domenica 13 aprile 2014

Viaggio verso l'ignoto

Siamo il frutto di un tipo di educazione che favorisce l'uniformazione ad una società di pecore di medie capacità intellettive a discapito dello sviluppo delle nostre reali potenzialità. A scuola non insegnano consapevolezza, solo obbedienza. La conseguenza sarà una società piena di automi che svolgono le proprie mansioni senza nemmeno rendersene conto, lontani anni luce dalla VERA VITA e dalle VERE CAPACITA'.

Se paragonassimo la nostra educazione ad un viaggio, scopriremmo come essa sia molto simile a quei viaggi preconfezionati che si possono prenotare nelle agenzie di viaggio in cui fai delle cose con il gruppo al quale ti aggregano e non hai mai la possibilità di personalizzarli in alcun modo. Come conseguenza si finisce con l'annoiarsi.
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Del resto, questo è l'ultimo dei problemi per chi è già stato inquadrato dal regime educativo. Pochi riescono perfino ad immaginarsi una Vita diversa da quella che stanno vivendo pur avvertendo una certa noia di fondo. Solo chi riesce a risalire alle cause di questa sua Vita piatta e poco gratificante può ambire al cambiamento volto al raggiungimento della Vita dei suoi sogni.

Quando si decide di uscire dagli schemi educativi è sempre un passo difficile, ci vuole coraggio, bisogna mettere in discussione tutto e tutti, non da ultimi se stessi e il sistema di convinzioni che limitano la nostra vera natura creativa e Divina. 
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Una volta presa la decisione di cambiare, bisogna prima destrutturarsi dal sistema di convinzioni limitanti che ci ha tenuti fino a quel momento prigionieri di certe forme pensiero. Per far questo occorre una certa consapevolezza sviluppata attraverso un serio lavoro su di Se.

Cosa accadrà dopo essere tornati "ignoranti" nei confronti della Vita e con tanta voglia di reinventarsi tutto daccapo? Ci sarà una nuova nascita, una resurrezione dalle proprie ceneri. L'Araba Fenice insegna.... Se paragonassimo questo processo di trasformazione, esso sarebbe molto simile ad un viaggio verso l'ignoto, di quelli che si fanno in solitario, senza punti di riferimento nella libertà di spostamento più totale.
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Certo, il viaggio verso l'ignoto comporta dei rischi. Il rischio principale è quello di perdersi. Tuttavia, spesso, SOLO PERDENDO CIO' CHE SI HA O SI SA SI PUO' TROVARE LA GIUSTA STRADA VERSO LA LIBERTA' CREATIVA.

Solo abbandonando il guscio protettivo di una società di robot, infatti, potremo trovare la nostra individualità, ciascuno a suo modo e coi suoi tempi in totale libertà. Niente più schemi, niente più passato nè futuro, tutto da costruire partendo dal QUI E ORA. 
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Questo viaggio verso l'ignoto ci permetterà di conoscere le nostre reali potenzialità e di realizzare i nostri sogni più proibiti. Per intraprendere questo viaggio occorre lasciare due zavorre: LA PAURA E IL DUBBIO. Queste zavorre andranno sostituite da due alleati: LA PASSIONE PER CIO' CHE SI FA E LA VOLONTA' DI MIGLIORARE GIORNO DOPO GIORNO, QUI E ORA.

Occorre smettere di paragonarsi a come si era o a come si vorrebbe essere smettendo, al contempo, di volere arrivare subito a destinazione. Ci si può sempre perdere strada facendo, fa parte del gioco, va bene così. Nessuno ci obbliga, LA SCELTA E' LIBERA E CONSAPEVOLE.

Invece di avere fretta di arrivare, bisogna godersi il cammino lasciandosi cullare dalle onde della Vita e capendo che è più importante il cammino percorso che la destinazione da raggiungere. Buon viaggio!

Vincenzo Bilotta


domenica 6 aprile 2014

Il silenzio attraverso le parole

Spesso il silenzio fa paura. Molta gente ha paura della solitudine e, di conseguenza, del silenzio. Non si riesce a vivere più senza il rumore, talmente ormai si è abituati al continuo dialogo interiore della mente che sembra non cessare mai. 

