domenica 26 ottobre 2014

Il sistema sei tu

La gente parla del sistema, affermando che esso è sbagliato a tutti i livelli: politico, economico, sociale, fiscale, religioso e chi più ne ha, più ne metta. Molti sperano in un cambiamento dall'alto e, nel frattempo, si lamentano dal basso. Così, però, non funzionerà mai e nulla potrà cambiare.

Il primo errore che molti commettono è quello di parlare di sistema, collettività, nazione, regione, città, come se fossero delle entità separate dalla gente, quasi dei mostri che vivono di Vita propria senza possibilità di essere modificati nell'interesse della collettività. Così non è.
(Immagine presa dal web)

Il sistema siamo noi, non è un'entità astratta che nasce e si alimenta autonomamente. Se proprio vogliamo parlare di energie, allora possiamo sicuramente dire che il sistema lo alimentiamo noi con le energie che inviamo attraverso i nostri giudizi, le nostre lamentele, le nostre frustrazioni. Si, cari amici, il sistema è come un grande albero le cui radici le alimentiamo noi e, fin quando non faremo che lamentarci di esso, produrrà frutti marci.

Le energie del sistema sono le energie della maggior parte della gente. E' normale che se c'è una situazione a livello planetario dominata dal caos totale, dalla violenza, dalla criminalità dilagante e dalla guerra non si potrà mai avere un sistema bilanciato ed equo. Semmai si potrà avere solo uno specchio che riflette il disagio di un popolo addormentato.
(Immagine presa dal web)

Se, per fare un esempio, cominciassimo dalle nostre città, potremmo vedere come la gente si lamenti dei servizi che non vanno, della politica è composta da un manipolo di burattini ma, in concreto non si rende conto che, così facendo, non fa altro che alimentare il permanere di questo stato di caos e disservizio. E' come se si vivesse in una città piena di rifiuti e ci si lamentasse della sporcizia pur continuando a gettare cartacce e cicche di sigaretta per terra.

La collettività, il sistema o qualunque altro nome vogliate dargli, siamo noi. Non è un'entità astratta. E' lo sforzo di ogni persona che crea la realtà che si andrà a vivere come conseguenza di quell'impiego di energia. Se davvero si vogliono cambiare le cose bisognerà AGIRE, smettendo di lamentarsi come, invece, la maggior parte di noi ha fatto fino ad oggi.
(Immagine presa dal web)

Se proprio non si è decisi ad agire, occorrerebbe, sicuramente, smettere di lamentarsi perché la lamentela non fa altro che alimentare le cose che non vanno senza mai farne venire nessuno a capo. I sistemi economici, sociali e governativi di tutto il mondo sono, come tutti ormai sanno, "pilotati" da circa 300 famiglie fra le più potenti in assoluto. Queste persone sanno bene che le energie che alimentano e rafforzano il loro potere derivano proprio dalle lamentele della gente.

Come ho già avuto modo di dire altre volte, IL CAMBIAMENTO DISTA SOLO UN PENSIERO. Quando affermo ciò mi riferisco al fatto che basterebbe cambiare modo di pensare di punto in bianco, per poter vedere accadere dei veri e propri miracoli nella propria Vita, nella propria fisiologia e, di conseguenza, come riflesso, si potrebbero vedere dei cambiamenti nel sistema, il quale altro non è se non lo specchio dei nostri stati d'animo.
(Immagine presa dal web)

Certo cambiare pensiero non basta, occorre anche AGIRE ma sicuramente è un primo passo fondamentale nella via verso il raggiungimento della libertà dalla schiavitù di un sistema economico-governativo non più adatto a servire e soddisfare i bisogni della collettività. Notate bene che, quando ho parlato del sistema non ho detto fallimentare ma l'ho definito come "non più adatto".

Così facendo ho evitato di continuare ad alimentarlo attraverso le energie negative insite nel pensiero giudicante. Smettendo di giudicare male il sistema smetteremo, al contempo, di alimentarlo e farlo continuare a prosperare alle nostre spalle, proprio come una sorta di parassita che ci assorbe energia. Anche tu che mi stai leggendo proprio adesso prova, da oggi, a non parlare più male del sistema, astieniti da ogni giudizio, cambia, piuttosto, IL TUO MODO DI AGIRE E DI VEDERE LE COSE perché, ricordalo sempre, il sistema sei tu.

