lunedì 13 gennaio 2025

Vinci dentro per avere successo fuori

Come ho già avuto modo di spiegare in altri miei articoli, fuori non esiste. Fuori è una proiezione di ciò che pensiamo, viviamo, percepiamo, riusciamo ad immaginare dentro, non viceversa. Fuori è come una pasta da modellare, un po' come la creta che si usa a scuola per creare pupazzetti o case, né più, né meno.

Cosa significa questo? Significa che il mondo è direttamente influenzato dal nostro modo di pensare, non dal modo di agire, che è solo una conseguenza di ciò che abbiamo, prima, pensato. Il mondo sta là, aspettando ogni nostro nuovo pensiero per adattarsi e creare la nostra realtà personale, che nessuno, oltre a noi andrà a vivere, percepire e con la quale interagirà.

Possiamo affermare tranquillamente che ognuno di noi vive il suo mondo, un mondo che avrà prima immaginato, creato e vissuto dentro di sé. Fuori è solo una proiezione, l'ho già ribadito diverse volte. Che poi ci crediate o no è affar vostro ma ciò non toglie che anche questo non crederci creerà un mondo basato su questo modo di pensare.

Dopo aver fatto questa premessa, oggi voglio parlarvi della via per raggiungere il successo sicuro. In realtà, questa via non è, come già magari immaginavate, fuori ma è dentro. Ogni strada verso il successo, così come verso l'insuccesso, parte da dentro per poi manifestarsi fuori, e non viceversa.

(Immagine presa dal web)




Possiamo essere vittime o padroni di un pensiero e, di conseguenza, saremo vittime o padroni delle circostanze a noi esterne, quello che succede "là fuori" per intenderci. In ogni ambito della nostra Vita, tutto quello in cui riusciamo o non riusciamo, è stato prima da noi pensato e vissuto coi possibili finali dentro la nostra testa, il luogo dove tutto nasce, il nostro proiettore della realtà esterna.

Fuori è solo una conseguenza, dentro è la causa, MAI viceversa, sarebbe da idioti crederlo. Dentro di noi c'è un universo, e noi siamo il DIO di questo universo, in grado di fare sia il buono che il cattivo tempo ma (indovinate un po'?) la maggior parte di noi non ne è per nulla, o solo in parte, cosciente, così la realtà viene creata a casaccio, senza un ordine o, comunque, come vorremmo in maniera conscia.

Ma, come sapete benissimo, non è la nostra parte cosciente a comandare, bensì il nostro subconscio, e se non cambiamo quello, nulla cambierà. Il solo pensare in positivo e sorridere di continuo aspettando che il bello accada in maniera autonoma "là fuori", scordatevelo!

Per poter ottenere il successo in ogni campo della vostra Vita, dovete prima viverlo nella vostra interiorità. Bisogna concentrarsi sulla vittoria se si tratta di una competizione, sul nuovo partner dei nostri sogni se si tratta di una nuova relazione, sul lavoro dei nostri sogni se desideriamo realizzarci in campo professionale.

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Quello di cui parlo si chiama visualizzazione e consiste nel concentrare la propria attenzione sul risultato che si vuole ottenere, distogliendo la propria energia dai pensieri di fallimento, ansia, tensione e, in generale, tutto ciò che potrebbe bloccarci dal compiere quell'azione esterna, che è spontanea in noi, tendente verso il successo.

Se, ad esempio, dobbiamo sostenere un esame universitario, dobbiamo concentrarci sul voto che vogliamo ottenere, predisponendo lo stato d'animo gioioso che si prova normalmente dopo aver sostenuto con successo la prova, sia essa scritta, orale o pratica.

Atleti di punta, quelli che sono destinati ad entrare nella leggenda, utilizzano la tecnica della visualizzazione proiettandosi mentalmente l'immagine del giorno della competizione più e più volte nel corso della giornata, vincendo nella mente diversi mesi prima della competizione vera e propria.

Il successo in qualsiasi campo della nostra Vita è questione di attitudine mentale. Ovviamente la preparazione, sia essa fisica che mentale, richiesta per la prova ci vuole. Non sto dicendo che immaginiamo di vincere un concorso senza studiare, chi lo crede è uno sciocco.

