domenica 4 gennaio 2015

Esercitare la volontà

Tutti conosciamo i benefici dell'esercizio fisico per il nostro corpo. Tutti, altresì, sappiamo quanto sia importante, al fine di ottenere progressi e risultati duraturi, l'esercizio costante e non saltuario, pena la perdita dei progressi già fatti. Ma, come tanti ormai sanno, il solo esercizio fisico non basta all'evoluzione della persona.

Per completare il lavoro corretto su di sé occorre anche l'esercizio mentale, il lavoro sulla propria mente, la Presenza costante sulle proprie emozioni. In altre parole, oltre al lavoro fisico occorre il lavoro psichico e animico. Solo così si potrà dire di lavorare su di sé in maniera reale e completa.
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Sia il lavoro fisico che quello psichico necessitano di VOLONTA'. Senza una volontà volta al miglioramento di sé, scarsi o nulli saranno i risultati in termini di progressi sia in campo fisico che spirituale. Tuttavia non basta avere volontà affinché i progressi arrivino. La volontà, oltre ad averla occorre ESERCITARLA. Essa, infatti, al pari di un muscolo va tenuta in costante esercizio se si vogliono ottenere cambiamenti ed uscire dallo stato di torpore nel quale versa la maggior parte della razza umana.

Non si dev'essere troppo duri con se stessi. Basta cominciare il lavoro su di sé a piccoli passi, con pazienza ma in maniera DECISA E PROGRESSIVA. La costanza è tutto se si vogliono ottenere dei progressi a lungo termine. Esercitare la volontà significa anche trasformare il pensiero che ci fa desiderare il cambiamento in AZIONE MIRATA alla sua realizzazione.
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Non si può volere senza agire, sarebbe solo teoria senza progresso alcuno se non a livello teorico e intellettivo. Per ottenere i cambiamenti del proprio modo di pensare e poter progredire in maniera reale occorre agire in direzione dell'obiettivo programmato.

Per esercitare la volontà occorre avere degli obiettivi. Senza un corretto focus sugli obiettivi, non si potranno raggiungere risultati per il semplice fatto che si andrebbe avanti senza una direzione prefissata. 
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E' proprio come quando ci si allena in una disciplina sportiva o si vuole fare carriera nel lavoro. Anche in questi ambiti occorre, infatti, avere le idee chiare. Senza idee chiare si rischierebbe di disperdere energie preziose girando in tondo senza mai approdare a nulla. Lo stesso vale per quanto riguarda il lavoro su di sé.

Anche nel campo spirituale e per ciò che riguarda la Presenza Mentale, bisogna avere le idee chiare, fissare dei punti di riferimento, dei capisaldi sui quali fare affidamento in caso di dubbi o paure. La volontà è il motore delle nostre azioni, il focus sull'obiettivo il carburante che ci porterà a destinazione.
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Cominciate da domani ad esercitare la vostra volontà concentrandovi su piccoli obiettivi. Potete, ad esempio, cominciare col sistemare la vostra stanza se non lo fate da secoli e continuate a rinviare o, ancora, decidendo di eliminare il vizio del fumo se lo avete. In generale, ponetevi degli obiettivi alla vostra portata.

Non esercitate la volontà in maniera tale da causare un rifiuto, da parte vostra, nel continuare il percorso intrapreso. Se siete delle persone che tendono a giudicare in maniera eccessiva gli altri e se stessi, cominciate con l'osservarvi mentre lo fate. In questo modo eserciterete la volontà in direzione dell'autosservazione.
(La copertina del mio libro)

Piccoli passi COSTANTI che vi condurranno a grandi traguardi. La COSTANZA è tutto. Quando non vi sentite di andare oltre il traguardo raggiunto fino a quel momento, contentatevi di conservare i risultati già raggiunti e riposatevi senza sforzarvi in maniera eccessiva.

Col tempo e la costanza diventerete delle persone nuove, più consapevoli di se e più pazienti. Attraverso l'esercizio costante della volontà imparerete cose nuove su di voi e sul mondo che vi circonda, ciò grazie anche all'autosservazione e alla Presenza Mentale costante. Buona pratica!

