domenica 20 maggio 2018

Scoprire i propri talenti

"Riporta un successo autentico chi ha lasciato tutto per seguire se stesso". (Daniel Lumera, La cura del perdono)

Ognuno di noi nasce con uno o più talenti, questa è una cosa fantastica che, in teoria, ci rende tutti uguali, tutti dotati di potenzialità idonee a creare il bello in un mondo che, i più, le pecore, vedono ormai in bianco e nero. Ogni persona ha un talento, una nota di colore, una sfumatura da donare, ciò allo scopo di arricchire il mondo, facendo scoprire anche alle menti più ottuse che il bello esiste, è a portata di mano, basta aprire gli occhi o, semplicemente, alzare lo sguardo perennemente abbassato sullo smartphone in attesa dell'ultimo messaggio, per accorgersene.
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Ma perché solo pochi riescono ad esprimere i propri talenti e, fra i pochi, ancor di meno riescono a farlo senza fatica? La risposta è da ricercare nella nostra società, povera di valori, con un sistema politico corrotto e un sistema educativo ancora più scadente. L'istruzione, infatti, è in grado di preparare in maniera specifica una determinata persona a svolgere un determinato lavoro... E i talenti? Non c'è tempo, eppoi il programma ministeriale non li contempla...

E allora? Tutti a scuola a ripetere a pappagallo dei concetti, la maggior parte dei quali, finito il periodo di educazione-programmatica, nella Vita reale a ben poco serviranno se non ad ostentare un sapere che all'atto pratico, se si vuole avere successo o diventare imprenditori di se stessi, è solo aria fritta...
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I migliori capitani d'industria, le menti più geniali e, di conseguenza, coloro i quali sono riusciti a sfruttare i propri talenti, sono appartenute, per la maggior parte delle volte, a persone che avevano un basso livello di istruzione scolastica. Enzo Ferrari cominciò come semplice meccanico, così come Ferruccio Lamborghini... Per non parlare di Henry Ford, creatore del celebre marchio automobilistico americano, che cominciò tutto effettuando il lavoro di carrozziere in un garage sotto casa...

Queste persone avevano, come tutti, talento ma, a differenza della maggior parte degli esseri umani, possedevano la mentalità del leader, uno spirito indomito e non si sono lasciati plasmare dal sistema educativo-programmatico, volto a creare solo delle pecorelle obbedienti da inserire nel sistema per poi spremerle come limoni fino al giorno della pensione...
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Anche voi che state leggendo possedete uno o più talenti, magari alcuni di voi lo hanno scoperto e, con questo, hanno rivoluzionato il loro modo di vedere la Vita, hanno cambiato lavoro dopo 20 anni alle dipendenze di qualche azienda o ente statale, hanno avuto il coraggio di troncare con le vecchie abitudini, di uscire dalla zona di comfort per spiccare un salto nel vuoto fino ad accorgersi di possedere le ali per volare alto, molto più alto di quello che gli avevano fatto credere a scuola, la fucina delle false limitazioni...

Per scoprire i propri talenti ci vuole cuore aperto, passione, bisogna fregarsene del giudizio degli altri, se si deluderanno i genitori lasciando il posto fisso per aprire un chiosco in Costa Rica... Se quello è il vostro sogno... Beh, realizzatelo senza chiedere consigli a nessuno, il vostro cuore sa... La vostra anima ancor di più, dopotutto è scesa sulla terra, prendendo in prestito il vostro corpo fisico, proprio per realizzare questo scopo... Solo voi non ne eravate, a livello cosciente, al corrente.
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Del resto, come potevate conoscere lo scopo, i programmi, della vostra anima, dato che tutte queste potenzialità, questi talenti, erano stati seppelliti sotto un mucchio di nozionismi, date, calcoli algebrici, durante l'educazione-programmatica?

Adesso, proprio oggi, mentre state leggendo questo mio articolo, non importa quanti anni avete, quanta paura di cambiare, quanta paura del giudizio degli altri, ciò che importa è se avete la passione necessaria a scavare sotto questo strato di concetti, principi morali, sensi di colpa, ammonimenti dei genitori, paure degli insegnanti, fino a trovare il vostro talento, quello che vi permetterà di dare un senso alla vostra Vita, evitandovi di continuare a vegetare fino all'agognata pensione diventando, dopo di essa, un soprammobile in qualche bar...
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Chi scopre il proprio talento ha percorso già metà del cammino. L'altra metà sarà segnata dal suo utilizzo. Non abbiate timore a lasciare un lavoro di manager d'azienda se la vostra passione è sempre stata quella di fare il D.J. in un locale tutto vostro... Se avete da sempre avuto un sogno, coltivato una passione senza, peraltro, aver mai preso in considerazione l'opportunità di trasformarla nel lavoro dei vostri sogni, ecco che proprio quello è il vostro talento... Utilizzatelo! 

