domenica 1 marzo 2015

Il percorso iniziatico

Oggi voglio parlarvi di un percorso che amo definire "iniziatico". Esso, come tutti i percorsi che si rispettino, è costituito da diverse tappe che sono quasi concatenate l'una con l'altra. Come in tutti i percorsi, ci sarà chi arriverà al traguardo prestabilito e chi, invece, si fermerà in un punto intermedio.

Chi inizia a lavorare su di Se, si sa, lo fa perchè non è più soddisfatto della propria situazione di Vita e vuole apportarvi, al suo interno, dei cambiamenti. Molte persone partono dal gradino più basso del percorso iniziatico, rivestendo il ruolo di vittima. Chi diventa vittima, lo fa soprattutto per attirare a se l'attenzione degli altri.

La vittima è una persona inconsapevole che cerca aiuto attraverso la lamentela, la sottomissione e vari malesseri psicofisici. Attraverso il suo atteggiamento da vittima e seppur in maniera inconsapevole, attirerà a se un carnefice. Quello del carnefice è un ruolo conseguente e complementare allo status di vittima. Infatti il carnefice esiste in funzione della vittima in maniera imprescindibile e nasce quasi sempre dopo che è nata la figura della vittima (salvo i casi delle vittime dei conflitti bellici e di chi non può difendersi in maniera efficace come, ad esempio, i bambini; in questi contesti eccezionali il carnefice è il primo ad apparire).

Il ruolo del carnefice è fin troppo chiaro: esso è una persona violenta, ricattatrice, dispotica e dominante. Egli esercita queste sue caratteristiche sulla vittima. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, basta accendere la Tv: violenze domestiche, sette religiose, truffatori e così via all'infinito.

A volte succede che la vittima prenda coscienza della sua condizione di svantaggio e decida, finalmente, di cambiare. Dallo status di vittima, però, a volte potrebbe diventare essa stessa carnefice. Ne sono esempi le mogli che uccidono i mariti violenti dopo aver subito abusi per anni.

Come abbiamo visto, nei primi due gradini del cammino evolutivo troviamo lo status di vittima e quello di carnefice. Se andiamo avanti nel cammino, incontriamo lo status di salvatore. Salvatore è colui il quale ha abbracciato come "missione" di Vita l'aiutare gli altri. Queste persone, però, spesso non si accorgono di voler dare aiuto anche a chi non ne ha bisogno o non è pronto a riceverlo. Rientrano in questa categoria quelle persone che credono di sapere cosa sia giusto per noi e fra questi: i guru, i parenti, i leader religiosi e, in generale, tutte quelle persone che pensano di dovere salvare a tutti i costi l'umanità.
(Immagine presa del web)

Subito dopo lo status di salvatore troviamo quello di viandante. Viandante è colui il quale, liberatosi dal desiderio di voler rivestire ruoli che non gli competono (in particolare quello di vittima, carnefice e salvatore), si mette in cammino allo scopo di trovare la via giusta per lui. 

Tuttavia, il viandante si troverà a percorrere mille vie differenti, essendo ancora disorientato, ciò allo scopo di cercare quella giusta per lui. Rientrano in questa categoria tutte quelle persone che hanno cominciato un serio lavoro su di Se ma che ancora non si sono decise a seguire un'unica via e continuano, per ciò stesso, un cammino altalenante fra yoga, esoterismo, psicologia energetica e quant'altro possa dare loro una parvenza di equilibrio. 

Dopo la fase di sperimentazione tipica del viandante, troviamo, al gradino successivo, la figura del pellegrino. Questa è la figura che completa il lungo percorso iniziatico, alla quale pochi riescono ad arrivare. Pellegrino è colui il quale, dopo aver lavorato su di Se passando attraverso i diversi status precedenti ed accumulando le esperienze necessarie per continuare il cammino, riesce finalmente a trovare la via giusta per lui.

Rientrano nella figura del pellegrino tutti coloro i quali hanno trovato un equilibrio stabile nelle loro Vite attraverso la pratica costante di una o più discipline che gli consentono di vivere in armonia ed integrazione con il mondo che li circonda perchè hanno raggiunto la pace con se stessi e risolto la maggior parte dei conflitti interiori.