Vincenzo Bilotta

domenica 21 dicembre 2014

Essere verità

In un mondo di maschere è difficile essere verità. Ognuno di noi utilizza differenti maschere per adattarsi a persone, eventi e luoghi. Queste maschere sono frutto di paure ereditate geneticamente dagli antenati: paura di risultare inadeguati se si sarà sinceri, paura di essere derisi, di rimanere soli, di essere sfruttati...

La prima paura in assoluto nella Hit Parade è sicuramente quella di rimanere soli se si dirà ciò che si pensa. Proprio per questo, anzi, come conseguenza di ciò ci si mette una bella maschera agendo e dicendo ciò che gli "altri vogliono sentirsi dire". Smettendo di essere veri si smette di essere se stessi e si rischia di cadere in balia delle diverse personalità che affollano la nostra mente.
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Certo, si rimarrà circondati da tanta gente perché si sarà stati "carini" con tutti, gentili, sempre disponibili, mai una parola fuori posto. Praticamente dei burattini. Che fine avrà fatto il nostro vero Sé? Smettendo di essere Veri si smetterà di Essere Se Stessi. Comunque, il nostro vero Sé rimarrà sempre dentro di noi seppur addormentato e dimenticato sotto un immenso strato di pensieri compulsivi e personalità multiple sparate a raffica a seconda dei contesti.

Si è disposti a far tutto per amore di mettere a tacere gli altri. E' bello evitare il giudizio altrui nascondendosi dietro tanti atteggiamenti di "facciata". Meglio salvare le apparenze che lavorare su di Sé scartando le persone che non vanno. 
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Il titolo dell'articolo di oggi è intitolato "Essere verità". Per essere verità bisogna rinunciare agli altri e, in particolare, all'adeguamento alle altrui aspettative, alla paura del giudizio degli altri e, soprattutto, a quella di rimanere soli. Quando si smetterà d'indossare la maschera per essere se stessi SEMPRE, solo allora si potrà cominciare un serio lavoro su di Sé.

Dal momento in cui si diventa verità, infatti, si esprimerà la propria VERA ESSENZA libera da qualsiasi paura e radicata nel QUI E ORA. Le bugie, le maschere, la falsità sono figlie della paura e portano ad un allontanamento da Sé. La persona che mente non è radicata in Sé né è, tanto meno, presente a Se stessa.
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Chi mente, inoltre, compie uno spreco energetico non indifferente. L'indossare una maschera per ogni occasione così come il mentire comportano, infatti, uno sforzo. Questo sforzo si traduce in un dispendio energetico inutile.

Sicuramente il non mentire, l'essere se stessi SEMPRE E COMUNQUE così come il radicarsi nel QUI E ORA, comportano un minor dispendio energetico e consentono, al contempo, di non rendersi schiavi delle altrui aspettative.
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Smettete di piacere sempre agli altri, di essere alla moda per non venire tagliati fuori dal gruppo. Correte il rischio di non avere il palmare e di camminare come tanti cadaveri ambulanti per strada! In tutto ciò non vedo niente di Vita Realmente vissuta, solo un adeguamento alla massa di schiavi tecnologici lobotomizzati.

SIATE VERITA' NON APPARENZA. Vivete nella Verità e nella Luce Interiore. Solo così potrete cambiare il mondo. Prima, però, non abbiate paura di venire allontanati da chi, non ancora soddisfatto del suo sonno, desidera dormire ancora.

Vincenzo Bilotta


domenica 7 dicembre 2014

Il lamentarsi

Oggi voglio parlarvi di un comportamento ormai comune all'umanità odierna e meccanica: il lamentarsi. In particolare voglio occuparmi del lamentoso. Chi è il lamentoso? Il lamentoso è colui il quale vede tutto "nero", senza via d'uscita, osserva ogni problema col microscopio fissandosi su di esso ed ingigantendolo.

Tutto "normale" fin qui, visto anche il periodo in cui versa l'umanità, periodo di grandi cambiamenti climatici, sociali, politici, economici, insomma in tutti i campi. Il problema è che il lamentoso cerca qualcuno sul quale sfogare le proprie frustrazioni rendendolo, per ciò stesso (che palle!), partecipe dei propri problemi e "sciagure". 