Il mondo aspetta gente come voi, ha bisogno di chi lavori con passione, col sorriso sulle labbra, con spirito di dedizione, non come i tanti cadaveri arroganti e coi volti somiglianti a maschere di sofferenza disseminati nei vari uffici che potete vedere al mattino quando uscite di casa... Volete cambiare il mondo? Volete fare la differenza? Allora siate felici! 
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Se siete felici voi, significa che state coltivando e utilizzando i vostri talenti! Significa, anche, che renderete al massimo in qualsiasi campo vi metterete in gioco, realizzando un servizio fantastico alle persone che avranno bisogno proprio di voi, proprio in quel momento.

Mettete da parte ogni schema mentale, ogni paura, vostra o dei vostri genitori, siate liberi di esprimere voi stessi coi vostri talenti. Non occorrerà diventare un nuovo Ferrari o uno Steven Spielberg, basterà fare ciò che vi procura gioia e che avete da sempre sognato di realizzare senza avere, peraltro, mai mosso un passo nella sua direzione, ciò per paura dell'ignoto. E' ora di saltare il fosso e lasciarsi alle spalle coloro i quali cercano di trattenervi. E' ora di essere liberi e felici, è un vostro diritto!

Vincenzo Bilotta

domenica 6 maggio 2018

La stanza del pianto

La persona sveglia o, almeno, quella che veglia su di sé per non cadere nei soliti automatismi e rimanere imprigionata nella macchina biologica in balia di una mente incontrollata, vive il presente, di sicuro ci prova. Tuttavia, anche per coloro i quali il lavoro su di sé è diventato una pratica costante volta a risvegliarsi dall'identificazione con la macchina biologica, al secolo corpo fisico, esistono dei momenti di assenza nei quali si ritrovano catapultati in quella che amo definire "la stanza del pianto".

La stanza del pianto è quel luogo della memoria, presente, come il resto delle seghe mentali e le storie che ci raccontiamo ogni giorno, nella nostra mente dove a volte entriamo a rivivere i ricordi più o meno dolorosi appartenenti ai trascorsi della nostra Vita.
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La stanza del pianto è figlia del passato, non potrebbe essere diversamente, al suo interno si trovano tutti i ricordi non ancora elaborati, i sensi di colpa, i conflitti, le persone mai perdonate che si sono comportate, a nostro avviso, in maniera non adeguata rispetto alle nostre aspettative. Detto in altre parole, nella stanza del pianto ci sta tutta la spazzatura emozionale della quale non ci siamo ancora decisi di sbarazzarci.

Molte persone stanno in maniera pressoché costante in questa stanza. Esse sono quelle che, non appena le incontri, ti rovinano la giornata con le loro lamentele, i loro piagnistei, parlandoti dei loro nemici. Per queste persone la Vita è una continua lotta, un campo di battaglia, per dirla alla Darwin, in cui solo il più forte può sperare di sopravvivere e loro, guarda caso, perdono sempre.... Chissà perché?
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Tutti noi, in alcuni momenti della giornata o in alcune circostanze, tendiamo ad entrare nella nostra stanza del pianto personale, costituita dai nostri ricordi più dolorosi, più angoscianti, dei quali non ci siamo ancora riusciti (voluti, per chi ha tendenze masochiste, molti le hanno, troppi!) a liberare.

Il problema è che, una volta entrati nella stanza del pianto, ci illudiamo di essere svegli e di controllare la nostra Vita ma, in realtà, in quel momento, sono i nostri vissuti e i fantasmi del passato a controllare noi allo scopo di tormentarci con le solite angosce. Ciò fino a quando non ce ne rendiamo conto. Sarà allora che potremo decidere di prendere coscienza dell'esistenza di questa stanza del pianto (potremmo anche definirla stanza delle torture auto-inflitte) e chiuderne a chiave la porta definitivamente (ricordate di uscire prima e di non chiudervi dentro!).
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Per chiudere a chiave questa stanza, ci sarà prima bisogno di liberarla da tutta la spazzatura emozionale al suo interno, diversamente la porta non si chiuderà. Alla luce di quanto detto finora, la prossima volta che tornate a fare una visitina alla vostra stanza del pianto, prendetene coscienza, osservate le emozioni in essa contenute, non fuggitele più!
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Dopo aver visto che, in realtà, quelli che sembravano essere degli scheletri nell'armadio erano solo delle grucce di colore bianco, risvegliatevi nel QUI E ORA rendendovi conto, al contempo, che è ora di chiudere col passato, integrandolo come esperienza vissuta ai fini dell'evoluzione personale e non più come un luogo di tortura nel quale tornare, di tanto in tanto, al solo scopo di farsi del male rivivendo delle angosce che esistono solo nei luoghi della vostra memoria, al secolo nelle vostre stanze del pianto personali.

Vincenzo Bilotta

domenica 22 aprile 2018

Cos'è l'adesso?

Si parla sempre più spesso, oggi, di risveglio, persone risvegliate e presenza mentale. I mezzi di diffusione sono molto più potenti e ramificati rispetto al tempo in cui nacquero Buddha o Gesù. Di conseguenza, le istruzioni, se così si possono chiamare, per risvegliarsi, sono ormai alla portata di tutti, senza più necessità di cerimonie iniziatiche o di essere discepoli di qualche maestro esoterista che ne detiene il segreto. 

