domenica 27 settembre 2020

Mente presente e presenza mentale

In questo mio articolo voglio parlarvi di una distinzione fondamentale, fondamentale per chi, sia ben chiaro questo, lavora su di sé. Oggi vi parlerò di mente presente e presenza mentale. No, non è un semplice gioco di parole... Esso è letteralmente un parlare di due mondi totalmente opposti, paragonabili alla notte con il giorno.

Vi parlerò, per cominciare, della mente presente. La stessa parola vale, da sola, a spiegare il concetto. Mente presente è la mente di chi è perso nei labirinti del pensiero. Basta uscire fuori, al mattino, per accorgersi di molti, troppi, esempi pratici di mente presente: gente che parla da sola, guida mentre invia messaggi con l'ormai immancabile smartphone al fianco, insomma, detto in altre parole, gente che di umano ha solo il guscio ma che in realtà si muove, vive e agisce da automa.

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Mente presente implica una persona totalmente identificata con i propri pensieri, fino a diventare suddito, non più sovrano, del proprio regno, il regno mentale. La mente fa da padrona, diventa tirannica, schiavizza il soggetto che cade preda dei suoi programmi. E' presente quasi sempre, non lascia mai in pace il soggetto che viene ad essere pensato per quasi tutto il giorno e cessa, causa l'inconsapevolezza e il mancato lavoro su di sé, di pensare in maniera autonoma e lucida.

Quando la mente è presente, ogni cosa viene svolta in maniera automatica, l'essere e il sentire sono sovrastati dal fare. Quasi mai ci si accorge di ciò che si fa, in quanto si è totalmente assorbiti all'interno del programma mentale, si eseguono gli ordini senza possibilità alcuna di esserne coscienti o di ribellarsi...

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Del resto, per potersi accorgere degli automatismi che lo governano, l'uomo dovrebbe essere, prima, in grado, di sviluppare una certa presenza mentale, che è quella della quale mi accingo a parlarvi adesso, dopo aver chiarito il concetto di mente presente.

La presenza mentale non è una cosa che si ha, piuttosto è una cosa che si E'. Essere presenti e, di conseguenza, presenza mentale, significa accorgersi della mente presente, tirannica, che ci rende schiavi dei suoi programmi fino a diventare degli automi, ed uscirne fuori, liberandosi dalla schiavitù del pensiero compulsivo.

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Per essere presenti occorre una grande forza di volontà, costanza, impegno e tanta, tanta pazienza. Ecco il motivo per cui si vedono in giro molti cadaveri ambulanti, coi capi perennemente chini sugli smartphone o, peggio, con le cuffie per non sentire più la Vita ed isolarsi... Sì, perché risulta molto più facile cadere vittime dei programmi mentali e, di conseguenza, della mente presente, piuttosto che sforzarsi di essere presenti mentre ciò accade.

Basterebbe il solo accorgersi di dipendere dallo smartphone, dalle droghe, dal lavoro, dal modo di pensare compulsivo per rendere possibile un barlume di risveglio, non dico l'illuminazione, ma almeno la fede nella possibilità che ciò potrebbe accadere in un futuro prossimo.

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Bisogna capire che lo stato di sonno nel quale versa, oggi, la maggior parte della gente non rappresenta la normalità. Sì, mi direte voi, tutti siamo, ad un certo livello, addormentati. Potrete ancora obiettare che lo smartphone è utile, che alcuni tipi di droga leggera non hanno effetti collaterali, che gli straordinari al lavoro vi servono per pagarvi il mutuo della casa... Sono tutte scuse!

Il fatto che si dipenda dalla mente, che la si faccia regnare diventandone schiavi, non è la normalità! E' assolutamente folle! Se tutti fanno così ciò è dovuto a due ragioni: 1) nessuno gli ha mai insegnato a comportarsi in maniera diversa o gli ha mai detto che esiste un modo per uscire dalla mente attraverso il lavoro su di sé; 2) pochi, davvero pochi, hanno voglia di svegliarsi davvero, spegnere la mente ed accendere la propria passione per la Vita, sviluppare e coltivare la propria creatività, ciò perché risulta molto più facile andare avanti col pilota automatico, limitandosi ad eseguire dei programmi.