Il pellegrino va e trova la via grazie alla forza della fede. La fede è proprio la caratteristica che contraddistingue la figura del pellegrino rispetto alle altre che lo precedono lungo i gradini del percorso evolutivo. LA FEDE FA LA DIFFERENZA PERCHE', SOLO DAL MOMENTO IN CUI SI COMINCERA' A CREDERE IN SE STESSI, PROPRIO ALLORA INIZIERANNO AD ACCADERE I MIRACOLI ALL'INTERNO DELLE NOSTRE VITE.

Vincenzo Bilotta


domenica 15 febbraio 2015

Una Vita preconfezionata

Quasi tutti vivono una Vita preconfezionata. Sì, avete capito bene, preconfezionata, proprio come un abito. Ed è proprio come un abito che sarà: a volte calzerà bene, altre volte, la maggior parte, verrà stretto e ci saranno da fare degli aggiustamenti.

I sarti principali della nostra Vita sono, sicuramente, i nostri genitori con le loro aspettative. Essi vogliono il meglio per noi, nessuno lo ha mai negato. Solo, spesso succede che il loro "meglio" non coincida con le nostre aspirazioni anzi, il più delle volte, diverga totalmente. Certo, non tutti i genitori sono dispotici e severi, la maggior parte ci ha lasciati liberi entro certi limiti.

Il fatto è che, limite o non limite, ci si trova ad essere educati, a frequentare certe scuole per avere una formazione migliore e così via. Questo è l'inizio di quella che sarà una Vita preconfezionata. Quando si hanno pochi margini di scelta, questo è il risultato. Si crescerà e si faranno cose perchè "è giusto così", perchè"tutti fanno così", perchè "altrimenti cosa diranno i parenti" e chi più ne ha (sicuramente ne avrete da aggiungere alla lista!), più ne metta.

Accadrà ad un certo punto che questa Vita, così come l'abbiamo vissuta fino a quel momento, cominci a starci stretta, a non piacerci più, a non appartenerci più. Cosa fare? Apportare le modifiche necessarie per trasformarla nella Vita dei nostri sogni. Una Vita, insomma, che calzi a pennello, proprio come un abito.

Per far ciò, bisogna prima diventare dei sarti speciali: i sarti della propria Vita. Proprio come i sarti, gli strumenti principali saranno: un metro per sarti, un paio di forbici e ago con filo. Come utilizzarli? Adesso ci arriviamo. Intanto ci tenevo a dirvi che, se davvero volete cambiare taglio al vostro abito-Vita, dovete cominciare a fregarvene del giudizio degli altri.

La Vita è proprio come un abito: ci sarà sempre chi si sentirà autorizzato a consigliarvi delle modifiche! Voi confezionatevi su misura la Vita che più desiderate, portandovi i colori, i tessuti e i bottoni che più vi aggradano.... E gli altri? Che si occupino dei fatti loro!


(Immagine presa dal web)

Adesso vi spiego, invece, come utilizzare gli strumenti da sarto per confezionare il vostro abito-Vita. Cominciamo col metro: esso vi servirà per misurare le distanze fra voi e chi invade la vostra Vita. Allontanatevi, quindi, da tutte quelle persone che sono ipocrite, invidiose, ladri energetici e critiche nei vostri confronti. E' un consiglio. Ovviamente potete sempre lasciarvi queste zavorre accanto ed affondare sotto il loro peso.

Andiamo a vedere il secondo strumento essenziale per un sarto: le forbici. Esse sono lo strumento fondamentale per costruirvi un abito-Vita su misura, quello giusto per voi, non per gli altri! Utilizzate le forbici per "tagliare" tutto ciò che non vi appartiene più: delle relazioni poco produttive, un lavoro poco soddisfacente, un percorso di studi non in armonia col vostro sentiero. TAGLIATE SENZA RIPENSAMENTI. AVETE UNA SOLA SCELTA: O VOI O LORO!