Certo, il fatto di avere a disposizione sempre più persone che tengono corsi, seminari, scrivono libri, gestiscono, come me del resto, blog o pagine sui social, non basta a far vivere, a chi si sente pronto a fare il salto quantico, la condizione di risvegliato. Non è che il corso o il semplice leggere un libro fanno di una persona un risvegliato, questo non accade quasi mai. Di solito bisogna cominciare a rendersi conto di non essere presenti quasi mai, nel corso della giornata, perché si possa cominciare il lavoro che porterà ad un eventuale risveglio.
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Ho utilizzato la parola eventuale perché il semplice fatto di cominciare il lavoro su di sé non porta ad un risveglio certo e scontato. Molti si perderanno per strada, avranno riluttanza a continuare a vegliare, a fare chiarezza nelle proprie situazioni di Vita, a volersi liberare dall'ego e dalle mille identità acquisite attraverso le esperienze vissute nel passato e, non da ultima, l'educazione-programmatica.

Certo, la volontà di seguire un percorso di crescita personale, la decisione di voler lavorare su di sé portano già in embrione delle persone potenzialmente risvegliate, dei Buddha allo stato latente. Ciò che farà la differenza sarà, oltre alla costante disciplina e la ferrea volontà di vegliare su di sé attraverso l'autosservazione, la decisione di non fuggire più il momento presente, altrimenti definito sotto il nome di "adesso".
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Ma cos'è l'adesso? Esso è il luogo al di fuori del tempo e dello spazio, che va oltre ogni identità personale, cultura, sistema politico ed educativo, all'interno del quale tutte le potenzialità dormienti dell'essere umano possono trovare concreta realizzazione allo scopo di consentire il radicamento della persona nel vero centro, quello che sta dentro di sé, non fuori.

Quando si conosce l'adesso, da quel momento comincia a svilupparsi un disinteresse verso il prima e il dopo. Passato e futuro, infatti, sono vivi e presenti nel nostro sistema psicofisico perché non abbiamo mai avuto modo di conoscere e dimorare nell'adesso. 
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Quando si conosce l'adesso, cessa ogni necessità di riconnettersi continuamente e in maniera masochistica con il passato per trarne quel senso d'identità che continuerà a farci soffrire all'infinito o, almeno, fino a quando non decideremo di prendere coscienza di questo processo che ci fa somigliare a tanti cani che continuano a mordersi la coda (per approfondire l'argomento, puoi leggere il mio articolo intitolato IL CANE CHE SI MORDEVA LA CODA).

Il vivere anche per un attimo nell'adesso ci consente di conoscere noi stessi attraverso i silenzi dell'Anima. E' nell'adesso, infatti, che l'essere umano è in grado di attingere all'infinita conoscenza umana racchiusa nei cosiddetti campi morfici, dei quali parla il biologo inglese Rupert Sheldrake. Questi campi morfici, o campi di coscienza collettiva, altro non sono se non una sorta di biblioteca d'Alessandria virtuale, contenuta nell'etere, messa a disposizione di chi ha saputo far tacere la mente per dimorare, infine, nell'adesso.
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E' attraverso i campi morfici che le persone evolvono in maniera più rapida ed efficace rispetto al passato. Ciò perché non appena una persona riesce ad andare oltre i limiti dello spazio e del tempo riuscendo, per questo, ad avere delle intuizioni che lo portano a scoprire e realizzare invenzioni allo scopo di migliorare la Vita delle altre persone, ecco che tutte le intuizioni e gli sforzi vengono incamerati per l'eternità nei campi morfici e messi a disposizione delle generazioni future.

I campi morfici, ovviamente, sono presenti nell'adesso e a disposizione di chi ha aperto gli occhi ed è in grado di leggervi ed attingervi. Ecco il motivo per cui nascono bambini sempre più dotati e con capacità di apprendimento superiori. Non dimentichiamo che i bambini, quando nascono, sono come lavagne pulite e, per ciò stesso, non avendo ancora ricevuto i condizionamenti ambientali e culturali, sono in grado di vivere nel presente e di attingere a proprio piacimento dai campi morfici e far proprie, di conseguenza, le informazioni in essi contenute.
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Ecco quanto è importante l'adesso! Non solo ai fini della cessazione di stress, ansie e disturbi creati dalle distorsioni di menti indisciplinate ma, anche, al fine dell'evoluzione nella gioia e nella pace dell'intero genere umano fino a raggiungere il Divino che è in ognuno di noi ma che nessuno ci ha mai spiegato bene come  fare per trovarlo e salvarci dalla trappola delle illusioni che hanno fatto prevalere il sistema sul libero sentire di ciascuno di noi.

Vincenzo Bilotta




domenica 8 aprile 2018

Il guru di strada

La nostra società, sempre più tecnologica e, paradossalmente, sempre più disconnessa dalla Vita Reale, è diventata una fabbrica di individui sempre più stressati, ipocondriaci, con dei bisogni artificiali e sempre in cerca di qualcosa/qualcuno in grado di tirarli fuori da questo stato di allucinazione che ha assunto, ormai, dimensioni allarmanti.