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Il cambiamento non è mai facile, per nessuno. Esso comporta l'uscita da abitudini consolidate in noi attraverso anni di ripetizione... Il problema sta nel fatto che queste abitudini, lungi dal renderci liberi e felici, annullano la nostra volontà, la nostra coscienza, fino a farci diventare come delle macchine progettate per eseguire determinate funzioni all'interno del contesto nel quale vengono inserite dopo essere state programmate (educazione-programmatica o istruzione scolastica).

Prendere coscienza dell'esistenza della mente presente è il primo passo fondamentale affinché si possa passare, col lavoro e la disciplina necessari, alla presenza mentale e, di conseguenza, tornare in Vita incidendo le maglie che ci tenevano dentro un sistema che ci avrebbe voluto produttivi ma non di certo SVEGLI.

Vincenzo Bilotta

lunedì 14 settembre 2020

Non sprecare la tua energia

Stamattina, appena alzato, ho osservato la mia mente. La mente, si sa, dopo una notte di inattività salta giù dal letto prima di noi ed è già pronta a pensare, e pensare, e pensare. Essa fa arrivare, con impeto improvviso, pensieri a raffica, quasi a rifarsi del riposo notturno forzato.

Così, spesso, riemergono ricordi poco piacevoli e, se non si è pronti ad OSSERVARLI, si rischia d'identificarsi con ciascuno di essi rimanendovi intrappolati e, così facendo, si spreca energia. Come dicevo all'inizio di questo articolo, stamattina, appena alzato, ho osservato la mia mente.
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Continuando l'osservazione ho notato come essa tende a focalizzarsi su problemi inesistenti o su tematiche davvero futili. Se non la si osservasse, la mente prenderebbe già di prima mattina il controllo su di noi, togliendoci la possibilità di gestire al meglio la nostra giornata e facendoci diventare degli zombie, la cui anima è prigioniera del pensiero di turno.

Ma osservarsi non è semplice né, tantomeno, facile. L'osservazione richiede volontà, costanza, coraggio, a volte autoironia, ciò per evitare di prendere troppo sul serio ogni singolo pensiero, si rischierebbe davvero di impazzire. Quando ci si esercita nell'osservazione della mente coi suoi processi di pensiero, si sprecano, di sicuro, delle energie.
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Ciò è naturale ed è, in ogni caso, inferiore allo spreco di energie costante che si avrebbe, invece, attraverso l'identificazione con i pensieri elaborati dalla mente. Non è di certo semplice risparmiare energie quando si comincia a credere e, di conseguenza, ad identificarsi con i circa 60000 pensieri che ogni giorno affollano la nostra mente.

L'osservazione della mente costituisce una forma di gestione ecologica di sé ed evita, sicuramente, l'inquinamento sia interiore che, di conseguenza esteriore (per maggiori approfondimenti puoi cercare il mio articolo dal titolo "Pensieri che inquinano"). 

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Se ci fate caso al mattino, quando uscite di casa, il campo energetico che percepite andando in giro per gli uffici, i negozi e le strade, non è di certo alto, ciò perché la maggior parte della gente butta letteralmente nella spazzatura gran parte delle proprie energie lasciandosi fagocitare da pensieri futili e, spesso, ossessivi. Anche i telefonini, in questo, fanno la loro parte, contribuendo a rendere le persone ancora più schiave dell'esterno rispetto al passato.

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Questo è inquinamento da pensiero! Per uscirne, per praticare l'ecologia del pensiero, occorre accorgersi di essere pensati, scegliere di disidentificarsi e di pensare quando serve. Solo così si potranno risparmiare energie che serviranno non solo a mantenerci in salute ma a diffondere un pò di luce in un mondo dominato dalle tenebre e dalla dipendenza.

Vincenzo Bilotta

domenica 30 agosto 2020

La palestra emozionale

E' possibile allenarsi fino a diventare più forti a livello emotivo o, per usare un termine tanto in voga oggi, fino a sviluppare la resilienza necessaria ad affrontare gli accadimenti ordinari e straordinari della nostra Vita partendo da uno stato di equilibrio completo?

