domenica 25 ottobre 2015

Perle ai porci

"Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi". (Mt. 7,6)

Chi lavora seriamente su di sè sa già quanto sia complesso e quotidiano il lavoro che si dovrà compiere allo scopo di rimodellare la propria mente epurandola, al contempo, da tutta la spazzatura accumulata durante il processo di educazione programmatica. Dopo aver svolto un lavoro quotidiano, articolato in maniera diversa in base alle proprie attitudini e preferenze, si va salendo pian piano in consapevolezza e creatività.

I concetti acquisiti attraverso il duro lavoro vanno, però, custoditi con amore. Nessuno può regalarci la consapevolezza, ciò per il semplice fatto che la consapevolezza E' GIA' IN NOI. Chi è già consapevole può solo indicarci la strada da seguire, non può, tuttavia, percorrerla per noi.

Quando avremo acquisito un certo equilibrio nella nostra Vita, ciò attraverso la meditazione, l'informazione, la ricerca indipendente, sarà naturale voler condividere le nostre conoscenze allo scopo di migliorare la Vita anche dei nostri cari e, in generale, di coloro i quali si relazionano quotidianamente con noi, dando loro, al contempo, spunti di riflessione e visioni alternative di una realtà che, spesso, viene percepita come immodificabile quanto cristallizzata.
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Potrà accadere, però, in questi contesti, di venire criticati, derisi o considerati "strani" per le idee che si tentano di condividere e per il fatto stesso di averle sviluppate. Per le persone addormentate è più facile criticare e deridere ciò che non conoscono, piuttosto che cambiare se stesse. Il cambiamento, infatti, costa fatica e lavoro.

Come avrete avuto modo di leggere dal brano del vangelo in apertura di questo articolo, perfino Gesù avvertiva più di duemila anni fa del rischio che si corre dando le perle ai "porci". Si corre il rischio che "le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi".

Chi non è pronto o non vuole lavorare su di sé perché non gliene frega assolutamente nulla, non dev'essere in alcun modo introdotto in discussioni riguardanti l'evoluzione dell'essere umano e la crescita della sua consapevolezza. Imparate a comportarvi in base alle circostanze, ciò per evitare il rischio di sprecare tempo ed energia in maniera poco proficua sia per voi che per gli altri.

Se siete al bar e prendete un caffè con l'amico d'infanzia che però vuole parlare solo di calcio, auto, donne o musica, adattatevi al contesto, risparmierete un sacco di energia! Se, viceversa, scoprite che un vostro conoscente vi nomina determinati libri o vi annuncia di aver cominciato un percorso di consapevolezza, in quel caso sentitevi liberi di poter parlare la vostra lingua senza paura di sentirvi giudicati.
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Tutto dipende dalle circostanze. Bisogna sviluppare una personalità molto flessibile ed adattiva, allo scopo di potersi destreggiare in maniera brillante in qualsiasi situazione senza correre il rischio di risultare noiosa o "strana".

Ricordate che ci sono tre categorie di persone con le quali è meglio evitare di parlare di lavoro su di sé. La prima è costituita da coloro i quali stanno bene così e non cercano altro. Lasciateli in pace, perché infarcirli di nozioni delle quali non hanno assolutamente bisogno? Dopotutto OGNUNO RAGGIUNGE IL PROPRIO EQUILIBRIO IN MODI DIVERSI.

La seconda categoria è costituita da coloro i quali hanno bisogno d'aiuto ma non lo chiedono. In questo secondo caso sarebbe meglio far sapere loro che si è disponibili ad aiutarli facendogli presente, però, che spetta a loro CHIEDERE. Diversamente, lasciateli in pace, rischiereste di ergervi a salvatori del mondo (per approfondire l'argomento puoi leggere il mio articolo intitolato IL PERCORSO INIZIATICO).

La terza categoria, infine, è costituita da coloro i quali hanno bisogno d'aiuto, lo chiedono ma poi non hanno il coraggio di cambiare restando, per ciò stesso, al punto di partenza. Questa categoria di persone è costituita da coloro i quali leggono centinaia di libri, non si perdono un seminario, meditano tre ore al giorno ma, in sostanza, non hanno poi il coraggio di allontanare le persone con le quali non vanno più d'accordo, non smettono (tra una meditazione e l'altra) di giudicare se stessi e gli altri e, in generale, NON FANNO NULLA DI CONCRETO PER CAMBIARE SIA DENTRO CHE FUORI.

