domenica 3 marzo 2019

Uscire dal personaggio

"C'è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno." (Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila)

Ciascuno di noi interpreta un personaggio. No, un personaggio sarebbe poco. In realtà ciascuno di noi porta dentro di sé tanti personaggi quante sono le persone che frequenta, le situazioni con le quali interagisce. Se ci fate caso, quando siete a casa e vi trovate in compagnia di vostra madre usate un determinato tono, un certo linguaggio e delle posture specifiche.
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Se, invece, vi trovate con i vostri figli, allora il discorso cambia, e ancora con vostra moglie e il vostro datore di lavoro o partner in affari o, ancora, se avete una ditta in proprio, con i vostri dipendenti. Insomma, ognuno di noi ha tanti personaggi dentro di sé, ognuno con una sua caratteristica specifica che li contraddistingue da tutti gli altri e ne delimita, al contempo, i confini.

Questi personaggi li sviluppiamo nel corso della nostra crescita e ci servono per interagire al meglio con il mondo a noi esterno. Nasciamo come lavagne bianche, non abbiamo nessun tipo di personaggio dentro. Quando siamo piccoli vogliamo solo giocare, esplorare il mondo, conoscere le cose, gioire del momento, il resto sono solo follie da adulti.
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Poi il discorso cambia, col tempo si cresce, si riceve un'educazione-programmatica, si tende ad essere inquadrati per poi, terminato il processo di programmazione cerebrale, essere inseriti nel gregge di umanoidi medi e messi a pascolare come pecore del sistema. Ma questo è un altro discorso, oggi mi occuperò dei vari personaggi che vivono al nostro interno e che si sviluppano, li sviluppiamo noi in realtà, assieme al nostro sistema psicofisico.

Quando diventiamo adulti, tendiamo ad assumere determinati atteggiamenti a seconda delle persone che ci troviamo davanti. Fa parte del modo naturale di interagire con il mondo esterno, è una strategia efficace per comunicare con chi ci sta di fronte, assumendo posture, toni di voce, e modi di fare che dovranno essere il più efficaci possibili in relazione al contesto.
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Perfino quando abbiamo il nostro gatto in braccio assumeremo determinate posture ed avremo un tono di voce diverso rispetto a quando andiamo a comprare il pane. Fa parte del gioco, il gioco dei personaggi, il gioco della Vita.

Il problema sorge quando noi non riusciamo ad uscire da un determinato personaggio ed esso comincia a governarci in maniera quasi automatica. In questi contesti noi siamo come degli zombie, non abbiamo più il controllo sulla nostra Vita, siamo come governati da un'identità a noi esterna, come posseduti da un demone/alieno.
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Alcuni hanno problemi a togliersi di dosso la personalità che utilizzavano durante il periodo delle scuole superiori quando, magari, venivano derisi dai propri compagni o svalutati dai professori. In quel caso si rischia di sviluppare e portare avanti una personalità insicura anche nei contesti lavorativi o nelle relazioni interpersonali.

Fondamentalmente, dopo quanto detto, bisogna precisare che, quando si è da soli a casa si interpreta un altro personaggio, quello vero, quello che di solito non esprimiamo liberamente in pubblico. QUELLO SIAMO NOI. La nostra identità va oltre i singoli personaggi che sembrano popolare e spadroneggiare all'interno del nostro sistema psicofisico.
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Noi siamo COLUI CHE OSSERVA i singoli personaggi. Se non riusciamo ad osservarci mentre interpretiamo i diversi personaggi, allora diventiamo come la maggior parte degli umanoidi medi: meccanici, scontati, incoscienti, in pratica degli zombie o, se volete, dei robot telecomandati da programmi educativi.

Ecco quanto è importante sviluppare l'osservatore esterno, quello che ci potrà consentire di gestire i vari personaggi nelle diverse situazioni di Vita quotidiane senza, tuttavia, mai perdere di vista la nostra vera essenza, quella che esiste al di sotto di tutto questo mare di persone che ci troviamo ad interpretare ogni giorno in quel teatro chiamato "Vita".
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Impariamo, quindi, ad osservarci ed evitiamo, invece, di identificarci con uno o più personaggi perché essi non fanno parte di noi, ci servono per agire con il mondo esterno, per fare da tramite allo scopo di comunicare in maniera efficace ma, ricordatelo bene, non sono la nostra Vera Essenza.

La Vera Essenza non ha nome né forma, essa è al di là del corpo e della mente, Eckhart Tolle la chiama il "testimone", ciò perché osserva, testimonia gli accadimenti senza, tuttavia, lasciarsi da essi coinvolgere. Imparate, quindi, almeno provateci, a sviluppare questo testimone, o osservatore silenzioso, per poter vivere e interpretare diversi ruoli senza mai diventare qualcuno di specifico. Solo così potrete tornare liberi ed indipendenti riappropriandovi, al contempo, della vostra Vera Natura Divina che è silenzio oltre le parole e la forma.