Proprio come un mitra spara a raffica i suoi colpi senza fermarsi, anche la mente fa andare a ruota libera i pensieri, spesso ripetendone alcuni in maniera ossessiva. In questi casi il silenzio diventa prezioso, un'oasi nel deserto delle aride parole prodotte da una mente incontrollata. E allora, come mai così tante persone hanno paura del silenzio e della solitudine?
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Si ha paura del silenzio perchè, proprio in quel momento, si ha la possibilità di poter scrutare in fondo alla propria mente fino a ritrovare la connessione con la propria Anima. Se si ha paura del silenzio è perchè non si sa cosa farsene del vuoto al di là delle parole. Ecco perchè il silenzio fa più paura delle parole.

Il fatto è che nessuno ci ha mai educati a vivere il silenzio, a creare con esso uno spazio in cui ritrovare la fonte della nostra creatività. Il silenzio è il suono prodotto dall'Anima più evoluta. Solo chi ha imparato ad amare se stesso e la solitudine può ascoltare le note sublimi prodotte dalla sua Anima evoluta. E' proprio fra gli spazi vuoti fra le parole o fra i pensieri che dimora l'eternità.
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Questo articolo di oggi ho voluto intitolarlo IL SILENZIO ATTRAVERSO LE PAROLE. Cosa c'entra il silenzio con le parole? Poco o nulla! Eppure, poichè si è talmente abituati a comunicare attraverso le parole, specie qui, da noi, in occidente, ecco che risulta di vitale importanza imparare il silenzio mediante la sua descrizione attraverso le parole.

Le parole non sono necessarie a chi ha sviluppato l'introspezione e l'osservazione di Sé. Esse servono, invece, a descrivere la procedura di osservazione stessa e come portare a buon fine il lavoro su di Sé. In questo caso, le parole non sono più inutili pensieri trasformati in suono attraverso la voce ma, al contrario, hanno il potere di comunicare le istruzioni necessarie che, se comprese e seguite correttamente, potranno offrire la possibilità di realizzare il silenzio.
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Le parole sono l'opposto del silenzio. Ma, tuttavia, non sono sue nemiche, anzi. Sperimentare il silenzio non è semplice, occorre coraggio, capacità di mettersi in gioco, grande spirito di auto-osservazione senza giudizio. Per sperimentare il silenzio bisogna fare amicizia con la solitudine ed approfondire, al contempo, la conoscenza della propria Anima, del tesoro che ognuno di noi ha dentro di se ma che solo pochi hanno la fortuna di conoscere e godersi.

Si dice che i più grandi maestri in India stiano seduti su di una stuoia disposta per terra all'interno della loro dimora e che ricevano i visitatori alla ricerca della propria identità volgendo loro uno sguardo scambiato in totale silenzio. Dopodichè i visitatori escono solo dopo pochi minuti di contatto visivo, senza nemmeno scambiare con loro una sola parola.
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Questi silenzi emblematici non sono capiti da tutti, non possono esserlo, specie da una cultura come quella occidentale, incentrata sulla parola quale mezzo di comunicazione, sia essa scritta o parlata. Del resto, a volte, solo conoscendo gli opposti si può fare una scelta. Di questo ne ho già parlato in un precedente articolo intitolato GLI OPPOSTI. Solo conoscendo il male, ad esempio, si potrà apprezzare il bene e, nel nostro caso, solo conoscendo le parole si potrà sperimentare il silenzio.

Il silenzio è il linguaggio parlato dall'Anima quando s'incontra con Dio. La solitudine non è altro che la conoscenza di Sé, ecco perchè fa tanta paura! Solo chi sta bene da solo avrà l'opportunità di autoconoscersi ed evolvere! Chi cerca gli altri, luoghi affollati, feste da ballo, cene con tanti amici, a volte lo fa per evitare la solitudine e, di conseguenza l'autoconoscenza.
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Non è sbagliato uscire e divertirsi, sto solo dicendo che lo si deve fare in totale libertà di azione e non come via di fuga dai propri conflitti irrisolti. Bisogna coltivare gli hobby, le amicizie e quant'altro ci piace senza mai dipenderne. Questo è fondamentale se si vuole crescere liberi e padroni della propria mente.