Imparate un pò di sano egosimo, decidete di lavorare su di voi, condividendo ciò che avete acquisito solo con chi può aiutarvi a migliorare le vostre conoscenze attraverso UNO SCAMBIO DI ENERGIE ALLA PARI, non inferiore al vostro. Frequentate seminari, leggete libri, condividete le vostre esperienze con chi è nel cammino come voi, gioite delle conoscenze acquisite badando bene, però, a non gettarle ai "porci". 

Vincenzo Bilotta 




domenica 11 ottobre 2015

Legge di azione-reazione

"Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti". (Mt. 7,12)

Oggi voglio parlarvi della legge di azione-reazione. Ognuno di noi compie delle azioni e, proprio nel momento in cui le compie, è come se caricasse una molla gigantesca. Quante più azioni si compiranno, tanto più questa molla si caricherà. Essa farà ciò, fino ad arrivare al limite estremo di compressione per il quale è stata tarata dall'universo stesso per poter compiere il suo lavoro.
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Qual'è il lavoro di questa molla, una volta caricata? RESTITUIRCI CON GLI INTERESSI CIO' CHE ABBIAMO DATO! Ecco che qui si apre lo spazio alle riflessioni. Ci si comincia a chiedere che tipo di azioni si sono compiute. Gesù stesso, come potete leggere dalla frase di apertura dell'articolo di quest'oggi, dice: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti".

Cosa significa tutto questo, tradotto in termini di azione-reazione? Gesù, da grande fisico quantistico quale è stato, ci avvisa di caricare la molla delle azioni SOLO CON QUELLE CHE VORREMMO RICEVERE NOI STESSI DAGLI ALTRI. Ciò significa agire senza aspettative, con altruismo, disinteresse, gioia nell'aiutare il prossimo per il solo piacere di farlo. Del resto, anche se non pretendiamo nulla da colui il quale riceverà il nostro aiuto dalle nostre azioni, esso ci verrà restituito con gli interessi, SEMPRE.
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Magari ciò non avverrà nell'immediato, potranno passare mesi, anni, non c'è una data certa, dopotutto questa molla dev'essere prima caricata per poter poi scattare col contraccambio. Quindi, quando capita che si subiscono cattive azioni da parte di persone più o meno vicine, quelle persone, prima o poi, le riceveranno a loro volta con gli interessi.

Va detto che, chi agisce a fin di bene, lo fa con l'Anima e il cuore. Il suo comportamento deriva da una ritrovata connessione fra Anima e cuore, le sue sono AZIONI compiute nel QUI E ORA senza gli schemi ripetitivi legati al passato o eventuali ansie dovute ad un futuro incerto. Chi è nell'Anima, infatti, agisce nell'ETERNO PRESENTE, uscendo, per ciò stesso dallo spazio-tempo, tipico regno del mentale.
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Viceversa, chi agisce con intenti egoici e allo scopo di arrecare danno agli altri per trarne profitti esclusivamente personali, lo fa con la mente e i suoi vissuti. Questo tipo di persona ha quasi sempre agito in questo modo attraverso schemi ripetitivi legati allo spazio-tempo (passato, futuro, MAI presente). Egli non conosce il QUI E ORA, lo ignora totalmente in quanto non ha ricontattato la sua Anima e, per ciò stesso, è incapace di ascoltare il suo cuore.

Sia chi AGISCE (Anima e cuore) che chi RE-AGISCE (mente coi suoi vissuti), caricano una molla regolata dalla legge dell'attrazione (se vuoi conoscere di più in merito, leggi l'articolo intitolato LA LEGGE DELL'ATTRAZIONE). E' attraverso la legge dell'attrazione, infatti, che viene caricata questa molla. In tal modo, quando la molla è carica, l'universo ci restituirà ciò che avremo caricato in essa coi relativi interessi.
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I risultati, come potete ben capire, saranno profondamente diversi. E' molto importante agire con fini positivi ed evolutivi per l'intero genere umano. Ciò non significa diventare delle persone destinate a subire torti o a soccombere per amore di non ricevere, a nostra volta, i torti che abbiamo fatto. Significa, semmai, agire in unione col Tutto, preservandosi, ovviamente dalle eventuali furberie di chi, non conoscendo questi processi, potrebbe scambiare il nostro modo di agire per dabbenaggine.

