lunedì 19 ottobre 2026

Invece di lamentarti, ringrazia

Viviamo in una società dove si vuole tutto e subito, una società dove i media fanno sentire come necessario il superfluo e il desiderio di accumulare, avere, mostrare di avere, sempre di più, una società fondata sull'apparire, non sull'essere.

Ma cosa accade ad un simile tipo di società, una società dove ci mostrano il lusso come elemento essenziale per la sopravvivenza, quasi fosse più importante del cibo, di una casa nella quale vivere, della salute e della Vita stessa?

Accade che il superfluo diventa l'essenziale, l'essenziale viene dato per scontato e così si corre come tanti asini dietro una carota attaccata ad un bastone, inseguendo i beni di lusso, le cose non necessarie, molto spesso diventando degli accumulatori seriali di abiti, suppellettili inutili, di tutta quella roba che serve solo a riempire gli armadi o a stare ferma come soprammobile da spolverare, aggiungendo altro lavoro alle faccende domestiche quotidiane.

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Il fatto buffo di tutto ciò è che la gente, nonostante possa avere tutto, è infelice, triste, depressa e comincia a prendersela con gli altri, a drogarsi, diventa alcolizzata, aggressiva, violenta. Ma il disagio interiore, così facendo, non viene placato, perché riversandolo verso il mondo esterno, verso gli altri, si trasformerà in disagio sociale, quello che in questi ultimi anni stiamo vivendo, in maniera sempre più accentuata, qui in Italia.

Inoltre, l'eccessivo benessere, tipico dei paesi occidentali nei quali vige il capitalismo, ha portato ad un innalzamento dell'asticina, quella che misura i bisogni fondamentali dell'essere umano. Così, complice il desiderio di conformismo, gli influencer che ormai presentano i loro video vestiti con abiti di lusso, si è arrivati a considerare essenziale possedere la borsa di quel marchio famoso che costa oltre 4000 euro più importante dell'avere cibo a sufficienza, salute, un lavoro e delle relazioni sociali sane.

La conseguenza è che chi non riesce ad acquistare beni di lusso come il tamarro di turno sponsorizza nel suo canale, diventa triste, arrabbiato con la società ma, soprattutto, lamentoso. Questo tipo di lamentela oltre ad essere inutile è pure contagiosa, così eccovi servita la società di oggi, quella nella quale ognuno di noi vive.

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Una società che ha perso il senso di ogni misura e decenza, ogni tipo di contatto con la natura, che non si da più la possibilità di provare gratitudine dentro, sia pure per il solo fatto di essere vivi e in salute. Ma se chiedete in giro a qualcuno se riesce ad essere grato di almeno una cosa positiva nella propria Vita, lui comincerà ad elencare solo le sue "disgrazie" fino a quando non ne avrete abbastanza e deciderete di andare via.

Occorre un ritorno alla normalità, ristabilendo un metro di valutazione di quelli che sono stati, da sempre i valori essenziali dell'essere umano: godere di buona salute, la sicurezza, avere cibo a sufficienza, un lavoro, delle relazioni sociali sane e un tetto sotto il quale dormire.

Se ci fate caso, ormai tutti disponiamo di ciò che fa di un essere umano una persona fortunata, ma chi sta in alto e deve vendere i suoi abiti firmati, i suoi farmaci e le sue auto prestigiose, vuole farci credere che se non abbiamo ancora acquistato uno o più prodotti da lui reclamizzati siamo  fuori dal giro, non alla moda e via dicendo.

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Ecco perché i ragazzi, invece di essere felici di cambiare uno smartphone al mese, si lamentano perché vorrebbero sempre di più, complici gli influencer sui social che ostentano Vite finte tipo star di Hollywood, fatte di viaggi, abiti firmati e auto costose. Ci vuole un ritorno all'essenziale.

Quando parlo di un ritorno all'essenziale non intendo per forza diventare minimalisti, ma imparare a comprendere quanto siamo fortunati ad essere vivi, in un paese dove non ci bombardano continuamente e con una casa nella quale abitare. Ci sarebbe da essere grati a Vita, provate a chiedere ad un bambino che vive in un paese in guerra e che, magari, ha perso i genitori durante i bombardamenti, quali siano le cose essenziali per lui. 

Di certo non vi dirà che il suo obiettivo, quello che lo renderebbe davvero felice, è possedere l'ultimo modello della tale marca di smartphone. Egli vi dirà che rivuole papà e mamma, la casa distrutta durante i bombardamenti, un tozzo di pane perché ha fame in quanto non mangia da giorni e un po' d'acqua perché è assetato.

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Provate, per un attimo, a mettervi nei suoi panni, provate a capire cosa sia davvero importante in questa società fondata sui bisogni superflui, sull'inutile ostentare ciò che si possiede, sul buttare via, dopo averli utilizzati magari una sola volta, amici, vestiti firmati, smartphone, scarpe.

Occorre uscire dalla trappola mediatica, quella che ci fa credere che per essere felici occorra avere la villa con piscina come il giocatore di serie a, l'auto superveloce, il giubbotto da 5000 euro che poi non metti mai per paura che si sporchi o la supervacanza intorno al mondo da 10000 euro.

Occorre un ritorno alle origini, all'essenziale, lasciando nelle nostre Vite solo ciò che ci serve e cioè: vestiti eleganti ma non griffati, auto per spostarsi economiche, ristabilire un contatto con la natura, smettere di mangiare cibi elaborati nei fast food delle multinazionali, ringraziare Dio per ciò che già si ha, per quello che si è e, soprattutto, buttare nella spazzatura la tv smettendo, al contempo, di credere nei finti valori trasmessi dai mass media.

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Invece di lamentarci, cominciamo a ringraziare. La lamentela attira soltanto altra lamentela, proviamo a dire GRAZIE, a sentire dentro di essere già completi, appagati, percependo quella libertà dall'omologazione a questa società dei finti bisogni, fatta di cartapesta.

GRAZIE è una preghiera, la più potente che si possa rivolgere, all'universo, a Dio, per ciò che si ha. GRAZIE è una comunicazione con Dio, nella quale si afferma di possedere già tutto quello che occorre per essere felici e non si desidera altro. GRAZIE è un inno alla Vita, alla gioia e all'amore incondizionati, QUI E ORA, per questo istante in più che Dio ci concede per poter esprimere le meraviglie che siamo.

Vincenzo Bilotta

lunedì 5 ottobre 2026

La mente è una scimmia

La mente, la nostra mente, è una scimmia, né più, né meno. Essa, infatti, si comporta proprio come le scimmie, attraverso la sua iperattività e il suo inarrestabile fiume di pensieri che crea dal nulla (fino a 60000 al giorno) e ci mette sotto il naso, e noi fessi che ci crediamo pure!

