domenica 1 giugno 2014

Kaizen

Kaizen è un termine di origini giapponesi. In sostanza significa CONTINUO MIGLIORAMENTO. Esso è stato adottato dalle industrie giapponesi come stimolo a riprendersi dopo il secondo conflitto mondiale. Molti coach di prestigio quali Anthony Robbins, hanno adottato questo termine in riferimento al lavoro che ogni persona può fare, GIORNO PER GIORNO, allo scopo di migliorare la sua Vita personale.

Come si può usare il termine kaizen e trarne spunto per migliorare la propria Vita? Da dove cominciare? Queste domande sorgono spontanee in tutti noi. Cercherò di rispondere per voi in questo mio nuovo articolo. Come si fa a migliorare quando si è insoddisfatti della propria situazione di Vita?

Quando si decide di adottare la parola kaizen come simbolo per trasformare la propria Vita, si deve, innanzitutto, VOLERE MIGLIORARE ED ESSERE DISPOSTI A FARLO. Il volere migliorare, però, da solo non basta. Occorre AGIRE IN DIREZIONE DEL CONSEGUIMENTO DEI RISULTATI VOLUTI. Le teorie, infatti, vanno bene solo per spiegare le AZIONI da intraprendere.

L'AZIONE QUALE DIRETTA CONSEGUENZA DI CIO' CHE SI E' PRECEDENTEMENTE ACQUISITO ATTRAVERSO LA TEORIA, COSTITUISCE LA BASE PER LA TRASFORMAZIONE DELLA NOSTRA VITA.
(Immagine presa dal web)

Per poter applicare il kaizen e vederne i risultati concreti, occorre smettere sia di giudicare se stessi che di paragonarsi agli altri. Kaizen significa CONTINUO MIGLIORAMENTO DI SE, non competizione contro il mondo! Un insegnante di Ashtanga Vinyasa Yoga (uno stile di yoga fisico) mio amico, una volta mi disse: se vuoi migliorare te stesso, durante la pratica delle asana (posizioni yoga), devi prima smettere di competere con gli altri.

Kaizen significa possibilità di migliorare in qualsiasi campo della nostra Vita: fisico, professionale, relazionale e, in generale, in qualsiasi settore di essa possa apparirci carente. Non importa quanto si possa migliorare, quel che importa, invece, è migliorare OGNI GIORNO, anche facendo solo dei piccoli passi, ma in maniera COSTANTE.

Kaizen significa miglioramento personale costante senza competere nè paragonarsi agli altri ma nemmeno mettendosi in competizione con se stessi allo scopo di raggiungere limiti che, specie all'inizio, potrebbero risultare irraggiungibili e privare della motivazione necessaria alla crescita e al miglioramento.

Se vogliamo, ad esempio, migliorare le nostre prestazioni nella corsa di fondo, il nostro obiettivo non sarà stabilire un nuovo record olimpico al primo tentativo. Piuttosto cercheremo dapprima di accorciare i tempi di percorrenza chilometrica, siano essi espressi in secondi o in minuti, poco importa. Quel che importa è migliorare PASSO DOPO PASSO, GIORNO DOPO GIORNO, in maniera progressiva e costante.
(Immagine presa dal web)

ROMA NON FU COSTRUITA IN UN SOLO GIORNO! Abbiate pazienza e siate costanti. Quando meno ve lo aspettate, otterrete i risultati voluti con gli interessi! Datevi una motivazione per portare avanti il vostro kaizen quando vi capiteranno i momenti di stallo (potrebbero capitare ma sarebbero normali e fisiologici).

Kaizen significa anche imparare dai propri errori senza considerarli dei fallimenti. SOLO CONOSCENDO IL BUIO, INFATTI, SI PUO' APPREZZARE LA LUCE! Imparate a non giudicarvi mai. Non c'è niente di sbagliato nelle scelte che decidete di fare in un determinato momento della vostra Vita, ciò anche se, in un secondo tempo, potrebbero rivelarsi non consone alle vostre aspettative.