Vincenzo Bilotta

domenica 27 settembre 2015

Discesa agli inferi

Il lavoro su di sé comporta una scelta di Vita che porterà, se seguita, ad una trasformazione prima interiore e poi, di conseguenza, esteriore. Tutto ciò che noi facciamo per crescere interiormente avrà effetti in automatico anche nel nostro mondo quotidiano.

Ma prima di poterci evolvere occorrerà fare i conti coi nostri demoni e, per far ciò, bisognerà discendere agli inferi allo scopo di affrontarli faccia a faccia in uno scontro senza esclusione di colpi. Ognuno di noi viene tormentato da uno o più demoni. Per demoni, qui, intendo non solo quelli che si vedono nei film horror ma, in generale, tutte le nostre paure che ci zavorrano e non ci consentono di arrivare dove vorremmo.
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Come dicevo prima, bisogna affrontare i propri demoni se davvero si vuole evolvere, altrimenti sarà un lavoro di presa in giro di se più che un lavoro su di sé! Perché discendere agli inferi? A che scopo discendere invece di ascendere? Se vi siete posti queste domande, la risposta risiede nel fatto che PRIMA DI POTER ASCENDERE BISOGNA DISCENDERE.

Solo discendendo e affrontando i propri demoni, infatti, potremo liberarci da tutti quei pesi che, fino ad oggi, non ci hanno consentito di salire un granché verso l'alto. I demoni, infatti, ci zavorrano, ci trattengono nel nostro lavoro di ascesa. Proprio come in un girone dantesco (nessuno meglio di Dante ha mai rappresentato il percorso iniziatico), i demoni ci tratterranno per le caviglie per farci rimanere con loro per l'eternità.

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Dopotutto i demoni fanno il loro lavoro che è quello di mantenerci fermi dove siamo o, al massimo, farci andare indietro, MAI avanti, non ne hanno nessun interesse perché perderebbero il nutrimento.

I demoni si nutrono delle nostre emozioni negative e le alimentano per crescere dentro di noi e rinchiuderci per sempre con loro nei gironi infernali della nostra mente. Più proviamo paura, rabbia, odio, risentimento, desiderio di vendetta, gelosia, invidia, più i nostri demoni ci tengono in pugno.
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Il lavoro di discesa agli inferi, si sa, non è gradito a nessuno per il dispendio energetico che comporta e per le sorti incerte della battaglia. SOLO CHI E' PRONTO AD ASCENDERE PUO' DISCENDERE. Molte persone sono perse negli inferi delle loro paure e, possibilmente, ci rimarranno fino alla loro morte fisica.

Non è semplice guardare in faccia le proprie paure ed, in generale, i propri demoni interiori, senza correre il rischio di perdersi per sempre. A quel punto nessuna ascesa sarebbe più possibile! Con ciò non bisogna lasciarsi bloccare dalle paure, altrimenti la partita sarà persa ancor prima di cominciare!
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Solo discendendo agli inferi, ed entrando nelle fiamme dei gironi infernali, potremo purificare la nostra mente, ciò grazie alle fiamme della consapevolezza che altro scopo non hanno se non quello di farci ascendere verso i cieli di una consapevolezza più profonda, una volta che saremo risorti dalle ceneri delle nostre paure come una sorta di Araba Fenice. 

Vincenzo Bilotta

domenica 13 settembre 2015

Cos'è la libertà?

     "Un'idea può rendere schiavo l'uomo libero, un'altra idea, invece, può rendere libero l'uomo schiavo". (Vincenzo Bilotta, L'arte della consapevolezza)

Quella di libertà è un idea soggettiva e relativa. Essa, infatti varia da paese a paese e dipende dalle culture, usi, costumi nonché dai sistemi politici in atto. Spesso, quando si parla di libertà, mi viene chiesto: "Ma se viviamo in una democrazia, c'è libertà di stampa, di culto e di libera iniziativa, perché parlare di libertà se essa è implicita nel sistema?".