(Immagine presa dal web)

Sto parlando di preparazione atletica, di studio, di formazione professionale idonee a sostenere un determinato tipo di prova affiancate alla visualizzazione, che sarà, tuttavia, di FONDAMENTALE importanza per la riuscita di qualsiasi tipo d'impresa. Si vince prima nella testa e poi nella Vita, nel mondo, che è una nostra proiezione.

Dobbiamo crearci un'immagine mentale del successo, continuare a darle energia fino a sentire dentro di noi la nostra fisiologia mutare nella direzione della produzione delle endorfine. Sì, vi sto dicendo di sentirvi come se fosse già accaduto, di vivere quello stato psicofisico tipico di chi ha superato una prova importante ed è felice di ciò!

Questa tecnica funziona sempre e se non funziona bisogna che vi esercitiate, perché vorrà dire che non l'avete ancora praticata abbastanza. Imparate a sentire dentro, a provare a livello di cuore, il bello, la gioia, il successo, l'amore, la passione, la creatività, continuate a sentirli, a visualizzarli, giorno per giorno, diventate maestri nella visualizzazione di eventi positivi concentrandovi su ciò che volete ottenere in qualsiasi campo della vostra Vita.

Dopo aver raggiunto lo stato d'animo vincente, quello che possiede ogni campione e, in generale, ogni persona di successo, AGITE nel mondo esterno fino a vivere il completamento del vostro successo e a consolidarlo dopo averlo creato, visualizzato e vissuto nella vostra mente. COME DENTRO COSI' FUORI, MAI VICEVERSA. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta

martedì 3 dicembre 2024

La quiete nella tempesta

Molti cercano la quiete, pochi la trovano, perché? Perché la maggior parte della gente crede ancora che sia il mondo esterno a comandare ciò che succede al nostro interno, ad influenzare la nostra interiorità, ma così non è. E' l'interno che comanda, proietta, il mondo là fuori, non viceversa.

Chi crede che le cose cambieranno nel futuro, soprattutto chi si aspetta un cambiamento esterno, autonomo rispetto al proprio sentire, rispetto alla propria interiorità, beh, avrà da aspettare un bel po' di reincarnazioni affinché qualcosa possa cambiare, forse, o forse no!

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Parliamoci chiaro: è più comodo aspettare qualcuno che venga a salvarci da qualsiasi situazione scomoda stiamo vivendo, proprio in questo preciso istante, rispetto al prendersi la responsabilità di cambiare il nostro modo di agire nei confronti del mondo esterno.

La nostra è una società dove tutti vogliono dei risultati istantanei, dove si vive di apparenze, cercando di dimostrare quanto si vale agli altri, in pratica nella nostra società la gente ha fretta di raggiungere degli obiettivi del tutto inutili per dimostrare di essere qualcuno ed averla vinta, almeno all'apparenza.

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Ma chi vive in funzione del mondo esterno, in funzione del giudizio degli altri, nella speranza che qualcosa prima o poi cambi, quella persona (sono la maggior parte degli esseri umani) è destinata a dipendere da ciò che, in realtà, non potrà mai controllare e, di conseguenza, a soffrire.

Molti aspettano che la tempesta passi, che tutto possa raggiungere un punto di quiete, un punto dove potranno, finalmente, godere di un certo stato di equilibrio mentale. Ma si illudono, perché sono essi stessi a proiettare la tempesta, e fuori è solo l'effetto di ciò che hanno prima pensato e ripensato, molto spesso per migliaia di volte.

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Il fuori è neutro, non c'è tempesta che possa scalfirci, se noi arriviamo a comprendere di essere la causa, attraverso i nostri pensieri incontrollati, della tempesta stessa. Il fatto è che la maggior parte di noi è inconsapevole, vive in uno stato di automatismo all'interno del quale è portata a credere che le cose accadano casualmente e, di conseguenza, nessuno può controllarle, solo viverle quando si verificano, ma è lontano anni luce dalla verità.

La verità è una sola, e cioè che la quiete la si deve trovare all'interno della tempesta, perché il nostro obiettivo non è quello di aspettare che la pioggia passi per non bagnarci, niente di tutto ciò. Il nostro obiettivo è imparare a danzare sotto la pioggia, divertirci sotto i fulmini, i tuoni e i lampi, tornare ad essere UNO COL TUTTO, senza più remare contro gli eventi, senza pretendere di fuggire in Tibet perché qui è troppo "difficile" vivere.