Non appena sarete pronti, cominciate con lo scrivere la parola kaizen in dei foglietti di carta che potrete distribuire nei punti di casa dove risiedete abitualmente. Datevi una motivazione, SEMPRE. Traete ispirazione per migliorare attraverso visualizzazioni positive, ascoltando musiche motivazionali o stimolandovi praticando un'attività fisica di vostro gradimento.

Il kaizen, se applicato con costanza, farà di voi persone nuove e vi metterà, al contempo, a conoscenza di abilità che non sapevate nemmeno di possedere perchè non avevate mai avuto l'opportunità di esercitarle. Da domani, la parola d'ordine sarà: kaizen! Buona pratica e buoni risultati!

Vincenzo Bilotta


lunedì 26 maggio 2014

Essere e fare

La nostra è una società dominata dal tempo. Ci si sente sempre inseguiti dai mille impegni che la nostra mente ci pone innanzi ogni momento fino a stressarci. Più si fa e più si vuole fare. E' una gara contro il tempo oltre che una sfida contro se stessi.

L'epoca che stiamo vivendo può essere definita come l'epoca del fare, dove non si ha tempo per fermarsi e riflettere, sia pure per un solo istante, e si corre verso una meta ignota. Il tempo sembra dettare legge e le persone danno l'impressione di assoggettarvisi incondizionatamente, inseguendo la follia mentale che antepone i bisogni della società a quelli dell'individuo.
(Immagine presa dal web)

Nessuno ha più tempo per sé, essendo risucchiato in un vortice costituito da impegni di vario genere in cui non sembra possa esserci più spazio per fermarsi a chiacchierare con gli amici o per concedersi un attimo di tregua. Viviamo, come dicevo all'inizio, in una società dominata dal tempo. Laddove il tempo domina l'individuo, quest'ultimo non sarà più libero di esistere e, di conseguenza, di essere.

La società del tempo è la società del fare, fare, fare, fare.... Più si fa, più si vuole fare. Si diventa dipendenti dal fare, perdendo di vista l'essere. Sì, perché l'essere è in antitesi col fare. Il fare, infatti, è figlio del tempo, l'essere è figlio dell'eternità, del QUI E ORA.

Chi fa insegue il il sogno messogli davanti dal tempo, un pò come l'asino insegue la carota senza, peraltro, riuscire mai a raggiungerla, ottenendo solo frustrazione e stress per la scarsità dei risultati. Solo chi E' può godersi il momento senza più inseguire il sogno del tempo.

Per VIVERE occorre passare dal fare all'ESSERE, smettendo di correre dietro la chimera del tempo. Essere vuol dire tornare consapevoli di Sé e del momento smettendo di fare sempre di più in una gara dalla quale ne uscirebbe vincitore solo lo stress.
(Immagine presa dal web)

Il paradosso è che PIU' SI FA E MENO SI OTTIENE. Viceversa, PIU' SI E' E PIU' SI RIESCE A REALIZZARE. Il passaggio dal fare all'essere comporta una Vita vissuta senza sforzo in cui i risultati arrivano in maniera quasi inaspettata, facile, gioiosa.

Il passaggio dal fare all'essere ci permette di uscire dal sogno del tempo e, quindi, di materia, per farci accedere al regno dell'eterno presente dove TUTTO E' E BASTA. Il regno dell'essere è dominato dalla contemplazione, dal non sforzo, dal silenzio produttivo, dalla salute imperitura. Paradossalmente, solo attraverso il passaggio dal fare all'essere possiamo finalmente vivere la Vita dei nostri sogni liberi dallo stress e dalla sensazione di separazione dal TUTTO.