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Questo tipo di domanda apre spazio ad argomentazioni delle quali si potrebbe parlare per giorni, ognuno col suo punto di vista personalissimo, ognuno con le sue argomentazioni. Intanto, in una società come la nostra, con un sistema mediatico manipolato dall'alto dove l'iniziativa del singolo è disincentivata da un sistema di tassazione repressivo, non parlerei di democrazia. Ad ogni modo, non spetta a me parlare di politica, io mi occupo soltanto di lavoro su di sé ed evoluzione spirituale.

Premesso ciò, vorrei esprimere a proposito della libertà, la mia opinione personale. Essendo un'opinione personale, sarà diversa dalle opinioni comuni della massa abituata ormai a pensare con un unico cervello collettivo da pecora. Ciò lo trovo giusto e naturale. Il bello, del resto, sta proprio nella diversità! Anzi, se ci fosse più gente che non si adeguerebbe alle opinioni della massa, si vivrebbe da UOMINI e non da pecore.
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Non basta vivere in un sistema democratico per essere liberi. La vera libertà nasce da noi, è dentro di noi, ciò fin dalla nostra nascita. Quando parlo di libertà mi riferisco non alle libertà che si danno per scontate in un sistema democratico. Non è con la libertà di parola o di stampa che un uomo può definirsi libero e completo.

Almeno non un uomo che lavori su di sé. Chi è nel cammino di ricerca, infatti, sa bene che non bastano le libertà garantite da uno stato democratico per definirsi persone libere. Ciò perché queste sono libertà esterne, legate a situazioni che non dipendono dal singolo individuo ma da eventi frutto di decisioni legate a contingenze politiche e a decisioni prese dall'alto.
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Chi lavora su di sé sa benissimo che, per essere una persona libera, per diventare una persona DAVVERO libera, dovrà eliminare tutti gli strati, costituiti da convinzioni limitanti, accumulati attraverso il processo educativo-programmatico.

La libertà è già dentro di noi. Questa libertà, NESSUNO potrà portarcela MAI via. Basta riscoprirla, riconoscerla, RICORDARSI di essere nati liberi. Ormai la maggior parte delle persone vive in una prigione senza sbarre, formata dalle proprie convinzioni limitanti sulla Vita, sulle persone, su di sé e sulle proprie potenzialità. In altre parole, viviamo credendo di essere ciò che ci hanno insegnato a credere da piccoli attraverso un'educazione volta a creare degli zombie destinati ad alimentare il sistema.
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Ricordo che molto tempo fa possedevo un canarino. Egli era nato e cresciuto in cattività. Di conseguenza lo tenevo in una gabbia, pur avendolo abituato ad uscirne con una certa frequenza. Un giorno, stanco di vederlo rinchiuso, decisi di liberarlo. Feci ciò aprendo la gabbia e posando il canarino sul pavimento del balcone. L'indomani mattina lo trovai per come lo avevo lasciato! Esso era vicino la gabbia e non aveva nemmeno accennato a volar via!

Noi siamo così. Se ci facessero notare che siamo creature libere, probabilmente molti di noi cercherebbero subito altri tipi di dipendenza simili alla scienza, religione o, in generale, a qualcosa che possa dar loro un punto di riferimento. CI HANNO INSEGNATO A VIVERE DA SCHIAVI MA NOI SIAMO, FIN DALLA NASCITA, PERSONE LIBERE E MOLTO, MOLTO POTENTI.

Non abbiate paura, quindi, a sperimentare la vostra libertà personale, liberandovi dalle zavorre ereditate dal passato e, in generale, da un processo educativo-programmatico. Non dimenticate in ogni caso che, una volta aperta la gabbia, dovrete cominciare ad esercitarvi nel volo, essendo le vostre ali da troppo tempo fuori esercizio, a causa del vostro permanere all'interno delle sbarre delle vostre stesse convinzioni limitanti.

Vincenzo Bilotta

domenica 30 agosto 2015

Dio esiste?