Amare il silenzio vuol dire cercarlo oltre le parole, creando degli spazi di riflessione che ci riconnettano col Tutto e ci mettano in comunicazione con il nostro lato divino portandoci, col tempo e la pratica costante, alla totale libertà dalla mente, diventandone padroni, non più servi.
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La mente crea il tempo. Il tempo crea la sofferenza. Si sta male per il tempo. Si vive portandosi dietro le colpe del passato e le angosce per quello che potrebbe succedere nel futuro, abitando solo con il corpo il presente. Il tempo, così come le parole, hanno valore se utilizzati nel QUI E ORA in funzione di un risultato. Ma se si fa di loro un uso diverso, si rischia di perdersi in un tempo diverso dal presente e pieno solo di problemi irrisolvibili in quanto inesistenti proprio perchè NON ESISTE ALTRO TEMPO AL DI FUORI DEL PRESENTE.

Usiamo la mente, il tempo e le parole per realizzare risultati nei vari campi lavorativi, relazionali, sportivi e sociali in generale. Dopo aver usato la mente in funzione di un risultato, torniamo all'ETERNO PRESENTE coi suoi silenzi. Qui si trovano Dio e la creatività.

Vincenzo Bilotta

domenica 30 marzo 2014

Il progetto dell'Anima

Tutti nasciamo con un progetto. Per questo, dopotutto, veniamo al mondo. Un bel momento decidiamo di nascere, di esserci anche noi, di vivere sulla terra, di esistere assieme agli altri nostri simili. Tutto fila liscio fin quando non cominciamo ad andare a scuola e ad essere educati alla razionalità.

La razionalità, purtroppo, crea una mente ipertrofica che non lascia più spazio ai progetti della nostra Anima ma, anzi, li nasconde in un angolo sperduto del nostro dimenticatoio interiore. Col tempo e man mano che la nostra educazione prosegue, il risultato sarà una dimenticanza delle nostre origini divine e dei nostri progetti animici.
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A quel punto, le strade che si potranno intraprendere saranno due: la Vita meccanica, da robot programmato ad eseguire degli ordini ricevuti tramite l'educazione oppure andare controcorrente, ponendosi le domande giuste. Tutto dipenderà dalla propensione di ognuno di noi. Nessuno è giusto o sbagliato: attenzione a non fare questo errore di classificazione, altrimenti si rischia di cadere nel giudizio.

Ciascuno fa la sua scelta in base a ciò di cui ha bisogno in quel dato momento della propria Vita ed in base alle nozioni e convinzioni acquisite ed elaborate nel tempo. Si può vivere da robot senza saperlo, la maggior parte delle persone tende a farlo e a starci bene. Tuttavia, oggi tante persone si stanno avvicinando sempre più alla spiritualità e all'introspezione, ciò non per seguire una moda New Age o per ricalcare dei modi di vivere propri degli hippies sessantottini.
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Quello che guida molti alla ricerca di un qualcosa di trascendente, di spirituale, è un disagio interiore, io lo definirei come un'esigenza dell'Anima. L'Anima, sin dalla nostra nascita, è stata sempre lì ad aspettare la realizzazione, per il tramite nostro, dei suoi progetti. Essa vuole solo vederci felici e realizzati, nient'altro. L'educazione, invece, ci allontana dall'Anima. Nessuno c'insegna ad ascoltare i nostri bisogni, le nostre esigenze primarie. 

Tutti "vogliono" delle cose, ci danno delle direttive attraverso il processo educativo e noi "dobbiamo" eseguirle se vogliamo davvero essere felici, almeno così ci hanno promesso. Ad un certo punto, però, accade l'inaspettato, iniziano a sorgere i dubbi, le domande, ci si ferma a riflettere. E' proprio in quel momento che la nostra Anima sta cercando di comunicare con noi, cercando di eludere la vigilanza della mente automatica e reattiva.
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L'Anima crea dal nulla, la mente tende a ripetere ciò che ha già sperimentato, evitando accuratamente ciò che è nuovo. Così, se il nostro lavoro non ci piace, l'Anima ci spinge a cambiarlo. E' proprio per questo che sorge quel senso di disagio che non ci fa più bastare quell'occupazione, rendendocela invisa ai nostri occhi. Tuttavia, al desiderio di cambiare, tipico dell'anima, s'insinua subdola la mente con le sue paure. 