Vincenzo Bilotta

domenica 17 febbraio 2019

Vera natura ed identità anagrafica

Quando nasciamo, noi SIAMO. Nasciamo connessi con la nostra vera natura, che è al di là del nome, del sesso, della razza, della forma, dei possedimenti, SIAMO e basta. In quel momento siamo lavagne pulite, direttamente connessi col Divino che è in noi e, in quel momento e fino a quando non ci verrà da altri attribuita un'identità anagrafica, saremo in uno stato naturale di creatività.

Poi, come accade per tutti, subentra il processo educativo, la definizione maschio/femmina, bello/brutto, buono/cattivo e da quel momento tutto cambia. C'è un cambio di rotta radicale, si comincia ad essere definiti dall'esterno, dai nostri genitori, insegnanti, allenatori, amici, preti. Ci viene attribuito un nome, un domicilio, delle proprietà.
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Studiando acquisiremo dei titoli e con quelli saremo chiamati, dottore, onorevole, architetto, panettiere, operaio. Ma siamo veramente tutto ciò? No! Questo è solo un allontanamento dalla nostra vera natura, dalle nostre origini Divine, dal nostro stato creativo che, tuttavia e per fortuna, resta in noi allo stato dormiente.

Noi non siamo il nostro nome, il nostro titolo, le nostre proprietà, le nostre emozioni, il nostro conto in banca, la nostra relazione sentimentale, l'auto posteggiata sotto casa... Questi sono solo segni distintivi, identità esterne a noi. Noi SIAMO e basta!
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Quando cominceremo ad ESSERE senza nome, senza titolo, senza una precisa identità sociale, razziale o culturale che dir si voglia, allora e solo allora cominceremo ad avvicinarci alla nostra vera natura, al nostro vero stato, al nostro Dio interiore.

Chi riesce ad ESSERE torna, proprio per questo, ad attingere alle sue infinite potenzialità interiori sopite, sì, ma mai perdute. L'Anima torna a cantare melodie che prima il cuore non riusciva ad udire per il troppo caos mentale. Questa ristabilita comunione fra Anima e cuore determina uno stato di apertura di quest'ultimo.
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Chi riesce ad aprire il proprio cuore, comincerà a vivere uno stato d'innamoramento. Questo Amore sarà un Amore incondizionato verso tutto e tutti ma, soprattutto, verso se stesso. Chi si riconnette con la propria vera natura oltre la forma e la definizione può, finalmente, tornare ad amarsi come nessuno mai gli ha insegnato a fare, dopotutto nella nostra società ci viene insegnato un Amore verso le cose/persone a noi esterne, essendo visto l'Amore verso se stessi come egoistico e sbagliato, ciò per un retaggio religioso-culturale.

Ma quando la mente diventa silente tutto cambia, tutto si trasforma, tutto torna ad ESSERE ciò che, in realtà, è sempre stato. La differenza sarà data dal fatto che, una volta tornati alla propria vera natura, si riuscirà a percepire la gioia, l'entusiasmo, la gratitudine e l'Amore incondizionati propri dell'Anima, ciò perché si avranno OCCHI PER VEDERE E ORECCHIE PER ASCOLTARE la parola di Dio, quella che ognuno di noi ha portato sempre dentro di Sé e che è esprimibile con un solo verbo, un solo obiettivo, una sola azione: AMARE.
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La nostra vera natura, infatti, è Puro Amore Incondizionato che va oltre la forma, oltre il possesso, il nome e i titoli accademici, fino ad abbracciare l'infinito universo racchiuso in noi per farci tornare Coscienti delle nostre origini Divine e liberarci dal sogno di materia.

Vincenzo Bilotta

domenica 3 febbraio 2019

La Via verso la felicità

La felicità è una chimera per molti, frutto di sacrificio per altri, coronamento di un sogno prima di morire per la maggior parte. Per alcuni felicità significa auto di lusso, mobili antichi, super villa con piscina, successo, potere, elevarsi al di sopra della media, dominare le masse.

Spesso, però, nonostante si raggiungano questi traguardi, la felicità stenta ad arrivare, non arriva o, in alcuni casi, pur arrivando sparisce dopo poco tempo senza lasciare nessun senso di appagamento o crescita da parte di chi la sperimenta.
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La verità è che la Via verso la felicità è breve, dritta e senza ostacoli, se solo la si guardasse con gli occhi di un bambino. Perché, dovreste saperlo già, i bambini trovano le soluzioni a tutti i problemi, provano gioia nello sporcarsi in una pozzanghera di fango e, soprattutto, sono felici per il solo fatto di poter sperimentare la Vita, il gioco, il solo fatto di ESSERCI, di ESISTERE.