Cominciamo da subito a smettere di correre, di competere contro il tempo. Questa gara ci vedrebbe perdere contro la sua tirannia. Impariamo, invece, a non correre, a sentire di più, a vivere in ogni nostro respiro o semplice azione che sia. Lì troveremo l'essere e, al contempo, la liberazione dal sogno del tempo e di materia.

Vincenzo Bilotta





domenica 18 maggio 2014

Le aspettative

"Non sei più la persona che credevo di conoscere", "mi hai deluso", "pensavo fossi diverso", "credevo col tempo potessi cambiare". Vi dicono niente queste parole? Sono tipiche di chi, nutrendo aspettative su di una persona viene, invece, deluso da quest'ultima.

Il problema non sono MAI gli altri, siamo sempre noi con le nostre idee su come vorremmo che andasse il mondo. Esse si chiamano aspettative e abbiamo imparato, fin da piccoli, ad averne su situazioni e persone. Laddove ci sono aspettative, però, nasceranno, prima o poi, delusioni e litigi. Ecco perché il mondo è pieno di gente che litiga, si separa, fa fallire rapporti societari, devasta interi popoli e, non da ultimo, il pianeta terra stesso.
(Immagine presa dal web)

Sempre un'unica ragione la causa di milioni di persone scontente: aspettative deluse. Ci si aspetta che il partner sia in un modo, che il lavoro debba andare in un altro, che la Vita debba portarci certi risultati fin sotto il naso, ma non sempre va così e ciò non dipende certo dagli altri, dipende SEMPRE E SOLO DA NOI E DALLE NOSTRE ASPETTATIVE SU COME VORREMMO CHE ANDASSERO LE COSE.

Le situazioni ce le attiriamo noi in base al nostro stato d'animo, non vengono di certo da sole a cercarci! Siamo noi, con i nostri pensieri potenti seppur inconsapevoli, che ci attiriamo addosso certe situazioni spiacevoli. Attiriamo il partner sbagliato, il lavoro stressante, gli amici ipocriti e così via.
(Immagine presa dal web)

Ciò che ci fa soffrire sono non tanto le situazioni che ci accadono ma, semmai, le aspettative che ci creiamo su come vorremmo che si svolgessero certe dinamiche nella nostra Vita. Nel buddismo insegnano a non nutrire aspettative su niente e nessuno. Questa è la base per la felicità! Sono d'accordo con i buddisti!

Nessuno può garantirci nulla, solo noi possiamo guadagnarci la felicità in questo mondo terreno. Per essere felici, basta non avere aspettative. Senza aspettative si vive liberi e non si sprecano energie aspettando che gli altri si comportino in un determinato modo.
(Immagine presa dal web)

E' assurdo avere aspettative sulle persone, siano essi amici o familiari, ciò perché ognuno ha una propria visione della Vita che potrà coincidere con la nostra ma potrà, in qualsiasi momento, cambiare ed essere, addirittura, antitetica alla nostra. In questi casi, se si nutrivano aspettative riguardo la convergenza di opinioni da parte dei nostri amici più intimi, si rimarrà fortemente delusi quando si vedranno mutare parere ed essere, quasi improvvisamente, in disaccordo con noi.

Non bisogna vivere di aspettative. Semmai, bisognerebbe imparare ad ACCETTARE L'ALTRO COSI' COM'E' SENZA PRETENDERE DI VOLERLO CAMBIARE. Solo attraverso l'accettazione dell'altro si potrà raggiungere l'accordo e l'armonia. Accettando l'altro, infatti, non si nutrirà nessuna aspettativa riguardo ad un suo eventuale cambiamento e lo si accetterà nella propria Vita senza contrasti né separazioni di sorta.
(Immagine presa dal web)

Impariamo ad accettare lavoro, partner, amici, soci in affari senza volerli cambiare in alcun modo. Solo così la Vita ci verrà incontro, portando gioia ed equilibrio e non più, invece, delusione e separazione. Ovviamente con ciò non voglio dire di mantenersi in affari con chi è troppo diverso da noi per poterci andare d'accordo o mettere su famiglia con una persona che ha obiettivi e progetti antitetici ai nostri. In questi casi bisognerebbe ACCETTARE, NON NUTRIRE ASPETTATIVE ED ANDARE PER LA PROPRIA STRADA.