Vincenzo Bilotta

domenica 12 ottobre 2014

La via dell'amore

In un articolo recente ho già parlato della via del guerriero. Chi sceglie questa via segue un cammino al maschile (Yang) volto alla sconfitta dell'ego e, quindi, di tutto ciò che è una proiezione di esso. Per riuscire in questo lavoro, chi sceglie la via del guerriero decide di combattere. Per ottimizzare il cammino e raggiungere risultati concreti praticherà arti marziali sapendo che la sconfitta dell'avversario è solo simbolica.

Non è importante vincere o perdere contro l'avversario, quanto riuscire a vincere se stessi eliminando l'ego. Oggi voglio parlarvi di un'altra via che si può scegliere e che è, sicuramente, parallela alla via del guerriero: la via dell'amore. Chi segue la via dell'amore decide di intraprendere un cammino al femminile (Yin) volto sempre alla sconfitta dell'ego ma, questa volta, attraverso l'utilizzo dell'amore.

Ci tengo a precisare che entrambi i cammini sono parimenti efficaci e che ognuno seguirà poi quello che più si addice alla propria natura. Qui le espressioni maschile e femminile non hanno alcuna intenzione di voler sminuire gli uomini che decidessero di seguire la via dell'amore, tacciandoli di essere delle "femminucce". Quando parlo di cammino al maschile intendo la via del guerriero, non per questo, tuttavia, chi la intraprende è più "macho" di chi deciderà di seguire la via dell'amore.

Accade, anzi, il contrario, essendo la via dell'amore di ben più difficile esperimento in quanto, per esprimere sentimenti di amore nei confronti degli altri, prima ancora che nei confronti di se stessi, ci vuole una buona dose di coraggio. Detto questo, andiamo a vedere di cosa si tratta.
(Immagine presa dal web)

Il grande Lorenzo Ostuni, una delle persone più carismatiche che abbia mai conosciuto in Vita mia, ebbe a dire una volta: "Puoi affrontare il cammino con un giglio in mano oppure con una spada". Questa è, a mio avviso, una frase di grande effetto e profondo significato. Avete già capito che il percorso col giglio in mano è sinonimo della via dell'amore. Se, diversamente, si deciderà di tenere in mano una spada, si seguirà la via del guerriero.

La via dell'amore è una via volta al riconoscimento e all'accettazione di se stessi prima ancora degli altri. Se non si riesce ad amare se stessi PER COME SI E', infatti, come si può pretendere di amare o, solamente, provare amore per gli altri? Ciò sarebbe impossibile! Chi segue la via dell'amore lo sa bene.

Se una persona non ama se stessa, non potrà mai amare gli altri. Per comprendere l'amore bisogna prima comprendere se stessi e i propri sentimenti. Per amare bisogna smettere di giudicare e di avere aspettative. CHI AMA NON GIUDICA E DONA AMORE SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO.

Ciò non significa che chi sceglie la via dell'amore è un imbecille che si sottometterà agli altrui voleri o si farà trattare male continuando, ciononostante, ad amare. Chi ama non deve pretendere nulla di più di ciò che può dare il partner. Tuttavia, se non è abbastanza può, anzi, DEVE cercare un'altra persona in grado di corrispondere ai suoi sentimenti superiori.

La via dell'amore è più difficile e raffinata rispetto alla via del guerriero. Qui si tratta di amare la propria mente in quanto avversario principale nella battaglia per la conquista di sé. Nella via del guerriero, invece, bastava cancellare tutto con un colpo di spada o, comunque, sconfiggere "l'avversario" con la forza.

E' più facile odiare che amare. Ciò per cultura e condizionamenti educativi. C'insegnano l'odio, la vendetta, la rabbia ma MAI la compassione, l'amore, l'accettazione. E' più facile fare la guerra che fare l'amore! Questo fa parte di un concetto legato alla potenza dell'uomo basata sulla forza. E' anche uno dei motivi per cui la razza umana si sta estinguendo parzialmente.