Terzo ed ultimo strumento essenziale (avvertenza per i pignoli e per i sarti: sicuramente avrò tralasciato diversi altri strumenti che saranno pure importanti ma qui si sta confezionando un abito virtuale quindi.... spegnete la mente e leggete!) sono ago e filo. Vediamo adesso come utilizzarli al meglio.

Ovvio che ago e filo, come tutti sanno, servono a cucire ed unire due pezzi di stoffa. Essi sono essenziali al fine di poter confezionare un abito. Nel caso del nostro abito-Vita, come vanno usati? A cosa servono? Ago e filo andranno usati allo stesso modo in cui avviene il loro utilizzo per il confezionamento di un abito.

Qui, però, a differenza della stoffa, ciò che sarà cucito saranno gli strappi del passato mai richiusi, i buchi nella trama della Vita mai tappati. Solo richiudendoli DEFINITIVAMENTE si potrà voltare pagina e vivere ed indossare un abito-Vita nuovo, che ci calzi a pennello facendoci sentire, finalmente a nostro agio e diretti verso gli obiettivi più importanti della nostra Vita.

Vincenzo Bilotta


domenica 1 febbraio 2015

Essere presenti

Cosa significa essere presenti? Se ne sente parlare sempre più spesso in giro, non solo nei libri, nei seminari o nei ritiri spirituali. Un tempo essere presenti significava, ai tempi della scuola, non averla marinata. Poi, che la presenza in classe fosse solo fisica, questo è un altro discorso. In realtà, solo pochi riescono ad essere presenti a SE STESSI.

Quella della Presenza Mentale è un'arte o, meglio, una disciplina che richiede un continuo sforzo proteso verso il miglioramento di Sé attraverso un lavoro mirato. Non basta voler essere presenti per realizzare il risveglio. Anche volendolo ed applicandosi si tende a tornare al punto di partenza. Spesso, infatti, più si cerca di stare svegli, più si ricadrà pesantemente addormentati. Da cosa dipende ciò? Spesso non si è pronti, altre volte si è solo pigri.

Del resto, a volte è meglio rimanere addormentati che cercare di risvegliarsi. Per essere presenti, se si decide di seguire la via del risveglio, occorre lavorare sodo, smussare gli angoli, affrontare faccia a faccia il nostro ego con le sue mille sfumature derivanti dai 60000 pensieri che, in media, la nostra mente processa quotidianamente. Ogni pensiero, infatti, costituisce una personalità, un carattere, un'entità diversa.

Il pensiero influenza tutto del nostro essere: postura, umore, fisiologia e, soprattutto, salute. Quando ci si perde in un pensiero, si varca una sorta di portale dimensionale, perdendo, al contempo, LA COSCIENZA DI SE' E DEL MOMENTO PRESENTE. Quando ci si identifica con il pensiero, si smette di pensare e si  finisce con l'essere pensati. 

Vi siete mai chiesti perché è molto più facile rimanere addormentati che vivere il momento presente? Sicuramente, chi lavora su di sé si sarà posto questa domanda. Secondo me, si tende a rimanere addormentati per il semplice fatto che questo è lo stato conosciuto, la presunta (non è vera, infatti, manco per scherzo!) realtà.

Non si è vivi per il solo fatto di respirare. Anche un animale respira, una pianta, perfino il pianeta terra con i suoi venti respira. Per l'UOMO VERO essere vivo dipende da altro. E' vivo e si può definire tale, infatti, solo colui il quale, attraverso un serio lavoro su di sé, PONE ATTENZIONE A CIO' CHE FA IN OGNI MOMENTO, FRAZIONE DI SECONDO, SENZA ABBASSARE MAI IL LIVELLO DI GUARDIA.

Essere presenti comporta, come conseguenza, smettere di cercare nemici fuori. Nessuno ha colpa, gli altri ci fanno solo da specchio. Solo se e solo quando ci sapremo specchiare, potremo finalmente capire che i nostri difetti e le persone che giudicavamo non erano altro, in realtà, se non il nostro riflesso sul quale lavorare.
(Immagine presa dal web)

Come fare ad essere presenti? Trasformando ogni singolo istante in un'opportunità per celebrare la Vita a prescindere dalle aspettative maturate fino a quel momento o dalle situazioni venutesi a creare. Essere presenti comporta molto più del solo fatto di essere vivi. Quando si è presenti occorre prendersi la responsabilità delle proprie azioni smettendo di dare la colpa agli altri se le cose non vanno come avremmo desiderato e cominciando, al contempo, a capire che noi e soltanto noi siamo i padroni e gli artefici del nostro destino.