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"Facile" e "difficile" sono solo degli stati mentali. Siamo noi a scegliere quale stato mentale vivere, se danzare nell'occhio del ciclone o se, invece, come fanno la maggior parte degli esseri non-pensanti zombie, lamentarci del sole che splende perché è troppo forte e la sua luce potrebbe rischiarare le tenebre del nostro inferno personale che abbiamo deciso di vivere nonostante tutto.

Bisogna essere quiete nella tempesta, per riuscire a vivere appieno la Vita. Non occorre aspettare che arrivino le condizioni giuste per poter vivere ed esprimere il nostro massimo potenziale. Semmai, occorre crearle le condizioni giuste, partendo dal giusto stato mentale, perché solo così potremo proiettarle all'esterno per poi viverle ed avere successo in tutti i campi, siano essi lavorativo, sentimentale, relazionale e, soprattutto, creativo-evolutivo.

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IL MONDO SIAMO NOI. NOI SIAMO I PROIETTORI DELLA REALTA' ESTERNA E NON VICEVERSA. SE VOGLIAMO VIVERE UNA NUOVA REALTA' NON DOBBIAMO ASPETTARE CHE CAMBI IL MONDO, DOBBIAMO ESSERE NOI A CAMBIARE IL MODO IN CUI PENSIAMO, PERCEPIAMO E, DI CONSEGUENZA, VIVIAMO IL MONDO. ALLORA TUTTO SI TRASFORMA.

Vincenzo Bilotta

martedì 19 novembre 2024

Tutto ha uno scopo

Tutto ha uno scopo nella Vita, diversamente non accadrebbe. Se ci ammaliamo, lo scopo della malattia è di farci vedere dove abbiamo sbagliato, dove abbiamo tirato troppo la corda con il nostro corpo, dove abbiamo ecceduto nelle emozioni negative e questa rappresenta una chance che ci da il nostro corpo, perché la malattia non è una nostra nemica, essa è solo un segnale d'invito, un invito volto al cambiamento, del modo di pensare, agire e, in generale, vivere.

Quando si prende coscienza del comportamento autodistruttivo che ha portato nella nostra Vita la malattia, si guarisce interiormente, non più tramite i farmaci, ma attraverso una nuova consapevolezza che ci consentirà di trasformarci interiormente, permettendoci di non ammalarci più in futuro. Infatti, la guarigione DEFINITIVA può avvenire solo attraverso una nuova CONSAPEVOLEZZA che ci consentirà una nuova visione della Vita, i farmaci, diversamente, allevierebbero solo i sintomi.

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Quando incontriamo delle persone che si rivelano false, degli amici che ci tradiscono, dei partner che non sono fedeli, invece di piangerci addosso, ripetendoci quanto siamo stati "sfortunati" ad incontrare questo genere di persone chiediamoci, piuttosto, quale ruolo essi abbiano rivestito all'interno della nostra Vita e ben presto scopriremo che essi hanno sempre fatto parte, sin da quando la nostra anima si è incarnata nel nostro corpo, del nostro progetto di Vita.

Questo genere di persone inaffidabili sono, in realtà, dei maestri che incontriamo lungo il nostro cammino nei sentieri della Vita, il cui unico scopo è quello di svegliarci, di farci acquisire coscienza, esperienza del fatto che non dobbiamo nutrire nessuna aspettativa sugli altri esseri umani perché, in quanto umani, possono cambiare idea e deluderci.

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Impariamo a non avere aspettative e a non contare su nessuno tranne che su noi stessi e sulla nostra centratura. La perdita di un'azienda, un lavoro che non va come dovrebbe non sono degli eventi negativi.

La gente, di solito, vede in determinati eventi solo il lato negativo e inizia a piangersi addosso, a ripetersi quanto sia stata "sfortunata" nell'intraprendere quella determinata attività e dei relativi soldi che ha perso, rassegnandosi, spesso, all'idea che ormai è troppo tardi per creare una nuova attività ripartendo da zero.

(La copertina del mio libro, raffigurante un uomo che esce dal bozzolo e vede la luce)


Tutto questo è totalmente sbagliato, perché proprio quando un evento negativo accade, esso non costituisce altro se non uno stimolo a farci cambiare lavoro, città nella quale viviamo, a rafforzare la fiducia in noi stessi, a ricominciare da zero con più forza e determinazione.

