domenica 24 luglio 2022

Utilizzare la rabbia in modo positivo

Della rabbia ho ampiamente parlato sia nel mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, YOUCANPRINT EDIZIONI, sia qui nel mio blog (trovi l'articolo digitando nel motore di ricerca "La rabbia"). Voglio, oggi, parlarvi del suo utilizzo "ecologico", quindi non distruttivo, com'è nella natura della rabbia.

Quando ci arrabbiamo, di solito, tendiamo a perdere il controllo e, di conseguenza, a compiere gesti azzardati, gesti che, in condizioni di lucidità, ci asterremmo, di certo, dal compiere. La rabbia è pericolosa, certo, ma solo perché non riusciamo a controllarla, nessuno ce lo ha insegnato, abbiamo ereditato solo schemi di rabbia incontrollata imparandoli da piccoli dalle persone che ci stavano intorno, specie in famiglia.
(Immagine presa dal web)



Ma la rabbia, se controllata, può essere veicolata. La rabbia è una forma di energia interiore e il suo utilizzo ecologico non soltanto non è dannoso ma può risultarci utile. La prima cosa da fare, prima di riuscire ad utilizzare la rabbia in modo positivo, è quella di accorgersi del suo arrivo.

Spesso ci accorgiamo di essere arrabbiati quando, ormai, è troppo tardi per fare qualcosa al fine di reindirizzare questa forma di energia esplosiva o, quanto meno, limitarne i danni. Tuttavia, il fatto stesso di accorgersi di essere arrabbiati è già un buon inizio rispetto a quando, in passato, reagivamo in maniera totalmente inconsapevole producendo effetti spesso dannosi sia per noi che per chi ci stava intorno.
(Immagine presa dal web)



Quindi, il primo passo da fare sarà quello di accorgersi di essere arrabbiati, questo in un primo tempo. Dopo esserci esercitati nell'osservarci mentre siamo già arrabbiati, il secondo passo, quello definitivo che, da solo, potrà portarci a trasformare l'energia della rabbia in maniera definitiva, sarà quello di "prevenire" l'esplosione dell'energia rabbia. 

Ma come fare? Bisognerà cominciare un lavoro su di sé volto all'autosservazione di tutte quelle che sono le dinamiche emozionali che, ogni giorno, attraversano il nostro sistema psicofisico o macchina biologica che dir si voglia.


(Immagine presa dal web)

In pratica dobbiamo osservare cosa ci accade nelle nostre interazioni quotidiane con il mondo esterno. Proviamo ad osservarci mentre siamo immersi nel traffico e qualcuno ci taglia la strada, oppure quando qualcuno vuole saltare la fila alla posta e, in generale, in tutte quelle circostanze dove ci si sente sotto pressione e si rischia di far esplodere l'energia della rabbia in maniera improvvisa quanto incontrollata.

La prossima volta che ci troviamo in delle situazioni nelle quali normalmente ci arrabbiamo, ecco che in questi momenti dobbiamo provare ad osservare cosa accade dentro, cosa sentiamo. Se ci eserciteremo in maniera costante e con impegno, potremo prevenire l'ennesima esplosione di rabbia.

(Immagine presa dal web)


Osservandoci, sentendoci, possiamo accorgerci del nostro cambiamento di umore: respiro che accelera, aumento dei battiti, voglia di aggredire e, in generale, tutti i comportamenti e le reazioni che sono tipiche di chi è arrabbiato e si prepara a litigare.

Una volta che avremo sviluppato la capacità di osservare e scovare la rabbia prima che esploda e diventi incontrollabile, potremo utilizzarla in modo positivo, come? Potremo decidere di uscire dalla fila, non importa se di auto o di persone, per andare a passeggiare nei boschi, oppure potremo andare a scrivere su di un diario come ci sentiamo per poi rileggere le nostre impressioni una volta che la rabbia sarà andata via.
(Immagine presa dal web)



Questi sono solo alcuni esempi di utilizzo positivo della rabbia. Come dico nel mio libro, L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, YOUCANPRINT EDIZIONI, la rabbia è un'energia molto potente, paragonabile all'energia nucleare. L'energia nucleare, infatti, può essere utilizzata in maniera distruttiva, vedi bombe nucleari, oppure in maniera costruttiva, costruendo delle centrali per illuminare interi quartieri di una città attraverso la sua energia pulita.

Come avrete avuto modo di notare, anche la rabbia, al pari dell'energia nucleare, può essere utilizzata in maniera positiva, ecologica e potrà esserci utile per mettere la giusta grinta in quei lavori o in certi sport nei quali è richiesta una forma di rabbia "pulita". Questo non significherà fare le cose con rabbia e senza controllo, niente di tutto ciò.
(Immagine presa dal web)



Utilizzare la rabbia in modo positivo significa disporre di tutta quell'energia che, in passato, disperdevamo arrabbiandoci per poterla, finalmente, indirizzare in attività quotidiane le quali risulteranno, di conseguenza, meno stancanti in quanto noi saremo più presenti, vitali e rilassati.