Proprio come una scimmia, che salta da un ramo all'altro senza requie, pure la mente fa lo stesso, saltando da un pensiero all'altro senza mai fermarsi. Appena finisce un pensiero, ne comincia subito un altro, e un altro ancora, a volte rimaniamo intrappolati in un pensiero, ci fissiamo su di esso fino a farlo diventare una vera e propria ossessione.

Ma la scimmia, la mente, sta solo facendo il suo lavoro. Proprio come una scimmia selvatica salta, grida, senza disciplina né senso, anche la mente si comporta allo stesso modo, la mente è una vera e propria scimmia selvatica, e i suoi pensieri sono uguali a lei, selvaggi, incontrollati, sparati a raffica senza interruzione nell'arco della giornata.

Ma così come la scimmia può essere addomesticata fino a farle raggiungere una certa compostezza, insegnandole a comportarsi in maniera adeguata senza più saltare senza tregua da un ramo all'altro di un albero, anche la mente può essere disciplinata in maniera tale da raggiungere una condizione di equilibrio.

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Così come per addestrare una scimmia selvatica esiste il domatore, anche per la mente esiste un "domatore interiore" e cioè la meditazione. La meditazione, infatti, è in grado di creare le condizioni idonee affinché la mente si rilassi, rallenti, fino a stabilizzarsi in uno stato di quiete.

Voglio aprire una piccola parentesi riguardo alla domanda che molti mi pongono spesso, e cioè se la mente coi suoi processi di pensiero compulsivo possa essere fermata fino ad un punto in cui non si pensa più a nulla. La risposta è no, non si può fermare la mente.

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Perfino Maharishi Mahesh Yogi, creatore della meditazione trascendentale, provò ad arrestare il processo di pensiero durante la meditazione, tuttavia ci riuscì solo per qualche minuto, non di più. Ma poi, se la mente è fatta per pensare, che problemi abbiamo nel lasciarle fare il suo lavoro? Quello che possiamo fare, attraverso il processo di meditazione, è quello di smettere di identificarci coi pensieri e rimanere ad OSSERVARE, semplicemente, lasciando che ogni pensiero emerga, compia il suo percorso all'interno della mente, per poi sparire, come una nuvola in un cielo terso.

Ovviamente, occorre esercitarsi nella meditazione quotidianamente, riservandosi degli spazi di quiete da dedicare allo studio della propria interiorità e alla quiete personale. Quando l'attività meditativa sarà diventata un'abitudine, come il mangiare, il dormire o il lavarsi i denti, scoprirete come la vostra Vita in generale migliorerà, rendendovi più centrati, rilassati, refrattari allo stress e maggiormente focalizzati sui vostri obiettivi.

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Quando comincerete a meditare, la mente continuerà per un po' di tempo a saltare da un pensiero all'altro come una scimmia selvatica resa nervosa dalla presenza di un predatore. Voi dovete soltanto osservarla senza lottarci, senza giudicarla, senza giudicarvi in maniera negativa perché, a parere vostro, non siete riusciti subito a sedarla.

Ci vuole tempo, costanza, centratura, concentrazione sul respiro e, soprattutto, DISIDENTIFICAZIONE dal pensiero, voi non siete quello. La cosa più difficile non è osservare la mente mentre pensa in automatico, semmai la difficoltà sta nello smettere di credere che tutte le catastrofi che vi immaginate in testa possano accadere.

Attenzione, il semplice credere ad un pensiero potrà sembrare innocuo e banale, ma così non è. Il pensiero, infatti, può fare ammalare o, in casi estremi, quando si creano conflitti, morire. Ciò avviene a causa delle somatizzazioni, che vanno evitate smettendo di identificarsi col pensiero e lasciandolo fluire senza ripeterlo dentro come un mantra per migliaia di volte (o per tutta la Vita!), fino a morirne.

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Dedicate del tempo a voi, al vostro benessere interiore, cominciate a meditare, ad osservare la vostra mente senza giudicarla, lasciando scorrere i pensieri senza credere a nessuno di essi, non aspettatevi nessun risultato, praticate e basta.

Ben presto, se sarete costanti nel lavoro su di voi, vi accorgerete di come la scimmia-mente comincerà a rallentare, ad essere più "educata" nei vostri confronti. Col tempo, la mente smetterà di avere un'influenza negativa su di voi. Quando ciò avverrà, essa avrà smesso di esercitare il controllo su di voi e finalmente ne diventerete padroni e potrete servirvene quando occorre, mentre quando non ne avrete necessità la lascerete pensare per conto suo.

Vincenzo Bilotta

lunedì 14 settembre 2026

L'amore vince su tutto

Oggi mi trovavo in spiaggia, e ho assistito ad una lezione di amore puro, che mi ha tento emozionato, commosso, fatto riflettere sulla parola amore, quello vero. Si trovavano, sotto l'ombrellone, una coppia abbastanza giovane, con lei che aveva problemi di sovrappeso che non le consentivano di muoversi agevolmente.

Io ero seduto a leggere un libro in riva al mare, accompagnato dal rumore delle onde e dall'odore di mare trasportato dalla brezza leggera che è tornata a rinfrescare l'aria dopo due mesi di caldo estremo. Ad un certo punto decido di fare il bagno.
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Mentre sono in acqua, lo sguardo rivolto verso la spiaggia, scorgo la coppia, sempre sotto l'ombrellone, che passa tempo a sbirciare l'immancabile smartphone con le valanghe di inutili notifiche. Dopo un po' lui si alza, comincia a vestirsi, a chiudere l'ombrellone, in effetti si erano fatte, nel frattempo, le sette e mezza di sera, il sole adesso tramonta prima.

Dopo che lui finisce di vestirsi, lei è ancora seduta sul telo, assisto ad uno dei più bei atti d'amore, ormai tanto rari in un mondo fatto di apparenze e falsità. La donna ha evidenti difficoltà ad alzarsi da sola, sicuramente causate dal sovrappeso e dalla mancanza di attività fisica, così lui le porge le mani e l'aiuta a mettersi in piedi, ma non finisce qui.
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L'aiuta a vestirsi, lei è capace anche da sola senza problemi, ma nonostante tutto, lui l'aiuta a mettere la maglietta, i pantaloni, a sistemarla, con un amore che ricorda una madre quando veste un bambino e lo sistema per andare a scuola o uscire.