Paura di ciò che sarà se lascio il vecchio lavoro per il nuovo, paura che possa succedere qualcosa di non previsto che possa farci soffrire, etc. Vi suona nuovo? A me sembra un Déjà Vù. Attenzione: la mente non è sbagliata quando ci fa avere paura, sta solo cercando di preservare la nostra incolumità in quanto essa teme ciò che non conosce. 
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Solo chi riesce ad andare oltre le sue paure riuscirà a realizzare il/i progetto/i dell'Anima. Parlo anche al plurale perchè, normalmente ognuno di noi ha più di un progetto conservato e da realizzare nella sua Anima solo che, spesso, non si ha la possibilità, a causa delle nostre paure, di realizzarne nemmeno uno.

Vivere significa andare oltre le apparenze, oltre le paure tipiche della mente plasmata e programmata attraverso un processo educativo che tiene in considerazione la realizzazione delle aspettative ed ambizioni altrui, MAI delle proprie. Per realizzarsi e creare qualcosa di nostro, bisogna andare oltre la mente e cominciare ad osservare le proprie paure, smettendola di prenderle troppo sul serio.
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Essere prudenti va bene, il kamikaze mette a rischio la propria come l'altrui Vita. L'obiettivo dev'essere uscire fuori dagli schemi mentali creati in noi dai nostri educatori e capire qual'è il nostro scopo. Ciò costa fatica, si rischia di perdere la bussola e rimanere al buio ma, in ogni caso, ne vale sempre la pena. Basta andare avanti e non fermarsi al primo dubbio.

Oltrepassato il limite del conosciuto, tipico della mente, esiste un viaggio nell'ignoto, che ci porta al nostro interno. Ci sarà buio, si avrà voglia di tornare indietro e smettere di proseguire. In quei momenti, occorre semplicemente OSSERVARE I PENSIERI E LASCIARLI ANDARE SENZA GIUDICARLI O TRATTENERLI. Passati questi pensieri potremo leggere nelle carte della nostra Anima e realizzare ciò che prima non ci permettevamo nemmeno di sognare.

Vincenzo Bilotta

domenica 23 marzo 2014

Come in alto, così in basso

Così Ermete Trismegisto si esprimeva nella tavola di smeraldo. Cosa significa ciò? Diverse interpretazioni sono già state date e tutte hanno a che fare con l'UNO, Microcosmo e Macrocosmo, con il ritorno a SE', alla REALTA' ULTIMA. Ma cosa succede se si interpreta questa affermazione facendo riferimento al sistema mente-corpo? Quali sono le implicazioni dirette?

La mente è quella che sta in alto, il corpo, invece, sta in basso. Coloro i quali fanno sport conoscono bene questo legame inscindibile, diversamente sono destinati ad ottenere prestazioni mediocri. La preparazione fisica eccellente, infatti, rappresenta solo la minima parte da fare se si vuole vincere. Per ottenere risultati in termini prestazionali, nello sport come nella Vita di tutti i giorni, occorre esercitare la mente.
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Il miglioramento avviene prima in alto (mente), poi in basso (corpo). Il corpo è servo della mente. Una mente lasciata in balia di se stessa senza controllo non può che produrre danni di diverso tipo, a partire dai disturbi psicofisici fino ad arrivare a patologie mortali. LA GUARIGIONE, COME LA MORTE, DISTANO SOLO UN PENSIERO.

