domenica 15 dicembre 2013

Malati di passato

Normalmente, il passato dovrebbe costituire quel periodo di tempo precedente il QUI E ORA che abbiamo vissuto e nel quale abbiamo compiuto le nostre interazioni nella maniera più consona a quelle che erano le nostre esigenze di allora. Spesso, però, il nostro passato personale continua a tormentarci con i suoi conflitti irrisolti, le cose non dette, le cose non fatte e i sensi di colpa.

L'umanità, oggi, è malata di una malattia invisibile quanto letale: questa malattia si chiama passato. In realtà, il passato non potrebbe nuocerci in alcun modo SE SOLO RIUSCISSIMO AD ACCETTARLO PER POI LASCIARLO ANDARE. Purtroppo, però, il nostro desiderio di perfezionismo e la durezza eccessiva verso noi stessi, ci portano a vivere dei veri e propri sensi di colpa per come sono andate le cose 1 mese, 1 anno o perfino 20 anni prima!
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La maggior parte delle persone, insomma, è malata di passato. Di per se stesso, il passato è neutro, oggettivo, un pò come il mondo. La differenza la facciamo sempre noi, coi nostri pensieri riguardo ad esso. Il problema è che la maggior parte di noi, quando pensa al passato si sente in colpa per come sono andate le cose. Da ciò nascerà, in un secondo tempo, il conflitto derivante proprio dal senso di colpa che potrà sfociare, se non elaborato correttamente, nel disagio psicofisico vero e proprio.

Come guarire dal passato, impedendogli di continuare a tormentarci fino a farci ammalare? PERDONANDOCI. Il perdono è la cura alla malattia chiamata passato. Da dove cominciare? SEMPRE E SOLO DA NOI. Noi soli, infatti, siamo responsabili degli eventi e persone che, nel corso delle nostre esperienze, ci siamo attirati. Nessun altro ha colpa in merito.
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SMETTIAMO DI CERCARE NEMICI AL DI FUORI DI NOI QUANDO, INVECE, L'UNICO NEMICO DA SCONFIGGERE SIAMO NOI STESSI E, IN PARTICOLARE, IL NOSTRO VECCHIO MODO DI PENSARE E VEDERE RIGUARDO AL PASSATO.

Il passato che ci portiamo ancora dietro è come uno zaino pieno di pietre pesanti, ognuna delle quali porta scritti su di sé i nomi delle persone che, inconsapevolmente, ci hanno arrecato sofferenza o hanno, in qualche modo, deluso le nostre aspettative.
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IL PERDONO CI LIBERA DAL PASSATO TOGLIENDOGLI CARICA. Attraverso il perdono delle persone o degli eventi, rompiamo il cordone ombelicale con essi, smettendo di nutrirci del loro veleno e disintossicandoci da credenze, problematiche ed emozioni che non sono più adeguate al contesto spaziotemporale nel quale viviamo ed interagiamo.

Il perdono è la cura del nostro passato. La Presenza Mentale elimina ogni paura riguardo al nostro futuro. Occorre solo accedere al proprio potere personale. Possiamo farlo SOLAMENTE restando nel QUI E ORA. Cominciate col perdonare gli eventi meno importanti del vostro passato personale fino ad arrivare a perdonare, col tempo, la VOLONTA' E LA PRATICA, anche episodi che non avreste mai pensato di risolvere o superare.
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C'è solo una via d'uscita dal passato, essa è costituita dal perdono. Il perdono del quale parlo io, come altri autori, è UN PERDONO CHE VIENE DAL CUORE, NON DALLA MENTE. Perdonare col cuore significa liberarsi dal legame di dolore che ci tiene uniti all'altro. Lo si può fare senza stringere la mano a nessuno, nel silenzio del proprio respiro. Questo libera dall'ego e da tutto il male che ci siamo autoinflitti.