Succede, però, che accanto ai bambini felici ci siano altri bambini feriti, più comunemente chiamati adulti. Questi adulti, dopo aver avuto determinate esperienze poco piacevoli e aver vissuto con paura la Vita, hanno il compito di rovinare anche... volevo dire educare, i bambini.
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Così la felicità non è più raggiungibile tramite la Via maestra. Se si vuole essere felici si deve sudare, lavorare, faticare, ci si sacrifica, si rinuncia, diventa tutto un calvario insomma. Sì, gli adulti e il processo educativo-programmatico riescono, come sempre, a distorcere la realtà anche in questo caso, facendo deviare la maggior parte delle persone dalla Via diretta e senza ostacoli verso la Vera Felicità obbligandoli, piuttosto, a compiere dei giri tortuosi attraverso labirinti creati da menti che hanno sperimentato la paura e l'hanno trasmessa sotto forma di "esperienza" attraverso il processo educativo-programmatico ai loro successori nel percorso formativo sperimentale terrestre da parte dell'umanoide medio-mediocre.

In famiglia ci viene insegnato che per essere felici bisogna fare, fare, fare per poi avere e poter, infine ESSERE. Ci viene detto dai nostri genitori, educatori, amici, partner e allenatori, che la felicità è raramente raggiungibile, di breve durata ed ottenibile solo dopo intensi sacrifici, sofferenze, lavoro.
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Nessuno ci ha mai detto che il raggiungimento della felicità ha un percorso inverso rispetto a quello indicatoci da chi ci ha educati e cresciuti. Invece di dover fare, fare, fare per avere ed, infine ESSERE, bisognerebbe avere Coscienza di Sé, della propria natura Divina, del fatto che la Vita è un gioco per poter, così, ESSERE ed ottenere senza fare, fare, fare...

Anche la Via verso la felicità, dopotutto, se ci riflettiamo, è fatta di cose semplici. L'abbraccio da parte di una persona cara, l'aiutare un amico che ha bisogno di noi perché sta attraversando un momento particolare della sua Vita, sedersi ad ammirare un tramonto, stare ad occhi chiusi in spiaggia, respirando la brezza marina e lasciandosi cullare dal suono delle onde del mare... Questa è la Via verso la felicità, questa è la strada che ci porta a Dio.
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Il sistema, purtroppo, è strutturato in maniera tale da farci cercare la verità fuori di noi. Così come ci viene insegnato che la realtà dimora al nostro esterno nelle cose materiali e negli attaccamenti, ciò allo scopo di creare dipendenza per poter servire da nutrimento al sistema stesso, anche per quanto riguarda la felicità le cose non stanno diversamente.

Ci viene insegnato che per essere felici bisogna avere il SUV, fare le ferie in località dai nomi impronunciabili, avere tante donne/uomini, vivere al di sopra della media in una modalità usa e getta e avanti la prossima moda/subcultura da troglodita tecnologico.
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La felicità, in realtà, dimora IN NOI, noi siamo la felicità senza far nulla, rimanendo in ascolto del respiro, rilassando ogni muscolo, sorridendo senza motivo, passando dallo stato di competitività a quello di collaborazione con il nostro prossimo. Questa è la vera Via verso la felicità.

Le cose esterne a noi, siano esse relazioni sociali, lavorative, sentimentali, beni di nostra appartenenza, raramente sono stabili, nessuno ci garantisce la loro durata all'infinito, noi stessi siamo come auto prese in leasing, i nostri corpi li consegneremo al momento della morte, non li porteremo con noi di certo.
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In un modo o nell'altro, tutto ciò che è esterno a noi è passeggero, non comporta una vera felicità e, se può essere motivo di felicità, avrà una durata limitata. Prima o poi ci si stanca dei "giocattoli nuovi" siano essi la donna/uomo di turno, il lavoro prestigioso, l'auto supersportiva. Per questo si vive di arrivismo, si cercano prestazioni da primato, è una compensazione di un vuoto incolmabile, perché questo vuoto non può, in realtà, essere riempito di esteriorità.

Il vuoto è interno a noi e l'unico modo per colmarlo è guardarci dentro, al costo di perdercisi, di provare terrore puro. Dentro questo vuoto sta tutto il nostro malcontento, tutta la nostra illusione di essere soli al mondo, tutti i desideri di beni superflui, droghe imposte dal sistema per renderci suoi schiavi e privarci del nostro potere Divino originario.
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Alla luce di quanto sopra esposto, quale potrebbe essere la soluzione? Secondo me bisogna tornare ad essere come dei bambini, non inteso come infantili ma, semmai, come persone dal CUORE PURO E APERTO. Dopo essere tornati puri di cuore si potrà tornare a giocare con la Vita, a meravigliarsi di un tramonto, ad esserci mentre si sta lavorando, si sta facendo l'Amore, si sta passeggiando, respirando o bevendo una tazza di caffè.