Quante volte atleti di spicco perdono le gare più importanti perché troppo stressati dalle pressioni dovute alla preparazione intensa o alla paura di perdere? Quante volte un esame va male pur essendo preparati perché ci si lascia dominare dall'ansia? Lo stesso vale nell'ambito lavorativo, sociale e nella Vita di coppia. Succede che, quando si lascia vincere la mente coi suoi dubbi e le sue paure, anche il corpo, e le prestazioni in generale, subiranno un calo significativo.
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Ovviamente, la mente non serve solo per vincere negli sport o per mantenere unita la famiglia. Un corretto utilizzo della mente consente non solo il mantenimento di uno stato di salute ottimale ma anche, e soprattutto, la guarigione da eventuali disturbi psicofisici a prescindere dall'entità degli stessi. Insomma, se volessimo fare un analogia e paragonassimo il nostro corpo alle moderne automobili, la mente sarebbe la centralina dal cui corretto funzionamento dipende l'automobile stessa.

Ecco quanto è importante il lavoro su di Sé, l'autosservazione senza giudizio, la meditazione e, in generale, tutte quelle tecniche che, rilassando la mente, rilassano e ristorano anche il corpo, mantenendo inalterata la sua naturale omeostasi. A volte basta solo un pensiero per farci andare in tilt e un altro pensiero per ristabilire l'equilibrio che sembrava perduto.
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TUTTO DISTA UN PENSIERO. Ecco quanto è importante educare la propria mente attraverso una disciplina che ha solo come scopo ultimo il mantenimento della mente rilassata mentre, in realtà, ha tanti altri effetti benefici sia sul nostro corpo (microcosmo) che al suo esterno (macrocosmo).

Smettendo d'inquinare la mente, smetteremo automaticamente d'inquinare anche il corpo. Infatti il corpo, attraverso i pensieri disturbanti reiterati dalla maggior parte delle persone all'infinito, riceve delle sostanze chimiche rilasciate dal cervello che vanno a danneggiarlo a livello cellulare. 
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Esse vengono chiamate catecolamine. Le principali sostanze rientranti in questa categoria si chiamano adrenalina e noradrenalina e vengono secrete a seguito di una risposta attacco/fuga scatenata dal nostro cervello come reazione ad uno stimolo esterno e dietro sollecitazione di una sua parte, nella fattispecie l'amigdala.

Si è visto come attraverso la meditazione la mente e, di conseguenza, il cervello, tendano a rispondere in maniera meno reattiva agli stimoli di presunti pericoli esterni con il risultato che i livelli di stress saranno contenuti nei limiti di tolleranza così da non arrecare disturbo al corpo fisico. Come dire, tanto per ribaltare gli aforismi classici, CORPORE SANO IN MENS SANA!
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Dopo quanto detto, si capisce come è bene praticare attività fisica e quanto può aiutare il corpo a mantenersi in salute e forte ma, prima di tutto, occorrerà educare la propria mente a rilassarsi attraverso l'osservazione dei pensieri senza giudizio. Ciò riuscirà a togliere carica ai pensieri più stressanti riuscendo a portare vitalità nei vostri rapporti, siano essi sociali, sentimentali,  lavorativi, e, in generale, in tutte le vostre attività quotidiane.

Vincenzo Bilotta




martedì 18 marzo 2014

Volare alto

Siamo nati aquile, ma l'educazione ci ha insegnato ad essere dei polli. La conseguenza di ciò è che, invece di volare alto come ci spetta dalla nascita, ci contentiamo di svolazzare nel cortile delle nostre convinzioni limitanti. Volare alto costa fatica, questo ci hanno insegnato. D'altra parte può anche essere rischioso, qualcosa può non andare come previsto e quindi, che fare? Meglio contentarsi di rimanere nella zona di comfort, senza dare fastidio a nessuno.

Alcuni di noi a volte si ricordano la loro nascita da aquile e decidono di cominciare a volare. Volare liberi, in alto, liberandosi dalle false sicurezze perché NIENTE E' PER SEMPRE, NESSUNO CI PUO' GARANTIRE NULLA. Chi ha deciso di volare in alto darà fastidio all'uomo comune, quello che è pronto a giudicare tutte le cose e le persone che esulano dall'ordinarietà. Egli fa ciò per paura, non per cattiveria, dopotutto, COSI' E' STATO "EDUCATO".

Non è semplice volare in una società coi paraocchi, abituata ad obbedire a pochi potenti che fanno i propri interessi personali, utilizzando gli altri a loro uso e consumo "finché ce n'è". Chi vola in alto con le proprie idee, le proprie ambizioni, inseguendo i propri sogni, lo fa perché ci crede e ha superato le proprie paure, paure che in realtà gli sono state trasmesse da altri attraverso il processo educativo-programmatico.