Anche se l'altra persona probabilmente non saprà mai che l'abbiamo perdonata, non per questo noi saremo meno felici o perderemo l'opportunità di riconciliarci col nostro passato e, di conseguenza, con noi stessi. L'importante è perdonare col cuore e DIMENTICARE. Chi perdona con la testa non dimentica, tende a scendere a compromessi con chi presume gli abbia fatto del male e HA L'ABITUDINE DI RINFACCIARE QUANTO ACCADUTO ANCHE DECENNI PRIMA.
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Quando siete pronti a perdonare col cuore e a dimenticare, fatelo. Diversamente, lavorate prima su di voi allo scopo di evitare di portare a galla inutili conflitti all'apparenza sepolti ma MAI dimenticati. 

Vincenzo Bilotta




domenica 8 dicembre 2013

Conosci te stesso

Oggi voglio parlarvi di un viaggio. Questo viaggio è volto alla scoperta di Sè. Già nell'antichità si hanno notizie della frase che ho voluto utilizzare come titolo per questo mio nuovo articolo: CONOSCI TE STESSO. In particolare l'iscrizione NOSCE TE IPSUM la si ritrova iscritta sul tempio dell'Oracolo di Delfi. 

Se chiediamo a qualcuno se conosce bene se stesso, magari ci risponderà di sì. Quanto di vero ci sarà in quest'affermazione è tutt'altro affare. Nessuno, o pochissimi, conoscono realmente se stessi. Per conoscersi bene, ci si dovrebbe trovare di fronte a determinate situazioni anche potenzialmente rischiose per la propria incolumità psicofisica. E nonostante ciò, si potrebbe conoscere una percentuale più elevata delle proprie potenzialità, mai tutte per intero.

Per conoscere se stessi occorre VIVERSI ED ACCETTARSI SENZA GIUDICARSI. Troppi di noi sono impegnati a dar credito ai giudizi che, pur non essendo stati richiesti da nessuno, ci elargiscono gratuitamente e, spesso, ignorantemente, genitori, insegnanti, preparatori atletici, preti e chi più ne ha, più ne metta.

La nostra è una società basata sul giudizio. Da ciò nasce come conseguenza naturale il conoscersi tramite l'altrui parere o giudizio che dir si voglia. Chiediamo consigli per come ci sta un abito, per la palestra che vogliamo frequentare, per sapere che tipo è il ragazzo/a che vorremmo conoscere e praticare etc. Non sappiamo che, così facendo, deleghiamo agli altri il potere su di noi e, al contempo, ci perdiamo l'opportunità di decidere da noi e, attraverso l'esperienza che ne conseguirebbe, di conoscerci COSI' COME SIAMO.

Il processo di autoconoscenza è, sicuramente, un processo lungo che richiede un attento lavoro su di Sè. Altra fase che porterà alla migliore conoscenza di Sè è costituita dall'ELIMINAZIONE DEL GIUDIZIO VERSO SE STESSI COSI' COME VERSO GLI ALTRI.
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Per conoscerci, insomma, dobbiamo eliminare tutti i filtri derivanti dai giudizi ricevuti nel corso della nostra crescita dalle persone che, paradossalmente, avrebbero dovuto aiutarci, attraverso il processo educativo, a sviluppare appieno le nostre potenzialità.

Nonostante il processo educativo, o di addomesticamento come dice Don Miguel Ruiz, siamo liberi di cambiare. Il problema è ricordarsi di essere nati liberi. Noi siamo come i canarini cresciuti in cattività, ci adattiamo ad una situazione di prigionia senza mai pensare di liberarci. Non sappiamo cosa sia la libertà perchè nessuno ce lo ha mai insegnato.

Siamo cresciuti inquadrati nella massa, privati delle nostre aspirazioni, uniformati al branco di pecore servili ed automatizzate al solo scopo di accrescere il potere di pochi individui in grado di sfruttare le nostre capacità a loro esclusivo vantaggio.