Perché la felicità dimora nelle piccole cose che ci lasciamo sfuggire ogni giorno per la troppa fretta, per le troppe elucubrazioni mentali causa di ansie e sofferenze irreali. Viviamo in uno stato di sogno, di ricerca del piacere compensativo, allo scopo di risolvere problemi spesso frutto di fantasie e, di conseguenza irreali.
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BASTA SVEGLIARSI, BASTA FARE CIO' CHE SI E' SEMPRE FATTO MA CON COSCIENZA DI SE'. ALLORA, E SOLTANTO ALLORA, LA VITA POTRA' TORNARE AD ESSERE CELEBRAZIONE, GIOIA INCONDIZIONATA, VIA DI ACCESSO DIRETTO A QUELLA FELICITA' CHE E' SEMPRE ESISTITA IN QUANTO PARTE DI NOI, MA CHE NON AVEVAMO MAI TROVATA PERCHE' PERSI NELL'ILLUSIONE MENTALE DI DOVERLA CERCARE AL NOSTRO ESTERNO

Vincenzo Bilotta


domenica 20 gennaio 2019

Il parere altrui

"A tutti porgi orecchio, a pochi voce. Accogli sempre l'opinione altrui, ma pensa a modo tuo". (William Shakepeare)

La Vita Vera comincia fuori dagli schemi mentali. La maggior parte delle persone è legata ed affezionata a questi schemi mentali. Il più potente condizionamento presente fra i tanti a livello mentale è, sicuramente, il giudizio. Si ha paura del giudizio, si esprimono giudizi in maniera costante su cose, eventi, persone, ci si erge a giudici delle Vite altrui ma, al contempo, si teme l'altrui giudizio.
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Gran parte delle nostre azioni è condizionata dalla paura di essere giudicati, di ciò che potranno pensare gli altri riguardo alle scelte da noi fatte, ai percorsi intrapresi, al seguire nuovi modelli di pensiero che potranno risultare, ai più, quantomeno strambi.

Il fatto è che noi dipendiamo dal giudizio degli altri e raramente facciamo qualcosa che possa andare contro l'opinione comune, ciò a costo di perdere l'occasione di evolvere ed uscire, finalmente, dal branco di umanoidi medi o pecore belanti che dir si voglia.
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Fin da piccoli cominciamo ad essere giudicati. Tutto comincia non appena cominciamo a camminare e a vestirci. Già in casa, prima ancora di frequentare l'asilo, i nostri genitori cominciano col giudicare come mangiamo, come vestiamo, cercando di correggerci allo scopo di educarci, ma questa, seppur fatta a fin di bene, costituisce pur sempre una forma di giudizio.

Quando finiamo a scuola per essere educati-programmati saremo giudicati dai nostri insegnanti, allenatori, preti, amici. Le pagelle sono un esempio di giudizio. A volte potrà succedere, però, che questo giudizio non saprà cogliere gli eventuali disagi che la persona starà vivendo e finirà col peggiorare le cose, definendo l'alunno come introverso, timido, aggressivo o svogliato.
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Insomma, fin da piccoli, per star bene, ci insegnano a dipendere dall'altrui giudizio. Se questo giudizio sarà a noi favorevole, allora noi saremo, a nostra volta, felici. Diversamente, qualora verremo giudicati troppo aspramente, tenderemo a sviluppare un senso di inadeguatezza e la paura, per il futuro, di poter deludere le persone alle quali teniamo.

Man mano che ci abitueranno ad essere giudicati, noi stessi sentiremo il bisogno di chiedere il giudizio degli altri prima di compiere determinate scelte. Quando si chiede un parere su come si è vestiti, su quale percorso di studi intraprendere dopo le scuole superiori o, semplicemente sul ristorante dove poter mangiare una buona cena, queste non sono altro che forme di richiesta volontaria di giudizio agli altri.
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Si finisce col dipendere dagli altrui pareri prima di effettuare delle scelte non sapendo che, così facendo, ci si limita nella libertà di fare ciò che più si ama. La conseguenza di questa forma di dipendenza dall'altrui parere, la si può notare nella nostra società, dove ci sono persone che svolgono lavori in modalità "sopravvivenza", sposano persone perché temono di rimanere sole quando, in realtà, così facendo, saranno ancora più sole di quanto avrebbero mai potuto immaginare. 

Insomma, la nostra è una società che fa per paura di essere giudicata, vive di ragione e non di sentimento, trae spunto dai pareri e ha smesso di seguire le proprie passioni, i propri talenti e, in generale, i progetti della propria Anima, quelli per i quali è venuta al mondo.
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Ecco nascere da questa situazione di disagio la società attuale, fatta di persone depresse, insoddisfatte, alla ricerca di oppio per le menti iperattive ed irrequiete, persone sorde al linguaggio del cuore, che hanno orecchie solo per sottoporsi all'altrui giudizio dal quale fanno dipendere la loro felicità e il loro futuro.

Queste persone non sanno, però, che facendo dipendere il loro avvenire, la loro felicità, dall'altrui parere, giocheranno alla roulette russa, riuscendo raramente ad essere in grado di raggiungere i propri obiettivi in quanto, il più delle volte, raggiungeranno gli obiettivi consigliati dagli altri attraverso i loro pareri.
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Per uscire da questo circolo vizioso, da questa fabbrica in grado di generare solo persone infelici, bisognerà avere coraggio, apertura di cuore smettendo, al contempo, di avere paura del giudizio degli altri, di chiedere agli altri il loro parere prima di intraprendere una determinata strada.