Vincenzo Bilotta




domenica 10 luglio 2022

Medicina allopatica vs medicina olistica

Da oggi, per rimanere in salute, occorre sapere, quindi, che tutto dipende in gran parte da noi e dalla nostra voglia di cambiare il nostro rapporto con la Vita di tutti i giorni. IL CAMBIAMENTO E' LA VERA GUARIGIONE, NON LA MEDICINA. (Vincenzo Bilotta, Metamorfosi spirituale)

Il nostro corpo umano è meraviglioso, creato per funzionare alla perfezione, senza lasciare nulla al caso. Esiste un naturale equilibrio al suo interno, chiamato omeostasi, in presenza del quale tutto va alla perfezione senza alcun problema.

(Immagine presa dal web)


Il mantenimento di questo equilibrio omeostatico è reso possibile grazie ad una serie di fattori quali, primo in assoluto, il corretto equilibrio fra corpo e mente e, a seguire, una corretta alimentazione, la giusta attività fisica e, non da ultimo, l'essersi perfettamente adattati all'ambiente nel quale si vive, si lavora e ci si relaziona con gli altri.

Quando, per una o più ragioni, questo equilibrio omeostatico viene a mancare, ecco l'insorgere dello squilibrio energetico, comunemente chiamato "malattia". Ma lo squilibrio energetico altro non è se non un segnale che il nostro corpo c'invia, un po' come accade con le spie sul cruscotto della nostra auto quando segnalano un guasto, un segnale ad indicare che qualcosa non va.

(Immagine presa dal web)


Ed ecco entrare in gioco, in questo contesto, i vari "curatori", così voglio definirli (e nemmeno è sicuro che ci riescano, dato che la guarigione parte dal nostro interno, non dall'esterno), con i relativi approcci di appartenenza.

In questo campo si spazia dall'approccio allopatico in tutte le sue forme, più o meno invasive e più o meno sperimentali, all'approccio olistico. Per comodità racchiuderò sotto il termine medicina allopatica tutto quello che riguarda la medicina imposta dalle multinazionali del farmaco e quindi basata su strumenti diagnostici d'avanguardia, protocolli e farmaci chimici.

(Immagine presa dal web)


Quando, invece, farò riferimento alla cosiddetta medicina alternativa, parlerò di medicina olistica, termine con il quale starò ad indicare e racchiudere tutti gli altri tipi di approccio curativo che esulano dalla medicina ufficiale.

Detto questo, oggi vorrei porre particolare attenzione sulle differenti visioni che hanno, rispetto all'uomo e i sintomi accusati, medicina allopatica e medicina olistica se messe a confronto. 

(Immagine presa dal web)


Se prendiamo in considerazione, per cominciare, la medicina allopatica, ecco che ci accorgiamo di come essa consideri l'essere umano alla stregua di una macchina che, quando subisce un guasto (malattia) va riparata ponendo l'attenzione solo ed esclusivamente o, comunque, prevalentemente sull'organo colpito dallo squilibrio.

Ecco che, in questo contesto, sono nate tante specializzazioni mediche quanti sono gli organi del corpo. L'uomo passa, così, da sistema intero e completo ad automa assemblato da riparare in una o più parti a seconda del guasto (malattia) riscontrato, un po' come quando si porta la macchina dal meccanico insomma.

(Immagine presa dal web)


Così, molte persone finiscono col passare da uno specialista all'altro, sborsando fior di quattrini senza, peraltro, concludere nulla, a seconda dell'organo colpito dal disturbo. Quando, finalmente, viene individuato il disturbo, si prescrive il farmaco chimico che sopprime i sintomi, ma non è detto che ciò porti il paziente alla guarigione.

Per guarire, infatti, non devono solo essere eliminati i sintomi ma, anche e soprattutto, le cause della malattia. Diversamente, qualora venissero curati solo i sintomi, la malattia potrebbe riemergere, anche a distanza di anni, in un altro organo.

(Immagine presa dal web)


Il farmaco chimico, infatti, se per un verso riesce a curare uno o più sintomi, per un altro verso lascia molti effetti collaterali, a volte permanenti. Non da ultimo, considerando la medicina allopatica l'uomo alla stregua di una macchina da riparare, i medici allopatici avranno un approccio molto freddo e distaccato col paziente, dove sentimento ed empatia sono sostituiti da prescrizioni e favoritismi fra colleghi specialisti per guadagnare sopra la salute delle persone.

Dopo aver esaminato, seppur per sommi capi, l'approccio allopatico al paziente, passiamo adesso all'approccio di tipo olistico. 