E' stato in quel momento che mi è arrivato, forte e chiaro, un messaggio d'amore. Nella sua apparente semplicità, recava un gesto che parlava da sé, ed esprimeva il messaggio "io ci sono, ti sostengo" che l'uomo esprimeva coi fatti, non con le parole come ormai sembrano tutti bravi tramite messaggi.
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Questo gesto silenzioso, la pazienza e la cura con la quale sistemava la giovane moglie, è stato mille volte più potente delle migliaia di cuoricini che ci si scambia quotidianamente tramite le stupide app presenti in questi smartphone.

Questo semplice, ma molto profondo, gesto d'amore disinteressato, oltre ad avermi fatto comprendere la vera natura dell'amore, che cioè non è solo sesso, movida e divertimento ma, anche e soprattutto, esserci quando la maggior parte delle persone non si prende la responsabilità di stare al fianco del proprio partner proprio quando ne avrebbe più bisogno optando per la fuga.
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Da quel gesto ho capito che esserci è tutto. L'amore, quello vero, è molto raro al giorno d'oggi e, quando lo si trova, è costituito da dimostrazioni pratiche quali l'essere presenti in maniera concreta nel momento del bisogno e dal fare senza pretendere nulla in cambio.

"Sono qui" significa esserci senza dirlo, abbracciare senza parlare, tenere per mano guardando negli occhi, mettere una coperta mentre lei dorme per la stanchezza e c'è freddo. Questo è esserci, e non un emoticon o un messaggio scritto giusto per avere la coscienza pulita mentre si è a a chilometri di distanza.

Vincenzo Bilotta

lunedì 31 agosto 2026

Ricchezza o realizzazione?

Vi sono, fondamentalmente, due categorie di persone. Le persone che lavorano sul piano materiale per accumulare ricchezze straordinarie, e quelle che lavorano sul piano spirituale per realizzare se stesse. Ma la separazione dev'essere netta? La risposta è no, perché ci può essere una via di mezzo.

Infatti, di solito chi lavora per accumulare beni materiali tende a criticare chi, dal canto suo, lavora per evolvere sul piano spirituale. Ma la persona spirituale tenderà, anch'essa, a criticare chi accumula ricchezze e vive una realtà meramente materiale.
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Sia la persona materialista che quella prettamente spirituale hanno torto, perché la critica non porta a nulla. La verità è che la via di mezzo è la migliore. Quando parlo di via di mezzo intendo la via che segue chi si concentra sia sul piano materiale che su quello della crescita personale.

A differenza di chi si dedica solo all'accumulo di beni, titoli, successi esteriori e chi, all'opposto, si dedica solo alla crescita personale/spirituale, colui il quale si occupa sia di ricchezza che di crescita personale, lavora sia sul piano materiale che sul piano spirituale ed energetico senza attaccamento né giudizio.
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Perché, se ci pensate bene, servono sia le risorse economiche che la coscienza, una coscienza che sia in grado di elevarci al di sopra del caos mentale e spirituale che regna nel nostro mondo ultracivilizzato e ci consentano di vivere in armonia sia con le cose materiali che con tutto ciò che concerne l'evoluzione dell'essere umano e del suo apparato psicofisico.

Se siamo fatti di materia, perché rifiutarla se può darci dei vantaggi su questo piano di esistenza? Se, d'altronde, abbiamo una parte costituita da energia, spirito, coscienza, perché non svilupparla e godere dei vantaggi che l'evoluzione spirituale è in grado di darci?
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Ricchezza o realizzazione? La mia risposta è: una via di mezzo senza, tuttavia, sviluppare nessuna forma di attaccamento, giudizio o mentalità competitiva. Questa via di mezzo, quella auspicabile in questo mondo in preda al caos, è l'unica che riesca a coniugare materia e spirito, tenendo lontano ogni forma di aspettativa rispetto ai risultati o di attaccamento rispetto ai beni posseduti.

Impariamo a gestire sia la ricchezza materiale che la realizzazione personale senza lasciarci, tuttavia, rendere schiavi, schiavi dei risultati, della tentazione che ci vorrebbe fare competere con gli altri, semplicemente seguiamo il nostro sentiero, un sentiero che possa portarci ad un piena completezza in tutti i settori della nostra Vita, sostituendo alla parola "competizione" la parola "cooperazione", perché TUTTO E' UNO e il miglioramento di una persona andrà ad influire, inevitabilmente e in maniera assolutamente positiva, su quello di tutte le altre, perché GLI ALTRI SIAMO NOI.

Vincenzo Bilotta

lunedì 17 agosto 2026

Le energie degli ambienti che frequentiamo

Vi è mai capitato di andare in un luogo e di sentirvi strani? Strani in che senso, vi starete chiedendo? Strani nel senso che, prima di entrare in quella casa, ufficio, studio, palestra, ospedale, stavate bene o molto bene, eravate sorridenti, carichi di energie, ma una volta entrati vi sentite senza forze, tristi, vi assalgono pensieri negativi che sembrano non volervi lasciare più?

Così, cominciate a chiedervi cosa vi sia successo, come mai vi sentite "strani" senza un motivo apparente. Eppure, quando siete usciti da casa vi sentivate abbastanza motivati, in forma... Beh, in realtà voi c'entrate poco, perché questo calo di energie non dipende da un vostro pensiero o da stanchezza, niente di tutto ciò.

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In realtà, le vostre energie sono calate e i pensieri negativi vi hanno assaliti da fuori, dal luogo dove siete entrati. Sì, perché molti ambienti hanno energie negative in grado di influenzare chi non è abbastanza schermato o è poco centrato.

In genere sono luoghi frequentati da gente con un livello di consapevolezza molto basso, dominata da pensieri ansiogeni, stressanti, di rabbia, paura, odio. In realtà, la società nella quale viviamo è ormai quasi tutta contaminata da queste energie negative.

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Tuttavia, di solito è più facile che queste energie basse si concentrino in luoghi chiusi, un po' come le sale per fumatori tendono ad accumulare il fumo fino a rendere quegli ambienti inquinati dalla nicotina. Ma i luoghi chiusi dei quali parlo non sono solo luoghi di sofferenza come, ad esempio, gli ospedali, a volte possono essere pure uffici, case di amici, luoghi ricreativi.

Perché ciò accade anche nelle case e non solo, ad esempio, negli ospedali? Perché magari la famiglia che ci vive continua ad avere pensieri negativi che, a lungo andare, hanno permeato ogni parte dell'abitazione, perfino i mobili possono essere carichi energeticamente.