Sì, perché il lamentoso fa della Vita mera sopravvivenza rendendosi proprio per questo vittima del caso. Il lamentoso crede in un destino già scritto, del resto questo gli conviene così non deve effettuare nessuno sforzo per migliorare se stesso e, di conseguenza, la propria Vita.

Quando incontrate un lamentoso (che libidine!) non aspettatevi di poter dialogare a doppio senso perché, prima o poi, lui comincerà a parlare di sé e dei suoi problemi senza concedervi spazi per poter, a vostra volta, conversare. Del resto, secondo lui, i problemi sono solo suoi e sembrano perseguitarlo. Il lamentoso ingrandisce ogni accadimento che non riesce ad accettare, trasformandolo in tragedia.
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Chi si lamenta è una vittima inconsapevole del mondo e attrae a se, secondo la legge dell'attrazione (nel mio libro L'arte della consapevolezza, Youcanprint editore, ho dedicato un capitolo alla legge dell'attrazione. Il capitolo omaggio lo puoi trovare anche nel blog digitando Legge dell'attrazione nel motore di ricerca se vuoi approfondire l'argomento), solo problemi, rifiuti, licenziamenti e chi più ne ha più ne metta.

Oltre a ciò, il lamentoso tortura chi gli sta accanto, siano essi amici, parenti, partner o chi ha la "fortuna" d'incontrarlo sulla sua strada. Se poi qualcuno prova a fargli vedere i suoi "drammi" in modo diverso cercando di sgonfiarli ai suoi occhi, subito lui si offenderà perché non si sentirà capito, perché per gli altri è facile parlare, perché lui soffre più di tutti, perché, perché, perché.....

Il lamentoso, col suo continuo lamentarsi spreca un sacco di energie proprio come un'auto fuoriserie. La differenza è che lui è "fuori consapevolezza"! Di conseguenza, non appena vedrà una persona allegra e tranquilla sarà subito pronto a buttargli addosso tutte le sue paranoie a raffica tipo mitragliatrice e senza alcuna considerazione.

La persona che si lamenta è pure furba perché, in genere, quando finisce di dialogare chiede scusa "se ha annoiato l'altro coi suoi problemi". Non sa che questo è il minimo danno che gli ha arrecato perché il grosso è stato fatto attraverso la sottrazione di energia vitale della quale lui si nutre proprio come un vampiro. 

La sua mente è particolarmente "golosa" dell'altrui energia che gli servirà per continuare ad alimentare i pensieri paranoici e ripetitivi nel corso della giornata (mesi, anni...). Ovviamente, se avete per amico un lamentoso non dovete per forza allontanarlo, prima magari provate a farlo smettere di lamentarsi in vostra presenza cercando di aiutarlo ad essere consapevole del proprio schema di pensiero.
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Se, malgrado ciò, lui non si sentirà capito e continuerà a lamentarsi (magari anche di voi che non lo ascoltate) allora le cose sono due: o lo allontanate da voi oppure gli ponete delle soluzioni valide ai suoi "problemi". Qualora non accettasse (cosa molto probabile per chi non vuole lavorare su di sé) potete sempre rimanere suoi amici smettendo di frequentarlo con la stessa assiduità di prima visto che, diversamente, diventerete il suo nutrimento energetico.

Va detto che il lamentarsi è tipico della nostra società fatta di falsi bisogni, con delle esigenze e traguardi costruiti dalla pubblicità per poterci ingabbiare in una prigione di inadeguatezza e scontento. Come cambiare? Innanzitutto smettendo di lamentarsi. Ciò perché, lamentandosi, non si fa altro che mandare energia al problema facendolo crescere e mantenendolo in Vita.

Con la lamentela, inoltre, si attrarranno a se eventi che avranno come unico scopo quello di continuare a farci lamentare, ciò grazie alla legge dell'attrazione che c'invierà sempre e solo ciò di cui abbiamo bisogno, consciamente o inconsciamente, in un determinato momento della nostra Vita.