Ricordate sempre che: SE FATE UNA SCELTA SARETE GIUDICATI; SE LA SCELTA NON LA FATE, ANCHE IN QUEL CASO SARETE GIUDICATI; SE RIMANETE INDECISI SUL DA FARSI, ANCHE IN QUEL CASO SARETE GIUDICATI; PROPRIO PER QUESTO, IMPARATE A FARE O NON FARE FREGANDOVENE DI CIO' CHE DIRANNO GLI ALTRI IN PROPOSITO.
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Tenete a mente che chi vi da dei pareri lo fa sempre in base alla propria personale esperienza e, a volte, questa esperienza, in realtà, non l'ha mai fatta e la basa sui "sentito dire", quindi non potrà esservi di nessuna utilità. Chiedete i pareri, se ciò vi può tranquillizzare riguardo determinate scelte e cambiamenti che intendete fare all'interno delle vostre Vite, ma riservatevi voi il diritto ad avere l'ultima parola in merito perché, la vera esperienza è quella che si fa attraverso le proprie azioni compiute sul campo pratico e non in base alle teorie ascoltate da chi, magari, il coraggio di fare le vostre scelte non lo ha mai avuto e adesso si permette pure di darvi delle direttive in merito.

Vincenzo Bilotta

domenica 30 dicembre 2018

Divide et impera

Tutto nasce dall'Uno per poi ritornare ad esso, ciò dopo aver vissuto l'esperienza che gli consentirà di riconoscere la natura unitaria di ogni cosa: la dualità. Il nostro mondo è duale. Esso, infatti, è formato da buoni e cattivi, giusto e sbagliato, luce e buio, Amore e paura, male e bene e potremmo continuare all'infinito!

Tutte queste descrizioni fanno parte della mente, sono sue creazioni. E' la mente, infatti, che vuole giudicare, separare, accusare, combattere, schiacciare, non l'Anima né, tantomeno, il cuore. Del resto, chi ci governa sa bene come usare questa dualità per poter separare, manipolare, comandare, imporre e sottrarre. Il metodo che viene utilizzato dal sistema, del quale siamo parte, nostro malgrado, si basa sul divide et impera, in italiano "dividi e comanda".
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Se ci fate caso, le religioni, lo sport, gli spettacoli d'intrattenimento televisivo utilizzano questa forma di manipolazione e separazione fra le masse di individui. Perché avviene tutto ciò? Secondo voi, chi governa è un idiota? No, per nulla, anzi... Chi sta al di sopra di noi sa benissimo come ottenere ciò che vuole dalla popolazione in generale. 

Ma perché la popolazione è così facilmente manipolabile? Per il semplice fatto che, pur essendo in netto vantaggio numerico rispetto a chi la governa essa è, tuttavia, profondamente frammentata al suo interno. Perché avviene tutto ciò? Il popolo non ha forza né, tantomeno, potere, per il fatto che è troppo impegnato a fare la guerra agli altri suoi simili, persone comuni che, come lui, hanno le stesse esigenze, necessità e desideri.
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Quali sono gli strumenti architettati dall'alto per riuscire a governare delle masse? Primo fra tutti è la religione. Per millenni sono stati perpetrati massacri, guerre sante, roghi inquisitori e persecuzioni, tutto ciò in nome di un Dio che sembrava essere diverso quanto ad interessi preferenze ed ambizioni, rispetto a quelli di ogni altra religione...

La religione dovrebbe avere come scopo quello di creare armonia fra i popoli, facendo loro professare liberamente il credo di appartenenza ricordando alle persone che DIO è sempre e solo uno, a prescindere dal nome che assumerà per ciascun credo religioso. Invece, lungi da tutto ciò, l'uomo ha fatto della religione un mezzo per arricchire pochi a dispetto delle masse, torturare innocenti, mettere a morte persone di credo diverso, portare avanti guerre e massacri adducendo come scusa la superiorità di un credo rispetto ad un altro.
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Il secondo mezzo per dividere i popoli e poterli governare attraverso il caos e la frammentazione è la politica. Attraverso il sistema dei partiti, ogni persona si illude di avere un credo diverso da chi, ad esempio, vota un partito diverso dal proprio. Così, dietro queste apparenti preferenze sorgono, fra la gente comune, dei veri e propri dibattiti, litigi, allo scopo di far valere, a volte anche con la forza, la propria opinione su chi, invece, la pensa diversamente.

In tutto ciò ci guadagna sempre chi sta in alto perché, come disse qualcuno una volta "fra i due litiganti, il terzo gode"! Alla fine si va a votare solo perché si ha diritto ma non si ha mai la soddisfazione di essere governati dalle persone verso le quali si era espressa la propria preferenza, tutto ciò al giorno d'oggi accade anche quando queste persone vengono elette a maggioranza dei voti (vedi democrazia...).
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Terzo mezzo per tenere divise le masse è lo sport, in particolare il calcio. Se ci fate caso, quello che dovrebbe essere occasione d'incontro fra popoli, mezzo di svago per uscire dalla routine quotidiana, è stato trasformato in un fenomeno molto simile alla guerriglia urbana, dove sta il divertimento in tutto ciò?