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Ma cosa fare se si frequentano questi ambienti? Il primo consiglio che mi sento di darvi è quello di astenervi dal frequentarli, ma se sono luoghi di lavoro che non potete, di conseguenza, fare a meno di frequentare (a meno che non decidiate di cambiare lavoro, se quel lavoro non vi piace), allora vi conviene schermarvi.

Il lavoro di schermatura serve a non disperdere le proprie energie dandole in pasto a questi luoghi pieni di negatività. Vi sono vari modi per schermarsi, il primo consiste nel prendere coscienza del cambio di energie, essere presenti a se stessi mentre si entra in questi posti senza far diminuire l'ATTENZIONE, ciò basterà per prevenire il calo energetico.

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Se sono ambienti di lavoro dove siete da soli (se disponete di un ufficio personale), potete accendere degli incensi o delle candele per bruciare la negatività e ripristinare una buona energia, considerando il fatto che ci passate metà della vostra Vita rinchiusi.

Potete sperimentare altri metodi che ritenete più efficaci per voi e per l'ambiente nel quale passate il vostro tempo, tanti sono le soluzioni, basta centrarsi, predisporre una barriera fra voi e le energie negative in modo da tornare a casa di buon umore e senza cali energetici di sorta oltre a quelli che, magari, vi capiterà di avere perché quel giorno avete fatto tante cose. In questo caso vi basterà un po' di riposo per far tornare tutto in equilibrio.

Vincenzo Bilotta

lunedì 27 luglio 2026

Il bruco che non voleva diventare farfalla

C'era una volta un bruco che viveva in un bosco. Per muoversi strisciava, faticando per fare pochi centimetri. Ma ormai si era abituato alla sua natura, e non ci faceva più caso. Conosceva tutti gli altri insetti, e vedeva il mondo dal basso in alto, strisciando per terra.

Poi, un giorno, il bruco cominciò a sentirsi strano, come se qualcosa dentro di lui fosse separata dall'esterno, come se ci fosse qualcosa, dentro, che spingeva per uscire, come se il suo corpo fosse, all'improvviso, diventato troppo stretto per abitarci e al suo interno una nuova creatura premesse per uscire, per liberarsi da quella che era, ormai, diventata una vera a propria prigione.

Il bruco, terrorizzato, si opponeva a questo cambiamento, non sapendo che, in realtà, quello era il principio che lo avrebbe portato, attraverso diverse trasformazioni, a diventare farfalla. Il bruco non sapeva, altresì, che quello che lui considerava il suo corpo altro non era, in realtà, se non un involucro transitorio all'interno del quale si sarebbe sviluppata quella che sarebbe diventata una bellissima farfalla. 

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Così il bruco ogni giorno, guardandosi allo specchio, non si riconosceva più ed aveva paura per ciò che ne sarebbe stato di lui. Poi, un giorno, incontrò una farfalla, sua amica di vecchia data, e le confidò le sue preoccupazioni, spiegandole i mutamenti che stavano avvenendo in lui e la voglia di liberarsi del suo corpo nel quale, ormai, si sentiva intrappolato.

La farfalla, che lo conosceva da un bel po', sorrise e gli spiegò che quello che credeva il suo corpo era, in realtà, solo un contenitore, una sorta di incubatrice dalla quale sarebbe nata un'altra bellissima farfalla, proprio come era diventata lei prima di lui.

Ma il bruco, a quel punto, invece di sentirsi rassicurato per le spiegazioni ricevute dalla farfalla, si spaventò. Ebbe paura del cambiamento, pur sapendo che sarebbe diventato una bellissima farfalla in grado di volare e non avrebbe più dovuto strisciare per muoversi, e volando avrebbe finalmente potuto vedere il bosco dall'alto.

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Venne il giorno in cui la metamorfosi fu completa e il bruco, divenuto farfalla, abbandonò il bozzolo e volò, finalmente, libero nel cielo, lasciandosi alle spalle un passato fatto di limitazioni e paure.

Vi ho raccontato questa storia, da me creata per voi, per parlarvi delle difficoltà che ognuno di noi incontra prima di diventare ciò che è in realtà, e cioè una persona di valore e di successo. Molti, infatti, si contentano di strisciare, proprio come faceva il bruco prima della trasformazione, invece di volare e vedere il mondo sotto un'ottica completamente diversa, quella REALE.

Ma quante potenziali farfalle si contentano di rimanere bruchi, perché non credono nel proprio valore intrinseco, non lo riconoscono e passano la loro Vita a terra, a strisciare, quando potrebbero volare, godersi la bellezza delle proprie creazioni, dei propri successi, dicendo grazie alla Vita per l'opportunità che hanno saputo sfruttare? Tante, troppe!

(Immagine della copertina del mio libro, ALCHIMIA DELLA COSCIENZA, YOUCANPRINT EDIZIONI, raffigurante un uomo nell'atto di liberarsi dal bozzolo delle proprie convinzioni limitanti, disegno a cura di Gaspare Savio Lo Vacco)


La maggior parte delle persone si contenta di nascondersi nel bozzolo, anche quando il tempo della trasformazione è arrivato ed è ora di volare alto ed evolvere. Perché? Per paura di non meritarselo, perché gli hanno fatto credere che la felicità consiste nel contentarsi buttando per sempre i sogni nel cassetto per poi chiuderlo a chiave.

La verità è che molte persone crescono in degli ambienti dove nessuno insegna loro l'autostima, a credere nei propri sogni, a diventare persone di successo realizzando ciò che il loro cuore grida ai quattro venti.

Così, il mondo si perde molte belle farfalle che restano nascoste in dei bozzoli ormai marciti, mentre vanno avanti solo coloro i quali riescono a credere nella bellezza dei propri sogni e, una volta usciti dal bozzolo delle proprie paure, trasformano quei sogni in realtà, vivendo una Vita nuova, quella per la quale si sono incarnati e sono nati su questo piano dimensionale.

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Siamo nati per avere successo, tutti indistintamente, ognuno in base alle proprie attitudini e potenzialità. Ma solo chi non si contenta di strisciare e vivere nel buio delle proprie paure romperà il bozzolo e volerà alto fino a raggiungere e dimorare nei cieli infiniti dell'amore, amore verso se stesso, verso la Vita, verso il prossimo.

Vincenzo Bilotta

lunedì 13 luglio 2026

Non fare nulla

Ci hanno educato al fare. Ci hanno spiegato che se non facciamo non otteniamo. La nostra società è basata sullo sforzo, sul fare, e questo porta soltanto allo stress, a volte si raggiungono i risultati, ma il più delle volte il prezzo che si paga è alto, ciò in termini di energie.