Dico parzialmente perché l'uomo che continua a praticare la violenza, sia sugli animali che sulla natura o sui suoi simili come mezzo di affermazione della propria personalità, è destinata ad estinguersi. La nuova razza, quella che sta già prendendo piede ed affermando la propria esistenza con una progressione crescente, è una razza che praticherà l'amore.

Questa nuova razza tornerà a provare sentimenti di unione con il Tutto, smetterà di sentirsi separata dalle cose e dalle persone. La nuova era sarà caratterizzata dall'amore e dall'unione di tutte le Anime. Nessuno di noi, dopotutto, è stato mai separato da tutto il resto o, se ha percepito ciò, è stata pura illusione.
(Immagine presa dal web)

Per esercitarsi nel cammino della via dell'amore occorre imparare ad AMARSI ED ACCETTARSI COSI' COME SI E'. Troppo spesso accade che non ci si ami e si cerchi una perfezione irraggiungibile quanto controproducente per lo sviluppo dell'essere armonioso che E' GIA' IN NOI.

Quando vi alzate al mattino, guardatevi allo specchio e, pronunciando il vostro nome, ripetetevi la parola TI AMO! Lo so, al solo pensarci vi sentite degli imbecilli! Così ci hanno insegnato anzi, non ci ha insegnato nessuno. Nessuno o pochi insegnano ai propri figli ad amarsi. E' per questo che tante persone da adulte saranno insicure, piene di odio e diffidenti verso il prossimo.

La via dell'amore comporta l'acquisire fiducia in se stessi e negli altri. Bisogna smettere di vedere il mondo come pieno di odio o minaccioso perché, come già ha avuto modo di spiegare la fisica quantistica, L'OSSERVATORE INFLUENZA IL PROPRIO MONDO ATTRAVERSO I  SUOI PENSIERI.

Di conseguenza, se mandiamo pensieri d'amore, amore riceveremo in cambio. Ma se, come ha fatto la maggior parte della folle umanità fino ad oggi, mandiamo pensieri di odio riceveremo altro odio elevato al cubo!

Da oggi sapete che esistono due vie per ottenere una riconciliazione con la propria mente. La prima, quella del guerriero, comporterà la sconfitta della mente attraverso la forza e l'abilità di spada. La seconda, quella dell'amore, si compirà attraverso l'amore verso noi stessi riscoprendoci nella purezza del giglio che avremo avuto il coraggio di tenere in mano. A voi la scelta!

Vincenzo Bilotta

domenica 28 settembre 2014

Imitare se stessi

Ognuno di noi è unico, irripetibile creazione del Divino. Pochi lo sanno e riescono a riconoscerlo. ecco perché si è sempre scontenti di sé e si cerca qualcosa allo scopo di migliorare, un aiuto esterno che ci renda diversi, migliori, più belli. Ciò non avverrà mai in quanto tutto ciò di cui abbiamo bisogno si trova al nostro interno, non viceversa.

Il non riconoscere la propria unicità è frutto dell'educazione ricevuta durante l'infanzia. Essa ci ha fatto credere che per essere delle "brave persone" bisogna soddisfare le altrui aspettative. Di conseguenza, ci ha fatto credere di essere imperfetti e sbagliati qualora avessimo seguito la nostra strada per realizzare, infine, i nostri sogni.. Da qui la nascita della falsa necessità di migliorarsi per soddisfare gli altri.
(Immagine presa dal web)

Tutto ciò ha creato una società di eterni insoddisfatti, di individui che guardano con invidia i patrimoni, le donne e, in generale, i successi altrui invece di lavorare su di sé allo scopo di realizzarne di propri. IL SUCCESSO, INFATTI, PARTE DA UN'ACCETTAZIONE DI SE' E DAL CONSEGUENTE SVILUPPO DELLE PROPRIE POTENZIALITA' E NON, COME CI HANNO FATTO CREDERE, DAL SEGUIRE LE ALTRUI STRADE CHE NON CI APPARTENGONO PROPRIO PER NULLA.

Con ciò non significa che non si possono prendere ad esempio persone di successo come stimolo per il raggiungimento dei propri obiettivi. Ciò non è sbagliato, anzi può costituire il trampolino di lancio, lo sblocco di tutte le nostre paure e la spinta verso la realizzazione di tutti gli obiettivi che ci stanno più a cuore.
(Immagine presa dal web)

Prendere ad esempio gli altri non significa perdere sé stessi come punto di riferimento. Il successo altrui può essere preso come spunto per migliorare la nostra Vita in tutti i settori, siano essi finanziario, relazionale o sportivo. Basta non perdere di vista la propria identità.

