lunedì 19 ottobre 2026

Invece di lamentarti, ringrazia

Viviamo in una società dove si vuole tutto e subito, una società dove i media fanno sentire come necessario il superfluo e il desiderio di accumulare, avere, mostrare di avere, sempre di più, una società fondata sull'apparire, non sull'essere.

Ma cosa accade ad un simile tipo di società, una società dove ci mostrano il lusso come elemento essenziale per la sopravvivenza, quasi fosse più importante del cibo, di una casa nella quale vivere, della salute e della Vita stessa?

Accade che il superfluo diventa l'essenziale, l'essenziale viene dato per scontato e così si corre come tanti asini dietro una carota attaccata ad un bastone, inseguendo i beni di lusso, le cose non necessarie, molto spesso diventando degli accumulatori seriali di abiti, suppellettili inutili, di tutta quella roba che serve solo a riempire gli armadi o a stare ferma come soprammobile da spolverare, aggiungendo altro lavoro alle faccende domestiche quotidiane.

(Immagine presa dal web)


Il fatto buffo di tutto ciò è che la gente, nonostante possa avere tutto, è infelice, triste, depressa e comincia a prendersela con gli altri, a drogarsi, diventa alcolizzata, aggressiva, violenta. Ma il disagio interiore, così facendo, non viene placato, perché riversandolo verso il mondo esterno, verso gli altri, si trasformerà in disagio sociale, quello che in questi ultimi anni stiamo vivendo, in maniera sempre più accentuata, qui in Italia.

Inoltre, l'eccessivo benessere, tipico dei paesi occidentali nei quali vige il capitalismo, ha portato ad un innalzamento dell'asticina, quella che misura i bisogni fondamentali dell'essere umano. Così, complice il desiderio di conformismo, gli influencer che ormai presentano i loro video vestiti con abiti di lusso, si è arrivati a considerare essenziale possedere la borsa di quel marchio famoso che costa oltre 4000 euro più importante dell'avere cibo a sufficienza, salute, un lavoro e delle relazioni sociali sane.

La conseguenza è che chi non riesce ad acquistare beni di lusso come il tamarro di turno sponsorizza nel suo canale, diventa triste, arrabbiato con la società ma, soprattutto, lamentoso. Questo tipo di lamentela oltre ad essere inutile è pure contagiosa, così eccovi servita la società di oggi, quella nella quale ognuno di noi vive.

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Una società che ha perso il senso di ogni misura e decenza, ogni tipo di contatto con la natura, che non si da più la possibilità di provare gratitudine dentro, sia pure per il solo fatto di essere vivi e in salute. Ma se chiedete in giro a qualcuno se riesce ad essere grato di almeno una cosa positiva nella propria Vita, lui comincerà ad elencare solo le sue "disgrazie" fino a quando non ne avrete abbastanza e deciderete di andare via.

Occorre un ritorno alla normalità, ristabilendo un metro di valutazione di quelli che sono stati, da sempre i valori essenziali dell'essere umano: godere di buona salute, la sicurezza, avere cibo a sufficienza, un lavoro, delle relazioni sociali sane e un tetto sotto il quale dormire.

Se ci fate caso, ormai tutti disponiamo di ciò che fa di un essere umano una persona fortunata, ma chi sta in alto e deve vendere i suoi abiti firmati, i suoi farmaci e le sue auto prestigiose, vuole farci credere che se non abbiamo ancora acquistato uno o più prodotti da lui reclamizzati siamo  fuori dal giro, non alla moda e via dicendo.

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Ecco perché i ragazzi, invece di essere felici di cambiare uno smartphone al mese, si lamentano perché vorrebbero sempre di più, complici gli influencer sui social che ostentano Vite finte tipo star di Hollywood, fatte di viaggi, abiti firmati e auto costose. Ci vuole un ritorno all'essenziale.

Quando parlo di un ritorno all'essenziale non intendo per forza diventare minimalisti, ma imparare a comprendere quanto siamo fortunati ad essere vivi, in un paese dove non ci bombardano continuamente e con una casa nella quale abitare. Ci sarebbe da essere grati a Vita, provate a chiedere ad un bambino che vive in un paese in guerra e che, magari, ha perso i genitori durante i bombardamenti, quali siano le cose essenziali per lui. 

Di certo non vi dirà che il suo obiettivo, quello che lo renderebbe davvero felice, è possedere l'ultimo modello della tale marca di smartphone. Egli vi dirà che rivuole papà e mamma, la casa distrutta durante i bombardamenti, un tozzo di pane perché ha fame in quanto non mangia da giorni e un po' d'acqua perché è assetato.

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Provate, per un attimo, a mettervi nei suoi panni, provate a capire cosa sia davvero importante in questa società fondata sui bisogni superflui, sull'inutile ostentare ciò che si possiede, sul buttare via, dopo averli utilizzati magari una sola volta, amici, vestiti firmati, smartphone, scarpe.

Occorre uscire dalla trappola mediatica, quella che ci fa credere che per essere felici occorra avere la villa con piscina come il giocatore di serie a, l'auto superveloce, il giubbotto da 5000 euro che poi non metti mai per paura che si sporchi o la supervacanza intorno al mondo da 10000 euro.

Occorre un ritorno alle origini, all'essenziale, lasciando nelle nostre Vite solo ciò che ci serve e cioè: vestiti eleganti ma non griffati, auto per spostarsi economiche, ristabilire un contatto con la natura, smettere di mangiare cibi elaborati nei fast food delle multinazionali, ringraziare Dio per ciò che già si ha, per quello che si è e, soprattutto, buttare nella spazzatura la tv smettendo, al contempo, di credere nei finti valori trasmessi dai mass media.