Ogni squadra, così come accade per i partiti politici o le religioni di appartenenza, ha i suoi tifosi. Ma non tutti i tifosi si fermano al fenomeno sportivo in se stesso. Molti di essi ne fanno una questione personale, una battaglia urbana nei tranquilli pomeriggi domenicali. Ed ecco nascere da tutto ciò fenomeni di teppismo urbano e guerriglia negli stadi dove i tifosi delle squadre avversarie, lungi dal voler assistere all'evento sportivo, si danno battaglia.
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Quarto mezzo per dividere le masse è, sicuramente, la tv. Grazie alla tv le persone vengono indottrinate, manipolate e rese intellettualmente degli idioti grazie a delle notizie che sono, nella maggior parte dei casi, create ad arte allo scopo di gettare nel caos, nella paura e, in ogni caso, lasciare nell'ignoranza la maggior parte di chi sceglie i tg come unico mezzo "d'informazione".

Proprio grazie alle notizie manipolate ad arte in tv dai media, molte persone saranno portate a credere che determinate guerre siano giuste, che la medicina ufficiale è l'unica detentrice dell'elisir di lunga Vita, che autentici dittatori siano i fautori della più pura delle democrazie.

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Grazie al fenomeno dei tg, masse di individui vengono indottrinate e portate ad obbedire in maniera cieca ed incondizionata da quella che, per molti, è l'unica forma di svago e "istruzione" per i loro intelletti mediocri da bar di periferia: la tv. Per queste persone, tutto ciò che dicono in tv nei tg è verità assoluta.

In contrasto con queste persone ci saranno coloro i quali alla tv non credono più, forse non hanno mai creduto e che ad ogni notizia presa per oro colato dai fan dei tg, cercano subito riscontro ed approfondimento ricercando la verità per conto proprio. Ovvio, gli scontri fra chi crede nella tv e chi ricerca la verità oltre le idiozie che ogni giorno propinano i mass media tramite questi mezzi di ipnosi di massa, saranno anche molto violenti. 
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Tutto ciò è voluto dal sistema. Infatti è molto più facile governare ed imporre sanzioni, leggi, restrizioni e quant'altro potrà venire in mente a chi sta in alto, su chi è troppo impegnato a litigare col vicino di casa sulla squadra che vincerà domenica o su chi, invece, penserà solo a guardare male l'immigrato di turno perché è convinto che gli stia rubando il posto di lavoro.

Per fortuna molti si sono già svegliati e hanno capito che la separazione non porta mai a nulla ed è necessario, oggi più che mai, un ritorno all'Uno. Solo riconoscendo ognuno di noi come membro di una grande famiglia globale potremo riuscire a porre fine allo strapotere di pochi individui.
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Non è più possibile né, tantomeno, auspicabile il dominio di poche famiglie su miliardi di individui, bisogna uscire dal sogno di dualità, riappropriarsi della conoscenza dell'Uno, riconoscere l'altro quale parte di noi, ciò anche attraverso quello che la fisica quantistica usa definire come principio di non località. Ogni cosa è collegata con ogni altra, riconoscerlo è potere, negarlo è caos, quello che il mondo sta vivendo oggi.

Ma, si sa, nei secoli passati è stato proprio dal caos che è nato qualcosa di buono, ciò perché fa parte della natura animica dell'uomo incarnarsi in un corpo e sperimentare il duale perché, attraverso questo percorso conoscitivo, potrà riconoscere l'Uno, non prima, altrimenti non sarebbe stato necessario discendere sulla terra a sperimentare.
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Alla fine, dopo aver sperimentato la fisicità e la separazione che ne consegue, il passo successivo, il solo che potrà portare il genere umano alla liberazione dal due per poter ri-abbracciare l'Uno, sarà costituito dal riconoscere nell'altro una parte di noi, ciò nella sua diversità quanto ad ideologia, gusti alimentari, colore di pelle e quant'altro lo potrà contraddistinguere da noi. In quel momento la famiglia globale, l'Uno Assoluto, potrà dirsi ritrovata e ricostituita e niente e nessuno più potrà avere potere su di Lei.

Vincenzo Bilotta

domenica 16 dicembre 2018

La battaglia contro i mulini a vento

"In questo mentre, scòrsero trenta o quaranta mulini a vento che sono in quella pianura, e come don Chisciotte li ebbe veduti, disse al suo scudiero: — La fortuna va guidando le cose nostre meglio di quel che potessimo desiderare; perché, vedi là, amico Sancio Panza, dove si scorgono trenta o pochi di più, smisurati giganti, con i quali penso di battagliare sì da ammazzarli tutti. Con le loro spoglie cominceremo a farci ricchi, poiché questa è buona guerra, ed è anche gran servigio reso a Dio sbarazzare da tanto cattiva semenza la faccia della terra. — Quali giganti? — disse Sancio Panza. — Quelli — rispose il padrone — che tu vedi laggiù, con le braccia lunghe, che taluni ne sogliono avere quasi di due leghe. — Guardate — rispose Sancio — che quelli che si vedono laggiù non son giganti, bensì mulini a vento, e quel che in essi sembrano braccia sono le pale che, girate dal vento, fanno andare la macina del mulino. — Si vede bene — rispose don Chisciotte — che in fatto d'avventure non sei pratico: son giganti quelli; che se hai paura, scostati di lì e mettiti a pregare mentre io vado a combattere con essi fiera e disuguale battaglia." (M. De Cervantes, Don Chisciotte della Mancia)