Ognuno di noi, come ho avuto già modo di dire all'inizio di questo articolo, è unico ed irripetibile. Il processo educativo ci fa credere di essere sbagliati e, spesso, reprime le nostre reali potenzialità creative perché NON SI CONFORMANO AGLI STANDARD RICHIESTI DA QUESTA SOCIETA' DI AUTOMI CASTRATI A LIVELLO PSICOLOGICO ATTRAVERSO IL PROCESSO "EDUCATIVO-PROGRAMMATICO".
(Immagine presa dal web)

Occorre imitare se stessi per raggiungere l'eccellenza. Per imitazione di sé intendo lo sviluppo delle proprie capacità creative UNICHE, SOLE ED IRRIPETIBILI! Nessuno è come noi, nessuno potrà mai esserlo. Per essere unici, però, occorre uscire dal gregge, smettendo di belare e facendo sentire la propria vera voce, sia essa un ruggito o un semplice grido di libertà.

Per vivere imitando se stessi, bisogna smettere di far contenti gli altri, fregandosene di ciò che potranno pensare di noi. DOPOTUTTO CAPITA SPESSO CHE LA GENTE SIA PORTATA A PARLARE ALLE SPALLE PER QUALSIASI AZIONE DA NOI COMPIUTA. TANTO VALE, A QUESTO PUNTO, FARE CIO' CHE CI PIACE, SENZA DOVER PIU' CONTENTARE ALTRI AL DI FUORI DI NOI. TANTO LE PERSONE PARLERANNO LO STESSO.
(Immagine presa dal web)

Cominciamo a lasciare il pensiero di testa iniziando, al contempo, ad ascoltare il nostro cuore. Esso è la nostra guida interiore, l'unico che sa ciò di cui abbiamo bisogno per essere realmente liberi e felici! Nessun altro lo sa! Abbandoniamo il pensiero di testa, smettiamo di pensare in maniera convenzionale e cristallizzata, usciamo dagli schemi, diventiamo dei novelli Giordano Bruno.

Solo così potremo cominciare ad imitare noi stessi e raggiungere la tanto agognata libertà a cui ogni essere umano mira potenzialmente ma che pochi riescono a raggiungere all'atto pratico. Se cominciamo a vedere gli ostacoli, rischieremo di fermarci in quanto gli avversari saranno tanti: la mente con le sue insidiose paure, gli amici, l'educazione, il partner, i genitori etc. 
(Immagine presa dal web)

Per sviluppare appieno le nostre potenzialità creative e poterle finalmente attivare allo scopo di raggiungere tutti gli obiettivi di successo nella nostra Vita, occorrerà fare pulizia sia dentro di noi, attraverso il costante lavoro su di sé, che al nostro esterno, allontanando chi, lungi dal volere il nostro bene, è solo un parassita invidioso pronto a sabotare i nostri successi.

Non esitate, quindi, ad allontanare chi non vuole il vostro bene ma fa soltanto i suoi interessi dicendovi continuamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato per voi. Queste persone sono solo zavorre per il vostro processo evolutivo. Che siano poi parenti, amici o il vostro partner, poco importa. Siete chiamati ad operare una scelta: O VOI O LORO. 

Se sceglierete voi, scoprirete come l'aver eliminato alcune persone dalla vostra Vita, vi consentirà d'intessere rapporti con altre persone molto più interessanti e che potranno aiutarvi nella realizzazione dei vostri progetti. Se, invece, avete paura di rimanere isolati, in questo caso sappiate fin da adesso che rinuncerete alla libertà e all'evoluzione al solo scopo di soddisfare le altrui aspettative, tutto ciò in linea col copione educativo impartitovi dall'alto da persone che spesso, lungi dal volere il vostro bene, mirano solo al soddisfacimento dei propri interessi.

Vincenzo Bilotta

domenica 14 settembre 2014

Dov'è l'inferno?