Chi ci ha educato, ci ha trasmesso le sue conoscenze senza curarsi di aiutarci a sviluppare le nostre capacità di autoconoscenza. In pratica, non ci hanno insegnato la via per conoscere noi stessi. Ovviamente, spesso nemmeno chi ci ha educato sapeva dell'esistenza delle potenzialità nascoste in ogni essere umano. Nemmeno i cosiddetti "maestri" conoscono realmente Sè stessi.

Siamo come animali rinchiusi in una gabbia senza sbarre. Conosciamo solo questa realtà, l'abbiamo appresa attraverso il processo educativo e la maggior parte di noi se la farà bastare per il resto della sua vita, rimanendo in questa prigione virtuale.

Per uscire dai limiti imposti occorre accorgersene, autosservandosi. Bisogna capire di essere ingabbiati in un programma, proprio come nel film MATRIX. Quando si scopre di essere prigionieri di un programma, occorre la VOLONTA' di uscirne allo scopo di liberarsi da questa gabbia invisibile.

Conoscere se stessi significa andare oltre le apparenze, entrando nel regno buio dell'inesplorato. Questo è l'Inferno descritto in maniera allegorica da Dante Alighieri ne La Divina Commedia. Molti si fermeranno non appena la luce calerà e cominceranno a sentire le prime voci della notte. Solo chi avrà la VOLONTA' di proseguire oltre le illusioni scoprirà finalmente chi si celava dietro un'educazione ed una serie di giudizi raccolti nel corso della sua Vita.

Vincenzo Bilotta


domenica 1 dicembre 2013

Pensieri che inquinano

Il nostro bel mondo, oggi, conosce diversi tipi d'inquinamento. Si può spaziare dall'inquinamento acustico a quello elettromagnetico, passando per quello dei mari, dei cieli e via dicendo. Pochi, però, parlano di una delle forme più diffuse e sottili d'inquinamento: L'INQUINAMENTO MENTALE DA PENSIERI.

Esso è la forma più pericolosa e contagiosa d'inquinamento. E' facile farsi contagiare da pensieri di stress, rabbia, fretta, paura e chi più ne ha, più ne metta. Ovviamente, si è più predisposti ad essere contagiati e ad inquinare, a nostra volta, l'ambiente circostante, persone comprese, solo se non si è fatto un corretto lavoro su di sé allo scopo di ottenere una centratura.
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Vi starete chiedendo come possono dei pensieri inquinare il nostro bel mondo, visto e considerato che, in fin dei conti, sono inconsistenti e non contengono ottani né mercurio? Vi risponderò dicendovi che i pensieri negativi, sono la forma più pericolosa d'inquinamento esistente! Per fortuna, al giorno d'oggi, ci sono anche tante persone bilanciate che lavorano su di sé e aiutano gli altri ad evolvere. Ciò, sicuramente, aiuta a minimizzare i danni e a migliorare la qualità della Vita in generale.

Ma cosa fare quando s'incontra una persona negativa? In fondo, non è nemmeno consapevole del danno che arreca, a chi interagirà con lei, col suo comportamento. Occorre NON DARLE LA NOSTRA ATTENZIONE, ALTRIMENTI CEDEREMO ANCHE LA NOSTRA ENERGIA. Quando incontriamo persone lamentose, non cerchiamo di consolarle. Sì, vi sto dicendo di andar via e in fretta!
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Il lamentoso vuole solo la nostra energia, non il nostro compatimento. Se possiamo, diamo dei consigli ma ciò SOLO SE SIAMO ABBASTANZA FORTI DA NON LASCIARCI TRASCINARE DENTRO LE SUE DINAMICHE. Altrimenti rischiamo di venire "inquinati" dalle sue energie negative.