Non esiste niente di scritto, solo persone che vivono come dei meccanismi ad orologeria. Non appena si nasce, questo meccanismo ad orologeria viene caricato con la corda delle programmazioni e ci accompagnerà (per chi rimarrà perso nei suoi sogni mentali ad occhi aperti) fino alla nostra morte fisica. Sì, morte fisica in quanto quella psicologica e intellettiva avviene dal momento in cui ci infarciscono delle inutili stupidaggini che apprendiamo a scuola, a casa, in chiesa e da tutti i "dotti" preposti alla nostra educazione.

La presenza mentale andrebbe insegnata nelle scuole ma, prima dei bambini, occorrerebbe che venisse praticata dai loro insegnanti. Come diceva Don Miguel Ruiz, infatti, la presenza mentale va insegnata agli adulti in quanto genitori e insegnanti affinchè essi, poi, trasferiscano questi principi di vitale importanza ai bambini che sono sotto la loro tutela creando, per ciò stesso, un'umanità migliore e più consapevole.

Essere presenti, lavorare su di sé, non sarà bello, specie all'inizio. Quando si osserverà la propria meccanicità, la propria abitudine a ripetere sempre gli stessi schemi, gli stessi errori senza mai apprendere le lezioni che la Vita da alla nostra Anima, all'inizio potrà risultare frustrante. E' proprio l'inizio, del resto, la parte più difficile, quella in cui molti vorranno mollare, specie se non saranno in possesso della volontà necessaria ad andare oltre le apparenze per poter realizzare l'UNO.
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Ci sono diversi esercizi per praticare la presenza mentale. La meditazione è uno dei più efficaci. Oltre alla meditazione si può esercitare la propria attenzione in ciò che si fa quotidianamente senza bisogno di astrarsi in esercizi particolari. Quanti di voi pongono attenzione a ciò che fanno?

Per essere presenti basta fare colazione pensando al cibo e al suo potere nutritivo sul nostro corpo, fare la barba senza pensare a come andrà la giornata, compiere gesti semplici PONENDO ATTENZIONE TOTALE NEL QUI E ORA.

La nostra unica casa è stata, è e sarà sempre il QUI E ORA. Tutto il resto è un sogno ad occhi aperti fatto da un congegno meccanico chiamato "uomo". Il vero uomo è QUI E ORA. E' dal momento presente che dovrà partire, infatti, l'opera che porterà alla distruzione dei congegni meccanici che lo tengono intrappolato in uno stato di sonno.

Il solo fatto di capire che si sta pensando ad una cosa che ci turba è un momento di presenza mentale. Il passo successivo consisterà nel dissociarsi dai pensieri fino ad arrivare al punto di selezionare solo quelli che ci piacciono, un pò come avviene nella ricerca delle stazioni radio che trasmettono la musica che più ci piace.

IMPARARE A VIVERE IL MOMENTO PRESENTE E' IL PRINCIPIO. IMPARARE A CELEBRARE LA VITA, IL CONTINUO. IMPARARE A NON CREDERE PIU' ALLA PROPRIA MENTE, LA FINE DEL SOGNO INFERNALE CHE CI HA RESO SCHIAVI DELLE NOSTRE STESSE CONVINZIONI.

Vincenzo Bilotta


domenica 18 gennaio 2015

La paura del rifiuto

La paura del rifiuto è qualcosa che si apprende sin da piccoli, nel corso del processo educativo. Spesso fa parte di paure non nostre, ereditate da chi ci ha educati e cresciuti. Insomma, la paura del rifiuto è una cosa che si acquisisce da altri i quali, a loro volta l'hanno, ricevuta in "eredità".