Chi ha ali grandi per volare più in alto degli altri, a volte ha paura di aprirle perché teme di mortificare chi non può volare quanto lui poiché non possiede ali così grandi. Chi non supera la paura di volare più in alto degli altri per paura di farli sentire inferiori fa, in realtà, un danno sia a se stesso che agli altri. Infatti, non volando si precluderà UNA NUOVA VISIONE PROSPETTICA DELLA VITA .


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Inoltre danneggerà anche coloro i quali non possono volare in alto e che, attraverso le sue condivisioni, potrebbero imparare a conoscere UNA NUOVA VISONE PROSPETTICA DELLA VITA pur non avendo mai volato a causa dei propri limiti. Certo, il solo fatto di volare alto, ed avere trovato il coraggio di farlo, non esula da rischi.

Le alte quote, infatti, comportano il sopraggiungere di paure legate sia all'altezza che al fatto di rimanere soli o con pochissimi compagni di volo. Dopotutto, A CERTE ALTEZZE POSSONO VOLARE SOLO COLORO I QUALI HANNO SIA LE POTENZIALITA' CHE IL CORAGGIO PER FARLO. Il lavoro su di sé è volto proprio a cambiare la visione della realtà, l'angolo dal quale si osservano gli eventi e le persone e, primi fra tutti, i propri pensieri.

Ma per volare in alto, ovviamente, non basta il fatto di avere grandi ali, voglia di volare e di aver affrontato e superato le proprie paure. Uno dei trucchi per poter volare sempre più in alto è dato dalla risoluzione dei conflitti legati al passato. Man mano che si riuscirà a chiudere con il passato risolvendo, al contempo, conflitti ad esso legati, si abbandoneranno le zavorre che, col loro peso, ci tenevano ancora a bassa quota.

SOLO LIBERANDOCI DALLE ZAVORRE, POTREMO VOLARE ALTO! Quante più zavorre riusciremo a mollare, tanto più in alto voleremo. Per alcune, ovviamente, ci vorrà tempo e CAPACITA' DI OSSERVAZIONE SENZA GIUDIZIO ma, in ogni caso, ne sarà valsa la pena, sempre! Da oggi impariamo a guardare la Vita da un'altra angolazione, da un punto più in alto del consueto e, come per magia, vedremo scomparire come puntini situazioni che prima erano grandi come metropoli nel pianeta della nostra mente.

Vincenzo Bilotta

domenica 9 marzo 2014

Meditazione in pratica

Chi lavora per la crescita personale sa cos'è la meditazione. Per chi ancora non la conoscesse, la meditazione consiste in diversi esercizi, tutti parimenti efficaci, volti a riportare l'attenzione di chi li pratica nel QUI E ORA. Ci sono diverse scuole di meditazione, ognuna col suo metodo personale d'insegnamento.
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Oggi non descriverò delle tecniche in particolare, non importa in questo contesto. Il titolo dell'articolo è meditazione in pratica e di questo voglio parlare. La meditazione più comune ma, anche, la più potente è, a mio avviso, quella basata sul respiro. Attraverso la respirazione, infatti, si ha la possibilità di entrare nel momento presente riuscendo ad uscire dal vortice di pensieri creati dalla nostra mente in continuazione dalla mattina al risveglio fino al momento del riposo notturno.

La domanda che sorge spontanea in molti, me compreso, è: si può applicare la meditazione al di là di un contesto ovattato e rassicurante come un ritiro yoga o un mistico monastero tibetano, fino a praticare mentre si è dietro una fila interminabile di automobili o nel bel mezzo di un litigio con una persona? La risposta è SI'. Non solo si può, ma si DEVE, altrimenti resta solo un gioco mentale circoscritto ad un club new age.
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Il lavoro su di sé è meditazione. Chi è nel cammino sa che occorre un'osservazione continua della propria mente e dei processi di pensiero ad essa connessi. Questa è meditazione, questo è praticare nel mondo, portando la pace al di fuori del ritiro o ashram che si voglia. Altrimenti si rischia di rimanere al livello di una conoscenza teorica che, lungi dall'aiutare qualcuno, rischia solo di confondere le idee e soddisfare la voglia di conoscenza dell'Ego.