Per vivere senza aspettative bisogna essere PRESENTI, vivere nel QUI E ORA, accettando quello che ci offre in quel preciso istante ed evitando di fare paragoni col passato perché TUTTO CAMBIA, TUTTO E' IN CONTINUA EVOLUZIONE. Solo attraverso la PRESENZA MENTALE si potrà rompere quell'automatismo che non ci permetteva di giungere a vivere rapporti più proficui per noi e per la nostra evoluzione in tutti i campi.

Vincenzo Bilotta




domenica 11 maggio 2014

Qual'è la verità?

Ogni persona possiede la sua verità riguardo ad una determinata situazione. Ognuno di noi ha, in effetti, una propria personale visione della Vita coi suoi accadimenti. Attraverso questa visione, tenderà ad esprimere il proprio punto di vista riguardo a determinate situazioni. Insomma, ognuno possiede una propria verità su tutto.

La visione di ogni accadimento e, di conseguenza, quale sarà la verità in proposito, è strettamente personale. Ognuno di noi ha una propria verità sulla politica, sulla Vita, sulla famiglia, sul lavoro e così via. Quello che è vero per una persona, però, può non essere vero per un'altra. Anzi, spesso accade che due persone si trovino in posizioni antitetiche riguardo ad una determinata situazione.
(Immagine presa dal web)

Da qui sorgono i conflitti, le guerre, le separazioni coniugali, i disordini pubblici etc. Il problema non deriva dal fatto che ogni persona ha una propria verità che lo differenzia da ogni altra. Il conflitto, infatti, non nasce perché due persone hanno diversi punti di vista riguardo una situazione oggettivamente uguale. Esso nasce quando queste due persone non riescono ad accettare che l'altro possa avere un punto di vista diverso che lo porta a fare scelte spesso opposte.

Ci si mette in mezzo l'ego con le sue insidie. Vuole averla vinta e fa puntare tutto sul volere avere ragione, sull'imporre a tutti i costi la propria verità agli altri senza tenere conto delle divergenze di opinioni anzi, quando possibile, reprimendole anche con la forza se necessario.
(Immagine presa dal web)

Se si capisse che ogni fenomeno è oggettivo ma viene soggettivizzato dalla mente, si potrebbero evitare i conflitti fra i popoli. Se si vivesse nell'unità si conoscerebbe una sola verità: TUTTO E' UNO. Ma, poiché si vive nella realtà mentale, fatta di materia e conflitto, ecco che nascono tante verità quante sono le persone in gioco. In questo modo tutto tende a dividersi, l'unità originaria passa in secondo piano per lasciare spazio ai partiti politici, alle squadre di calcio, alle migliaia di religioni, ai diversi tipi di medicina, etc.

La verità non la si trova nel volere avere ragione a tutti i costi o nel dover vincere per forza. Questa è la lotta mentale per il raggiungimento di un tipo di realtà che è sempre e solo soggettiva. Quella di cui io parlo è una realtà oggettiva, senza mente, senza spazio nè tempo. REALTA' E BASTA. VERITA' UNICA E SOLA.
(Immagine presa dal web)

Per trovarla basta andare oltre la mente, oltre il voler avere ragione, oltre le opinioni politiche, razziali, religiose, sessuali, lavorative. Basta spegnere la mente coi suoi giudizi su bene e male, giusto e sbagliato, positivo e negativo, amore e odio. Quel che resterà sarà la verità.