Poniamo il caso in cui s'incontrino due persone con energie diverse. Una possiede uno stato di equilibrio tale da renderla gioiosa e positiva mentre l'altra è triste e lamentosa perché "le cose non vanno come vorrebbe". In tal caso, la persona in equilibrio può anche fermarsi a parlare con chi, invece, in equilibrio proprio non è. Occorre, però, che stia attenta a non entrare nelle dinamiche negative-distruttive del lamentoso, altrimenti rischierà di colare a picco con lui, nonostante lo stato di equilibrio.
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Insomma, se abbiamo tanta energia per noi, sprechiamola solo se veramente riteniamo di poter aiutare l'altra persona sacrificando SOLO LA PARTE DI ENERGIA CHE, ANCHE SE USATA, NON ARRECA DANNI AL NOSTRO SISTEMA ENERGETICO. DIVERSAMENTE, CAMBIAMO STRADA O EVITIAMO DI INTRATTENERCI A LUNGO CON QUESTA PERSONA.

Come ripulire il mondo dall'inquinamento da pensieri? Dedicandoci a ripulire, ognuno per conto suo e col suo piccolo seppur importante contributo, la nostra mente dai pensieri negativi, stressanti o ossessivi. Si potrà scegliere di meditare, praticare tai-chi, ballare e, in generale, praticare quelle attività che ci fanno stare bene e ci possono far tornare nel QUI E ORA.

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Facciamo sì che queste attività possano entrare a far parte del nostro modo di vivere per completare al meglio la nostra giornata. Ricordate: IL CONTRIBUTO DEL SINGOLO, VOLTO A RIPULIRE IL MONDO DALL'INQUINAMENTO DA PENSIERI, PUR COSTITUENDO UNA GOCCIA NELL'OCEANO, TUTTAVIA POTRA' SERVIRE DA ESEMPIO PER CHI E' GIA' PRONTO A CAMBIARE MA HA ANCORA BISOGNO DI UNA SPINTA. Buon lavoro e.... buona pulizia!

Vincenzo Bilotta


domenica 24 novembre 2013

Frammenti di realtà

La realtà che percepiamo ogni giorno è quella che afferriamo coi nostri cinque organi di senso: vista, udito, gusto, olfatto e tatto. D'altronde si è visto come i mistici, fin dall'antichità, abbiano affiancato a questi cinque sensi un SESTO SENSO. Questo ci permetterebbe di cogliere la VERA realtà che si cela al di là delle apparenze. 

Anche la fisica quantistica, a partire dall'inizio del ventesimo secolo, ha cominciato ad intuire che il mondo che ci circonda assieme agli oggetti di comune utilizzo, altro non sono, in realtà, se non illusioni. Certo, le cose possiamo toccarle, utilizzarle, ma, secondo la fisica dei quanti, esse non sarebbero poi così materiali come sembrerebbero all'apparenza.
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In poche parole, tutti gli oggetti, altro non sarebbero se non energia condensata, formata da particelle oscillanti ad altissima velocità. Sarebbe proprio questa velocità elevata a conferire loro un aspetto solido. Del resto, diversi studi in neuroscienze hanno dimostrato come noi percepiamo i colori e le forme in base ad un sistema di codificazione che passa attraverso il "vaglio" da parte del cervello.

In pratica, secondo le ricerche effettuate in neuroscienze, il nostro cervello si comporterebbe proprio come un lettore di codici a barre. Attraverso il cervello, poi, noi siamo in grado di percepire colori, suoni, forme, sensazioni visive e tattili. Ciò significa che la nostra percezione della realtà è limitata a ciò che il cervello comunica attraverso i neurotrasmettitori.

La conseguenza di ciò è fin troppo ovvia. Noi siamo in grado di percepire dei frammenti di realtà. A questi frammenti di realtà si può avere accesso solo attraverso l'intuizione, la meditazione e, in generale, tutto ciò che ci porta a sperimentare una sorta di stato alterato di coscienza che ci rende permette di vedere le cose COSI' COME NON SONO.

Del resto, i buddisti affermano da secoli che siamo immersi in MAYA, termine che sta ad indicare l'illusione. Per riscoprire ciò, in un secolo come il nostro, dominato da supertecnologie e realtà virtuali, ci volevano la fisica quantistica e le neuroscienze. Forse ciò per avvalorare e rivestire di credibilità quella che (il buddismo) è vista solo come una religione dai più.
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Fatto sta che, oggi come 5000 anni fa, si è riscoperta l'illusorietà, la fallacia dei nostri cinque sensi. Cos'è vero allora? Sicuramente, ciò in cui crediamo, quello che percepiamo quando il nostro dialogo interiore cessa e i nostri condizionamenti psicofisici vanno in vacanza, almeno per un pò, a volte, ci si augurerebbe, per sempre.