Sempre più persone dipendono da psicologi, psicofarmaci, psichiatri, droghe leggere e pesanti, situazioni sentimentali distruttive e, in generale, da tutto quello che, almeno per un solo istante possa dare sollievo alle loro menti iperattive e in procinto di fulminarsi da un momento all'altro... Per fulminarsi intendo bruciarsi, proprio come la lampadina che mi sta di fronte mentre sto scrivendo questo articolo e non, come qualcuno potrebbe credere, avere quel lampo d'illuminazione che la tradizione Zen definisce sotto il nome di "satori".
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Fra le dipendenze che sono sempre più alla moda, ve ne è una della quale voglio parlare in questo articolo: la dipendenza da una guida spirituale, intesa anche sotto i nomi di Maestro (con la emme maiuscola e non di scuola elementare) o sotto il nome più esotico e alla moda di "guru".

Sempre più persone sembrano aver smarrito la "diritta via" e, a causa di ciò e nonostante esistano i navigatori satellitari a prezzi ormai accessibili, decidono di cercare una guida, una persona illuminata (non dall'ENEL ma dalla conoscenza dell'UNO) in grado di indicare loro il percorso da intraprendere per poter ritrovare se stesse fino a riappropriarsi della propria Vita.
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Il problema è che molte persone, seguendo questa moda, s'improvvisano guide spirituali, un pò come le guide turistiche che si trovano nelle località di villeggiatura e, proprio come queste, lo fanno per sbarcare il lunario, per guadagnarci sopra e non, come credono i "discepoli" di turno, per il bene dell'evoluzione collettiva.

In conseguenza di ciò, molti imprenditori, fiutando l'odore di soldi facili, creano delle scuole, associazioni, ashram, allo scopo di reclutare il maggior numero di persone possibili ed indicare, dopo aver ricevuto lauto "contributo spirituale in soldoni", la Via da seguire per poter raggiungere l'illuminazione tanto agognata.
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Ovvio, in mezzo a questi ciarlatani esistono anche persone coscienziose, che vivono veramente delle offerte dei propri allievi. Infatti, non tutti sono insegnanti di yoga e, in generale, non tutti diventano terapeuti del corpo o dell'Anima allo scopo di fregare il prossimo, molti lo fanno con apertura di cuore ed hanno come unico scopo l'evoluzione collettiva.

Accanto a chi ha un intento puro, come in tutte le cose di questo mondo duale, esiste chi lo fa al solo scopo di trarne esclusivo vantaggio personale manipolando, spillando denaro, schiavizzando e monopolizzando la volontà di chi, invece, si affida ad esso e spera di trovare sollievo dopo un periodo di Vita costellato da sofferenza, abbandoni e disagi di vario genere.
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Esiste anche questo tipo di gente che ha come unica ragione di Vita quella di ingannare il prossimo speculandoci sopra. Ho scritto, oggi, questo articolo rivolgendomi a coloro i quali sono da poco approdati nel mondo dell'esoterismo, dello yoga e delle discipline psicofisiche in generale. Ponete molta attenzione nella scelta delle vostre guide spirituali, insegnanti, terapeuti o sciamani che siano, informatevi bene, mettete da parte la buona fede e fatevi furbi, altrimenti la delusione potrebbe essere talmente forte da dissuadervi a proseguire il lavoro su di voi e so che voi non volete che ciò accada.

Ho conosciuto in prima persona insegnanti di yoga che avevano come unico scopo far soldi e trasmettere poca conoscenza (ammesso che fossero loro stessi in possesso di qualche conoscenza), altri che di spirituale avevano ben poco, solo doti atletiche e poca Coscienza di Sé. Credetemi, anche se ciò è stato frustrante, specie quando si è agli inizi, tuttavia non mi ha portato mai a dubitare dell'esistenza di persone competenti, con cuore aperto e disinteressate in grado di trasmettere i loro insegnamenti con Amore compensando, così, l'esistenza dei loro pseudocolleghi ciarlatani.
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E' meglio ascoltare la storia e i conseguenti consigli di un criminale redento fino a prestarvi fede e prenderla ad esempio da seguire ed integrare nel proprio percorso di crescita spirituale che finire nelle mani di pseudomaestrini da due soldi tutti sorrisi e abbracci che di aperto hanno una sola cosa: il portafogli per riempirlo coi vostri soldi!

Io personalmente credo nel guru di strada, colui il quale riesce a vivere lo yoga, il lavoro su di Sé e i principi dell'Amore universale OGNI GIORNO ED IN OGNI CONTESTO, sia esso lavorativo, familiare o sociale in generale. Non bisogna credere a tutto ciò che vi dicono nel centro yoga se prima non avete visto gli stessi "Maestri" metterlo in pratica per strada, ogni giorno con le persone che incontrano.

MI FIDO DI PIU' DI UN PROFESSORE DI EDUCAZIONE FISICA A DIGIUNO DI ESOTERISMO CHE DEDICA UN SOLO MINUTO AL GIORNO ALLO SCOPO DI RICORDARSI DI SE', CHE NON DI UN FINTO "MAESTRO" DI YOGA PIENO DI ATTESTATI E NAMASTE' MA CON IL CUORE CHIUSO CHE POI TI MANDA AFFANCULO SE NON TI RICONOSCE FUORI DAL CENTRO DOVE VAI A PRATICARE PERCHE' GLI HAI FREGATO IL POSTO AUTO AL CENTRO COMMERCIALE.