La verità risiede nel silenzio dell'Anima, nei canti infiniti della creatività del cuore, nel rumore della pioggia in una giornata d'autunno. La verità non cerca di avere ragione a tutti i costi o di appiccicare giudizi inopportuni. La verità E' E BASTA. Diffidate delle persone che hanno le proprie verità perché, in realtà, quelle verità sono funzionali al momento da loro vissuto e tendono a cambiare continuamente.
(Immagine presa dal web)

Disidentifichiamoci dalle nostre verità, da quanto conosciamo perché ce lo hanno insegnato attraverso il processo educativo. Andiamo oltre, zittiamo la mente. Quella è la verità UNICA E SOLA.

Vincenzo Bilotta

domenica 4 maggio 2014

Automatismo e volontà

La spontaneità appartiene ai bambini. Essi soli conoscono il progetto della loro Anima. Proprio per questo, ad un certo punto, decidono d'incarnarsi in un corpo per perseguire il loro scopo o, meglio, lo scopo della loro Anima. Tipica del bambino è la GIOIA INCONDIZIONATA, LA SINCERITA', L'INNOCENZA, LA LIBERTA' DA SCHEMI E CONDIZIONAMENTI.

Il bambino fa quel che sente senza pensarci, di cuore e in assoluta libertà. Tutto questo lo porta ad esprimere la sua creatività e le sue potenzialità. Ciò, almeno, fino a quando non comincia ad essere inquadrato dal sistema educativo impostogli sia dai genitori che, non da ultime, dalle strutture scolastiche. A partire da quel momento in poi, salvo rare eccezioni, egli perderà la sua condizione che lo rende unico fra i tanti abitanti della terra e verrà inquadrato nella massa di pecore meccaniche.
(Immagine presa dal web)

L'educazione crea persone tutte uguali, ognuna specializzata in base agli studi intrapresi e con le maniere, più o meno raffinate, apprese, fra le mura domestiche, dai propri genitori. Con l'educazione finisce la libertà e, di conseguenza, si diventa finti, scontati, quasi degli zombie. Dietro tutto ciò sta la nostra Anima col suo progetto, ma il processo educativo ci fa perdere di vista lo scopo per il quale ci siamo incarnati in questa Vita.

L'educazione rinforza la nostra mente e zittisce la nostra Anima. Dal momento in cui l'educazione viene completata, sarà la mente a dominare. Ogni comportamento sarà una reazione automatica, quasi scontata. Gran parte della gente rinuncerà ai propri sogni a causa del meccanismo autosabotante installatole attraverso il processo educativo per conformarsi, invece, alla massa anonima e incolore che costituisce gran parte (per fortuna non tutta) della società di oggi.
(Immagine presa dal web)

Lo scopo stesso dell'educazione è proprio quello di formare individui omogenei in grado di portare a termine nel migliore dei modi i compiti per i quali sono stati educati (programmati) senza porsi, tuttavia, troppe domande. Insomma, una sorta di automi con programmi specifici a seconda del settore nel quale operano. A meno che.... 

Un'alternativa al completo automatismo è LA VOLONTA' di uscirne. Per sviluppare questo tipo di volontà, però, occorre prima accorgersi di essere dentro un sistema di abitudini eseguite alla stregua di automi. SOLO DOPO AVER PRESO COSCIENZA DELLA PROPRIA AUTOMATICITA' NEL COMPORTAMENTO SI POTRA' SVILUPPARE LA VOLONTA' NECESSARIA AD USCIRNE PER VIVERE, FINALMENTE, DA PERSONE LIBERE E CONSAPEVOLI.
(Immagine presa dal web)

La coscienza di Sé è un processo che inizia sempre da un atto di volontà. Senza la volontà di cambiare poco o nulla si riuscirebbe ad ottenere. Certo, il processo di osservazione di Sé è già, di per se stesso, tappa fondamentale affinché si possa uscire da questo schema di dipendenza che ci porta a compiere gesti in maniera inconsapevole.