(Immagine presa dal web)


Sotto il termine medicina olistica racchiuderemo, come accennato prima, tutti i metodi di cura cosiddetti "alternativi", ossia diversi dalla medicina allopatica. 

Fra i tanti tipi di medicina olistica (dal greco Holos, che significa intero) ricordiamo l'omeopatia, l'agopuntura, la naturopatia, la fitoterapia, la floriterapia, passando per il reiki, l'osteopatia, i diversi tipi di massaggio, fino ad arrivare allo sciamanismo delle diverse culture.

(Immagine presa dal web)


La medicina olistica considera l'essere umano come un insieme di corpo, mente e anima inscindibili e, in quanto tali, mira al mantenimento del loro corretto funzionamento in sinergia gli uni con gli altri. Si capisce bene, da ciò, come questo tipo di approccio sia, a differenza di quello allopatico, molto più profondo, completo e definitivo rispetto al ripristino dell'equilibrio omeostatico del soggetto che si sottopone a questi tipi di cure.

La medicina olistica si prende cura della persona partendo dalle cause che hanno generato lo squilibrio energetico o malattia che dir si voglia e, dopo aver aiutato il paziente a prendere coscienza del disagio che ha scatenato lo squilibrio in uno o più organi, ne cura, in un secondo tempo, anche gli effetti.

(Immagine presa dal web)


Una volta conosciute le cause della malattia, il medico olistico ha il compito di farne prendere coscienza al paziente allo scopo di aiutare quest'ultimo ad innescare il processo di autoguarigione. 

Il medico olistico si differenzia, rispetto a quello specialistico allopatico, per il semplice fatto che il suo compito principale è quello di curare le cause, non gli effetti. Se paragonassimo la malattia ad un'erbaccia, per fare un esempio, e stabilissimo che le radici sono la causa della malattia mentre le foglie sono gli effetti, capiremmo subito che il tagliare solo la parte emergente dell'erba (effetto), non potrebbe guarire la persona. Solo sradicando l'erba (causa malattia) si potrà liberare in maniera definitiva il terreno (sistema psicofisico).

(Immagine presa dal web)


Il medico olistico, inoltre, ha un approccio empatico, umano ed interattivo col paziente e questo approccio molto spesso basta, da solo, ad innescare il processo di autoguarigione nel paziente stesso. La fiducia, quindi, riveste un ruolo fondamentale affinché possa consolidarsi il rapporto medico-paziente.

Qualora il medico non ispirasse fiducia, sarebbe bene non continuare a seguirlo, cambiandolo fino a trovarne uno in grado d'ispirare la fiducia necessaria affinché la guarigione possa avvenire. 

(Immagine presa dal web)


La medicina olistica, inoltre, non considera solo le cause che hanno determinato lo squilibrio energetico, ma analizza, attraverso appositi test (uno fra i tanti l'elettroagopuntura di Voll), il livello energetico presente nel corpo del paziente scongiurando, in questo modo, determinati tipi di patologie più o meno gravi a seconda del livello energetico riscontrato.

Sicuramente l'approccio olistico è meno invasivo, più umano ed accogliente. A volte basterebbe un abbraccio per poter innescare il processo di autoguarigione in una persona. La mancanza d'amore verso se stessi è la causa principale di tutti i malanni che affliggono la nostra società ultramoderna, ultratecnologica ma disumanizzata.

(Dr. Edward Bach)


In ogni caso, al di là del tipo di medicina esercitato, quello che più importa è riuscire a far prendere coscienza al paziente delle cause che hanno determinato in lui l'insorgere della malattia. Di conseguenza, ogni tipo di medicina ha la sua utilità e il suo valore, dipende dal medico non abusarne ed esercitare la sua professione con umanità e coscienza.

Vincenzo Bilotta






domenica 26 giugno 2022

Sostituiamo la fede alla paura

 "Abbi fede, non paura, perché tu sei universo, non mente!" (Vincenzo Bilotta)

Quando nasciamo e fino ad una certa età, noi siamo creature potenti, amorevoli, piene di progetti, in pratica siamo bambini. Poi comincia il processo di addomesticamento, o educazione-programmatica che dir si voglia, e da lì in poi cominciamo ad essere inquadrati per servire il sistema, lavorare come schiavi e consumare tutti i prodotti che i mass media ci propinano ogni giorno come indispensabili, ciò se vogliamo essere alla moda e non essere considerati "strani".

(Immagine presa dal web)


Così, dalla fede in Dio e nella Vita, tipica dei bambini, si passerà alla paura del domani e di ciò che potrà accadere ad ogni istante, tipica, invece, degli adulti addomesticati e già da tempo ammuffiti nelle loro routine incolore da cavie da laboratorio che fanno girare, senza scopo personale, una ruota che alimenta chi li manipola dall'alto.