Avete letto il titolo? Bella domanda, vero? Quanti di voi non se lo sono mai chiesto? Questa domanda, tuttavia, è secondaria rispetto a: dov'è Dio quando ho bisogno di lui, quando la gente muore, quando si combatte l'ennesima, quanto inutile, guerra fra popoli per il dominio di una nazione su di un'altra?
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Dio esiste, ma esiste anche il libero arbitrio che ci ha donato. Immaginate il mondo come una grande casa della quale siete gli inquilini. Mi seguite fin qui? Bene! Immaginate ora che Dio sia colui il quale ha costruito questa grande casa e vi consegni le chiavi all'atto dell'acquisto della stessa da parte vostra. Vi piacerebbe se il costruttore, dopo avervi venduto la casa, tenesse le doppie chiavi e venisse a tutte le ore senza avvisarvi, al solo scopo di controllarvi?

Penso proprio di no! Allo stesso modo Dio, quando le vostre Anime si sono incarnate nei vostri corpi, vi ha consegnato le chiavi del mondo-casa dove avreste abitato dopo la vostra nascita. Queste chiavi metaforiche non sono altro che il LIBERO ARBITRIO del quale ci ha dotati Dio stesso.

Attraverso il libero arbitrio, NOI E SOLTANTO NOI siamo in grado di decidere della nostra Vita. Sempre attraverso il libero arbitrio prenderemo le decisioni più importanti per noi e per la nostra evoluzione. Dio esiste proprio perché e nella misura in cui esiste il libero arbitrio. Non potrebbe essere altrimenti.

Perché poi vi lamentate e cercate l'esistenza di Dio o di un'entità superiore proprio quando vi trovate in difficoltà? Spesso tante persone si avvicinano a Dio dopo essersi messe in pensione o dopo aver vissuto eventi particolarmente drammatici nella propria esistenza. E prima? Chissà se almeno loro si erano mai poste domande relative all'esistenza di Dio.
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Io credo che Dio esista nelle nostre azioni, nell'aria che respiriamo, nelle persone che incontriamo, nei minerali che riempiono le profondità del sottosuolo. Dio esiste in un raggio di sole, in una decisione presa, in un amore provato, in un amore perduto, nel fatto stesso di vivere ed agire. Dio esiste nell'azione come nell'inazione, nella paura come nell'amore.

Dio è e basta. Noi siamo stati creati a sua immagine e somiglianza e veniamo al mondo, in quanto Anime, per farne esperienza attraverso la condizione umana e "adottando" un corpo. Proprio perché umani ed in quanto tali, possiamo riconoscere Dio!

Se non ci fosse il buio, come potremmo apprezzare la Luce? Se non si avesse paura, come si potrebbe provare amore? Se non si conoscesse la morte e la sofferenza, come si potrebbe ringraziare la Vita per ogni singolo giorno in cui ci permette di viverLa?

Amatevi ogni giorno in quanto Dio vi ha creati a Sua immagine e somiglianza. Sorridete di ogni esperienza senza classificarla e senza richiedere l'aiuto di nessuno, semplicemente VIVETELA COSI' COM'E'. Questo è libero arbitrio, questo è segno che DIO ESISTE E VI AMA PROPRIO PERCHE' VI LASCIA LIBERI DI POTER COMPIERE IL VOSTRO PROGETTO ANIMICO SENZA INTERFERIRE IN ALCUN MODO.
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Smettetela, quindi, di lamentarvi, perché Dio esiste! Se ogni vostra azione fosse pilotata dall'alto e non esistesse il libero arbitrio, allora sì che potreste affermare che Dio non esiste e al suo posto esiste un tiranno che vi costringe a compiere determinate azioni nel vivere quotidiano. Invece gioite del fatto che, attraverso il libero arbitrio, Dio vi consente ogni giorno di compiere le scelte giuste PER VOI e per l'evoluzione della vostra Anima su questo piano di esistenza.

Vincenzo Bilotta

sabato 15 agosto 2015

Ci vuole più amore

Ogni gesto quotidiano viene compiuto dalla maggior parte delle persone in maniera meccanica, ripetitiva, scontata. Vi è un senso del dovere, quasi come un obbligo in ogni movimento, in ogni dialogo, vuoto automatismo mentale nel quale, spesso, ci si perde ormai per abitudine.