Vincenzo Bilotta






domenica 18 marzo 2018

Perché è così difficile perdonare?

"Perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace". (Buddha)

Viviamo in una società dove ci hanno insegnato ad avere aspettative, a cercare risultati rapidi e, soprattutto, ad essere in costante antagonismo con i nostri simili. In questo clima di competizione si vive come se si fosse animali in una giungla, in altre parole vige la legge del più forte. Così suona quasi naturale cercare di fregare il prossimo come quando, ad esempio, si supera la fila alla posta o quando, peggio, si usa violenza, sia essa verbale che fisica, sui propri simili.

In questo contesto le persone vivono in un clima di costante pressione, lo stress è la norma e il rancore il pane quotidiano. E' normale in un mondo visto come un campo di battaglia piuttosto che come un occasione per migliorare attraverso le interazioni con i nostri simili, serbare rancore e nutrire sentimenti di vendetta nei confronti di chi ci ferisce in maniera più o meno cosciente.
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Per interessi legati al denaro, alla proprietà e al potere si distruggono famiglie, si fanno le guerre i popoli, si è disposti perfino ad uccidere persone innocenti. Tutto... Ma oltre a dare battaglia, ad odiare, a scatenare conflitti su larga scala, quasi nessuno è disposto a perdonare, risulta difficile, quasi impossibile, adesso cercherò di spiegarvi il perché.

Premetto che il perdono è lo strumento più efficace per mantenersi in salute, per evitare inutili sofferenze per se (soprattutto) e per gli altri in quanto permette di non mantenere dei legami distruttivi nei confronti di chi, attraverso sue azioni, opere od omissioni, ha cercato, in maniera volontaria o involontaria, di arrecarci danno.
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Perché è così difficile perdonare? Per diversi motivi. Il primo è legato, sicuramente, al fatto che nessuno ci ha insegnato a perdonare. Quello che c'insegnano è il perdono di testa, quello di derivazione cattolica, basato sulla stretta di mano piuttosto che, cosa fondamentale, sul lasciare andare, di cuore, i motivi e i fatti legati al conflitto sorto fra chi ha subito un affronto più o meno grave e, di conseguenza, ha difficoltà a perdonare e chi, attraverso il suo comportamento, ha scatenato la spirale di odio.

Il secondo motivo è legato al fatto che per molti il perdono è considerato una forma di debolezza, di sottomissione e quindi non va bene. In base a questa teoria, estremamente distruttiva nei confronti di chi la applica, chi commette determinate azioni non merita perdono e chi perdona non ha carattere. In questo contesto non bastano le scuse da parte di chi ci ha ferito col suo comportamento, non si deve perdonare per principio, perché diversamente si rischierebbe di sottomettersi a chi ci ha fatto del male e poi se ne vuole uscire con delle scuse.
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Il terzo motivo, uno dei più importanti, che non ci permette di perdonare con facilità, è legato al fatto che si finisce con l'affezionarsi al proprio odio, avendolo alimentato per mesi, a volte per decenni, essendo, in altre parole, diventato un modus vivendi ed operandi. In altre parole, ci si abitua talmente tanto a respirare e ad ingoiare veleno da dimenticare come sono fatti sentimenti positivi come l'amore o la felicità. 

Il quarto motivo è legato al fatto che, spesso, non ci si accorge nemmeno degli automatismi che ci portano a non perdonare a continuare ad alimentare la spirale di odio nei confronti di chi ci ha delusi, abbandonati, traditi, fregati. Si è talmente immersi nel servomeccanismo che, anche se si volesse, non si potrebbe fermare tutto il processo in quanto occorrerebbe prima riuscire ad osservarlo per poterne, poi, uscire definitivamente.
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Il quinto ed ultimo motivo che impedisce a molti di perdonare è legato alla paura di essere giudicati "troppo buoni" dagli altri se si perdonano determinate cose. Qui subentra un meccanismo subdolo: la paura del giudizio. In questo modo, però, si da potere all'esterno privandosi, per ciò stesso, della possibilità di gestire la propria Vita in maniera spontanea ed autonoma.

Quali sono le conseguenze del mancato perdono? In primo luogo vengono ad essere compromessi i rapporti interpersonali, spesso in maniera definitiva. Quando non si riesce a perdonare ad una persona quello che ha commesso nei nostri confronti dicendo, facendo o non facendo determinate cose, ecco che si rovina un'amicizia senza nemmeno voler chiarire, nascono le separazioni all'interno delle famiglie, si compromettono anche rapporti lavorativi che duravano da anni.
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Oltre ai rapporti interpersonali il mancato perdono non arreca, sicuramente, vantaggi alla salute. Diversi medici specializzati in medicina psicosomatica mi hanno confermato che molti malati di cancro loro pazienti hanno vissuto dei conflitti nell'ambito lavorativo, familiare o nelle relazioni interpersonali in genere. Ciò li ha portati oltre ad ammalarsi, anche a morire per il mancato perdono che avrebbe consentito loro di sciogliere il conflitto che li teneva ancora legati ad episodi accaduti spesso anche decenni prima.