La verità è, cari lettori, che lo scopo di ogni accadimento è quello di farci diventare delle persone più forti, più sagge e più COSCIENTI. Ovviamente, bisogna essere nel cammino di crescita personale, avere occhi per vedere e orecchie per ascoltare.

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Risulta di importanza fondamentale, una volta acquisita una coscienza superiore grazie (e non a causa) a questi accadimenti che ci mettono alla prova, squarciare il velo di Maya (velo dell'illusione, secondo il buddhismo, che non permette di vedere la realtà oltre le apparenze, per maggiori dettagli puoi digitare sul motore di ricerca del mio blog OLTRE IL VELO DI MAYA e leggere il mio articolo completo) e andare oltre le apparenze fino a trasformare la propria Vita.

Quando capiremo che tutto ha uno scopo nella Vita, altrimenti non accadrebbe, in breve, da persone perseguitate dal destino ci accorgeremo ben presto di essere diventati più saggi. A quel punto, la Vita diventerà la nostra Maestra e ogni persona o evento che interagiranno con noi si trasformeranno in un libro dal quale studiare per riscoprire ed approfondire le nostre qualità e non più delle occasioni per sentirsi dei falliti.

Vincenzo Bilotta 

martedì 5 novembre 2024

L'asceta e il peccatore

Il cammino di crescita personale è un cammino fatto, molto spesso, di tentativi. Non è che cominci il cammino e t'illumini, a volte ci si può pure perdere, altre volte si può scegliere di fermarsi o tornare sui propri passi, ciò se non si possiede la disciplina necessaria per andare oltre gli eventuali ostacoli che potrebbero presentarsi lungo il percorso.

Quando si vuole raggiungere un certo grado di evoluzione spirituale, se si vuole davvero salire e scegliere di abbracciare una Vita ascetica o, comunque, meno mondana rispetto alla gente comune tutta aperitivi e glamour, sarebbe bene, prima, sperimentare la materialità, quella che più ci aggrada.

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Non vi sto invitando a drogarvi, a partecipare a delle orge o a compiere rapine, no, non avrebbe senso. Vi sto invitando a sperimentare gli opposti di quello che volete raggiungere. Se volete imparare a stare bene da soli, dovrete prima frequentare persone, locali, stare in mezzo alla gente per capire se questo vi serva davvero o se, invece, potete tranquillamente fare a meno, lo stesso dicasi per la Vita mondana o il possedere beni di lusso.

Se prima non faccio sesso non saprò che cosa vuol dire astinenza, se non sto in mezzo alla folla non potrò mai imparare a stare in silenzio, e gli esempi potrebbero continuare all'infinito. E quando riusciremo a stare bene in silenzio, da soli, una volta raggiunta la centratura, non dovremmo cominciare a giudicare chi ama la compagnia o teme il silenzio, perché ognuno di noi possiede un po' di ciò che critica negli altri e, molto probabilmente, durante e, soprattutto, prima dell'inizio del cammino, eravamo come o forse peggio di chi tenderemo a criticare una volta usciti dalla meccanicità.

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Ma il criticare denota un attaccamento al mondo esterno e, lungi dall'essere un segno di crescita, fa intuire, piuttosto, una forma di giudizio nei confronti degli altri, delle loro scelte, delle loro Vite. Ognuno è libero di farne ciò che vuole, della sua Vita, e nessuno deve permettersi di criticarlo. Ovviamente, questo non è un invito a delinquere in generale, lo scrivo per chiarirmi con chi non riuscisse a comprendere il mio messaggio.

In ognuno di noi vive sia l'asceta che il peccatore, e il punto di equilibrio sta nel mezzo. Ovviamente, se per natura si tende a vivere in mezzo alla folla, si ama il sesso e tutto ciò che ci fa immergere nella materia purché non si arrechi danno a nessuno, anche questa è una delle possibili vie, nessuno vieta di percorrerla, ogni anima sceglie a modo proprio cosa sperimentare su questo piano dimensionale una volta scesa quaggiù. 

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Se, viceversa, si propende verso l'ascesi, la lontananza dal frastuono quotidiano, prediligendo la natura, il silenzio, la meditazione, anche questa è una via. Ci sono, poi, com'è naturale, le vie di mezzo, in cui si decide di essere sia asceti che peccatori: in questo caso si praticano meditazione, yoga ed esercizi di presenza mentale senza rinunciare ad un aperitivo con gli amici, anche questa è una via, molto utilizzata da coloro i quali vivono in città e decidono di non rinunciare del tutto alle attrazioni della Vita mondana, dopotutto seguire un cammino di crescita personale non implica necessariamente l'isolamento monastico, quella è una questione di scelte personali.