No al lamentarsi quindi e allontanare chi ci potrebbe indurre alla lamentela "di gruppo", altrimenti si rischia di aprire un "club dei lamentosi" dove ci si incontrerà ALMENO 3 volte la settimana per piangersi addosso tutti assieme. 

LA VITA E' CELEBRAZIONE SE ACCETTATA COSI' COM'E'. NESSUNO, TRANNE NOI, POTRA' MAI GARANTIRCI LA FELICITA'. TUTTO CIO' DI CUI ABBIAMO BISOGNO SI TROVA GIA' DENTRO DI NOI, BASTA SOLO RICONTATTARLO E FARCI AMICIZIA.

Vincenzo Bilotta

domenica 23 novembre 2014

Arrendersi all'Adesso

Il nostro mondo, quello occidentale in particolare, è sempre di corsa. Tutti alla ricerca di un traguardo e poi di un altro e così via. Bisogna non contentarsi mai è la frase che ossessiona tutti ormai. Occorre mirare sempre più in alto senza fermarsi.

Il mondo di oggi è proprio come un'auto in corsa che va spedita al traguardo senza fermarsi nemmeno per una sosta o per ammirare il panorama, ciò farebbe perdere tempo prezioso. Pochi vivono l'ADESSO e ancora meno riescono ad onorarlo, a trasformarlo in una celebrazione, in una festa della Vita. Tutti vivono in un limbo spazio-temporale imprecisato, una sorta d'inferno mentale costituito da ansie, sensi di colpa, paure, odio, invidia, attaccamento e gelosia.
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Il disagio che vivono molte persone è dovuto al fatto che non riescono ad arrendersi all'Adesso. Solo arrendendosi all'Adesso si può fare pace con se stessi, col mondo esterno come con quello interno, coi propri problemi e, alla luce di ciò, si potrà dare un significato diverso a determinate situazioni che si vivono.

Il dolore nasce dalla resistenza all'Adesso, si vuole sempre fuggire in un momento diverso dal QUI E ORA. Si vorrebbe tornare indietro per rimediare a situazioni che ci fanno sentire ancora in colpa nonostante sia passato tanto tempo dall'accadimento. Alcuni vivono nell'angoscia di un futuro imprecisato, pieno di mostri creati da una mente iperattiva e disastri da film apocalittici che solo un regista come Steven Spielberg saprebbe proporre al grande schermo.
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Sapete qual è la verità? E' tutta una grande stronzata, sono le storie che ci raccontiamo a farci soffrire, non un evento o una persona all'esterno! Nessuno, tranne noi con i nostri pensieri "pesanti" ed ossessivi, può vivere l'inferno in terra. L'inferno è il passato coi suoi sensi di colpa e il futuro con le sue incertezze. Dov'è il paradiso? QUI E ORA. Tutto il resto è un'allucinazione collettiva, un'imitazione di massa, un gioco al massacro psicofisico globale.

Ciò che stiamo vivendo possiamo cambiarlo. Se questo non sarà possibile, si può sempre ACCETTARE. Difficile? No! Basta smetterla di fare le vittime, di ripetere gli schemi appresi, quelli che ci hanno insegnato durante il processo "educativo" e cioè: bisogna lottare per sopravvivere, vince il più forte, si tira avanti etc. BASTA! USCITE DAI LUOGHI COMUNI!
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Sono i luoghi comuni, l'educazione, la società, i mass media che ci stanno fottendo la Vita, ci stanno illudendo che non abbiamo via di scampo, siamo destinati alla perdizione, all'inferno con le sue fiamme eterne. Il vero inferno è dentro di noi quando continuiamo a torturarci con i nostri giudizi su ciò che avremmo dovuto fare o non fare, dire o non dire.

Se non volete aspettare il paradiso dopo la morte, la soluzione c'è: arrendersi all'Adesso. E' come quando si entra in acqua al mare, bisogna buttarsi senza pensare allo sbalzo termico creato fra l'esposizione ai raggi solari e la temperatura dell'acqua.
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Buttatevi nella Vita, smettete di vivere da zombie! Chi non vive nell'Adesso o, meglio, chi non si arrende all'Adesso è MORTO PRIMA DI MORIRE. Chi vive nel passato o nel futuro non è presente nel QUI E ORA se non fisicamente. La mente è altrove, oscilla come il pendolo di un orologio, senza sosta, senza meta.