Da bambini vivevamo nella fede. Vivere nella fede significa lasciare accadere la Vita, smettere di controllarla. In pratica ci si apre ad Essa e ciò ci permette l'accesso a qualcosa di più grande, ci espande fino a farci diventare TUTTO con l'universo.

(Immagine presa dal web)


Chi vive nella fede è libero da paura, segue e realizza il proprio scopo, quello per il quale la sua anima si è incarnata in un corpo fisico, e vive NELLA GRATITUDINE E NELL'AMORE incondizionati perché ha riscoperto Dio al suo fianco.

Chi vive nella paura vive nella mente con le sue fantasie, non segue i propri scopi e, così facendo, tende a stagnare, a vivere nella zona di comfort, non ha fiducia nella Vita, non si affida ad Essa, anzi, lungi da tutto questo, la teme.

(Immagine presa dal web)


In questo modo, vivendo nella paura anziché nella fede, ci si congela in attesa del momento giusto che non arriverà mai. Chi vive nella zona di comfort, infatti, si priva di quello spirito di avventura, il solo che può spingerlo a lasciarsi andare alle nuove opportunità che gli si presenteranno, però, solo se avrà il coraggio di uscire dalla zona di comfort.

Sarà solo passando dalla paura alla fede che potremo vivere felici e realizzare la missione della nostra anima, perché usciremo dalla mente che ci autosabota, fino ad espanderci nell'universo, il quale collaborerà con noi per farci raggiungere i nostri obiettivi fino a farci realizzare cose che, quando vivevamo nella mente, credevamo "impossibili".

Vincenzo Bilotta

lunedì 13 giugno 2022

Vivere nel ricordo costante di sé

La quotidianità rappresenta, per molti di noi, un buco nero che, oltre a risucchiarci quantitativi incredibili di energia, ci fa vivere per quasi tutto il tempo all'interno dei nostri pensieri. Così ci ritroviamo a sognare di essere presenti mentre, invece, stiamo dormendo in piedi, persi nella meccanicità dei nostri gesti quotidiani.

Ci si perde, nella Vita di tutti i giorni, in routine fatte di lavoro, sport, relazioni sociali e sentimentali, tutte intrattenute in maniera automatica... In pratica ci si dimentica, ciò avviene quasi sempre, di sé e del fatto di ESSERE VIVI.

(Immagine presa dal web)


Così si dimenticano gli appuntamenti, si rimane chiusi fuori di casa, si sbaglia uscita in tangenziale... Questi sono solo alcuni esempi in cui, lungi dall'essere SVEGLI E ATTIVI, ci si dimentica di sé. Ma come si fa a ricordarsi di sé senza, per questo, perdere tanto tempo in esercizi per il risveglio mirando, piuttosto, all'efficacia dei metodi utilizzati?

Ricordarsi di sé è possibile, non facile certamente, ma mi sembra inutile descrivere a parole qualcosa che va sperimentato, altrimenti si rischierebbe di rimanere a livelli puramente teorici. In realtà esistono numerosi esercizi per il ricordo di sé, esercizi che possono consentirci, se fatti nel tempo con COSTANZA E VOLONTÀ, di ricordarci, quanto meno, che la maggior parte del tempo non siamo quasi mai presenti a noi stessi e alle azioni che svolgiamo...

(Immagine presa dal web)


Uno di questi esercizi, il più potente in assoluto, è quello basato sulla respirazione. Si può decidere, in maniera COSCIENTE, di respirare in alcuni momenti della giornata portando, al contempo, L'ATTENZIONE IN MANIERA TOTALE E FOCALIZZATA su ciò che si sta facendo. 

Ecco che ci si potrà accorgere di stare discutendo, di camminare, di lavorare o di giocare coi propri figli ma ciò avverrà in maniera TOTALE e PARTECIPE da parte nostra. Dal momento in cui dedicheremo la nostra attenzione al respiro, infatti, inviteremo la nostra mente a rallentare i suoi processi di pensiero fino a renderci COSCIENTI del momento presente.

(Immagine presa dal web)


Concentrarsi sul respiro ci permetterà, inoltre, di osservare la nostra meccanicità nei gesti, negli intercalari, nel modo in cui pratichiamo attività sportive o ci beviamo l'aperitivo mentre siamo con gli amici. 

Quello della respirazione è un esercizio che ci consente di uscire dal tempo, dalla mente coi suoi pensieri compulsivi, fino a proiettarci nell'unico momento esistente, IL QUI E ORA, fino a farcelo vivere da SVEGLI, almeno per tutta la durata dell'esercizio.