Al catechismo, così come in chiesa, ci hanno sempre parlato dell'inferno e delle terribili, immani, torture che saremo destinati a vivere dopo la morte se non ci comporteremo da brave persone. Così facendo, passiamo il resto della nostra Vita a sentirci in colpa per le cose fatte o non fatte, dette o non dette. Che meccanismo contorto è, spesso, la religione in tutte le sue espressioni!

Molti di noi si sono chiesti dove fosse l'inferno. Sì, perché, alla fine dopo tutta questa pubblicità fatta dai mass media religioso-repressivi, ognuno di noi vorrebbe capire cosa fare per evitare il fuoco e la dannazione eterna. Vi rispondo io, secondo il mio parere e la mia personale esperienza: L'INFERNO E' UNO STATO MENTALE.
(Immagine presa dal web)

Non esiste inferno peggiore per chi non ha trovato la strada, per chi sta vivendo una Vita senza scopo, per chi non riesce a vivere il presente in piena consapevolezza, per chi, infine, non riesce a perdonare/perdonarsi. Questo è il vero inferno e chi più ne ha più ne metta in base ai propri vissuti personali. Anche Dante Alighieri diede una visione simbolica di questo luogo nel suo Inferno.

Inferno, purgatorio e paradiso SONO GIA' DENTRO DI NOI. Durante la nostra Vita, attraverso il lavoro su di noi, li attraversiamo tutti o quasi. Non è detto che si debba arrivare per forza in paradiso, a volte ci si ferma alle porte, ci si contenta senza troppe pretese.
(Immagine presa dal web)

Del resto, non tutti hanno la VOLONTA' E LA PERSEVERANZA necessarie per compiere un cammino completo nello sviluppo integrale del proprio VERO SE'. Molti si fermano prima per paura, incertezza o perché scelgono di fermarsi in quanto le loro Anime non ambiscono ad arrivare in alto, ciò per scelte superiori decise ancor prima della nascita.

Se state vivendo all'inferno mentre leggete questo mio articolo, non temete, non tutto è perduto. Potete sempre guardare il risvolto della situazione. Il fuoco che sembra bruciarvi, infatti, costituisce il simbolo della purificazione alchemica, della trasformazione del VIL METALLO IN ORO.
(Immagine presa dal web)

Cambiare esistenza ha il suo prezzo. Spesso bisogna attraversare l'inferno ed allearsi coi demoni per poter diventare delle persone complete che riescono ad esprimere il meglio di Sé. Quando parlo di alleanza coi demoni, mi riferisco all'accettazione di determinate situazioni che, nelle vostre Vite attuali, non riuscite a modificare né, tanto meno, ad eliminare.

Il demonio non è altro che il pensiero tormentoso, il parassita (secondo Carlos Castaneda) che si nutre della vostra energia allo scopo di sopravvivere. SMETTETE DI NUTRIRLO ALLEANDOVI CON LA VOSTRA MENTE. NUTRITELO CON PENSIERI DI PERDONO E DI GRATITUDINE E LO VEDRETE MORIRE PRESTO. LA GRATITUDINE E IL PERDONO, INFATTI, SONO MORTALI PER IL PARASSITA.
(Immagine presa dal web)

I nostri demoni interiori si nutrono delle paure, dei dubbi, dell'odio, della rabbia ma non del perdono, dell'amore incondizionato o delle certezze. Queste li avvelenano, consentendovi di liberarvene per sempre. Le chiavi del paradiso le avete già in tasca, basta cercarle. L'inferno a volte bisogna attraversarlo, sia pure solo per conoscerlo ed evitarlo in seguito. 

Adesso che conoscete dove sta l'inferno, da subito provate a cambiare pensiero se questo non vi rende felici. Il paradiso, infatti, dista solo un pensiero. Provate ad utilizzare il fuoco dell'inferno, finché ci siete dentro, per purificare, attraverso le sue fiamme, le relazioni che non vanno più, le amicizie senza senso e i rapporti con persone che non sono in risonanza con le vostre energie.
(Immagine presa dal web)

Non lasciate che le religioni vi condizionino negativamente, mirate all'amore verso il vostro Dio, a qualsiasi religione apparteniate, filtrando i messaggi dei ministri del culto di appartenenza. LA PAURA E' INCULCATA DALLE RELIGIONI PER CONTROLLARVI, L'AMORE E' DONATO DA DIO PER RENDERVI LIBERI. 