Un giorno potremmo scoprire che le esperienze che viviamo, il cibo che mangiamo e, perchè no, la casa in cui viviamo, altro non sono se non proiezioni del nostro subconscio elaborate dal nostro cervello per dar loro una forma reale. Fino ad allora, dovremo accontentarci dei frammenti di realtà che riusciamo a sperimentare quando, aperta la gabbia delle nostre illusioni, ci abbandoniamo alla nostra percezione creativa volando fianco a fianco con Dio.

Vincenzo Bilotta

domenica 17 novembre 2013

Questione di attitudine

Vi siete mai chiesti che differenza passa fra chi riesce ad avere successo nello sport, nel lavoro e, in generale, nella Vita di tutti i giorni e chi, invece, sembra non centrare nemmeno un obiettivo? La risposta è racchiusa in un'unica parola: ATTITUDINE.

Nella Vita, tutto è questione di attitudine mentale. Occorre dirigere le proprie energie in maniera tale da poter realizzare gli obiettivi desiderati senza sforzo eccessivo e, per far ciò, bisogna avere l'attitudine giusta. Come fare la differenza? Non sempre è semplice, complici le strutture mentali che sembrano governare il nostro modo di pensare ed agire. Bisogna procedere un passo per volta ed avere volontà, costanza e tanta capacità di autosservazione.
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Ma analizziamo il significato della parola ATTITUDINE. Il suo significato letterale fa riferimento ad INCLINAZIONE, PREDISPOSIZIONE D'ANIMO. Qual'è la vostra predisposizione d'animo in questo preciso istante? Seguite la giusta Via o siete forse vittime delle convinzioni limitanti attraverso le quali siete stati programmati?

Sapete che differenza passa fra una persona di successo ed una persona "non destinata" ad averne? Il tipo di programmazione e la conseguente attitudine derivante dal programma registrato nel suo cervello. Non si diventa campioni nello sport o grandi investitori in borsa "per puro caso". IL CASO NON ESISTE.
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Se credete ancora al caso e pensate di essere vittime di un "destino crudele" invece che di programmi autosabotanti ricevuti attraverso l'educazione, siete liberi di smettere la lettura del seguente articolo: esso, infatti, è riservato SOLO A CHI E' REALMENTE PRONTO PER CAMBIARE, SMETTENDO DI CREDERE NEL CASO E NEL DESTINO.

Quando comincerete il vostro lavoro per cambiare programma mentale, capirete quali sono state le direttive che vi hanno impartito da bambini e che vi portate ancora dietro. Osservatevi nel quotidiano, nelle relazioni sentimentali, lavorative, sociali. Ciò servirà a farvi scoprire qual'è la vostra attitudine e se è idonea a farvi realizzare i vostri progetti.
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Se vi accorgete che va tutto come avete sempre desiderato, in questo caso potete continuare per la vostra strada. Diversamente, se percepite qualcosa che ostacola il vostro successo in uno o più campi della vostra Vita, E' TEMPO DI RIPROGRAMMARVI IN MODO DA POTER RAGGIUNGERLO.

Spesso, per conoscere quale sia la giusta attitudine per noi, basta sperimentare degli approcci diversi nelle attività in cui, fino a quel dato momento, non abbiamo ottenuto i risultati sperati. A volte basterà cambiare una sola parola nel nostro vocabolario quotidiano per poter ottenere subito i risultati desiderati. Prima di far ciò, occorrerà individuare le convinzioni limitanti che, fino a quel momento, hanno sabotato la nostra capacità di riuscita.
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Se, ad es., vogliamo vincere una gara sportiva ma temiamo gli avversari, facendo ciò ci autosaboteremo, togliendoci energie e perdendo in partenza. Piuttosto che partire con questo stato d'animo, cambiamo attitudine smettendo di sprecare energie nel timore degli avversari, utilizzandole, invece, per migliorare le nostre prestazioni sportive.