(Immagine presa dal web)


Alla fin fine molti di voi staranno pensando che l'accorgersi di essere addormentati senza svegliarsi in maniera definitiva non serve. Eppure il solo fatto di scoprire la propria meccanicità a intervalli nel tempo, cadenzati dagli esercizi di respirazione, sicuramente sarà un buon punto di partenza per prendere, finalmente, coscienza del fatto che si è addormentati e meccanici.

In un mondo di automi, di persone dominate dai pensieri, il solo fatto di accorgersi della propria meccanicità è già un passo fatto per uscire dalla follia collettiva. Impariamo a ricordarci di noi, del fatto che esistiamo, che non siamo il nostro lavoro, la nostra famiglia, il nostro nome, troviamoci uno o più spazi sacri all'interno delle nostre routine giornaliere per respirare, per onorare l'adesso, per sentirci vivi, almeno per ricordarci di essere qualcosa in più della nostra mente, anzi, qualcosa in meno: NOI SIAMO E BASTA. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta

domenica 29 maggio 2022

Smetti di lamentarti e comincia a vivere!

La Vita è. Di questo, quasi nessuno se ne ricorda. Da qui cominciano le differenti definizioni che ogni persona tende a darle. Chi è nella mente, si sa, è nel duale e tende a descrivere la Vita come bella/brutta, giusta/ingiusta, giungla, crudele, senza senso e chi più ne ha, più ne metta...

Così facendo, però, ci si predispone alla lamentela, emergono delle aspettative nei confronti della Vita, aspettative che, la maggior parte delle volte, andranno deluse. È chiaro, da quanto detto finora, come le persone raramente vivano la Vita o, quanto meno, si accorgano perfino di essere vivi, ciò perché la maggior parte di esse sarà troppo impegnata a lamentarsi di Essa.

(Immagine presa dal web)


Quasi nessuno è soddisfatto di come vanno le cose all'interno della sua Vita e tende, per questo, a lamentarsi. Ci si lamenta per come si vorrebbe che andassero le cose, per come dovrebbero comportarsi le persone, per ciò che non si è ancora ottenuto... 

Si capisce bene come, più che vivere la Vita, la maggior parte delle persone si lamenta di Essa. Così facendo si creano delle aspettative e, proprio per questo, si vive in una condizione di resistenza, di opposizione a "ciò che è".

(Immagine presa dal web)


In pratica, ci si dimentica di vivere e fluire con la vita e da quel momento comincia la lotta, il sacrificio, la sofferenza, condizione che, ormai, sembra accomunare la maggior parte degli esseri umani... Ma quale può essere la soluzione alla sofferenza e, in generale, allo stato di perenne insoddisfazione nel quale sembrano versare la maggior parte delle persone?

Innanzitutto bisognerebbe smettere di vedere i lati negativi o, quanto meno, smettere di alimentare i sentimenti di negatività legati alle aspettative deluse, alla mancanza di quel qualcosa, all'interno della nostra Vita, che secondo noi potrebbe renderci felici e completi.

(Immagine presa dal web)


Dopo aver smesso di vedere i lati negativi e quale naturale conseguenza di ciò, occorrerà smettere di lamentarsi e cominciare, all'opposto, a ringraziare per ciò che si ha già ma che non si è mai tenuto nella minima considerazione in quanto gli esseri umani in generale, tendono ad accumulare cose per poi inseguirne altre senza, tuttavia, mai riuscire a gioire o a godere di ciò che si possiede già. 

Dopo aver cambiato questa visione della Vita, occorrerà fare il passo finale, quello che ci farà cominciare a vivere. Questo passo consisterà nell'uscire definitivamente dalla mente per poter entrare, invece, nel naturale ed armonioso flusso della Vita, senza più resisterLe, senza sperare, semplicemente affidandosi ad essa.

(Immagine presa dal web)


La Vita, si sa, è più saggia di noi. Essa saprà riservarci tanti doni se noi rimarremo in uno stato di costante gratitudine senza più lamentarci di come dovrebbero andare le cose e cominciando, piuttosto, a gioire di ciò che possediamo già smettendo, al contempo, di inseguire altre cose, situazioni, persone le quali non farebbero altro che farci allontanare dal nostro vero scopo, quello per il quale le nostre anime si sono incarnate nei nostri corpi: ESSERE FELICI PER IL SOLO FATTO DI ESSERE VIVI, CIÒ A PRESCINDERE DALLE CIRCOSTANZE, I LUOGHI, LE PERSONE, LE SITUAZIONI A NOI ESTERNE.

Vincenzo Bilotta



lunedì 16 maggio 2022

Andare oltre la realtà

 Tutti noi viviamo quello che definiamo "realtà". Gli oggetti, le persone, le situazioni che ci vengono incontro ogni giorno e che costituiscono l'oggetto delle nostre interazioni, sembrano essere lì per caso, prodotte dalla Vita stessa senza il nostro apparente controllo ma, soprattutto, noi le viviamo come reali, ma in realtà non lo sono.