La volontà di autoconoscenza porta al riallineamento fra Corpo, Mente ed Anima. Quando accade ciò, si diventa aperti, ricettivi, creativi, liberi. Questo processo costituisce la liberazione da una schiavitù generazionale, un'abitudine a comportarsi in un determinato modo ed entro certi schemi ereditata dai propri avi. Ecco perché l'automatismo nei gesti è così difficile da scovare! Esso data, spesso, un numero di anni, a volte secoli, imprecisato! Diventa consuetudine, lo si esegue senza più riflettere, altro che genetica!
(Immagine presa dal web)

Spesso è più facile rimanere attaccati a routine ripetitive e noiose che uscire dagli schemi alla ricerca di una propria identità. Il cambiamento fa paura, si sa cosa si lascia ma non si sa cosa si troverà. Ma se ci si lascia bloccare dalla paura si rischia di rimanere intrappolati nei propri automatismi autosabotanti che, nonostante ciò, appaiono sicuri.

La scelta spetta a chi è pronto a cambiare. Sicuramente non va mai imposta, altrimenti si rischierebbe di danneggiare, anziché aiutare, la persona qualora essa stessa non si accorgesse dei propri automatismi. Il processo è interiore, parte da noi, SEMPRE, NON PUO' AVVENIRE AL CONTRARIO. A cambiare, se vogliamo, dobbiamo essere noi perché nessun altro può farlo altrimenti.
(Immagine presa dal web)

Dopo il cambiamento, ci vorrà un lavoro costante su di Sé. Il solo fatto di essere usciti dalla modalità automatica, infatti, non comporta l'affrancamento totale da essa. Occorre sempre osservarsi al fine di conservare la spontaneità e la presenza necessarie a far sì che ogni singola azione quotidiana possa trasformarsi in una celebrazione, un inno alla Vita e alla creatività.

Vincenzo Bilotta



domenica 27 aprile 2014

Vittime o carnefici?

Ho deciso oggi di pubblicare un interessante capitolo del mio libro L'ARTE DELLA CONSAPEVOLEZZA, condividendo con tutti voi, in maniera totalmente gratuita, uno dei temi più importanti: la tendenza al vittimismo. Prima di lasciarvi alla sua lettura, vi ricordo che, qualora foste interessati al suo acquisto potrete farlo presso i seguenti siti di vendita online: YOUCANPRINT, AMAZON, IBS LIBRI, LA FELTRINELLI, MACROLIBRARSI (A questo sito potete accedere direttamente cliccando sulla copertina del mio libro che trovate alla vostra destra), IL GIARDINO DEI LIBRI, HOEPLI, INMONDADORI, oppure ordinandolo presso le vostre librerie di fiducia. Buona lettura!

In questo capitolo descriverò la tendenza al vittimismo che, oggigiorno, la maggior parte delle persone ha. Molte persone si rendono schiave di situazioni che le fanno soffrire e spesso, succede che non ne cercano la soluzione allo scopo di farsi commiserare dagli altri ed avere qualcosa da raccontare. La realtà dimostra che molte volte la gente è più brava a rendersi vittima di presunti carnefici proprio perché questo risulta essere molto più facile rispetto al prendere una decisione che possa farle migliorare la vita senza più soccombere a nessuno.

Come ho già avuto modo di spiegare nei capitoli precedenti, ognuno di noi nasce dotato di libero arbitrio, ma, col passare del tempo ed in base all’impostazione mentale ricevuta attraverso l’educazione e l’ambiente in cui si cresce, questo libero arbitrio viene ad essere sensibilmente ridotto e, a volte, annullato. La condizione di soggezione ad eventi e persone da parte di molti soggetti, deriva dall’educazione ricevuta, ma non necessariamente si è obbligati a seguire questa via alla quale, all’apparenza, molti sembrano irrimediabilmente destinati.
(Immagine presa dal web)