Ci hanno detto che si può essere sicuri di fare un buon lavoro se si fatica, che le relazioni costano sforzo e fatica, che tutto ciò che si vuole raggiungere/ottenere, costa fatica, altrimenti non lo si ottiene. Ma la verità è che queste convinzioni spingono le persone a rimetterci le energie, la vitalità, per ottenere delle cose che potrebbero arrivare senza il minimo sforzo.

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La condizione di sforzo, infatti, lungi dal farci ottenere ciò che desideriamo in maniera più veloce, non farà altro che allontanarci da essa. Se ci si sforza, infatti, si mettono in movimento energie di mancanza, di desiderio di ottenere ciò che, implicitamente, non si ha, col risultato di allontanare, molto spesso, da noi le cose desiderate invece di avvicinarle.

La verità è che se una cosa è destinata ad arrivarci, essa arriverà. Noi, dal canto nostro, dovremmo solo predisporci ad accoglierla senza, tuttavia, bramarla, inseguirla, sprecare tempo ed energie per il suo ottenimento, anzi, dovremmo fare il contrario di ciò che fa la massa dei non-pensanti.

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Affinché qualcosa possa arrivare a noi, dobbiamo soltanto rimanere in una condizione di accoglienza, a braccia aperte, permettendole di avvicinarsi senza opporre alcuna resistenza. L'unica cosa che possiamo fare è mostrare la nostra GRATITUDINE, pensando a ciò che sta arrivando come se fosse già nostro senza sforzarci di andargli incontro in alcun modo.

La Vita è flusso, prendiamo esempio da lei. Un fiume arriva sempre a valle, e lo fa sfruttando le correnti, senza sforzarsi né, tanto meno, cercare di accelerare il ritmo, semplicemente va, sapendo che sta già arrivando mentre percorre gli ultimi chilometri che lo separano dal mare.

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Il nostro pensiero dev'essere fluido, proprio come lo scorrere del fiume. Eliminiamo ogni forma di attrito che porterebbe solo sforzo e, di conseguenza, ad un dispendio energetico, semplicemente, fluiamo verso le cose che stanno già arrivando a noi.

Eliminiamo ogni forma di desiderio, la seppur minima sensazione di mancanza, restiamo in attesa, a braccia aperte, con fede, senza paura, e in breve tempo, senza alcuno sforzo, ciò che deve arrivare, arriverà.

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Non ci credete? Così sia! E' proprio ciò in cui credete che determinerà l'avverarsi o meno di determinate situazioni all'interno della vostra Vita. Quindi, ciò che state leggendo avrà il potere che riuscirete a dargli attraverso la forza della vostra fede, eliminando ogni forma di resistenza e desiderio superfluo, altrimenti, se continuerete a sforzarvi, a non credere possibile la realizzazione di un vostro progetto qualsiasi, sarà fatta sempre e solo la vostra volontà!

Vincenzo Bilotta

lunedì 29 giugno 2026

Trasforma i tuoi sogni in progetti

Affinché possa realizzarsi un sogno, bisogna trasformarlo in progetto. Tutti noi abbiamo dei sogni, ma questi sogni possono rimanere nel cassetto a fare la muffa, oppure possiamo decidere di realizzarli. Sognare non basta, occorre progettare e trasformare il sogno stesso in progetto.

Perché solo quando il sogno sarà trasformato in progetto si potrà lavorare alla sua realizzazione. E' il progetto che permette al sogno di diventare qualcosa di reale, di cominciare a prendere consistenza nel mondo della materia e di non rimanere più mera fantasia.

Se io voglio acquisire nuove conoscenze in qualsiasi campo, non mi basta sognarle, bisogna che mi metta a studiare per realizzarle, ma non solo. Se io voglio creare una nuova attività dal nulla, non mi basta sognarla, altrimenti rimarrà soltanto un sogno nel cassetto e io magari rimarrò impiegato e continuerò a sognare senza, tuttavia, realizzare mai nulla in concreto.

Affinché un sogno si possa realizzare bisogna trasformarlo in progetto, l'ho detto già all'inizio dell'articolo, ma ci tengo a ribadirlo. E' solo quando il sogno viene trasformato in progetto, infatti, che esso comincia a materializzarsi nella realtà.

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Dalla fase in cui è soltanto un sogno, un pensiero che si vorrebbe realizzare, alla fase in cui esso diventa progetto si ha una trasposizione dal regno del virtuale, dell'immaginato, al regno del materiale, dove si può procedere alla sua creazione fisica.

E' solo quando il sogno diventa un progetto che noi possiamo dargli una data, possiamo finalmente definirne i termini entro i quali realizzare questo progetto, possiamo cominciare ad acquisire nuove conoscenze, nuove competenze, ciò nel caso in cui si tratti di una nuova professione che vogliamo intraprendere.

Nel caso in cui, invece, il nostro sogno fosse quello di realizzare un'attività d'impresa, possiamo cominciare a chiedere dei finanziamenti e a prendere atto di ciò che occorre in termini di mezzi e macchinari per aprire concretamente questa attività d'impresa.

Ma finché noi ci limiteremo a sognare tutto ciò, sia esso un nuovo lavoro in proprio o qualsiasi altra cosa ci stia a cuore, non faremo altro che giocare, esercitare solo la nostra fantasia senza, tuttavia, realizzare niente di concreto.

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Immaginare, sognare, costituisce il primo passo. Tuttavia, se si vuole realizzare in concreto qualcosa che vada al di là del semplice sogno, della semplice fantasia, si deve smettere d'immaginare e cercare, creare la strada per trasformare quello che prima era soltanto un sogno, in progetto, ciò allo scopo di realizzarlo.

Sognare è bello, ma se non si trasforma ciò che si riesce già a sognare in un progetto, esso non si potrà mai realizzare, ciò perché nel mondo materiale occorrono le idee. Dalle idee nascono i progetti e dai progetti nascono le opere.

In base a quanto detto prima, si comprende come la trasformazione di una fantasia in realtà, di un sogno in realtà, passa attraverso la strada della progettazione. Non lasciate che i vostri sogni rimangano a fare la muffa nel cassetto, cominciate già da adesso a fissare nella realtà un progetto, perché quel progetto vi consentirà di realizzare ciò che molti altri, come voi, hanno sì sognato ma non hanno avuto il coraggio, i mezzi, la capacità di trasformarlo in progetto e realizzarlo.

A sognare siamo tutti bravi, a realizzare ciò che ci sta più a cuore, mettendo nero su bianco un progetto con una data entro il quale realizzarlo, è roba da pochi. Solo chi vuole cambiare VERAMENTE la propria Vita si spinge oltre l'ordinario, fino a distinguersi ed emergere al di sopra della massa grigia costituita dalle persone mediocri senza obiettivi.