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Invece di lamentarci, cominciamo a ringraziare. La lamentela attira soltanto altra lamentela, proviamo a dire GRAZIE, a sentire dentro di essere già completi, appagati, percependo quella libertà dall'omologazione a questa società dei finti bisogni, fatta di cartapesta.

GRAZIE è una preghiera, la più potente che si possa rivolgere, all'universo, a Dio, per ciò che si ha. GRAZIE è una comunicazione con Dio, nella quale si afferma di possedere già tutto quello che occorre per essere felici e non si desidera altro. GRAZIE è un inno alla Vita, alla gioia e all'amore incondizionati, QUI E ORA, per questo istante in più che Dio ci concede per poter esprimere le meraviglie che siamo.

Vincenzo Bilotta

lunedì 5 ottobre 2026

La mente è una scimmia

La mente, la nostra mente, è una scimmia, né più, né meno. Essa, infatti, si comporta proprio come le scimmie, attraverso la sua iperattività e il suo inarrestabile fiume di pensieri che crea dal nulla (fino a 60000 al giorno) e ci mette sotto il naso, e noi fessi che ci crediamo pure!

Proprio come una scimmia, che salta da un ramo all'altro senza requie, pure la mente fa lo stesso, saltando da un pensiero all'altro senza mai fermarsi. Appena finisce un pensiero, ne comincia subito un altro, e un altro ancora, a volte rimaniamo intrappolati in un pensiero, ci fissiamo su di esso fino a farlo diventare una vera e propria ossessione.

Ma la scimmia, la mente, sta solo facendo il suo lavoro. Proprio come una scimmia selvatica salta, grida, senza disciplina né senso, anche la mente si comporta allo stesso modo, la mente è una vera e propria scimmia selvatica, e i suoi pensieri sono uguali a lei, selvaggi, incontrollati, sparati a raffica senza interruzione nell'arco della giornata.

Ma così come la scimmia può essere addomesticata fino a farle raggiungere una certa compostezza, insegnandole a comportarsi in maniera adeguata senza più saltare senza tregua da un ramo all'altro di un albero, anche la mente può essere disciplinata in maniera tale da raggiungere una condizione di equilibrio.

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Così come per addestrare una scimmia selvatica esiste il domatore, anche per la mente esiste un "domatore interiore" e cioè la meditazione. La meditazione, infatti, è in grado di creare le condizioni idonee affinché la mente si rilassi, rallenti, fino a stabilizzarsi in uno stato di quiete.

Voglio aprire una piccola parentesi riguardo alla domanda che molti mi pongono spesso, e cioè se la mente coi suoi processi di pensiero compulsivo possa essere fermata fino ad un punto in cui non si pensa più a nulla. La risposta è no, non si può fermare la mente.

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Perfino Maharishi Mahesh Yogi, creatore della meditazione trascendentale, provò ad arrestare il processo di pensiero durante la meditazione, tuttavia ci riuscì solo per qualche minuto, non di più. Ma poi, se la mente è fatta per pensare, che problemi abbiamo nel lasciarle fare il suo lavoro? Quello che possiamo fare, attraverso il processo di meditazione, è quello di smettere di identificarci coi pensieri e rimanere ad OSSERVARE, semplicemente, lasciando che ogni pensiero emerga, compia il suo percorso all'interno della mente, per poi sparire, come una nuvola in un cielo terso.

Ovviamente, occorre esercitarsi nella meditazione quotidianamente, riservandosi degli spazi di quiete da dedicare allo studio della propria interiorità e alla quiete personale. Quando l'attività meditativa sarà diventata un'abitudine, come il mangiare, il dormire o il lavarsi i denti, scoprirete come la vostra Vita in generale migliorerà, rendendovi più centrati, rilassati, refrattari allo stress e maggiormente focalizzati sui vostri obiettivi.

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Quando comincerete a meditare, la mente continuerà per un po' di tempo a saltare da un pensiero all'altro come una scimmia selvatica resa nervosa dalla presenza di un predatore. Voi dovete soltanto osservarla senza lottarci, senza giudicarla, senza giudicarvi in maniera negativa perché, a parere vostro, non siete riusciti subito a sedarla.

Ci vuole tempo, costanza, centratura, concentrazione sul respiro e, soprattutto, DISIDENTIFICAZIONE dal pensiero, voi non siete quello. La cosa più difficile non è osservare la mente mentre pensa in automatico, semmai la difficoltà sta nello smettere di credere che tutte le catastrofi che vi immaginate in testa possano accadere.

Attenzione, il semplice credere ad un pensiero potrà sembrare innocuo e banale, ma così non è. Il pensiero, infatti, può fare ammalare o, in casi estremi, quando si creano conflitti, morire. Ciò avviene a causa delle somatizzazioni, che vanno evitate smettendo di identificarsi col pensiero e lasciandolo fluire senza ripeterlo dentro come un mantra per migliaia di volte (o per tutta la Vita!), fino a morirne.

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Dedicate del tempo a voi, al vostro benessere interiore, cominciate a meditare, ad osservare la vostra mente senza giudicarla, lasciando scorrere i pensieri senza credere a nessuno di essi, non aspettatevi nessun risultato, praticate e basta.

Ben presto, se sarete costanti nel lavoro su di voi, vi accorgerete di come la scimmia-mente comincerà a rallentare, ad essere più "educata" nei vostri confronti. Col tempo, la mente smetterà di avere un'influenza negativa su di voi. Quando ciò avverrà, essa avrà smesso di esercitare il controllo su di voi e finalmente ne diventerete padroni e potrete servirvene quando occorre, mentre quando non ne avrete necessità la lascerete pensare per conto suo.

Vincenzo Bilotta