Quando si perdona ci si guadagna anche in salute! Si vive più a lungo e più sani e, soprattutto, non si da potere all'esterno in quanto il perdono è una nostra scelta personale, una decisione che ci salva dalla sofferenza e dalla malattia.
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Smettiamo di pensare di essere dei vigliacchi e che perdonando ci sottomettiamo a chi ci ha fatto del male accettandone tacitamente le angherie subite. Non è per nulla vero! Ci hanno insegnato così, ecco perché il mondo è pieno di odio, rancore e si stanno sterminando in maniera sistematica intere etnie...

Il perdono libera. Quando perdoniamo ci liberiamo dal potere che l'altro, attraverso le sue mancanze nei nostri confronti, ha ancora su di noi in maniera involontaria. In realtà siamo noi a mantenere in Vita, anche a distanza di decenni, una "cattiva" azione subita. Potremmo accettarla da subito, osservarla e lasciarla andare.
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Il problema è che si tende a farne una "questione di principio". Molti mi dicono: "se perdonassi passerei per fesso!". Ecco che allora è meglio dar battaglia, perdere energie preziose e, a causa di ciò, ammalarsi. Spesso si litiga per delle proprietà, per delle somme di denaro, si arriva, nei casi più estremi, ad uccidere! E' follia allo stato puro! Altro che perdonare, piuttosto ci si trasforma in assassini, ma mai accettare, si passerebbe per vigliacchi, ciò secondo il dire comune, in un'epoca nella quale sembra vigere la legge del più forte.

Smettiamo di attaccarci alle cose passate, alle proprietà, al denaro, alle azioni piuttosto che alle omissioni da parte degli altri nei nostri confronti, siano essi amici, parenti o dei perfetti sconosciuti. Impariamo a lasciarcele scivolare addosso. In proposito c'è un detto siciliano che vi traduco: "l'acqua mi bagna e il vento mi asciuga", ciò sta a significare che bisogna essere flessibili, lasciare andare, liberarsi dal veleno emotivo, prima che sia troppo tardi!
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Certo, molti di voi avranno subito abusi a livello fisico, psicologico perché, spesso, si saranno trovati a vivere in dei contesti dove la violenza era un modus operandi naturale da parte degli abitanti di determinati posti. In questi casi, certi gesti non sono mai giustificabili, ovvio. In ogni caso bisognerà perdonare. No, non è stupidità, non è follia, è libertà dalla sofferenza perché non perdonando si continuerebbe a soffrire all'infinito.

Chi perdona le violenze fisiche o psichiche subite, non lo fa perché è stupido, vigliacco o perché giustifica il comportamento irrazionale dell'altro. In queste circostanze il perdono serve a liberarsi dall'influenza negativa che chi ha usato violenza riuscirebbe, in caso contrario, ad esercitare ancora sulla persona vittima degli abusi, qualora quest'ultima decidesse di non perdonare.
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Quando si perdona ci si libera, si guarisce, dentro e fuori, si rinasce a nuova Vita con una nuova percezione di se stessi e degli altri. Chi perdona è sempre più leggero e pieno di gioia rispetto a chi non vuole perdonare. Il perdono comporta il non attaccamento alle cose, alle azioni e alle persone. Quando si perdona muore una parte di noi, quella egoica, quella costantemente attaccata alle cose e dominata dal senso del possesso, dalla gelosia, dalla voglia di denigrare, di giudicare, muore anche il senso di superiorità per lasciare spazio al vuoto, un vuoto da riempire con la luce dell'amore, l'amore per se stessi e per la nuova Vita che ci aspetta al di là delle tenebre dell'inconsapevolezza.

Vincenzo Bilotta

domenica 4 marzo 2018

Segui l'energia

Viviamo in un piano dimensionale dove la materia, in realtà, è illusoria. Sì, perché tutto è costituito da energia vibrante ad altissima frequenza, una frequenza tale da far sembrare solida la materia, mentre in realtà così non è, lo dice la fisica quantistica. Oggi, però, non voglio parlare di energia contenuta negli oggetti, ma di energia contenuta e poi sprigionata nelle intenzioni di ciascun individuo.

L'energia segue un suo flusso, nasce dalla fonte universale, si espande per poi finire utilizzata o dispersa, a seconda dei casi e delle persone. L'energia, infatti, per essere utilizzata, dev'essere seguita e non contrastata, altrimenti vi sarà un'inutile dispersione.
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Come ben sapete ogni nostro pensiero contiene energia, è una fonte molto potente. Ciò su cui ci concentriamo maggiormente, che ci crediate o no, tende a crescere nel mondo immateriale, dominato dall'energia, fino a condensarsi nella nostra realtà, quella fisica nella quale interagiamo tutti i giorni grazie ai nostri corpi.