Qualsiasi situazione stiate vivendo, ACCETTATELA E, SE NON POTETE CAMBIARLA, ARRENDETEVI ALL'ADESSO SENZA OPPORRE RESISTENZA. Solo onorando il QUI E ORA tornerete liberi e vivi, sconfiggerete la morte e andrete oltre la dimensione spazio-temporale dominata dalla mente per ritrovare, finalmente, il luogo di pace dove è possibile il miracolo, il miracolo della presenza fisica, mentale ed animica. Solo allora potrete dire: SONO VIVO!

Vincenzo Bilotta


domenica 9 novembre 2014

Cosa vuoi dalla tua Vita?

Questo articolo di oggi comincia con una domanda fondamentale: COSA VUOI DALLA TUA VITA? Molti si trascinano in un'esistenza da sonnambuli in cui cercano solo di rendere felici gli altri, di soddisfare le loro aspettative dietro la paura di essere giudicati qualora si comportassero in maniera non consona agli altrui bisogni ed aspettative.

Nessuno si pone mai questa domanda fondamentale perchè, in fondo in fondo, la maggior parte delle persone si contenta di soffrire vivendo una Vita che non è in linea con i progetti della propria Anima, piuttosto che cambiare direzione realizzando, così, i sogni che ha avuto sin da bambino.
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Le domande hanno il potere di fornirci, in maniera diretta o indiretta, anche le risposte. E' proprio per questo motivo che molti non si azzardano nemmeno a formularle. Ci vuole coraggio, si naviga nell'ignoto, si rischia di rimanere da soli. Sì, perchè se ci si chiedesse cosa si vuole realmente dalla propria Vita, probabilmente molti matrimoni si dividerebbero, tante società si scioglierebbero ma, al contempo, tante persone con un nuovo lavoro inizierebbero a vivere la Vita dei loro sogni e tante malattie verrebbero scongiurate.

Conosco tante persone con dei sogni nel cassetto ormai ammuffiti. Troppe. Queste persone, anche se si fossero poste la domanda cruciale, non avrebbero avuto il coraggio di realizzare i propri sogni. E così, via in una Vita che ci sta stretta, fatta di sacrifici... Per chi? Per gli altri. Per non deludere il partner, i genitori, i datori di lavoro, gli amici, i soci in affari... E la nostra Vita? La buttiamo nel cesso?
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Certo, ognuno di noi dispone di libero arbitrio ma, per diventarne coscienti, occorrerebbe capire che LA SCELTA E' NOSTRA, NON DEGLI ALTRI. Quello che vogliamo o non vogliamo fare, i nostri sogni, i nostri desideri più intimi si possono realizzare andando oltre le nostre paure di deludere le aspettative degli altri.

La realtà di oggi è costellata da troppi impiegati infelici che lavorano in attesa che qualcosa cambi.... Non cambierà mai nulla! Nessuno può darci ciò che GIA' noi possediamo. Questo qualcosa che possediamo si chiama libero arbitrio e il suo corretto e CONSAPEVOLE utilizzo ci potrebbe regalare la LIBERTA'.
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Ovviamente noi siamo nati liberi. Siamo schiavi solo psicologicamente. Schiavi degli altri, delle nostre paure, della nostra educazione strutturata in modo da soddisfare i bisogni di chi può trarre vantaggio dal nostro sfruttamento. Nonostante ciò, dopo aver dipinto il più apocalittico degli scenari, posso dirvi che una soluzione c'è ed è data sempre dalla stessa domanda: cosa voglio IO dalla MIA Vita?

Ovviamente, occorre rispondere con sincerità e smettendo di anteporre ai propri gli altrui bisogni perché, fintanto che non si riuscirà a soddisfare le proprie necessità invece di contentare sempre gli altri, si rischierà di diventare dei "salvatori" in cerca di vittime da salvare. Bisogna smettere di voler salvare il mondo perché il mondo siamo noi.
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Se non riusciamo a salvare noi stessi, riuscendo a vivere la Vita che abbiamo sempre sognato e smettendo di soddisfare le altrui aspettative, non salveremo proprio nessuno, altro che mondo! Il mondo siamo noi, tutto parte da noi e dalla nostra visione che abbiamo di esso. 