Invece di dire: ci sono persone più forti di me che sono dei campioni, possiamo dire: SIAMO TUTTI SULLO STESSO PIANO E ANCHE I CAMPIONI, PRIMA O POI, VENGONO BATTUTI. Evitando di etichettare in maniera negativa le situazioni smetteremo di sprecare energie e miglioreremo, al contempo, le nostre prestazioni globali, ciò in qualsiasi campo, nessuno escluso.

Vincenzo Bilotta


domenica 10 novembre 2013

Cambia canale

Immaginate la vostra mente come se fosse un televisore. Dopo aver fatto questo, immaginate i pensieri come se fossero dei programmi trasmessi su un determinato canale. Ogni canale trasmette il proprio programma ad orari prestabiliti. Cosa facciamo quando un programma non ci piace? Cambiamo canale!

Così, visto che ho paragonato la mente ad un televisore e ho chiamato l'articolo "Cambia canale", oggi voglio parlarvi del modo in cui potete "sintonizzarvi" sui pensieri che vi fanno stare più bene, tralasciando quelli che vi fanno sprecare energie.
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Tutto è questione di FOCALIZZARE L'ATTENZIONE SUL PENSIERO CHE CI FA STARE BENE. Quando focalizziamo l'attenzione su di un pensiero positivo, è come se ci sintonizzassimo su di un canale tv che trasmette il nostro programma preferito. Così come utilizziamo il telecomando per sintonizzarci sul nostro canale preferito, allo stesso modo possiamo concentrare la nostra attenzione sul pensiero che più ci piace, che ci fa stare bene, per far sì che finisca col far parte dei nostri pensieri principali, sostituendosi IN MANIERA DEFINITIVA a tutti i pensieri negativi e depotenzianti.

Ecco dei suggerimenti per realizzare ciò. Premesso che è solo questione di esercitazione, v'incoraggio a  perseverare perché, all'inizio, la vostra mente continuerà ad imporvi il suo gioco. Tuttavia, se continuerete ad esercitarvi, anche se non raggiungerete il controllo completo sui pensieri, potrete creare il giusto compromesso che vi consentirà di vivere felici e creativi.

Per cominciare, vi suggerisco di osservare i vostri pensieri. Guardateli quando nascono, si sviluppano e permangono nella vostra mente per un periodo di tempo che varia a seconda della potenza quanto dell'attenzione che dedicheremo ad essi. Dopo averli osservati, ASTENETEVI DAL GIUDICARLI, SEMPLICEMENTE LASCIATELI ESSERE.

Dopo questa prima fase comincerete a vedere i primi risultati. I pensieri, infatti, pur continuando ad esistere nella vostra mente, tuttavia non vi daranno fastidio come prima. Ciò grazie al fatto che, con il non giudizio, avete smesso di regalare loro energia della quale nutrirsi. I pensieri, infatti, si nutrono della nostra energia. Dopotutto, L'ENERGIA VA DOVE DIRIGIAMO LA NOSTRA ATTENZIONE.
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Dopo esservi esercitati nell'osservazione senza giudizio potete passare alla focalizzazione. La focalizzazione consiste nel concentrarsi, fra i vari pensieri che gironzolano nella nostra mente, su quello che ci piace di più, che ci fa stare più bene. Ovviamente, quando impareremo a concentrarci sui pensieri positivi ed energizzanti, andrà da sé che tutti gli altri pensieri sbilancianti e negativi cesseranno di avere potere sulla nostra Vita, in quanto avremo smesso di nutrirli.

Dopo questi esercizi, col tempo e la PRATICA COSTANTE, potremo creare il nostro TELECOMANDO MENTALE col quale finalmente potremo vedere trasmessi i programmi (pensieri) che ci consentiranno di vivere da persone sveglie e poter finalmente realizzare i sogni della nostra Vita.