Ognuno di noi ha la capacità di venire fuori da tutti i problemi a patto che abbia la volontà di farlo, a prescindere dai limiti derivanti da educazione, cultura o modi di vedere la vita. Quando ci si sente soggiogati da determinate situazioni, si può sempre decidere di uscirne anche se, a volte, ciò potrebbe risultare difficile. In molti casi ci si può fare aiutare da un bravo psicoterapeuta, aderente però alla nuova psicologia energetica, che adotti un approccio psicoterapeutico di tipo breve e dia, per il seguito, al paziente che si sarà sottoposto alle sue sedute, dei consigli utili a rivedere la sua vita e a camminare sulle proprie gambe, senza necessitare più di alcun supporto esterno.

Secondo me non esistono carnefici ma soltanto persone che decidono, spesso loro malgrado, di soccombere. Ecco che, in quel preciso istante, nascerà la figura del carnefice, che altro non sarà che un complemento integrativo e consequenziale rispetto alla figura della vittima. Il carnefice sarà un po’ come un parassita che si nutrirà dell’energia-paura della vittima, allo scopo di mantenersi in vita. Da oggi, quindi, sapete che nella vita c’è sempre una possibilità di scelta, anche se a volte risulta molto più facile soffrire rispetto all’avere il coraggio di cambiare.

La scelta va presa nel momento in cui determinate situazioni (lavorative, sentimentali, di amicizia) non solo non riescono più a soddisfare le vostre aspettative ma portano addirittura nella vostra vita sofferenza e dolore. Sarà spesso opportuno, oltre all’aiuto di uno psicoterapeuta, l’utilizzo delle innovative quanto efficaci tecniche di psicologia energetica come E.F.T. (vedi capitolo 3), le quali risulteranno molto utili nel fare prendere coscienza al soggetto dei blocchi energetici a causa dei quali si è venuta a verificare quella situazione di stasi che non gli consente di poter effettuare il cambiamento.

Sarà in ogni caso compito dello psicoterapeuta, che segua ovviamente un approccio diverso dai tradizionali, basato sulla psicologia energetica, quello di riuscire a portare il proprio paziente a conoscenza di queste tecniche di auto aiuto. Lavorando sulle proprie paure e capendo che non si è necessariamente obbligati a soggiacere a qualcuno o a qualcosa, ecco che magicamente la vita comincerà a cambiare, assumendo una nuova luce sotto i vostri occhi, consentendovi di eliminare dalla vostra vita tutto ciò che vi fa soffrire, senza avere più paura del cambiamento né di deludere qualcuno con la vostra nuova presa di posizione.
(La copertina del mio libro)

Per inteso, quanto detto finora non si riferisce, ovviamente, alle situazioni in cui siano presenti delle persone che, loro malgrado, sono costrette a soccombere a dei carnefici, come, ad es., le vittime delle deportazioni operate dal nazismo o le vittime in generale dei conflitti armati o degli atti di rappresaglia. In questi casi, assistiamo al processo inverso: prima nasce il carnefice e poi, di conseguenza, la vittima.

L’altra differenza, qui, sta nel fatto che, le vittime di guerra o degli atti di violenza di massa, sono, loro malgrado, costrette a soccombere e non hanno capacità di scelta e, qualora decidessero di ribellarsi, rischierebbero di venire uccise. Da oggi, quindi, tranne che non siate vittime di situazioni dovute a guerre, a causa delle quali non avete la possibilità di reagire né di cambiare in alcun modo la situazione, prendete in mano la vostra vita e decidete cosa farne, in quanto la scelta spetta solo a voi. A seconda di come saprete rispondere alla domanda posta dal titolo di questo mio capitolo, vivrete le conseguenze della risposta che vi sentirete di dare e che  porterà inevitabilmente dei cambiamenti profondi nella vostra vita.