Così, un bel giorno della nostra età adulta, ci ritroviamo con dei progetti di lavoro che lasciamo chiusi nel cassetto o con dei sentimenti verso una persona che reprimiamo, il tutto per paura di un ipotetico rifiuto. Certo, non sempre la paura si acquisisce attraverso il processo educativo. Capita a volte, infatti, che sia frutto di un rifiuto realmente sperimentato, magari in età scolare.

Può accadere che un bambino chieda di giocare ai suoi compagni di asilo e, nonostante ciò, venga respinto. Da quel momento, il bambino può far sua quella paura e generalizzarla a tutti gli altri contesti, portandosela dietro durante il processo di crescita.

Ecco il motivo per cui poi non ci si dichiari alla donna/uomo verso la/il quale si nutre un sentimento di amore o non si presenti il proprio progetto lavorativo alla ditta di turno. Tutto ciò rappresenta una condotta che ha come unico scopo quello di farci evitare il problema. Ovviamente, questo tipo di comportamento non servirà di certo a risolverlo ma solo, come si comprende dalla parola, a FUGGIRLO.
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Come ho già ribadito in altri articoli, la paura è un meccanismo naturale di difesa della mente. Guai se non si avesse paura! Ma se la paura ci blocca e non ci permette di realizzare le nostre aspirazioni, ecco che diventa sicuramente un problema. Ma come fare a superare la paura del rifiuto?

Innanzitutto, è importante aumentare la propria autostima. Chi ha fiducia in se stesso ha maggiori possibilità di superare la paura di un eventuale rifiuto. Credendo in se stessi, infatti, si comprende che NON SEMPRE SI PUO' PIACERE A TUTTI. Così facendo, ci si apre ANCHE alla possibilità di un eventuale rifiuto, a differenza di prima in cui ci si concentrava SOLO sul rifiuto sicuro al 100%.

E' anche importante, se davvero s'intende superare la paura del rifiuto, capire che non sempre si bussa alla porta giusta e non sempre questa si dovrà per forza aprire. A CHE SERVE ALLORA PRENDERE A CALCI UNA PORTA CHE NON CI APRONO SE NON A PERDERE L'OPPORTUNITA' DI BUSSARE AD ALTRETTANTE CHE SONO GIA' PRONTE AD APRIRSI?

A proposito dell'andare oltre le porte chiuse per trovare, infine, quelle aperte, voglio condividere con voi un detto popolare antico che così recita: "Quando si chiude una porta, si apre un portone". Qual'è, allora, il problema? 

Non saranno tutte le donne (gli uomini) del mondo a dirvi di no, nè tutti i potenziali datori di lavoro a rifiutare la vostra richiesta. Semplicemente, FOCALIZZATEVI SUL SUCCESSO FUTURO E NON SUI FALLIMENTI PASSATI.

A che serve ancora piangersi addosso per la ragazza (il ragazzo) che vi ha rifiutati quando eravate alle superiori o perchè non siete stati invitati alla scampagnata di turno? A NULLA, SE NON A BLOCCARSI IN UN PASSATO CHE NON ESISTE PIU'!

La paura del rifiuto è solo nella mente, MAI nel cuore. Basta lasciarla dove si trova, dirigendo il proprio focus sul cuore. Il cuore, infatti, sa sempre ciò che la nostra Anima vuole allo scopo di realizzarsi su questa terra. Imparate a chiudere col passato, non esiste più se non nelle vostre menti. 

Toglietegli energia e usatela, invece, per credere di più in voi stessi e bussare a quante più porte possibile, ce ne sono tante che aspettano solo voi, cominciate da subito e realizzate i vostri sogni, QUI E ORA.

Vincenzo Bilotta

domenica 4 gennaio 2015

Esercitare la volontà

Tutti conosciamo i benefici dell'esercizio fisico per il nostro corpo. Tutti, altresì, sappiamo quanto sia importante, al fine di ottenere progressi e risultati duraturi, l'esercizio costante e non saltuario, pena la perdita dei progressi già fatti. Ma, come tanti ormai sanno, il solo esercizio fisico non basta all'evoluzione della persona.