 Vi sembrerà strano quello che sto per dirvi ma, secondo la fisica moderna, al secolo fisica quantistica, ciò che osserviamo non esiste, è mera illusione. E vi dirò di più: quel che vediamo può essere modificato in qualsiasi istante, basta prenderne coscienza, basta capire che noi siamo gli artefici di ciò che ci circonda per poter andare oltre la realtà tangibile.

(Immagine presa dal web)


 Ma cosa significa andare oltre la realtà? Andare oltre la realtà presuppone l'aver smesso di credere a ciò che si ha sotto il naso, a quella che, comunemente, viene definita realtà oggettiva. In verità la realtà è sempre e solo soggettiva. Ciò che fa la differenza è l'esserne coscienti oppure no. Nel primo caso si potrà modificare ciò che si vive e vede all'esterno passando, per ciò stesso, da una visione di tipo oggettivo, tipica delle masse addormentate, ad una visione di tipo soggettivo, in cui noi diventiamo padroni e creatori della nostra realtà.

Per creare una realtà soggettiva che vada oltre la realtà di tipo oggettivo, occorre capire una cosa fondamentale: noi siamo dei proiettori e, al loro pari, permettiamo il materializzarsi di ciò che abbiamo dentro. Com'è ovvio, per evitare di vivere delle realtà oggettive e poter cominciare a produrre, invece, delle realtà soggettive, bisognerà smettere di pensare come gli altri, di adeguarsi al sentire comune, e cominciare a pensare con la propria testa e a sentire col proprio cuore.

(Immagine presa dal web)


Purtroppo nessuno c'insegna a creare la nostra realtà e, ancor meno, a pensare in maniera autonoma, ciò per il semplice fatto che i nostri insegnanti, precettori, allenatori, preti amici e in alcuni casi genitori, non hanno avuto modo di impararlo nemmeno loro. 

Di conseguenza dovremo imparare da soli, esplorando nuovi universi, primo fra tutti quello della nostra mente, poi quello del nostro cuore. Ciò che chiamiamo realtà viene, infatti, creato a casaccio dalla maggior parte delle persone, in maniera del tutto inconsapevole, credendo che siano il fato o il caso a crearli per loro, ma così non è.
(Immagine presa dal web)



La verità è che le cose vengono create sempre e solo da noi, non dal fato o dal caso, solo che non ne siamo coscienti e, di conseguenza, non possiamo che adattarci alle condizioni esterne, fino a quando, se ci svegliamo, non capiamo che possiamo modificarle semplicemente modificando i nostri pensieri, lasciandoci guidare dal cuore, non più dalla mente.

La mente, infatti, crea in automatico e, se siamo inconsapevoli, crea realtà fatte di problemi, paure e, in generale, tenderà a proiettare all'esterno i nostri conflitti irrisolti. Quando si comincia il lavoro su di sé, si prende coscienza del fatto che la mente mente e, dopo aver preso coscienza di ciò, occorrerà smettere di crederle e, al contempo, cominciare a focalizzare l'attenzione su pensieri costruttivi, sciogliendo eventuali conflitti interiori e risolvendo, sempre al nostro interno, eventuali problemi che, diversamente, andremo a proiettare e vivere all'esterno.
(Immagine presa dal web)


Dopo aver cominciato a liberare la mente da pensieri conflittuali o, in generale, poco costruttivi, si dovrà passare al cuore, lasciandosi guidare dal suo sentire. Questo passo ci consentirà, finalmente, di produrre amore al nostro interno proiettandolo, di conseguenza, anche all'esterno, cominciando a costruire un mondo, il nostro, fatto di successi, creatività, amore, unità, uguaglianza. 

Da quel momento si andrà oltre la realtà, quella ordinaria, fino a vivere una realtà fatta su misura per noi, quella che saremo stati capaci di costruirci dopo essere passati da una condizione di paura, tipica della mente, ad una condizione di apertura alla Vita e di amore, tipica del cuore. Allora potremo fare accadere miracoli, diffondere gioia, donare compassione ed essere, finalmente, noi stessi al di là delle apparenze, oltre l'educazione-programmatica, acquisendo una nostra individualità e capacità di ragionamento autonomo. A quel punto saremo liberi dal gregge e dai suoi eventuali giudizi, dettati peraltro dalla paura del nuovo, sul nostro cambiamento. 