Vincenzo Bilotta

domenica 3 novembre 2013

La mente mente

                           "La mente mente. Il cuore sente." (Vincenzo Bilotta)

Cos'è la mente? Nulla di materiale. Possiamo considerare la mente come il gestore del cervello. Essa si occupa, in particolare, della gestione del processo di pensiero. Il problema è che non sempre i pensieri elaborati dalla mente sono reali e, se non si è fatto un adeguato lavoro personale, si rischia di credervi e finire col sottostare ad essi.

Poichè il processo di pensiero è automatico, gran parte delle persone tendono a delegare alla mente tutti i propri pensieri senza "censurarli". La conseguenza di ciò è il mondo nel quale viviamo, fatto di gesti inconsulti, mancanza d'Amore, guerre ideologiche, inquinamento globale, etc.
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La mente MENTE affermava Osho. Il cuore sente, così completo la frase io (Vincenzo Bilotta). In questo periodo storico, possiamo dire che qualcosa sta cominciando a cambiare a livello di consapevolezza planetaria. Certo, gli sforzi da fare sono ancora tanti, ma, come si dice: CHI BEN COMINCIA E' A META' DELL'OPERA.

Come ho accennato poc'anzi, occorre una selezione dei pensieri, un filtro derivante dall'OSSERVAZIONE CONSAPEVOLE di essi. Bisogna cominciare a scartare in maniera cosciente tutti quei pensieri che ci turbano, non ci servono e che finiscono, se ripetuti nel tempo, col crearci disturbi a livello psicofisico anche importanti.
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Impariamo ad ascoltare le sensazioni che ci trasmette il nostro cuore, senza più soffocarle coi pensieri di testa. Viviamo di sensazioni e non di automatismi. Cominciamo col discernere il REALE DALL'IMMAGINARIO. Selezioniamo i nostri stati d'animo, facendo si che avvenga uno sviluppo in maniera armoniosa della nostra percezione creativa degli eventi. Viviamo la poesia dell'esistenza, non più il dramma della sopravvivenza.

Decondizioniamoci dai processi di pensiero. Dopotutto, come sappiamo già, il cervello non discerne fra un evento realmente accaduto ed uno da noi solamente immaginato. Solo il cuore può farlo. Solo il sentire legato al cuore può liberarci dalla prigione emozionale, facendoci conoscere a fondo la nostra VERA NATURA. La mente ci racconta solo e sempre eventi dei quali abbiamo già fatto esperienza. Essa si basa su di un servomeccanismo volto a salvarci da presunti pericoli.
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Diversamente funziona il cuore. Esso c'insegna a sentire, a chiudere col passato, a perdonare noi stessi e gli altri per il male fatto e ricevuto. Solo chi sente col cuore può finalmente voltare pagina e cominciare a vivere. Solo usando il cuore possiamo conoscere la VERITA'. La mente non ha nessuna verità per noi. Essa si limita a registrare eventi passati per poi paragonarli quando se ne ripeteranno in futuro di simili. Insomma, nulla di nuovo all'orizzonte.

Possiamo dire che la mente è come un calcolatore, ci permette di decidere, scegliere, paragonare, immaginare. Anche la mente ci serve. Ma, essa da sola non basta. Bisogna integrare il pensiero di testa con quello di cuore. L'uomo completo è colui il quale pensa con la propria testa e poi sente col proprio cuore. Impariamo a sentire col cuore cosa ci trasmettono i pensieri.
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Facciamo sì che si stabilisca una sorta di canale di comunicazione fra la mente e il cuore. Facciamo in modo che regni l'UNITA' dentro di noi. Dopotutto, come ha affermato Gregg Braden, il chakra del cuore è quello che collega i primi tre chakra (legati al radicamento con la Madre Terra e agli istinti primordiali), con gli ultimi tre (legati alla comunicazione, fino ad arrivare alla percezione extrasensoriale e all'illuminazione).

Vincenzo Bilotta