Noi siamo in grado di trasformarci, a volte basta una semplice domanda per poter fare ciò. Capita spesso, infatti, che dietro una domanda fondamentale, esista già racchiusa una risposta in grado di cambiare il destino di un uomo. IL DESTINO, IN FONDO, CE LO CREIAMO NOI SE SAPPIAMO PORCI LE GIUSTE DOMANDE. 
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Nessuno può volere il nostro bene. Con ciò non voglio dire che il mondo intero ci odia e vuole solo spremerci come un limone allo scopo di soddisfare i propri interessi. Voglio solo farvi capire come CIO' CHE VOLETE VOI PER ESSERE FELICI E' DIVERSO DA QUELLO CHE VOGLIONO GLI ALTRI. Nessuno può decidere della nostra Vita tranne noi. Nessun destino è già scritto, nessuna persona morirà se non faremo ciò che lei desidera, insomma, il mondo non finisce se smettiamo di essere schiavi degli altri e cominciamo, invece, a chiederci cosa vogliamo realmente dalla nostra Vita per essere felici.

Spesso, dopo esserci posta questa domanda, troveremo giusto cambiare lavoro, partner, allontanare gli amici che non possono darci più nulla, perfino cambiare nazione. Allora ci vorrà coraggio per cambiare pelle e rinascere da se stessi, bisognerà lavorare su di sè senza risparmiarsi ma il sacrificio che tutto ciò potrà richiedere varrà il premio: VIVERE LA VITA DEI PROPRI SOGNI SENZA TEMERE CHE GLI ALTRI SOFFRANO PER QUESTO.

Vincenzo Bilotta

domenica 26 ottobre 2014

Il sistema sei tu

La gente parla del sistema, affermando che esso è sbagliato a tutti i livelli: politico, economico, sociale, fiscale, religioso e chi più ne ha, più ne metta. Molti sperano in un cambiamento dall'alto e, nel frattempo, si lamentano dal basso. Così, però, non funzionerà mai e nulla potrà cambiare.

Il primo errore che molti commettono è quello di parlare di sistema, collettività, nazione, regione, città, come se fossero delle entità separate dalla gente, quasi dei mostri che vivono di Vita propria senza possibilità di essere modificati nell'interesse della collettività. Così non è.
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Il sistema siamo noi, non è un'entità astratta che nasce e si alimenta autonomamente. Se proprio vogliamo parlare di energie, allora possiamo sicuramente dire che il sistema lo alimentiamo noi con le energie che inviamo attraverso i nostri giudizi, le nostre lamentele, le nostre frustrazioni. Si, cari amici, il sistema è come un grande albero le cui radici le alimentiamo noi e, fin quando non faremo che lamentarci di esso, produrrà frutti marci.

Le energie del sistema sono le energie della maggior parte della gente. E' normale che se c'è una situazione a livello planetario dominata dal caos totale, dalla violenza, dalla criminalità dilagante e dalla guerra non si potrà mai avere un sistema bilanciato ed equo. Semmai si potrà avere solo uno specchio che riflette il disagio di un popolo addormentato.
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Se, per fare un esempio, cominciassimo dalle nostre città, potremmo vedere come la gente si lamenti dei servizi che non vanno, della politica è composta da un manipolo di burattini ma, in concreto non si rende conto che, così facendo, non fa altro che alimentare il permanere di questo stato di caos e disservizio. E' come se si vivesse in una città piena di rifiuti e ci si lamentasse della sporcizia pur continuando a gettare cartacce e cicche di sigaretta per terra.

La collettività, il sistema o qualunque altro nome vogliate dargli, siamo noi. Non è un'entità astratta. E' lo sforzo di ogni persona che crea la realtà che si andrà a vivere come conseguenza di quell'impiego di energia. Se davvero si vogliono cambiare le cose bisognerà AGIRE, smettendo di lamentarsi come, invece, la maggior parte di noi ha fatto fino ad oggi.
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Se proprio non si è decisi ad agire, occorrerebbe, sicuramente, smettere di lamentarsi perché la lamentela non fa altro che alimentare le cose che non vanno senza mai farne venire nessuno a capo. I sistemi economici, sociali e governativi di tutto il mondo sono, come tutti ormai sanno, "pilotati" da circa 300 famiglie fra le più potenti in assoluto. Queste persone sanno bene che le energie che alimentano e rafforzano il loro potere derivano proprio dalle lamentele della gente.