La semplice OSSERVAZIONE COSCIENTE delle singole azioni quotidiane è meditazione. Se si riesce a cogliere ogni singola sfaccettatura della propria Vita con consapevolezza e senza giudizio, capendo di essere arrabbiati quando sta per salire la rabbia e il respiro comincia ad essere più corto, da quel momento si sta cominciando ad essere svegli, coscienti. In altre parole, quando ci si disidentifica dal processo automatico di pensiero, in quel momento SI COMINCIA AD ESSERE LIBERI DALLA SCHIAVITU' MENTALE.
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La meditazione, del resto, consiste proprio in questo: RENDERCI LIBERI DALLA MENTE, PRENDENDONE IN MANO, FINALMENTE, LE REDINI. Gli esercizi insegnati nei vari centri, ritiri, ashram, consistono nel far prendere coscienza al soggetto dello stato di automatismo in cui si trova. Questo, ovviamente, è il primo passo. Il secondo passo consisterà nell'acquisizione delle tecniche. Il terzo, il più importante, porterà la persona ALL'APPLICAZIONE DELLE TECNICHE NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI.

Respirare e osservare il pensiero mentre qualcuno ci aggredisce verbalmente o mentre siamo in fila alla posta, non sempre è facile ma è DI VITALE IMPORTANZA se si vuole davvero diventare padroni della propria mente, non più servi.
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Quando riusciremo a mettere in pratica gli esercizi appresi, solo allora saremo liberi. Non basta praticare a gambe incrociate come esercizio quotidiano. Occorre, se davvero si vuole assumere il controllo di sé, fare diventare tutto meditazione. La Vita è il luogo in cui si pratica ciò che si è appreso attraverso le tecniche insegnateci. Solo così si potrà riuscire a trasformare se stessi e gli altri attraverso l'esempio permettendo, a chi è pronto, di uscire dalla meccanicità da robot e ri-programmare la propria Vita in piena libertà.

Vincenzo Bilotta

domenica 2 marzo 2014

Vivere senza sforzo

Gran parte delle persone vive in uno stato di non accettazione degli accadimenti quotidiani. Questa non accettazione, poichè la maggior parte delle volte è portata avanti nel tempo, porta ad uno spreco di energie. Infatti, quando si vive nella non accettazione della Vita COSI' COM'E', inevitabilmente si sprecano energie in quanto si è in una condizione di sforzo continuo.

Tutti abbiamo potenzialità infinite. Se potessimo paragonarci ad un'automobile, di sicuro saremmo una Ferrari o una Lamborghini, se preferite. Fin qui tutto ok. Il problema è che non riusciamo a sfruttare le potenzialità del bolide che è in noi, semplicemente perchè CAMMINIAMO COL FRENO A MANO TIRATO!
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Per quanto veloce possa essere un'autovettura, col freno a mano tirato non si va da nessuna parte e si rischia, oltretutto, di far danni e bruciare sia freni che motore. Eppure, la maggior parte della gente vive così. Si tende a VIVERE DI ASPETTATIVE, a lamentarsi se le cose non vanno bene, ad opporre resistenza nei confronti di ciò che non volevamo accadesse nella nostra Vita.

E come conseguenza avremo stress, disturbi psicofisici, inconsapevolezza, disagi di diverso tipo. Tutto a causa di una non accettazione di un evento/persona. Vale la pena vivere sotto sforzo continuo, lamentandosi di tutto e resistendo a CIO' CHE E'? No! Non ne vale la pena, anche perché ciò, a lungo andare, ci costerà molto in termini di energia e benessere psicofisico in generale.
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La Vita è fatta per essere vissuta senza sforzo. Il fatto di resistere ad essa è dovuto ai sistemi educativi sbagliati che ci hanno insegnato a LOTTARE PER SOPRAVVIVERE, vedi Darwin... Se riuscissimo a capire che NOI SIAMO I CREATORI DELLA NOSTRA REALTA' E CHE OGNI ESPERIENZA ARRIVA PER INSEGNARCI, capiremmo, di conseguenza, che la Vita va VISSUTA E NON COMBATTUTA.