Non vantatevi se riuscite ad isolarvi e meditare, ad apprezzare la natura, rinunciate alla voglia di giudicare negativamente chi non lavora su di sé. Viceversa, se rinunciate al percorso di ascesi per abbracciare la Vita mondana, evitate di giudicare come "strani" colori i quali, invece, hanno deciso di intraprendere un cammino di crescita interiore, perché, dopotutto, in ognuno di noi vivono sia l'asceta che il peccatore e non vanno mai rinnegati in quanto fanno parte della nostra natura.

Vincenzo Bilotta

lunedì 21 ottobre 2024

Morire prima di morire

Quando nasciamo e fino a quando non andiamo a scuola, siamo liberi e possiamo considerarci infinitamente potenti. Poi, con l'addomesticamento scolastico, o educazione-programmatica, le cose cambiano e noi non siamo più liberi, in aggiunta veniamo pure depotenziati.

Così, mentre da bambini eravamo pieni di entusiasmo, creatività, voglia di vivere, di divertirci, di esplorare il mondo, di GIOCARE CON LA VITA, man mano che il processo di programmazione dei nostri cervelli a scuola va avanti, noi perdiamo quello smalto, quella grinta che ci caratterizzava, per diventare, infine, degli adulti ammuffiti.
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E' frequente sentire ripetere alle persone "era bello quando ero piccolo, non avevo pensieri". In pratica, a scuola, a casa e nella società in generale, c'insegnano che diventare adulti significa spegnersi, limitandosi a lavorare come somari, a procreare e poi, quando non gli servi più, ti danno un calcio nel sedere e ti rottamano...

Queste idee, assieme a quelle che col passare degli anni si debbano avere acciacchi e non si possa più studiare materie nuove per specializzarsi magari in discipline che, ai tempi in cui andavamo all'università, non esistevano ancora, sono tutti programmi depotenzianti, i quali, se continuerete a crederci, vi faranno finire in mezzo al gregge dei non-pensanti, un gregge fatto di persone che hanno deciso di adattarsi supinamente a ciò che fanno gli altri senza più pensare, nemmeno il minimo che gli è ancora consentito, nonostante il processo di addomesticamento.
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Ma come fare per uscire da questa sorta di incubo, che somiglia tanto a un progetto diabolico volto a lobotomizzare tutti per poi controllarli e indurli ad obbedire supinamente ed incondizionatamente? In teoria, pochi in questa Vita sono riusciti sia pure ad accorgersi dello stato di schiavitù mentale, della programmazione cerebrale destrutturante nella quale versano, la maggior parte vive, se così si può dire, nel sonno, in attesa dell'annientamento definitivo.

Nel frattempo, in attesa della morte, ognuno vive secondo i programmi che gli hanno installato a scuola, a casa, nei luoghi in cui ha praticato attività sportive. In ogni caso si può uscire dalla programmazione, ma prima bisogna accorgersene e poi, in un secondo tempo, bisogna avere il coraggio di non fare più come "fanno gli altri".
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Dopo aver deciso di uscire dalla programmazione, occorrerà morire prima di morire, ossia bisognerà ripulire la lavagna interiore, al secolo cervello, da tutte le convinzioni limitanti le quali, se tenute ancora attive in testa, ci farebbero andare avanti in automatico e secondo le direttive impartite dall'alto dai nostri programmatori.

Non si muore una volta sola, alcuni possono farlo due volte. La volta prima della morte del nostro apparato psicofisico, però, sarà quella più importante, quella che determinerà la nostra rinascita, la nostra libertà dalla programmazione, dagli schemi mentali, dalle convinzioni limitanti.
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Morire prima di morire significa tornare in Vita, prima che sia troppo tardi, riappropriandosi della propria creatività, risvegliando il bambino che è in noi, aprendo il nostro cuore alla Vita, scuotendosi di dosso la muffa e il torpore che ci avevano installato attraverso il programma "adulto pieno di responsabilità".