Ma per una corretta espressione dell'energia occorre una corretta osservazione e, di conseguenza, una volontà di seguire l'energia fino a permetterne la libera espressione e materializzazione nel mondo fisico nel quale viviamo. La maggior parte delle persone sa ben poco di energia e crede che sia la materia l'unica cosa esistente mentre relega le energie al rango di fenomeni legati alla parapsicologia o, peggio, alla fantascienza.
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Non conoscendo le energie, le persone tendono a vivere, spesso, controcorrente. In pratica non seguono l'energia nel suo corretto fluire ma remano contro, oppongono resistenza. Ogni evento che viviamo, ogni circostanza/persona che ci si presenta nella quotidianità sono frutto di energie condensate. Se vivremo eventi non desiderati, ciò significherà che non avremo seguito il corretto fluire delle energie mentre se, viceversa, riceveremo degli oggetti graditi, interagiremo con persone costruttive o vivremo eventi gioiosi, ciò sarà la conseguenza del corretto fluire, da parte nostra, con le energie.

Ma come si fa a seguire l'energia? Innanzitutto cominciando a crearla in maniera cosciente, ciò attraverso la focalizzazione su obiettivi costruttivi, su desideri espressi tramite pensieri/sentimenti di gioia, amore, gratitudine. Sicuramente sarà fondamentale interrompere i pensieri negativi, quelli che generano tensioni superflue, ansie riguardo al futuro o sensi di colpa legati al passato.
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Bisogna ricordare, infatti, che l'energia è collegata a filo diretto con la legge dell'attrazione e quest'ultima realizza ciò a cui daremo più energia fino a farlo accadere/materializzare nella nostra realtà quotidiana. Seguire l'energia significa anche smettere di bussare a delle porte che non si apriranno mai.

Se, ad esempio, avete sostenuto un colloquio di lavoro ma non avete ottenuto risposta entro i tempi concordati, va da sé che sarebbe inutile continuare a chiamare il potenziale datore di lavoro o inviargli mail per avere notizie perché questo sarebbe un remare contro le energie, in questo caso non seguireste il corretto fluire dell'energia.
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Altro esempio può essere il caso in cui ci si innamori di una persona ma quest'ultima, essendo indecisa o avendo ancora dei conflitti da risolvere, ci dice chiaramente che non è pronta per cominciare una nuova relazione o, cosa molto frequente, che "ha bisogno di tempo per riflettere". Se, nonostante le avvisaglie, continuassimo ad andare dietro a questa persona, beh, va da sé che non seguiremmo il flusso energetico.

In entrambi i casi, sia per quanto riguarda il lavoro che nel caso della potenziale relazione, l'energia seguirà un flusso che la farà andare oltre gli eventi che abbiamo vissuto. L'energia, infatti, è intelligente e non testona come può essere un disoccupato coi paraocchi o un innamorato non corrisposto.
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Se ci lasceremo trasportare dal flusso, se seguiremo l'energia nel suo armonioso fluire, ci accorgeremo, molto presto, che sia il lavoro che la potenziale relazione si trovavano più avanti nella linea spaziotemporale rispetto a dove, invece, c'erano soltanto dei blocchi privi di potenzialità tali da consentire una libera espressione dell'energia.

Occorrerebbe vivere la realtà secondo i principi utilizzati in arti marziali quali l'aikido o il tai chi, dove si segue l'energia dell'avversario fino a trovare uno spazio dove entrare e neutralizzarne il potenziale attacco. Anche nella Vita possiamo utilizzare questi principi a nostro vantaggio, basta sviluppare il sentire, l'intuizione e un cuore aperto. 
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Quando sentiamo dentro di noi che una situazione sembra essere pesante, quando tutto sembra andare a rilento, in quel momento potremmo chiederci: STO SEGUENDO L'ENERGIA O STO RESISTENDO AD ESSA? Questa domanda è fondamentale per capire a che punto si è arrivati per poi prendere le dovute decisioni allo scopo di uscire dal pantano ed evitando, allo stesso tempo, di perdere tempo ed energie inutili.

Imparate a percepire il vostro corpo, il vostro respiro, osservate a fondo i vostri pensieri... Se vi sentite centrati, in armonia con il mondo che vi circonda e in linea con i progetti della vostra anima, allora vorrà dire che state seguendo l'energia utilizzandola a vostro vantaggio. Ma se, viceversa, sentite un blocco in qualche parte del corpo, il respiro non è fluido come quando siete rilassati e i vostri pensieri sono un caos totale, beh, in questo caso sapete cosa fare, smettete di remare contro la Vita e cominciate a fluire salendo in barca con lei per percorrere, finalmente a vostro vantaggio, il fiume delle opportunità che, di certo, saprà riservarvi.

Vincenzo Bilotta

domenica 18 febbraio 2018

C'è Vita prima della morte?

La nostra cultura, di tipo giudaico-cristiana, ci ha dato le basi per credere in Dio, per vivere ed agire in base ai suoi comandamenti e, cosa non indifferente, per credere ed aspettare il regno che verrà. Non occorre che vi ricordi il fatto che questo regno verrà dopo la vostra Vita terrena, quindi bisogna, nel frattempo, pregare, evitare il peccato in tutte le sue forme e, così facendo, un giorno si andrà in paradiso, almeno secondo le Sacre Scritture.