Ci hanno insegnato che il mondo, tutto quello che esiste, è esterno a noi, così ci hanno detto. Ci hanno pure detto che esistono i nemici, gli ostacoli, i contrattempi, la fortuna/sfortuna e un destino crudele. Nessuno ci ha, però detto, durante quest'opera di lavaggio del cervello, che il mondo comincia da noi, è dentro di noi e SOLO noi possiamo modificarlo in quanto siamo, in maniera più o meno cosciente, i suoi creatori.
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Infatti siamo noi a creare la realtà che ci sta intorno, quella esterna a noi. Noi siamo responsabili, più o meno coscienti, degli accadimenti quotidiani con i quali andremo ad interagire. Le persone che incontriamo, le situazioni che viviamo, il lavoro che svolgiamo dipendono tutti/e da ciò che abbiamo dentro.

Quante volte vi sarà capitato che qualcuno ci passa davanti mentre siamo in fila alla posta o, ancora, mentre siamo al supermercato un nostro conoscente ci saluti in maniera molto sbrigativa e con il broncio anziché col sorriso che, pensiamo noi, ci saremmo aspettati/meritati, dopotutto siamo buoni con tutti e cerchiamo di crearci un buon karma...
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Tante volte, troppe volte! Queste situazioni, lungi dal fare stare bene e goderne creano, com'è plausibile per chi non lavora su di Sé ma pensa solo ad eseguire un programma automatico, disagio, tensione, sofferenza e rabbia.

Sì, queste situazioni di disagio sono "normali" per chi non è capace di modificare la propria realtà, per chi non crede di essere responsabile degli accadimenti quotidiani che vive da vittima, da predestinato di un destino avverso, mai favorevole.
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Colui il quale ai nostri occhi incarna il "male" nella persona del nostro capoufficio, di chi ci taglia la strada mentre stiamo svoltando, di chi ci tratta male e con superficialità è, in realtà, un nostro specchio e, in quanto tale, una preziosa occasione per poter guardare dentro di noi e scoprire quale conflitto irrisolto che portiamo in noi dal passato, è andato a ridestare per consentirci, se saremo pronti, di risolverlo e vivere, finalmente, da persone libere.

Ma pochi si rendono conto del fatto che sarebbe più semplice e proficuo guardarsi dentro allo scopo di trasformare ISTANTANEAMENTE ciò che non va fuori. Così, ed in conseguenza di quanto detto, a causa della mancata osservazione di sé si vivrà il conflitto all'esterno e si romperà, così facendo, quello specchio che, attraverso una determinata persona/situazione, ci avrebbe potuto dare la possibilità di uscire da questo circolo vizioso per potere, infine, divenire maghi e padroni della propria Vita.
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Si diventa, in altre parole, dei novelli Don Chisciotte intraprendendo, in maniera altrettanto distorta ed allucinata, la propria battaglia contro i mulini a vento. I mulini a vento altro non sono se non le fantasie della nostra mente allucinata, la quale ha come naturale attitudine quella di cercare colpevoli all'esterno di sé, MAI all'interno.

A volte è anche la mancanza di umiltà, quell'umiltà necessaria affinché cominciamo a renderci responsabili di ciò che ci accade smettendo, al contempo, di dare la colpa allo stato, alle situazioni, ai genitori, agli alieni e chi più ne ha, più ne metta...
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SOLO LA PERSONA UMILE E' IN GRADO DI PRENDERSI LA RESPONSABILITA' PER QUANTO LE ACCADE ALL'ESTERNO CAPENDO CHE, TUTTE LE PERSONE, SITUAZIONI E CREAZIONI IN GENERALE, SONO SOLO FRUTTO DI CREAZIONI A LEI INTERNE, DI PENSIERI REITERATI PER GIORNI, MESI, FORSE ANNI, FINO A FARLI DIVENTARE MATERIALI ED INTERAGIRCI IN MANIERA PIU' O MENO COSCIENTE.

Quando si comincerà a coltivare l'umiltà, la capacità di osservarsi unite a quel senso di responsabilità, il solo che potrà farci diventare degli adulti in senso psichico e non solo fisico, solo allora si potrà smettere di sprecare le proprie energie in un'inutile battaglia contro quelle che sono solo proiezioni mentali. In quel momento, presa coscienza della propria capacità di creare tutto ciò che esiste di esterno a noi potremo, quando non ci piacerà, trasformarlo dentro di noi cambiando la realtà in maniera istantanea e smettendo di scagliarci contro ogni specchio a spada tratta.
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Tutto questo lavoro è molto importante anche ai fini energetici. Infatti, smettendo di sprecare energie all'esterno, forza centrifuga, si potrà cambiare direzione al proprio flusso di potere indirizzandolo, questa volta, all'interno, forza centripeta. Questa concentrazione di forze ci darà la possibilità di evolvere e guarire blocchi energetici anche molto importanti, grazie alla cessata dispersione energetica verso l'esterno a causa di un'allucinata quanto inutile battaglia contro dei mulini a vento.