Vincenzo Bilotta

giovedì 5 maggio 2022

I demoni del tempo

Questa sera il mio blog festeggia i suoi 10 anni di Vita, 10 anni pieni di contenuti, di condivisioni e di crescita personale. In quest'occasione importante, per festeggiare quest'evento, sono lieto di condividere con voi un altro capitolo del mio nuovo libro ALCHIMIA DELLA COSCIENZA, YOUCANPRINT EDIZIONI. Vi ricordo che è già disponibile, così come L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA e METAMORFOSI SPIRITUALE, YOUCANPRINT EDIZIONI, (i miei libri precedenti), presso le vostre librerie di fiducia oppure online, fra gli altri canali su: YOUCANPRINT, IL GIARDINO DEI LIBRI, MACROLIBRARSI, FELTRINELLI, MONDADORI, HOEPLI, AMAZON, IBS. Buona lettura e grazie!

(Immagine presa dal web)



 Nell’Apocalisse l’angelo giura che il tempo non esisterà più. È molto giusto, preciso, esatto. Quando tutto l’uomo raggiungerà la felicità, il tempo non esisterà più, perché non ce ne sarà più bisogno. È un’idea giustissima. Dove lo nasconderanno? Non lo nasconderanno in nessun posto. Il tempo non è un oggetto, è un’idea. Si spegnerà nella mente. (Fëdor Dostoevskij)


Esistono due demoni, essi vivono all’interno dell’illusione spaziotemporale. I demoni dei quali vi voglio parlare oggi sono quelli che arrecano sofferenza alla maggior parte dell’umanità giocando sul fatto che gran parte delle persone vive in uno stato di sonnambulismo ed è da essi facilmente attaccabile e, di conseguenza, vulnerabile.


(Immagine presa dal web)



Un demone è legato al passato e si chiama senso di colpa mentre l’altro, invece, è legato al futuro e si chiama ansia. Il loro scopo è, come quello di tutti i demoni esistenti, quello di tormentare chi li ospita fino a rendergli la Vita un vero e proprio inferno. 

Il loro regno è il regno delle illusioni perché, come capirete bene, il passato è ormai cenere mentre il futuro si deve ancora delineare nell’orizzonte degli eventi spaziotemporali. Vi starete chiedendo se esista un demone legato al presente, la risposta è no. Nel presente non esistono demoni, in esso alberga Dio in quanto il presente è l’unico momento in cui poter vivere veramente al di fuori delle illusioni che la mente coi suoi demoni ci pone continuamente di fronte.
(Immagine presa dal web)



Il presente non può arrecare alcun tormento, sia perché al suo interno c’è Dio a guardia della nostra incolumità sia, anche, perché nel QUI E ORA lo spazio e il tempo scompaiono per lasciare spazio all’eternità e alla sacralità dell’istante.

Ma andiamo a conoscere i nostri due demoni cominciando dal primo, quello legato al passato: il senso di colpa. Quante volte vi siete sentiti in colpa ripensando a qualcosa che avete fatto o non fatto, detto o non detto, legata al passato? Tante volte! E come vi sentite ogni volta ripensandoci? Beh… meglio una domanda di riserva!
(Immagine presa dal web)



Ogni volta che ripensate a qualcosa che vi lega ancora al passato e vi fa sentire in colpa, è naturale che vi sentiate impotenti, frustrati, tristi, depressi, ciò per il semplice fatto che non avete più modo di riparare all’ipotetico danno che pensate di aver arrecato col vostro comportamento, sia esso legato ad una vostra azione o ad una vostra omissione.

Nei momenti in cui vi sentite a terra ripensando a certe dinamiche legate al passato e non ancora correttamente elaborate al fine di integrarle nella vostra Vita, ecco che si presenta il demone padrone del vostro passato, al secolo senso di colpa. Esso si nutre della vostra negatività, della vostra frustrazione e, in generale, di tutte le sensazioni negative che provate quando ripensate a determinati vissuti della vostra Vita.
(Immagine presa dal web)



Cosa fare in concreto? Innanzitutto sarebbe utile capire che ciò che abbiamo fatto in passato, per quanto sbagliato possa sembrarci se lo guardiamo con gli occhi della nostra conoscenza attuale, è stato perfetto ed adeguato al momento in cui abbiamo agito, ciò per il semplice fatto che, a quel tempo e in quelle circostanze, quelli erano i mezzi a nostra disposizione al fine di poter fronteggiare al meglio quella data situazione.