Vincenzo Bilotta


domenica 31 agosto 2014

Sviluppare l'androgino

Ciascuno di noi è nato con un sesso definito. Ciò per volontà della propria Anima che, ancor prima della nascita, decide in quale famiglia nascere e con quale sesso venire al mondo. Esistono uomini e donne, questo lo sanno tutti. Pochi, però, riescono ad essere completi di per se stessi.

Certo, sentiamo dire che la donna è il completamento dell'uomo e viceversa. Insomma, a quanto pare, per essere completi sembra si necessiti di interazioni amorose e relazionali con l'altro sesso, a quanto dicono gli esperti. Ma come mai, allora, invece di completare, certe relazioni sono destinate ad andare in rovina, a far soffrire entrambi i partner?

Secondo me, ciò che non permette alla relazione di durare è il clima di dipendenza ed aspettativa che si sviluppa nell'interazione fra le parti e non solo. Altro elemento indispensabile, che manca in molte persone a prescindere dal sesso di appartenenza, è l'aver sviluppato l'androgino. Solo attraverso lo sviluppo individuale dell'androgino si può costruire una relazione duratura in cui entrambe le parti interagiscano allo scopo di CONDIVIDERE CIO' CHE HANNO e non dipendano dall'altro in alcun modo.

Del resto anche il taoismo ha sempre saputo che l'equilibrio perfetto lo si può ottenere solo attraverso il corretto bilanciamento delle opposte polarità Yin (femminile) e Yang (maschile). Tutti coloro i quali avevano degli squilibri fra queste polarità, erano sicuramente in una situazione di carenza energetica e, per ciò stesso, più vulnerabili a livello di salute.
(Immagine presa dal web)

L'androgino, proprio come il principio taoista Yin/Yang, necessita di un equilibrio per creare una situazione di quieta indipendenza in chi riesce a svilupparlo attraverso un accurato lavoro su di Sé. Hanno sviluppato l'androgino coloro i quali sono riusciti ad essere indipendenti e completi a prescindere dal fatto che stiano vivendo o meno una relazione di coppia.

Non hanno sviluppato l'androgino, invece, coloro i quali fanno dipendere la loro felicità dall'essere fidanzati/sposati a tutti i costi, coloro che hanno paura della solitudine e tutti quelli che sono in eterno conflitto coi partner con i quali interagiranno nel corso della loro Vita. 

Il partner rappresenta la nostra parte femminile (o maschile se, chi mi legge, è donna). Se abbiamo sviluppato l'androgino, condivideremo la nostra gioia col partner di turno e ci distaccheremo da lui/lei da buoni amici, perdonandoci le reciproche "mancanze". Qualora il nostro androgino non sarà sviluppato, il partner sarà in continuo conflitto con noi.

Questo conflitto, tuttavia, esiste per aiutarci a sanare la nostra parte maschile/femminile che necessita di maggior lavoro per essere bilanciata e correttamente completata. Sotto quest'ottica, tutte le relazioni sono un insegnamento per chi le vive e portano crescita e ricchezza in termini esperienziali. Del resto, nulla avviene per caso, L'ALTRO CI FA DA SPECCHIO.
(Immagine presa dal web)

Occhio, però, a non rompere lo specchio! Si rischia di far danni a sé come agli altri. Bisognerebbe sviluppare armoniosamente la propria personalità, curando di bilanciare il nostro lato maschile con quello femminile, compensando eventuali carenze attraverso un attento lavoro che preveda una trasformazione interiore che possa spingere al raggiungimento finale dell'essere completo, dell'androgino.

Come ho avuto modo di spiegare nel mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, i principi maschile/femminile sono già in noi e, non da ultimi, sono presenti anche nei nostri emisferi cerebrali. In particolare, l'emisfero cerebrale sinistro è Yang. Infatti comanda il lato destro del corpo, ci consente di essere razionali e di fare calcoli di tipo matematico scientifico. E', insomma, la parte maschile presente in noi, sia negli uomini, quindi, che nelle donne.