Ma perchè accade tutto ciò? Come mai si vive da automi e si muore prima ancora di aver vissuto? Secondo me, il motivo di tutto ciò risiede nel fatto che ogni persona, nel compiere le sue azioni quotidiane, non ci mette abbastanza AMORE. Ci vuole più amore per poter vivere appieno la Vita senza trascinarsi al suo interno come cadaveri.
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Il fatto è che pochi ormai esprimono la propria passione in ciò che fanno. I talenti, le passioni, la gioia di vivere e di condividere con il prossimo ci vengono tolti progressivamente attraverso il processo educativo-programmatico. Quando non si è più coscienti di ciò che si fa, non si è più PRESENTI A SE STESSI E SI MORTIFICA, PER CIO' STESSO, IL MOMENTO PRESENTE CON TUTTE LE OPPORTUNITA' CHE SOLO LUI SAPREBBE RISERVARCI.

La Vita vissuta in modo meccanico sa di stantio, di antiquato, è un ripetersi all'infinito di lezioni alle quali abbiamo già assistito ma dalle quali non abbiamo imparato nulla. Il vivere in automatico non porta nulla di nuovo all'orizzonte e ci allontana dall'ADESSO, proiettandoci lontano, non importa se in un futuro pieno di paure o in un passato pieno di dolore e sensi di colpa.
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Si potrebbe ovviare a tutto ciò se solo si riuscisse a vivere con più amore. L'amore solo, infatti, ci può permettere di VIVERE L'ATTIMO SENZA PIU' VENIRE RISUCCHIATI DAI VORTICI DEL TEMPO. Chi vive la Vita con amore compie ogni gesto in maniera spontanea, mai uguale o ripetitiva. Quando si prova amore, non importa se per se stessi o per gli altri, si vive nel presente, s'impara a godere di ogni singolo istante come se fosse l'ultimo giorno di Vita sulla terra.

Chi vive nell'amore gode, inoltre, del privilegio di poter essere felice a prescindere da ciò che gli accadrà intorno. Spesso, anzi, attraverso le vibrazioni di amore che avrà saputo diffondere intorno a Sè, potrà permettere anche agli altri di cambiare seguendo il suo esempio.
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Per vivere la Vita con più amore occorre smettere di fare ciò che non ci piace, ci vuole coraggio, determinazione, lavoro serio allo scopo di ottenere tutto ciò. Occorre sapere che, spesso, ai progressi subentreranno delle fasi di stallo o, a volte, si potrebbe tornare sui propri passi, tornando a soffrire come prima o forse più.

Tutto ciò fa parte del gioco, dopotutto ci hanno insegnato a congelare i sentimenti, a reprimere creatività e talenti, hanno fatto di noi degli automi. Lo scopo di tutto ciò? Evitarci la sofferenza! Che controsenso, non credete? In realtà, solo potendo esprimere le proprie potenzialità SENZA PROVARE PIU' PAURA, si potrà riuscire ad essere se stessi e ad esprimere tutto l'amore di cui ha bisogno il mondo di oggi, caratterizzato da sempre più tecnologia e sempre meno rapporti umani.
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Lavorate su di voi, esprimete tutto l'amore che, fino ad oggi, avete tenuto dentro per paura di essere giudicati. Smettete di aver paura di provare compassione o di commuovervi di fronte ad un tramonto. Tirate fuori il lato sensibile di voi perchè non è forte chi ha congelato i propri sentimenti, quello è solo uno zombie, un sonnambulo in un mondo basato sulla sopravvivenza. 

In realtà, E' FORTE CHI RIESCE AD ESPRIMERE SE STESSO E IL PROPRIO AMORE, FREGANDOSENE DEL GIUDIZIO ALTRUI. DOPOTUTTO, LA PERSONA CHE GIUDICA E' LA STESSA CHE, AVENDO TROPPA PAURA PER ANDARE AVANTI NEL LAVORO SU DI SE', PREFERISCE LA VIA PIU' BREVE CHE CONSISTE NEL PRENDERE IN GIRO, PER INVIDIA, CHI HA PROSEGUITO CON AMORE NEL PROPRIO PERCORSO DI CRESCITA PERSONALE APPORTANDO, PER CIO' STESSO, MAGGIOR PACE E RICCHEZZA NEL MONDO.