Questa è la domanda che mi sono posto oggi. La mia curiosità nasce dal fatto che chi va in palestra per allenare i muscoli, se lo fa con l'intensità necessaria, prima o poi comincerà a crescere e a costruire il fisico dei propri sogni. Ma è possibile fare lo stesso a livello emotivo, diventare, in altre parole, più "muscolosi" e pronti ad affrontare qualsiasi sfida la Vita ci ponga davanti?
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In realtà ciò è possibile da sempre, ma bisogna volerlo, essere disposti ad andare oltre i propri limiti e, spesso, a soffrire, adottando il motto che si usa in bodybuilding "No pain, no gain" (trad. Niente dolore, niente guadagno). 

In effetti un bel fisico può aiutarci ad aumentare l'autostima, renderci più sexy ma non può fare assolutamente nulla di fronte ad eventi che coinvolgono il nostro sistema nervoso, che hanno a che fare, in altre parole, con la sfera emotiva. La vera forza sta dentro di noi, il resto è mera estetica, per carità, non guasta, anch'io ho praticato bodybuilding, di certo insegna la tenacia, la costanza, la resistenza al dolore e alla fatica e, soprattutto, la disciplina ma da solo non basta.
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L'uomo completo è colui il quale è riuscito ad espandersi da dentro, compiendo una sorta di esplosione volta a renderlo potente, connesso, sveglio e VIVO nel QUI E ORA. Ma dove si possono sviluppare queste qualità superiori a livello emotivo, fino a diventare più forti e bilanciati?

Risponderò a questa domanda paragonando il nostro sistema psicofisico ai muscoli del nostro corpo e la Vita alla palestra che un pò tutti noi, per periodi più o meno lunghi, abbiamo frequentato nell'arco della nostra esistenza per mantenerci in forma.
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Possiamo definire la Vita una palestra emozionale, un ambiente dove possiamo, se vogliamo, siamo costanti e abbastanza disciplinati, sviluppare la resilienza emotiva necessaria ad affrontare qualsiasi evento più forti, preparati ed elastici.

Bisogna tenere a mente che la Vita non ci manda mai ciò che è superiore alle nostre capacità psicofisiche, il problema, semmai, è un altro: noi non accettiamo le sfide, non capiamo che tutto è transitorio, perfino le nostre Vite stesse, così restiamo intrappolati nel loop di pensiero che tende a reiterare all'infinito un presunto problema fino a renderci impossibile l'esistenza.
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Qual'è la soluzione? Innanzitutto bisogna prendere coscienza del fatto che noi siamo più grandi delle singole situazioni quotidiane, siamo anime immortali, di conseguenza siamo eterni rispetto agli eventi i quali, a differenza delle nostre anime, sono transitori e legati al tempo e allo spazio.

Le nostre anime non hanno bisogno di spazio e di tempo, sono sempre nel QUI E ORA, in pratica sono eterne, infatti sopravvivranno ai nostri corpi quando saremo morti. Potrà capitare che qualche evento che vivremo sarà molto intenso a livello emotivo, ma in questi casi, lungi dal renderci vittime delle circostanze, alla luce di quanto detto finora, dobbiamo cogliere l'occasione per crescere e diventare più forti.
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Essenziale diventa, in questo contesto, l'avere sviluppato la capacità di osservazione in assenza assoluta di giudizi di qualsiasi tipo. La Vita, infatti, è come è, lasciamola essere, limitiamoci a vivere ciò che ci manda come un dono, un'opportunità di crescita invece di sentirci in trappola o, peggio, di resistere, altrimenti non faremo altro che sprecare energie alimentando, al contempo, attraverso la negatività dei pensieri ripetitivi, il permanere di determinate situazioni.

NON E' LA SITUAZIONE CHE CI FA SOFFRIRE, SIAMO NOI A NON ACCETTARE LA SFIDA E A COGLIERE, AL CONTEMPO, L'OPPORTUNITA' PER CRESCERE ED USCIRNE PIU' FORTI E PIU' SAGGI.
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Da oggi impariamo a fluire con la Vita, diventiamo suoi discepoli o, se vogliamo, frequentatori della sua palestra di crescita emotiva. Così facendo scopriremo in ogni persona o situazione all'apparenza problematiche che ci invierà, dei doni preziosi per crescere e sviluppare quella resilienza emotiva che sarà capace di fare di noi persone complete e belle dentro, non più solo fuori.