Come ho già avuto modo di dire altre volte, IL CAMBIAMENTO DISTA SOLO UN PENSIERO. Quando affermo ciò mi riferisco al fatto che basterebbe cambiare modo di pensare di punto in bianco, per poter vedere accadere dei veri e propri miracoli nella propria Vita, nella propria fisiologia e, di conseguenza, come riflesso, si potrebbero vedere dei cambiamenti nel sistema, il quale altro non è se non lo specchio dei nostri stati d'animo.
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Certo cambiare pensiero non basta, occorre anche AGIRE ma sicuramente è un primo passo fondamentale nella via verso il raggiungimento della libertà dalla schiavitù di un sistema economico-governativo non più adatto a servire e soddisfare i bisogni della collettività. Notate bene che, quando ho parlato del sistema non ho detto fallimentare ma l'ho definito come "non più adatto".

Così facendo ho evitato di continuare ad alimentarlo attraverso le energie negative insite nel pensiero giudicante. Smettendo di giudicare male il sistema smetteremo, al contempo, di alimentarlo e farlo continuare a prosperare alle nostre spalle, proprio come una sorta di parassita che ci assorbe energia. Anche tu che mi stai leggendo proprio adesso prova, da oggi, a non parlare più male del sistema, astieniti da ogni giudizio, cambia, piuttosto, IL TUO MODO DI AGIRE E DI VEDERE LE COSE perché, ricordalo sempre, il sistema sei tu.

Vincenzo Bilotta

domenica 12 ottobre 2014

La via dell'amore

In un articolo recente ho già parlato della via del guerriero. Chi sceglie questa via segue un cammino al maschile (Yang) volto alla sconfitta dell'ego e, quindi, di tutto ciò che è una proiezione di esso. Per riuscire in questo lavoro, chi sceglie la via del guerriero decide di combattere. Per ottimizzare il cammino e raggiungere risultati concreti praticherà arti marziali sapendo che la sconfitta dell'avversario è solo simbolica.

Non è importante vincere o perdere contro l'avversario, quanto riuscire a vincere se stessi eliminando l'ego. Oggi voglio parlarvi di un'altra via che si può scegliere e che è, sicuramente, parallela alla via del guerriero: la via dell'amore. Chi segue la via dell'amore decide di intraprendere un cammino al femminile (Yin) volto sempre alla sconfitta dell'ego ma, questa volta, attraverso l'utilizzo dell'amore.

Ci tengo a precisare che entrambi i cammini sono parimenti efficaci e che ognuno seguirà poi quello che più si addice alla propria natura. Qui le espressioni maschile e femminile non hanno alcuna intenzione di voler sminuire gli uomini che decidessero di seguire la via dell'amore, tacciandoli di essere delle "femminucce". Quando parlo di cammino al maschile intendo la via del guerriero, non per questo, tuttavia, chi la intraprende è più "macho" di chi deciderà di seguire la via dell'amore.

Accade, anzi, il contrario, essendo la via dell'amore di ben più difficile esperimento in quanto, per esprimere sentimenti di amore nei confronti degli altri, prima ancora che nei confronti di se stessi, ci vuole una buona dose di coraggio. Detto questo, andiamo a vedere di cosa si tratta.
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Il grande Lorenzo Ostuni, una delle persone più carismatiche che abbia mai conosciuto in Vita mia, ebbe a dire una volta: "Puoi affrontare il cammino con un giglio in mano oppure con una spada". Questa è, a mio avviso, una frase di grande effetto e profondo significato. Avete già capito che il percorso col giglio in mano è sinonimo della via dell'amore. Se, diversamente, si deciderà di tenere in mano una spada, si seguirà la via del guerriero.