Vincenzo Bilotta

lunedì 3 agosto 2015

Differenza fra lo sperimentare e il conoscere

Una storia illuminante parla di un uomo che muore e va in paradiso. Ha vissuto a lungo e, dopo la morte, si ritrova a camminare verso questi grandi cancelli ornati di perle, di fronte al paradiso. All'ingresso vede numerose persone che rappresentano lo spirito: Buddha, Cristo, la Vergine Maria, San Pietro, Maometto, Krishna, Mosè ed altri, che stanno in piedi davanti al cancello e fanno entrare la gente. Mentre si avvicina al cancello, nota che ci sono due file per entrare in paradiso. Si accorge che in una fila ci sono tre o quattro persone, mentra l'altra sembra essere lunga chilometri. L'uomo ne rimane stupito. Si chiede: "Perchè ci sono due file?". Così si avvicina a San Pietro e domanda: "Mi puoi aiutare? Ho visto che una coda è molto breve, l'altra è lunghissima; non so in quale delle due andare. Perchè alcuni sono nella coda breve e altri in quella lunga?". San Pietro risponde:"Allora, quelli della fila breve vorrebbero sperimentare il paradiso e stanno attendendo di entrare". L'uomo chiede: " E quelle della fila lunga?". San Pietro dice: "Oh, a quelle interessa studiare il paradiso. Vogliono imparare cose che riguardano il paradiso. Vogliono prendere appunti". (Robert McDonald, PNL per lo Spirito)

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Ho voluto cominciare oggi il mio nuovo articolo con questa storiella divertente, nella quale è, tuttavia, racchiuso un significato molto profondo che vi spiegherò dopo aver finito di riderci sopra con voi. In realtà, c'è una differenza profonda, insondabile, fra lo sperimentare le cose e il semplice conoscerle.

Com'è ovvio, la via della sperimentazione porterà a risultati ben diversi da quella volta alla semplice conoscenza dei fenomeni. La sperimentazione è fatta SEMPRE E SOLO IN PRIMA PERSONA ed ha effetti molto profondi sul sistema psicofisico dell'individuo. Quando si vivono determinate esperienze, si esce trasformati, diversi, con un approccio diverso nei confronti della Vita e le sue dinamiche.

Il conoscere, viceversa, sortisce degli effetti che, il più delle volte, restano a livello superficiale in quanto si tratta di EVENTI NON VISSUTI IN PRIMA PERSONA ma conosciuti attraverso le parole o gli scritti di chi, invece, ha avuto modo di sperimentarle in prima persona. Al giorno d'oggi c'è tanta gente che lavora su di Sè e cerca quel qualcosa in più in grado di affrancarla da quella condizione di isolamento dal Tutto.

Accade però che, il più delle volte, si sia disposti a seguire più corsi, leggere migliaia di libri, cambiare tanti guru quanti sono i nostri calzini senza, peraltro, venire a capo di nulla. Mi spiego meglio: non è che non s'impara nulla e, di conseguenza, non si viene a capo di nulla. La cosa è diversa: si è disposti ad imparare tanto ma non si applica nulla e, di conseguenza è come se non si fosse seguito nessun corso, guru o letto alcun libro.
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Proprio per distinguere chi sperimenta da chi, semplicemente, conosce, ho coniato il termine di pratici applicatori in riferimento a chi ha la forza di sperimentare e teorici conoscitori riferendomi, invece, a chi ha solo conoscenze teoriche ed ostenta erudizione. Di ciò, però, ne ho già parlato nel mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, dedicandogli un capitolo intero.

In ogni caso, il semplice conoscere non porta da nessuna parte se non ad un arido nozionismo. Solo lo sperimentare permette di EVOLVERE IN MANIERA DEFINITIVA E CONCRETA. Il resto rischia di rimanere solo un mucchio di belle parole con le quali incantare un pubblico di uditori.

La sperimentazione è collegata all'AMORE. La conoscenza, invece, alla PAURA. Solo chi prova amore, infatti, è in grado di trasformare le sue conoscenze in applicazioni pratiche e, quindi, sperimentarne gli effetti. Chi si limita a conoscere, di solito lo fa perchè ha paura di andare oltre le proprie conoscenze, probabilmente perchè non è sicuro che possano sortire gli effetti desiderati.

Tutto ciò che ci separa dall'applicare ciò che GIA' CONOSCIAMO è la paura di fallire. Se riusciremo a superare questa paura, trasformandola in amore per la sperimentazione, solo allora potremo far sorgere le nostre vere potenzialità per poter usufruire della fila breve come via di accesso rapido al paradiso delle nostre infinite potenzialità.

Vincenzo Bilotta