Vincenzo Bilotta

domenica 16 agosto 2020

Il regno dell'amore

"E' meglio aver amato e perso che non aver amato mai". (Alfred Tennyson)

Oggi voglio parlarvi di un regno, in particolare del regno dell'amore. Amare non è mai semplice, perfino la parola amore fa paura a molte persone, specie quando una storia finisce e si tende a chiudere nei confronti di potenziali future relazioni ciò per paura di tornare a soffrire.

Ma se si ha paura di vivere un nuovo stato d'innamoramento e, in conseguenza di ciò, una nuova storia d'amore, si rischia di rimanere bloccati nel passato. Il passato fa parte, così come il futuro, del regno del tempo. Il regno del tempo è abitato dalla paura, la quale trae nutrimento dal tempo.

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Si ha paura e, di conseguenza, si vive nel tempo, quando, pur vivendo una nuova storia, si tende a guardarla con gli occhi rivolti al passato e nel timore che possa finire male come la precedente o, ancora, quando si proietta la nuova relazione sentimentale nel futuro e si vive nell'ansia rispetto a come potrà evolvere il rapporto col passare del tempo.

Ma l'amore, per inteso, non può nascere, crescere e diventare qualcosa di veramente importante, in grado di cambiarci la Vita, se noi continuiamo a viverlo nel regno del tempo, ciò per un semplice fatto: il regno del tempo appartiene alla paura, essa ci vive dentro fino al collo.

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Cosa fare allora? Affinché si possa vivere una vera storia d'amore libera da dubbi e paure, occorre viverla al presente. Il QUI E ORA, infatti, è l'unico momento in cui una nuova storia d'amore possa nascere senza correre il rischio di ripetere vecchi copioni o di andare in ansia per come potrà evolvere, altrimenti sarebbe solo paura, non amore.

Quando si comincia una nuova storia d'amore, occorre essere PRESENTI all'interno della relazione, altrimenti si corre il rischio di ripetere le dinamiche conflittuali delle storie passate. Bisogna voltare pagina, lasciarsi il passato alle spalle, rilassarsi e cominciare a vedere con gli occhi del nuovo e sempre e solo al presente.

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Chi ama davvero diventa eterno, ogni paura scompare, perché il tempo non ha più ragione di essere, resta solo l'apertura alla Vita e l'accoglienza del nuovo scaturente dalla nuova relazione. L'annullamento del tempo ci consentirà di innamorarci partendo da zero, proprio come se fosse la prima volta che ci succede, ciò perché saremo liberi sia dal passato, col suo carico di sofferenza, che dal futuro, con le sue relative ansie rispetto a come potrebbe evolvere il rapporto sentimentale con il nuovo partner.

Per innamorarsi dell'altro occorrerà, prima di tutto, innamorarsi di sé, accettandosi ed amandosi per quel che si è. Dopo essersi innamorati di sé occorrerà innamorarsi della Vita, accettandola come un dono e così come viene. Solo dopo essersi innamorati di sé e della Vita ci si potrà, infine, innamorare DAVVERO del partner, altrimenti si rischierà di ripetere le dinamiche di sofferenza già sperimentate con le storie precedenti.

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L'altro ci fa da specchio e non è mai un nostro completamento ma, semmai, una persona con la quale condividere, al di fuori del tempo, l'amore verso se stessi e verso la Vita. La relazione può nascere solo da una reciproca accettazione, dall'assenza di aspettative e da una completa libertà da ogni senso di possesso o controllo nei confronti dell'altro, diversamente sarà destinata ad essere governata dalla paura e, di conseguenza, a finire.

Vincenzo Bilotta

domenica 2 agosto 2020

Alchimia delle emozioni

Ciascuno di noi, nella quotidiana interazione con il mondo esterno, è portato a provare svariati tipi di emozioni. Non sempre, però, queste saranno emozioni di gioia. Spesso si tratterà di emozioni spiacevoli, le cosiddette emozioni negative come rabbia, paura o tristezza. In quei casi sarà necessario imparare ad osservarle per poi gestirle in maniera tale da non venirne travolti e, spesso, annientati.