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Non permettete ai vostri sogni di fare la muffa nel cassetto, trasformateli in progetti, poi realizzateli, perché la Vita è breve e voi meritate di essere felici, di brillare e fare luce su di un mondo che sembra, ormai, destinato a rimanere avvolto dalle tenebre. SIATE FELICI, MIRATE AL SUCCESSO, VE LO MERITATE!

Vincenzo Bilotta

lunedì 15 giugno 2026

Le persone tossiche

Nell'arco della nostra Vita impariamo a stare un po' con tutti. Specie quando andiamo ancora a scuola, la nostra tendenza sarà quella di socializzare e fare gruppo. Si pensa a giocare, si sentono ancora poco le energie, in particolare i campi energetici, degli altri.

Col tempo e con l'esperienza, ed in special modo chi, come me, lavora nel campo olistico, si comincia a sentire qualcosa per ogni persona che s'incontra o, in generale, si frequenta. In particolare ci si sente in un modo diverso a seconda della persona con la quale, pochi minuti prima, si è parlato di qualcosa.

Vi sarà sicuramente capitato di essere giù e, uscendo, incontrare una persona positiva, motivata, allegra e, grazie a questa interazione altamente costruttiva, sentirvi, dopo averla salutata, molto meglio rispetto a quando eravate usciti e prima ancora di incontrarla.

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Del resto vi sarà capitato, viceversa, di uscire carichi, entusiasti per il solo fatto di essere vivi e di incontrare una persona negativa, un vero buco nero a livello di campo energetico e, dopo averci parlato ed averla salutata, sentirvi scarichi, svogliati, nervosi senza una causa specifica apparente.

Beh, la causa, in realtà, è collegata all'avere incontrato quella che io chiamo persona tossica. La persona tossica è, lo dice la parola stessa, tossica perché avvelena l'esistenza altrui non appena la si incontra. Essa assorbe energie, delle quali si nutre senza, tuttavia, dare nulla in cambio.

La persona tossica, infatti, oltre a rubare energia vitale al soggetto che incontra, scarica addosso tutta la sua negatività senza il minimo riguardo. In questo va detto che la persona tossica è altamente egoista, in quanto pensa solo a liberarsi dei suoi problemi fregandosene se, per far ciò, intossicherà la persona che la incontra e che sarà costretta ad ascoltare tutti i suoi discorsi tossici.

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La persona tossica è molto pericolosa quanto abile nel manipolare le persone a lei vicine, facendole sentire in colpa se, ad esempio, non la chiamano al telefono, non la vanno a trovare a casa per un caffè o non la invitano ad uscire.

Ma chi sente a pelle la persona tossica tenderà, per ciò stesso, ad evitarla in quanto sa già che interagendo col suo campo energetico negativo ne uscirà disfatta. La persona tossica, come dicevo prima, tende a manipolare le persone.

Quando ci ferma per strada e noi, per ovvi motivi legati al mantenimento del proprio equilibrio energetico, non ci siamo più messi in contatto con lei, farà di tutto per farci sentire in colpa, usando frasi nelle quali lei diventa la vittima (non mi pensi più, io ti voglio bene e tu no) e noi, di conseguenza, diventiamo i carnefici.

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Il bello è che se noi ci lasciamo manipolare e pensiamo che, in effetti, abbiamo fatto una cosa brutta non chiamandola o non andando a trovarla, cadiamo nella sua trappola e ci facciamo rubare altro tempo ed altra energia, assoggettandoci ai suoi capricci.

Ma la persona tossica, con la sua lamentela per come le vanno le cose e la critica nei nostri confronti a causa del fatto che la teniamo lontana, non fa altro che lottare, cercando di cambiarlo, con il mondo a lei esterno, in pratica lotta contro i mulini a vento, pretendendo di essere salvata dagli altri.

Ma, come sapete bene, voi che siete nel cammino di crescita personale, nessuno salva nessuno. Ognuno può salvare solo se stesso, ma non attraverso aiuti esterni, semmai cominciando ad osservare, conoscere per poi trasformare il proprio mondo interiore, mettendo ordine dove prima albergava il caos e trovando equilibrio dove prima c'era una Vita vissuta agli estremi.

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Ma la persona tossica non può essere aiutata se non lo chiede. Di solito la persona tossica vorrebbe risolti dagli altri i problemi che si crea, essa stessa, attraverso un modo di pensare lamentoso/vittimista. Ma ciò che si crea dentro nessuno può modificarlo dall'esterno. Solo la persona tossica può salvarsi da se stessa, come? Prendendo coscienza del fatto che tutto ciò che la fa soffrire è una sua creazione e decidendo di trasformare la sofferenza in comprensione.

Dal momento in cui la sofferenza sarà trasformata in comprensione, la comprensione porterà alla saggezza e la persona che prima era lamentosa potrà diventare una persona GRATA, sia pure per il solo fatto di essere VIVA. Da quel momento il suo campo energetico sarà innalzato e riequilibrato e la persona guarirà dal male che si era, essa stessa, creata.

Vincenzo Bilotta

lunedì 1 giugno 2026

I demoni interiori

Ognuno di noi, prima o poi, li incontra. Ognuno di noi, prima o poi, ne riceve il tormento. Per la maggior parte, fra alti e bassi, questo tormento durerà per tutta la Vita. Bella questa introduzione di oggi al mio nuovo articolo, sembra la locandina di un film dell'orrore.

Ma non è un film dell'orrore ed è qualcosa di più vero di quanto si possa pensare. Di cosa sto parlando, vi starete chiedendo? Dei demoni interiori, quelli che sono capaci, se non saputi gestire, di rovinare l'esistenza di un essere umano, di demolirgli ogni certezza fino a farlo ammalare, impazzire e, in casi estremi, morire.

Ognuno di noi ha i propri e, prima o poi, ci dovrà fare i conti. E la cosa, penso lo sappiate molto bene, non è piacevole, ma va fatta. Il conto che ci presenteranno i demoni sarà salato, ciò perché comporterà un dispendio enorme in termini di energia vitale, perdita di attenzione, gestione della paura.

Di demoni ho parlato nel mio libro ALCHIMIA DELLA COSCIENZA (Youcanprint Editore, 2021), e adesso ho deciso di parlarne qui, in questo mio articolo, perché parlare di demoni non è mai abbastanza, a volte bisogna parlarne anche allo scopo di esorcizzarli e decidere quali siano le misure più adatte da adottare al fine di uscire dal tormento e cominciare a vivere la Vita, quella vera, non quella proiettata dalle nostre esperienze passate archiviate in una mente allucinata.