Dopotutto è anche vero che LA VITA E' CIO' CHE DI LEI PENSIAMO. IL PENSIERO CREA. Ricordatevi che non soffrite a causa degli eventi. La sofferenza parte da un modo di pensare dissonante rispetto all'evento vissuto. Solo se si è in risonanza con la Vita, si fluisce con essa. Quando si lotta per andare avanti c'è qualcosa che non va.
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Noi siamo nati per vivere senza sforzo e fluire con la Vita. Non siamo stati progettati per resistere agli eventi o rifiutarli in tutto o in parte. La non accettazione della realtà porta, alla lunga, alla sofferenza psicofisica. IL NOSTRO MODO DI PENSARE E' CAUSA DELLE NOSTRE SOFFERENZE. LA COLPA NON E' DELLA VITA. SIAMO NOI CHE RESISTIAMO AGLI EVENTI INVECE DI ACCOGLIERLI COSI' COME ARRIVANO A NOI.

Ovviamente, accogliere un evento non significa subirlo passivamente. Semmai, accettando una situazione/persona, limitiamo il dispendio di energie che si verificherebbe qualora, invece, decidessimo di lottarci contro. ACCETTARE NON SIGNIFICA SUBIRE PASSIVAMENTE. SOLO ACCETTANDO CIO' CHE E', INFATTI, POSSIAMO SPERARE DI CAMBIARE UNA SITUAZIONE, TRASFORMANDOLA A NOSTRO VANTAGGIO.
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Alcuni eventi non si possono cambiare, altri, invece, sì. In ogni caso, occorre accoglierli senza resistervi. Da quel momento in poi, si verificherà una trasformazione nella nostra Vita. Quando accettiamo una situazione/persona senza opporvi più resistenza, infatti, subiamo una trasformazione interiore in quanto, dal momento in cui accettiamo un determinato accadimento, cambiamo noi nei confronti della Vita.

Quando cambiamo noi, inevitabilmente cambia anche il mondo esteriore. Dopotutto IL MONDO SIAMO NOI. POTREMMO DIRE CHE NOI SIAMO I PROIETTORI DEL MONDO. DIPENDE DA QUELLO CHE PENSIAMO E SIAMO. IL NOSTRO PENSARE ED AGIRE DETERMINERA' LE ESPERIENZE CHE ANDREMO A VIVERE E SPERIMENTARE.
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Capire questo fa la differenza, a patto che si sia pronti a smetterla di dare sempre e comunque la colpa agli altri e si cominci ad assumere un atteggiamento responsabile nei confronti della nostra Vita. SIAMO NOI, ATTRAVERSO I NOSTRI PENSIERI REITERATI NEL TEMPO, A CREARE GLI EVENTI DELLA NOSTRA VITA. NESSUNO, OLTRE A NOI, PUO' CAMBIARE LA NOSTRA VITA. OGNUNO E' ARTEFICE DELLA PROPRIA REALTA' E DELL'ESPERIENZA CHE STA VIVENDO.

Impariamo a vivere senza sforzo, uscendo dagli schemi educativi di sopravvivenza che ci sono stati imposti durante la crescita. La Vita è gioia nell'esperienza quotidiana, avventurarsi nell'ignoto, nuotando controcorrente e pensando in maniera diversa dalla gente comune.
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Solo mettendo in discussione millenni di "sapere" cristallizzato possiamo cambiare il mondo coi suoi schemi di pensiero limitati e limitanti. Ciò che dico va applicato. Solo così potrà produrre cambiamenti e risultati. Leggere e pensare non basta. Certo è un primo passo. Ma se volete realizzare dei cambiamenti concreti, occorreranno VOLONTA' E APPLICAZIONE. 

LA CONOSCENZA SENZA APPLICAZIONE E' FILOSOFIA, L'ESPERIENZA SENZA CONOSCENZA IGNORANZA, LA CONOSCENZA UNITA ALL'ESPERIENZA DIVENTA SAGGEZZA.

 Vincenzo Bilotta