In realtà, però, occorre dire che la curiosità da parte dell'essere umano riguardo all'esistenza/continuazione della Vita dopo l'abbandono del corpo fisico, al secolo morte, è stata non solo sondata e ricercata in ambito religioso ma, anche, in ambiti prettamente spirituali che non abbracciano alcun credo religioso di sorta.
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Allora si cercano medium allo scopo di conoscere le condizioni dei cari defunti e per mettersi in contatto con loro, ci si sottopone a sedute di ipnosi regressiva per scoprire poi di essere stati magari dei samurai nel Giappone feudale o dei viaggiatori ed esploratori imbarcati su navi in giro per il mondo. Insomma, si cerca di capire, percorrendo diverse vie attraverso altrettanti validi strumenti, se esista Vita dopo la morte o, ancora, se si hanno alle spalle altre Vite vissute prima della più recente, questa.

Anche a me incuriosisce l'idea di sapere se esiste la Vita, e in che forma sarà vissuta, dopo la morte e m'interessa l'ipnosi regressiva come valido strumento per sondare l'animo umano allo scopo di liberare la persona che ad essa si sottopone da eventuali blocchi legati a questa o a Vite precedenti. Premesso ciò, col dovuto rispetto, volevo oggi parlare assieme a voi del fatto che pochi, o quasi nessuno, indagano sul fatto se esista la Vita prima della morte.
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Sì, avete capito bene! No, non sto scherzando, so che state pensando che magari oggi, non avendo di meglio da fare, abbia pensato di scrivere un articolo scherzo in vista di un prossimo carnevale. In realtà non è così, sono veramente intenzionato ad esplorare e scoprire se esista davvero la Vita prima della morte e come si possa fare, diversamente, per vivere prima di morire a livello del corpo fisico che attualmente ci ospita!

Certo che c'è Vita, staranno già rispondendo mentalmente molti di voi, altrimenti nemmeno io sarei qui a scrivere, non ne avrei la possibilità! Ma io non mi riferivo, cari lettori, ad una Vita limitata al semplice vivere meccanico volto al compimento di automatismi, in maniera ripetitiva e monotona, oltre che incosciente, di gesti quotidiani fino alla fine del corpo fisico.
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Piuttosto, cercavo di capire quante persone si sono mai chieste, fra una seduta spiritica e l'altra, se sono vive nel QUI E ORA, se riescono a compiere gesti semplici come passeggiare o lavare i piatti, senza DISTRARSI PER CADERE NEL SONNO VERTICALE. Occorrerebbe chiedersi: C'E' VITA IN CIO' CHE FACCIO? RIESCO A PERCEPIRE L'ENERGIA DA ME IMPIEGATA NEL COMPIERE UNA DETERMINATA AZIONE? DOVE SONO MENTRE TUTTO CIO' ACCADE?

Queste sono, a mio avviso, delle domande fondamentali che ci potrebbero fare scoprire l'eventuale, non la darei per scontata, presenza di Vita prima della morte. Il cercare, il porsi delle domande riguardo l'eventuale presenza o meno di Vita dopo la morte è lecito, va bene, può far parte del cammino di ricerca, non ci trovo niente di sbagliato.
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Ciò che, a mio avviso, andrebbe affiancato a tutto ciò è il ricercare, al contempo, la Vita prima della morte. Altrimenti si finisce per proiettare nel futuro tutte le proprie speranze, nel caso preso in considerazione, speranze relative all'eventuale esistenza di una Vita dopo la morte. Queste, se non ci si sveglia prima, scoprendo e vivendo prima di morire, possono trasformarsi facilmente in seghe mentali. E poi, che senso ha vivere nella speranza/certezza che ci sia un'altra Vita dopo la morte se non siamo stati in grado di celebrare quella che stiamo vivendo?

Così facendo saremmo solo dei cadaveri in attesa di tornare in Vita, la famosa resurrezione dei morti per poi vivere in eterno.... L'ETERNO E' RACCHIUSO IN OGNI SECONDO, IN OGNI SINGOLO RAGGIO DI SOLE, IN OGNI GOCCIA DI RUGIADA, IN OGNI UCCELLINO CHE CANTA, IN OGNI SINGOLO SORSO DI CAFFE', IN OGNI SORRISO CHE UNA PERSONA A NOI SCONOSCIUTA CI RIVOLGERA', IN OGNI FIORE APPENA SBOCCIATO QUANDO METTE IN MOSTRA TUTTI I SUOI COLORI E CI FA SENTIRE LA SUA FRAGRANZA.
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L'eterno, al secolo la Vita eterna, è QUI E ORA, questa è la scoperta più sconvolgente che, chi avrà la capacità di porsi le giuste domande e saprà vegliare potrà fare. Solo allora si potrà rispondere a chi ci chiederà: C'è Vita prima della morte?" con un "Sì, c'è Vita prima della morte, essa dimora nella nostra Coscienza e in tutti i nostri intenti ed azioni focalizzati in un unico momento, il QUI E ORA vissuto nella massima attenzione e momento per momento, il resto è solo ricerca e curiosità.

Vincenzo Bilotta