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Sicuramente vi sarà capitato che, mentre state facendo qualcosa, all'improvviso entri dalla finestra una canzone che, di colpo e inaspettatamente, vi proietta indietro nel passato. La musica, però, non sempre è collegata ai bei ricordi, a volte, infatti, lungi da ciò, fa riemergere direttamente dall'archivio della mente, ricordi legati ad eventi spiacevoli, a traumi vissuti nell'infanzia, a lutti non del tutto elaborati.

Spesso non è necessaria la musica di sottofondo per innescare in noi determinati pensieri angoscianti, siano essi legati al passato, oppure fantasie ansiogene legate ad un apocalittico futuro post-nucleare. Beh, in tutti questi casi siete in presenza dei vostri demoni interiori. Certo, essi hanno un modo abbastanza brusco, maleducato se vogliamo, di presentarsi, ma questo è il loro modo di apparire.

Basta un momento in cui le nostre energie sono basse, ed ecco che questo può aprire la porta d'ingresso ai nostri demoni interiori, dando loro l'occasione perché si manifestino. A volte basta una parola detta in maniera innocente da una persona che incontriamo per strada per ritrovarci catapultati in ricordi che ci turbano, siano essi, come ho già accennato sopra, legati al passato, oppure che ci proiettano nel futuro.

Da notare il fatto che, in ogni caso, questi demoni agiscono nello spazio e nel tempo, sono alleati della mente e che il loro scopo è quello di farci vivere in un tempo e in un luogo che esiste solo nella nostra fantasia, ciò perché il passato e il futuro non sono luoghi REALI, essi sono luoghi mentali.

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Ma cosa si può fare per ovviare a queste influenze negative che i nostri demoni interiori non mancano mai di esercitare su di noi? Innanzitutto va detto che, con i demoni, non si lotta, ma ci si allea. Essi non si nutrono, ma si OSSERVANO con distacco, prendendo coscienza del fatto che essi non sono reali, sono solo le proiezioni delle nostre paure, fantasie mentali irrisolte.

Quando non riusciamo a guardare in faccia ciò che ci fa paura, quando non ci decidiamo a scegliere che direzione prendere nella nostra Vita mentre siamo ad un bivio e, in generale, in tutti i momenti nei quali la nostra attenzione cala e siamo in balia delle fantasie mentali autodistruttive, ecco che i demoni tornano a farsi sentire, vedere e tentano (quasi sempre riuscendoci) di prendere il controllo delle nostre Vite.

Allora? Cosa fare? Combatterli, con quel poco di energie che ci restano dopo esserci arrovellati il cervello a furia di lottare contro i pensieri negativi che essi ci spareranno a raffica nella testa senza pietà? No, occorre strategia, e questo tipo di attacco kamikaze potrebbe risultare letale... Ma per noi!

Meglio farseli amici, i demoni, capire che scherzano e passarci sopra (qualcuno di voi starà pensando: "Col camion"!). Come non ci si offende agli scherzi di un amico, sapendo che sono fatti per finta e al solo scopo di divertirci, ecco che pure coi demoni si deve ridere dei tiri che ci giocano, seppure terribili a volte, e farceli amici.

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Amici?!?! Esatto, farseli amici, avete capito bene! I demoni non vanno scacciati, combattuti né, tanto meno, temuti. Essi vanno conosciuti e trattati da amici, perché? Perché se cominciamo a smettere di avere paura di ciò che essi proiettano attraverso certi pensieri e, al contempo, OSSERVIAMO senza giudizio, ci accorgeremo che i demoni sono solo dei messaggeri, quindi angeli (dal greco antico ánghelos che significa "messaggero").

Ecco che, sotto questa nuova ottica, i demoni si presentano per farci prendere coscienza delle nostre parti in ombra, ciò allo scopo di farci portare luce nelle zone della nostra Vita che la richiedono, sembra assurdo ma è così.

Facciamo pace coi nostri demoni, stringiamo con loro un'alleanza che ci porti a collaborare con loro anziché farci la guerra contro. Questo ci aiuterà in breve tempo a portare l'attenzione su ciò che ci fa più paura e a farci scoprire che è ora di cambiare, cambiare modo di pensare, di agire, ma sicuramente decidendo di far prendere una direzione diversa alla propria Vita.

Impariamo a scegliere più rapidamente, a pensare di meno al passato dopo averlo sanato, a progettare il futuro quel tanto che basta, tanto la Vita potrebbe riservarci delle belle sorprese (belle non solo in senso ironico, ma nel vero senso della parola). Quindi, perché preoccuparsi? "Solo alla morte non c'è rimedio" disse qualcuno tempo addietro, ma nel frattempo, già che ci siamo, nel regno dei vivi, perché non abbracciare la Vita e viverla?

Vincenzo Bilotta

lunedì 18 maggio 2026

La nuova "normalità"

 La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L'ignoranza è forza. (George Orwell, 1984)

Viviamo in un periodo storico strano, molto strano, ma nessuno sembra accorgersi di nulla. In realtà, se ogni tanto si alzassero gli occhi da questi stupidi smartphone che sembrano aver ipnotizzato, ormai, grandi e piccini, fino a renderli dei veri a propri schiavi e stordendoli a tal punto da non farli interessare ad altro che non riguardi app, notifiche, selfie e altre stupidaggini del genere, che io ho definito come armi di distrazione (distruzione pure, dei neuroni) di massa.

C'è stata, in realtà, una transizione. Prima si è passati dalle monete nazionali alla moneta unica, l'euro, e già lì è aumentato tutto, senza nessun organo che controllasse l'effettivo valore dei beni rispetto ai prezzi stampigliati sulla confezione del prodotto. E con questo si è persa la sovranità monetaria.

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Ma assieme alla sovranità monetaria si è persa anche quella nazionale, affidando i poteri decisionali all'unione europea. In realtà, questo è successo per tutti gli stati aderenti all'unione europea. Così, oggi, quello che decide l'unione europea, gli altri stati devono accettarlo, senza possibilità di deviare dalle sue direttive una volta accettate da parte di tutti gli stati membri.

Ma le cose non sono finite qui, perché da quel momento tante cose sono cambiate e, forse, l'euro è, all'attuale, l'ultima delle cose che interessano i cittadini europei. Ma andiamo per ordine, partendo da quel famoso Marzo 2020, perché è da lì in poi che tutte le cose sono precipitate.

Tutto è iniziato con una banale influenza trasformata, da parte di coloro i quali si sono arricchiti investendo milioni per la ricerca e lo sviluppo di un vaccino (che nessuno voleva ma che molti, loro malgrado, sono stati obbligati a fare pena la perdita di ogni diritto umano) contro questo fantomatico virus mortale.