Ma come fare? Di certo, non è semplice gestire delle emozioni, anche perché esse arrivano all'improvviso quale reazione a determinate dinamiche esterne che possono accaderci nella quotidiana interazione che abbiamo con cose, persone e situazioni di vario genere. Di conseguenza, bisognerà, dapprima, sviluppare una capacità di osservazione, la sola che ci potrà consentire di conservare la lucidità necessaria per non farsi travolgere quando arriverà l'onda-emozione.
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Senza una buona capacità di osservazione distaccata, non sarà possibile sviluppare la necessaria presenza mentale che ci consentirà di non entrare in reazione con l'emozione ma, lungi da ciò, ci farà agire in maniera vantaggiosa permettendoci, inoltre, di gestire al meglio la situazione senza perdere mai il radicamento in sé.

L'osservazione delle emozioni costituisce un lavoro di tipo alchemico-trasformativo. Possiamo paragonare l'emozione non osservata al veleno. Essa, se continueremo a lasciarla agire in noi ponendo in essere schemi di tipo reattivo, agirà un pò come un veleno, consumandoci lentamente, giorno dopo giorno. 
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Il lavoro di osservazione è l'unico che può permetterci di trasformare l'emozione in antidoto, anziché lasciarla agire come veleno. In questo modo guariremo dall'emozione attraverso la sua trasmutazione alchemica, ciò grazie ad un lavoro su di sé che comprenderà esercizi di meditazione e ricordo di sé.

Trasformando il veleno dell'emozione in antidoto, effettuiamo lo stesso lavoro che viene svolto quando si estrae il siero dal veleno dei serpenti. In pratica, capovolgeremo la situazione a nostro vantaggio, utilizzando l'emozione come stimolo ad uscire dallo stato di rabbia, tristezza o paura che sia, invece di rimanerne vittime inermi e per un periodo di tempo che potrebbe durare, a fasi alterne, anche tutta la Vita.
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Non dobbiamo considerare l'emozione come una nostra nemica, sarebbe contro natura farlo, essendo l'emozione naturale, fa parte della nostra fisiologia, sviluppata durante l'evoluzione stessa della razza umana. Ciò che è innaturale è il trattenerla, focalizzandosi su di essa perché, così facendo, la si alimenterà facendola crescere, correndo il rischio di identificarsi con essa.

Occorre  lasciarla fluire, l'emozione, senza mai trattenerla, semplicemente bisogna osservarla, non giudicarla e lasciarla andare. E' solo una reazione naturale del nostro sistema psicofisico a determinate dinamiche sia interiori che esteriori, la fisiologia fa il resto, va così, non alimentiamo la cosa e, dopo un pò di tempo, tutto tornerà alla normalità, com'è naturale e giusto che sia.
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Il semplice fatto di osservare l'emozione, dopo un pò di tempo ci consentirà di poter gestire in maniera più valida ed efficace la nostra Vita interiore così come le relazioni con il mondo esterno, permettendoci di risparmiare energie, tempo e salute.

Vincenzo Bilotta

domenica 19 luglio 2020

Il ritmo naturale della Vita

La Vita ha il suo naturale fluire. Basta osservare l'alternarsi puntuale delle stagioni, ognuna con il suo clima, l'andare in letargo di alcune specie di animali così come il periodo dell'accoppiamento. Gli uccelli sanno come, dove e quando costruire il nido per poi deporre le uova. 

Ogni cosa è al suo posto, ogni animale, pianta, stagione, sono programmate da Dio, intelligenza superiore, chiamatela come volete, ma c'è comunque un disegno di perfezione dietro, un'armonia assoluta, una pace oltre ogni cognizione, un senso di ordine oltre ogni logica umana...
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L'unica creatura che sembra non essersi ancora adattata a questo pianeta sembra essere l'uomo. Molti sostengono che ciò è dovuto al fatto che l'uomo è l'unico essere le cui origini non sono terrestri. Sembrerebbe, secondo queste teorie, che l'uomo sia il frutto di un esperimento da parte di alieni venuti a visitare il nostro pianeta in un non ben precisato periodo del passato.