Vincenzo Bilotta

giovedì 24 aprile 2014

Il significato della Resurrezione

Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L'angelo disse alle donne: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: "È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto". (Mt 28, 1-7) 
(Immagine presa dal web)

In occasione della festività di Pasqua, oggi voglio condividere con voi il significato che ha per me la Resurrezione al di là della concezione cattolica. Tutta la Vita di Gesù è uno splendido esempio da tenere in considerazione ai fini di un'accresciuta consapevolezza. Gesù c'insegna l'umiltà nascendo da persone semplici e vedendo la luce in una capanna.

Man mano che cresce, dimostra di essere in possesso di conoscenze in qualsiasi campo e delle sue grandi capacità comunicative con la gente di quell'epoca, caratterizzata da analfabetismo e povertà. Egli comunica i suoi insegnamenti per PARABOLE, spiegando temi complessi con una semplicità tale da poter essere compresi anche dai bambini.

Nel corso della sua esistenza, Gesù insegna alla gente comune il non giudizio, l'umiltà, la presenza mentale, il significato stesso della Vita. Proprio a tal proposito, pur essendo il figlio di Dio, quando sarà l'ora della sua morte, non si sottrarrà al suo destino. La morte di Gesù, così come la sua Resurrezione, hanno un alto contenuto simbolico-evolutivo con fini liberatori per tutto il genere umano.

L'accettazione della morte da parte di Gesù, pur essendo capace di sfuggirvi in quanto figlio di Dio, rappresenta, per analogia, la scelta dell'Anima Immortale di volersi incarnare in un corpo mortale accettandone, per ciò stesso, la sua imperfezione e corruttibilità. La parte con il più alto significato ai fini dell'evoluzione, in termini di consapevolezza, di tutta la razza umana è rappresentata, secondo me, dalla crocifissione.

La morte mediante crocifissione, rappresenta la morte dell'ego con tutte le sue imperfezioni legate alle paure tipiche del genere umano. Il morire stesso, da parte di Gesù, mediante crocifissione, pur avendo la possibilità di poter cambiare in ogni momento il proprio destino, rappresenta un grande atto di coraggio e, al contempo, l'accettazione della Vita, con le sue dinamiche, COSI' COM'E'.

(Immagine presa dal web)



La Resurrezione dalla morte mediante crocifissione, che avverrà, come sappiamo, dopo tre giorni, rappresenta la sconfitta dell'ego e il riconoscimento della possibilità di poter scegliere una nuova Vita, basata su nuovi paradigmi che esulano, ovviamente, dal comune modo di pensare (nessuno, infatti, si sarebbe fatto crocifiggere qualora avesse avuto la possibilità di scegliere!).

E' importante che ognuno di noi, ogni giorno, lasci morire una parte di sé, crocifiggendola attraverso la propria rinuncia ad essa. Ogni mattina dovrebbe costituire una Resurrezione a nuova Vita, lasciandosi dietro il giorno precedente assieme alla vecchia identità. Ognuno di noi può, se davvero lo vuole, rinascere ogni giorno a nuova Vita.

Basta semplicemente cambiare un pensiero, sostituendolo con uno nuovo. Il nuovo pensiero dovrà essere potenziante, pieno di entusiasmo, un entusiasmo tale da cambiare la Vita di chi lo concepisce, fino a trasformarlo in una persona nuova. In ognuno di noi alberga una potenziale ARABA FENICE pronta a risorgere dalle proprie ceneri o, se preferite, un potenziale Gesù pronto a Resuscitare dal proprio sepolcro.

BASTA VOLERLO decidendo, al contempo, di cambiare un pensiero perché la libertà dista solo un pensiero. Cambiamo, quindi, modo di pensare e risorgiamo a nuova Vita. Auguro a tutti voi una Pasqua da vivere ogni singolo giorno della vostra Vita fino a risorgere dal sepolcro dei vostri vecchi paradigmi per poter finalmente sfruttare le meravigliose potenzialità che avete da sempre posseduto ma mai utilizzato.

Vincenzo Bilotta