L'emisfero cerebrale destro, viceversa, è Yin. Esso comanda tutte le funzioni del lato sinistro del corpo, ci fa essere creativi , consentendoci di poter dare libero sfogo all'espressione di Sé attraverso il linguaggio dei simboli, la gestualità. Il lato destro si esprime per simboli, quello sinistro si esprime attraverso le parole. Insomma, per essere completi bisogna bilanciare creatività con razionalità, solo così si potrà sviluppare l'androgino che ci consentirà di essere completi e bilanciati.

L'uomo nuovo, quello del ventunesimo secolo, coniuga in sé maschile e femminile in perfetta armonia. La sensibilità per essere completa dev'essere bilanciata dalla razionalità, la progettualità dall'attività, la dolcezza dalla stabilità. Solo così la nuova razza umana smetterà di sperimentare la sofferenza onorando, finalmente, l'androgino che ha sempre fatto parte di lei.

Vincenzo Bilotta

domenica 24 agosto 2014

La via del guerriero

Chi decide di lavorare su di se opera una scelta, la scelta di cambiare, di non contentarsi di ciò che gli hanno "insegnato" nel corso del processo educativo e di cercare oltre. Questo desiderio di andare oltre il conosciuto lo porterà a fare una scelta, a scegliere una via da seguire per assecondare i suoi bisogni di conoscenza ed evoluzione. 

Ogni persona che lavora su di sé sa, per certo, che non esiste una sola via che potrà portare allo sviluppo del nostro sé reale ma, spesso, ce ne sono tante e a volte capita di perdersi al loro interno. Per questo bisogna fare attenzione a non avere fretta di arrivare. Fra le diverse vie che si possono scegliere per dare inizio al proprio processo evolutivo attraverso la conoscenza di sé c'è la via del guerriero.

Chi segue questa via, abbraccia la filosofia del combattimento allo scopo di vincere il proprio ego illusorio per poter vivere finalmente libero la VITA REALE. Tra le tante discipline marziali che si potrà scegliere di praticare allo scopo di lavorare su di sé seguendo la via del guerriero, vorrei ricordare il Kendo, l'aikido, il Ju-jitsu, il karate e il kung fu coi loro diversi stili interni.

Accade spesso, però, che molti pratichino le arti marziali al solo scopo di autodifesa o, peggio, di aggredire gli altri in caso di discussioni futili. Queste persone non stanno lavorando di certo su di sé allo scopo di evolvere, tutt'altro! Lo scopo delle discipline marziali non è, infatti, quello di aggredire o di battere nemici esterni. 
(Immagine presa dal web)

Il vero scopo delle arti marziali, che è poi in linea con la via del guerriero, è quello di sconfiggere l'ego con tutte le sue illusioni per poter vivere liberi ed evolvere in consapevolezza ed equilibrio. In questa ottica, l'avversario esterno è una proiezione insconscia delle nostre paure, rabbie, gelosie e di tutte le emozioni negative che continueranno a governarci se non saremo in grado di sconfiggerle attraverso il lavoro svolto su di noi.

Quando si subiscono aggressioni, siano esse verbali o puramente fisiche, bisogna chiedersi quali siano i pensieri che governavano la nostra mente in quel momento. Se si farà un'analisi corretta e cosciente dei propri processi di pensiero si scoprirà come, spesso, si erano prodotti pensieri di rabbia o di paura.

L'avversario, infatti, CI FA DA SPECCHIO. Quando si affronta un avversario durante la pratica di una disciplina marziale, non si deve mirare alla vittoria a tutti i costi. Bisogna solo essere coscienti dei sentimenti che si provano durante il combattimento al fine di sconfiggere quelli che non ci permettono di praticare con equilibrio e presenza mentale.

Bisognerebbe praticare avendo come scopo non la vittoria fisica sull'avversario (se c'è, ben venga!) ma soprattutto quella mentale sulle nostre emozioni negative! Questa, secondo me, è la via del guerriero. Questo l'approccio corretto alle arti marziali. La violenza è sintomo di paura e, in generale, di squilibrio interiore.