Vincenzo Bilotta

domenica 2 dicembre 2018

La trappola del pensiero positivo

Il pensiero positivo, il pensare positivo, sono diventati una moda. Ma, il solo pensare positivo, molto spesso, non basta. Sì, è vero, IL PENSIERO CREA LA REALTA' che si andrà poi a vivere ma la realtà, a sua volta, affinché possa essere vissuta, bisogna prima che venga creata materialmente, ciò attraverso un'azione volta alla sua materializzazione.

In altre parole, se una persona vive dei conflitti irrisolti legati ad abusi, abbandoni o altre situazioni vissute durante l'infanzia, certamente non le basterà il solo pensare in positivo per poter uscire da quella determinata dinamica legata ai suoi vissuti la quale, tuttavia, condiziona anche la sua Vita presente.
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E' bello avere la capacità di pensare positivo, di vedere il bello in tutto al di là delle apparenze ma questo da solo, spesso, non basta a migliorare la situazione di Vita nella quale si trova una persona. Perché il pensiero positivo possa sortire gli effetti desiderati occorrerà far seguito ad esso con delle azioni mirate, volte al conseguimento dei risultati prima pensati.

IL PENSIERO CREA LA REALTA', L'AZIONE FA SI' CHE QUESTA REALTA' SI MATERIALIZZI NELLA VITA DEL SOGGETTO CHE HA COMINCIATO, DAPPRIMA, AD IMMAGINARLA E, IN SEGUITO, HA POSTO IN ESSERE DELLE AZIONI MIRATE VOLTE ALLA TRASFORMAZIONE DELLA SUA VITA.
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Certo, il pensare positivo, il vedere le cose sotto la luce del sole è ben diverso dal pensare in negativo ogni cosa, dal lamentarsi di tutto e di tutti. Inevitabilmente e come legge di natura, noi attraiamo nella nostra realtà ciò a cui più pensiamo in maniera ripetuta per un certo periodo di tempo. Potete pur stare certi di una cosa: prima o poi, ciò a cui più avrete pensato, ciò a cui avrete più dedicato parte del vostro tempo e delle vostre energie, entrerà a far parte delle vostre Vite.

Ma, nel caso in cui stiate vivendo dei conflitti irrisolti legati al passato, delle situazioni in cui vi trovate a dover prendere delle decisioni che, tuttavia, continuate a rinviare, di sicuro, in questi contesti, oltre al pensare positivo occorrerà agire allo scopo di risolvere i conflitti o decidere una volta per tutte cosa fare della propria Vita in maniera concreta, non solo teorica.
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Bisognerà cambiare pensiero, sostituendo, sicuramente, alla lamentela l'entusiasmo, la gratitudine e la voglia di trasformarsi  facendo seguire a tutto ciò l'azione in direzione del conseguimento dei risultati ambiti. Sarà importante far seguire delle azioni volte al cambiamento come conseguenza diretta di un nuovo modo di pensare, tutto ciò farà si che la trasformazione possa avvenire in modo definitivo e completo.

La trasformazione del pensiero da negativo in positivo, costituirà già il primo passo in direzione del cambiamento, questo è sicuro. Il solo cambiare modo di pensare influenzerà, sicuramente, la nostra fisiologia e la nostra salute in maniera positiva, donandoci benessere ed equilibrio. Ma il passo finale, la svolta definitiva, quella che potrà portare risultati concreti nella nostra Vita, sarà costituito dall'agire in direzione dell'obiettivo finale e cioè trasformare tutto ciò che ci zavorra ancora al passato in ali per volare, come? 
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Liberandoci dai conflitti che ci legano ancora a situazioni esistenti solo nelle nostre teste, smettendo di combattere guerre immaginarie contro chi, a nostro avviso, ci ha fatto del male e AGENDO, piuttosto, in direzione del PERDONO e dell'ACCETTAZIONE di ciò che è stato. Solo il perdono ci può liberare dal passato e dalle persone/situazioni che ci tengono ancora loro schiavi, nient'altro può farlo.

In questo contesto, il pensiero positivo sarà auspicabile in quanto ci permetterà di trasformare i conflitti passati in esperienze che ci doneranno quella saggezza che ci permetterà di diventare delle persone più evolute nel cammino di autoconoscenza. 
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Il perdono e l'accettazione delle situazioni/persone legate ai nostri vissuti, invece, costituiranno l'azione concreta volta alla liberazione dalle nostre parti in ombra attraverso la loro integrazione come situazioni necessarie e perfette affinché potessimo rinascere dalle ceneri di un passato che avevamo fino ad oggi guardato con gli occhi limitati della nostra mente e non con quelli pieni di conoscenza della nostra Anima.

Vincenzo Bilotta