Chi riesce a morire prima di morire, quando rinasce a nuova Vita sa che l'età è solo un numero, che non è mai troppo tardi per realizzare i sogni che abbiamo coltivato sin da bambini, che non è vero che gli adulti non possono mai giocare, divertirsi ed essere felici, solo i morti non ne hanno più la possibilità, ciò perché sono morti.
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Usciamo da questa Vita da zombie, moriamo prima di morire, apriamo gli occhi, torniamo a stupirci per un tramonto, per una lumaca che esce fuori dopo la pioggia col suo incedere lento, impariamo a vivere, a modo nostro, senza schemi, in funzione della realizzazione dei nostri sogni smettendo, al contempo, di guardare in direzione delle tenebre, volgiamo lo sguardo verso la luce e viaggiamo spediti verso la realizzazione dei nostri sogni, nessuno può impedircelo, perché solo noi siamo i condottieri della nostra Vita!

Vincenzo Bilotta

lunedì 30 settembre 2024

Impara a "camminare sulle acque"

"Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, nel vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero 'E' un fantasma' e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: 'Coraggio, sono io, non abbiate paura'. Pietro gli disse: 'Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque'. Ed egli disse: 'Vieni!'. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: 'Signore, salvami!'. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: 'Uomo di poca fede, perché hai dubitato?'. Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: 'Tu sei veramente il Figlio di Dio!'. (Mt. 14, 22-33)

Quanti di voi sanno "camminare sulle acque?". No, non parlo di camminare sulle acque nel vero senso della parola, ma nel senso metaforico, un po' come avviene in questo passo del vangelo secondo Matteo. Qui Gesù cammina sulle acque, proprio lui che, provenendo da un piccolo paese nelle montagne, probabilmente non sapeva nemmeno nuotare...

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Ma chi rischia di annegare, in questo passo del vangelo è, invece, Pietro, proprio lui che era un pescatore ed esperto del mare... Ma cosa significa tutto questo? La risposta l'abbiamo da parte di Gesù quando stende la mano per aiutarlo, dopo che Pietro implora il suo aiuto. In particolare, Gesù dice a Pietro: 'Uomo di poca fede, perché hai dubitato?'.

All'inizio, infatti, quando Gesù chiama Pietro a sé nel mare in tempesta, questi è in grado di camminare, al pari del Maestro, sulle acque. Ma poi succede qualcosa, in particolare Pietro ha paura di non farcela a causa del vento violento che sferzava le acque, così rischia di annegare, se non fosse stato per l'aiuto di Gesù.

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Ma perché ho voluto richiamare l'attenzione, oggi, su questo passo del vangelo? Cosa c'entra con la crescita personale e il lavoro su di sé? In realtà, posso dirvi che la comprensione di questo solo passo del vangelo, comprensione profonda, non mentale, potrà aprirvi le porte del regno dei cieli... Interiore!

Il fatto è che la gente manca di fede, fede in se stessa, nella propria guida interiore e, non da ultima, fede nella Vita. Così i miracoli non accadono e le potenzialità della nostra mente restano, per il 90% circa, inutilizzate. E noi affidiamo il nostro potere all'esterno, ai medici per avere la salute, al partner per sentirci completi, agli amici per non sentirci soli e al lavoro per realizzarci.

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In pratica noi, a causa della nostra mancanza di fede, dipendiamo, per essere felici, realizzati, in salute, completi, dall'esterno. Una cosa davvero comune in una società come la nostra, fatta di relazioni virtuali, sentimenti inespressi, refrattarietà agli stimoli reali, saturi come siamo a causa delle sovrastimolazioni sensoriali che subiamo dai social e, in generale, dalla realtà virtuale.

Tuttavia ci sono dei momenti in cui, mettendo da parte ogni paura, siamo in grado di "camminare sulle acque". Riuscirci la prima volta non basta, però, occorre farlo ancora, e ancora, e ancora, fino a farla diventare un'abitudine costante, abitudine che è in grado di trasformare la nostra Vita in maniera radicale e, ovviamente, in direzione del miglioramento.

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Impariamo a camminare sulle acque da chi ci è già riuscito e ha consolidato la sua fede, abbandoniamo ogni paura e, in breve, accadranno miracoli nella nostra Vita. Il trucco sta nello smettere di avere paura e, al contempo, lasciarsi andare con FEDE a ciò che si desidera, senza più dubbi, eliminando ogni convinzione limitante.