Ad ogni modo, andando oltre ogni teoria in proposito, anche perché lo scopo di questo articolo è ben diverso, l'uomo è l'unica creatura che sembra davvero non seguire più il ritmo naturale della Vita. Viviamo in una società del "tutto subito", dove si perde di vista l'istante al solo scopo di sviluppare vere e proprie paranoie sul futuro.
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Le stagioni sembrano passarci sotto il naso, ognuna coi suoi colori, i suoi profumi, le sue caratteristiche peculiari, senza che noi ce ne accorgiamo, troppo persi come siamo dietro ai nostri pensieri, alle nostre inutili "preoccupazioni". Sembriamo proprio essere l'unica nota stridente, degli "alieni" in questa realtà spaziotemporale su questo pianeta.

Ci hanno insegnato a correre dietro al successo, al "più si ha, meglio è", alla ricchezza, alle cose a noi esterne di tipo effimero e meramente materiale. Nessuno ci ha insegnato a cercare la ricchezza dentro di noi, i nostri talenti-tesori sepolti nella nostra coscienza più profonda. 
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Nessuno ci ha educati al bello, alla Vita, a seguire il suo ritmo naturale, a restare ammirati per l'ennesimo tramonto come se fosse il primo, per il volo eseguito con simmetria impeccabile da uno stormo di rondini, per il verde di un bosco rigoglioso o per il canto melodioso di un uccellino in una fredda mattina di dicembre.

Siamo fuori dalla Vita e dal suo naturale ritmo, per questo ci si ammala sempre più e si è sempre più accelerati, inseguendo dei fantasmi creati dall'educazione al consumismo che ci hanno impresso a fuoco sin dalla più tenera età. Basta sentire il battito cardiaco accelerato e tutte le malattie cardiache delle quali molte persone soffrono. Ciò è dovuto allo stress innaturale al quale l'organismo viene sottoposto senza ragione, si superano i limiti, ci si disconnette dalla propria natura che è solo armonia, ed ecco, lo squilibrio arriva.
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La Vita è breve, questo è un dato di fatto, anche in una società dove i progressi della scienza medica sono stati davvero miracolosi. Si muore di stress, perché ci si sente soli, inutili, avulsi dal contesto nel quale si vive. In realtà si muore perché si è fuori fase, in dissonanza rispetto al ritmo naturale della Vita, si va troppo veloci e ci si brucia proprio per lo stress prodotto da questa discrepanza, questa disarmonia, tutto ciò è semplicemente contro natura.

Il gatto sa come prendere il topo, non glielo insegna nessuno; il gallo canta sempre alla stessa ora, non ha bisogno della sveglia; la scimmia si arrampica in maniera naturale sugli alberi senza aver bisogno di frequentare dei corsi di free climbing... Solo l'uomo necessita di corsi, esercizio e costanza per imparare, sempre che prima riesca a superare le paure che affollano la sua mente, paure che spesso sono illogiche, irreali.
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In pratica siamo gli unici esseri viventi su questo pianeta i quali, oltre a non essersi ancora adattati, non hanno fatto altro che disboscare, asfaltare, uccidere animali, inquinare, cementare, far la guerra ai propri simili e odiare tutto ciò che era diverso per cultura, colore di pelle o religione...

Basterebbe fermarsi un attimo a riflettere su tutto ciò... Vale davvero la pena di continuare a percorrere questa strada, costellata da violenza, sete di potere, considerato il fatto che la Vita è davvero breve e si potrebbe vivere in armonia con il suo naturale ritmo rispettando, al contempo, tutti gli esseri viventi, smettendo d'inquinare, di combattere, semplicemente fluendo, come mai prima d'ora nessuno ha mai pensato di fare?
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Il cambiamento parte da ognuno di noi. Basta fermarsi a riflettere un attimo, smettere di correre e cominciare a camminare, passo dopo passo, godendosi l'itinerario senza pensare troppo alla meta, lasciando essere le cose, secondo il loro naturale ritmo, smettendo di angosciarsi per un futuro che esiste solo nelle nostre teste e cominciando, infine, a vivere in armonia con tutte le altre creature esistenti.

Non è difficile raggiungere questo obiettivo, basta smettere di pensare troppo e meditare di più, serbare meno rancore e dare più perdono, sostituire l'amore alla paura e lasciare che la Vita ci consegni, finalmente, i doni che aveva in serbo per noi ma che non avevamo mai scartato per paura che contenessero una bomba.