La via dell'amore è una via volta al riconoscimento e all'accettazione di se stessi prima ancora degli altri. Se non si riesce ad amare se stessi PER COME SI E', infatti, come si può pretendere di amare o, solamente, provare amore per gli altri? Ciò sarebbe impossibile! Chi segue la via dell'amore lo sa bene.

Se una persona non ama se stessa, non potrà mai amare gli altri. Per comprendere l'amore bisogna prima comprendere se stessi e i propri sentimenti. Per amare bisogna smettere di giudicare e di avere aspettative. CHI AMA NON GIUDICA E DONA AMORE SENZA PRETENDERE NULLA IN CAMBIO.

Ciò non significa che chi sceglie la via dell'amore è un imbecille che si sottometterà agli altrui voleri o si farà trattare male continuando, ciononostante, ad amare. Chi ama non deve pretendere nulla di più di ciò che può dare il partner. Tuttavia, se non è abbastanza può, anzi, DEVE cercare un'altra persona in grado di corrispondere ai suoi sentimenti superiori.

La via dell'amore è più difficile e raffinata rispetto alla via del guerriero. Qui si tratta di amare la propria mente in quanto avversario principale nella battaglia per la conquista di sé. Nella via del guerriero, invece, bastava cancellare tutto con un colpo di spada o, comunque, sconfiggere "l'avversario" con la forza.

E' più facile odiare che amare. Ciò per cultura e condizionamenti educativi. C'insegnano l'odio, la vendetta, la rabbia ma MAI la compassione, l'amore, l'accettazione. E' più facile fare la guerra che fare l'amore! Questo fa parte di un concetto legato alla potenza dell'uomo basata sulla forza. E' anche uno dei motivi per cui la razza umana si sta estinguendo parzialmente.

Dico parzialmente perché l'uomo che continua a praticare la violenza, sia sugli animali che sulla natura o sui suoi simili come mezzo di affermazione della propria personalità, è destinata ad estinguersi. La nuova razza, quella che sta già prendendo piede ed affermando la propria esistenza con una progressione crescente, è una razza che praticherà l'amore.

Questa nuova razza tornerà a provare sentimenti di unione con il Tutto, smetterà di sentirsi separata dalle cose e dalle persone. La nuova era sarà caratterizzata dall'amore e dall'unione di tutte le Anime. Nessuno di noi, dopotutto, è stato mai separato da tutto il resto o, se ha percepito ciò, è stata pura illusione.
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Per esercitarsi nel cammino della via dell'amore occorre imparare ad AMARSI ED ACCETTARSI COSI' COME SI E'. Troppo spesso accade che non ci si ami e si cerchi una perfezione irraggiungibile quanto controproducente per lo sviluppo dell'essere armonioso che E' GIA' IN NOI.

Quando vi alzate al mattino, guardatevi allo specchio e, pronunciando il vostro nome, ripetetevi la parola TI AMO! Lo so, al solo pensarci vi sentite degli imbecilli! Così ci hanno insegnato anzi, non ci ha insegnato nessuno. Nessuno o pochi insegnano ai propri figli ad amarsi. E' per questo che tante persone da adulte saranno insicure, piene di odio e diffidenti verso il prossimo.

La via dell'amore comporta l'acquisire fiducia in se stessi e negli altri. Bisogna smettere di vedere il mondo come pieno di odio o minaccioso perché, come già ha avuto modo di spiegare la fisica quantistica, L'OSSERVATORE INFLUENZA IL PROPRIO MONDO ATTRAVERSO I  SUOI PENSIERI.

Di conseguenza, se mandiamo pensieri d'amore, amore riceveremo in cambio. Ma se, come ha fatto la maggior parte della folle umanità fino ad oggi, mandiamo pensieri di odio riceveremo altro odio elevato al cubo!

Da oggi sapete che esistono due vie per ottenere una riconciliazione con la propria mente. La prima, quella del guerriero, comporterà la sconfitta della mente attraverso la forza e l'abilità di spada. La seconda, quella dell'amore, si compirà attraverso l'amore verso noi stessi riscoprendoci nella purezza del giglio che avremo avuto il coraggio di tenere in mano. A voi la scelta!

Vincenzo Bilotta