra alle prime luci dell'alba, tornate a vivere, prima che sia troppo tardi...


Vincenzo Bilotta

domenica 1 marzo 2020

Aiutare gli altri

"Aiuta gli altri col tuo esempio, non col tuo sacrificio". (Vincenzo Bilotta)

Molti di noi hanno scelto di aiutare le persone abbracciando professioni quali operatore nelle discipline olistiche che gli hanno consentito di poter dare una mano a chi ne ha avuto bisogno e, soprattutto, questo aiuto lo ha richiesto.

Sì, perché se l'aiuto non ci viene richiesto si rischia di imporlo con la forza e questo non va bene. Del resto, quando si decide di aiutare qualcuno si deve fare in modo tale da dare a questa persona i mezzi per poter proseguire, ad un certo punto, il percorso da sé.
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In nessun caso ci si deve sostituire alla persona bisognosa di aiuto per risolverle il problema, ciò per due motivi: in primo luogo la persona in questione non crescerebbe in esperienza, in quanto saremmo noi a fare tutto per lei e, in secondo luogo, cosa più importante, rischieremmo di sacrificarci per lei, e questo non va mai bene.

Quando si riceve una richiesta di aiuto, che si operi nel settore olistico, nel coaching o nella psicoterapia in generale, sicuramente ci si deve mettere al servizio della persona bisognosa del nostro supporto senza, tuttavia, mai sacrificarsi al suo posto. Si può essere da esempio per gli altri, portare a conoscenza delle persone del modo in cui noi stessi, in situazioni simili, siamo riusciti ad uscirne nel modo giusto ma non si deve mai diventare vittime sacrificali delle altrui esigenze.
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Una cosa è guidare una persona verso la comprensione del significato dell'accadimento che l'ha portata a vivere in maniera traumatica la sua Vita, un'altra è immolarsi al suo posto. Ciò accade quando chi ci chiede aiuto, ci ascolta ma non mette in pratica e, lungi da ciò, vorrebbe che fossimo noi stessi a risolvergli il problema. In casi estremi si arriva a ricevere perfino insulti da parte di chi, avendo richiesto aiuto ma non essendo stato in grado di mettere in atto i consigli da noi ricevuti, va in escandescenze inutili e comincia ad inveirci contro.

Capite bene come, in questi contesti, sia meglio per tutti interrompere l'opera di supporto nei confronti di queste persone in quanto si rischierebbe soltanto di sprecare tempo, energie e di diventare delle vittime sacrificali dell'altrui incapacità di procedere oltre certi limiti.
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Certo, la persona in questione non è da biasimare, non sto qui esprimendo alcuna forma di giudizio. In questo contesto sto solo precisando che è bene aiutare gli altri mettendo a disposizione le proprie competenze e attraverso il proprio esempio di Vita vissuta ma, in tutto ciò, non bisogna mai sacrificarsi per gli altri.

Spesso accade, infatti, che molte persone cerchino chi risolva i problemi al posto loro, questo accade a maggior ragione quando si cerca aiuto da professionisti del settore. Per molte persone, infatti, il solo fatto che chi opera nel settore del coaching, della psicoterapia o nel settore olistico sia a pagamento, ciò significa che deve, in un modo o nell'altro, risolvere il problema, altrimenti sarà un incompetente.
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Così si capisce bene come sia facile diventare dei bersagli potenziali o tacciati d'incapacità da parte di chi, avendoci in un primo tempo chiesto aiuto non è stato però, a sua volta, in grado di mettere in pratica ciò che abbiamo cercato di trasmettergli attraverso i nostri esempi o le competenze a nostra disposizione.

Anche se non fate un lavoro che vi porta ad occuparvi degli altri, vi invito ad aiutare solo ed esclusivamente coloro i quali vi chiedono espressamente aiuto e sono disposti a ricevere i vostri consigli senza buttarvi addosso la responsabilità di dover risolvere i loro problemi in prima persona.
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Molte persone sono abili ad interpretare il ruolo di vittime e, non appena vedono un potenziale salvatore, cercano di manipolarlo facendo in modo da farlo sentire in colpa se quest'ultimo non riesce a tirarli fuori dai problemi. Capiterà, spesso, che verrete presi per egoisti, insensibili, narcisisti o stronzi, tutto questo perché avete avuto il coraggio di non sobbarcarvi i problemi di queste persone, buone solo a rendersi vittime degli eventi, delle persone e, in generale, della Vita.

La prossima volta che vi chiederanno aiuto, quindi, delimitate fin dal principio i vostri confini e chiarite, al contempo, cosa potete fare per queste persone. Eviterete, così, di caricarvi inutili zavorre e di sprecare tempo ed energie con chi, alla fin fine, voglia di cambiare non ne ha ma cerca solo chi si sostituisca a lui/lei per mettere a posto le cose.

Vincenzo Bilotta