Il secondo passo sarà quello di cogliere la perfezione di ogni accadimento all’interno della nostra Vita. Dopotutto, ciò che siete adesso è anche frutto di ciò che, nel bene o nel male, avete vissuto nel passato. Il passo finale consisterà nell’inviare, tanto, tanto perdono al passato e ai suoi vissuti ancora reattivi. Così facendo si toglierà loro, finalmente, la carica emotiva e il nutrimento al demone senso di colpa che, com’è ovvio, non avrà più modo di tormentarvi la Vita in quanto le emozioni superiori scaturenti dalla decisione di perdonare e perdonarsi sono per lui letali.
(Immagine presa dal web)



Il secondo demone è legato anch’esso al tempo e, in particolare, al futuro, più o meno prossimo. Il nome di questo secondo demone è ansia. Quante volte vi siete sentiti in ansia in vista di un esame universitario, di un colloquio di lavoro o di un appuntamento amoroso? Questo solo per citare alcuni fra i tanti motivi che possono creare ansia in una persona…

Il fatto è che, proiettandoci nel futuro, così come nel passato, perdiamo il potere di agire perché l’unico momento in cui possiamo avere il controllo della nostra Vita e fare qualcosa di concreto, è il momento presente. Proiettandoci, attraverso i nostri pensieri, nel futuro e su ciò che potrebbe accadere, ecco che ci priviamo del potere di agire in quanto ci rendiamo vittime della nostra stessa ansia.
(Immagine presa dal web)



In questo stato di attesa di un evento che potrebbe accadere in futuro, cominciamo a crearci dei mostri che alimentiamo con le nostre stesse fantasie di paura. È chiaro che, alla luce di quanto detto, vivremo uno stato di disagio interiore, d’inquietudine più o meno accentuata, in pratica sperimenteremo l’ansia.

Il demone dell’ansia si nutre delle nostre paure sul futuro, ci trascina dentro un tempo inesistente, una semplice fantasia perversa, e lì ci tiene prigionieri per dilaniarci con le sue illusioni. Chi non riesce a essere cosciente di ciò che gli accade quando è ansioso, del fatto che gli basterebbe respirare in piena presenza per tornare a contatto con la realtà, ecco che sarà destinato a vivere una realtà allucinata, molto vicina ai vari inferni descritti dalle altrettante religioni.
(La copertina del mio libro)



Ma cosa fare in concreto per sconfiggere il demone dell’ansia? Il primo passo consisterà nel prendere coscienza del fatto che quando si è ansiosi non si è, di conseguenza, nel QUI E ORA e, dopo aver capito ciò, bisognerà tornare presenti. Per far questo si potrà meditare, respirare contando i respiri o, anche, camminare contando i passi, ciò allo scopo di non pensare ad altro se non a contare mentre si cammina. Questo esercizio, assieme a quello della respirazione consapevole, è uno dei più semplici ed efficaci esistenti.

Il secondo passo consisterà nell’accettare l’idea di essere ansiosi, di entrare dentro i sintomi dell’ansia senza più lottarci contro né, tantomeno, giudicarli, semplicemente lasciandoli essere. Si potrà ascoltare il battito cardiaco accelerato, accorgersi di avere le mani sudate o di essere distratti, poco presenti. Accogliete questi stati come naturale conseguenza delle vostre fantasie sul futuro, del modo in cui il vostro sistema psicofisico reagisce a questo tipo di stress.
(Immagine presa dal web)





Il passo finale consisterà nel radicarsi nel presente cominciando, al contempo, a visualizzare gli eventi che potrebbero accadere in futuro in maniera diversa, costruttiva, positiva, creando uno stato di gioia interiore. Potete immaginarvi, nel caso dell’esame universitario, mentre vi convalidano la materia o, nel caso del colloquio di lavoro, mentre firmate il contratto di assunzione.

Dopotutto, se per creare uno stato d’ansia è necessario un pensiero ansiogeno, se si vuole fare il contrario, e cioè creare uno stato di gioia ed equilibrio psicofisico con un conseguente miglioramento dello stato di salute in generale, basterà creare virtualmente un futuro positivo. In questo modo ci riapproprieremo del nostro potere e vivremo nuovamente radicati nel presente.
(Immagine presa dal web)



Quando il demone dell’ansia non potrà più nutrirsi delle vostre paure, inevitabilmente sparirà. Per lui, infatti, è mortale la fede che una persona ha nelle proprie capacità immaginative positive e nel fare accadere cose belle nella propria Vita.

Come avete avuto modo di notare, l’agire nella virtualità modifica la realtà a noi interna, facendoci smettere sia di sentirci in colpa, se torniamo a pensare al passato, che di sentirci in ansia, nel caso in cui ci focalizziamo sul futuro. Tutto ciò determinerà, come naturale conseguenza, una maggiore fiducia nelle proprie capacità, nella Vita e un naturale miglioramento delle difese immunitarie ai fini del mantenimento dello stato di salute, ma non solo.
(Immagine presa dal web)



I benefici del vivere nel QUI E ORA si proiettano anche nella realtà a noi esterna. Del resto non esiste un fuori separato dal dentro.  Chi ha la capacità di trasmutare alchemicamente le proprie emozioni da negative in positive avrà automaticamente anche il potere di modificare, come conseguenza di tutto ciò, la realtà esterna fino a diventare padrone, non più vittima, del proprio destino.                                  

Vincenzo Bilotta