Vincenzo Bilotta

domenica 5 luglio 2020

Ingrandire i "problemi"

In una società come la nostra, basata sul "tutto e subito", nell'era dei fast food, è sempre più diffusa la tendenza all'ansia nelle sue varie forme, fino ad arrivare a disturbi psicofisici molto seri. L'ansia, com'è naturale, nasce e cresce in chi non ha abbastanza volontà, interesse o voglia di essere presente, proprio QUI, proprio ORA.

E' normale che, in una persona che non è capace di essere presente a se stessa, un "problema", sia esso reale o frutto di semplici seghe mentali, venga dalla stessa ingrandito fino a non lasciarle spazio per vivere la Vita di tutti i giorni. E' così che ci si crea una Vita da incubo, una Vita dove non c'è più spazio per la ricerca dell'equilibrio e l'ambiente circostante viene costantemente percepito come minaccioso ed invivibile.
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Così facendo, sarà inevitabile entrare in un circolo vizioso dove, partendo dall'ansia, si continuerà a creare ed ingrandire i "problemi" senza possibilità apparenti di soluzione. Sì, perché la mente, avendoli creati nella sua realtà virtuale, non ci consentirà di risolverli nella Vita di tutti i giorni. E' così che continueranno a crescere a dismisura a meno che... A meno che non si scopra il trucco.

Per risolvere i "problemi" creati dalla mente, infatti, non è necessario agire nella Vita reale, anche perché molto spesso non esistono nemmeno... La soluzione dei "problemi" creati dalla mente può avvenire sempre e solo a livello virtuale, intellettivo, entrando dentro i programmi-sega mentale fino a disattivarli attraverso un nuovo programma chiamato OSSERVAZIONE COSCIENTE il quale andrà a neutralizzare i precedenti fino a ripristinare lo stato di equilibrio psicofisico che dovrebbe essere naturale e costante in ogni essere umano.
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Vi starete chiedendo cosa fare, invece, nel caso in cui i "problemi" fossero reali, materiali e non solo frutto di elucubrazioni mentali... La soluzione c'è, sempre! Basta cercarla, utilizzando un atteggiamento introspettivo, respirandoci dentro, non lasciandosi trascinare in un tempo che esiste solo nella mente e rimanendo, piuttosto, radicati nell'ADESSO, unico tempo esistente nel quale è possibile vivere ed esistere fisicamente.

Una volta radicati nell'ADESSO, si dovrà cominciare col considerare i "problemi" come opportunità. La parola opportunità ha un'energia diversa, alta, un valore opposto rispetto alla parola "problema". Questa energia, legata alla parola "opportunità", non potrà che andare a vantaggio della persona che la pronuncia.
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Le opportunità, a differenza dei "problemi", danno la possibilità di crescere, fluire con la Vita, trasformando se stessi in un primo tempo e nella propria interiorità e il mondo esterno, quale naturale conseguenza del lavoro interiore svolto su di sé. Ecco che, in questo modo, i "problemi"-piombo vengono trasmutati alchemicamente, attraverso il corretto utilizzo delle parole, in opportunità-oro. 

In questo modo, quando le situazioni della Vita risultano essere particolarmente complesse, potete sempre sostituire il vocabolo "complesso" con "ricche di opportunità per la crescita personale" per poterne uscire rafforzati, adulti, liberi.
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Come avrete avuto modo di constatare, la Vita che vivete dipende dal vostro modo di vederla e interpretarla. Da oggi, quando i "problemi" sembrano sovrastarvi, smettete di focalizzarvi su di essi perché, così facendo, li ingrandirete, proprio come una formica può sembrare, all'apparenza, un vero e proprio mostro se vista con una lente d'ingrandimento.

Smettete di ingrandire ogni cosa, lasciate andare la lente d'ingrandimento e cominciate, piuttosto, ad OSSERVARLA, RESPIRATECI, poi volgete lo sguardo altrove, RIFLETTETECI e vedrete che, in breve tempo, riuscirete a far sparire ogni "problema" perché vi sarete focalizzati sul lato opposto, quello della loro soluzione, facile no?

Vincenzo Bilotta