Per completare il lavoro corretto su di sé occorre anche l'esercizio mentale, il lavoro sulla propria mente, la Presenza costante sulle proprie emozioni. In altre parole, oltre al lavoro fisico occorre il lavoro psichico e animico. Solo così si potrà dire di lavorare su di sé in maniera reale e completa.
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Sia il lavoro fisico che quello psichico necessitano di VOLONTA'. Senza una volontà volta al miglioramento di sé, scarsi o nulli saranno i risultati in termini di progressi sia in campo fisico che spirituale. Tuttavia non basta avere volontà affinché i progressi arrivino. La volontà, oltre ad averla occorre ESERCITARLA. Essa, infatti, al pari di un muscolo va tenuta in costante esercizio se si vogliono ottenere cambiamenti ed uscire dallo stato di torpore nel quale versa la maggior parte della razza umana.

Non si dev'essere troppo duri con se stessi. Basta cominciare il lavoro su di sé a piccoli passi, con pazienza ma in maniera DECISA E PROGRESSIVA. La costanza è tutto se si vogliono ottenere dei progressi a lungo termine. Esercitare la volontà significa anche trasformare il pensiero che ci fa desiderare il cambiamento in AZIONE MIRATA alla sua realizzazione.
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Non si può volere senza agire, sarebbe solo teoria senza progresso alcuno se non a livello teorico e intellettivo. Per ottenere i cambiamenti del proprio modo di pensare e poter progredire in maniera reale occorre agire in direzione dell'obiettivo programmato.

Per esercitare la volontà occorre avere degli obiettivi. Senza un corretto focus sugli obiettivi, non si potranno raggiungere risultati per il semplice fatto che si andrebbe avanti senza una direzione prefissata. 
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E' proprio come quando ci si allena in una disciplina sportiva o si vuole fare carriera nel lavoro. Anche in questi ambiti occorre, infatti, avere le idee chiare. Senza idee chiare si rischierebbe di disperdere energie preziose girando in tondo senza mai approdare a nulla. Lo stesso vale per quanto riguarda il lavoro su di sé.

Anche nel campo spirituale e per ciò che riguarda la Presenza Mentale, bisogna avere le idee chiare, fissare dei punti di riferimento, dei capisaldi sui quali fare affidamento in caso di dubbi o paure. La volontà è il motore delle nostre azioni, il focus sull'obiettivo il carburante che ci porterà a destinazione.
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Cominciate da domani ad esercitare la vostra volontà concentrandovi su piccoli obiettivi. Potete, ad esempio, cominciare col sistemare la vostra stanza se non lo fate da secoli e continuate a rinviare o, ancora, decidendo di eliminare il vizio del fumo se lo avete. In generale, ponetevi degli obiettivi alla vostra portata.

Non esercitate la volontà in maniera tale da causare un rifiuto, da parte vostra, nel continuare il percorso intrapreso. Se siete delle persone che tendono a giudicare in maniera eccessiva gli altri e se stessi, cominciate con l'osservarvi mentre lo fate. In questo modo eserciterete la volontà in direzione dell'autosservazione.
(La copertina del mio libro)

Piccoli passi COSTANTI che vi condurranno a grandi traguardi. La COSTANZA è tutto. Quando non vi sentite di andare oltre il traguardo raggiunto fino a quel momento, contentatevi di conservare i risultati già raggiunti e riposatevi senza sforzarvi in maniera eccessiva.

Col tempo e la costanza diventerete delle persone nuove, più consapevoli di se e più pazienti. Attraverso l'esercizio costante della volontà imparerete cose nuove su di voi e sul mondo che vi circonda, ciò grazie anche all'autosservazione e alla Presenza Mentale costante. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta

domenica 21 dicembre 2014

Essere verità

In un mondo di maschere è difficile essere verità. Ognuno di noi utilizza differenti maschere per adattarsi a persone, eventi e luoghi. Queste maschere sono frutto di paure ereditate geneticamente dagli antenati: paura di risultare inadeguati se si sarà sinceri, paura di essere derisi, di rimanere soli, di essere sfruttati...