Molti sfogano nelle arti marziali le proprie emozioni negative senza essere consapevoli della pratica. Queste persone NON SONO PRESENTI AGLI ALLENAMENTI SE NON FISICAMENTE! Mentalmente non ci sono. Ovviamente si può praticare anche per puro divertimento o per il piacere di lottare e vincere il premio in palio o per sconfiggere l'aggressore di turno. Questo approccio alle discipline marziali, però, non è consapevole e non porterà quasi mai ad intraprendere la via del guerriero.

La via del guerriero è una via fatta di disciplina, di lavoro su di se attraverso la pratica delle arti marziali come mezzo per il raggiungimento dell'equilibrio interiore e del controllo sulle emozioni negative. Chi segue questa via adotterà un approccio Yang (maschile), in contrapposizione all'approccio Yin (femminile).

Proprio in ragione del diverso approccio che ci può essere alle discipline marziali esistono, ad esempio, degli stili di Tai chi che sono di tipo Yin o Yang a seconda se il loro scopo è il lavoro incentrato sul respiro e sulle forme (Yin) piuttosto che sul contatto fisico del combattimento vero e proprio (Yang).

Ognuno può scegliere la via a lui più consona e, all'interno della pratica delle arti marziali, la disciplina che più soddisferà le proprie attitudini naturali. L'importante è scegliere la via giusta e cambiarla se non risulta essere in sintonia coi propri scopi e con le proprie attitudini. 

Vincenzo Bilotta

domenica 17 agosto 2014

Cos'è l'Amore?

Quello dell'Amore è un argomento inflazionato. Si sono scritti in proposito poemi, libri, consumati drammi in suo nome. Nonostante ciò, ecco un mio articolo sull'Amore. Esordisco con una domanda che è anche il titolo dell'articolo di oggi: Cos'è l'Amore? 

Cercherò di rispondervi esprimendo il mio punto di vista, nient'altro. Sicuramente, dove c'è l'Amore non può esserci la paura e viceversa. Amore e paura sono antitetici, destinati a non incontrarsi mai, proprio come il giorno e la notte, infatti, quando finisce l'uno comincia l'altro.
(Immagine presa dal web)

Quando si ama ma si ha, al contempo, paura di perdere la persona amata, quello è un Amore mentale. L'Amore mentale è come un meccanismo automatico che prima o poi s'incepperà. Non si può amare con la testa, è impensabile. L'Amore di testa è egoico, costruito, pieno di aspettative, fragile come un cristallo.

Il vero Amore non può nascere dal calcolo o dal pensiero meccanico. Sarebbe un amore morto ancor prima di nascere. Il vero Amore nasce dal cuore in maniera spontanea, disinteressata, senza vincoli né aspettative. Quando si ama DAVVERO non si possiede l'altro. L'Amore, infatti, non è proprietà.
(Immagine presa dal web)

Amare significa lasciare l'altro libero di essere, accettandolo COSI' COM'E' senza pretendere il suo benché minimo cambiamento. Se è vero Amore, deve cambiare IN MEGLIO le Vite delle persone che si sono incontrate per condividerlo, arricchendoli senza mai farli dipendere da esso.

Più si ama, meno si dev'essere legati. Amare non significa cercare il genitore che avremmo sempre voluto al nostro fianco. Il rapporto d'Amore dev'essere vissuto alla pari, da persone adulte e CONSAPEVOLI. Lo svezzamento non è Amore, la dipendenza nemmeno. Quello è altro, sicuramente non è Amore.
(Immagine presa dal web)

Amando si cresce reciprocamente, dando senza aspettative. Non dev'essere una gara in cui vince chi ama di più. OGNUNO FA QUEL CHE PUO' NEL RISPETTO DEI BISOGNI DEL PARTNER. Quando non c'è uno scambio equilibrato che riesca ad alimentare e far crescere il rapporto, ci si dovrebbe separare senza gettarsi gratuitamente del fango addosso.

Impariamo a trarre insegnamento da ogni relazione conclusa invece di rivestire, a seconda dei casi, il ruolo di vittima o di carnefice. Viviamo la storia d'Amore, momento per momento, in maniera consapevole, spostandoci dalla testa al cuore.
(Immagine presa dal web)

"Al cuor non si comanda", disse qualcuno una volta, alla mente sì. Perciò, ordinate oggi stesso alla vostra mente di zittirsi e lasciate che sia il vostro cuore a parlare.

Vincenzo Bilotta