Noi tutti siamo aquile e, in quanto tali, destinati a volare alto. Ma prima di fare ciò, dobbiamo trovare il coraggio di abbandonare la comunità delle galline non-pensanti della quale credevamo di fare parte. Allora, solo allora, il miracolo avverrà, in ogni settore della nostra Vita.

Vincenzo Bilotta

mercoledì 18 settembre 2024

Impara a dire GRAZIE!

Viviamo in una società fatta di lamentosi. I posti dove passiamo più tempo fin da piccoli, ossia casa, scuola, palestra, locali pubblici, ci educano, ci invogliano a lamentarci. In Sicilia c'è un detto che recita: "Vo' stari bonu? Lamentati!" (Trad. "Vuoi stare bene? Lamentati!"), in pratica è una sorta d'invito scaramantico a lamentarsi, allo scopo di attirare a sé il bene, un po' contraddittorio direi...

In questa società di lamentosi è facile intuire il perché ci sono tante persone scontente, arrabbiate, depresse e con diversi disturbi psicosomatici. Anche i mass media, del resto, fanno la parte del leone in fatto di lamentela: notizie di cronaca nera a mai finire, guerre, futuro incerto e via dicendo, l'elenco potrebbe continuare all'infinito...


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Il fatto è che nessuno ci ha insegnato a dire GRAZIE, ad essere grati. La gente non sa dire grazie perché è troppo impegnata a lamentarsi e, di conseguenza, a cercare dei motivi, all'interno della propria Vita, per i quali esprimere lamentela.

Ma imparare a ringraziare non è poi così difficile, semmai è una questione di FOCUS, di attenzione da dedicare a ciò che ci fa stare BENE e non, come fa la maggior parte dei non-pensanti, a ciò che provoca disagio, ansia, angoscia, rabbia, paura, odio e via dicendo.

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Certo, l'educazione e gli ambienti nei quali cresciamo non ci aiutano, di certo, a concentrarci sulle cose per le quali poter essere grati, ma questa è solo una questione di focus, come dicevo prima. Se i nostri insegnanti, genitori, amici, allenatori e parenti ci hanno insegnato a lamentarci, ciò è dovuto al fatto che, essi stessi, prima di noi, hanno imparato negli ambienti nei quali sono cresciuti, a lamentarsi.

Essi, prima di noi, semplicemente si focalizzavano su ciò che li metteva a disagio invece di concentrare la loro attenzione su una o più cose che avrebbero potuto farli sentire grati. A ciò si aggiunga il fatto che viviamo, ormai, in una società dove si vuole avere sempre di più e se non si riesce ad ottenere ciò che si vuole in maniera quasi istantanea, allora ci si lamenta, gli esseri umani sono diventati degli eterni incontentabili.


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E pensare che basterebbe imparare a volgere lo sguardo verso le cose positive, quelle che, se ci pensassimo anche per un solo istante, potrebbero migliorare sia il nostro umore che il nostro stato di benessere psicofisico...

Ma non tutto è perduto, e la via per imparare ad essere grati è più semplice di quanto si possa pensare. Provate a fare il seguente esercizio: ogni mattina appena alzati e la sera prima di andare a dormire, provate a RINGRAZIARE per uno o più motivi che vi fanno sentire GRATI e, se proprio non ne trovate, allora ringraziate, mattina e sera, per il solo fatto di essere vivi!

(Immagine presa dal web)

Con il tempo e con l'esercizio capirete che la lamentela, così come la gratitudine, sono questione di attenzione focalizzata, oltre che di scelta. Anche se continuerete ad avere tanti motivi per cui lamentarvi, voi continuare a NON DARE ENERGIA ad essi e volgete la vostra ATTENZIONE anche su un solo motivo che vi fa sentire grati alla Vita, a Dio e all'universo.

L'ENERGIA VA DOVE VA L'ATTENZIONE. DEDICATE LA VOSTRA ENERGIA ALL'AMORE, AL PERDONO E, NON DA ULTIMO, ALLA GRATITUDINE, SMETTETE DI SPRECARE ENERGIA CONCENTRANDOVI SULLA LAMENTELA E, QUANDO TROVATE DEI MOTIVI PER CUI LAMENTARVI, RIMANETE IN SILENZIO E IN OSSERVAZIONE DEL PENSIERO DI LAMENTELA SENZA, TUTTAVIA, ESPRIMERLO A PAROLE, SEMPLICEMENTE LASCIATELO ANDARE, NON VI APPARTIENE!

Vincenzo Bilotta