La prima paura in assoluto nella Hit Parade è sicuramente quella di rimanere soli se si dirà ciò che si pensa. Proprio per questo, anzi, come conseguenza di ciò ci si mette una bella maschera agendo e dicendo ciò che gli "altri vogliono sentirsi dire". Smettendo di essere veri si smette di essere se stessi e si rischia di cadere in balia delle diverse personalità che affollano la nostra mente.
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Certo, si rimarrà circondati da tanta gente perché si sarà stati "carini" con tutti, gentili, sempre disponibili, mai una parola fuori posto. Praticamente dei burattini. Che fine avrà fatto il nostro vero Sé? Smettendo di essere Veri si smetterà di Essere Se Stessi. Comunque, il nostro vero Sé rimarrà sempre dentro di noi seppur addormentato e dimenticato sotto un immenso strato di pensieri compulsivi e personalità multiple sparate a raffica a seconda dei contesti.

Si è disposti a far tutto per amore di mettere a tacere gli altri. E' bello evitare il giudizio altrui nascondendosi dietro tanti atteggiamenti di "facciata". Meglio salvare le apparenze che lavorare su di Sé scartando le persone che non vanno. 
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Il titolo dell'articolo di oggi è intitolato "Essere verità". Per essere verità bisogna rinunciare agli altri e, in particolare, all'adeguamento alle altrui aspettative, alla paura del giudizio degli altri e, soprattutto, a quella di rimanere soli. Quando si smetterà d'indossare la maschera per essere se stessi SEMPRE, solo allora si potrà cominciare un serio lavoro su di Sé.

Dal momento in cui si diventa verità, infatti, si esprimerà la propria VERA ESSENZA libera da qualsiasi paura e radicata nel QUI E ORA. Le bugie, le maschere, la falsità sono figlie della paura e portano ad un allontanamento da Sé. La persona che mente non è radicata in Sé né è, tanto meno, presente a Se stessa.
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Chi mente, inoltre, compie uno spreco energetico non indifferente. L'indossare una maschera per ogni occasione così come il mentire comportano, infatti, uno sforzo. Questo sforzo si traduce in un dispendio energetico inutile.

Sicuramente il non mentire, l'essere se stessi SEMPRE E COMUNQUE così come il radicarsi nel QUI E ORA, comportano un minor dispendio energetico e consentono, al contempo, di non rendersi schiavi delle altrui aspettative.
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Smettete di piacere sempre agli altri, di essere alla moda per non venire tagliati fuori dal gruppo. Correte il rischio di non avere il palmare e di camminare come tanti cadaveri ambulanti per strada! In tutto ciò non vedo niente di Vita Realmente vissuta, solo un adeguamento alla massa di schiavi tecnologici lobotomizzati.

SIATE VERITA' NON APPARENZA. Vivete nella Verità e nella Luce Interiore. Solo così potrete cambiare il mondo. Prima, però, non abbiate paura di venire allontanati da chi, non ancora soddisfatto del suo sonno, desidera dormire ancora.

Vincenzo Bilotta


domenica 7 dicembre 2014

Il lamentarsi

Oggi voglio parlarvi di un comportamento ormai comune all'umanità odierna e meccanica: il lamentarsi. In particolare voglio occuparmi del lamentoso. Chi è il lamentoso? Il lamentoso è colui il quale vede tutto "nero", senza via d'uscita, osserva ogni problema col microscopio fissandosi su di esso ed ingigantendolo.

Tutto "normale" fin qui, visto anche il periodo in cui versa l'umanità, periodo di grandi cambiamenti climatici, sociali, politici, economici, insomma in tutti i campi. Il problema è che il lamentoso cerca qualcuno sul quale sfogare le proprie frustrazioni rendendolo, per ciò stesso (che palle!), partecipe dei propri problemi e "sciagure". 

Sì, perché il lamentoso fa della Vita mera sopravvivenza rendendosi proprio per questo vittima del caso. Il lamentoso crede in un destino già scritto, del resto questo gli conviene così non deve effettuare nessuno sforzo per migliorare se stesso e, di conseguenza, la propria Vita.