Ne è seguito un lockdown e una gestione di questa emergenza a dir poco discutibile. Non sto qui a discutere dei metodi utilizzati per far rispettare le regole e per obbligare i "ribelli" a vaccinarsi. Molti medici sono stati sospesi, solo perché avevano manifestato dei pur leciti dubbi sulla letalità di questo fantomatico virus, tante persone sono state messe a tacere attraverso la censura, pratica tanto in voga ormai per zittire chi osa mettersi contro il regime esprimendo il proprio parere (vedi libertà di espressione).

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Ma questo virus sembra essere stato il più azzeccato rispetto ai suoi colleghi precedenti (vedi le varie influenze bovine, aviarie e suine), complice una migliore propaganda terroristica medico-mediatica e l'imposizione di misure detentive domiciliari come se il raffreddore fosse diventato un reato minore e chi ne manifestava i sintomi poteva essere perseguito a norma degli articoli del codice penale.

E' da quel Marzo 2020 che tutto è cominciato e i registi di questo teatrino sanitario adesso, mentre scrivo questo articolo, ci stanno provando con un nuovo virus. Una nuova narrazione è in corso, nella speranza di poterci speculare anche stavolta (chi se ne frega degli effetti collaterali?).

Sembra che ormai queste simulazioni apocalittico-viral-sanitarie si susseguano con cadenza regolare ogni 4-6 anni e che tutta la popolazione planetaria (in particolar modo quella italiana, che gode del dono di possedere i migliori virologi pubblicitari al mondo) debba rassegnarsi a fare i richiami, un po' come i nostri cani, quando una volta l'anno devono fare i controlli ed eventuali vaccinazioni di richiamo.

Questi messaggi sembrano continuare all'infinito, fino a rendere la popolazione mansueta, abituata alle emergenze, obbediente. Ma questo è solo uno degli aspetti della nuova "normalità", gentilmente concessaci da coloro i quali detengono arbitrariamente il potere affidato loro direttamente dalle élite globaliste al solo scopo di controllare ogni ambito economico, sociale, sanitario di ogni singolo angolo del mondo.

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Come dicevo poc'anzi, assieme alla "normalità" sanitaria, caratterizzata da virus ricorrenti ogni 4-6 anni, troviamo un altro tipo di "normalità" e cioè le continue violenze urbane da parte di immigrati clandestini nei confronti di noi cittadini italiani ospitanti o altri immigrati regolari. 

E' proprio di ieri la notizia dell'extracomunitario che ha guidato a folle velocità nel centro di Modena, investendo dei cittadini inermi, colpevoli solo di essersi trovati lì mentre la follia prendeva forma e dava sfogo attraverso questo gesto deprecabile quanto inconsulto.

E guai a criticare l'accaduto, perché il cittadino era un extracomunitario, quindi giustificabile. Infatti è stato confermato che il soggetto in questione soffrisse di disturbi psichiatrici... come mai era alla guida e nessuno aveva pensato di revocargli la patente? 

Al di là del fatto che se lo stesso gesto fosse stato commesso da un cittadino  italiano, i media avrebbero sicuramente sostenuto essere un soggetto che faceva uso di alcolici o sostanze stupefacenti, sì, perché qui da noi vige il razzismo al contrario, dove gli stranieri vengono protetti e benvoluti, mentre gli italiani sono messi alla gogna.

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In questo mondo al contrario la nuova "normalità" prevede che l'italiano che paga le tasse non abbia diritto alla sicurezza per sé e i propri familiari, e se non lavora chissenefrega. Lo stesso discorso non vale per un extracomunitario, al quale vengono assegnati alloggi e istituita una rete di protezione e impunità della quale un libero cittadino italiano non potrebbe mai disporre. 

Come dire: ognuno per sé e l'unione europea per tutti, purché siano extracomunitari, una sorta di razzismo inverso in cui si devono subire soprusi di ogni tipo da parte di delinquenti d'importazione e non regolarmente registrati senza proferir verbo.

E del clima modificato attraverso le ormai (tristemente) famose "scie chimiche"? Ormai sembrano mancare delle stagioni ben definite, e il cielo nuvoloso è presente tutto l'anno, anche quando ci si sveglia e c'è il sole, dopo un po' passano i soliti aerei ad irrorare l'aria con le solite sostanze chimiche.

A tutto questo si aggiunge la (pericolosa) corsa verso l'identità digitale, la quale prevede in un prossimo (spero mai) futuro l'accorpamento dei documenti identificativi, il portafogli e tessera sanitaria in un'unica tessera. La conseguenza?

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Se si mettessero in testa di voler controllare il comportamento dei cittadini per poi punirlo, secondo il modello cinese, togliendo loro dei punti, si arriverebbe all'annullamento tramite il blocco della scheda identificativa, di ogni libertà del cittadino che commette un certo numero di infrazioni. Di questo nessuno ne parla e tutti vivono nel paese delle fatine, fatto di messaggi sulle varie app, selfie e film on demand.

E' in atto un processo volto ad anestetizzare le coscienze (già narcotizzate di loro per natura e mancanza di lavoro su di sé) dei popoli, allo scopo di abituarli, somministrando loro a piccole dosi il caos, ad un continuo stato di emergenza dove, pian piano e con varie motivazioni (vedi pandemia del 2020) può essere revocata ogni libertà in qualsiasi momento, a libera discrezione dei registi di questo film distopico-apocalittico che, ormai, sembra non voler più finire.

Ma che scopo ha tutto ciò? Lo scopo che le élite mondialiste stanno perseguendo è solo uno: creare delle lotte di tipo orizzontale, ossia fra i popoli, come? Mettendo neri contro bianchi, etero contro omosessuali, onnivori contro vegani e, mentre i popoli si scannano per queste stupidaggini, dall'alto essi somministrano, attraverso il sistema punizione-premio, nuove e ben mascherate forme di dittatura.

La vera ribellione non dovrebbe portare allo scontro di etero contro omosessuali, oppure neri contro bianchi, ma dovrebbe dapprima creare un clima di accettazione nel rispetto delle appartenenze e delle scelte dei singoli per poi unire le forze e fare l'unico tipo di ribellione che potrebbe cambiare qualcosa e cioè dal basso (cittadini) verso l'alto (élite), ciò se si vuole davvero ottenere un cambiamento perché il "nemico" non sta in mezzo a noi ma in alto, e fino ad oggi si sta godendo il caos che ha creato speculandoci pure sopra.

Vincenzo Bilotta