Quando incontrate un lamentoso (che libidine!) non aspettatevi di poter dialogare a doppio senso perché, prima o poi, lui comincerà a parlare di sé e dei suoi problemi senza concedervi spazi per poter, a vostra volta, conversare. Del resto, secondo lui, i problemi sono solo suoi e sembrano perseguitarlo. Il lamentoso ingrandisce ogni accadimento che non riesce ad accettare, trasformandolo in tragedia.
(Immagine presa dal web)

Chi si lamenta è una vittima inconsapevole del mondo e attrae a se, secondo la legge dell'attrazione (nel mio libro L'arte della consapevolezza, Youcanprint editore, ho dedicato un capitolo alla legge dell'attrazione. Il capitolo omaggio lo puoi trovare anche nel blog digitando Legge dell'attrazione nel motore di ricerca se vuoi approfondire l'argomento), solo problemi, rifiuti, licenziamenti e chi più ne ha più ne metta.

Oltre a ciò, il lamentoso tortura chi gli sta accanto, siano essi amici, parenti, partner o chi ha la "fortuna" d'incontrarlo sulla sua strada. Se poi qualcuno prova a fargli vedere i suoi "drammi" in modo diverso cercando di sgonfiarli ai suoi occhi, subito lui si offenderà perché non si sentirà capito, perché per gli altri è facile parlare, perché lui soffre più di tutti, perché, perché, perché.....

Il lamentoso, col suo continuo lamentarsi spreca un sacco di energie proprio come un'auto fuoriserie. La differenza è che lui è "fuori consapevolezza"! Di conseguenza, non appena vedrà una persona allegra e tranquilla sarà subito pronto a buttargli addosso tutte le sue paranoie a raffica tipo mitragliatrice e senza alcuna considerazione.

La persona che si lamenta è pure furba perché, in genere, quando finisce di dialogare chiede scusa "se ha annoiato l'altro coi suoi problemi". Non sa che questo è il minimo danno che gli ha arrecato perché il grosso è stato fatto attraverso la sottrazione di energia vitale della quale lui si nutre proprio come un vampiro. 

La sua mente è particolarmente "golosa" dell'altrui energia che gli servirà per continuare ad alimentare i pensieri paranoici e ripetitivi nel corso della giornata (mesi, anni...). Ovviamente, se avete per amico un lamentoso non dovete per forza allontanarlo, prima magari provate a farlo smettere di lamentarsi in vostra presenza cercando di aiutarlo ad essere consapevole del proprio schema di pensiero.
(Immagine presa dal web)

Se, malgrado ciò, lui non si sentirà capito e continuerà a lamentarsi (magari anche di voi che non lo ascoltate) allora le cose sono due: o lo allontanate da voi oppure gli ponete delle soluzioni valide ai suoi "problemi". Qualora non accettasse (cosa molto probabile per chi non vuole lavorare su di sé) potete sempre rimanere suoi amici smettendo di frequentarlo con la stessa assiduità di prima visto che, diversamente, diventerete il suo nutrimento energetico.

Va detto che il lamentarsi è tipico della nostra società fatta di falsi bisogni, con delle esigenze e traguardi costruiti dalla pubblicità per poterci ingabbiare in una prigione di inadeguatezza e scontento. Come cambiare? Innanzitutto smettendo di lamentarsi. Ciò perché, lamentandosi, non si fa altro che mandare energia al problema facendolo crescere e mantenendolo in Vita.

Con la lamentela, inoltre, si attrarranno a se eventi che avranno come unico scopo quello di continuare a farci lamentare, ciò grazie alla legge dell'attrazione che c'invierà sempre e solo ciò di cui abbiamo bisogno, consciamente o inconsciamente, in un determinato momento della nostra Vita.

No al lamentarsi quindi e allontanare chi ci potrebbe indurre alla lamentela "di gruppo", altrimenti si rischia di aprire un "club dei lamentosi" dove ci si incontrerà ALMENO 3 volte la settimana per piangersi addosso tutti assieme. 

LA VITA E' CELEBRAZIONE SE ACCETTATA COSI' COM'E'. NESSUNO, TRANNE NOI, POTRA' MAI GARANTIRCI LA FELICITA'. TUTTO CIO' DI CUI ABBIAMO BISOGNO SI TROVA GIA' DENTRO DI NOI, BASTA SOLO RICONTATTARLO E FARCI AMICIZIA.

Vincenzo Bilotta